25 novembre 2009: in una delle notti europee più buie della storia recente della Juventus, i bianconeri cadono per 2-0 a Bordeaux contro i padroni di casa, aprendo le porte a una clamorosa eliminazione dalla fase a gironi culminata nell’1-4 interno di dicembre contro il Bayern Monaco. Quella notte un 19enne Ciro Immobile fa il suo esordio in Champions League con la formazione all’epoca allenata da Ciro Ferrara, rilevando Alessandro Del Piero.

14 ottobre 2017: all’Allianz Stadium di Torino, la Lazio passa per 2-1 in rimonta sulla Juventus, costringendo la formazione allenata da Massimiliano Allegri alla sconfitta interna a due anni e due mesi di distanza dall’ultima volta in campionato. Chi ha risposto al provvisorio vantaggio bianconero firmato Douglas Costa? Nemmeno a dirlo, la doppietta di Ciro Immobile. Piattone aperto su assist di Luis Alberto per il pareggio, implacabile dal dischetto su rigore procuratosi per il definitivo 1-2.

Lo strano percorso

Due date, otto anni. Per raccontare la metamorfosi di un attaccante diventato “totale”, autore già di 15 reti in stagione (in 11 partite!), occorre guardare tra le trame del suo viaggio con la valigia in mano per l’Italia. A Roma, sponda biancoceleste, Ciro ci è infatti arrivato passando per Toscana,  Abruzzo, Liguria, Spagna, Germania e Piemonte: un viaggio avviato da Torre Annunziata, attraverso la B di Siena e Grosseto, la promozione in A con il Pescara –fruttata il passaggio al Genoa per 4 milioni di euro- la consacrazione nella Torino granata e due bocciature, tra Borussia Dortmund e Siviglia. Nel gennaio 2016, il ritorno al Torino, la seconda casa, prima del passaggio alla Lazio.

Storia di un amore mai nato

Dalla Torino bianconera a cecchino implacabile contro la Vecchia Signora: con la doppietta messa a segno sabato, Ciro è arrivato a quota 5 in 12 partite da avversario della Juventus.  Il ragazzo di Torre Annunziata, infatti, era arrivato nella Torino bianconera nel 2007 ad appena 17 anni conquistando presto un ruolo da protagonista nella Primavera della Juventus con cui collezionerà 42 presenze, segnando 28 reti e vincendo pure due Tornei di Viareggio. Con cinque caps e 35 minuti all’attivo, Immobile non aveva centrato la conferma in prima squadra, iniziando così un lungo peregrinare.

Già, perché nonostante il cognome, Ciro fermo non ci sa stare. Altro che “nomen omen”, per utilizzare uno dei latinismi tanto cari al suo presidente Claudio Lotito. Immobile in campo corre, crea spazi e aiuta i compagni: che si tratti di Keita, passato al Monaco, Luis Alberto o Felipe Anderson, spesso è il suo partner d’attacco a occupare il cuore dell’area, senza dimenticare quanto siano facilitati gli inserimenti dei vari centrocampisti biancocelesti. Chiedere a Parolo o Milinkovic-Savic per conferme. Il diploma? L’ha preso nella scuola di gioco targata Zdenek Zeman a Pescara. Annata 2011/2012, nel 4-3-3 del boemo c’era anche Lorenzo Insigne. In regia, Marco Verratti. Reti realizzate a fine stagione? 28 in 37 partite.

Sliding doors

Gennaio 2016. Le porte girevoli di Immobile iniziavano a diventare tante, forse troppe. Di lì il ritorno al Torino e il passaggio alla Lazio: le tappe di Siviglia e Dortmund? Dimenticate, come lo stesso Ciro ha dimostrato ai microfoni di Uefa.com:

Lì all’inizio non ho mai avuto nessuna chance, nessuna possibilità di mettermi in mostra: quando l’avevo, facevo bene ma dopo venivo sempre fatto fuori. Non è colpa di nessuno, ci sono da fare delle scelte: come noi le facciamo nella nostra vita, gli allenatori le fanno per fare la formazione

Allenatori, come Simone Inzaghi, uno dei segreti nel magic moment di Immobile. Entrambi attaccanti, entrambi destinati a rincorrere…un posto da titolare, così come gli avversari. Sotto la guida Inzaghi, Ciro ha stigmatizzato le sue qualità: smarcarsi rapidamente e gettarsi rapidamente nella profondità. Il fiuto del gol ed il senso della posizione fanno il resto. Così, tra l’ammirazione per Del Piero, suo idolo di gioventù, e l’amore calcistico per Messi («È proprio di un altro pianeta» spiegava qualche mese fa),  il ragazzino cresciuto a Torre Annunziata («Molti amici della mia infanzia sono finiti in galera») è diventato grande. Senza dimenticare lo status di guascone, che ama mettere in evidenza sui social con la moglie Jessica, sposata nel 2014.

Ciro(tondo) azzurro

Blindato in biancoceleste (presto firmerà un prolungamento di due ulteriori anni a 2,5 milioni di euro a stagione), acclamato in azzurro, dove l’infortunio di Belotti ha costretto la coppia scelta da Ventura dall’avvio della sua esperienza da Ct a separarsi in occasione delle sfide contro Macedonia e Albania. Risultati? Immobile a secco, ma prezioso come uomo-assist nell’1-1 di Torino contro Pandev e compagni. In 13 chiamate nell’Italia del suo mentore in panchina ai tempi granata, Immobile ha risposto colpendo sei volte la porta avversaria. Media vicina al gol ogni due incontri: con la Lazio ha registrato in avvio di stagione un centro ogni 0,73 partite. Numeri strepitosi, ai quali il mondo azzurro si affida in vista dello spareggio-playoff contro la Svezia. Ciro il Grande: dimostra di esserlo anche in Nazionale, ora.

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