58 milioni di euro. Tanto ha versato il Manchester City nelle casse del Monaco per acquisire il cartellino di Benjamin Mendy. 23 anni, francese, professione terzino sinistro. Più di 100 miliardi delle vecchie lire (!) per un difensore: per i Citizens e Josep Guardiola questa, però, non è di certo un’anomalia.

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Pep fa tris

Già, perché nel solo calciomercato estivo, che apre le porte alla stagione 2017/2018, gli Sky Blues hanno già speso quasi 140 milioni di euro per rinforzare le corsie difensive: prima del laterale francese classe 1994, uno dei protagonisti del Monaco di Leonardo Jardim, capace di trionfare in Ligue 1 e toccare la semifinale di Champions League, a raggiungere Manchester erano stati Kyle Walker dal Tottenham, pagato 56 milioni di euro, e il brasiliano Danilo dal Real Madrid, costato più di 25 milioni. Un totale di quasi 180 milioni, se ai tre sommiamo l’arrivo di Ederson, portiere brasiliano prelevato dal Benfica. Numeri che sanno di strapotere economico. Ma quando si parla di sceicchi come il proprietario del City Mansour, questo non può stupire. Se all’investimento corrisponderanno i risultati sul campo, lo dirà solo il futuro: il punto interrogativo resta, perché non è la prima volta che Guardiola fa investire tanti soldi per un reparto, quello difensivo, certo non reso celebre dal tiqui-taca.

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Restyling

Se in Italia l’arrivo di Leonardo Bonucci al Milan dalla Juventus per un totale di 42 milioni di euro è stato sufficiente per scuotere l’estate di calciomercato, figurarsi quanto avrebbe speso il Manchester City per acquistare il difensore centrale, una delle colonne della Nazionale azzurra. Ipotesi che lo stesso Guardiola non ha mai nascosto di voler condurre in porto: il restyling dei Citizens si è per ora “limitato” alle corsie laterali, dove si erano aperti quattro buchi per gli addii di Sagna, Zabaleta, Clichy (questi tre a parametro zero) e Kolarov (acquistato dalla Roma): a fronte dei 5 milioni entrati in cassa per il laterale serbo, i Citizens hanno deciso di sborsare cifre spaventose, ai limiti delle logiche di mercato, per tre calciatori senza dubbio forti e ancora giovani (23 anni Mendy, 26 Danilo, 27 Walker), ma certo non dei vincenti nel DNA: in tre hanno conquistato un campionato francese, due campionati portoghesi, una Liga spagnola, un campionato Paulista in Brasile e due supercoppe di Portogallo.

Pep Guardiola

10 milioni per superare il Real

Quando un allenatore che non ha mai fatto lesinare spese importanti per la difesa incontra un club già “predisposto” di suo a sborsare certe cifre per i guardiani della propria area di rigore, i giochi son fatti: già, perché con i suoi 58 milioni di euro Mendy è diventato il difensore più costoso nella storia della Premier League. Superato John Stones, acquistato dall’Everton per 55,6 milioni. Da chi? Ovviamente dal Manchester City. Lo stesso club che grazie ad altri arrivi come quelli di Bernardo Silva e Douglas Luiz hanno già investito nella sessione estiva di mercato l’equivalente di 240 milioni di euro: il tutto per un portiere, due terzini destri, un terzino sinistro e un’ala destra. Con un nuovo acquisto da più di dieci milioni il City scavalcherebbe anche il Real Madrid del 2009, stabilendo il record di detentore della sessione di mercato più costosa nella storia del calcio. Peccato che quel Real avesse condotto nella Capitale spagnola “tali” Benzema, Cristiano Ronaldo e Xabi Alonso, gettando le basi per vincere di lì ad oggi tre volte la Champions League.

Jeremy Mathieu

La storia, cattiva consigliera

Quello che vedete in foto è Jeremy Mathieu, terzino sinistro all’occorrenza utilizzabile come difensore centrale acquistato dal Barcellona nel 2014, all’età di 31 anni, per 25 milioni di euro. Al Camp Nou non ha lasciato grandi ricordi, e ci sia passato l’eufemismo. Chi allenava il Barca all’epoca? Pep Guardiola, lo stesso sotto la cui egida sono arrivati Alexander Song e Henrique. Calciatori pagati al di sopra delle loro potenzialità: lo stesso che in casa City si può pensare per i 44 milioni versati per Otamendi, i 40 per Fernandinho, i 32 per Bony, i 30 per Mangala e i 62 per Sterling. Piccole crepe, che non scalfiscono la carriera di un allenatore capace sin qui di conquistare sei campionati spagnoli, due Coppe di Spagna, quattro Supercoppe spagnole, una UEFA Champions League, una Supercoppa UEFA e una Coppa delle Coppe UEFA con il Barcellona, oltre ad un oro olimpico con la Nazionale olimpica spagnola. Un palmarès ben superiore a quello del suo attuale presidente Mansour, che a fronte del miliardo e 550 milioni di euro spesi dal suo insediamento ha vinto 2 Premier League, 1 Coppa d’Inghilterra, 1 Community Shield e 2 Coppe di Lega. Una miseria. La difesa (del City) diventerà finalmente il miglior attacco?

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