Il 2-1 sul Milan nella giornata conclusiva del campionato è stata l’ultima partita ufficiale prima della demolizione del Sant’Elia. Si chiude così dopo quarantasette anni la storia di un impianto a suo modo simbolico per il calcio italiano, visto che nel recente periodo è stato più volte utilizzato come esempio negativo dei lavori fatti per i Mondiali di Italia ’90 e non solo.

Stadio Sant'Elia

DALL’EUROPA AI MONDIALI

Il Sant’Elia viene inaugurato nel momento più alto della storia del Cagliari, rimpiazzando l’Amsicora. Cinque mesi esatti dopo la vittoria del primo e fin qui unico storico scudetto rossoblù, la squadra di Manlio Scopigno batte 4-1 la Massese (12 settembre 1970) e il primo gol ufficiale non poteva che essere di Gigi Riva. Molto più importante però la seconda partita, che segna il debutto del Cagliari in Coppa dei Campioni: 3-0 al Saint-Étienne nell’andata del primo turno, il 16 settembre.

All’epoca è il sesto stadio più capiente d’Italia, con sessantamila spettatori, ed è all’avanguardia nonostante alcuni piccoli problemi (la mancanza di strade e parcheggi nelle vicinanze, risolta poco dopo; un incendio nel mese di novembre a seguito di una perdita in un condotto e la pista d’atletica che tiene lontani gli spettatori dal campo). Nel 1988 il Cagliari è invece nel punto più basso della sua storia: è sprofondato in Serie C1, a seguito di una penalizzazione in Serie B nel 1986-1987 dovuta al calcioscommesse, ha rischiato il fallimento e si è salvato in extremis dalla discesa in Serie C2. La partita della salvezza, il 29 maggio 1988 col Foggia (1-0), è l’ultima del “vecchio” Sant’Elia, che chiude per essere ristrutturato in vista dei Mondiali di Italia ’90: sembra la rinascita, lo è soltanto in parte.

ITALIA ’90, LA NUOVA EUROPA E IL DECLINO

Per nove mesi il Cagliari torna al vecchio Amsicora, finché il 12 marzo 1989 nel derby con la Torres c’è la seconda inaugurazione del Sant’Elia, più moderno, che accompagna i rossoblù nel doppio salto dalla Serie C1 alla Serie A, con Claudio Ranieri allenatore. Il 1990 è l’anno dei Mondiali e l’impianto ospita le tre partite dell’Inghilterra nel girone (1-1 con l’Irlanda, 0-0 con l’Olanda, 1-0 con l’Egitto), con i problemi relativi agli hooligans ridotti al minimo.

Nel 1993-1994 vive le sue ultime notti europee, con la cavalcata in Coppa UEFA arrivata fino alle semifinali con l’Inter, poi in breve tempo iniziano a vedersi delle mancanze strutturali dovute al fatto che i lavori per Italia ’90 non erano stati proprio fatti a regola d’arte.

Al termine della Serie B 2001-2002 il Cagliari non ha più l’agibilità dello stadio perché una parte è pericolante: Massimo Cellino decide così di installare nella pista d’atletica (utilizzata una manciata di volte negli anni Novanta) delle tribune provvisorie, in breve tempo diventate definitive. Nel primo anno si registra anche un’invasione, con un tifoso che colpisce Emanuele Manitta (portiere del Messina) e porta alla squalifica del campo, poi ci torna a giocare l’Italia (9 febbraio 2005, 2-0 in amichevole con la Russia) ma intanto ha perso gran parte della capienza (dai quarantamila del 1990 si è passati ai poco più di ventimila attuali) e l’aspetto è desolante.

Stadio Sant'Elia Cagliari 2015

L’ADDIO PROVVISORIO E DEFINITIVO

Gli ultimi anni sono un disastro pressoché totale. Nel 2012 c’è la nuova inagibilità, che porta il Cagliari a finire la stagione al Nereo Rocco di Trieste, ben lontano dalla Sardegna, e nel 2012-2013 per sei mesi si gioca nella vicina Quartu Sant’Elena, dove Cellino fa spostare le tribune nel piccolo impianto di Is Arenas, ma la situazione sprofonda e il presidente rossoblù viene persino arrestato per peculato e falso ideologico in merito ai lavori per la ristrutturazione dello stadio, assieme al sindaco della città Mauro Contini. Il nuovo esilio a Trieste dura altri sette mesi, finché il 19 ottobre 2013 contro il Catania il Cagliari ritrova per l’ennesima volta il Sant’Elia, sempre più fatiscente e sempre con meno posti disponibili.

Il 2015 è l’anno della svolta: inizia la demolizione di parte della struttura vecchia (quella ormai non più agibile dal 2002) mentre la società, nel frattempo retrocessa in Serie B, utilizza il progetto B Futura per ottenere l’approvazione del piano relativo al nuovo stadio, che sorgerà al posto del vecchio finalmente demolito. L’obiettivo è chiudere per il 2020, anno del centenario, ma sembra una data difficile da raggiungere: intanto, da settembre, si giocherà accanto, dove fino a poco tempo fa c’erano i parcheggi, perché è in costruzione la Sardegna Arena, stadio provvisorio con le vecchie tribune del Sant’Elia e la Main Stand di Is Arenas. Dopo anni di difficoltà e progetti rifiutati il Cagliari sta voltando pagina, in breve tempo avrà finalmente una casa degna di tale nome.

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