ZONA TREVISANI

4 5336

Il calcio piace a tutti (o quasi), soprattutto per due motivi: imprevedibilità e spettacolarità. La prima è facile da riassumere in un risultato recente: Porto-Bayern Monaco, 3-1. Aldilà di come finirà la prossima settimana all’Allianz Arena. Ma è la spettacolarità che (ci) fa divertire, godere, impazzire. E quando si parla di questo, dopo qualche parola, di solito si nomina il Barcellona. Non è una questione di maglia o di tifo. Ma sono dieci anni che in Catalogna godono di tridenti incredibili. I talenti, da Romario a Ronaldo passando per Rivaldo, li hanno sempre avuti. Lo spettacolo e i trofei non sono mai mancati. Ma è incredibile come in dieci anni si sia visto prima un trio come Ronaldinho-Eto’o-Messi, diventato Henry-Eto’o-Messi e finito, completato, perfezionato in Messi-Suárez-Neymar.

Questi ultimi tre, a mio parere, non solo sono i più spettacolari, ma anche i più completi e numericamente irraggiungibili. Messi è all’apice della carriera, così come Suárez; Neymar sta consacrandosi come il più forte brasiliano degli ultimi 30 anni (degli esseri umani, Ronaldo il Fenomeno è fuori concorso). Tre sudamericani tre, dei tre paesi calcisticamente egemoni assoluti. Il migliore di ognuno. Inarrivabili per tecnica, talento, senso del gol, eleganza, senso estetico del calcio. Messi è il più forte (per me di sempre, numeri alla mano), Suárez il realizzatore e Neymar il risolutore. Uno capace di esordire con gol nel Clásico, uno che viene sottovalutato perché simula troppo: ma è del 1992 e ha segnato 43 gol in Nazionale maggiore, 9 in Under-20, 4 con l’Olimpica: un mostro.

Io non ricordo un tridente con tre dei primi dieci giocatori al mondo, e sicuramente loro tre sono nella top ten anche dei più scettici. Ecco perché secondo me sono il miglior tridente della storia. Nonostante Luis Enrique, oggi giustamente incensato, ad inizio anno faticava a coglierne la grandezza e, colpito da inevitabile fenomenite da panchina, mandava in campo talenti straordinari come Rafinha e Munir. Fantastici, futuribili, ma imparagonabili al trio più bello della storia del calcio.

Appuntamento al prossimo (Bet)clic.

0 2919

Verdetti a raffica dalla 30ª giornata di Serie A. A tutti i livelli, dall’alta classifica alla zona retrocessione. Cominciando dal basso, il suicidio casalingo del Cesena rischia di diventare decisivo, perché l’Atalanta ha battuto il Sassuolo ed è scappata a 7 punti. Ma soprattutto perche il morale dei ragazzi di Di Carlo doveva essere alle stelle dopo la gara di Verona. Invece il Chievo ha giocato meglio e meritato un’altra sorprendente vittoria e l’ennesima stagione in Serie A guadagnata sul campo. Ora al Cesena serve un miracolo, quello a cui non crede piu il Cagliari che perde giocando bene sempre, ma perde sempre. Con imbarazzante continuità.

Tutte salve e con pochi obiettivi, risalendo la classifica, fino alle milanesi che sono a quota 41 e hanno come unico trofeo stagionale la vittoria nel derby, come fosse un derby capitolino anni ’90. Fuori da tutto e senza speranza, una domenica sorride al Milan, l’altra all’Inter ma i fasti passati sono molto lontani. Domenica sera ci si gioca la stagione. L’Europa è troppo lontana. E nessuna delle due la merita, tra errori di mercato, di allenatori e di giocatori.

Mg Verona 11 04 2015 campionato di calcio serie A Hellas Verona Inter Mailand Samir Handanovic

In zona europa ci sono sempre le tre sorelle, Napoli, Fiorentina e Samp. Due con con l’Europa League in ballo, e la Samp con la rosa meno ricca, ma un grande allenatore lanciato verso lidi sempre più importanti. Proprio la Samp, respingendo il Milan, ha chiuso i giochi per sé e per le altre. Il Napoli ha travolto la Fiorentina nella rivincita tra deluse di Coppa Italia e ancora una volta si è riscontrata la totale inutilità degli arbitri di porta. Risparmiare i soldi e investirli sull’occhio di falco è l’unica soluzione per evitare l’annullamento di gol meravigliosi come quello di Higuaín. Che oggi non cambia il risultato e fa arrabbiare solo i fantallenatori, ma pensate se fosse successo all’ultima giornata in una partita decisiva.

Per esempio, il derby Lazio-Roma, si giocherà alla penultima giornata e in un campionato di verdetti è l’unica sfida aperta, quella al secondo posto. La Lazio ha sorpassato con l’ottava vittoria, la Roma si è fermata al solito 1-1. La Lazio vola: segna e gioca bene. La Roma crea e non fa gol. Ha segnato meno del Palermo, un gol più del Genoa. È seconda con la difesa, ma ha un attacco numericamente imbarazzante. Peggiorato dal mercato di gennaio. Così la Juventus può permettersi di perdere senza problemi col Parma, che non ha soldi ma ha le palle quadrate. Col Monaco servirà ben altro. L’occasione è troppo ghiotta, la semifinale da raggiungere. Non sono treni da far scappare. Ci sentiamo al prossimo clic!

3 5806

In questi due anni il Napoli ha avuto una sua identità. Squadra spettacolare nelle ripartenze, 4-2-3-1 qualsiasi cosa succeda e in qualsiasi situazione tattica, capacità di battere chiunque e soprattutto possibilità di perdere contro chiunque. È stato soprattutto questo, il problema. Le grandi squadre respirano, mangiano, bevono e si nutrono di un solo ingrediente: l’equilibrio. Esattamente quello che il Napoli non ha mai avuto, durante la gestione Benitez.

Una squadra che non ha un giocatore di livello internazionale importante prima che si sia arrivati ad elencare esterni offensivi o centravanti, in Serie A, non può andare lontano. E la costruzione della squadra, nel bene (Higuaín, Callejón) e nel male (Jorginho, Raúl Albiol, David López) l’ha fatta l’allenatore madrileno. Sicuramente adeguandosi al budget societario, ma scegliendo sempre in prima persona. Scegliendo anche di far investire, a gennaio, 12 milioni di euro per Gabbiadini, attaccante forte ma non da 4-2-3-1 ma soprattutto: avendo già Higuaín, Callejón, Mertens, Hamšík, Insigne, De Guzmán e Zapata non sarebbe stato meglio comprare un portiere, un difensore o un centrocampista con tutti quei soldi?

È solo una delle tante domande per Rafa. Come per esempio: che fine ha fatto Marek Hamšík? Per anni bandiera e leader tecnico della squadra, nella gestione Benitez pochi assist, pochissimi gol e tante, tantissime, troppe sostituzioni. E poi la regina delle domande: ma perché il turnover applicato come regola e non come eccezione? Messi fa il turnover? E Ronaldo? E allora perché Higuaín sì? O Hamšík? Ci sono giocatori che fanno le squadre e quelli non si tolgono se non una o due volte l’anno.

E poi la regina delle domande: ma perché il turnover applicato come regola e non come eccezione? Messi fa il turnover? E Ronaldo?

Benitez sembra sempre voler mandare un messaggio: il Napoli esiste a prescindere dagli interpreti. Non esiste più grande bugia. Nessuno può fare a meno dei suoi pezzi da novanta, nessuno. Specialmente chi non ha una rosa all’altezza. E invece per Benitez l’ossessione del turnover lo ha fatto diventare allenatore da coppa. Perché in campionati nazionali, spagnoli, inglesi o italiani che siano, non compete da 11 anni per vincere un titolo. E non ci va nemmeno vicino.

Coppa Italia SSC Neapel Lazio Rom la delsuione di Gonzalo Higuain xHOCHxZWEIx xItalyxPhotoxPre

Il Napoli sesto fa male agli occhi in un campionato così. Ha vinto molte coppe, gliene va dato atto. Ma la Coppa Italia, per esempio, sono appena 5 partite, la Supercoppa addirittura una. Le grandi squadre e i grandi allenatori combattono per i campionati, non vincendoli magari, ma almeno stando lì, sul pezzo, fino alla fine. Il Napoli avrebbe il dovere di arrivare terzo male che vada, e invece si ritrova aggrappato all’Europa League per entrare in Champions e salvare la stagione. E Napoli e la sua dirigenza avrebbero il diritto di sapere ad aprile se l’allenatore resta o no, perché è ad aprile che si formano le squadre per il futuro. La saudade di Liverpool e della Premier League fa sorridere, ma come direbbe Benitez: ci può stare. Se vuole andare vada, il Napoli con Mazzarri è arrivato secondo. Con Benitez mai in due anni. A proposito di ci può stare: ci può stare una stagione così? No don Rafè, non ci può stare. Napoli e il Napoli meritano di più.

0 3076

Il turno pre-pasquale di campionato sta diventando negli ultimi anni sempre indicativo della stagione. E ha dato risposte chiare a parecchie squadre nelle varie zone della classifica. La Juventus ha vinto lo scudetto da settimane, allungando in maniera decisiva l’11 gennaio a Napoli e mantenendo un ritmo alto, non altissimo (tranne Tevez), ma ampiamente sufficiente per distanziare le inseguitrici.

Ecco le inseguitrici. Ci sono state fino al 2014, poi un blocco di varie squadre capeggiate dalla Roma che non sono riuscite a decollare. Ad oggi, e credo anche alla fine, la corsa Champions riguarderà solo le romane. Un derby per evitare lo spareggio e non rovinarsi l’estate, con una differenza di pressione notevole: per la Lazio il secondo posto sarebbe come uno scudetto, per la Roma era l’obiettivo minimo di inizio stagione. La Roma, appunto, si sta ritrovando ma è lontana parente della splendida creatura di un anno fa. Quella creatura oggi è la Lazio che vola nel segno del 7, il numero di Felipe Anderson che è la stella, è il numero di vittorie consecutive.

 

IPP20150404 Football soccer Serie A AC Florenz ACF Fiorentina Sampdoria Genua Mohamed Sala

In zona Europa League lottano invece in tre. Davanti c’è la Fiorentina, che gioca bene, ruota gli uomini ma poi dipende da uno: l’ufo egiziano Mohamed Salah. Poi il Napoli in caduta libera in campionato con l’attenuante delle coppe (ma se non dovesse vincerle sarebbe una stagione fallimentare) e la Samp che è crollata a Firenze dopo 4 vittorie, ma resta la rivelazione stagionale. Il Milan sta risalendo, ma ormai sembra tardi. Per l’Inter è tardi sicuramente. Mancini ha provato a portare tanto ottimismo, ma oltre a quelle serve un gioco e un carattere che non sono semplici. Ha smesso di crederci e parlato di rivoluzione della squadra. Per ora ha una media punti peggiore di Mazzarri, è uscito nelle due coppe e quindi è lecito nutrire dubbi sull’anno prossimo.

In zona salvezza l’Atalanta di Reja va peggio di quella di Colantuono, ma in compenso il Cagliari di Zeman va peggio del Cagliari di Zola che andava peggio del Cagliari di Zeman. Solo il Cesena ha cuore e grinta: lo scontro diretto al Manuzzi del 29 aprile varrà la stagione. Ci sentiamo al prossimo clic…

0 1952

L’Italia è il paese delle polemiche e fino a qui niente di nuovo. Ma bisogna cercare di non esagerare. Le discussione attorno al nome di Antonio Conte sembrano, a volte, pretestuose. Dal suo insediamento in Nazionale sono arrivati i primi brusii: “guadagna troppo” lo spiffero iniziale più abusato. Senza ricordare stipendi altrettanto importanti a suoi meno meritevoli predecessori (Prandelli per esempio) o stipendi addirittura faraonici per colleghi di altre nazionali (Capello per esempio).

Bypassato il problema economico, ecco quello sul gioco, sugli allenamenti o addirittura sulle convocazioni. Siamo nel paese delle polemiche e dei commissari tecnici, ma Conte nella sua breve ma intensa carriera ha dimostrato di saper lavorare e, fatto non trascurabile, di saper vincere. E allora bisogna farlo lavorare, non contestargli qualunque cosa. Sta lanciando i giovani, plasmando il gruppo cercando il meglio, puntando su chi corre come Eder senza badare ai nomi, al passaporto o ai titoli vinti in carriera. Dovremmo fargli un monumento aldilà dei risultati, per la mentalità, la tenacia, il carattere. Invece si riesce a discuterne ogni cosa, perfino a dargli la colpa di un crociato saltato. Che come si sa (e poi si è visto nelle immagini), oltre a non essere saltato, ha a che fare con la sfortuna e non con l’errore umano.

IPP20141118 Football soccer UEFA Euro Qualifyer Milano Italy fans of antonio conte xHOCHxZWEI

La federazione non se lo faccia scappare, respingendo le polemiche pallonare, interne ed esterne al calcio. Affinché non sia solo l’Italia dei motori a farci godere (era ora!) ma finalmente anche di nuovo l’Italia del calcio. Berlino è lontana quasi un decennio, svegliamoci! E proteggiamo quello che c’è di buono. Come per esempio, una volta tanto, un grande allenatore sulla panchina più amata, chiacchierata, desiderata del nostro paese.