10 COSE 10

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Alejandro

La vittoria di domenica scorsa dell’Atalanta per 3-0 sul Carpi non è stata celebrata tanto per il risultato quanto per l’episodio che ha portato al raddoppio, un gol direttamente da calcio d’angolo del Papu Alejandro Gómez. Una prodezza del genere, decisamente difficile da realizzare e non così comune, in Serie A non si vedeva da diversi anni, ma nella storia del calcio non sono pochi i giocatori diventati famosi per aver segnato dalla bandierina del corner. Nonostante qualcuno dica, senza conferme, che il primo nella storia ad aver segnato un gol del genere sia stato lo scozzese Billy Alston, gli almanacchi raccontano invece dell’argentino Cesáreo Juan Onzari, autore del cosiddetto gol Olímpico in una partita amichevole contro un’Uruguay fresco vincitore delle Olimpiadi tenutesi a Parigi qualche mese prima. La rete fu siglata il 2 ottobre 1924, nello stesso anno in cui l’IFAB modificò la regola 11 permettendo di poter segnare direttamente da calcio d’angolo.

Oltre al primo e all’ultimo autore in ordine di tempo, quali sono gli altri specialisti del genere? Eccone dieci (più uno) diventati famosi anche per questo motivo.

MASSIMO PALANCA

È stato il giocatore più importante della storia del Catanzaro, dove ha giocato dal 1974 al 1981 e dal 1986 al 1990, con 115 gol segnati. In carriera da calcio d’angolo ne ha realizzati ben tredici, sfruttando il suo favoloso sinistro (aveva il 37 di piede) per dare traiettorie forti e precise da ogni posizione. L’attaccante marchigiano, il cui volto è riconoscibile anche ora che ha 62 anni, per via dei folti baffi, ne realizzò uno dei tanti in una storica vittoria dei calabresi all’Olimpico contro la Roma, datata 4 marzo 1979 e finita 1-3 con una sua tripletta.


ROBERTO CARLOS

Il leggendario terzino sinistro brasiliano, passato anche dall’Inter nel 95-96 e maldestramente venduto da un Roy Hodgson che gli preferì Alessandro Pistone, è unanimamente considerato come uno dei migliori mancini della storia. Tutti si ricordano il suo pazzesco gol su punizione a effetto del 3 giugno 1997 in un Francia-Brasile del Tournoi de France, ma l’ex Real Madrid ha segnato più volte anche dalla linea di fondo e, per quanto riguarda il gol Olímpico, c’è riuscito nel 2011 quando era al Corinthians, contro la Portuguesa, nel Paulistão.


MARIO BASLER

Il suo gol su punizione nella finale di Champions League del 1999 diede al Bayern Monaco l’illusione di aver vinto la coppa, poi sfumata nel recupero con gli indimenticabili due gol in rimonta del Manchester United. Qualche anno prima, quando giocava al Werder Brema, chiuse la Bundesliga 94-95 con venti gol in trentatré partite (pur non essendo una punta ma un esterno destro offensivo di centrocampo) di cui due da corner, il primo contro il MSV Duisburg e il secondo al Friburgo, quest’ultimo valso una targa commemorativa al Weserstadion.


FEDERICO MANCUELLO

Si tratta di uno dei migliori specialisti attualmente in attività: ha ventisei anni e gioca in Argentina, all’Independiente, dove è considerato il giocatore più importante della squadra nonostante sia reduce da un lungo infortunio. Di recente ha anche esordito con la Selección (segnando) e quando batte i calci d’angolo lo fa sempre con effetto a rientrare, con risultati spesso ottimi, come dimostra il gol al Tigre del 25 ottobre 2014. È un giocatore poco conosciuto ma di grande valore: attenzione perché a breve potrebbe finire in Europa.


OMAR PÉREZ

Anche il suo è un nome noto solo agli esperti di calcio sudamericano, ma è un giocatore di qualità eccelsa. Nato in Argentina nel 1981, ha giocato per la maggior parte della carriera in Colombia, dove dal 2009 è il 10 e leader indiscusso dell’Independiente Santa Fe, squadra attualmente ai quarti di finale di Copa Sudamericana. È in possesso di un destro sublime che spesso usa per tiri da lontano o assist geniali, ma i calci piazzati sono da sempre il suo marchio di fabbrica e, il 7 ottobre 2012, segnò un gol Olímpico all’Atlético Nacional di Medellín.


RONALDINHO

Uno dei geni assoluti del calcio mondiale non poteva che cercare la perla dalla linea di fondo. In Europa, tra PSG, Barcellona e Milan, non c’è riuscito, ma nell’ultima parte di carriera (tuttora ancora in corso, nonostante al momento sia svincolato) si è divertito a tentare di beffare i portieri da calcio d’angolo. Ce l’ha fatta nel 2011, quando giocava al Flamengo, contro l’Avaíin una partita del Brasileirão che il club rubro-negro però perse per 3-2. Non è uno dei colpi con cui è passato alla storia, però il Gaúcho può vantarsi di averne fatto almeno uno.


MARCOS COLL

Il centrocampista colombiano, che ad agosto ha compiuto ottant’anni, è ad oggi l’unico (e rimarrà tale, almeno fino al 2018) ad aver segnato direttamente da calcio d’angolo nei Mondiali. È successo in Cile nel 1962, in un 4-4 contro l’Unione Sovietica e non contro un portiere qualsiasi, ma contro Lev Yashin, uno dei migliori numeri uno di sempre, beffato dalla traiettoria corta sul primo palo e da un mancato intervento di un suo compagno. Questa rete è valsa a Coll il soprannome di El Olímpico, anche se la rete servì a poco, dato che la Colombia non riuscì a passare il primo turno.


JUAN ROMÁN RIQUELME

A gennaio El Último Diez ha lasciato il calcio dopo vent’anni ad altissimo livello. Riquelme è stato uno degli ultimi veri interpreti del ruolo di trequartista, un fuoriclasse unico al mondo che riusciva sempre a trovare la giocata perfetta. Famoso, tra le tante cose, per il tempo che prendeva per sistemare il pallone prima dei calci d’angolo, spesso battuti a rientrare e molte volte in gol, sia al Villarreal sia col Boca Juniors, quando segnò sotto le gambe del portiere al Vélez in Libertadores.


VASSILIS HATZIPANAGIS

Nato in Uzbekistan da genitori greci, cominciò a giocare in Unione Sovietica ma nel 1974, caduta la giunta militare, si trasferì nel suo paese d’origine, all’Iraklis. Nel club di Salonicco diventò una leggenda assoluta e ci giocò fino al 1991, non potendo mai cambiare squadra per motivi burocratici e senza riuscire a essere convocato con la nazionale greca, avendo già fatto alcune partite con la Russia Olimpica. Famoso per i suoi dribbling ubriacanti e per un sinistro magico, che spesso usava per sorprendere i portieri avversari sui corner.


ÁLVARO RECOBA

Non poteva mancare alla lista il Chino Recoba, forse il giocatore più conosciuto per questo tipo di colpo. L’uruguayano, che ha chiuso la carriera qualche mese fa, segnò un gol Olímpico il 29 aprile 2007 in un 3-1 dell’Inter ai danni dell’Empoli, la stessa squadra alla quale segnò da centrocampo nel 1998. In aggiunta ne ha fatti anche altri quattro negli ultimi anni con la maglia del Nacional Montevideo, tutti rigorosamente con il suo celebre sinistro fatato.


BONUS: ROBERTO BAGGIO

Per chiudere, lui: Roberto Baggio. Il Divin Codino ha deliziato gli appassionati di calcio per tutto l’arco della sua carriera, indipendentemente dai colori sociali: tacchi, rabone, passaggi filtranti, punizioni all’incrocio dei pali. Non si è fatto mancare proprio nulla e, ovviamente, il gol da calcio d’angolo doveva per forza essere presente nel suo curriculum, anche se non era un colpo che tentava con frequenza. Nella sfida a Lecce, il Brescia si impone per 0-3 e la tripletta di Baggio è impreziosita dal gol Olímpico del numero 10.

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Nella storia del Pallone d’oro, ci sono tanti campioni che non hanno mai vinto e le ingiustizie sono aumentate da quando la Fifa si è presa il premio che era del giornale sportivo francese ‘France Football’. In questo 2015, il successo andrà quasi sicuramente a Leo Messi, che spezzerà l’egemonia di Cristiano Ronaldo, vincitore delle ultime due edizioni. L’argentino ha conquistato il Triplete con il Barcellona a suon di gol e siamo pressocché sicuri che porterà a casa il quinto riconoscimento personale.

Sarà un risultato giusto, niente da obiettare, ma quello che lascia perplessi è il primo listone da 59 candidati al successo, che fa parlare di sé più per chi manca che per chi c’è (tra cui alcuni assoluti sconosciuti). Noi abbiamo provato a mettere dentro i 10 che avrebbero dovuto almeno far parte di questa lista, ed è venuta fuori una gran squadra.

Lionel Messi Barcelona jubelt nach seinem Tor zum 1 0 FC Barcelona Barca FC Bayern München Barca

Gigi Buffon

Tra i cinque portieri candidati, incredibilmente non c’è Gigi Buffon. La quasi tripletta con la Juve, da protagonista, non è bastata. A 37 anni, il capitano bianconero avrebbe meritato eccome di starci, anche se poi magari non avrebbe trionfato, come spesso accade ai portieri, eccezion fatta per Jascin nel 1963. SuperGigi avrebbe potuto emulare il portierone russo nel 2006, ma non ce la fece, e questa volta dovrà restare a guardare Neuer e Courtois, per grandi meriti loro, ma anche Ospina, Bravo e De Gea, che non hanno regalato emozioni in questa stagione.

Gerard Piqué

Ecco uno che il Triplete l’ha fatto, con la maglia del super rappresentato Barcellona. Nella Liga, ha guidato i blaugrana al successo, mettendoci anche la firma con cinque gol, così come in Coppa del Re ed in Champions. Ministro della difesa catalana, ha imparato i trucchi del mestiere da un certo Puyol, ma quando non è in campo, se ne accorge soprattutto Luis Enrique.

Nikola Kalinic

L’attaccante croato ci sarebbe stato bene, eccome, tra i 59. In Ucraina, con la maglia del Dnipro, ha segnato 49 gol in 125 incontri, contribuendo a portare la squadra fino alla finale di Europa League, poi persa con il Siviglia. Approdato in Italia, sta dando un contributo importantissimo ad una Fiorentina che si trova in vetta alla Serie A. Prima punta forte fisicamente, ma non statico in area, aiuta i compagni della difesa in caso di bisogno.

David Silva

L’anno scorso ‘El Chino’ non ha vinto nulla, ma non per colpa sua: in Premier, il Manchester City ha dovuto alzare bandiera bianca contro il Chelsea di Mourinho, mentre in Champions, ha confermato di non essere ancora abbastanza maturo per vincere. Lo spagnolo, però, è stato protagonista assoluto con 12 reti in campionato, pur non essendo una punta; soprattutto, con i suoi piedi, ha spesso mostrato autentiche perle. Pure in Nazionale, sono già 23 le segnature in 94 match.

Philipp Lahm

Il motorino del Bayern Monaco che comanda la Bundesliga. Difensore o centrocampista, a destra ma pure a sinistra. Con Pep Guardiola, anche davanti alla difesa. Da campione del mondo, ha alzato di nuovo il titolo tedesco. Tre volte consecutive nella squadra ideale dei mondiali. Il 26 aprile del 2015 ha portato a casa il suo settimo scudetto. A 32 anni, può proseguire, come dimostra l’attuale classifica tedesca.

Philipp Lahm

Isco

Forse non è stata la stagione migliore, ma il calciatore spagnolo tra i 59 poteva entrarci. Ha risentito dell’anno del Real Madrid, incapace di vincere da dicembre in poi, dopo aver messo in cassaforte la Supercoppa Europea e il Mondiale per Club. Zinedine Zidane lo ha paragonato a se stesso e la Juve lo avrebbe voluto portare a Torino nell’estate scorsa, ma Rafa Benitez ha posto il veto.

Isco

Xabi Alonso

Un altro spagnolo, regista a lungo paragonato ad Andrea Pirlo. Perno del Bayern Monaco di Guardiola, è colui che dà il là alle improvvise accelerazioni degli attaccanti. Vinto il campionato in Baviera, l’iberico segna di sicuro meno di Pirlo e comincia a risentire un po’ dell’età (34 anni), ma ai suoi ritmi può fare ancora molto bene, sia in Germania che con la Nazionale del suo Paese. E poi c’è il sogno Champions, già conquistata con il Liverpool e con il Real Madrid.

Klaas-Jan Huntelaar

Attaccante vecchio stile, e che nessuno si offenda. Olandese dal fisico possente, con lo Schalke ha già segnato 70 volte in 128 partite, dopo essere passato come una meteora in Italia, con il Milan che era riuscito a prelevarlo dal Real Madrid. In Germania è ormai un’istituzione, visto che ci gioca dal 2010, e nel 2011-2012 è stato capocannoniere della Bundesliga. Nella corsa al Pallone d’oro, è sicuramente penalizzato dal giocare in una squadra di secondo piano.

Diego Godin

Determinante nelle squadre in cui gioca: che sia l’Uruguay o l’Atletico Madrid, di cui è perno insostituibile. Decisivo nella Champions di due anni fa, per Simeone è l’uomo su cui costruire il resto della squadra. Segna pure, e non poco per un difensore centrale. Ma soprattutto è rude, il giusto, contro gli attaccanti avversari. È uno dei difensori che il Pallone d’oro continua sistematicamente a ignorare, anche se un gol evitato vale quanto un gol fatto.

Diego Godin

Olivier Giroud

Attaccante francese dell’Arsenal, ha già segnato 44 gol con la maglia dei Gunners. Nel marzo scorso è stato eletto giocatore del mese in Premier League, e ha vinto la FA Cup 2015, segnando una delle reti nella finale di Wembley. Con la Nazionale, deve combattere contro alcuni mostri sacri come Karim Benzema, ma a 29 anni può ancora sperare di diventare protagonista pure con i Bleus.

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Tedeschi d’Italia: una storia di adattamenti veloci, gol, geometrie e scudetti. Difficile scegliere i dieci che più hanno inciso nel nostro campionato perché in tanti sono transitati da queste parti, quasi tutti lasciando qualche traccia. Certo, ci sono stati anche i bidoni o quelli arrivati da noi con grandi aspettative e che non sono mai riusciti a decollare, o anche quelli che hanno fatto il compitino prima di prendere armi e bagagli ed emigrare, tipo Hansi Muller (Inter), Thomas Haessler (prima Juve e poi Roma), Andreas Moeller (ancora alla corte di Madama), Thomas Berthold (Verona e Roma), Stefan Reuter (Juve), Jurgen Klinsmann (la pantegana bionda dell’Inter).

A rinverdirne i fasti, possiamo contare attualmente su Miroslav Klose e Sami Khedira: il primo, nonostante qualche acciacco, sta rinnovando nella Lazio la tradizione dei grandi bomber; il centrocampista della Juventus, invece, si è appena ripreso da un infortunio e che pare in grado di lasciare un segno con la maglia dei campioni d’Italia.

Dicevamo: chi sono quelli da ricordare?

Karl-Heinz Schnellinger

Tutti si ricordano di Karl Heinz Schnellinger per il gol del pareggio, al 90′, in Italia-Germania 4-3 di Città del Messico, Mondiali del 1970. Una rete che trasformò una partita noiosa in una da brividi e indimenticabile. Di ruolo terzino, arriva in Italia nel 1963-64, giocando a Mantova, in prestito dalla Roma, prima di tornare un anno in giallorosso. Ma è con la maglia del Milan che si consacra: gioca ben nove anni ed è nella “hall of fame” della società rossonera. Nel suo palmares 4 Coppe Italia (1 con la Roma), 1 scudetto, 2 Coppe delle Coppe, 1 Coppa dei Campioni e 1 Intercontinentale.

Schnellinger

Helmut Haller

Sempre negli anni ’60, l’Italia fa la conoscenza di Helmut Haller, trequartista e ala dal dribbling sopraffino, carisma e senso della rete. Da ragazzo camionista, in seguito simbolo del Bologna, nel quale milita dal 1962 al 1968, collezionando 180 partite e segnando 48 gol. Nel 1963-64 riporta il tricolore a Bologna, dopo lo spareggio contro l’Inter di Helenio Herrera. Dal 1968 al 1973 va a rinforzare quindi la Juventus, dove di gol ne fa 21 in 116 presenze. Alla Juve non fu da meno, trascinando i bianconeri due volte davanti a tutti, nel 1971-72 e nel 1972-73.

Haller

Karl-Heinz Rummenigge

Attaccante formidabile in Germania, meno devastante in Italia con la maglia dell’Inter. Due volte Pallone d’oro, oltre che Campione d’Europa con la Germania Ovest nel 1980, in Germania era stato tre volte capocannoniere, vincendo 2 Coppe dei Campioni e 1 Intercontinentale con il Bayern Monaco, oltre a 2 titoli e a 2 Coppe nazionali. L’Inter di Ernesto Pellegrini lo acquista nell’estate del 1984 per 8,5 miliardi di lire. In totale, giocherà 64 partite in nerazzurro, segnando 24 reti. Avrebbe potuto fare di più in Italia, ma i troppi infortuni ne hanno condizionato la carriera. Dopo un triennio andrà al Servette, dove conquisterà il titolo di capocannoniere.

Rummenigge

Hans-Peter Briegel

Un grande acquisto per un grandissimo Verona, quello dello scudetto di Bagnoli nel 1985. Terzino, ma all’occorrenza pure fluidificante e centrale di difesa, con gli scaligeri ha segnato 12 reti in 55 presenze, prima di trasferirsi alla Sampdoria per 4 miliardi di lire nel 1986. Addio al blucerchiato nel 1988, con altre 9 reti in 51 partite e 1 Coppa Italia vinta. Roccioso, veloce, bravo di testa.

Briegel

Andreas Brehme

L’Inter dei record di Giovanni Trapattoni poteva contare su un terzino sinistro formidabile come Andreas Brehme. Eroe pure in patria perché ai Mondiali di Italia 1990 fu autore del rigore decisivo nella finale contro l’Argentina di Maradona. Arriva all’Inter nel 1988, restandoci fino al 1992. Nel 1989, l’Inter dei 58 punti ha la fortissima anima tedesca. E l’anno dopo vince pure la Supercoppa italiana. L’anno dei Mondiali, Brehme arriva terzo nella classifica del Pallone d’oro e, prima di congedarsi dai tifosi nerazzurri, regala al Biscione pure la Coppa Uefa. In totale, 11 gol in 116 presenze.

Brehme

Lothar Matthäus

Arriva all’Inter insieme a Brehme: sulla schiena, la maglietta numero 10. Anche per lui un quadriennio d’oro in nerazzurro, con gli stessi successi di squadra del terzino e 40 reti in 115 partite. Regista di centrocampo, ha finito la carriera da libero. Dotato di un tiro potente, difficilmente intercettabile dai portieri, grande forza fisica e velocità prepotente. Brillante pure nell’esecuzione dei calci piazzati e dei rigori, la Fifa lo ha inserito all’ottavo posto tra i numeri 10 più forti della storia. Nel 1990 ha conquistato il Pallone d’oro, l’anno dopo il Fifa World Player.

Matthaus

Rudi Völler

Un altro bomber di razza sceso dalla Germania in Italia a miracol mostrare. Idolo della Curva Sud della Roma, Rudi Völler è arrivato nel 1987 nella capitale, lasciandola nel 1992 con 45 reti in 142 presenze. Fu Dino Viola a portarlo in giallorosso per 5,5 milioni di euro. Nel palmares “italiano”, 1 Coppa Italia e la finale di Coppa Uefa persa contro l’Inter. Anche lui è stato Campione del Mondo con la Germania, nella finale di Roma del 1990.

Voller

Jürgen Kohler

Dell’infornata tedesca anni ’90 della Juve è stato sicuramente il migliore. Baffetti e sguardo da duro, difficile da superare per gli attaccanti. Quattro anni con la maglia bianconera, dal 1991 al 1995, e affermazioni sia europee (Coppa Uefa nel 1992-93) che nei confini nazionali, con i bianconeri di Marcello Lippi tornati a vincere lo scudetto dopo tanti anni di digiuno, oltre alla Coppa Italia nel 1994-95. Per Jürgen, in totale, 102 presenze e 8 reti.

Kohler

Karl-Heinz Riedle

Bomber della Lazio e della Nazionale tedesca, dal 1990 al 1993 ha conquistato a suon di reti la Curva Nord in tre anni. Le 30 reti in 87 presenze nel nostro Paese non hanno fruttato però nessun trofeo per Kalle, vincitore comunque di una Champions con il Borussia Dortmund, in finale contro la Juventus.

Riedle

Oliver Bierhoff

Scartato dall’Inter, preso dall’Ascoli, esploso nell’Udinese (titolo di capocannoniere vinto con 27 reti) e scudettato con un Milan, solitamente piuttosto intollerante ai giocatori provenienti dalla Germania. È Oliver Bierhoff, anche lui famoso per quel “golden gol” che permise alla nazionale tedesca di trionfare a Euro 1996. Imprendibile negli stacchi di testa, ha lasciato l’Italia per trasferirsi al Monaco, prima di tornare nel Belpaese, al Chievo Verona, dove ha realizzato 7 gol in 26 match disputati.

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Il mio gesto di esultanza è un passo di danza giamaicano che ho personalizzato. Significa ‘To the world’, dalla Giamaica a tutto il mondo. E’ venuto per caso però ha attecchito: ho visto anche dei bambini giapponesi che lo facevano“. Parole e musica di Usain Bolt, l’uomo più veloce del Mondo, capace di trionfare con una continuità e una semplicità disarmanti sulle gare dei 100 e 200 metri. Un vincitore incontrastato che ha reso il suo modo di festeggiare le vittorie un marchio registrato, un “brand” riconoscibile ovunque.

Le esultanze e la gestualità nello sport costituiscono una gamma ampia e diversificata, che negli anni continua a proporre una complessità sempre maggiore, alimentate anche dall”attenzione mediatica; giornali, tv e internet, infatti, hanno trasformato dei perfetti sconosciuti in fenomeni che un tempo sarebbero rimasti vincolati in confini ben più stretti.

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare dello Stjarnan: il nome magari dirà poco, ma vi sarete sicuramente imbattuti in una delle numerose esultanze che hanno reso famosa nel mondo una squadra islandese che per meriti sportivi non avrebbe mai raggiunto una simile visibilità. Lasciate partire il video qui di seguito e vi accorgerete della loro genialità: coreografie studiate a tavolino e provate in allenamento probabilmente molto più degli stessi schemi del loro allenatore. Ce n’è per tutti i gusti: dalla cyclette umana al parto naturale simulato, sino all’attaccante che s’improvvisa Rambo e stermina i compagni uno dopo l’altro. Follia allo stato puro (in senso buono), sia pure un po’ troppo ragionata e per certi versi artefatta.

Diciamocela tutta: l’esultanza è un’esplosione di gioia, un momento di pazzia collettiva incontrastata. Una reazione istintiva che può coinvolgere una squadra, uno stadio, una nazione intera. È bello vivere e godersi anche l’irrazionalità di quell’attimo, come quella mostrata dal gesto di Graziano Pellé, l’attaccante salentino che continua a far parlare di sé Oltremanica.

Il centravanti del Southampton, infatti, dopo una rete al Manchester United, si è lasciato ispirare dai Mondiali di Rugby in corso di svolgimento, fingendo di piazzare una meta oltre la linea di fondo e sotto lo sguardo divertito dei tifosi: il gesto in sé ha rischiato di provocargli problemi alla spalla, ma non gli ha impedito nel resto del match di siglare una personale doppietta che ha fatto venire i sudori freddi a van Gaal, tecnico dei Red Devils tra i suoi principali ammiratori sin dai tempi dell’Az Alkmaar.

Quali sono le 10 esultanze del calcio moderno che hanno fatto la storia, ciascuna a modo proprio? Scopriamolo insieme!

Impossibile dimenticare, tra le più celebri esultanze polemiche, la “sniffata” sulla riga di fondo di Robbie Fowler in un Everton-Liverpool. Il giocatore rispose così a quanti avevano adombrato sospetti sulle sue abitudini extra-calcistiche e si beccò, dopo il rigore realizzato e il conseguente “festeggiamento”, anche i provvedimenti disciplinari dell’arbitro.

Solo urlacci e insulti dall’allora suo pubblico per Zlatan Ibrahimovic che, ormai agli sgoccioli della sua avventura con l’Inter, decise di celebrare uno dei suoi tanti gol guardando negli occhi gli ultras nerazzurri e zittendoli polemicamente. A proposito di Inter, ha più volte fatto venire le palpitazioni ai suoi allenatori il nigeriano Obafemi Martins: una scheggia impazzita capace di festeggiare le sue reti con sei-sette salti mortali all’indietro, costringendo i compagni a tenersi ben alla larga per evitare guai. Della categoria dei saltatori fa parte anche il neo-juventino Hernanes, attiratosi le ire degli ex tifosi laziali proprio per aver festeggiato con una capriola volante un gol su punizione in un Inter-Lazio dello scorso anno.

Ma c’è anche chi è riuscito nell’impresa di aggiungere “accessori” ai festeggiamenti dopo un gol. Ai tempi del Palermo, Fabrizio Miccoli, da grande appassionato di wrestling, ha indossato la maschera del wrestler messicano Rey Misterio e in un’altra occasione un berretto di John Cena accompagnato dal classico gesto “You can’t see me”.

Gesti un po’ più teneri hanno visto, invece, l’attaccante del Borussia Dortmund, Pierre Aubameyang, indossare una maschera dell’Uomo Ragno, mentre l’ex juventino Carlos Tevez aveva nascosto un ciuccio nei pantaloncini per esultare alla maniera dei suoi figli.

Totti

Nella nostra classifica entrano anche due idoli dei romanisti: quel Francesco Totti autore di un selfie sotto la curva giallorossa, durante un derby pareggiato con la Lazio, al quale è bastato un telefonino passato dalla panchina per far accrescere ulteriormente la sua fama mondiale, e Alessandro Florenzi, diventato un manifesto dell’amore per i nonni. Dopo la rete realizzata al Cagliari infatti, il 24 giallorosso ha raggiunto la nonna in tribuna per abbracciarla e dedicarle il gol.

Molto meno scenografiche ma ugualmente di impatto mediatico la statua dopo il gol alla Germania, messa in mostra da un Mario Balotelli già celebre per la t-shirt “Why always me” ai tempi del Manchester City, e quel Mark Bresciano, l’australiano di Palermo, che finiva per incantarsi dopo ogni rete, almeno fino all’arrivo dei compagni.

Menzione d’onore per due allenatori veraci: l’intramontabile Carletto Mazzone che, dopo un’incredibile rimonta del suo Brescia sul campo dell’Atalanta, mantenne la promessa di andare a festeggiare sotto una curva nerazzurra che, per tutta la partita, lo aveva beccato e insultato; Alberto Malesani, autore di corse verso i propri giocatori e di espressioni da vero ultrà, che lo hanno accompagnato nella sua carriera in Europa.

La lista potrebbe diventerebbe davvero interminabile, quindi facciamo così: perché non ci segnalate voi quelle che abbiamo dimenticato?

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Edoardo Gori, Giovanbattista Venditti, Mauro Bergamasco, Andrea Masi, Martin Castrogiovanni durante l inno dell Italia. Roma 21/03/2015, Stadio Olimpico Rugby 6 Nations - 6 Nazioni 2015 Italia vs Galles - Italy vs Galles Foto Antonietta Baldassarre / Insidefoto PUBLICATIONxNOTxINxITAxFRAxSUI AntoniettaxBaldassarre Edoardo Gori Giovanbattista Venditti Mauro Bergamasco Andrea Masi Martin Castro Giovanni Durante l inno Dell Italia Roma 21 03 2015 Stadio Olimpico Rugby 6 Nations 6 Nazioni 2015 Italia vs Galles Italy vs Galles Photo Antonietta Inside photo

Mondiali di rugby 2015: ci siamo. Il 18 settembre prende il via l’ottava edizione della Coppa del mondo, ospitata in una delle patrie storiche della palla ovale: l’Inghilterra. Venti sono le nazioni partecipanti e tra loro c’è anche l’Italia, inserita in un girone piuttosto difficile, ma non impossibile: i sono, infatti, Francia e Irlanda (vecchie conoscenze del Sei Nazioni), Canada e Romania. Le prime due si qualificano per gli ottavi di finale. L’esordio degli Azzurri è previsto per il 19 settembre a Londra, nel tempio di Twickenham (ore 21), contro i galletti transalpini. Vediamo le dieci curiosità del Mondiale.

Esultanza dopo la Meta di Giovanbattista Venditti Italia con Martin Castrogiovanni Celebration aft

Castrogiovanni, il gigante buono

Martin Castrogiovanni, pilone dell’Italia, ha deciso di devolvere l’intero premio mondiale in beneficenza. Un compenso che certo non è ai livelli di quelli del calcio, ma che servirà ad aiutare alcune associazioni di volontariato. “Ho deciso di donare i soldi ai bambini, sono loro a darmi la forza per superare ogni ostacolo”. Tra le associazioni che riceveranno soldi c’è ‘Olivia’, che si occupa di integrare i bambini sordi, offrendo loro la possibilità di praticare uno sport; e poi c’è la ‘Casa di Andrea’ dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

Rugby Coppa del mondo

“Italiani mercenari”

A giugno, proprio i giocatori della Nazionale italiana di rugby erano stati accusati di essere ‘mercenari’, anche perché molti sono gli oriundi e i naturalizzati. Era nato un duro scontro con la Fir, la Federazione italiana rugby. L’iniziativa di Castrogiovanni sta lì a smentire tutto questo, i 5 mila euro lordi previsti per la preparazione estiva finiranno a chi più ne ha bisogno.

Calcio d'inizio Italia

Il rugbista celiaco

Non possiamo finire questa disamina su ‘Castro’, come viene affettuosamente chiamato Castrogiovanni, senza aggiungere che è celiaco e non beve birra. Già, soprattutto l’ultima caratteristica pare fare a pugni sul luogo comune di rugbisti e tifosi, ovvero che subito dopo le partite vadano nei pub a trangugiare boccali su boccali.

Tutti i Mondiali su Sky

Sky Sport trasmetterà tutte le 48 partite del Mondiale di rugby in diretta. Una programmazione totale di 150 ore, di cui 100 live. A commentare le sfide italiane, ci sarà Franceso Pierantozzi. Si alterneranno Federico Fusetti, Alessandro Moscardi, Andrea De Rossi e John Kirwan. L’inviata di riferimento sarà Lia Capizzi. Moreno Molla si occuperà principalmente delle altre nazionali. Come in un Mondiale di calcio, ci sarà uno studio pre e post partita, con Federica Lodi e Stefano Meloccaro e ospiti di grande richiamo (il cantante Elio, Diego Dominguez). Un programmazione a cinque stelle, con la chicca finale di ‘Quarto Tempo’.

Rugby su Sky

Troppo grande per perderla

“Too big to miss” è lo slogan della manifestazione. Due milioni e mezzo di biglietti messi in vendita, a prezzi non proprio popolari. Secondo uno studio di Ey, i fan stranieri che arriveranno nel Regno Unito per il Mondiale saranno 450 mila, un record. Si tratta dell’avvenimento sportivo più importante dell’anno, d’importanza inferiore solo a Coppa del mondo di calcio e Olimpiadi.

twickenham

Pil britannico a gonfie vele

Il Pil (Prodotto interno lordo) britannico sarà arricchito da un miliardo di sterline. Il giro d’affari complessivo è stimato in 2,5 miliardi. Sarà manifestazione planetaria, con le partite trasmesse in 207 nazioni e un platea potenziale di quattro miliardi di spettatori. Sky avrebbe pagato più di un milione di euro per aggiudicarsi l’esclusiva. World Rugby, da questa kermesse, dovrebbe portare a casa 110 milioni di sterline per il broadcasting, 45 milioni dagli sponsor, 80 milioni come tassa pagata dalla Gran Bretagna per aggiudicarsi l’edizione.

Gli sponsor

In occasione dei Mondiali di rugby, sulle maglie compare solo lo sponsor tecnico. Nel caso dell’Italia, è Adidas, che paga due milioni di euro ogni anno. Adidas affianca pure la Francia e gli All Blacks neozelandesi, a cui il marchio versa qualcosa come quindici milioni di euro all’anno. Tra i fornitori della Coppa, c’è poi Canterbury, neozelandese, che sarà sulle maglie dell’Inghilterra, Irlanda, Giappone e Namibia. L’italiana Macron sosterrà la Scozia, a cui paga tre milioni di euro l’anno.

Negozio Adidas

Le città

Undici più una. Sono le città che ospiteranno la manifestazione (l’unica non inglese è Cardiff, in Galles). Un libro racconta non solo i luoghi dove avranno luogo le sfide, ma anche i pub, i ristoranti e i negozi che hanno a che fare con il rugby. Una guida utilissima. Ci sono i locali dove i giocatori vanno a bersi una birra, ma anche i ristoranti preferiti e i negozi per veri appassionati, dove trovare cappellini, maglie e gadget. Si chiama ‘Rugby Life’.

Cardiff

I favoriti

La Nuova Zelanda, of course. Gli All Blacks sono la squadra più forte del mondo e questi All Blacks sono considerati i più forti di tutti i tempi. Vero che ai Mondiali, finora, non sempre hanno mantenuto le promesse. Ma a livello internazionale le vittorie sono 57 (due le Coppe del mondo in bacheca, nel 1987 e nel 2011).

I record degli All Blacks

Danza maori a parte, la ‘Haka’, la Nuova Zelanda nel rugby rappresenta il Brasile nel calcio. Elegante, bella, la più forte. Ha il record di punti in un singolo incontro (145 contro il Giappone nel 1995), quelli realizzati in assoluto (1.711), più mete totali (232) e maggior numero di trasformazioni (173). C’è poi Jonah Lumu, capace di realizzare 15 mete in due edizioni della World Cup, e Marc Ellis che ne fece sei nel 1995 contro il Giappone. Sempre in quel match, Simone Culhane fece 45 punti, con 20 trasformazioni realizzate. Nella Hall of Fame del rugby, ci sono ben 14 neozelandesi.

Lumu

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Chissà se Parola è stato il primo a fare una rovesciata. Di certo, lui è diventato immortale grazie alla copertina sull’album delle figurine. Almeno quanto dall’altra parte dell’oceano è immortale tale Ramon Unzaga, per i sudamericani l’inventore della rovesciata, o meglio della Chilena. E sì, perché Unzaga era cileno, proprio come Mauricio Pinilla, una vita a sforbiciare in provincia, a litigare con gli avversari e a tatuarsi tutto ciò che gli passa per la testa, compresa la sfiga. Chi altro si sarebbe tatuato sulla schiena la sfiga? Lui l’ha fatto, ed ecco che la traversa contro il Brasile è diventato una metafora di vita: “Ad un centimetro dalla gloria“. Quando si tratta di sforbiciare, però, Pinilla c’è sempre. Il gesto tecnico visto contro il Sassuolo è di primissima fattura. Non è la rovesciata classica, perché fatta con il sinistro su cross dalla sinistra. Un gesto tecnico complicatissimo, nello stesso weekend in cui Benteke alleggerisce la sconfitta del Liverpool a Manchester, sponda United, con un’acrobazia da tramandare ai posteri.

Tra i giocatori più abili ad effettuare questo gesto tecnico, tra i più apprezzati del calcio e sempre in grado di lasciare a bocca aperta compagni, avversari e spettatori, segnaliamo il messicano Hugo Sanchez del Real Madrid, Marco Van Basten (Ajax e Milan), Gianluca Vialli (prima Sampdoria, poi Cremonese), e ovviamente Pelè, sia in campo che… sul set cinematografico! Vediamo qualche rovesciata indimenticabile. Ne abbiamo selezionate dieci, ma potevano essere molte di più!

Y. DJORKAEFF, INTER-ROMA (1997)


M. BRESSAN, FIORENTINA-BARCELLONA (1999)


W. ROONEY, MAN. UNITED-MAN. CITY (2011)


RIVALDO, BARCELLONA-VALENCIA (2001)


G. VIALLI, JUVENTUS-CREMONESE (1994)


I. PROTTI, BARI-FIORENTINA (1995)


RONALDINHO, BARCELLONA-VILLARREAL (2006)


Z. IBRAHIMOVIC, INGHILTERRA-SVEZIA (2014)


S. LORIA, ATALANTA-CHIEVO (2006)


VAN BASTEN AJAX-DEN BOSCH (1987)


PELÈ, “IN FUGA PER LA VITTORIA” – BONUS TRACK

Nulla a che vedere con il calcio giocato, ma se il cinema ha scelto Pelè per la rovesciata che cambia le sorti di una guerra, un motivo ci sarà!