10 COSE 10

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Bildnummer: 10529739 Datum: 06.05.2012 Copyright: imago/Anan Sesa Esultanza dopo il gol di Zlatan IBRAHIMOVIC (Milan) goal celebration Serie A 2011/12 Inter Milan vs AC Milan / PUBLICATIONxNOTxINxITAxFRA allexsabba; Fussball ITA Serie A 2011 2012 Derby Inter AC xcb x1x 2012 quer Image number 10529739 date 06 05 2012 Copyright imago Sesa Esultanza After Il Gol Tue Zlatan Ibrahimovic Milan Goal Celebration Series A 2011 12 Inter Milan vs AC Milan PUBLICATIONxNOTxINxITAxFRA Football ITA Series A 2011 2012 Derby Inter AC x1x 2012 horizontal

Tempo di derby, e i derby, a Milano, sono sempre decisivi. Che si giochino alla prima come all’ultima giornata. Perché Milano fa finta di dare meno peso al derby, rispetto ad altre piazze. Milano è più snob, Milano non ha tempo da perdere dietro agli sfottò da bar, Milano guarda al risultato finale. Gli scudetti, le coppe, i titoli. Ma qui è parecchio tempo che non si vince niente di importante, e poi ci sono quei giocatori che sono passati alla storia proprio per un gol nel derby. Per la gioia di un pomeriggio, o di una sera, perché, in fondo, anche Milano sa vivere di piccole soddisfazioni e rivincite. Ecco perché abbiamo ripercorso alcuni derby e abbiamo scelto 10 giocatori che hanno lasciato un segno, più di altri, sul derby della Madonnina.

NICOLA BERTI

Quando si pensa al derby non si può non ricordare lui. Che corre con i calzettoni abbassati e il ciuffo leggero. Che sorride beffardo, sbuffa, si mette le mani sui fianchi e trova persino il tempo di dare un’occhiata alle ragazze sugli spalti, tra una giocata e l’altra. Il suo numero 8 ha inciso più di quanto le vittorie non dicano. Terrore dei milanisti, ha dispensato assist e gol. Su tutti quello che chiude il derby di ritorno edizione 94-95: tiro ad incrociare, schiena di Sebastiano Rossi e gol. Beffardo, come il suo sorriso.


DANIELE MASSARO

Se Berti era il terrore dei milanisti, Massaro è stato per anni l’incubo degli interisti. Poche volte veniva dato come titolare nella formazione, eppure riusciva sempre a ritagliarsi uno spazio importante, spesso decidendo i derby. A volte anche allo scadere. Leggendario il “vai Massaro!!” del personaggio milanista magistralmente interpretato da Teo Teocoli per Mai Dire Gol: Peo Pericoli.

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RONALDO

Per molti il giocatore più forte di tutti i tempi. Più di Maradona, dell’altro Ronaldo (Cristiano), dello stesso Messi. Di certo è stato il migliore nella stagione 1997-98, quando trasformava in oro qualunque cosa toccasse. Come quel pallonetto, leggiadro, a Rossi per la rete del 2-0 nel derby di ritorno. Giocherà anche con il Milan. Qualche chilo e qualche capello in più, e tanto risentimento verso i fischi (d’amore) dei tifosi. Segnerà e farà vedere l’orecchio. Ma non dimenticherà mai l’Inter e la stagione con Simoni.

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GIANNI COMANDINI

Eroe per una notte, oggi Gianni Comandini fa il dj in Riviera. Nella notte del derby incredibilmente vinto per 6 a 0 sarà mattatore e autore di una doppietta. È l’11 maggio del 2001, una data difficile da scordare per i milanisti, impossibile per gli interisti. Immaginate che notte fu quella per Comandini.


CHRISTIAN VIERI

Nella storia dell’Inter (e tra le stelle) il suo nome è stato praticamente cancellato. Più per volere di Moratti che per quello che ha detto il campo. Perché Bobo nel derby ha graffiato spesso ed ha quasi firmato un gol scudetto, almeno così sembrava. Stagione 2001-2002, Cuper si avvia a vincere il titolo. C’è l’ostacolo Milan e la partita si rivela più dura di quanto non dica la classifica. D’altronde è un derby. Bobo, che non è al massimo della forma, si avventa a pochi minuti dalla fine su una respinta corta di Abbiati e fa impazzire San Siro. Giocherà anche un derby con la maglia del Milan ma si perderà Adriano all’ultimo minuto.


MARCO VAN BASTEN

Se il cigno di Utrecht non avesse dovuto interrompere la carriera a 28 anni a causa di un bruttissimo infortunio, probabilmente avremmo dovuto riscrivere la storia del Pallone d’oro e gli almanacchi del derby. E non solo. La verità è che Marco Van Basten è stato il centravanti più forte che sia mai visto su un campo da calcio. Potente, veloce, abile di testa, tecnico, elegante e decisivo. Nel suo palmares, oltre a scudetti e coppe, tante reti decisive nel derby. Come questa:


DEJAN STANKOVIC

Arriva a Milano e si presenta con un gol in un derby (poi perso), direttamente su calcio d’angolo. Ma non perde il vizio. Sarà decisivo in più di una stracittadina. Con Mancini prima e con Mourinho poi. Gol sempre di pregevolissima fattura, spesso frutto di incursioni o tiri da fuori area. Grinta e cuore, Deki. Ma anche tanta, tanta tecnica.


KAKÁ

Cinque gol, almeno il doppio degli assist. La sua caratteristica principale era partire palla al piede, tagliare la difesa come un burro e tirare all’angolino basso. Con un gol del genere decise una straordinaria stracittadina vinta per 3 a 2, dopo che il Milan era andato in svantaggio di due reti. Hanno provato a fermarlo Cuper, Zaccheroni, Mancini e molti altri. Quasi nessuno ci è risucito nella sua prima parentesi milanista. Quella più recente, del post Madrid, è un’altra storia.

AC Milan's Kaka celebrates scoring against Manchester United during their European Champions League semi final second leg football match at The San Siro, Milan, 02 May 2007. AFP PHOTO/ANDREW YATES


ZLATAN IBRAHIMOVIĆ

Da una parte e dall’altra, senza sconti per nessuno. Sempre esultando, a volte deridendo, con quel suo modo di fare. Allargando le braccia e facendo capire che forse certi derby era meglio giocarli con lui che contro di lui. Reti bellissime, reti decisive. Zlatan lo zingaro, Zlatan il mercenario. Zlatan, comunque, il migliore.


ANDRIY SHEVCHENKO

Non solo in campionato, ma anche e sopratutto in Champions. Segna il suo gol più importante in una notte di maggio del 2003. Derby di Champions di ritorno. Sheva scivola ma arriva sul pallone prima di Cordoba e Zanetti e insacca alle spalle di Toldo. Il Milan va in vantaggio, l’Inter insegue. Pareggerà Martins, buttato nella mischia da Cuper. Kallon avrà qualche minuto più tardi il pallone che avrebbe potuto cambiare la storia dell’Inter ma Abbiati parerà con la faccia. Sheva andrà a Manchester dove completerà l’opera, siglando il rigore decisivo contro la Juventus.

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E se dovessi scommettere qualcosa su chi deciderà questo derby, tu su chi punteresti?

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Le prime due giornate di campionato hanno già stravolto molti dei giudizi fatti durante l’estate basandosi sul calciomercato e le amichevoli. I due weekend di Serie A del mese d’agosto hanno portato delle sorprese inaspettate, come Chievo e Sassuolo in testa alla classifica e la Juventus a zero punti, ma anche una serie di nuovi giocatori alla loro prima apparizione nel palcoscenico del campionato italiano. Alcuni hanno già dato un assaggio delle loro qualità, altri potranno iniziare a farlo dopo la sosta: nel frattempo ecco dieci giocatori, nuovi acquisti o confermati ma esordienti (non nomi già affermati tipo Bacca, Džeko o Kondogbia), da osservare con attenzione perché potrebbero esplodere nel corso della stagione.

FERNANDO – SAMPDORIA

Il brasiliano è stato uno dei principali colpi del presidente Massimo Ferrero e ha subito ripagato gli otto milioni pagati allo Shakhtar Donetsk. Un bel gol su punizione nel debutto al Carpi e il rigore procurato che ha avviato la rimonta sul campo del Napoli sono un buon biglietto da visita per il centrale di centrocampo, che nei due anni in Ucraina è stato penalizzato dalla regola che impedisce di schierare in campionato più di sette stranieri. E visto che anche Soriano è rimasto, i blucerchiati si ritrovano una mediana di valore.

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ABDELHAMID EL KAOUTARI – PALERMO

Pure lui debuttante con gol, peraltro decisivo perché il suo tocco in mischia al 91′ ha dato tre punti al Palermo contro il Genoa nella prima giornata. E pensare che in Francia, al Montpellier, aveva segnato soltanto una volta nella stagione 2010-2011, l’unica rete della sua carriera fino all’arrivo in Sicilia per due milioni di euro. Nella difesa rosanero, unica ancora imbattuta, ha già formato una buona intesa con Giancarlo González, un altro che aveva esordito segnando un gol decisivo negli ultimi minuti di partita.

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LUCAS DIGNE – ROMA

Dopo il fallimento completo di Ashley Cole, la Roma ha preferito puntare su un terzino sinistro meno esperto e con una carriera ancora da costruire. Rudi Garcia aveva fatto esordire da professionista Lucas Digne nel 2011, quindi la scelta di prendere in prestito con diritto di riscatto il terzino sinistro ex Paris Saint-Germain ha una sua logica, perché l’allenatore francese conosce le sue caratteristiche e potrà farlo rendere al meglio. Il buon debutto contro la Juventus, in una partita tutt’altro che facile, sembra confermare questa teoria.

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ALI ADNAN – UDINESE

È il primo giocatore iracheno a giocare in Serie A e chissà che non apra una nuova frontiera. Il nuovo terzino sinistro dell’Udinese si giocherà il posto con una folta concorrenza ma ha già fatto vedere di essere un giocatore di grande corsa e dall’ottima tecnica, sia per i cross che per le conclusioni in porta. Era stato fra i migliori laterali mancini dei Mondiali Under-20 del 2013 (un altro era Digne), dove poi ha proseguito la sua carriera al Çaykur Rizespor prima della chiamata di Pozzo per due milioni di euro. Un affare.

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ASSANE DIOUSSÉ – EMPOLI

È fuori discussione che l’Empoli si sia nettamente indebolito rispetto alla passata stagione, con le partenze pesanti di Rugani e Valdifiori più l’addio di Sarri. Nel difficile avvio di campionato dei toscani, fin qui sempre sconfitti contando anche la Coppa Italia, si è segnalato il giovane Assane Dioussé, senegalese che farà diciotto anni a metà settembre e che ha debuttato da professionista lo scorso 15 agosto. Ha preso in campo il posto di Valdifiori e  contro il Milan si è fatto notare come uno dei migliori: da seguire con attenzione.

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RICARDO KISHNA – LAZIO

Dall’Olanda si è portato una fama di bad boy, perché ha lasciato l’Ajax per un litigio con il suo ex allenatore Frank de Boer e anche prima si era segnalato per dei comportamenti rivedibili. Quando gioca senza voler strafare però è un giocatore di classe, dal dribbling di assoluto livello e dall’ottimo sinistro, già mostrato contro il Bologna alla prima giornata di campionato. Nel difficile avvio di stagione della Lazio è stato uno dei pochi a salvarsi e per questo dopo la pausa potrebbe diventare un titolare inamovibile.

Ricardo Kishna of SS Lazio Roma during the UEFA Champions League play offs match between Bayer Lever


MATTEO MANCOSU – BOLOGNA

Lazio-Bologna non è stata solamente la prima di Kishna ma anche di Matteo Mancosu, trentenne attaccante cagliaritano che in carriera aveva sempre giocato nelle serie minori, vincendo la classifica marcatori di Serie B al primo colpo (2014). All’esordio in A non ha affatto sfigurato, trovando subito la via del gol così come, curiosamente, aveva fatto il fratello Marco nel 2007 con il Cagliari. A Bologna è arrivato a gennaio e ha passato sei mesi senza segnare, la ritrovata vena realizzativa potrebbe valergli il posto accanto a Destro.

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MARTEN DE ROON – ATALANTA

Uno degli acquisti meno reclamizzati del calciomercato appena concluso ha invece trovato da subito il gradimento del tecnico e il posto in campo. Arrivato dall’Heerenveen, club olandese del quale era stato anche capitano, ha colpito Edy Reja fin dal ritiro e dal match di Coppa Italia contro il Cittadella (dove ha fatto gol) ha preso le chiavi del centrocampo nerazzurro. Bene anche contro l’Inter e il Frosinone.

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SAMUEL SOUPRAYEN – VERONA

A ventisei anni aveva diviso la carriera tra Rennes e Dijon, passando dalla Ligue 1 alla Ligue 2 senza grossi sussulti. Poi all’improvviso è arrivato il Verona, che l’ha ingaggiato a parametro zero: sembrava potesse essere solo un rincalzo, invece Mandorlini l’ha promosso come titolare sull’out di sinistra e al debutto contro la Roma non ha sfigurato, giocando una partita attenta e propositiva. In origine giocava come difensore centrale, ora fa il terzino e regge abbastanza bene la fascia, senza dimenticarsi di coprire dietro.

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NICOLÁS CASTILLO – FROSINONE

Lui è un giocatore tutto da scoprire in A, perché ancora non ha potuto esordire visto che il suo acquisto è stato appena ufficializzato. Ventiduenne punta cilena, protagonista in patria con l’Universidad Católica e autore di qualche gol in Belgio col Brugge, solo che a gennaio il prestito al Mainz è stato da dimenticare, con una sola presenza e un infortunio al ginocchio. Aveva impressionato al Sudamericano Sub-20 del 2013 soprattutto per il colpo di testa, quando si riprenderà del tutto potrà giocarsi il posto con Dionisi e Longo.

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March 22, 2015 - Barcelona, Spain - BARCELONA - jmarch 22- SPAIN: Neymar Jr. and Gareth Bale in the match between FC Barcelona Barca and Real Madrid, for the week 28 of the Liga BBVA, played at the Camp Nou, on march 22, 2015. Photo: Joan Valls/Urbanandsport/Cordon Press FC Barcelona Vs Real Madrid, for the week 28 of the Liga BBVA PUBLICATIONxINxGERxSUIxAUTxONLY - ZUMAn230 March 22 2015 Barcelona Spain Barcelona 22 Spain Neymar JR and Gareth Bale in The Match between FC Barcelona Barca and Real Madrid for The Week 28 of The League BBVA played AT The Camp Nou ON March 22 2015 Photo Joan Valls Cordon Press FC Barcelona vs Real Madrid for The Week 28 of The League BBVA PUBLICATIONxINxGERxSUIxAUTxONLY

Si ricomincia con la sensazione che sarà ancora una volta Barcellona contro Real Madrid. O, se preferite, Leo Messi contro Cristiano Ronaldo, i due campioni che si spartiscono trofei di squadra e premi individuali. La Liga spagnola riparte a caccia di un equilibrio che pare mancare quasi sempre (se escludiamo l’affermazione dell’Atletico Madrid due anni fa). Riparte con il Barça campione d’Europa e il Siviglia vincitrice dell’ultima Europa League. Quindi, da campionato più difficile d’Europa. Ma quali sono i 10 motivi che ci spingeranno a seguire il torneo spagnolo fino a primavera inoltrata?

BARCELLONA vs REAL MADRID

Ci ripetiamo, ma il duello è sempre questo. Il blocco del mercato non pare particolarmente importante per i blaugrana, che pochi mesi fa a Berlino hanno alzato la Champions e il Triplete, e che ripartono con il tridente delle meraviglie: Messi-Suarez-Neymar. Potenza di fuoco devastante. Qualche dubbio in difesa, dopo gli otto gol presi in due impegni ufficiali.

Dubbi che peraltro riguardano pure la squadra di Cristiano Ronaldo. È arrivato Kovacic, ma saprà finalmente esplodere? Vero che la Casa Blanca ha tanti altri campioni, ma vogliamo parlare di Rafa Benitez in panchina? L’uomo di coppe, in campionato non è un mago. E rispetto a Carlo Ancelotti pare un passo indietro.

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CR7 vs MESSI

Loro sono i due protagonisti indiscussi. Portogallo contro Argentina. Se non ci pensano loro a risolvere le partite, diventa dura. Segnano valanghe di gol e andranno a caccia di nuovi record personali. La classifica marcatori è sempre affar loro. Stiamo parlando di Cristiano Ronaldo e Leo Messi.

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ADDII STORICI

Come sarà il Real senza Casillas? E il Barcellona senza Xavi? Hanno cambiato vita. Erano i leader indiscussi in spogliatoio. Se il portiere madridista aveva perso qualche colpo negli ultimi anni, il centrocampista era il geometra catalano. Non ci saranno. E la Liga perde due personaggi. Due che, senza di loro, pare quasi un altro campionato. Ma tant’è: le bandiere si accantonano sempre di più. Per i dollari americani, per gli sceicchi o perché i tifosi sono ingrati nei tuoi confronti.

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IL RITORNO DI RAFA

Benitez torna in Spagna per fare capire ai suoi connazionali che è un altro. Che non è quello buono a vincere solo in coppa. Torna alla guida di una Ferrari, dove non può fallire. Basti vedere il suo predecessore: Carletto ha regalato la Decima, ma non è bastato. Rafa passa da Higuain e Hamsik a Ronaldo e James Rodriguez. Saprà far convivere tanti campioni senza scontentarli? A Napoli se l’è cavata mica tanto bene.

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LA RINASCITA DI IMMOBILE?

Tra i bomber la Spagna avrà pure Ciro Immobile. Dopo una stagione negativa al Borussia Dortmund, l’ex capocannoniere italiano ci riprova con il Siviglia. Un’occasione unica per rilanciarsi anche a livello europeo. La partenza è stata abbastanza buona. Il primo obiettivo è conquistare spazio, poi naturalmente fare il suo dovere: segnare. Da queste parti, in Spagna, ricordano un certo Christian Vieri. Dall’Italia è arrivato pure Rami e poi c’è un certo Konoplyanka. Se gli andalusi fossero la vera sorpresa della stagione?

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SIMEONE CI RIPROVA

Un anno di elogi, un anno difficile. Diego Simeone prova a fare di nuovo la faccia cattiva con un Atletico Madrid rinnovato in attacco. Partito Mandzukic, al Vicente Calderon è approdato Jackson Martinez, strappato sul suono della sirena al Milan. L’attaccante ex Porto ha tutto ciò che serve per continuare a segnare e impensierire magari i due bomberoni. In difesa, dalla Fiorentina è arrivato Savic a sostituire Miranda. E tutti si aspettano la definita consacrazione di Griezmann.

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VALENCIA OUTSIDER

Quale ruolo giocherà il Valencia in questa Liga 2015-16? Il pre-campionato non è stato tanto incoraggiante, ma in molti sono pronti a scommettere su questa squadra. In attacco sono arrivati Zakaria BakkaliSanti Mina. Basteranno per dare fastidio alle primissime e puntare, se non altro, a uno dei primi quattro posti che garantiscono la Champions? La perdita di Otamendi in difesa è grave, ma i 40 milioni incassati potrebbero servire a fare ancora qualcosa di importante sul mercato.

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EIBAR IN… VERDI

Oltre a Immobile, potremo goderci in Spagna anche Simone Verdi. A 21 anni, cercherà di far emergere la sua classe in una squadra di bassa classifica come l’Eibar. L’ultima stagione a Empoli, ora una sorta di prova di maturità lontano dall’Italia. Da queste parti lo attendono come uno dei potenziali talenti giovani della Liga. Troppa pressione? Forse no, per uno che era già abituato a sudare per la salvezza.

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A BILBAO SOGNANO

Quattro schiaffi al Barcellona sono un sogno divenuto realtà. A Bilbao, però, ora non vogliono fermarsi. L’Athletic, da troppe stagioni in posizioni di anonimato in Spagna, prova a rinverdire i fasti di un tempo: 8 titoli, 23 coppe nazionali, 1 Supercoppa di Spagna. Tutti i Paesi Baschi spingono la formazione di Valverde. Se il buongiorno si vede dal mattino, quest’anno a San Mames sarà durissima per tutti. E con un Aduriz così…


GRANADA MADE IN ITALY

La famiglia Pozzo e il Granada. Pur avendo perso Murillo, l’entusiasmo non manca. E un altro pezzo d’Italia in Liga si farà guardare da tutto il mondo. È arrivato dall’Inter Khrin, che qui avrà la possibilità di giocare titolare. C’è curiosità, e non da oggi, per il progetto Granada. Squadra che anche in questo mercato è riuscita a non spendere neanche un euro, incassandone nove.

Il Motomondiale entra nel vivo. Superato il giro di boa e con otto GP ancora da disputare, ci prepariamo ad assistere ad un finale entusiasmante nel quale Rossi è chiamato a difendere il suo primato, indiscusso da inizio stagione, non solo dal compagno di squadra Lorenzo, distante nove punti in classifica, ma anche dallo spagnolo Marquez che negli ultimi due GP ha rosicchiato 18 lunghezze portando a 56 quelle di distanza dalla vetta. Proprio la sfida col giovane spagnolo – più che col compagno di squadra in Yamaha – sembra scaldare maggiormente gli animi di appassionati e tifosi e, ove ce ne fosse bisogno, oggi vogliamo fornirvi dieci ulteriori motivi per non perdere neanche un minuto della bagarre italo-spagnola. Chi la spunterà?

SFIDA GENERAZIONALE

Da una parte il maestro della classe regina, tornato agli antichi splendori con un colpo di reni da vecchio leone; dall’altra il giovane campione, dominatore degli ultimi due Mondiali, baciato da un talento che gli ha permesso, più di ogni altro, di essere etichettato come l’erede più credibile del numero 46.


CATTIVERIA AGONISTICA

Nessuno, prima di Marquez, aveva dato prova di poter rivaleggiare con il Dottore sotto il profilo dell’agonismo, della spericolatezza e della capacità di compiere manovre al limite anche sotto pressione. Stoner, Pedrosa, Lorenzo, ma anche gli altri antagonisti di Rossi (da Gibernau a Capirossi, da Biaggi ad Hayden) hanno sempre mostrato di patire la bagarre (o di accettarla malvolentieri) e di preferire gare impostate dalle qualifiche in funzione di fughe solitarie. Marc è diverso e quest’anno ha saputo imparare da qualche errore di troppo, diventando anche più temibile.

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ESPERIENZA vs ATLETISMO

Anche i quattordici anni che dividono i due piloti (36 Rossi, 22 Marquez) possono fare la differenza in questo finale entusiasmante. In un senso o nell’altro. Da una parte, il Dottore proverà a far prevalere la maggiore strategia e la sua capacità di gestione in situazioni tese e che spesso lo vedono partire in ritardo. Dall’altro, lo spagnolo può contare su una maggiore freschezza atletica e una moto forse meno problematica sotto il profilo della messa a punto.


CAPACITÀ IN RIMONTA vs QUALITÀ IN QUALIFICA

Rossi, anche nelle ultime settimane, non ha fatto mistero delle sue difficoltà nel trovare l’assetto giusto per un buon piazzamento in qualifica. La gestione delle sue gare, pertanto, risulta il più delle volte molto più dispendiosa di Marquez che riesce a far la differenza anche nei primi giorni del weekend.


DISTACCHI

Negli ultimi due GP, in Germania e Indianapolis, il Dottore ha visto crescere il distacco da Marquez. Nel primo ha chiuso con 5’6 di ritardo, nel secondo con 6”. Per l’italiano è il momento di tornare all’attacco, non può pensare solo ad amministrare e di sicuro non lo farà.


SERIE UTILI

Rossi non è mai sceso dal podio quest’anno: dieci-gare-dieci tra primo (tre volte), secondo (due) e terzo posto (cinque); più discontinuo Marquez che per ben tre volte non è neanche arrivato al traguardo e in due occasioni è finito fuori dal podio. Lo spagnolo, però, è reduce da due successi consecutivi.

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RIMONTA E MATEMATICA

Per superare Rossi in classifica generale, a Marquez – ora distante 56 punti – non basta vincere tutte le otto gare rimanenti, disinteressandosi dei risultati del rivale. In quattro occasioni, infatti, dovrebbe riuscire a mettere almeno un pilota tra loro.


IL TERZO INCOMODO

La presenza di due uomini-copertina come Rossi e Marquez lo fa spesso scivolare in secondo piano, ma Lorenzo è l’inseguitore più accreditato del numero 46. Distante nove punti in classifica, è il pilota dotato di più tecnica ed eleganza. Se riesce a impostare il weekend come sa, sin dall’inizio, non ce n’è per nessuno. E Brno è una pista a lui molto favorevole.


IANNONE, SALVEZZA DUCATI

Dopo il discreto inizio, la casa motociclistica italiana non è stata protagonista di altri particolari squilli. Iannone, però, è ancora saldamente in quarta posizione, a dieci punti da Marquez e potrebbe sfruttare l’esperienza accumulata nelle prime dieci gare per trasformarsi in un fattore.

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CIRCUITI PRO YAMAHA E HONDA

Otto gare alla fine, con in programma tappe favorevoli sia per Yamaha sia per Honda, quasi equamente distribuite. Yamaha favorita in Giappone, San Marino (ultimi quattro successi di fila), Australia (ultimi due); Honda meglio in Repubblica Ceca (Stoner, Marquez e Pedrosa vittoriosi dal 2011 al 2014), Aragona (bene in tre delle ultime quattro edizioni), Malesia (ultimi tre successi). Sostanziale equilibrio in Gran Bretagna (Donington) e Spagna (Valencia).

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È tuttora il torneo dei campioni del mondo e lo sarà sicuramente fino al 2018. È stata infatti la Germania ad aggiudicarsi i Mondiali brasiliani del 2014, dopo aver umiliato proprio i padroni di casa in semifinale, rifilando sette gol a Neymar e compagni. La Bundesliga macina incassi e attira sempre più campioni, ma i club tedeschi sono anche capaci di sfornare giovani interessanti e di farli giocare pure a 17-18 anni. Cosa che non capita in Italia, dove il giovane viene mandato in prestito nelle serie minori o fa panchina. Diamo un’occhiata ai dieci motivi che dovrebbero spingere il pubblico a seguire da vicino il campionato tedesco.

STADI SEMPRE PIENI

Nella scorsa stagione, il 97,57% degli stadi ha fatto registrare il tutto esaurito (contro il 91,64% dell’anno precedente). È il miglior campionato europeo da questo punto di vista. I sold out sono passati, in Bundesliga, da 122 a 129. Pure le squadre più piccole fanno registrare pienoni: prendete il Friburgo, che ha avuto il 99,38% di percentuale di riempimento, dietro solo a Bayern Monaco e a Borussia Dortmund.


BAYERN DA RECORD

Seguiremo con pathos il tentativo del Bayern Monaco di superare se stesso. Il 22 febbraio scorso, a Paderborn, i bavaresi hanno tagliato il traguardo di 275 partite consecutive in Bundesliga con il tutto esaurito. A fine campionato, sono arrivati a 289. E si presume continueranno. La squadra che domina da tre anni consecutivi il campionato di calcio tedesco si è infatti ulteriormente rinforzata e fa sognare i tifosi. Il poker non è così lontano. Anzi, per i bookmaker è praticamente scontato. E gli stadi si riempiono.


VIDAL E DOUGLAS COSTA

Il Bayern Monaco punta al quarto titolo consecutivo. Forte degli investimenti fatti anche questa estate. Sono arrivati infatti Vidal (dalla Juventus per 40 milioni) e il brasiliano Douglas Costa dallo Shakthar. Secondo il commissario tecnico della Nazionale tedesca, Löw, la qualità dei bavaresi è senza precedenti. Curiosità per il ritorno in Bundes del cileno Vidal, dopo gli anni italiani e la crescita costante di rendimento.

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ORFANI DI SCHWEINSTEIGER

È vero, la Bundesliga ha perso uno dei volti più noti. Per 18 milioni di euro, infatti, il Bayern ha ceduto al Manchester United Bastian Schweinsteiger. A 31 anni, il centrocampista biondo lascia la squadra dove è arrivato nel 1998, a 17 anni, con questo palmarès: 8 Bundesliga, 7 Coppe di Germania, 2 Coppe di Lega, 2 Supercoppe di Germania, 1 Champions League, 2 Supercoppe Europee, 1 Mondiale per Club.


PEP, ULTIMO ATTO

A pesare sul Bayern Monaco potrebbe esserci solo un sassolino: si vocifera che questo sia l’ultimo anno di Pep Guardiola alla guida dei bavaresi. In realtà, nonostante i titoli vinti, non è mai sbocciato davvero l’amore tra la Germania e l’allenatore spagnolo. E le sirene estere lo chiamano a gran voce. Questo è l’ultimo anno di contratto: se i giocatori sapessero già che non rinnoverà, potrebbero dare di meno. Se invece a Monaco di Baviera dovesse arrivare la Champions League, anche il contratto di Pep potrebbe prolungarsi.


NOVITÀ DORTMUND

Dopo la peggiore stagione delle ultime, il Borussia Dortmund ha deciso che era finito un ciclo. Perlomeno in panchina. L’allenatore dei miracoli, Jurgen Klopp, ha detto addio. Sette anni di bel gioco, applausi e successi. Ora è tempo di Thomas Tuchel, giovane anche lui, proveniente dal Magonza. Avrà a disposizione una rosa non dissimile da quella dell’ultima stagione. Con in più il portiere Roman Burki, che tanto bene ha fatto nel Friburgo, e Gonzalo Castro dal Bayer Leverkusen. È partito, invece, Ciro Immobile, direzione Siviglia.


ATTENTI AL LEVERKUSEN

Proverà a insidiare i campioni di Germania il Bayer Leverkusen. Dopo il miracolo col Salisburgo, in panchina c’è Roger Schmidt. Si chiedono ancora una volta i gol a Kiessling, mentre il giocatore di maggiore qualità è Hakan Calhanoglu. È l’avversario della Lazio nei preliminari di Champions League e l’eventuale passaggio del turno potrebbe dare entusiasmo a una squadra che forse è ancora incompleta.

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NON C’È DUE… SENZA TRE?

Ad Amburgo sperano che il detto non sia vero. Da due anni, infatti, la squadra si salva dalla retrocessione solo allo spareggio di fine anno. Due anni deludenti, naturalmente, per una squadra che – soprattutto negli anni Ottanta – era abituata a stare nell’élite del calcio tedesco. I tifosi sperano di soffrire meno.


WOLFSBURG, LO SFIDANTE

La vera sfidante del Bayern Monaco è il Wolfsburg, secondo l’anno scorso e con il passaporto per la Champions League. Qui le cose le stanno facendo molto sul serio, tanto è vero che finora hanno resistito alle avance dell’Inter per Perisic, il giocatore che potrebbe far fare al club nerazzurro (o a quello biancoverde, qualora rimanesse) il salto di qualità ultimo e decisivo. È arrivato pure l’attaccante Max Kruse.


LE NEOPROMOSSE

Tanta curiosità intorno alle due neopromosse, ovvero DarmstadtIngolstadt. Löw, anticipando i temi della stagione, ha detto di essere pronto a scommettere sui primi che, seppure con un budget limitato, hanno fatto operazioni di mercato interessanti. Pure l’Ingolstadt potrebbe dire la sua in campionato, senza fare subito dietrofront verso la Bundesliga 2.

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Roberto Pereyra (Juventus), AUGUST 1, 2015 - Football / Soccer : Pre-season friendly match between Olympique de Marseille 2-0 Juventus at Velodrome Stadium in Marseille, France. NoxThirdxPartyxSales PUBLICATIONxINxGERxSUIxAUTxHUNxPOLxRUSxSWExFRAxNEDxESPxONLY (ptmb078512) Roberto Pereyra Juventus August 1 2015 Football Soccer Pre Season Friendly Match between Olympique de Marseille 2 0 Juventus AT Velodrome Stage in Marseille France NOxTHIRDxPARTYxSALES PUBLICATIONxINxGERxSUIxAUTxHUNxPOLxRUSxSWExFRAxNEDxESPxONLY ptmb078512

Dopo aver trattato la settimana scorsa i dieci giocatori più sopravvalutati della Serie A, adesso è la volta dell’altra classifica, quella con i dieci calciatori più sottovalutati. Nel massimo campionato italiano ci sono dei giocatori che pur avendo tenuto un rendimento di buon livello nelle ultime stagioni, sono sempre passati misteriosamente in secondo piano, spesso perché nelle loro squadre si parla di più di altri giocatori maggiormente affermati o perché non hanno un grande appeal mediatico. La classifica è stata fatta escludendo i nuovi acquisti, i giocatori appena ceduti all’estero e chi è arrivato da poco in Serie A.

DUVÁN ZAPATA

Forse il sottovalutato per eccellenza del campionato, perché un attaccante del genere potrebbe fare la fortuna di tante squadre. Nei due anni al Napoli si è segnalato per una media gol in rapporto ai minuti giocati di tutto rispetto (una rete ogni 108′ solo in Serie A), eppure Rafa Benítez, pur di non cambiare il suo amato 4-2-3-1, non gli ha mai dato una chance da titolare se non quando Higuaín era indisponibile o faceva turnover. Il centravanti colombiano ora è in prestito all’Udinese e si spera che Stefano Colantuono lo valorizzi a dovere.

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GIANCARLO GONZÁLEZ

Del Palermo si è parlato giustamente tanto di Paulo Dybala e Franco Vázquez, a volte anche di Luca Rigoni per via dei ben nove gol segnati. In pochi però hanno fatto notare l’ottima stagione di Giancarlo González, centrale difensivo costaricense all’esordio in Serie A, proveniente dalla MLS. El Pipo ha debuttato a ottobre con una rete decisiva all’ultimo minuto per il 2-1 sul Cesena e poi non ha più perso il posto da titolare, risultando il difensore rosanero dal rendimento più alto.

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ALESSANDRO FLORENZI

Rudi Garcia ha trovato in Florenzi un tuttofare perfetto per coprire i buchi della Roma. Terzino destro, centrocampista, terzo d’attacco nel tridente: il ventiquattrenne giocatore giallorosso ha sempre fatto il suo dovere segnalandosi per la grande corsa e lucidità, tenendo a galla la Roma nel girone di ritorno quando molti dei suoi compagni arrancavano. Spettacolare il gol segnato alla 34° giornata contro il Genoa con una progressione impressionante nel recupero.


NIKOLA MAKSIMOVIĆ

Finalmente anche il serbo classe 1991 sta iniziando ad avere un po’ più di considerazione, perché Urbano Cairo chiede venti milioni di euro per il suo cartellino e squadre come Napoli e Roma lo prenderebbero volentieri. Nell’ultima eccellente stagione del Torino in difesa si è sottolineata la leadership e la prolificità di Glik, il gol capolavoro di Bruno Peres nel derby o Matteo Darmian finito al Manchester United, mentre Maksimović è rimasto in ombra pur giocando un campionato quasi senza sbavature.

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MAXI MORÁLEZ

Sembrava ormai fatta per il suo passaggio all’Al-Ittihad, in Arabia Saudita, ma improvvisamente El Frasquito ci ha ripensato e ha deciso di rimanere all’Atalanta, anche per motivi familiari. L’argentino non finisce quindi nel lungo elenco di giocatori che preferiscono i soldi alla carriera andando a giocare in campionati improponibili e continuerà a essere un punto di forza (seppur poco reclamizzato) dell’Atalanta, che se si è salvata l’anno scorso lo deve anche alle giocate dell’ex Vélez Sarsfield.

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DANIELE CROCE

L’Empoli di Sarri è stata la vera rivelazione dello scorso campionato, e non sono mancate le lodi per diversi giocatori della formazione toscana, dalla coppia centrale Rugani-Tonelli all’acquisto di Saponara a gennaio, senza dimenticare Valdifiori che adesso ha fatto il grande passo verso il Napoli. Uno degli eroi meno celebrati degli azzurri è Daniele Croce, arrivato in Serie A a trentadue anni dopo una carriera passata nelle categorie minori e riuscito ad ambientarsi in un attimo fornendo un contributo sostanzioso al centrocampo.

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GIACOMO BONAVENTURA

Nella pessima stagione del Milan, per il secondo anno di fila fuori dalle coppe europee e con il peggior piazzamento dal ’97-’98, una delle pochissime note liete è stata rappresentata da Giacomo Bonaventura, ingaggiato negli ultimi minuti della sessione di calciomercato soffiandolo all’Inter. L’ex Atalanta è stato uno dei pochi a salvarsi fra i rossoneri, ma nonostante ciò in tanti continuano a preferirgli ipotetici nuovi acquisti.

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MARCO PAROLO

Ben quarantasette dei settantuno gol realizzati dalla Lazio nell’ultima Serie A sono arrivati dai centrocampisti, e di questi, dieci li ha messi a segno Marco Parolo, alla sua miglior stagione dal punto di vista realizzativo. Col Parma nel 2013-14 ne aveva fatti otto, ora ha ulteriormente perfezionato i tiri da fuori e gli inserimenti senza palla, le sue caratteristiche principali che lo rendono imprescindibile per Stefano Pioli. La sua assenza per squalifica nella Supercoppa Italiana contro la Juventus si è fatta sentire.

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ÉDER

In Italia dal 2006, è riuscito a prendersi la ribalta solo nell’ultimo anno, complici le grandi prestazioni con la Sampdoria che gli sono valse anche la chiamata con la Nazionale azzurra, con tanto di gol al debutto in Bulgaria. L’attaccante nato in Brasile e passato da Empoli, Frosinone, Brescia e Cesena si candida per essere una conferma anche nell’imminente nuova Serie A, considerato che ha già segnato nell’inutile vittoria per 0-2 in casa del Vojvodina in Europa League.

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ROBERTO PEREYRA

Quando Beppe Marotta ha preso dall’Udinese l’argentino in prestito oneroso con riscatto fissato a 14 milioni di euro, in molti hanno avuto da ridire, ma in campo El Tucumano ha dimostrato di valere quei soldi fino all’ultimo centesimo, giocando quasi tutte le partite pur non essendo nella formazione tipo e risultando decisivo per la qualificazione in finale di Coppa Italia della Juventus con la rete del momentaneo 0-2 nella semifinale di ritorno contro la Fiorentina.