ZONA TREVISANI

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Sono settimane ormai che una cosa è chiarissima: il calo emozionale e tecnico della Juve ha liberato il campionato dal suo proprietario degli ultimi quattro anni. E ha dato forza alle inseguitrici. Per molti sarà una sfida a due tra Roma e Napoli, per me c’è anche l’Inter. Perché se è vero che Roma e Napoli vincono, si divertono e convincono, l’Inter magari non incanta, non ruba l’occhio, non si diverte, ma vince.

difesa

Soprattutto grazie alla difesa. In Italia uno scudetto su due lo vince chi ha la difesa meno battuta, e a guardare bene le gare, la fisicità e i pochi tiri concessi anche quando rimane in inferiorità numerica, tutto lascia pensare che l’Inter possa avere la miglior difesa della serie A. Vuol dire che al 50 per cento, può vincere il campionato: una volta su due, come insegna la storia.

sampinter

Vincere 1-0 è stato un must delle squadre forti e vincenti, dal Milan di Capello all’ultima Juve. Raramente chi incanta col bel gioco, solleva trofei. Esteticamente evviva Bielsa, evviva Zeman, ma l’1-0, anche noioso, è il migliore amico dello scudetto. Samp-Inter è una di quelle partite che mi danno l’idea di quanto l’Inter sia molto solida e, se paragonata a Samp-Roma, si può vedere la differenza con la squadra di Garcia, che ha quasi dominato ma portanto a casa 0 punti. L’Inter ha sofferto per 3/4 di gara, e recuperato un punto. Perché chi prende pochi gol quando va male pareggia, chi ne prende tanti è sempre a rischio.

Il Napoli ora segna tanto e subisce poco, e in questo momento sembra la più in forma. Ma se Icardi, come ha lui stesso ricordato, con 4 palloni fa 3 gol, quando i palloni aumenteranno, che succederà? Anche per questo credo in un grande campionato dell’Inter, perché se è lì in alto avendo giocato male, quando il gioco (inevitabilmente) migliorerà, dove potrà arrivare? Il calcio non è matematica, non contano solo i numeri. Ma non considerarli e non considerare l’Inter, sarebbe un errore… Lo scontro diretto di sabato non sarà decisivo a 27 giornate dalla fine, ma qualche indicazione, di certo, la darà.

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10 al campionato di serie A, mai così bello ed equilibrato. Più volte lo avevamo pronosticato, ma così è oltre ogni ragionevole speranza di divertimento. Comanda la Roma, con soli due punti su quattro squadre; ogni settimana uno scontro al vertice. Dopo Napoli-Fiorentina e Fiorentina-Roma ci attendono Inter-Roma e Roma-Lazio.


9 per Mohammed Salah. Uno stadio e una città lo aspettano con cori di scherno e fischi, che non lo abbandonano mai fin dal riscaldamento. Gioca una gara di straordinario sacrificio, condita dalla perla che consente alla Roma di sbloccare e giocarsela nel modo che ama di più. E non esulta. Alza solo troppo il braccio nel finale e si fa espellere, ma la tensione accumulata fa propendere per la giustificazione. 24 partite di A 11 gol. Grande giocatore.


8 a Paulo Dybala. La pressione di Salah era ambientale, la sua, invece, generale. L’allenatore lo usa poco e tutti lo vogliono in campo. Ha i numeri dalla sua parte e la partita con l’Atalanta ha dimostrato, inequivocabilmente, che ha anche una grande personalità. Prima la Juve gli consegna l’attacco, prima si ripagherà l’enorme sforzo economico estivo. Gol, assist, rincorse agli avversari. Sempre nel vivo. E per il bene della Juve, mai più in campo solo 11 minuti.


7 era il suo numero l’anno scorso. Oggi ha il 10 e come tale gioca. Felipe Anderson è una delle cose più belle che girano per la nostra serie A. Anche lui ha fatto i conti con le panchine (troppe!) all’inizio dell’anno. Ma oggi Pioli lo mette in campo sempre. E i risultati dicono che la Lazio vola, 8 vittorie su 8 in casa (5+3) e secondo posto in classifica.


6 a Ciccio Lodi. Non tanto per la punizione, perché ne ha segnate di più belle. Ma per la voglia di rimettersi in discussione, la capacità di ritrovarsi e di diventare fondamentale per una squadra senza regista di qualità. Ci sono pochi ruoli così importanti nel calcio, e con Lodi l’Udinese può certamente riuscire a salvarsi senza soffrire.


5 alla Fiorentina e a Paulo Sousa, per una volta tra i bocciati. La settimana dell’1-2 si è conclusa. Era quella della maturità e sia con Napoli che Roma sono arrivate sconfitte onorevoli e con bel gioco. Sconfitte di misura, ma sempre sconfitte. Con l’aggravante del maxi turnover di giovedì coi polacchi che costringe la squadra ad inseguire la qualificazione avendo due partite in trasferta.


4 a Lorenzo Lollo. Il Carpi vince un match fondamentale per la stagione, che può far allungare in classifica su un’avversaria diretta e lui trova il modo di prendere 2 gialli in mezz’ora e farsi cacciare. Una follia che potrebbe far svoltare in negativo il Carpi e in positivo il Bologna.


3 al Chelsea. Ancora sconfitto, ancora polemiche, ancora con un espulso. Certamente qualcosa all’interno non funziona. Mourinho non è entrato sotto pelle ai giocatori come nelle sue precedenti avventure, la squadra mentalmente è debole e la fortuna, stranamente, ha abbandonato il portoghese. La stagione sta prendendo una piega inquietante.


2 a Marc Marquez. Ha restituito la foto di Icardi bambino con Maxi Lopez al Barcellona, un’immagine vecchia e poco significativa. 7 anni fa idolatrava Valentino (come ogni centauro dovrebbe fare) e da qualche settimana non solo lo sta danneggiando, ma sta rovinando l’immagine propria e di uno sport fantastico, nuocendo anche a Lorenzo. Non sarà mai Valentino Rossi, per carisma, talento e popolarità, se ne facesse una ragione. E preghi che non succeda l’incredibile all’ultima gara.


1 a Valentino, proprio per l’ultima riga su Marquez. Difficile che qualcuno possa essere come lui. E quindi seppur giustamente arrabbiato, seppur volgarmente provocato, non può fare quello che ha fatto. Perché i campioni sono tali soprattutto sotto pressione, perché la figura è internazionale, perché è un simbolo dello sport. E per quanto parecchi italiani pensino (pensiamo) che abbia fatto una cosa sbagliata ma comprensibile, se ci togliamo la bandiera dal collo e la analizziamo con distacco, possiamo solo condannare. E tifare perché all’ultima gara vada a vincere proprio in Spagna e ci regali un’impresa così grande da cancellare quel piccolo grande folle calcetto…

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Le conferme dell’Europa sono state tante, anzi, troppe. Perché della solidità difensiva della Juve abbiamo visto tante esibizioni; del roboante attacco della Roma anche. Il Napoli è talmente forte e continuo da non fare quasi più notizia; la Lazio in casa è più puntuale di un orologio svizzero, e Pepito a segno in coppa per la Fiorentina aveva già bussato in Portogallo.

Purtroppo abbiamo visto anche una Juve prevedibile e lenta in attacco, con un incomprensibile Dybala in panchina per 79 lunghissimi minuti (anche con Morata Allegri perse tempo, ma si notava meno perché andava tutto bene).

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Sempre purtroppo, abbiamo riammirato le imbarazzanti lacune difensive della Roma, il cui allenatore cambia moduli e uomini, ma non riesce a dare un insegnamento difensivo al gruppo. Nelle ultime 53 partite di gestione Garcia la media punti è da metà classifica e nelle coppe il rendimento è, per punti e gol subiti, degno di una squadra uzbeka. Il tempo per migliorare le cose non manca, ma le prossime due settimane possono lanciare la Roma sia verso l’alto che verso il basso: Fiorentina, Inter e Bayer attendono il miglior attacco e la peggior difesa delle italiane in Europa.

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Purtroppo abbiamo assistito anche all’ennesimo turnover in Europa League: la Lazio era costretta dagli infortuni, ma in ogni caso ha vinto lo stesso, grazie all’impressionante potenziale offensivo, ad un Matri ritrovato, ad un Candreva da urlo e ad un Felipe Andersson finalmente continuo. E ha vinto nonostante Mauricio e la sua ennesima sbavatura. Il Napoli se lo può permettere, invece, perché è forse nel miglior momento della sua storia e soprattutto, rispetto a Lazio e Fiorentina, ha ricambi da Champions come Gabbiadini, Mertens e Chiriches: altro che riserve! Il 4-1 in trasferta di fatto lo qualifica in carrozza ai sedicesimi, con tanti tanti applausi per il lavoro svolto da Sarri finora.

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Quelli che merita la Fiorentina in Italia e molto meno in Europa. Perché il turnover (sempre lì si torna) è utile finché non diventa una malattia: cambiare 9 giocatori è dannoso, nocivo, e ora la prima in classifica si ritrova ultima in Europa League. Il troppo stroppia sempre. Troppi cambi levano identità al gruppo e certezze a chi subentra: una follia! Speriamo che sia una lezione utile in vista delle tre gare di ritorno, perché sarebbe imperdonabile perdere per strada una squadra incantevole come la Viola.

Troppe conferme insomma: tra 2 settimane speriamo di trovare qualche eccellente e positiva novità…

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10 a Napoli-Fiorentina. Fino a questo momento la partita migliore delle prime otto giornate. Qualità di gioco, tecnica, tattica ispirata e rispettata alla perfezione. Il trionfo del calcio e delle idee. Non inganni lo 0-0 dei primi 45′, non era figlio della paura, ma della corsa e dell’intensità che prevalevano sul talento. Uscito fuori nel secondo tempo coi soliti noti: Insigne, Kalinic, Higuain. Bravi tutti.


9 a Miralem Pjanic. I primi anni non tirava sempre le punizioni, nel rispetto delle gerarchie. Ora quando c’è un calcio di punizione, sul pallone i compagni evaporano. Calcia lui. Punto. Dai tempi di Marcos Assuncao la Roma non aveva uno specialista così forte in materia. 8 gol della Roma arrivano da palla inattiva: sarà un caso?


8 al Sassuolo che continua a disturbare le grandi, ultima la Lazio. E prima la Roma e l’anno scorso Juve, Milan e Inter. Applausi alla società lungimirante, all’allenatore preparatissimo e ai giocatori. Alcuni predestinati (Berardi), alcuni recuperati (Missiroli), più tante certezze.


7 per il Genoa. Gasperini ogni anno si ritrova a doversi inventare la squadra dall’inizio, o addirittura a stagione in corso. Il lavoro è sempre egregio, la salvezza arriva presto e, conti permettendo, potrebbe arrivare in Europa. Lo ha fatto pochi mesi fa, perché non sognare il bis?


6 per il Frosinone, ultimo dei promossi di questa ottava giornata. Le partite si vincono con il gioco e con la voglia, non con i nomi, e Stellone e i suoi lo dimostrano settimana dopo settimana, grazie al fatto di aver imbrigliato, pur perdendo, la Roma, aver pareggiato a Torino con la Juve e aver ottenuto due vittorie preziose al Matusa.


5 a Inter-Juventus. L’opposto di Inter-Fiorentina. Tanta fisicità, poche idee, poco gioco, pochissimo divertimento. L’Inter conferma la sua solidità senza spettacolo e con un gioco non riconoscibile; la Juve, invece, le sue doti di tenacia, ma numericamente pur recuperando un punto sul primo posto, ne perde altri due su Roma e Napoli.


4 al Verona che non sa vincere. I pareggi muovono la classifica, ma molto poco nell’era dei tre punti. Sono le vittorie a fare la differenza e il Verona ne sembra allergico. Buona notizia il ritorno al gol di Pazzini, meno buona l’ennesimo errore di Rafael. La strada è lunga e in salita.


3 al Bologna come i suoi punti in classifica. Bologna inteso anche come società, perché una squadra che non ha un’anima deve inevitabilmente cambiare allenatore, non potendo cambiare 20 giocatori. Un immobilismo preoccupante, quasi più dell’orientamento classifica. La rosa è buona, serve più cattiveria e, temo, un altro allenatore.


2 ai detrattori di Neymar. Su questa pagina ne parliamo da tempo, la prestazione di sabato (con annesso stop da sconsigliare ai cardiopatici) dovrebbe averli spenti definitivamente. Il miglior brasiliano degli ultimi 20 anni. Escluso, ovviamente, Ronaldo Luiz Nazario da Lima.


1 al Marsiglia, che giocava in Champions League e non proteggendo Bielsa è finito nel dimenticatoio. Nove punti in 10 giornate, e piena zona retrocessione. La società ha sbagliato con Bielsa, portandolo alle dimissioni, ed è stata lenta nel riorganizzarsi. Una svegliata può evitare una stagione senza coppe che sarebbe economicamente (e non solo) fallimentare…

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22 giorni per capire. 22 giorni per dare una forma definitiva alle squadre del nostro campionato. Per ora si viaggia senza cartina, un campionato senza padroni che regala emozioni, incertezza ed equilibrio. Tanti i match che in queste tre settimane daranno risposta.

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Già subito la ripartenza è veloce. Napoli-Fiorentina promette spettacolo ed emozioni, ma soprattutto deve dirci tanto sulle ambizioni scudetto delle due squadre che giocano il calcio più bello e pratico in serie A. La sera stessa Inter-Juve può eliminare la Juve definitivamente dalla corsa al titolo, ma anche rilanciarla clamorosamente. Per l’Inter è importante non perdere, soprattutto. Perché la doppia sconfitta casalinga con Fiorentina prima e Juventus poi cancellerebbe quella straordinaria partenza. Oltre, come detto, a fare un pieno di benzina e punti per la Juve.

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Ma non sarà solo l’ottava giornata a regalare spunti e risposte. La settimana successiva, infatti, al Franchi arriva la Roma, miglior attacco della serie A e altra candidata al titolo. Partita di fuoco, classifica alla mano. E dopo il turno infrasettimanale, ecco Inter-Roma. Tutti gli scontri tra le prime modificheranno la classifica che dovrebbe dare (di solito sì, quest’anno chissà) una forma definitiva al campionato.

Anche perché in mezzo ci sono le coppe, con i loro strascichi fisici e mentali. Fare una griglia era più semplice (sbagliandola) ad inizio anno e oggi si rischia di fare ancora più confusione.

Perché ognuna ha un motivo per andare fino in fondo:

  • la Fiorentina ha entusiasmo, talento, meno pressione e un allenatore predestinato.
  • il Napoli un attacco straordinario, voglia di vincere e un allenatore molto preparato.
  • la Roma ha più qualità di tutti, al netto di una difesa ballerina. E ha la rosa più ampia.
  • l’Inter è più fisica, capace di soffrire e affamata. 3-5-2 permettendo.
  • la Juve ha tanto ritardo e meno fame, ma un gruppo abituato a vincere è capace di farlo.

 

Tutto aperto insomma. Almeno per 22 giorni. A novembre faremo i conti.

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Se un banale gol all’Azerbaijan diventa una corsa infinita, a squarciagola, in stile Tardelli ’82, è chiaro che non sei uno come gli altri. Ecco, Antonio Conte non è uno come gli altri. Se l’Italia, dopo la vergogna del Brasile, è ritornata una squadra credibile, un collettivo importante, pur in assenza di nuove stelle e straordinari talenti, è perché il top player ce l’ha in panchina.

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Di solito le nazionali non brillano per la carriera funambolica dei loro allenatori. Ad eccezione di pochi (Deschamps, Del Bosque), chi allena le nazionali non è proprio l’allenatore a cui uno sceicco miliardario si affiderebbe per conquistare il triplete, anzi. L’Italia ha invece un’arma in più, perché questo è Conte: il valore aggiunto. Potrà non essere simpatico a chi non lo conosce da vicino, qualcuno potrà discuterne l’eccesso di esultanze o la quasi malattia per metodologie, lavoro e allenamento, ma se una nazionale che nella sua storia ha avuto Vieri, Inzaghi, Del Piero e Totti, oggi dipende da Pellè o pesca in panchina Giovinco per risollevarsi, se questa nazionale ha delle chances di combattere per l’europeo francese, lo deve al CT. Che non molla mai, che convoca senza guardare lo stipendio ma i chilometri percorsi, che non guarda in faccia a nessuno.

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Complimenti a chi lo ha scelto e difeso, chi ha trovato il modo di pagarlo e non importa il come. Mi pare impossibile pensare a Conte senza un club fino al 2018, ma questo ciclo sarebbe giusto finisse in Russia tra 3 anni. Provare a convincerlo deve essere il primo punto sull’agenda di Tavecchio.