ZONA TREVISANI

0 5126

10 al Napoli capolista. 10 al presidente che ha scelto Sarri tra l’ilarità generale, tra i dubbi di chi gli chiedeva di spendere e lo ha difeso anche dalle inopportune parole di Maradona. 10 a Sarri che ha trasformato in vino le drammatiche vendemmie di Benitez. E 10 a lui, all’attaccante più forte, bello e completo che ci sia.


9 al Barcellona, protagonista del film Una settimana da Dio. 14-0 il parziale tra Real Madrid, Roma e Real Sociedad. I tre alieni davanti sono in delirio tecnico, spazzano via tutto quello che gli passa davanti, siano essi calciatori, allenatori, schemi o anche detrattori. Già perché c’era, e forse c’è ancora, gente che discute Neymar. Arrendetevi!


8 a Mario Mandzukic. Grazie a una ritrovata difesa è tornata la Juve. Ma i gol pesanti li sta facendo tutti il gigante croato. Che lotta e combatte sempre affamato, che esce e sta zitto. Che è stato messo in discussione perché non è esteticamente splendido e splendente. Ma qualsiasi allenatore lo vorrebbe. Perché lotta, combatte e segna. What else?


7 a Thereau che da sempre e per sempre rimarrà sottovalutato, ma è un giocatore straordinariamente intelligente, uno di quelli che fanno felici gli allenatori. Se l’Udinese non è nei guai con la classifica è soprattutto merito di questo bravo ragazzo, capace di segnare (col Chievo) e far segnare (con la Samp). Sempre pronto, sempre elegante, mai banale. Applausi.


6 ultimo dei promossi il Milan. Pronto a salire in classifica e anche nel pagellone se confermerà quanto di buono mostrato contro la Samp. Gagliardo e tosto, ordinato e organizzato. Con un Niang meraviglioso è finalmente esploso anche al Milan ad alto livello, dopo le difficoltà di quando era giovanissimo. Al Genoa è cresciuto e contro la Samp si è preso il Milan. Sarà dura toglierlo, quasi impossibile.


5 a Kobe Bryant. Non si fa così, non ci si può ritirare così presto. Il Mamba è stato l’onda lunga di Jordan, una speranza per gli amanti dell’Nba, una meraviglia da vedere, un leader da ammirare. Non ci puoi togliere il gusto di vederti. No, Kobe, non ci siamo. Cambia idea prima che sia tardi, prima di fare dentro e fuori come MJ. Ritirati tra un po’, please!


4 al Verona. La stagione è cominciata male e l’esonero di Mandorlini è tardivo ed è arrivato quando i risultati lo hanno reso inevitabile. Una dirigenza solida e lucida, vede prima le cose da fare: ora è troppo facile, ma la squadra ha da tempo smesso di combattere! Serve una sterzata. Il cambio in panchina non garantisce salvezza ma almeno una scossa, quella si. E quella serve.


3 a Coly. Perché la cattiveria non c’entra, c’entra la foga, la voglia e la gioventù. Ma l’intervento su Dessena, non si può vedere. Il piede si lascia indietro, non si mette a martello sull’avversario. È un bel 3 anche il voto per l’arbitro La Penna che ha solo ammonito il terzino del Brescia. E per il quarto uomo che non si è reso conto di una cosa che era chiara pure a chi come me stava solo commentando.


2 alla Lazio. Ma dove sta la squadra dell’anno scorso. La rosa pareva migliorata, ma i singoli sembrano involuti e il gruppo non appare così unito come dovrebbe essere. Il rendimento è ottimo in Europa League, ma la classifica in campionato resta deficitaria. È più vicina la zona bassa di quella Europa, il gioco funziona a strappi e la difesa balla sempre. Venerdi con la Juve prova d’appello.


1 per la Roma, che si merita il posto più basso. L’atteggiamento dei giocatori, tra Barcellona e Atalanta, è sembrato menefreghista. Società rassegnata agli eventi e ad un allenatore che non riesce a migliorare la fase difensiva, non riesce a migliorare i calciatori, non riesce a migliorare le dichiarazioni. La rosa è buona e con un allenatore seguito dal gruppo, più solido mentalmente e capace di organizzare una fase difensiva, lotterebbe fino alla fine per lo scudetto. In queste condizioni può anche non arrivare tra le prime tre. E sarebbe economicamente un disastro.

0 5308

10 al Barcellona. Sono tornati quelli illegali, verrebbe da dire. Perché la prova del Bernabeu è molto simile a un 2-6 o alla manita di qualche anno fa. Il Barça di oggi per me è più forte come uomini: ribadisco che Suarez, Messi e Neymar dovrebbero essere vietati in un campo di calcio con la stessa maglia, ma il Barça è perfetto anche nel difendere. Uno spettacolo vero. Aiutato dall’avversario, ma ne parliamo dopo…


9 a Klopp. Per tutti coloro che sono convinti che l’allenatore non serva: l’allenatore fa la squadra! Poi ovviamente in campo ci vanno e decidono i giocatori. Ma Jurgen Klopp è un fuoriclasse e il Liverpool (che non vale il City sotto nessun punto di vista) va lì e gli rifila 4 pappine. Non la differenza tra le due squadre, ma quella tra i due manager, assolutamente.


8 per Dybala. Arrivi a Torino con il peso di una cifra mostruosa pagata per te. Arrivi a giocare nella Juve dove vincere è l’unica cosa che conta. E l’allenatore, pronti via, non ti vede. Panchina subito e gol subentrando in Supercoppa. Poi ancora panchine in serie. I tuoi compagni di reparto deambulano a fatica e tu continui a giocare col singhiozzo. Zero polemiche e 6 gol pesanti. Fenomeno vero. Nonostante tutto.


7 a Insigne. Come i suoi gol in campionato. Splendido anche in una giornata di scarsa ispirazione, splendido perché il gol che sblocca la gara vale sempre di più. Splendido perché l’abbraccio con Sarri (che non lo aveva tolto nonostante la prova insufficiente) può essere lo spot migliore per un Napoli che vuole lo scudetto.


6 per Giampaolo. Fin dal giorno dell’annuncio pensavo che non sarebbe riuscito a proseguire il lavoro di Sarri. E che l’Empoli fosse una seria candidata alla retrocessione. È giusto fare mea culpa quando si sbaglia. L’Empoli gioca come l’anno scorso, a tratti pure meglio e il merito è anche di Marco Giampaolo, persona seria, pure troppo, che sta riuscendo a salvare l’Empoli senza nemmeno sforzarsi troppo. Bravo!


5 a Paulo Sousa. La forza delle idee, le dichiarazioni sempre azzeccate e una Fiorentina competitiva, continuano a farmi pensare che sia un predestinato e un grande allenatore. Ma guai a pensare che un grande allenatore non abbia bisogno dei giocatori. Kalinic non può fare turnover, è il perno di questa squadra. Non tutti i giocatori sono uguali ed è importante capirlo come ha fatto Sarri. Si a qualche cambio, no alla normalizzazione dei titolari.


4 per il Milan. Perdere a Torino con la Juve è normale. Per il Milan allo Stadium è quasi una (terrificante) abitudine. Ma c’è modo e modo. Perdere combattendo, perdere con onore, perdere giocando. Perdere così no. Sono sorpreso di come il Milan, appena sposti qualcosa, crolli in maniera verticale. Con Bertolacci fuori il centrocampo soffre. Bonaventura molto meglio nei tre davanti. Il gioco latita ma quel che è peggio, la personalità non c’è.


3 per Mandorlini. Sfortuna, mercato imperfetto, infortuni a raffica, tutti a centrocampo tra l’altro. Ecco perché non 1 ma 3 è il voto. Per le attenuanti. La squadra è senza gioco e senza idee: 8 gol segnati, 1 solo su azione, e 0 vittorie. L’esempio del Bologna (3 punti in 7 gare dopo esonero di Delio Rossi) parla chiaro: cambiare è obbligatorio quando una squadra deambula in campo senza giocare.


2 a Berardi. Premessa fondamentale: lo considero il miglior talento italiano Under 21, insieme a Bernardeschi. Ma siamo alla quarta espulsione diretta in carriera, a 21 anni. Le probabili 3 giornate che prenderà faranno diventare in totale 18 le giornate saltate da questo ragazzo in 4 anni. Un girone intero, praticamente. Se si aggiunge lo scarso rapporto con i CT italiani, Under e non, è chiaro che bisogna lanciare un allarme. Houston abbiamo un problema.


1 per l’accoppiata Benitez-Florentino Perez. Mamma ho perso le idee e la lucidità non è un film di Natale, ma la situazione alla Casablanca. Il presidente ama ricostruire e cambiare, pensando che sia semplice. Ma sostituire Ancelotti con Benitez è come passare dalla Formula 1 al triciclo. Rapporti scarsi con i senatori, calcio di basso livello, empatia col pubblico inesistente. Nemo profeta in patria, si adatta bene a Rafa. Che se vede il suo Real non può essere contento. Ma se vede come Sarri in 5 minuti ha aggiustato il Napoli difensivamente, può anche pensare di smettere.

0 6787

Come un buon vino rosso. Zlatan Ibrahimovic sta continuando a migliorare, invecchiando. A 34 anni ha trovato una maturità e una continuità che non gli erano mai appartenute da ragazzo prima e da giovane uomo poi. Mi sono trovato spesso a criticarlo, senza che i fideisti capissero il motivo. Eccolo, il motivo: questo è l’Ibra che volevo! Uno che possa lottare non per il pallone d’oro svedese (vinto 10 Anni di seguito, anche per assenza di rivali); un Ibra che, alla Messi o alla Ronaldo, fosse capace di decidere tutte le partite importanti.

1

Gli anni di Ajax, Juve, Inter e Barcellona sono stati anni nei quali lo svedese era pigro, forse oppresso dalla voglia di dimostrare in Europa quello che gli veniva nei campionati nazionali. E così i numeri parlavano per lui: tantissimi gol tra Eredivisie, Serie A e Liga, ma una comparsa in nazionale e in Champions League. Al Milan un pochino cominciò a migliorare, ma il vero salto di qualità si è avuto al PSG.

“Ho fatto apparire la Ligue 1 sui mappamondi calcistici”

Questa è solo una delle tante provocazioni di Zlatan, ed è vero. Ma è altrettanto vero che da quando gioca all’ombra della torre più bella che esista, è cambiato: i gol in campionato sono rimasti tantissimi, ma quelli in Champions e, soprattutto, in nazionale sono diventati abituali. Basti pensare che nelle prime 50 partite con la Svezia non era arrivato a 20, mentre nelle altre 62 ne ha segnati 43!!!

Non aveva mai segnato alla Danimarca in 5 precedenti: in 3 giorni gli ha fatto 3 gol. Nelle ultime 13 in casa, nella meravigliosa Friends Arena, ne ha segnati 20. Questo Ibrahimovic dovrebbe fermare il tempo. Un leone che con questi ritmi realizzativi e questo talento può davvero competere con Messi, Neymar e Ronaldo. Speriamo che madre natura, che con lui ha già fatto un capolavoro, ce lo conservi il più a lungo possibile.

2

Ibra così fa bene al calcio. E l’Europeo con un buon bicchiere di rosso, può essere solo migliore.

0 3481

10 a Neymar. Non vedevo un gol così bello da quello di Ronaldinho al Villarreal. Neymar nella stessa porta, contro lo stesso avversario e con lo stesso passaporto ha fatto una cosa da perdere la testa e la voce. Ma d’altronde ne parliamo da tempo su questa pagina: Neymar è un alieno. Il resto sono chiacchiere di chi non vede o non vuole vedere la realtà.


9 come Dzeko e Higuain. L’importanza del numero 9: perché la tattica, e le belle parole, nel calcio sono importanti. Ma quelli che cambiano gli 0-0 in vittorie, che fanno diventare una squadra una grande squadra, sono i centravanti. Il bosniaco ha segnato molto meno (contro Juve e Lazio) ma per la Roma è come ossigeno; l’argentino è semplicemente la perfezione del Napoli.


8 per Federico Bernardeschi. Talento straordinario da sempre, ragazzo d’oro, piede incredibile. Paulo Sousa lo ha visto ed essendo stato un grande campione, ha riconosciuto il livello alto del ragazzo di Carrara, e lo ha mandato in campo sempre e comunque. Trequartista, ala, esterno di fascia. A Marassi ha giocato una partita incredibile, l’ennesima consacrazione di un predestinato


7 è il numero di Kondogbia. Che si è svegliato all’ora di pranzo ed è stato un bel risveglio. Continuo a pensare che esploderà e dimostrerà il suo valore, con calma, perché l’adattamento non è uguale per tutti. 40 milioni sono comunque troppi, ma il livello del ragazzo non è quello delle prime 11 partite.


6 ultimo dei promossi, ma non per questo meno applausi per Eusebio Di Francesco. Allenatore in gamba, persona seria, ottimo comunicatore di messaggi positivi. Il Sassuolo vola in piena zona Europa League, grazie alla programmazione del presidente, a una società lungimirante, ad una buona rosa e ad un allenatore serio e concreto. Applausi.


5 al Torino. La miglior partenza in campionato da 21 anni a questa parte, vanificata da 6 giornate con appena due punti. Certo il calendario non era facile, certo la fortuna e il Torino sono spesso incompatibili. Ma questo 3-5-2 un po’ piatto ormai lo conoscono tutti e se Bruno Peres non fa le fiamme o Glik non diventa bomber, fare gol diventa complesso.


4 a Rafa Benitez. L’Italia è la serie A sono la sua criptonite, quando ci entra in contatto, va male. Sarri sta dimostrando le sue enormi pecche a Napoli. Con l’Inter non ne parliamo. Il Real sveglia il Siviglia e segnano Immobile e Llorente, che non stavano esattamente volando. Insomma Benitez sta alla serie A come Marquez alla sportività.


3 per Mandorlini. Se la squadra che ha divertito l’anno scorso non c’è più ed è ultima in classifica, è evidente che si è rotto qualcosa. Ok l’assenza di Toni, ma è la compattezza che manca, e l’unione e un gioco non più entusiasmante. Eppure il materiale umano e tecnico non è da ultimo posto. Guardare il Bologna e prendere esempio.


2 a chi ha detto “oggi ha vinto la Spagna”. Oggi (e a Sepang) ha perso lo sport. Le turbe mentali di un ragazzino spagnolo, la voglia di vincere aldilà del consentito, l’inferiorità assoluta rispetto a Valentino Rossi, ha portato Marquez e Lorenzo a fare una schifezza inaudita. In pista e fuori. Rossi ha perso un mondiale ma ne ha altri 9 con cui consolarsi. Marquez ha perso la faccia e neppure il miglior chirurgo gliela ridarà. Mai.


1 al derby senza tifosi. Il calcio vive di passione e di emozione e uno stadio pieno ne è l’esaltazione totale. Ovviamente dei tifosi veri, non di quelli che rovinano tutto. Trovate una soluzione e trovatela in fretta, perché il calcio in uno stadio vuoto è come una macchina senza le ruote.

0 2344

Il weekend in arrivo completerà (quasi) un terzo del campionato. Le impressioni di inizio stagione, cominciano a somigliare a verdetti o, almeno, a sentenze. Dopo una bella settimana di coppe, con 4 vittorie e un pareggio fuori casa, voliamo col ranking per riprenderci ciò che ci spetta, e il campionato sta dando risposte importanti: il gioco di Roma e Napoli, la difesa dell’Inter, la rincorsa del Milan e una splendida Fiorentina; la Juve e la Lazio più in affanno, ma ci sono.

È proprio quello che deve dirci la giornata dodici, perché le domande sono tante:

0 5305

10 all’Inter. Perché 10 con un trattino in mezzo, diventa 1-0. Il punteggio di chi vince soffrendo, ma anche il punteggio di chi vince i campionati come il Milan di Capello e la Juve più recente hanno dimostrato. 10 senza lode perché il gioco ancora non convince, ma per lo scudetto ci sono anche i ragazzi di Mancini (e chi segue questa pagina non lo scopre oggi).


9 sono i gol e il voto di Eder. Meglio di Higuain, fino ad ora meglio di tutti. Media per chiudere a 30 gol a fine campionato e, anche se non succederà, va applaudito chi ha lavorato, sudato, combattuto lo scetticismo, fatto la trafila e si è consacrato in ritardo non solo per colpa sua. Oro per la Samp e anche per l’Italia.


8 al Milan. Un gran bel Milan. Finalmente. Il 4-3-1-2 presidenziale lasciato da parte, Sinisa ha scelto il suo credo: è il 4-3-3 e, così come per il Napoli, la svolta. Ha recuperato Cerci, rotto l’incompatibilità Bacca-Adriano, liberato il centrocampo, in particolare Bertolacci, e coraggiosamente cambiato portiere. Un mix di personalità e gioco che merita solo tanti applausi.


7 per Cuadrado e per la sua ex squadra, la Fiorentina. Il colombiano, tra i migliori nell’oscuro bimestre bianconero, rimane inspiegabilmente in panchina ma entra, fa assist e segna il gol decisivo. La Viola cambia mezza squadra e vince lo stesso riportandosi in testa alla classifica. Ma che fosse forte, anche qui, lo sapevamo da tempo.


6 e ultimi promossi per i portieri del campionato. Sabato super Buffon e Handanovic contro Torino e Roma, domenica è toccato a Perin fermare il Napoli, Donnarumma mi continua a piacere (nonostante gli errori di gioventù) e lunedì hanno chiuso in bellezza Viviano e Skorupski. Nell’equilibrio di classifica e degli attacchi, anche i portieri dicono la loro.


5 al Torino. Va bene la sfortuna, va bene la forza dell’avversario, va bene tutto. Ma se l’anno scorso il gol di Pirlo è stato un guizzo da campione eccezionale e praticamente immarcabile, sul 2-1 di Cuadrado c’è tanto da dire: la squadra si è impaurita e nel recupero ha solo difeso; l’immobilismo quando Pogba sta per andare da Alex Sandro è inquietante; il mancato intervento di Padelli su un passaggio lento nella sua area di porta, incomprensibile. Ci vuole più personalità.


4 al Carpi, che manda via Castori troppo presto, poi manda via Sannino ancora prima. Caos totale, troppa fretta, forse disabitune alle pressioni della categoria e anche tra i dirigenti è assente la serenità. Chiunque venga scelto, lo si faccia lavorare in santa pace: la salvezza sarebbe un miracolo, non un obbligo.


3 al Bologna per il motivo opposto. Lentissimi nell’allontanare Delio Rossi, palesemente in difficoltà già dall’anno scorso in serie B: senza empatia col gruppo, senza spirito la squadra. Non è un caso che due degli uomini più attesi, Destro e Giaccherini, siano stati i migliori e siano tornati al gol: meglio tardi che mai! Ora può salvarsi e mettere le basi per un grande futuro, perché, come abbiamo sempre detto, la squadra non è male e Saputo ha le risorse.


2 agli impianti italiani. Stadi e terreni di gioco. Tra la vecchiaia, la mancanza di idee, la burocrazia, siamo ancora anni luce indietro rispetto a tutti. Qualche miglioramento c’è’ stato, ma almeno per 4-5 anni ancora saremo nel paleozoico rispetto ad inglesi e tedeschi. Le battagli in FIGC, peraltro, non aiutano a focalizzare l’attenzione sui problemi reali del nostro calcio.


1 speciale allo Special One. Dalla lite con la Carneiro, alle polemiche arbitrali. Da un gioco che latita a una difesa imbarazzante. La squadra non sarà perfetta, ma neanche così scarsa come sembra. “Nothing to say” potrebbe essere il commento alla sua stagione. La peggiore da quando allena.