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Top11 grandi firme questa settimana. Si parte dai due rigori parati da Marchetti e si prosegue con gli addii con gol dell’atalantino Bellini e del veronese Toni, passando per le super-prestazioni del genoano Suso e dell’interista Perisic e concludendo con il record di Higuain e un Pavoletti che meriterebbe una chance all’Europeo.

Se Marchetti va nella Top11 perché ha parato due rigori è evidente che di contro debba esserci qualcuno che va nei Flop perché quei tiri dal dischetto li ha sbagliati: si tratta di Mbakogu del Carpi, che ormai è diventato una presenza fissa della classifica dei peggiori. Molto male anche la Sampdoria e il Torino.

 

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Gonzalo Higuain (Napoli)

Raggiunge Angelillo nella storia della serie A a quota 33 gol e mette Nordhal nel mirino due lunghezze più in là. Goleador implacabile e principale artefice della stagione del Napoli. Anche contro il Torino segna subito un gol, colpisce un palo e costringe Padelli agli straordinari.


Suso (Genoa)

Altro “miracolo” di Gasperini. La possibilità che il tecnico del Genoa riuscisse a far emergere le sue qualità non era neanche quotata e il risultato è sotto gli occhi di tutti. L’ex di Liverpool e Milan in 19 presenze mette insieme 6 gol e un assist, oltre alla consapevolezza di poter giocare ad alti livelli. È l’eroe del derby della Lanterna.


Federico Marchetti (Lazio)

Una doppietta alla voce rigori parati, nella stessa partita e allo stesso giocatore, non è situazione consueta. Il numero 1 della Lazio ci riesce ipnotizzando Mbakogu del Carpi e regala a Inzaghi un’altra vittoria che avvicina il tecnico alla conferma per la prossima stagione.


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Jerry Mbakogu (Carpi)

Se il Carpi finirà di nuovo in B gran parte delle colpe dovranno essere accreditate all’attaccante nigeriano: 1700 minuti giocati in 24 partite e la miseria di 2 gol, il secondo ieri inutile con la Lazio già sullo 0-3 dopo che lui aveva sbagliato due rigori. Il primo, sullo 0-0, poteva anche starci, ma perché fargli tirare pure il secondo?


Dodò (Sampdoria)

Sulla corsia destra il Genoa costruisce i primi due gol nel trionfo del derby e il laterale brasiliano in prestito dall’Inter ha le colpe principali perché non riesce mai a tenere Ansaldi e Suso. Dopo un girone di ritorno giocato su discreti livelli, una sola parola dopo questa gara: disastro.


Amadou Diawara (Bologna)

Ha fatto una grande stagione d’esordio in Serie A ma chiude in negativo, prendendosi due cartellini gialli in nemmeno un quarto d’ora. Troppo nervoso in una partita che non doveva affatto rappresentare un problema.

 

Di seguito tutti i giocatori che in questa giornata si sono fatti notare, nel bene e nel male!

La 73esima edizione degli Internazionali Bnl di tennis, a Roma, è appena iniziata. E la grande novità è rappresentata dai sorteggi del tabellone maschile e di quello femminile in piazza del Popolo. Per tutto l’arco del torneo, fino al 15 maggio, sarà attivo in centro un vero e proprio campo da tennis, dove si potrà giocare e dove ci saranno maestri pronti a insegnare qualche tecnica. Due schermi non faranno perdere neanche un punto dei match del Foro Italico.

I FAVORITI

Novak Djokovic è il numero uno al mondo, il vincitore uscente e il favorito principale per aggiudicarsi l’edizione 73 del Masters 1000 romano. Da chi dovrà guardarsi Nole? C’è Rafael Nadal, tornato a fare paura e che qui sette volte ha trionfato, c’è Andy Murray, c’è Roger Federer, c’è Stan Wawrinka. Ci sono tutti i migliori, insomma.

In campo femminile, invece, manca la vincitrice dell’anno scorso. Maria Sharapova è infatti squalificata e lascerà probabilmente campo aperto a Serena Williams, che dovrà guardarsi in particolare dalla tedesca Angelique Kerber, dalla spagnola Garbine Muguruza e dalla romena Simona Halep.

L’EDIZIONE 2015

Novak Djokovic si è aggiudicato l’ultima edizione degli Internazionali capitolini. In finale, ha avuto la meglio sullo svizzero Roger Federer, con un 6-4, 6-3 che ha lasciato poco spazio alle velleità dell’elvetico, mai vincitore peraltro sulla terra battuta del Foro Italico, pur essendo arrivato quattro volte all’ultimo atto. In campo femminile, oltre a Maria Sharapova, l’anno passato è arrivata a sorpresa in finale la spagnola Carla Suarez Navarro, con vittoria della prima.

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GLI ITALIANI

Fabio Fognini guida la pattuglia azzurra a caccia di gloria. Con lui anche Andreas Seppi e Paolo Lorenzi. Un tris che potrebbe anche fare strada, ma molto dipenderà dal tabellone. Due wild card per il tabellone principale sono state assegnate a Marco Cecchinato e Salvatore Caruso. Simone Bolelli ha dovuto rinunciare all’ultimo momento per infortunio.

Tra le donne, forfait per la bella Camila Giorgi, a causa di un risentimento alla schiena. Ci affidiamo dunque a Roberta Vinci, Sara Errani, Francesca Schiavone e Karin Knapp. La speranza dei tifosi è che un’azzurra possa presentarsi magari alla finale.

IL MONTEPREMI

Il montepremi del Masters 1000 italiano è invitante: sfiora infatti i quattro milioni di euro per il torneo maschile (3.830.295) e i tre milioni per quello femminile (non considerato Masters, ma Premier) (2.707.664).

PLURIVINCITORI

Rafa Nadal ha vinto sette volte a Roma, di cui tre consecutive (2005, 2006, 2007, 2009, 2010, 2012, 2013) e sogna l’ottava meraviglia. Chris Evert è la plurivincitrice tra le donne: cinque successi (1974, 1975, 1980, 1981, 1982). Ma è la spagnola Conchita Martinez quella ad aver vinto più tornei consecutivamente, quattro, dal 1993 al 1996.

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LA FORMULA E GLI ORARI

Dal 2011 il torneo romano si gioca con la formula ‘combined event’, ossia con le stesse modalità dei tornei del Grande Slam. Si alternano, dunque, la gara del torneo maschile e di quello femminile. Le finali sono in programma domenica 15 maggio. Sia le semifinali sia le finali si giocheranno sul campo Centrale.

Due le sessioni in cui è suddivisa la giornata di match: una mattutina e una serale. Si comincia alle 11 sul Grand Stand, sul Nicola Pietrangeli e sui campi secondari; alle 12 sul Campo Centrale, che apre anche di sera, alle 19.30, per un match maschile e uno femminile. Sul Grand Stand è prevista una ‘long session’, ossia cinque partite al giorno dalle 11.

IL TORNEO IN TV

Sky trasmetterà interamente gli Internazionali maschili di Roma sui suoi canali satellitari. Lo streaming è garantito agli abbonati su smartphone, tablet e pc grazie a Sky Go. Rai 2 trasmetterà almeno una semifinale e la finale del torneo maschile. Il torneo femminile sarà trasmesso integralmente da SuperTennis e, gratuitamente, sul canale 64 del digitale terrestre. E ancora, in simulcast streaming su www.supertennis.tv, attraverso l’applicazione ufficiale gratuita per iPhone e iPad.

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PEUGEOT A ROMA

Con gli Internazionali di Roma inizia pure #DriveToTennis, iniziativa fotografica riservata agli appassionati di Peugeot, che potranno dare spazio alla propria creatività, interpretando la presenza di Peugeot al Foro Italico. Interagendo con i tablet o pubblicando una foto su Instagram o Twitter con l’hashtag #DriveToTennis, avranno la possibilità di essere ospiti del marchio automobilistico per la finale prevista il 15 maggio.

SICUREZZA AL MASSIMO

Rispetto agli altri anni, sono state deliberate spese straordinarie per garantire la sicurezza degli spettatori che affluiranno al Foro Italico. Non ci sarà nulla di troppo invasivo, ma la Coni Servizi sarà in costante contatto con questura e prefettura di Roma. Gli episodi di terrorismo che hanno colpito recentemente anche l’Europa impongono che l’asticella della sicurezza venga alzata.

VIENI AL FORO IN TRENO

Trenitalia e la Federazione Italiana Tennis collaborano per portare più gente al Foro Italico. Viene infatti garantito uno sconto del 30 per cento sui biglietti delle Frecce per chi è in possesso di un tagliando di entrata alle partite del torneo. E chi vorrà raggiungere il Foro Italico, da Roma Termini, avrà a disposizione un servizio navetta gratuito. Che lo riporterà a Termini finite le gare. L’offerta è valida dal 6 al 15 maggio (per il ritorno dal 7 al 16 maggio).

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LA ROMA AL FORO

Ci saranno anche i calciatori della Roma, lunedì 9 maggio alle 19 al campo ‘Nicola Pietrangeli’ del Foro Italico. Per beneficenza, in otto sfideranno otto tennisti Atp in un tie-break. Si chiama ‘Tennis with Stars’ l’iniziativa e il ricavato va ai bambini della Comunità di Sant’Egidio. I biglietti costano 10 euro.

COS’È UN MASTERS 1000

Roma fa parte del circuito Atp World Tour Masters 1000, che raggruppa i nove tornei più prestigiosi dopo i quattro del Grande Slam. Insieme al Roland Garros e a Montecarlo – i due tornei che precedono e seguono Roma – gli Internazionali vengono anche chiamati ‘Slam Rosso’, il trittico più importante sulla terra battuta.

LA STORIA

Le prime cinque edizioni degli Internazionali d’Italia si svolsero al Tennis Club Milano. Nel 1935 si disputò a Roma il torneo maschile, mentre quello femminile rimase a Milano. Dal 1936 al 1949 il Foro Italico divenne la location fissa. Nel 1961 si giocò al Circolo della Stampa di Torino per il centenario dell’Unità Italia. È diventato torneo di tennis professionistico nel 1969. A partire dal 2002 si chiama Internazionali Bnl d’Italia.

Tra le immagini della storica finale di Berlino tutti gli italiani ricordano ancora le istantanee di un cerchio al centro del campo. Pochi avevano capito cosa stesse succedendo, ma proprio in quel momento Mauro German Camoranesi stava tagliando la sua coda in mondovisione.

Attirò l’attenzione degli osservatori del calcio italiano nell’estate del 2000, quando venne acquistato in comproprietà dal Verona. Deve tantissimo ad un allenatore, oggi direttore tecnico, preparatissimo e silenzioso: Attilio Perotti. “È stato un personaggio fondamentale per la mia carriera, con me ha usato rispetto e pazienza e gran parte del mio rendimento a Verona lo devo a lui. Una grande persona, al di là del tecnico comunque molto valido“.

Mandatory Credit: Grazia Neri/ALLSPORT
Mandatory Credit: Grazia Neri/ALLSPORT

Della sua carriera veronese restano ben impresse due immagini: il gol decisivo in un derby in rimonta, contro il Chievo (quello della folle corsa di Alberto Malesani, che gli costerà un litigio in diretta con Giorgio Tosatti) e poi il pallonetto contro la Reggina, nello spareggio salvezza al Granillo, che varrà al Verona la permanenza in Serie A. Nella stagione 2001/02, nonostante il Verona retroceda in Serie B, continua a dimostrare ottime doti tecniche attirando l’attenzione della Juventus, che lo acquista in comproprietà per 4 milioni di euro nell’estate del 2002 per sostituire l’infortunato Zambrotta, dopo che gli scaligeri hanno riscattato l’intero cartellino dal Cruz Azul.

A Torino, con Marcello Lippi, si guadagna subito un posto da titolare: nonostante a Verona fosse schierato come punta esterna, il tecnico viareggino lo piazza sulla fascia destra, valorizzando le sue doti tecniche ed il dribbling secco. Disputa, tra campionato e coppe, 45 partite, mettendo a segno quattro reti e vincendo il suo primo scudetto. Purtroppo, la grande delusione arriva dalla finale di Champions League di Manchester: Pavel Nedved, autentico trascinatore della Juventus di quegli anni, è squalificato e Lippi decide di schierare Mauro al suo posto, come trequartista. La prestazione dell’argentino è deludente e la “Coppa dalle grandi orecchie” è vinta dal Milan. Al termine della stagione è riscattata la seconda metà del cartellino per 4,5 milioni di euro e Mauro diventa totalmente di proprietà bianconera.

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Non è mai stato tenero con i giornalisti italiani, sopratutto quelli che gli chiedono perché non canti l’inno nazionale: “Sono tre anni che mi rompono con la storia dell’inno italiano, fanno la solita domanda per provocarmi. Inizialmente rispondevo che da dieci anni non canto l’inno argentino, figuriamoci quello italiano, ma loro mi stuzzicano per farmi dire cose che non voglio“.  Non è stato facile, in realtà, dimenticare l’ostracismo di Marcelo Bielsa, allora selezionatore dell’Argentina, nei suoi confronti, ma la sera di un freddo 12 febbraio 2003 iniziò l’avventura che avrebbe fatto di lui il settimo oriundo capace di sollevare la Coppa del Mondo con la maglia azzurra dopo Raimundo Orsi, Enrique Guaita, Michele Andreolo, Anfilogino Guarisi, Luis Monti e Atilio De Maria nel 1934 e nel 1938. Era dai tempi di Angelo Benedicto Sormani (Mondiali in Cile del 1962) che non si vedeva un oriundo vestire la maglia della Nazionale italiana.

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L’immagine che ricordo di più – dirà Mauro, a coronamento di questa esperienza – è l’ingresso in campo, con la Coppa sul tavolo ed al mio fianco, tra gli avversari, tre amici come Trézéguet, Thuram e Vieira. Ed a fine partita, nella gioia della vittoria, sono andato a consolare sul campo i miei compagni sconfitti. C’è una grande distanza tra la felicità e lo sconforto, tra il vincitore ed il vinto“.

La notte prima della partita con la Francia nessuno riusciva a dormire. Fu allora che Ciro Ferrara entrò nella stanza di Camoranesi con il cellulare in mano: Stai tranquillo che domani diventi Campione del Mondo, dormi sereno” si sente dall’altra parte del telefono. “Era Maradona, non ci potevo credere. Io Diego non lo conoscevo, non gli avevo neanche mai parlato. È stata una dell’emozioni più grandi che abbia provato”

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L’anno successivo inciderà il suo nome nella storia della Juventus. Non per un trofeo, non per l’ennesima vittoria, ma per essere stato uno dei pochi a restare dopo la diaspora di Calciopoli, sebbene un po’ a malincuore. “Non volevo restare, ma non mi hanno lasciato andare. Ero d’accordo con il Lione, ma sono stato obbligato a restare. Ho trent’anni anni e sto giocando in B, diciamo che non è proprio quello che sognavo a questo punto della carriera. C’è una cosa buona, almeno. Abbiamo tutte le domeniche libere“. Ma i tifosi non dimenticano certe cose. È per questo che Buffon, Trézéguet e Del Piero sono inattaccabili per i tifosi bianconeri. E Camoranesi anche. Fosse anche solo per le domeniche libere. Segnò due gol contro l’Inter nel 2007-2008: per quella Juve, provinciale, erano le partite dell’anno. Segnò all’andata e al ritorno. Non era un fenomeno, ma se in giornata ti faceva divertire.

Mauro Camoranesi – dice Giuseppe Andriani, editor di blogdicalcio e juventino – non è stato uno che è passato inosservato. Taglio di capelli da rocker, estro da trequartista per un esterno puro, che da centrale di metà campo avrebbe dato tanto anche negli ultimi anni di carriera. Un italiano con il dna di un sudamericano, o viceversa. Non ha mai cantato l’inno di Mameli prima di giocare in nazionale, non l’ha mai saputo. Ma non sapeva nemmeno quello argentino. Magari è il suo modo di intendere la vita, la nazionale: non conoscere l’inno. Non lo sarà, ma sarà uno di quei calciatori che rimangono nella mente, oltre che in una parte remota e irrazionale di cuore”

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Top11 molto variegata, ma con la forte impronta lasciata dai successi del Torino e della Lazio. In attacco c’è spazio anche per il ritorno di Higuain che fa tremare il record di gol in serie A di Nordhal, ora distante tre lunghezze.

Per i Flop11 tanti difensori, e anzi i tre centrali scelti sono anche pochi perché potevano benissimo essere accompagnati da altri giocatori, che però hanno fatto errori meno gravi ed evidenti. Milan e Udinese dominano la classifica con tre elementi, seguite dall’Inter che piazza due slavi inesistenti nella sconfitta di domenica contro la Lazio.

 

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Andrea Belotti (Torino)

Con 11 reti (12 complessive) è l’attaccante italiano più prolifico del 2016 e il secondo in assoluto, dietro al solo Higuain. Ventura ha svezzato a dovere questo talento in grado di giocare indifferentemente da prima e da seconda punta. E ora merita di andare all’Europeo.


Franco Vazquez (Palermo)

Nonostante la stagione travagliatissima del Palermo, è stato sempre una certezza sul piano del rendimento. Il gol che ha spianato la strada della vittoria sulla Sampdoria e riaperto la lotta salvezza dei rosanero è un gioiello di astuzia e rapacità.


Lucas Biglia (Lazio)

Regista come lui ce ne sono pochi ormai nel calcio italiano ed europeo. Sarà ambitissimo nel prossimo calciomercato e con il suo valore e le sue geometrie potrebbe determinare il salto di qualità di molte squadre.


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Andrea Ranocchia (Sampdoria)

Ancora una volta il difensore della Sampdoria finisce sul banco degli imputati. Il vantaggio del Palermo è l’ennesimo gentile omaggio di una stagione che nemmeno a Genova riesce a prendere una buona piega, si incarta da solo su un pallone innocuo e azzarda un dribbling su Gilardino che gli sottrae il pallone e manda Vázquez in porta per l’1-0. Meglio per noi che gli Europei li guardi da casa…


Stevan Jovetic (Inter)

Nomination da condividere con il compagno di reparto Icardi, solo che a differenza dell’ex Manchester City l’argentino ha fatto male perché non si è visto. Jovetić invece di palloni ne ha giocati anche diversi, ma quasi tutti cercando una giocata di fino o un colpo in grande stile puntualmente mai riuscito. Che senso ha giocare di tacco con la propria squadra sotto di un gol?


Gianluigi Donnarumma (Milan)

Sul primo di Paganini parte in ritardo, sul secondo di Kragl sceglie di non piazzare la barriera e viene bucato da quaranta metri. Va bene che al Bentegodi Montolivo aveva fatto passare la punizione di Siligardi perché si era girato, però rinunciare completamente alla barriera forse è troppo.

 

Di seguito tutti i giocatori che in questa giornata si sono fatti notare, nel bene e nel male!

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Un giocatore lo vedi dal coraggio e dall’altruismo. Nel suo caso sostituite la parola “fantasia” con “attaccamento alla maglia” inteso come professionalità che sfocia quasi nella devozione e avrete il ritratto perfetto di Diego Pablo “El Cholo” Simeone. Senza scomodare aggettivi abusati, potrebbe bastare un fotogramma a raccontare la sua carriera da calciatore. È il 5 maggio del 2002 e l’Inter è ancora ferma, inchiodata, sul 2 a 2 contro la Lazio. Mentre ti aspetti il gol dell’Inter è lui a rovesciare partita, pronostico e scudetto con un ferale gol di testa. Non esulta, anzi qualcuno racconterà di averlo visto piangere. Ma nessun interista lo ha mai accusato di aver messo fine ad un sogno.

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Perché quando dai tutto per una maglia, nessuno ti rinfaccerà mai nulla, e potrai sempre camminare a testa alta. Come El Cholo, uno che adesso che fa l’allenatore, chiede ai propri giocatori di innamorarsi della maglia, come lui ha sempre fatto con le sue. Inter, Lazio, Atletico Madrid. E non è un caso che proprio l’altra sera, dopo il match di Champions contro il Bayern, Simeone abbia dichiarato di voler tornare a Milano, un giorno. Magari non troppo lontano. In fondo l’Inter e il Cholo si sono lasciati senza rancori. Pedina di scambio di un affare che avrebbe portato sì lo scudetto, ma alla Lazio. Novanta miliardi (di vecchie lire) più Simeone per Vieri. Lippi che avalla l’affare, perché in fondo a centrocampo bastano le geometrie di Jugovic.


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Ma il dinamismo di Simeone è un’altra cosa, se ne accorgerà la Lazio quando batterà la Juventus con un suo colpo di testa al Delle Alpi e riaprirà il campionato, che poi andrà a vincere. Eppure il primo ad accorgersi di lui, in Italia, era stato Romeo Anconetani. Con la maglia del Pisa disputerà una stagione, retrocedendo, e alla fine dovrà liberare il posto da straniero. All’epoca, siamo nel 1992, in serie A si poteva giocare con tre stranieri, in B con due. La vita di Simeone è fatta di metropoli e provincia, di scelte radicali e legami indissolubili. Milano è l’Inter, Roma è la Lazio, Madrid è solo colchonera. L’altra metà della città nemmeno si nomina. Il Cholismo è una religione fatta di astuzia, garra e sangre. Chi non lotta può tornare a casa.

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Perché Diego, le ossa, se l’è fatte a Pisa, da giocatore, e a Catania da allenatore. Quando Pietro Lo Monaco ebbe la geniale intuizione di farlo sedere su una panchina di Serie A. Fu amore a prima vista con la città, la squadra, il campionato. Ma lui, che a Madrid aveva già vinto uno scudetto da giocatore, aveva una missione. Riportare lo scudetto al Calderòn. Lo stadio dove non si fanno selfie, ma si canta e si tifa, senza fischiare. Uno dei pochi allenatori in grado, al momento, di spostare gli equilibri di una semifinale di Champions. Le sue squadre sono simili a lui. Corrano e lottano, si sacrificano, come lui fece per Ronaldo e Djorkaeff nell’anno della Coppa Uefa nerazzurra, quando si prese perfino la briga di segnare una doppietta al Milan emulando il fenomeno in un dribbling a Sebastiano Rossi.

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A Milano lo aspettano, prima o poi. A Roma, sponda Lazio, lo riaccoglieranno sempre a braccia aperte. A Madrid sarà per sempre un simbolo, un’icona, un’istituzione, al di là del risultato. Sempre amato dai propri tifosi, mai odiato da quelli avversari. Perché chi dà il cuore si rispetta, e El Cholo, in questo, è un hombre vertical. Lo stesso che pur di onorare la maglia che indossava ferì a morte il suo vecchio amore. Piangendo, ma a testa altissima.

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Difesa inedita per il Top11 di questa settimana, con Peluso e De Silvestri alla prima convocazione, ma attacco grandi firme, nel quale rientra Stevan Jovetic. A centrocampo ce n’è per tutti i gusti: fantasia e geometrie.

Anche nella Flop11 sono presenti grandi nomi, tanto che c’è persino un rappresentante della Juventus come Bonucci, colpevole sul gol della Fiorentina, seppur si tratti di una presenza indolore visto che i bianconeri hanno lo stesso festeggiato lo scudetto. Paga più di tutti il Milan, per l’imbarazzante prova contro il Verona retrocesso.

 

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Gianluigi Buffon (Juventus)

Chiude la stagione in formato deluxe. Non solo il record di imbattibilità della serie A e la porta meno perforata del campionato (18 reti al passivo), ma anche il merito di aver contribuito alla vittoria dello scudetto anche con un rigore parato che ha blindato il successo sulla Fiorentina.


Radja Nainggolan (Roma)

Si è confermato uno dei centrocampisti più forti del nostro campionato. È l’unico vero insostituibile della Roma e con il suo gol al Napoli avvicina i giallorossi alla possibile qualificazione diretta in Champions League.


Stevan Jovetic (Inter)

Dopo l’inizio lanciato, una lunga fase di buio, dalla quale si è scosso (decisamente tardi) in occasione della vittoria sull’Udinese. La sua doppietta consente ai nerazzurri di blindare la quarta posizione in chiave Europe League. Meglio di niente…


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Carlos Bacca (Milan)

Prestazione ai limiti della decenza contro il Verona all’ultimo giorno di permanenza in Serie A. Gli capita la palla per segnare solo davanti a Gollini ma ancora una volta tenta un’improbabile rabona, che in stagione una volta gli è riuscita ma tutte le altre no. Stavolta non ha nemmeno l’alibi dell’incompatibilità con Balotelli.


Nikola Kalinic (Fiorentina)

Avrà pure segnato, peraltro sfruttando una disattenzione di Bonucci, ma poi? Si procura un rigore con un’evidente simulazione (Tagliavento ci casca in pieno, non è la prima volta che si butta e andrebbe squalificato), pretende di tirarlo e se lo fa parare da Buffon. Non contento all’ultimo minuto prende la traversa da pochi centimetri. In evidente calo nel 2016 e la Fiorentina ne ha risentito.


Leonardo Bonucci (Juventus)

Forse un calo di concentrazione per l’imminente festa scudetto, ma l’errore in occasione del momentaneo pareggio della Fiorentina è piuttosto grave. Per sua fortuna Morata due minuti dopo rimette le cose a posto e Nainggolan il giorno dopo completa l’opera.

 

Di seguito tutti i giocatori che in questa giornata si sono fatti notare, nel bene e nel male!