ZONA TREVISANI

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Raramente un campionato è stato più giusto di questo. Inevitabile il primo posto della Juve. Più forte, più solida, più affamata, ben gestita da Allegri che voleva convincere gli scettici e dai giocatori che volevano “deContezzarsi” dimostrando la loro capacità di vincere senza l’allenatore della rinascita.

Meno scontato del previsto il secondo posto della Roma che, con un mercato di gennaio inquietante, e un allenatore in confusione dall’inizio alla fine, dalle conferenze stampa alle formazioni fino alla scelta del preparatore atletico, ha messo a repentaglio un secondo posto che non sarebbe dovuto essere in discussione.

 

Straordinaria la Lazio. Girone di ritorno da favola, un gioco splendido e offensivo. Sarebbe stato da 10 con un altro risultato nel derby, ma alzi la mano chi, a settembre, pensava che il terzo posto fosse alla portata di Pioli. Bravo lui e bravi i giocatori. Parolo, De Vrji, Felipe Anderson, Klose e Candreva: rosa corta ma con clamorosa qualità.

Costante la Fiorentina di Montella. Sempre quarta, nel bene e nel male. Il doppio 0-3 tra Siviglia e Juve nelle coppe rende meno entusiasmante l’annata Viola. Troppo turnover, senza dubbi, una costante dell’ex aereoplanino. Ma anche una rosa che non consentiva molto di più.

Insufficiente, e non poco, il Napoli. Con una rosa da terzo posto, un centravanti da scudetto e un tifo da Champions League, Rafa Benitez è riuscito nell’impresa di perdere l’accesso all’Europa che conta alla prima partita stagionale, con l’Athletic Bilbao, e all’ultima, al San Paolo con la Lazio. In mezzo una vagonata di gol subiti, un’eliminazione insopportabile contro il Dnipro e una serie infinita di rimpianti. Siccome il calcio è misterioso, lo aspetta il Real Madrid che defenestra chi ha vinto la Decima e prende un allenatore che ha scelto Andujar come portiere titolare di una squadra che punta la Champions, che ha fatto fare turnover a giocatori insostituibili, che ha annunciato l’addio a tre giorni dalla gara più importante della stagione.

 

Favolose le genovesi, vere rivelazioni insieme alla Lazio. Per motivi di bilanci, il Genoa non dovrebbe andare in Europa, favorendo i cugini. Ma a livello di gioco sono state meritevoli entrambe. Splendide e sorprendenti: applausi. 

Disastrose le milanesi. I botti (?) di fine anno servono a poco. Fuori dall’Europa, in confusione tutto l’anno e con un futuro molto molto incerto, specialmente in casa Milan dove non sarebbe male dopo aver rottamato Allegri e Pirlo, scegliere meglio chi prendere e chi mandare via.

Immarcescibile Luca Toni. Mandato via come un rottame da Roma, Torino e Firenze diversi anni fa, vince con 22 gol la classifica cannonieri alla pari con Icardi. Applausi ad entrambi, passato e futuro della nostra Serie A.

 
Confermato il grande lavoro di Ventura a Torino. La squadra ha un’identità e cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia: tanti complimenti perché non era preventivabile, e due anni da oltre 100 punti sono un capolavoro. 

Bocciate per diversi motivi Cagliari, Cesena e Parma. Il Cagliari ha pagato l’inesperienza presidenziale. Il Cesena la rosa scarsa. Il Parma l’assenza di fondi e il dramma societario, ma come dignità merita solo grandi applausi.

Top il tridente del Sassuolo, tutto da Nazionale: il miglior trio italiano della Serie A. Zaza, Berardi e Sansone sono proprio tanta roba.

Flop per Stramaccioni: in una piazza dove fanno bene tutti, si è salvato a fatica non palesando un gioco e verrà sostituito da Stefano Colantuono. 

Il campionato è finito, la stagione no: avanzano playoff di Serie B e una super finale di Champions. Ci saremo!

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Radja Nainggolan Roma, Antonio Candreva Lazio. Roma 25-05-2015 Stadio Olimpico. Football Calcio 2014/2015 Serie A. Lazio - Roma. Foto Antonietta Baldassarre / Insidefoto PUBLICATIONxNOTxINxITAxFRAxSUI AntoniettaxBaldassarre Radja Nainggolan Roma Antonio Candreva Lazio Roma 25 05 2015 Stadio Olimpico Football Calcio 2014 2015 Series A Lazio Roma Photo Antonietta Baldassarre Inside photo PUBLICATIONxNOTxINxITAxFRAxSUI antoniettaxbaldassarre

Il secondo 1-2 in cinque giorni costringe la Lazio ad un supplemento di lavoro imprevisto e consente al Napoli di tornare a sognare una Champions che sembrava sparita, prima a Dnipro e poi contro la Juve in un’altra apparizione horror di Benitez e dei suoi. Questo tempo supplementare lo ha propiziato la Roma vincendo uno dei derby più rocamboleschi e tesi degli ultimi anni. Sessanta minuti di paura con una sola (maxi) occasione per Klose. Ma non era partita per nomi affermati o per ultra-trentenni.

Era, piuttosto, la partita delle prime volte, del “Chi era costui?”. Il primo gol di Iturbe in un derby, due reti in campionato ma contro Lazio e Juve, cosa che a Roma difficilmente verrà dimenticata; ma anche il primo di Filip Đorđević (dopo il clamoroso doppio palo di coppa) e dell’insospettabile Yanga-Mbiwa (dopo 4 anni senza segnare). Quando sembrava finire 1-1, come in molti, quasi tutti, pensavano. Quando Roma e Lazio stavano andando a braccetto in Champions League. Quando gli scommettitori erano pronti all’incasso, è comparso dal nulla Mapou. Un gol che ha mandato la Roma in Champions, all’incasso economico importante (circa 50 milioni) e a rendere non fallimentare una stagione nella quale ha mollato la Juve a gennaio e aveva come minimo obiettivo il secondo posto. Un gol che ha mandato la Lazio nel pallone e in difficoltà di classifica. Sono sfumate la Coppa Italia e la Champions in un doppio 1-2 che poteva essere anche un doppio 1-1. Ora ripartire da Napoli non sarà facile, in un San Paolo infuocato e contro un Napoli che si gioca in casa la stagione. E apre mille domande.

Il Napoli tornerà ad essere una squadra come ha fatto saltuariamente vedere durante l’anno? La Lazio sarà capace di assorbire la (doppia) botta e andare a Napoli con lo spirito della Coppa Italia, quando vinse 1-0 con il gol di Lulić? Un Napoli con mezza squadra in uscita (allenatore compreso) sarà capace di mettere da parte le difficoltà tecniche, tattiche e umane nel giorno più importante? E la Lazio che sognava il sorpasso alla Roma, e il secondo posto, come affronterà psicologicamente la partita in cui il sorpasso potrebbe subirlo? Lo sport, il calcio regalano meraviglie. Coreografie, tifo, passione, gioie e dolori. Se fosse solo così saremmo tutti più felici. Purtroppo esistono le mestizie del nostro calcio e di chi lo governa, le notizie di cronaca, i coltelli, e i banditi travestiti da tifosi. Quelli che provano a rovinarci il giocattolo più bello che ci sia.

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Carlos Tevez bacia la coppa Celebration Cup Juventus Wins the trophy Roma 20-05-2015 Stadio Olimpico Football Calcio Finale Coppa Italia / Italy s cup Final 2014/2015 Juventus - Lazio . Foto Andrea Staccioli / Insidefoto PUBLICATIONxNOTxINxITAxFRAxSUI andreaxstaccioli Carlos Tevez Bacia La Coppa Celebration Cup Juventus Wins The Trophy Roma 20 05 2015 Stadio Olimpico Football Calcio Final Coppa Italia Italy s Cup Final 2014 2015 Juventus Lazio Photo Andrea Staccioli Inside photo PUBLICATIONxNOTxINxITAxFRAxSUI ANDREAXSTACCIOLI

Venti anni di attesa per la decima Coppa Italia della Juventus, un periodo infinito per una squadra abituata a vincere spesso, per non dire quasi sempre. Una coppa, ma soprattutto una partita che fotografa al meglio la mentalità vincente della Juventus, capace di vincere in qualsiasi situazione: se domina, vince; se soffre, vince lo stesso. La partita con la Lazio aveva tutte le controindicazioni possibili: la gara si gioca all’Olimpico di Roma, la squadra di Pioli è in forma ed entusiasta, l’idea di Berlino sullo sfondo e il campionato già vinto potrebbero distrarre, Marchisio e Morata sono out per squalifica. Come ulteriore difficoltà, Allegri sceglie il 3-5-2 che, come dimostrato anche a Montecarlo, non è più produttivo né più utile. È solo più difensivo e può servire nei minuti finali di qualche partita di sofferenza (tipo Madrid).

La prestazione, in conseguenza di tutto questo, non è delle migliori. Regge benino la difesa, il centrocampo fa fatica, l’attacco crea poco. Il gol di Radu dopo 4 minuti dovrebbe essere il colpo di grazia. E invece no, perché la Juve è capace di reagire, ha cuore e mentalità da grande squadra, ha attributi non comuni e sa tirare fuori i diamanti dal fango. Per cui se davanti c’è Llorente fuori fase (come spesso gli succede) il bomber acrobatico diventa Chiellini, dopo 43 partite stagionali senza nemmeno un gol.

Dall’1-1 in avanti regna l’equilibrio. Un po’ meglio la Lazio, ma sostanziale parità.  Poi arrivano i cambi, dopo tanta stanchezza. E anche lì subentra quel qualcosa in più che hanno le grandi squadre: la fortuna. Dalla panchina entrano Djordjevic e Matri. Il primo colpisce un palo-palo da cineteca rimanendo esterrefatto quando già era pronto ad esultare insieme a due terzi dell’Olimpico. Il secondo, un minuto dopo, batte un colpevole Berisha sul suo palo e diventa ufficialmente Re di Coppa, dopo il sigillo che aveva aperto la rimonta in semifinale. Centoventi secondi che cambiano la storia della partita e in cui c’è tutta la differenza tra la Juve e le altre. Perché l’abitudine a vincere aiuta, la capacità di soffrire aiuta, ma anche la storia aiuta. E una storia vincente è inevitabilmente fortunata. La fortuna aiuta gli audaci, o meglio quelli forti. La sfortuna non vince mai. Le giustificazioni restano a chi perde e i trofei a chi vince. Ma non è un delitto, anzi. Un grande, ulteriore merito, di una Juve che sogna in grande e prova dopo 5 anni a riportare in Italia il triplete.

Al prossimo (Bet)clic, con i verdetti della Serie A.


Pronostici Betclic

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La settimana più calda della Serie A, quella della finale di Coppa Italia e del derby della capitale per la Champions, ci hanno regalato un weekend prologo pieno di spunti. Il più interessante a mio avviso riguarda il Genoa, capace di concludere la stagione con una serie di prestazioni favolose, di proporsi per l’Europa League a colpi di gol, vittorie e trascinato da un Bertolacci oramai costantemente da Nazionale. Un ragazzo umile, con la testa a posto e con i piedi vellutati che ha, finalmente, aggiunto alla sua classe cristallina quei gol che gli erano mancati nei primi anni di Serie A. Lui è la mente, Iago il braccio. Bocciato nella sua prematura avventura italiana, è tornato forte e concreto: un eccellente esterno. Con le parate di Perin e la tattica di Gasperini, il Genoa sta volando. Ma in ogni favola c’è sempre un problema. E verosimilmente il Genoa, pure se dovesse arrivare tra le prime sei, non potrebbe partecipare all’Europa League. Problema di licenza Uefa mancante, problema che un anno fa estromise il Parma a beneficio del Torino.

IPP20150517 Football soccer Serie A Sampdoria Genua Lazio Rom il gol di Santiago Juan Gentil

Roma e Lazio vincono e lasciano immutata la classifica, sfruttando la giornata degli eroi per caso. Torosidis sfrutta un orrore difensivo dell’Udinese e si ritrova match winner a sorpresa. Lui, che nelle gerarchie di inizio anno veniva probabilmente dopo Maicon, Cole e Holebas e che in corsa si è trovato davanti anche lo straordinario Florenzi (con l’Udinese squalificato), ha segnato il gol che consente alla Roma di giocare il derby con due risultati su tre. Ma derby che opporrà la Roma ad una Lazio che sembra sempre più squadra, solida e forte. Capace di vincere a Genova con la Samp dove ci era riuscita solo la Juve, capace anche lei di trovare il match winner a sorpresa: Santiago Gentiletti. Infortunato al ginocchio a Marassi (21 settembre col Genoa) era al rientro dopo 237 giorni: dal ginocchio rotto alla ginocchiata che ha rotto l’equilibrio di Sampdoria-Lazio e allontanato il Napoli in attesa dei monday night.

In bocca al lupo al Cagliari, terza retrocessa da domenica anche aritmetica. Non sarà semplice risalire in una Serie B con Salernitana, Catania, Bari sicure e forse forse Bologna e Livorno. Grandi piazze per una Serie B dove Carpi e Frosinone hanno dimostrato che il gusto dei potenti è nullo di fronte alla fame, alla voglia e alle idee. Soprattutto a Frosinone dove Stellone ha accompagnato la squadra in due anni dalla Lega Pro alla Serie A, con una squadra per metà arrivata dalle giovanili.

In chiusura applausi al Barcellona campione di Liga per la ventitreesima volta, col solito gol dell’inarrivabile Messi, e applausi a Luis Enrique che in Italia, come spesso accade per troppa fretta, non abbiamo saputo apprezzare. Applausi ad entrambi che potrebbero ancora completare un fantastico triplete.

Ma prima ci sono le coppe nazionali e si comincia già mercoledì, in un Olimpico esaurito, con un fantastico Lazio-Juve.


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Napoli press conference PK Pressekonferenz SSC Napoli held an open training session before the Europa League semifinal match versus FC Dnipro Dnipropetrovsk in Kyiv on Wednesday. Napoli manager Rafael Benitez and forward Gonzalo Higuain talked to the press. PUBLICATIONxINxGERxSUIxAUTxONLY EN_01173797_0003 Napoli Press Conference press conference Press conference SSC Napoli Hero to Open Training Session Before The Europe League Semi-finals Match versus FC Dnipro Dnipropetrovsk in Kyiv ON Wednesday Napoli Manager Rafael Benitez and Forward Gonzalo Higuain talked to The Press PUBLICATIONxINxGERxSUIxAUTxONLY

Storia di un fallimento annunciato, quello del Napoli di Rafa Benítez. E non solo perché ne avevamo anticipato i problemi in questo blog, ma perché si percepiva e respirava la difficoltà del Napoli di essere squadra. Problemi palesati in ogni situazione importante, in Italia e in Europa. Dagli scontri diretti sempre persi quando contavano con la Juve, al capolavoro di riuscire a perdere con la Roma dei primi quattro mesi del 2015. Dal gol preso col Dortmund in vantaggio di due reti e di un uomo (gol decisivo per la differenza reti), all’eliminazione dell’anno scorso in Europa League. Per non parlare dell’insensato turnover di questa stagione che ha portato a sconfitte incredibili e pareggi, vedi Parma, ancor più incredibili e polemici. Non si diventa squadra con il silenzio stampa, né con il ritiro.

Si diventa squadra impedendo al piccolo Dnipro che stava uscendo ai gironi col Qarabag, e che ha perso contro l’Inter di Mazzarri, di andare in finale al posto tuo. Si diventa grandi accorgendosi di sbagliare e non reiterando nell’errore, senza aggrapparsi alla sfiga (che c’è a fasi alterne per tutti), all’arbitro di turno (che può sbagliare e ha sbagliato specialmente col Dnipro al San Paolo) o agli infortuni. Benítez ha provato a giocare un calcio offensivo, che però senza centrocampo di qualità è sempre stato un calcio fatto di ripartenze, improvvisazione e talento. Raramente di gioco e idee. La difesa ha sempre ballato e l’illuminazione (?) di scegliere Andujar in porta non ha aiutato. Una squadra si basa su un asse centrale forte: portiere, difensori centrali, centrocampisti e centravanti. Il portiere manca, i centrali di difesa sono modesti, i centrocampisti appena sufficienti e l’attaccante sarebbe un fenomeno realizzativo se non passasse le partite ad arrabbiarsi con i compagni e a centrare portieri come nelle ultime settimane.

Il Napoli di Benítez non ha mai lottato per il titolo in due anni. Ha vinto una Coppa Italia con merito e una Supercoppa in extremis, recuperando il doppio svantaggio in campo e quadruplo ai rigori con bravura e buona sorte, ma soprattutto con un Higuaín diverso. Sarà un caso, inoltre, ma Andujar non giocava in nessuna delle due partite. Ma soprattutto: tutto il turnover (inutile a mio avviso) scientifico di questi due anni, avrebbe dovuto portare vantaggi straordinari a livello fisico. Non è successo e quindi resta ingiustificabile. Se il Napoli fosse andato a Varsavia, non avremmo saputo chi mettere in campo. Ieri i due più in forma delle ultime settimane, Hamsik e Mertens, erano in panca. Nella partita più importante. Ma perché? Le squadre diventano tali con un gruppo solido, un colonna vertebrale e l’abitudine a giocare insieme. Tranne Maggio e Higuaín, gli altri nove potevano cambiare sempre. Ma perché? Non sono tutti uguali, una squadra ha bisogno di conoscersi per soffrire e diventare grande insieme. Non a caso, a Berlino – il 6 giugno – è arrivata la squadra italiana con non fa mai turnover.

Partido de futbol entre el Real Madrid y la Juventus de Turin de vuelta de semifinales de la Champio

La Juventus di Allegri giocherà con lo stesso undici di Madrid, salvo infortuni. E può fare il triplete senza aver mai ruotato più di 2-3 giocatori a partita. Senza aver avuto sette mesi Barzagli e altri sette Asamoah. Umiltà, lavoro duro e coesione di squadra mettono la Juventus tra le prime due della coppa più importante. Come rosa non lo è, ma il calcio non è la Playstation. Si vince con le palle, con il gruppo e con l’allenatore che sbaglia di meno. Benítez parla di budget per dire che il Napoli ha bisogno di spendere per andare in fondo. La Juve dimostra che è vero il contrario. Come lo dimostrano l’Atlético del 2014 e il Borussia Dortmund del 2013. Le idee (Pogba, Morata: entrambi a costo zero) valgono più dei soldi. Ma devono essere delle buone idee. Ci vuole solidità dentro e fuori dal campo. Tutte cose mancate al Napoli, non solo per colpa di Benítez. Juve e Napoli sono opposti che non si attraggono, ma da questa stagione c’è molto da studiare. E forse a Kiev si è avuta la conferma che l’unico turnover che serve al San Paolo è quello sulla panchina del Napoli. Per compiere il passaggio definitivo da buona squadra a grande squadra.

Il passaggio che è mancato anche alla Fiorentina, travolta dall’uragano Siviglia. Lo 0-5 totale, che a guardare le due rose non ci sta, è figlio della perfezione organizzativa di Unai Emery, un altro che di turnover ne fa poco e di fatti, invece, tanti. Dietro alle rotazioni si è bloccata anche la Fiorentina, lontana da posti d’élite in campionato e fermata sul più bello (in semifinale) sia in Coppa Italia che in Europa League. Probabilmente il ciclo Montella, come quello Benítez, è vicino alla conclusione. Ma la Viola, come totale di stagione, non poteva fare molto di più, se non lottare per avvicinarsi un pochino al terzo posto vista la disarmante lentezza di chi è davanti.

Si entra nel vivo: nelle prossime tre settimane le tre finali delle coppe e il rush in campionato. Al prossimo (Bet)clic, e buon weekend!

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L’unica regola è che non ci sono regole. In attesa di Genoa-Torino, quattro punti dividono Roma, Lazio e Napoli in lotta per la Champions e tre punti dividono Fiorentina, Sampdoria e Inter in lotta per l’Europa League. Tutti possono vincere e perdere con tutti perché ormai in Serie A se la giocano (quasi) tutti. Ci sono state tante dimostrazioni nelle ultime settimane e questo rende il campionato magari più nervoso, certamente più equilibrato e imprevedibile.

È rientrata anche l’Inter che, messo finalmente Hernanes al centro della squadra, ha trovato una sua identità (e nelle ultime trasferte anche qualche fischio fortunato), una voglia di rincorrere l’Europa e di dare un senso ad una stagione difficile. La sfida con la Juve, mai banale anche se per i bianconeri c’è poco in palio, ci farà capire di più della squadra di Mancini. Un’eventuale vittoria dei nerazzurri renderebbe thrilling Sampdoria-Lazio. Perché la Samp avrebbe l’obbligo di vincere, lo stesso della Lazio che, calendario alla mano, può sorridere meno rispetto alla Roma. Insomma, un super sabato. La squadra di Pioli sembra star meglio della Roma, è sembrata più squadra in 9 contro l’Inter di quanto non lo sia parsa la Roma in 11 a San Siro. Ma la classifica dice Roma più uno e con 3 partite all’Olimpico. La Lazio invece dovrà andare a Genova con la Samp e a Napoli. Ma come detto è un campionato indecifrabile e impronosticabile.

Per questo, per il secondo posto è ancora in lotta addirittura il Napoli che viaggia a una media di 1,71 punti in campionato. Che pareggia a Parma riuscendo nell’impresa di far segnare due gol alla squadra gialloblù, per la seconda volta nelle ultime 24 partite. È sempre lo stesso il problema: le scelte di Benitez. Una squadra massacrata dal turnover, da una fase difensiva peggiore delle prime nove in classifica, dalla scelta non condivisibile di preferire Andujar a Rafael. Eppure in Serie A si va piano e la possibilità del terzo, ma forse anche secondo posto, c’è ancora: a patto di non continuare a buttare occasioni, in campionato e a Kiev.

In fondo tutto deciso. Il Cesena, perdendo contro un Sassuolo finalmente trascinato da Zaza, lascia la Serie A con tanti rimpianti e grande velocità. Come quella di Defrel, unica nota lieta stagionale. Il Cagliari, invece, è ad un passo dalla retrocessione perché non riesce da inizio stagione ad essere continuo. Troppi allenatori, troppi problemi, troppi gol presi. Anche contro una Juve B, piuttosto concentrata su Madrid, non è andato oltre l’1-1 mancando di cattiveria. Quella che ha avuto l’Atalanta che complessivamente merita di più la salvezza.

Al prossimo (Bet)clic commentiamo le finali di coppa. Sperando ci siano tre italiane. Ma serve un miracolo. Perché in coppa le regole ci sono, molto più che in campionato.