“Che bella Firenze le sere d’estate”. Cantava così qualche anno fa Brunori Sas, cantautore contemporaneo di origini calabresi che con Firenze e con questa storia non ha nulla a che vedere. Ci ha ispirati l’incipit, e null’altro. Firenze le sere d’estate è bella sul serio, anche fuori dalle canzoni e dai romanzi, evitando di riproporre citazioni trite e ritrite dalla divina commedia o da affari letterari che nulla hanno a che vedere con le sere d’estate che ci accingiamo a raccontare. La prima sera d’estate ha sorriso a quella Firenze che tifa Fiorentina e che ha riempito il Franchi per l’esordio in campionato contro il Milan. La Fiorentina vince 2-0 contro i rossoneri di Mihajlovic, e pensa in grande. Il calcio d’estate ha il potere di illuminare sogni, disegnare scenari suggestivi, ispirare fantasticherie e desideri. Anche il calcio è una ruota, e spesso va a finire che i sogni che si fanno con la t-shirt e la sciarpetta estiva quando sarà di nuovo il momento di indossare una maglietta a maniche corte, ad Aprile, sono già svaniti. Persi.

Firenze sogna di poter portare in fondo questi desideri, quei luccichii della prima sera d’estate. La squadra viola è partita a fari spenti, senza grandi annunci mediatici per gli acquisti e i 20.000 alla presentazione di Mario Gomez dell’agosto del 2013 sono un ricordo, nemmeno tanto piacevole se si pensa al silenzio mortificante con il quale il tedesco ha lasciato la Toscana qualche settimana fa. Riflettori spenti, squadra costruita sulle richieste di un allenatore nuovo: Paulo Sousa. Lui è arrivato con le luci addosso che ne mostravano i residui di un’esperienza passata nella Juventus da calciatore. Ha dovuto togliersi l’etichetta dello juventino, saltando in ritiro con i tifosi su un motivetto che dalle parti della Fiesole è comune, molto comune. Il battesimo di fuoco per chi ha da farsi perdonare la colpa più grande: l’aver indossato la maglietta della Juventus.

Questione di appartenenza, che esula dal calcio moderno. Tradizione antiche, dei tempi di Baggio. Poi è passato tutto e di colpo Firenze scopre di aver trovato un buon allenatore. E se è vero che vincere aiuta a vincere Paulo Sousa è uno che può aiutare tanto anche la Fiorentina: 5 trofei negli ultimi 4 anni, un curriculum che vede come ultima esperienza quella al Basilea, con il quale ha vinto il campionato svizzero. I 45 anni portati più o meno bene evidenziano una maturità di fondo già raggiunta per un allenatore che ha davanti a sé un futuro, se possibile, luminoso quanto quello da calciatore. E magari anche di più. Poche semplici mosse per far dimenticare Montella e gli ultimissimi anni tutt’altro che tristi. Son volati stracci con l’aeroplanino, già divenuto un ricordo da non rimpiangere. Ilicic spiega dopo la vittoria del Milan le differenze tra i due allenatori: “Con Sousa sembriamo una squadra più concreta“.

E magari ha pure ragione. E se non sarà così sarà comunque stato bello sognarlo ad inizio campionato. Gli acquisti promettono bene: Bernardeschi subito titolare è uno di quei patrimoni del calcio italiano chiamati ad esplodere, ora o mai più. C’era già, ma è come se fosse un acquisto. Kalinic si divora un gol all’esordio, ma si muove bene, mostra margini di miglioramento. Gilberto si è subito trovato a proprio agio, è un brasiliano atipico, capace di fare un po’ tutto senza disdegnare la legna a metà campo. Mario Suarez è un fenomeno, senza mezzi termini, ma se ne accorgeranno tutti da gennaio in poi.  E lo vorranno le big, o presunte tali, italiane. Mentre Firenze si gode una rivoluzione arrivata senza ribaltoni violenti, ma con i concetti di un tecnico che si ispira a Mourinho e sogna in grande. E ha dimostrato a tutta Italia quanto è bella la Fiorentina nelle sere d’Estate. E magari lo sarà anche in quelle d’Inverno.

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