Immagina di esordire, a meno di 24 anni, in serie A con la maglia numero 10 di una squadra che la massima serie fino alla sera del 20 agosto l’aveva vista solo in televisione. Siamo sul punteggio di 0-0. Immagina di ricevere palla, all’alba del match d’esordio, sulla tua mattonella preferita, quella che congiunge le linee dell’area di rigore sul vertice destro. Immagina di controllare la sfera, eseguire una finta di corpo e armare il mancino. Un tocco preciso, beffardo, a giro e la palla che si insacca nell’angolo opposto, alle spalle del portiere avversario. 0-1, gioia infinita. Immagina di iniziare a correre verso la tua panchina, raccogliere l’abbraccio dei compagni e il buffetto del tuo allenatore: nella tua mente scorreranno le occasioni mancate, le volte in cui hai temuto di non riuscire nel grande salto, la tua sete di riscatto e gli orizzonti che il palcoscenico della serie A possono offrirti. Fatto? Ecco, hai ottenuto l’esordio nel calcio che conta di Amato Ciciretti, numero 10 del Benevento. E pazienza se la doppietta di una vecchia volpe dell’area di rigore come Fabio Quagliarella ha impedito che la gemma del talento del Trullo portasse in cassa anche tre storici punti, consegnandoli invece alla Sampdoria.

Un 10 giallorosso a Marassi: scena già vista

È stato semplicemente un gol alla Ciciretti

Didascalia dell’autore a margine di una rete che in tanti avevano paragonato a quella realizzata quasi 11 anni prima, nell’altra porta del “Ferraris” e sempre contro la Sampdoria, da un “certo” Francesco Totti. 26 novembre 2006, 73′ di Sampdoria-Roma, punteggio di 1-3 per gli ospiti: il resto è storia.

Storie in giallorosso, storie di numeri 10. Così, il sapore già speciale della prima gioia in Serie A ha rischiato di diventare inebriante: per gli amanti delle statistiche e per i nostalgici, ma non per Amato. Che quasi con deferenza ha respinto il paragone. Non semplice per chi, all’alba dell’avventura nel settore giovanile della Roma, era affiancato proprio allo storico capitano. Piede diverso, il mancino, ma movimenti simili quando si trattava di calciare: partenza da destra, dribbling a rientrare e tiro in porta. O assist, la sua giocata prediletta. Sin da quando nella periferia Ovest della Capitale, dove il quartiere della Magliana si trasforma nel Trullo, palleggiava con una bottiglietta di plastica per strada davanti agli occhi di mamma Daniela. Che non poteva immaginare che il suo Amato avrebbe fatto così tanti chilometri prima di approdare alla fermata della massima serie.

Pronti, ripartenza, via

Eppure la carriera di Amato non è stata certo quella di un predestinato. Il suo utilizzo privilegiato del fioretto a dispetto della sciabola lo aveva portato a non “addentare” con la fame necessaria le occasioni che la carriera gli aveva presentato dopo tutta la trafila nel settore giovanile della Roma, certo non un’arena qualsiasi nella quale crescere. Da ragazzo, era considerato un probabile fuoriclasse del nostro calcio, salvo perdersi nelle categorie minori fino a che il club giallorosso non lo ha mollato. A L’Aquila, Pistoia e Messina, in Lega Pro, non aveva incantato: a rilanciarlo è stato Salvatore (di nome e di fatto, per Ciciretti) Di Somma, che lo ha portato a Benevento nell’estate 2015: prima 6 reti e 8 assist nel 3-4-3 di Auteri, con il salto in B, poi la conferma nel mondo dei cadetti, con 6 centri, altrettanti assist e una serie di prestazioni di altissimo livello nel 4-4-2 fluido di Baroni.  La colpa di questa esplosione a scoppio ritardato? La spiega lo stesso numero 10.

Non posso dare agli altri la colpa di essere arrivato relativamente tardi nel grande calcio. La colpa è solo mia. Per troppo tempo ho preso il calcio solo come un gioco, ora lo vivo come una professione

Il sogno

Tornare a Roma. Non potrebbe essere altrimenti, quando si parla della squadra del cuore. Vale per tanti, anche per Ciciretti, che in camera nella sua casa nella Capitale ha le mura tappezzate di poster dei suoi idoli di gioventù. E pensare che gli inizi sono stati con la maglia…della Lazio. Anche se papà Giancarlo l’avrebbe voluto accanto sul posto di lavoro, nella sua azienda edile. Per fortuna dello sport, Amato ha preferito i calci al pallone alla…calce. E ora anzichè mettere su palazzi, edifica il sogno-salvezza della matricola Benevento. Già in estate, dopo la doppia promozione con i sanniti, gli occhi della serie A si erano posati su questo calciatore biondo, che ama indossare scarpe appariscenti e confezionare giocate che non possono sfuggire all’occhio: il Napoli aveva chiesto informazioni, così come hanno fatto altri club dopo la gemma messa a segno domenica sera a Genova. La risposta? “Incedibile”. Almeno fino a giugno 2018, quando il suo contratto andrà in scadenza e Ciciretti sarà artefice del proprio destino. Come gli avviene da due anni a questa parte. Finalmente. Da quando da semplice innamorato del pallone, si è sentito…Amato.

Tatoo, che passione: il prossimo sarà azzurro?

Sul corpo di Amato ci sono circa 40 tatuaggi: impossibile non notarlo. Non serve neppure che si tolga la maglia per esultare, visti gli evidenti disegni che ne coronano collo e braccia. Di certo, c’è spazio anche per uno dedicato alla Nazionale: il Ct Ventura, uno che di esterni se ne intende, lo ha già precettato per uno stage nella scorsa stagione e apprezza i numeri d questo funambolo, al quale manca solo una qualità. La continuità. Magari la troverà scommettendo un nuovo tatoo con i suoi follower su Twitter, come già avvenuto in passato, o semplicemente lavorando sulla crescita mentale, come fatto quando ha deciso di affidarsi a una nutrizionista per curare la propria alimentazione e bandendo la Coca Cola dalla dieta. È tempo di smettere di essere uno dei tanti “nuovi Totti” e diventare “semplicemente” Amato Ciciretti.  La ricetta? Ripartire, sempre. Che sia con il pallone tra i piedi, avviando la corsa da destra per cercare il cuore del campo, o con la mente. Quella che a volte Amato aveva messo in stand-by, rallentando una corsa che sembrava già disegnata.

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