La Rai punta sulla Champions League. Con decisione. E aspetta i prossimi bandi del 2017 per aggiudicarsi una partita in chiaro dalla stagione 2018/2019, annata che dovrebbe rivedere in campo quattro italiane sicure nella massima competizione europea per club. La televisione pubblica è pronta a sborsare 40 milioni a stagione, un investimento che la obbligherà però a lasciare la Formula Uno e la Coppa Italia.

C’è di più: viale Mazzini è pronta a stringere un’alleanza con Sky per estromettere definitivamente dalla Champions una Mediaset già traballante a causa dei debiti e forse non in grado comunque di aggiudicarsi la prossima asta sui diritti tv. Le indiscrezioni sono state lanciate nei giorni scorsi da ‘Repubblica’.

I bandi d’asta del 2017

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La situazione è questa: l’anno prossimo ci saranno due bandi d’asta che ridisegneranno lo sport in televisione. Non solo la Champions, ma anche il campionato di serie A e tutte le competizioni organizzate dalla Lega Calcio, dunque pure la Coppa Italia (finora in esclusiva sulla Rai) e la Supercoppa italiana.

In Rai hanno dunque fatto questo ragionamento: meglio alleati che nemici. Con Sky, naturalmente. Ecco, quindi, l’idea: offrire 100 milioni per il bando che riguarda la Champions con il nuovo formato: 40 direttamente dalla tv pubblica, 60 da Murdoch. Un’offerta che andrebbe a tagliar fuori Mediaset, che ha l’esclusiva fino al 2018 per 220 milioni in un triennio (cifra improponibile in futuro, per stessa ammissione dell’Uefa). La Rai dirà addio definitivamente ai Gran Premi di Formula Uno, che già sono trasmessi anche da Sky; a dire il vero, in chiaro vanno in diretta solo alcune gare, le altre sono in differita.

Addio, però, pure alla Coppa Italia che, invece, portava ottimi ascolti a mamma Rai. E qui si potrebbe scatenare un’asta tra La7 di Cairo, finora dormiente sul fronte dei diritti televisivi, e proprio Mediaset, ammesso che al Biscione interessi questo ‘contentino’.

Premium salvi la Serie A

AS Roma v FC Internazionale - Serie A

C’è la possibilità che Premium punti con maggior decisione sulla serie A, dal 2018, una volta lasciata la Champions alla concorrenza. Ci sarebbero infatti più soldi da investire a fronte di un prodotto finora inferiore a quello di Sky. Mediaset, insomma, potrebbe aggiungere qualche squadra in più. Evitando, quindi, di lasciare tutto e solo nelle mani di Murdoch che, viste le difficoltà dei concorrenti, pregusta un quasi monopolio calcistico in Italia.

Per tutta la serie A, si sborsano 1.200 milioni l’anno. Una cifra altissima, che permette grossi introiti a tutte le squadre del massimo campionato italiano. Se per la Champions le cifre si abbasseranno nel prossimo triennio, c’è la convinzione che per il prodotto calcio nostrano si possa restare su questi numeri. La Lega sta aspettando il via libera da Agcom e Antitrust per preparare i pacchetti e dare il via al vero bando d’asta.

I nuovi slot

 

Cambieranno dal 2018 anche le finestre, i cosiddetti slot. Se oggi parlavamo di ‘spezzatino’, tra due anni sarà anche peggio (o meglio, a seconda dei punti di vista). Si giocherà sempre dal venerdì al lunedì, in dieci orari diversi. Niente gara in chiaro e in diretta, visto il fallimento spagnolo. Difficile anche che vengano proposte partite in differita la domenica, come invece succede in Premier League.

Chi vorrà vedere la serie A, dovrà pagare. Sarà tutto in diretta e in pay. La Rai dovrebbe comunque mantenere due prodotti storici come ‘Novantesimo Minuto’ e ‘La Domenica Sportiva’, ulteriormente penalizzati però dal calcio spezzatino.

Formula Uno e MotoGp

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Sky continuerà ad avere Formula Uno e MotoGp, come da tre anni a questa parte. Al momento, per quanto riguarda le moto, i 19 gran premi sono tutti sul network di Murdoch, ma otto vanno in chiaro e in diretta su Tv8. Gli ascolti incoraggianti di questa stagione: un milione di spettatori di media, il 14 per cento in più rispetto a dodici mesi prima, hanno convinto i vertici che il prodotto va preservato.

Fa meno ascolti la Formula Uno: 900 mila spettatori a gran premio. Ma anche in questo caso c’è stato un incremento, del 7 per cento. Chissà che un eventuale approdo di Valentino Rossi in F1 possa rovesciare i numeri, ma il Dottore su Mercedes per ora è solo un’ipotesi.

Mediaset e i conti che non tornano

Pallone Champions

Mediaset si è aggiudicata la Champions nel triennio 2015-2018 con un’offerta assolutamente fuori mercato: i 220 milioni di investimento, infatti, hanno sforato di almeno 120 il valore stimato della competizione. Questo ha poi messo in difficoltà l’azienda che non è riuscita a rientrare, anche a causa di un aumento relativo degli abbonati. Le rosee aspettative sono state pregiudicate pure dai risultati delle squadre italiane, Juventus a parte, che spesso sono uscite già nei primi turni, rendendo meno remunerativi i turni successivi.

Certo, con quattro italiane sicure alla partenza della Champions 2018/2019, le cose cambieranno. Ma Mediaset, nel frattempo, non potrà competere come avrebbe voluto. E quindi dovrà accontentarsi delle briciole del prodotto calcio.

La Rai e il Giro d’Italia

 

Il 2017 è l’anno del centesimo Giro d’Italia di ciclismo. Inutile dire che in Rai si stanno preparando al meglio per valorizzare questo prodotto. Che dura soltanto un mese, ma che vede le telecamere della tv pubblica accendersi la mattina presto e spegnersi a sera tardi. È veramente questa, al momento, la Champions della Rai, che ha quasi sempre avuto il Giro in esclusiva, fatte salve alcune annate.

Nel 2018 non cambierà nulla su questo fronte. Gli altri competitor non hanno mai manifestato troppo interesse per la corsa rosa. Troppo dispendiosa a fronte di 30 giorni soltanto. E poi, dicono, al momento manca un vero protagonista che faccia impennare gli ascolti, alla Pantani, tanto per intenderci.

La storia dei diritti tv

 

L’Italia ha scoperto i diritti tv relativamente tardi, nel 1981. Le società calcistiche di serie A ricevevano gli introiti quasi esclusivamente dai biglietti allo stadio. Qualunque emittente privata, volendo, poteva trasmettere in diretta una partita di serie A. Non poteva essere impedito l’accesso agli impianti sportivi per i cameramen. La Rai, però, in realtà non aveva avversari perché nessuna tv privata ha approfittato della possibilità, per ragioni di organizzazione e perché mancava la pubblicità.

Fin dal 1960, invece, sulla tv pubblica alle 19 della domenica veniva mandato in onda, in differita, un tempo di una partita del massimo campionato, senza il pagamento di diritti televisivi. Tutti i match si giocavano in contemporanea la domenica pomeriggio ed era la radio, con ‘Tutto il calcio minuto per minuto’, a dominare la scena. Se qualche gara andava in diretta sulla Rai, veniva esclusa la provincia della squadra di casa.

Nel 1981, dunque, Rai e Lega Calcio firmano per la prima volta un accordo sui diritti tv, in cambio di tre miliardi di lire. In pratica, i cancelli degli stadi diventano vietati per le tv private, che non possono più far entrare cameramen.

I diritti tv criptati

tv negli stadi

Nel 1993, in Italia, nascono i diritti televisivi criptati, con l’accordo tra Lega Calcio e Telepiù. Chi ha un abbonamento alla pay tv, può godersi lo spettacolo delle partite in diretta. La rivoluzione porta alla nascita di un altro istituto giuridico: la messa in vendita dei diritti tv in chiaro. Fino al 1997, dunque, sono la Rai e Telepiù i depositari dei diritti sul calcio di serie A. Dal 1997/98 arriva Telemontecarlo, che affianca la Rai per quelli in chiaro.

Dal 2004/2005 ci sarà anche Mediaset, che si affiancherà a Sky e a Cartapiù. Questo è anche l’anno in cui Mediaset esclude la Rai dai diritti, prendendosi pure quelli in chiaro. Situazione che durerà tre anni, quando la tv pubblica tornerà a essere la rete dei diritti in chiaro. Il 2011/2012 è invece l’ultimo anno in cui la Rai ha potuto trasmettere in chiaro una partita di Champions League, la finale.

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