LO SAPEVI CHE?

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San Siro è pronto a ospitare la finale di Champions League. Avversarie, come due anni fa, sono le due formazioni di Madrid, il Real e l’Atletico. Gli uomini di Diego Simeone sono a caccia della rivincita, visto che nel 2014 a Lisbona, fino a un minuto dalla fine, erano avanti per 1-0. Il pari di Sergio Ramos arrivò esattamente al 92’48” e poi ai supplementari non ci fu storia, con i gol di Bale, Marcelo e Cristiano Ronaldo. Una vittoria che, per le Merengues di Carlo Ancelotti, significava portare a casa la Decima Champions/Coppa Campioni della storia.

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IL CHOLISMO O ZIDANE

Alle 22.30, ma potrebbe anche slittare il finale, voleranno alti in cielo i peana per uno tra Diego Simeone, detto il Cholo, o per Zinedine Zidane. Due filosofie di gioco assolutamente opposte: da una parte, l’argentino catenacciaro, che gioca un calcio molto fisico e che quasi sempre lascia il pallino del gioco all’avversario: difficile, quasi impossibile, fare gol ai colchoneros; dall’altra parte, com’è nelle corde del Real, ci si affida allo spettacolo degli attaccanti, con CR7, Gareth Bale e James Rodriguez pronti a far valere la tecnica.

Il Barcellona alza la Champions League vinta il 6 giugno 2015.

SPAGNA PADRONA

In ogni caso, per la terza stagione consecutiva, la Champions League finirà in Spagna, dopo che già l’Europa League è stata appannaggio del Siviglia (che vince da tre anni). Nel 2014 vinse il Real Madrid, l’anno passato il Barcellona (a Berlino contro la Juventus). Chi sperava che gli inciampi della Nazionale iberica potessero essere il preludio alla fine del ciclo dei club spagnoli, si è dovuto presto ricredere. Neanche l’addio di Pep Guardiola ha cambiato le carte in tavola.

Pallone Champions

EVENTO PLANETARIO

La Champions League, in termini di audience, supera persino il Super Bowl: parliamo di 180 milioni di persone davanti ai teleschermi. Le immagini di Mediaset – si potrà vedere in chiaro, su Canale 5, l’ultimo atto – arriveranno in 200 Paesi, grazie al lavoro 41 telecamere dentro lo stadio Meazza e immediatamente fuori. Ci saranno anche la Spydercam, che attraversa in diagonale il campo da gioco e una camera piazzata sull’elicottero.

Per far capire la portata dell’evento, c’è da ricordare che durante l’anno una partita di Champions League viene seguita mediamente da 14-16 telecamere e che, nel 2001, quando Milano ospitò per l’ultima volta una finale della Coppa dalle grandi orecchie, di telecamere ce n’erano ‘appena’ 21. Saranno solo otto, in realtà, quelle che manderanno in onda le immagini principali che vedremo. Le altre 33 postazioni serviranno per garantire contenuti esclusivi.

Lo stadio Giuseppe Meazza di Milano, teatro della finale di Champions League 2015-2016.

FINALE IN 4K ULTRA HD

Per il secondo anno, la finale sarà trasmessa con tecnologia 4K Ultra Hd. Bisogna naturalmente avere un device abilitato per godersi lo spettacolo. Niente paura, comunque, perché Real Madrid–Atletico Madrid sarà a disposizione pure in Alta Definizione e in Definizione Standard. Per chi però avrà il piacere del 4K, ci saranno ben 13 telecamere dedicate. Lavoreranno 400 persone per confezionare il prodotto tv.

Champions Festival 2016

500MILA A MILANO

A Berlino, in occasione di Barcellona-Juventus, nella settimana della finale erano arrivate 350 mila persone. A Milano saranno mezzo milione. E potranno partecipare a una vera e propria festa, con il cuore pulsante rappresentato dal Champions Festival Milan 2016. Da piazza Duomo al Palazzo Sforzesco, si aprirà giovedì alle 10:00 con una vera e propria cerimonia dedicata. L’ingresso è gratuito e si potrà visitare la Champions Gallery, una mostra di 150 immagini sulla storia della manifestazione, oppure ammirare le maglie delle 32 formazioni che hanno partecipato ai gironi. Non mancano i video che di sicuro regaleranno emozioni ai tifosi.

Javier Zanetti nel sorteggio della Champions League.

IL TROFEO IN PIAZZA DUOMO

Selfie, ma non solo. In piazza Duomo ci si potrà fotografare con lo sfondo delle guglie e il trofeo della Champions al proprio fianco. Si possono vincere pure due biglietti per entrare a San Siro e vedersi dal vivo la finale. Star del passato garantiranno autografi e quant’altro e si organizzerà pure una gigantesca caccia al tesoro, con la musica a fare da contorno e la presenza di Gaizka Mendieta, ex calciatore, ora disc jockey.

Juventus Turin jubelt über das Tor zum 1 1 Ausgleich durch Alvaro Morata verdeckt ganz oben Artu

 

L’ITALIA NEL DECENNIO

Quest’anno ci dobbiamo accontentare di organizzare la finalissima, ma l’Italia nell’ultimo decennio è stata protagonista della Champions League, vincendola due volte. Se l’anno passato è andata male alla Juventus, nel 2007 ad Atene andò benissimo al Milan di Pippo Inzaghi, che piegò per 2-1 il Liverpool ad Atene. Nel 2009 fu Roma il teatro dell’ultimo atto e il Barcellona di Leo Messi vinse per 2-0 contro il Manchester United.

Indimenticabile per gli interisti l’edizione 2010. La formazione di Josè Mourinho sconfisse in finale 2-0 il Bayern Monaco e conquistò il triplete, trasformando quella nella notte di Milito. Juve a parte, poi abbiamo fatto solo da spettatori: nel 2006, il Barcellona vinse 2-1 a Parigi contro l’Arsenal, mentre nel 2008 a Mosca alzò il trofeo il Manchester United, prevalendo ai rigori contro il Chelsea. Nel 2011, ancora Barça: 3-1 al Manchester United a Londra e nel 2012, a Monaco, Chelsea ai rigori sul Bayern Monaco; nel 2013, infine, rivincita per i bavaresi: 2-1 al Borussia Dortmund a Londra.

Real Madrid Forward Cristiano Ronaldo dos Santos RONALDO number 7 Round 27 of the BBVA league

GLI HOTEL

L’Atletico Madrid ha scelto l’hotel ‘Melià‘ per il suo soggiorno a Milano, il Real Madrid andrà invece al ‘Radisson Blu‘: tra di loro, la distanza è di soli tre chilometri, mentre per gli allenamenti il Cholo Simeone avrebbe voluto scegliere Appiano Gentile o Milanello, ma distano circa due ore dal ritiro. Non ci sono particolari scaramanzie per i due tecnici, che non hanno scelto hotel che li avevano ospitati in occasione di vittorie (entrambi hanno giocato nel nostro Paese).

Florentino Pérez con Zinédine Zidane, nuovo allenatore del Real Madrid.

CR7 NON AL MEGLIO

Sabato sera ci sarà, ma non è al meglio, Cristiano Ronaldo, che si sottoporrà ad allenamenti personalizzati fino al giorno della finale. Mancherà sicuramente il difensore francese Varane, ci sono dubbi su Albiol e James Rodriguez, ma forse è più che altro pretattica da parte del Real Madrid. Zidane, dovesse alzare al cielo la Champions, potrebbe guadagnarsi la conferma sulla panchina della Casa Blanca pure per la prossima stagione.

Saúl Ñíguez festeggia con Koke e Griezmann il gol in Atlético Madrid-Bayern Monaco, semifinale di Champions League.

ATLETICO MADRID SENZA PENSIERI

Non ci sono infortunati o situazioni che mettano in pericolo la presenza di qualche giocatore dell’Atletico Madrid e, tutto sommato, manca pure la pressione dei favoriti, che spetta ai cugini. Simeone ha cercato di smorzare i toni del match, eliminando dal vocabolario la parola ‘vendetta’ dopo Lisbona: “È solo una fantastica opportunità di entrare nella storia”.

Il derby Real Madrid-Atlético Madrid 0-1 del 27 febbraio 2016.

REAL–ATLETICO 10-0

Non è il risultato della partita, ma il numero di Champions vinte dai due club: 10-0. Sergio Ramos e compagni sono abbondantemente in attivo, avendo perso solo tre finali. L’Atletico Madrid, invece, spera di smentire il detto del “non c’è due senza tre’: i colchoneros, infatti, hanno perso due finali di Champions/Coppa Campioni: nel 1974 e nel 2014.

La Spagna domina nell’albo d’oro, con 16 successi in tutto, ma l’Italia non è tanto lontana (è a quota 12). Gli iberici, nel curriculum, hanno pure 11 finali perse. L’Inghilterra è alla pari con il nostro Paese (ma noi abbiamo pure 15 finali perse, loro solo sette).

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È tutto pronto per la finalissima di Europa League, in programma domani tra il Siviglia e il Liverpool. Si gioca a Basilea, allo stadio St. Jakob-Park, con calcio d’inizio alle 20.45. Gli inglesi di Jurgen Klopp sono gli unici ancora in grado di evitare che la Spagna faccia filotto, considerato che in Champions League saranno i due club di Madrid a giocarsi il trofeo.

Siviglia 2015/2016

SIVIGLIA, ANIMALE DA EUROPA (LEAGUE)

Il Siviglia scende in campo per la storia. Nessuno, infatti, ha mai vinto per tre volte consecutivamente la Coppa. Due anni fa, a Torino, portarono a casa l’Europa League superando il Benfica ai rigori, l’anno passato si sono ripetuti in un rocambolesco ultimo atto, a Varsavia, contro la rivelazione ucraina Dnipro. Dovesse vincere pure a Basilea, la squadra di Unai Emery metterebbe in bacheca la quinta Coppa Uefa/Europa League (gli altri due successi sono del 2006 e del 2007).

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LIVERPOOL PER LA CHAMPIONS

Klopp punta a vincere per rendere bella una stagione così e così. Arrivato per sostituire Brendan Rodgers, l’ex Borussia Dortmund in Premier League non è riuscito a fare meglio dell’ottavo posto finale. Ma una vittoria in Europa League cancellerebbe la delusione perché permetterebbe ai Reds di qualificarsi per la prossima Champions League. Dal 2001, la squadra di Liverpool non festeggia questo trofeo, ma nel frattempo ha portato a casa una Champions a spese del Milan, nella notte di Istanbul. I britannici hanno vinto la Coppa Uefa/Europa League tre volte: 1973, 1976 e 2001. E cinque volte la Coppa Campioni/Champions League.

Jordan Henderson del Liverpool e Kevin Mirallas dell'Everton nel derby giocato ad Anfield nella Premier League 2014-2015.

GLI INGLESI DAL PEDIGREE SPAVENTOSO

Il Siviglia dovrà temere non solo la voglia di salvare la stagione da parte del Liverpool, ma anche l’abitudine a vincere quando si tratta di partita secca. Su 11 finali totali disputate, infatti, Henderson e compagni otto volte hanno brindato al fischio finale. Non altrettanto si può dire Jurgen Klopp, che proverà a interrompere una striscia negativa di quattro finali consecutive perse (una di Champions League, due di Coppa di Germania e una di Coppa di Lega proprio con il Liverpool, quest’anno, contro il Manchester City).

GAMEIRO, L’UOMO DA FERMARE

Klopp dovrà pensare a come bloccare Kevin Gameiro, il bomber del Siviglia. Ha messo lo zampino, direttamente (sette reti) o con assist (due), in nove delle 14 segnature della sua squadra in questa edizione di Europa League. Francese, ma di origine portoghese, è al Siviglia dal 2013 e ha segnato 39 gol in 92 presenze. Quest’anno ha segnato almeno una rete in tutte le competizioni a cui ha partecipato la formazione iberica.

Al contrario, il Liverpool è stata la cooperativa del gol in Europa League: sono andati a segno 11 giocatori diversi, record per il 2015/2016.

LIVERPOOL IMBATTUTO CON LE SPAGNOLE

Nelle finali europee contro squadre spagnole, la cabala è con il Liverpool. Nel 1981 ha battuto il Real Madrid in Coppa Campioni, a Parigi, per 1-0. Si è ripetuto nel 2001, in Coppa Uefa, contro l’Alaves. Coincidenza, si giocava a Dortmund, ex casa di Klopp, ed i Reds vinsero grazie al golden gol (5-4 il pirotecnico finale). In questa stagione di Europa League, solo un ko in 14 partite, ma guarda caso contro una formazione iberica, il Villarreal (1-0 nell’andata delle semifinali).

SPAGNA, SCORE DA PAURA

I club spagnoli non solo rischiano di vincere Champions ed Europa League, ma in quest’ultima competizione vantano sette affermazioni nelle ultime 12 edizioni (quattro il Siviglia, due l’Atletico Madrid, una il Valencia). Strapotere iberico che tanto fa bene pure al ranking europeo.

Nelle gare contro le inglesi, però, ha sofferto spesso il Siviglia, tanto è vero che ha vinto solo tre delle ultime otto uscite europee, con un bilancio di tre pareggi e due sconfitte. C’è il rotondo 4-0 al Middlesbrough nella finale di Coppa Uefa del 2006 che fa ben sperare gli amanti (e tifosi spagnoli) delle statistiche.

Manager of Liverpool Jurgen Klopp Jurgen Klopp

UN OCCHIO ALLE FORMAZIONI

Dai numeri ai giocatori. Il Liverpool recupera Jordan Henderson, centrocampista ma soprattutto capitano della squadra. Considerato sempre titolare, l’estate scorsa ha ereditato la fascia da un certo Gerrard, icona degli inglesi. Si era fatto male al ginocchio ad aprile, è tornato in campo nell’ultima di Premier League, domenica scorsa. Se non dovesse partire dall’inizio, probabilmente ci sarà Joe Allen. In attacco, c’è l’imbarazzo della scelta, con Benteke che dovrebbe cominciare dalla panchina.

Due assenze pesanti per Emery, costretto a rinunciare a Reyes e a Krohn-Dehli. Konoplyanka troverà sicuramente spazio nella ripresa per cercare di spaccare la partita. In porta, David Soria dovrebbe vincere il ballottaggio con Sergio Rico. Krychowiak, a centrocampo, si appresta a giocare la sua ultima con la maglia del Siviglia. Soprattutto sarà l’ultima per Ever Banega, che potrebbe arrivare all’Inter.

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ST. JAKOB, STADIO EUROPEO

Lo Stadio St. Jakob-Park di Basilea è il più grande della Svizzera. Qui, nel 2008, si giocarono alcune partite dei Campionati europei (tra cui due quarti di finale e una semifinale). La Uefa gli ha assegnato quattro stelle, il massimo riconoscimento per un impianto di almeno 30 mila posti a sedere (la capienza totale è di 42.500). È soprannominato dai tifosi ‘Joggeli’.

La sua costruzione è cominciata nel 1998, per concludersi nel 2001, sulle ceneri del vecchio St. Jakob Stadion, che ha ospitato le gare interne del Basilea fin dal lontano 1954, anno in cui venne costruito per il campionato mondiale. Sul vecchio prato, la Juventus di Giovanni Trapattoni conquistò la Coppa delle Coppe, in finale contro il Porto, nella stagione 1983/84.

LA PARTITA IN TV

La finale di Europa League sarà in diretta e in chiaro anche per chi non ha l’abbonamento a Sky (che ha l’esclusiva della competizione). Basterà sintonizzarsi su TV8 (canale 8 del digitale terrestre). Lo studio aprirà alle 20.10 con Alessandro Bonan, Federica Fontana e Alessandro Costacurta.

Si va tutti a Berlino. Ma questa volta, sfortunatamente, non ci saranno squadre italiane. La capitale tedesca ospita la Final Four di Eurolega maschile di basket dal 13 al 15 maggio. A contendersi il trofeo due squadre russe, Lokomotiv Kuban e Cska Mosca, che si affronteranno per prime alle 18 di venerdì 13, e poi i turchi del Fenerbahce e gli spagnoli del Laboral Kutxa Vitoria (fischio d’inizio alle 21).

Noi italiani possiamo ‘consolarci’ con Gigi Datome, in campo con la maglia del Fenerbahce che sogna di portare la prima Eurolega in terra turca. Esaminiamo una per una le protagoniste della tre giorni di Berlino.

Fenerbahce

FENERBAHCE, L’ANNO GIUSTO?

Tutti ci credono a Istanbul. Il Fenerbahce può davvero fare la storia a Berlino? L’allenatore Zelimir Obradovic conta pure sulla cabala, con il Galatasaray che ha portato a casa l’Eurocup. Per Istanbul sarebbe un ‘double’ che metterebbe la città al centro del mondo della pallacanestro.

L’anno scorso, il Fener perse in semifinale contro il Real Madrid (e poi la finale del terzo posto con il Cska Mosca) e dovrebbe aver imparato la lezione. Solo che dodici mesi fa si presentava da outsider, mentre questa volta almeno in semifinale gioca con la pressione di dover vincere. La speranza principale per i turchi arriva proprio da Datome, autore di una stagione straordinaria dopo l’avventura non molto positiva in Nba.

Il Fenerbahce arriva condividendo il record, 22 vittorie e 5 sconfitte, con la corazzata russa del Cska Mosca. In casa, 14 successi a fronte di nessun ko. L’impresa, però, è arrivata a Madrid, contro i detentori del Real, per il punto del 3-0 della serie nei quarti di finale. Obradovic ritrova Jan Vesely, fermo da marzo a fine aprile per un problema al tendine d’Achille.

L’arma in più è la difesa, con una media di punti subiti (72,2) superiore solo a quella del Kuban, ma con la percentuale di tiro reale concessa all’avversario (44,4%) più bassa di tutta l’Eurolega. Da vedere le stoppate di Bogdanovic e compagni (109 in tutto, quattro di media).

Il roster è di valore ottimo. Le stelle sono Ekpe Udoh, miglior marcatore con 12.4 punti di media, poi Datome (12.2), Nikola Kalinic, l’unico ad aver giocato tutti e 27 i match (54,4% da due, 45,6% da tre, 4,3 rimbalzi e 1,8 assist). Oltre al già citato Bogdanovic.

Bourousis

VITORIA, L’OUTSIDER

Dopo otto anni riecco Vitoria in Final Four. L’impresa nei quarti contro il Panathinaikos, dopo una prima parte di Eurolega a fari spenti. È l’outsider perfetta di una Spagna che, negli ultimi 12 anni, ha sempre mandato almeno un club alle Final Four. Il roster lungo potrebbe essere l’arma in più, ma un po’ di debolezza lontano da casa (5 vittorie su 13 gare giocate) e la poca esperienza, Iounis Bourousis a parte, potrebbero fare da zavorra.

È la squadra che ha preso più rimbalzi (37.9). Coach Velimir Perasovic sa di poter contare su una difesa di ferro (seconda, 45.1% tiri concessi agli aversari) e su nervi saldi in volata: (4 su 4 all’overtime).

Il trascinatore? Neanche a dirlo, Iounis Bourousis. L’anno scorso aveva vinto, è vero, l’Eurolega con il Real Madrid, ma da comprimario. A Vitoria ha triplicato punti e rimbalzi (14.6 e 8.9), secondo per valutazione solo a Nando De Colo, del Cska (21.5 contro 24). E non è mai partito nel quintetto base.

Kuban Krasnodar

KUBAN, NIENTE PRESSIONE

A Krasnodar essere arrivati qui è probabilmente già un traguardo. Il che vorrà dire che, a Berlino, scenderà in campo senza pressione alcuna. Certo, arrivare per la prima volta così in alto proprio nel 70esimo anniversario della nascita darà una spinta in più. Attenzione, però, ai russi del Kuban, nel 2012-2013 capaci di vincere l’Eurocup.

Il budget di poco meno di 15 milioni di euro non lasciava presagire una stagione simile. Ma il greco Georgios Bartzokas, campione d’Europa nel 2013 con l’Olympiakos, è stato l’uomo in più. Con Malcolm Delaney e Anthony Randolph.

Il momento chiave è nei quarti di finale: sotto 2-1 nella serie, i russi hanno rovesciato il destino contro il Barcellona. Hanno un record globale di 20 vittorie e 9 sconfitte (13-2 in casa, 7-7 fuori casa) e la miglior difesa dell’intero torneo (70.5 di media concessi). Il Kuban fa giocare male gli avversari e da tre segna tanto (28.8 tentativi, 11 segnati). Delaney è l’unico a giocare più di 30′ a partita.

Anthony Randolph, con 17.4 punti di media e 6.6 rimbalzi, ha guidato i suoi nei quarti contro il Barcellona. Ma è Malcolm Delaney l’uomo che può decidere (15.8 e 6.4 falli subiti a partita). Ventisei volte su 29 è andato in doppia cifra. Ha vinto ovunque è andato: Francia, Ucraina e Germania.

CSKA MOSCA, LA CORAZZATA

Negli ultimi 14 anni, ha disputato 13 volte le Final Four. È questo il Cska Mosca, costruito per vincere. Eppure il trofeo manca alla Russia dal 2008, quando in panchina c’era Ettore Messina. Con un budget di 37 milioni di euro, anche solo arrivare secondi sarebbe un fallimento. Milos Teodosic (16.3 punti di media, 42.4% da tre) è uno dei due terribili terminali offensivi. Dalle sue mani passa la possibilità di farcela.

I russi hanno vinto 22 delle 27 gare giocate. Mancherà, a Berlino, il lungo britannico Joel Freeland, ma coach Dimitris Itoudis avrà di nuovo a disposizione il capitano Viktor Khryapa e Pavel Korobkov. A livello offensivo, il Cska è la migliore di Eurolega e una delle migliori quattro degli ultimi 15 anni. Segna 90.7 punti di media a partita, il 42.3% dalla lunga distanza. Il playmaker francese Nando De Colo è la stella luminosa, miglior marcatore di Eurolega (473 punti), in doppia cifra in 24 delle 25 partite giocate. Lui e Teodosic sono praticamente immarcabili.

L’ALBO DORO È ‘REAL’

Il Real Madrid è il club che ha vinto più volte l’Eurolega, portando a casa nove trofei. Con 6 ci sono Maccabi Tel Aviv, Cska Mosca e Panathinaikos. A 5 c’è anche Varese, che precede di due Milano. Le altre italiane che hanno vinto l’Eurolega sono: Virtus Bologna (2), Pallacanestro Cantù (2), Virtus Roma (1). Siamo però a digiuno dal 2000-2001, quando la Kinder Bologna mise le mani sul trofeo, dopo una serie di finale tiratissima contro il Tau Ceramica (3-2) e, soprattutto, dopo aver estromesso in semifinale l’altra squadra bolognese, la Fortitudo. In quella Kinder c’era un certo Manu Ginobili, Mvp della finale. L’Italia è oggi solo quattordicesima nel ranking per nazioni di Eurolega.

L’EUROLEGA IN TV

Potremo vedere l’intera manifestazione su Fox Sports, canale 204 della piattaforma Sky. Le finali sono previste per domenica 15 maggio: alle 17 quella per il terzo posto, alle 20 quella per il primo.

La 73esima edizione degli Internazionali Bnl di tennis, a Roma, è appena iniziata. E la grande novità è rappresentata dai sorteggi del tabellone maschile e di quello femminile in piazza del Popolo. Per tutto l’arco del torneo, fino al 15 maggio, sarà attivo in centro un vero e proprio campo da tennis, dove si potrà giocare e dove ci saranno maestri pronti a insegnare qualche tecnica. Due schermi non faranno perdere neanche un punto dei match del Foro Italico.

I FAVORITI

Novak Djokovic è il numero uno al mondo, il vincitore uscente e il favorito principale per aggiudicarsi l’edizione 73 del Masters 1000 romano. Da chi dovrà guardarsi Nole? C’è Rafael Nadal, tornato a fare paura e che qui sette volte ha trionfato, c’è Andy Murray, c’è Roger Federer, c’è Stan Wawrinka. Ci sono tutti i migliori, insomma.

In campo femminile, invece, manca la vincitrice dell’anno scorso. Maria Sharapova è infatti squalificata e lascerà probabilmente campo aperto a Serena Williams, che dovrà guardarsi in particolare dalla tedesca Angelique Kerber, dalla spagnola Garbine Muguruza e dalla romena Simona Halep.

L’EDIZIONE 2015

Novak Djokovic si è aggiudicato l’ultima edizione degli Internazionali capitolini. In finale, ha avuto la meglio sullo svizzero Roger Federer, con un 6-4, 6-3 che ha lasciato poco spazio alle velleità dell’elvetico, mai vincitore peraltro sulla terra battuta del Foro Italico, pur essendo arrivato quattro volte all’ultimo atto. In campo femminile, oltre a Maria Sharapova, l’anno passato è arrivata a sorpresa in finale la spagnola Carla Suarez Navarro, con vittoria della prima.

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GLI ITALIANI

Fabio Fognini guida la pattuglia azzurra a caccia di gloria. Con lui anche Andreas Seppi e Paolo Lorenzi. Un tris che potrebbe anche fare strada, ma molto dipenderà dal tabellone. Due wild card per il tabellone principale sono state assegnate a Marco Cecchinato e Salvatore Caruso. Simone Bolelli ha dovuto rinunciare all’ultimo momento per infortunio.

Tra le donne, forfait per la bella Camila Giorgi, a causa di un risentimento alla schiena. Ci affidiamo dunque a Roberta Vinci, Sara Errani, Francesca Schiavone e Karin Knapp. La speranza dei tifosi è che un’azzurra possa presentarsi magari alla finale.

IL MONTEPREMI

Il montepremi del Masters 1000 italiano è invitante: sfiora infatti i quattro milioni di euro per il torneo maschile (3.830.295) e i tre milioni per quello femminile (non considerato Masters, ma Premier) (2.707.664).

PLURIVINCITORI

Rafa Nadal ha vinto sette volte a Roma, di cui tre consecutive (2005, 2006, 2007, 2009, 2010, 2012, 2013) e sogna l’ottava meraviglia. Chris Evert è la plurivincitrice tra le donne: cinque successi (1974, 1975, 1980, 1981, 1982). Ma è la spagnola Conchita Martinez quella ad aver vinto più tornei consecutivamente, quattro, dal 1993 al 1996.

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LA FORMULA E GLI ORARI

Dal 2011 il torneo romano si gioca con la formula ‘combined event’, ossia con le stesse modalità dei tornei del Grande Slam. Si alternano, dunque, la gara del torneo maschile e di quello femminile. Le finali sono in programma domenica 15 maggio. Sia le semifinali sia le finali si giocheranno sul campo Centrale.

Due le sessioni in cui è suddivisa la giornata di match: una mattutina e una serale. Si comincia alle 11 sul Grand Stand, sul Nicola Pietrangeli e sui campi secondari; alle 12 sul Campo Centrale, che apre anche di sera, alle 19.30, per un match maschile e uno femminile. Sul Grand Stand è prevista una ‘long session’, ossia cinque partite al giorno dalle 11.

IL TORNEO IN TV

Sky trasmetterà interamente gli Internazionali maschili di Roma sui suoi canali satellitari. Lo streaming è garantito agli abbonati su smartphone, tablet e pc grazie a Sky Go. Rai 2 trasmetterà almeno una semifinale e la finale del torneo maschile. Il torneo femminile sarà trasmesso integralmente da SuperTennis e, gratuitamente, sul canale 64 del digitale terrestre. E ancora, in simulcast streaming su www.supertennis.tv, attraverso l’applicazione ufficiale gratuita per iPhone e iPad.

Roberta Vinci of Italy celebrates at the US Open Flushing New York 2015 US Open Tennis Champion

PEUGEOT A ROMA

Con gli Internazionali di Roma inizia pure #DriveToTennis, iniziativa fotografica riservata agli appassionati di Peugeot, che potranno dare spazio alla propria creatività, interpretando la presenza di Peugeot al Foro Italico. Interagendo con i tablet o pubblicando una foto su Instagram o Twitter con l’hashtag #DriveToTennis, avranno la possibilità di essere ospiti del marchio automobilistico per la finale prevista il 15 maggio.

SICUREZZA AL MASSIMO

Rispetto agli altri anni, sono state deliberate spese straordinarie per garantire la sicurezza degli spettatori che affluiranno al Foro Italico. Non ci sarà nulla di troppo invasivo, ma la Coni Servizi sarà in costante contatto con questura e prefettura di Roma. Gli episodi di terrorismo che hanno colpito recentemente anche l’Europa impongono che l’asticella della sicurezza venga alzata.

VIENI AL FORO IN TRENO

Trenitalia e la Federazione Italiana Tennis collaborano per portare più gente al Foro Italico. Viene infatti garantito uno sconto del 30 per cento sui biglietti delle Frecce per chi è in possesso di un tagliando di entrata alle partite del torneo. E chi vorrà raggiungere il Foro Italico, da Roma Termini, avrà a disposizione un servizio navetta gratuito. Che lo riporterà a Termini finite le gare. L’offerta è valida dal 6 al 15 maggio (per il ritorno dal 7 al 16 maggio).

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LA ROMA AL FORO

Ci saranno anche i calciatori della Roma, lunedì 9 maggio alle 19 al campo ‘Nicola Pietrangeli’ del Foro Italico. Per beneficenza, in otto sfideranno otto tennisti Atp in un tie-break. Si chiama ‘Tennis with Stars’ l’iniziativa e il ricavato va ai bambini della Comunità di Sant’Egidio. I biglietti costano 10 euro.

COS’È UN MASTERS 1000

Roma fa parte del circuito Atp World Tour Masters 1000, che raggruppa i nove tornei più prestigiosi dopo i quattro del Grande Slam. Insieme al Roland Garros e a Montecarlo – i due tornei che precedono e seguono Roma – gli Internazionali vengono anche chiamati ‘Slam Rosso’, il trittico più importante sulla terra battuta.

LA STORIA

Le prime cinque edizioni degli Internazionali d’Italia si svolsero al Tennis Club Milano. Nel 1935 si disputò a Roma il torneo maschile, mentre quello femminile rimase a Milano. Dal 1936 al 1949 il Foro Italico divenne la location fissa. Nel 1961 si giocò al Circolo della Stampa di Torino per il centenario dell’Unità Italia. È diventato torneo di tennis professionistico nel 1969. A partire dal 2002 si chiama Internazionali Bnl d’Italia.