Siamo entrati in campo ‘cazzutissimi’, giocando e vincendo, finalmente una partita sporca e noi abbiamo fatto bene

È uno Spalletti su di giri quello che, nel post-gara di Marassi, ha commentato la vittoria della sua Roma sul Genoa. Una vittoria che qualche giornalista, attirandosi le ire del tecnico ormai in aperto contrasto con la stampa capitolina, non ha esitato a definire “striminzita“. Niente di più lontano dalla realtà per Luciano da Certaldo. L’1-0 propiziato dall’autogol di Izzo, infatti, dal suo punto di vista rappresenta quella prova di carattere che attendeva da tempo. Tre punti che in altri momenti non sarebbero mai arrivati. E invece la squadra ha saputo capitalizzare il fortunoso vantaggio costruendo altre occasioni, sventate ora da Perin, ora da Lamanna, ora dal palo, ma soprattutto sapendo soffrire e respingere al mittente tutti i tentativi di un arcigno Genoa che, in casa, sinora aveva costretto a inchinarsi Fiorentina, Milan, Juventus, oltre a strappare un pari anche al Napoli.

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Abbiamo vinto grazie a delle componenti in cui una volta evidenziavamo dei piccoli difetti, quindi dobbiamo fare i complimenti alla squadra“, si è lasciato andare ancora in sala stampa. “C’era da mettersi gli scarponi da lavoro, l’abbiamo fatto e sono contento, perché era veramente difficile“, ha aggiunto. E in effetti non ha tutti i torti Spalletti. Da diverse settimane, i giallorossi hanno cambiato atteggiamento: meno edonisti e interessati a specchiarsi, più pratici ed efficaci. Cinici si potrebbe dire, se non temessimo di poter essere ancora smentiti dagli eventi. Lo si è visto nel derby: una partita bloccata, tesa e nella quale per larghi tratti ha prevalso la Lazio, poi però sono bastate due piccole sbavature e prima Strootman, poi Nainggolan non hanno perdonato: 2-0 e tutti a casa. Quindi contro il Milan in rapida sequenza: Szczesny ipnotizza Niang dal dischetto e dall’altra parte ancora il belga castiga i rossoneri ben oltre i propri demeriti. Contro la Juventus non è andata altrettanto bene: di fronte c’era una formazione che ha fatto del cinismo la pietra angolare delle proprie vittorie in Italia e alla fine ha prevalso la maggiore esperienza e forse quel pizzico di qualità in più che naturalmente non guasta. Ma la Roma ha saputo attutire anche il passo falso e non si è persa d’animo continuando a martellare: 3-1 in rimonta al Chievo, in una gara che in altri tempi avrebbe perso 9 volte su 10, e infine il colpo di Marassi.

Qualche tifoso di bocca buona potrà forse storcere il naso, ma il tecnico va dritto per la sua strada: “Nel far quadrare tutto, abbiamo dovere e necessità di vincere perché è tanto che non vinciamo. E si rimane lì: bisogna vincere“. La pressione è tanta, la società ha investito parecchio e adesso attende di raccoglierne i frutti e l’unica via per farlo sembra essere quella di ridurre al minimo gli sprechi, non disperdere punti con le piccole – come fatto in passato – e monetizzare al massimo la produzione offensiva, in un periodo in cui l’attacco si è parzialmente inceppato, anche a causa della partenza di Salah in Coppa d’Africa. Le cifre confezionate nel girone di andata, però, dicono anche altro: la squadra ha il secondo miglior attacco del campionato con 40 gol (2 meno del Napoli) e la seconda miglior difesa (18 contro i 14 incassati dalla Juve). Se fare più gol storicamente non ha sempre significato scudetto, subirne pochi invece sì. E adesso anche là dietro la melodia sembra finalmente intonata.

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Insomma è ancora presto per intonare peana e cantare vittoria. La Roma è sulla buona strada, ma davanti ha pur sempre una Juventus schiacciasassi, che ha quattro lunghezze di vantaggio in classifica e una gara da recuperare contro il Crotone. La strada è giusta, il cammino all’inizio. Il campionato è una maratona, non uno sprint e i giallorossi si stanno attrezzando per affrontarlo al meglio. E chissà che l’esperienza maturata in campionato, non possa tornare utile anche in Europe League. Siviglia docet.

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