10 COSE 10

0 787

Domani notte, alle 3.30 ora italiana, prenderà il via l’edizione speciale della Copa América, organizzata per celebrare il centenario della fondazione della CONMEBOL e della manifestazione che per la prima volta si sposterà dal Sud America agli Stati Uniti, con la presenza di sedici squadre anziché dodici. È il primo torneo della ricca estate di calcio che prende il via, e pur avendo dovuto registrare l’assenza di tanti giocatori importanti per infortuni o altri motivi (dalla preferenza data da Neymar e dal Brasile alle Olimpiadi fino alla mancata convocazione per scelta tecnica di Jorge Valdivia nel Cile campione in carica) il livello tecnico sarà comunque alto e le tante notti da passare svegli davanti alla TV non saranno certo buttate. Prima del via della manifestazione (gara inaugurale Stati Uniti-Colombia) ecco dieci giocatori, giovani o ancora poco conosciuti in Europa, da seguire con attenzione.

GABRIEL BARBOSA ALMEIDA “GABIGOL”

Brasile – attaccante – 30 agosto 1996

L’assenza di Neymar dai convocati del Brasile ha spalancato le porte della Seleção a chi ha preso il suo posto al Santos come principale promessa del club. Gabigol è il nome che potrebbe ridare qualità a una nazionale che di talento ne ha perso tantissimo, fra esclusioni e infortuni; magari non partirà titolare ma le aspettative su di lui in patria sono altissime. Più esterno offensivo che punta vera (ma ha fatto e sa fare anche il 9, quindi potrebbe entrare in ballottaggio con Jonas) con un senso del gol già sviluppato (ha chiuso lo scorso Brasileirão in doppia cifra a diciannove anni) e una richiesta economica da big del reparto (trenta milioni di euro). Alla sua prima ribalta internazionale dovrà dimostrare tutto il suo valore. Intanto ha debuttato con gol.

Gabigol, attaccante del Brasile.


MATÍAS KRANEVITTER

Atlético Madrid – centrocampista – 21 maggio 1993

Dal Brasile all’Argentina per segnalare uno dei pochi giovani chiamati da Gerardo Martino. Matías Kranevitter gioca già in Europa ed è stato finalista di Champions League con l’Atlético Madrid, ma da gennaio ha visto poche volte il campo con la maglia dei colchoneros e potrebbe sfruttare qualche minuto negli USA per convincere Simeone o un altro club. I problemi fisici di Lucas Biglia potrebbero dargli un po’ di spazio in mezzo al campo, dove si muove come un veterano, recupera palla e ha una visione di gioco superiore alla media. È un volante de contención di grande qualità e con una buona esperienza, avendo vissuto il grande ciclo vincente del River Plate.

Matías Kranevitter, centrocampista dell'Argentina.


JÜRGEN DAMM

Messico – centrocampista – 7 novembre 1992

Rispetto alle precedenti edizioni della Copa América quest’anno il Messico si presenta con una rosa che punta a vincere il torneo, anche perché stavolta non c’è la concomitanza con la Gold Cup. Forte di una crescita notevole della Liga MX, il campionato locale, El Tri ha diversi talenti in rosa: uno di questi è Jürgen Damm, esterno destro offensivo dei Tigres finalisti di Copa Libertadores e CONCACAF Champions League. È uno dei giocatori più veloci al mondo, praticamente imprendibile quando parte in progressione sulla fascia, arriva con facilità sul fondo per crossare e creare superiorità numerica. L’anno scorso lo voleva la Roma, chissà che non possa riprovarci adesso.

Jürgen Damm, centrocampista del Messico.


ÓSCAR DAVID ROMERO

Paraguay – centrocampista – 4 luglio 1992

Il Paraguay ha praticamente perso tutta la sua cerniera centrale in mezzo al campo, perché sia Richard Ortiz sia soprattutto Néstor Ortigoza hanno dovuto dare forfait per infortunio. Il peso nella zona nevralgica della squadra allenata da Ramón Díaz dovrà inevitabilmente ricadere su Óscar Romero, trequartista di grande classe del Racing che ha appena seguito gli ultimi scampoli di carriera di Diego Milito. Classico enganche sudamericano, non tanto alto ma con grande capacità di saltare l’uomo e un sinistro pericoloso anche dalla lunga distanza. Se l’albirroja vuol ripetere gli exploit delle ultime due edizioni di Copa América dovrà sfruttare al meglio il talento di Romerito.

Óscar Romero, centrocampista del Paraguay.


MILLER BOLAÑOS

Ecuador – attaccante – 1 giugno 1990

Nell’ultimo anno la sua crescita si è leggermente arrestata, complice anche una frattura alla mandibola riportata in una partita contro l’Internacional. A febbraio si è trasferito dall’Emelec, club che aveva guidato con valanghe di gol negli ultimi tre anni, al Grêmio, dove non si è ancora potuto mettere in luce come avrebbe voluto. L’anno scorso in Copa América è stato uno dei pochi a salvarsi della Tricolor, con due gol fra cui uno splendido da fuori area nella partita persa 2-3 contro la Bolivia; quest’anno la nazionale di Gustavo Quinteros sembra avere un po’ più di esperienza e dovrebbe poter fare ancora meglio, approfittando dell’ottima intesa con Enner Valencia.

Miller Bolaños, attaccante dell'Ecuador.


MARLOS MORENO

Colombia – attaccante – 20 settembre 1996

Il nuovo ciclo della Colombia riparte da questo attaccante rapidissimo che nell’ultimo anno è esploso, portando l’Atlético Nacional in semifinale di Copa Libertadores e risultando subito decisivo nel suo debutto con i Cafeteros, fornendo un assist in pieno recupero a Edwin Cardona per il gol del 2-3 in Bolivia due mesi fa, dopo essersi fatto metà campo palla al piede. Attaccante esterno con capacità di accentrarsi, molto difficile da arginare e con un bel tiro, probabilmente all’inizio non sarà titolare (anche se la Colombia non ha portato Radamel Falcao e Jackson Martínez) ma ha già fatto capire di poter essere molto utile anche giocando solo pochi scampoli di partita.

Marlos Moreno, attaccante della Colombia.


CHRISTIAN PULIŠIĆ

Stati Uniti – attaccante – 18 settembre 1998

Thomas Tuchel ha iniziato a impiegarlo nella seconda parte della stagione, quando la Bundesliga aveva già preso la via di Monaco, e libero da pressioni il ragazzo di origini croate è diventato in poche settimane una delle rivelazioni del Borussia Dortmund, tanto da convincere Jürgen Klinsmann a portarlo in Copa América pur avendo pochissima esperienza e nemmeno diciotto anni. Il ritorno negli States dopo l’inizio di carriera in Germania è stato indolore e in una recente amichevole contro la Bolivia, alla sua terza presenza con la nazionale maggiore, è diventato il più giovane americano a segnare con la maglia degli Yanks. Occhio: lui può sorprendere molto.

Christian Pulišić, attaccante degli Stati Uniti.


HIRVING LOZANO

Messico – attaccante – 30 luglio 1995

Ancora una segnalazione dal Messico, perché oltre a Jürgen Damm i centroamericani possono permettersi un’altra ala sulla fascia opposta con caratteristiche simili, ed è curioso che il debutto di Hirving Lozano da professionista (con gol) sia arrivato sostituendo proprio Damm, l’8 febbraio 2014 in Club América-Pachuca all’Estadio Azteca. Ambidestro che gioca a sinistra, sta crescendo molto dal punto di vista realizzativo e arriva in Copa América forte della vittoria nella Liga MX Clausura con i Tuzos, successo arrivato anche grazie a due gol nelle semifinali di Liguilla contro il León. Finalizza al meglio le azioni, è un talento di cui si sentirà parlare per molto tempo.

Hirving Lozano, attaccante del Messico.


ADALBERTO PEÑARANDA

Venezuela – 31 maggio 1997 – attaccante

È di proprietà della famiglia Pozzo, tanto da essere transitato solo formalmente dall’Udinese. Ora gioca nel Granada ma è di proprietà del Watford, e chissà che l’anno prossimo non possa diventare parte della squadra di Walter Mazzarri. Attaccante con buone prospettive perché al suo primo anno da professionista in Liga è stato molto utile per ottenere la salvezza con una giornata d’anticipo, anche grazie a cinque gol in ventitré presenze. Alto e forte fisicamente, deve migliorare ancora il suo gioco fuori dagli ultimi metri ma quest’esperienza con la Vinotinto, dove dovrebbe partire come primo cambio in avanti, sicuramente gli potrà tornare molto utile.

Adalberto Penaranda, attaccante del Venezuela.


CARLOS SÁNCHEZ

Uruguay – centrocampista – 2 dicembre 1984

Ha trentuno anni e mezzo, quindi non è certo un giocatore in fase di crescita o uno su cui puntare per il futuro, però in una rosa come quella dell’Uruguay, che fa della grinta e della determinazione una delle armi migliori, eccelle per capacità di leadership e sostegno della manovra. Dopo aver vinto tutto con il River Plate (decisivo per il trionfo in Copa Libertadores) ha lasciato l’Argentina per il Messico, ma non ha potuto giocare la finale col Pachuca per rispondere alla chiamata di Óscar Washington Tabárez, e forse non è un caso che il suo Monterrey abbia perso. Nel modulo del Maestro giocherà sulla destra in mezzo al campo, sa inserirsi e segna con regolarità.

Carlos Sánchez, centrocampista dell'Uruguay.

0 1200

Il fantacalcio ha ufficialmente imboccato il lungo corridoio conclusivo della stagione 2015-2016. Lo snodo principale, il calciomercato di gennaio, è ormai alle spalle e febbraio è di fatto l’ultimo mese utile per apportare i necessari correttivi in modo da risollevare un’annata cominciata male o consolidare il buon girone di andata. Ecco perché oggi abbiamo provato a mettere in fila i 10 (+1) nomi più interessanti per l’asta di riparazione. Buono studio.

1. El Shaarawy (Roma)

Subito un ottimo avvio con due gol in tre partite, sembra il giocatore ideale per esaltarsi nel gioco di Spalletti. Attaccante versatile, rapido, dinamico, capace di giocare largo e sacrificarsi in copertura, ma anche di stringere verso il centro e piazzare la zampata vincente. Di fatto è il pezzo pregiato di questa sessione d’asta.

2. Perotti (Roma)


Chi temeva un suo ridimensionamento nella Capitale è stato subito smentito. L’argentino, al pari del neo-compagno di squadra che lo precede, si è subito preso una maglia da titolare giocando nella posizione di “falso nueve”, dove lo aveva già impiegato Gasperini e ripagando la fiducia con un assist e un gol in due gare.

3. Tello (Fiorentina)

Ad ascoltare gli esperti di calcio, il più grande problema di questo prodotto della cantera del Barcellona sarebbe la discontinuità. Un problema che lo ha condotto al Porto e, dopo una prima stagione soddisfacente e un avvio di seconda mediocre, ora in Italia. Lo spagnolo, tuttavia, ha qualità e le capacità ideali per inserirsi nel sistema di gioco di Paulo Sousa e regalare una svolta tattica.

4. Diamanti (Atalanta)

Reja lo ha voluto fortemente per sostituire Moralez, ma in avvio sta pagando la quasi inattività degli ultimi mesi del 2015 trascorsi in panchina al Watford. Le qualità e il talento sono sempre cristalline e anche la dimensione di Bergamo sembra l’ideale per rilanciarlo.

5. Quagliarella (Sampdoria)

La dolorosa rottura con la piazza granata è stata lenita dal ritorno a Genova, sponda Sampdoria. L’esordio contro la Roma, in coppia con Cassano (sia pure in uno scorcio di match), è stato molto positivo; un indizio da tenere ben presente per il prosieguo.

6. Suso (Genoa)


Un gol e un autogol procurato nelle prime due gare in maglia rossoblù: meglio non avrebbe potuto cominciare l’avventura genoana. Ora è chiamato a confermarsi, ma di fatto può seguire le orme del connazionale Iago Falqué alla corte di Gasperini.

7. Eder (Inter) – Immobile (Torino)

Accomunati da talento indiscusso e indiscutibile, capacità di sacrificarsi per la squadra in fase di ripiegamento, ma anche dal momento negativo delle rispettive squadre. Restano un buon investimento in ottica fantacalcio, ma vista l’area il suggerimento è di non svenarsi.

8. Zukanovic (Roma)

Può dare equilibrio e stabilità alla nuova difesa giallorossa. Ha iniziato subito bene e la Capitale potrebbe regalargli il definitivo salto di qualità.

9. Ranocchia (Sampdoria)

ranocchia

L’avvio non è stato dei migliori, ma Montella è sicuro di poterlo rilanciare al pari del resto della squadra, al momento finita ai margini della zona rischio. Le qualità ci sono e il traguardo dell’Europeo potrebbe far la differenza nel suo ritorno all’antico. Una scommessa da giocare.

10. Matavz (Genoa)

L’infortunio di Pavoletti (stop di un mese) lo pone in pole position per una maglia da titolare. Sloveno, classe ’89, arrivato dai tedeschi dell’Augusta potrebbe rivelarsi una sorpresa.

 

0 1056
Luis Suárez festeggia uno dei due gol segnati in Real Madrid-Barcellona 0-4.

Il 2015 è giunto al termine ed è tempo di fare bilanci. È stato un anno che ha regalato grandi storie di calcio, dalla prima promozione in Serie A di Carpi e Frosinone al primato in Premier League del Leicester City di Claudio Ranieri, ma quali sono state le partite simbolo degli ultimi dodici mesi? Ecco una review del 2015 fatta di dieci sfide indimenticabili giocate tutto il mondo: siete d’accordo oppure ne manca qualcuna?

BARCELLONA – BAYERN MONACO 3-0

Andata semifinali Champions League, 6 maggio

La partita simbolo dell’anno da leggenda del Barcellona, che ha vinto cinque trofei su sei disputati. Al Camp Nou si sfidano le due grandi favorite della Champions League 2014-2015, match tiratissimo ma senza gol fino a un quarto d’ora dalla fine, quando entra in scena Lionel Messi: la Pulga fulmina Neuer con un sinistro dal limite al 77′ e quattro minuti dopo confeziona un capolavoro di valore inestimabile, umiliando Boateng in dribbling e facendo 2-0 con un morbido pallonetto. Nel recupero l’argentino serve anche l’assist a Neymar per il 3-0 che distrugge il Bayern dell’ex Pep Guardiola e spalanca al Barça le porte della finale poi vinta 3-1 contro la Juventus.

TOTTENHAM – CHELSEA 5-3

Ventesima giornata Premier League, 1 gennaio

A Capodanno, mentre in Italia ci si chiedeva dove lo stesse festeggiando Toninho Cerezo, la Premier League ha giocato una delle sue tante giornate durante le feste. Nel derby londinese il Tottenham ha demolito il Chelsea capolista con un 5-3 che ha permesso il momentaneo aggancio in vetta del Manchester City: è la serata che svela al mondo il talento di Harry Kane, uno dei migliori giocatori dell’anno e autore di una doppietta più un rigore procurato nella manita rifilata dagli Spurs a José Mourinho, che pure era passato in vantaggio con Diego Costa. Match splendido ma punteggio illusorio: i Blues stravinceranno il campionato, il Tottenham finirà soltanto quinto.

REAL MADRID – RAYO VALLECANO 10-2

Sedicesima giornata Liga, 20 dicembre

Si può segnare dieci gol in novanta minuti ed essere comunque fischiati dal proprio pubblico? È quanto accaduto pochi giorni fa al Real Madrid, che nonostante il punteggio in doppia cifra non ha evitato la contestazione del Bernabéu, furioso sia con la squadra sia col tecnico Rafa Benítez. A metà primo tempo il Rayo Vallecano è sopra 1-2 ma le espulsioni di Tito e Baena, quest’ultimo per un rigore inesistente, fanno crollare la squadra di Paco Jémez, che va all’intervallo sul 4-2 e ne prende altri sei nella ripresa. Gareth Bale segna il suo primo poker in carriera, mentre Karim Benzema ne fa tre e Cristiano Ronaldo firma una doppietta, ma i fischi arrivano lo stesso.

JUAN AURICH – TIGRES 4-5

Fase a gironi Copa Libertadores, 16 aprile

Se il River Plate ha potuto vincere la Copa Libertadores deve ringraziare i Tigres, che vincendo da già qualificati all’ultima giornata del Gruppo 6 in casa del Juan Aurich hanno permesso ai Millonarios di passare agli ottavi. Certi del primo posto e con interesse a vincere solo per ottenere un miglior piazzamento nel tabellone, i messicani vanno due volte in vantaggio entrambe con Enrique Esqueda, ma a cavallo dei due tempi la formazione peruviana riesce a portarsi sul 3-2. Con il River Plate che fa il suo dovere e stende il San José vincendo 3-0 i Tigres effettuano il secondo ribaltamento di punteggio, con tripletta di Esqueda e inutile 4-5 di Pacheco alla fine.

COSTA D’AVORIO – GHANA 9-8 D.C.R.

Finale Coppa d’Africa, 8 febbraio

L’ultimo atto della Coppa d’Africa 2015 non è stato certo uno spettacolo dal punto di vista tecnico, ma l’epilogo è valso la citazione nelle migliori partite dell’anno. Nei centoventi minuti sotto la pioggia si vede ben poco, con due pali colpiti dai ghanesi Christian Atsu e André Ayew, si va inevitabilmente ai calci di rigore dove accade di tutto: dopo quattro dei dieci tiri dal dischetto il Ghana è avanti 2-0 e con la coppa a un passo, poi Acquah e Acheampong sbagliano e si va a oltranza fino all’undicesima serie, quando vanno i portieri. Razak Brimah si fa parare il tiro da Boubacar Barry, che poi trasforma il suo e dà alla Costa d’Avorio il titolo dopo ventitré anni.

BENFICA – SPORTING CP 0-3

Ottava giornata Primeira Liga, 25 ottobre

L’ultima estate del calcio portoghese è stata sconvolta da un imprevedibile cambio di panchina: Jorge Jesus ha lasciato il Benfica dopo sei anni ed è passato ai rivali cittadini dello Sporting CP, ricevendo un’infinità di insulti e anche delle minacce di morte dai tifosi della metà rossa di Lisbona. All’esordio in biancoverde vince la Supertaça proprio contro le Águias, ma è in campionato che si prende una rivincita sul suo passato, presentandosi per la prima volta da avversario all’Estádio da Luz e vincendo il derby con un nettissimo 0-3, maturato tutto nel primo tempo coi gol di Teófilo Gutiérrez al 9′, Islam Slimani al 21′ con un potente colpo di testa e Bryan Ruiz al 36′.

BARCELLONA – SIVIGLIA 5-4 D.T.S.

Finale Supercoppa Europea, 11 agosto

La stagione 2015-2016 si apre con una rocambolesca finale di Supercoppa Europea tutta spagnola. Al 3′ il Siviglia va in vantaggio con Banega, ma al quarto d’ora la situazione è già capovolta con la sublime doppietta di Lionel Messi. Il Barça va sul 4-1 in avvio di ripresa e sembra sia tutto finito, ma con gli andalusi non si può mai stare certi e infatti arriva la rimonta, perché Reyes e Gameiro riaprono il discorso e il debuttante Yevhen Konoplyanka pareggia all’80’ poco dopo il suo ingresso in campo. Ai supplementari i rigori sono vicini, finché al 115′ una conclusione di Messi viene respinta da Beto e Pedro ribadisce in rete per il 5-4: coppa al Barcellona.

THE STRONGEST – UNIVERSIDAD DE CHILE 5-3

Fase a gironi Copa Libertadores, 18 marzo

All’Estadio Hernando Siles di La Paz è quasi impossibile giocare per tutte le squadre non boliviane, visto che si trova a oltre 3600 metri sul livello del mare e l’altura crea diversi problemi. Eppure l’Universidad de Chile ha dato vita a una delle gare più belle dell’ultima Copa Libertadores: in vantaggio fino al recupero del primo tempo ha subito la rimonta del The Strongest fino al 3-1 a metà ripresa, recuperato subito dopo da Ubilla e un pallonetto di Corujo. Neanche il tempo di festeggiare che sull’azione seguente i boliviani segnano il 4-3 con un sinistro di Luis Martelli, prima del punto della tranquillità di Rodrigo Ramallo con un gran dribbling in area.

REAL MADRID – BARCELLONA 0-4

Dodicesima giornata Liga, 21 novembre

Poteva mancare il Clásico di Spagna tra le partite indimenticabili del 2015? Real Madrid e Barcellona ci arrivano distanziate di tre punti, complice la sconfitta dei blancos prima della sosta. Inizia meglio la squadra di casa, poi all’11’ parte lo show catalano: assist magistrale di Sergi Roberto e Luis Suárez d’esterno apre il conto, raddoppia Neymar al 39′ su gran palla di Andrés Iniesta. I ruoli si capovolgono al 53′ e Don Andrés fa tris con un gran destro sotto l’incrocio, entra anche Messi al rientro dall’infortunio ma non serve il suo apporto perché ci pensa di nuovo Suárez, a un quarto d’ora dalla fine, a completare l’umiliazione madridista. 0-4 e il Barça va in fuga nella Liga.

BAYERN MONACO – WOLFSBURG 5-1

Sesta giornata Bundesliga, 22 settembre

Quello che all’apparenza doveva essere un tranquillo turno infrasettimanale di Bundesliga si è trasformato nel giorno dei record. Con il Wolfsburg avanti 0-1 all’intervallo, rete di Daniel Caligiuri, Pep Guardiola ha deciso di inserire Robert Lewandowski nel tentativo di cambiare l’esito dell’incontro. La mossa non solo ha capovolto il punteggio, ma ha spazzato via il Wolfsburg dal campo: il polacco ha segnato cinque gol in otto minuti e cinquantanove secondi, un exploit difficilmente eguagliabile. Spettacolare, su tutti, il quinto centro dell’ex Borussia Dortmund, con una mezza rovesciata che ha lasciato totalmente incredulo il suo allenatore.

0 1290

Nemici contro. Domenica sera, allo Stadium, c’è Juve-Fiorentina. Due rivali che, calcisticamente parlando, si odiano. Ed è un atteggiamento nato nel 1981/82, all’ultima giornata di quel campionato. Le due squadre si presentarono affiancate e con due trasferte da affrontare. I bianconeri vinsero a Catanzaro con un rigore segnato da Liam Brady, la Viola fece 0-0 a Cagliari con un gol annullato a Graziani per presunta carica sul portiere. Polemiche, accuse, battute, sfottò: Franco Zeffirelli, regista grande tifoso toscano, che parla così di Giampiero Boniperti: “Si è presentato in tv masticando gomma americana come un mafioso”. Causa per diffamazione, lunga, che non fece che esacerbare gli animi delle due curve.

Juve-Fiorentina poi è stata Roberto Baggio, passato al nemico, che scatenò la rabbia dei tifosi viola contro i Pontello. Ma anche, più recentemente, Dimitar Berbatov, praticamente della Fiorentina, poi della Juve, poi di nessuna italiana. Con altre code polemiche tra i Della Valle e Marotta. Insomma, storie tese. E domenica la Viola guarderà la nemica dall’alto, cosa che non è capitata moltissime volte. Non solo: sarà guidata in panchina da Paulo Sousa, ex bianconero.

Se la rivalità è nata all’inizio degli anni ’80, non si possono però cancellare altre memorabili sfide tra le due contendenti. Ne abbiamo scelte 10.

Andrea Pirlo festeggia dopo aver deciso Juventus-Torino del 30 novembre 2014.

Juventus-Fiorentina 11-0 (7/10/1928)

C’è ampio divario tra la Juventus e la Fiorentina nel 1928. Non è ancora la squadra del quinquennio quella bianconera, ma dal campo di Corso Marsiglia esce un risultato pesantemente punitivo per la Fiore, sconfitta 11-0. Già il primo tempo si chiude sul 5-0 per i padroni di casa, che non hanno pietà dell’avversario neanche nei secondi 45′.

Juventus-Fiorentina 0-4 (2/10/1955)

La Fiorentina domina a Torino, al Comunale. Montuori, Virgili, Magnini e ancora Virgili fanno poker. Gli uomini di Bernardini si apprestano a vincere il primo scudetto della loro storia. Il buongiorno si vede dal mattino, cioè dall’inizio della stagione. La Viola interrompe l’egemonia di Inter, Milan e proprio Juve, guidata da un attacco molto prolifico e con in porta una saracinesca come Sarti.

Juventus-Fiorentina 3-2 (18/9/1960)

Ultimo atto della Coppa Italia a San Siro, con i bianconeri che sperano di fare doppietta dopo il campionato vinto. Sul 2-1 per i toscani, viene espulso Omar Sivori e la Coppa pare vicina a Firenze. John Charles, il gigante buono gallese, non è dello stesso avviso. Proprio lui aveva aperto le marcature, prima che Montuori e Dino Da Costa rovesciassero la situazione. Ancora Charles, di testa (specialità della casa), porta la finale ai supplementari. E qui, pur in inferiorità numerica, la Juve vince con Giampiero Boniperti in gol, con deviazione decisiva di un difensore.

Juventus-Fiorentina 0-2 (11/5/1969)

“Se la Fiorentina non vince lo scudetto, mi faccio frate trappista”. Parola di Bruno Pesaola, l’allenatore della Viola. Quel tricolore, annata 1968/69, arriva proprio a Torino, contro la Juve, a una giornata dalla fine. Ed è un giorno storico per il Giglio, per la seconda volta scudettato. Chiarugi e Maraschi, nel secondo tempo, fanno gioire tutta la città. Heriberto Hererra, sulla panchina della Signora, commenta: “La Fiorentina è una grandissima squadra. Ha vinto lo scudetto con un bel calcio collettivo ed è stata la squadra più costante di tutta la stagione, non ci sono dubbi”. Come sono lontane le polemiche dall’Arno al Po e viceversa.

Stadio Firenze

Juventus-Fiorentina 3-1 (2/5/1990)

Juve e Fiore di nuovo in una finale, questa volta di Coppa Uefa. Con andata e ritorno. A Torino, pochi giorni prima del grande ‘scippo’ di Roby Baggio, la Signora non fa sconti. Ma non mancano le polemiche. Sull’1-1, al 13′ del secondo tempo, gol di Pierluigi Casiraghi che, secondo la Fiorentina, pochi istanti prima aveva spinto Celeste Pin, che lo stava marcando. Le reti: al 2′ Galia, al 10′ Buso (ex enfant prodige bianconero), al 59′ Casiraghi e al 74′ De Agostini. Sulla panchina della Fiorentina c’è Ciccio Graziani. Il ritorno si giocherà sul campo neutro di Avellino e finirà 0-0, consegnando la Uefa nelle mani dei torinesi. Altre polemiche per la scelta della sede: non Perugia, all’epoca ‘stadio’ della Fiorentina perché il Franchi era squalificato, ma Avellino, più lontano e più ‘bianconero’.

Juventus-Fiorentina 3-2 (4/12/1994)

Per i tifosi della Juve, una delle partite più emozionanti della storia. Per quelli viola una grande beffa. Per tutti, l’inizio dell’epopea dei Lippanti. Al 35′ la Fiorentina ha già bussato due volte con Baiano e Carbone. Nell’ultima parte del match, si scatena Gianluca Vialli che, con una doppietta, riporta la gara in parità. E non è finita. Alex Del Piero con una perla – esterno destro al volo all’incrocio – dipinge uno dei suoi tanti capolavori. Allo stadio c’è gente che piange, Pinturicchio ammette ancora oggi: “Ho segnato tanti gol, ma questo è il più bello, forse”.

Juventus-Fiorentina 2-1 (25/4/1999)

Antonio Conte segna il gol del 2-1 e che fa? Corre verso il settore ospiti, sradica la bandierina del calcio d’angolo e la agita sotto gli occhi del pubblico della Fiorentina. Facendoli infuriare. Era Gabriel Omar Batistuta, infatti, che amava esultare mettendosi in posa sul calcio d’angolo. Quando non faceva il mitra. Storie tese, pure in campo insomma. Mentre sulla panchina della Fiorentina c’era un certo Giovanni Trapattoni.

Juventus-Fiorentina 1-1 (13/3/2014)

Di nuovo contro in Europa, questa volta in Europa League. La Fiorentina allo Stadium si presenta timorosa. Segna Vidal al 3′, il cileno colpisce più avanti pure una traversa. Ma al 79′ Mario Gomez pareggia e riapre i giochi. Anzi, pare indirizzare la qualificazione ai quarti dalle parti di Firenze, solo che al Franchi una punizione di Andrea Pirlo rovinerà la festa organizzata dai tifosi.

 

Juventus-Fiorentina 1-2 (5/3/2015)

Dallo Stadium torna a casa una bellissima Fiorentina, che pare aver ipotecato la finale di Coppa Italia. Finisce 2-1 per i Viola, guidati da un maestoso Salah. L’egiziano apre all’11’, Llorente pareggia al 24′. All’11’ della ripresa, ancora l’attaccante viola espugna Torino. Ancora una volta, però, il sogno dei viola di Montella si spegnerà al Franchi contro una Juve che poi andrà a sollevare la decima Coppa Italia in finale contro la Lazio.

Juventus-Fiorentina 3-2 (29/4/2015)

È l’ultima Juve, quella di Massimiliano Allegri. Si avvia verso il quarto scudetto consecutivo, ma prima c’è l’ostacolo viola. Dopo essere andati in svantaggio, i bianconeri ribaltano con una rete di Fernando Llorente e con la doppietta di Carlos Tevez. Lo Stadium vive altre intense emozioni. A Gonzalo Rodriguez, in rete su rigore, risponde tre minuti dopo l’ariete. Prima della fine del tempo, l’Apache rovescia la situazione. Nel secondo tempo, altro rigore per la Fiorentina, ma questa volta il difensore argentino tira fuori. E quattro minuti dopo, Tevez pare chiudere i giochi. A un minuto dalla fine, Ilicic regala ancora una speranza a Montella, ma non basta per il pari.

0 3274

Il campionato italiano sembra ormai avviato verso l’uscita dalla crisi che lo ha attanagliato e impoverito negli ultimi due lustri. Ancora presto per emettere sentenze definitive, ma incominciano a intravedersi segnali molto interessati. L’inatteso approdo in finale di Champions della Juventus, lo scorso anno, è uno di questi e lo è anche il ritrovato interesse delle squadre italiane verso un’Europe League un tempo snobbata.

Nei confini nazionali, poi, non sono da trascurare la vitalità espressa da quelle squadre considerate “piccole” e la progressiva affermazione di tanti talenti Under25. Si pensi per esempio al Sassuolo quinto in classifica con una formazione quasi del tutto italiana, ma anche al Bologna che, dopo l’inizio shock, sta rapidamente ritrovandosi con il neo-tecnico Donadoni; per non parlare di un Empoli inesauribile fucina di giocatori molto interessanti, e del solito Chievo.

In quanto ai giocatori, la Serie A si è anche riscoperta un campionato per giovani, almeno a giudicare dal trend evidenziato da queste prime 13 giornate. Se è troppo facile inserire nella lista i nomi di Pogba e Romagnoli e Berardi, già quotati cifre esorbitanti, andiamo allora a mettere in fila i 10 talenti più interessanti oltre a questi, nati dal 1991 in poi.

1. Insigne

insigne

L’arrivo di Sarri lo ha trasformato da “semplice” giocatore di classe e fantasia in elemento concreto, determinante e finalizzatore al servizio della squadra. Il salto di qualità si è già concretizzato nel miglior score in carriera in serie A: 7 gol, 4 assist e un’intesa perfetta con Higuain che, al suo fianco, ha già piazzato 10 reti. Classe ’91, continuando così può riannodare i fili anche con la Nazionale di Conte.

2. Dybala

dybala

È chiamato a uno dei compiti più complicati: dimostrarsi all’altezza dell’investimento da trenta e passa milioni di euro fatto dalla Juventus e provare a seguire le orme di Tevez. Dopo qualche inevitabile disagio iniziale, sembra essersi incamminato sulla strada giusta: già 6 gol e 2 assist in campionato, ha convinto anche Allegri a promuoverlo titolare. E stiamo parlando pur sempre di un ragazzo nato nel 1993.

3. Saponara

saponara

Ha fallito il salto in una grande squadra (il Milan), ma il ritorno a Empoli ha restituito al calcio italiano un ottimo trequartista con il piglio del leader. Nato nel ’91 come Insigne, dopo la metà stagione del rilancio in Toscana, lo scorso anno (7 gol e 2 assist), in questo primo scorcio di stagione è già a quota 4 reti e altrettanti passaggi vincenti e ha pure dovuto saltare tre gare per squalifica.

4. Manolas

manolas

Di lui si parla sempre poco perché sono altri i giocatori della Roma capaci di smuovere la fantasia di appassionati e tifosi. Il greco classe ’91, però, è un tassello imprescindibile nella spesso traballante retroguardia giallorossa. Il ds Sabatini è ancora alla ricerca di un partner alla sua altezza, per intanto si gode le sue prestazioni che valgono spesso per due.

5. Murillo

murillo

L’Inter ha giocato d’anticipo con questo colombiano, classe ’92, assicurandoselo già a gennaio dal Granada. Scoperto dall’Udinese, affermatosi nella Liga, è stato subito promosso titolare da Mancini, al fianco dell’altro sudamericano (e più esperto) Miranda. Dimostratosi all’altezza delle ottime referenze sul suo conto, domenica scorsa ha centrato anche il primo gol stagionale riuscendo a far valere le buone doti di incursore in area avversaria.

6. Baselli

baselli

Classe ’92, eterna promessa del florido vivaio dell’Atalanta, chiuso da Cigarini si è dovuto spostare di un centinaio di chilometri più a ovest per affermarsi al Torino, alla corte di Ventura. Inizio di stagione super con 5 gol tra Coppa Italia e campionato, poi una leggera flessione coincisa con qualche problema fisico. Adesso la ripartenza.

7. Donnarumma

donnarumma

Nel suo caso siamo parecchio al di sotto del limite d’età che ci siamo imposti. Anni 16 e già 5 presenze da titolare in serie A nelle quali ha incassato tre gol meritandosi voti che, a livello di rendimento, gli hanno permesso di guardare da vicino il migliore della categoria: l’interista Handanovic. Già chiamato da Di Biagio in Nazionale Under21, il futuro è tutto dalla sua parte.

8. Masina

masina

Arrivato in A con referenze molto interessanti, al pari del Bologna ci ha messo un po’ a carburare. Ora, però, l’italo-marocchino classe ’94 è a tutti gli effetti una realtà molto interessante del nostro calcio. Nel vuoto di terzini, continuando così, può imporsi ad alti livelli specie affidandosi alle sapienti cure di Donadoni. Per lui anche due gol e tre assist in tredici presenze.

9. Diawara-Donsah

donsah-diawara

Sono la coppia di centrali di centrocampo forse più giovane d’Europa con riferimento ai principali campionati. Classe ’98 il primo, scoperto dal ds del Bologna Corvino al San Marino (LegaPro), di un anno più grande il secondo, già protagonista nel Cagliari retrocesso lo scorso anno. Insieme rappresentano un mix di forza fisica, energia, dinamismo e anche geometrie molto interessanti.

10. Gabbiadini-Destro

gabbiadini

Coetanei (entrambi del ’91) e accomunati dalla stessa pressione che li vorrebbe ormai affermati da tempo. Gabbiadini al Napoli deve fare i conti con un mostro sacro del calibro di Higuain, ma sta riuscendo a ritagliarsi ugualmente uno spazio importante in Europe League, dove ha già messo a segno 4 gol in altrettante gare. Per il bolognese Destro, invece, l’arrivo di Donadoni si è rivelato salvifico: due gol nelle ultime tre partite, ma soprattutto prestazioni in grande rialzo.

 

0 1341
Torino

L‘undicesima giornata di Serie A si aprirà sabato alle 18 con l’anticipo tra Juventus e Torino, il derby della Mole numero 189. La stracittadina del capoluogo piemontese è stata in passato una delle sfide più importanti della Serie A, soprattutto fra gli anni Settanta e Ottanta quando le due squadre si contendevano il titolo o le posizioni per le coppe europee. Sul finire di secolo la lotta è diventata impari complice il calo dei granata ma negli ultimi anni la rivalità si è fatta nuovamente più intensa, come dimostrano i due scontri diretti della passata stagione. Il bilancio vede 68 vittorie juventine, 56 del Toro e 54 pareggi, mentre il miglior marcatore assoluto è Giampiero Boniperti con 14 centri. Per conoscere al meglio la storia del derby ecco dieci precedenti che hanno fatto la storia negli ultimi quarant’anni.

TORINO-JUVENTUS 2-0 – 07/12/1975

È l’anno dell’ultimo titolo del Torino: al Comunale la Juventus si presenta prima in classifica, ma non riesce ad avere la meglio sui granata e sulla nebbia. Nell’ultimo quarto d’ora un colpo di testa di Ciccio Graziani in anticipo su Zoff vale il vantaggio; successivamente Gentile dà una gomitata a Paolo Pulici e l’altro “gemello del gol” della squadra di Radice trasforma il rigore. Al ritorno sarà 0-2 a tavolino a causa di un petardo lanciato a Castellini, risultato che permetterà al Toro di avvicinarsi e poi sorpassare i rivali nella corsa per il tricolore.

La formazione del Torino campione d'Italia nella stagione 1975-1976.


TORINO-JUVENTUS 3-2 – 25/01/1995

Si gioca a fine gennaio anziché a novembre a causa di un rinvio per impraticabilità del campo ed è spettacolo al Delle Alpi. Botta e risposta in avvio con le reti di Ruggiero Rizzitelli su errore di Torricelli e Gianluca Vialli a centro area; gli stessi due protagonisti si ripetono portando il punteggio sul 2-2, ma a deciderla per i granata è il terzino destro Jocelyn Angloma, che vince un rimpallo e non sbaglia davanti a Peruzzi per il 3-2 Torino al 38′. A metà ripresa rigore contestato per la Juventus e Luca Pastine si supera respingendo il tiro di Ravanelli.


JUVENTUS-TORINO 0-0 (4-2 ai rigori) – 23/05/1988

È lo spareggio per la qualificazione alla Coppa UEFA, dopo che le due squadre avevano chiuso la stagione appaiate al sesto posto a quota 31. Nei 120′ di gioco succede poco, si va così ai rigori dove il primo a fallire è lo juventino Brio, poi il Torino ne sbaglia due di fila con Comi e Benedetti dando a Ian Rush, già decisivo all’88’ nel derby di campionato della terzultima giornata, la possibilità di trasformare dal dischetto per il punto del definitivo 4-2 che manda la Juventus in Europa e rende meno amara l’annata del gallese.


JUVENTUS-TORINO 2-1 – 30/11/2014

Derby d’andata dell’anno scorso, vinto dalla Juventus all’ultimo respiro. Un rigore di Vidal al quarto d’ora sblocca il risultato, ma al 22′ è Bruno Peres ad interrompere l’imbattibilità della porta bianconera nel derby, durata ben 931′. Il brasiliano è autore di una straordinaria discesa sulla fascia palla al piede e batte Storari con un tiro nel sette dopo aver corso per ottanta metri. La squadra di Allegri rimane in dieci per il rosso a Lichtsteiner ma vince nell’ultima giocata, quando Benassi perde palla e Andrea Pirlo da 25 metri trafigge Padelli.

Andrea Pirlo festeggia dopo aver deciso Juventus-Torino del 30 novembre 2014.


TORINO-JUVENTUS 3-2 – 27/03/1983

Una delle rimonte più epiche nella storia del derby della Mole. La Juventus passa con Paolo Rossi su errore di van de Korput e raddoppia nella ripresa con Michel Platini in ribattuta su un rigore parato da Terraneo. Al 70′ sembra fatta, ma il Torino in quattro minuti capovolge l’epilogo del match: Giuseppe Dossena accorcia di testa, poi Bonesso incorna un cross da sinistra di Beruatto per il pari e, infine, Fortunato Torrisi in girata su traversone di van de Korput firma il memorabile 3-2 granata. KO decisivo per le sorti di un campionato che la Juve perde con la Roma.


TORINO-JUVENTUS 2-1 – 26/04/2015

Ultimo precedente in ordine di tempo, diventato famoso perché con questo successo il Torino è riuscito a interrompere una serie negativa lunga diciassette partite, nell’arco di vent’anni. Ancora Pirlo su punizione va a segno per la Juve, al 45′ però la difesa bianconera si addormenta e permette a Matteo Darmian di pareggiare nonostante uno stop iniziale sbagliato; lo stesso terzino, ora al Manchester United, serve al 57′ un pallone che per l’ex Fabio Quagliarella è impossibile sbagliare. Il 2-1 finale manda in estasi il popolo granata e lascia alla Juventus le recriminazioni per i 3 pali colpiti durante la gara.

Il Torino esulta dopo aver ritrovato la vittoria contro la Juventus nel 2015.


JUVENTUS-TORINO 5-0 – 03/12/1995

Vittoria con lo scarto più ampio degli ultimi anni, in una stagione disastrosa per il Torino che retrocederà in Serie B. Match già chiuso prima dell’intervallo con la tripletta di Gianluca Vialli (3′, 26′, 43′), splendido in particolare il terzo centro con un tiro potentissimo sotto la traversa; nella ripresa la Juventus infierisce ulteriormente con Ferrara, in un’insolita proiezione offensiva, e con un calcio di rigore che stavolta Fabrizio Ravanelli non sbaglia, dopo aver fallito nella sfida giocata dieci mesi prima. Disastrosa la difesa granata.


TORINO-JUVENTUS 2-2 – 24/02/2002

Derby passato alla storia per le “corna” con cui Enzo Maresca festeggiò il gol del 2-2, imitando il gesto tipico di Ferrante. Un colpo di testa di Trezeguet vale lo 0-1 nei primi minuti, punteggio che resiste fino al 64′ quando proprio Marco Ferrante, con un destro a incrociare, batte Buffon su indecisione della difesa juventina. All’80’ un tiro di Lucarelli da posizione defilata si trasforma in assist per Benoît Cauet che, sul secondo palo, segna il 2-1. Il Toro festeggia senza fare i conti con Maresca, che a novanta secondi dal 90′ fa 2-2 di testa su cross di Thuram.

L'esultanza con le corna di Enzo Maresca nel derby Torino-Juventus del 2002.


JUVENTUS-TORINO 1-2 – 09/04/1995

Per vent’anni è stata l’ultima vittoria del Torino e tuttora rimane l’ultima affermazione in casa della Juventus. Come nel match d’andata il protagonista principale è Ruggiero Rizzitelli, che buca la porta di Peruzzi già al 6′ sfruttando il pessimo posizionamento della difesa juventina. Una punizione di Roberto Baggio deviata da Maltagliati (per le regole dell’epoca è autogol, oggi non sarebbe così) porta al pareggio momentaneo, ma al 33′ è ancora Rizzitelli a segnare, questa volta di testa, dando la vittoria al Torino. Poco male per la Juve, comunque campione a fine stagione.


JUVENTUS-TORINO 3-3 – 14/10/2001

Nell’immaginario collettivo è il derby che viene ricordato più spesso, per la folle sequenza di eventi avvenuti in novanta minuti. Al 25′ la Juventus è già avanti 3-0 e sta dominando: Alessandro Del Piero fa doppietta intervallata da un tocco nell’area piccola di Tudor, ma Cristiano Lucarelli riapre il discorso al 57′ e avvia una rimonta proseguita da un rigore di Ferrante al 70′ e dal 3-3 di Riccardo Maspero all’83’, dopo un miracolo di Buffon su Ferrante. Finita? No, perché all’87’ Borriello concede un rigore dubbio e così Maspero, durante le proteste dei giocatori granata, scava un piccolo solco sul dischetto che inganna Marcelo Salas, la cui battuta va alle stelle.