EURO 2016

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Una nazionale multietnica per superare le Colonne d’Ercole del primo turno

Pensi alla Svizzera e il manuale dello stereotipo ti racconta di valli verdi e popolate da mucche e pastori, di un popolo attento al rispetto per il prossimo quanto disattento alla convivialità, a una condizione benestante ma a un senso di intrinseca distanza da tutto e tutti. Bene, mentre noi pensavamo (o credevamo di pensare) questo, gli 8 milioni e spiccioli di abitanti della Confederazione Svizzera  andavano al di là dei quattro Cantoni e mettevano all’angolo avversari su avversari con la loro nazionale di calcio, abile nel concludere il suo girone di qualificazione, il gruppo E, con sette vittorie, 21 punti e una seconda posizione alle spalle dell’Inghilterra, forte di ben cinque punti di vantaggio sulla Slovenia, in terza piazza.

Svizzera

Eppure, Oltralpe fino a qualche anno fa ci si muoveva solo per giocarci amichevoli di lusso in atmosfere ovattate: lunghi anni di buio calcistico hanno avvolto i rossocrociati dal ’50 all’alba degli anni 2000, con episodiche qualificazioni ai Mondiali (10 complessive) e la prima apparizione nella kermesse europea datata 1996: dopo un esordio ottimo con l’Inghilterra, padrona di casa, finito 1-1, la Svizzera perse con Scozia e Paesi Bassi, finendo eliminata al primo turno.

Il riscatto matura otto anni più tardi: arrivata prima nel girone di qualificazione sopra Russia e Irlanda, la squadra elvetica si trova in un girone durissimo per il suo potenziale tecnico con Croazia, Francia e Inghilterra. Guadagna un punto, contro la Croazia, ma lascia intendere che la nazionale del “tetto d’Europa” sta rivedendo la luce. Arriva l’era dei Lichtsteiner, dei Sommer, degli Xhaka, dei Seferovic, ma soprattutto dell’integrazione di secondo livello: figli di immigrati nati e cresciuti in Svizzera, allenati da un serbo con tre cittadinanze (croata, bulgara e appunto svizzera), che parla otto lingue. È Vladimir Petkovic, decenni di panchine nei confini nazionali con un biennio alla Lazio da vincitore di una storica (su sponda biancoceleste) Coppa Italia.

Vladimir Petkovic, ct della Svizzera
Vladimir Petkovic, ct della Svizzera

Si può dire che il calcio in Svizzera sia andato oltre la politica. È ancora fresca la polemica sollevata dal tedesco Die Welt due anni fa, quando era in ballo il referendum anti-immigrazione. La nazionale rossocrociata rischierebbe infatti di scomparire senza titolari della “Nati”, come la chiamano da queste parti, privi di sicure ascendenze elvetiche. Hitz, Von Bergen, Widmer, Lichtsteiner, Schönbächler, Stocker: appena sei dei 29 calciatori ruotati nelle qualificazioni a Euro 2016 sarebbero impiegabili. E allora, mentre molti si interrogavano sull’ingratitudine di un Paese che sull’afflusso della forza-lavoro straniera ha gettato le basi della sua prosperità, “il dottore” Petkovic cuciva addosso ai suoi un 4-4-2 rapido e con esterni intercambiabili, retto sulle reti di Drmic e Seferovic (3 a testa) e sulle invenzioni di Shaqiri (4 centri), con Sommer, cercato da mezza Europa, a chiudere la porta come le appena 8 reti incassate in 10 partite testimoniano.

Si riparte da un caldo pomeriggio brasiliano, con uno 0-1 arrivato nei tempi supplementari di un ottavo di finale iridato contro l’Argentina, due anni fa. Ma che siano Mondiali o Europei, per una nazionale così inconsapevolmente cosmopolita cambia poco. Il girone offre Francia, Romania e Svizzera: il secondo posto appare obiettivo alla portata, con ultima tappa per meditare lo “sgambetto” ai Bleus nello scontro diretto. Sognando uno storico passaggio al secondo turno, mai verificatosi sin qui.

 

Calendario della Svizzera ad Euro 2016

1^ giornata
Albania-Svizzera (sabato 11 giugno, ore 15.00) Stade Bollaert-Delelis di Lens

2^ giornata
Romania-Svizzera (mercoledì 15 giugno, ore 18.00) Parc de Princes di Parigi

3^ giornata
Svizzera-Francia (domenica 19 giugno, ore 21.00) Grand Stade Lille Metropole

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Benvenuti nel Paese dove “quelli che prima ci ridevano dietro, adesso ridono e fanno festa con noi“. Copyright di Gianni De Biasi, allenatore dell’Albania all’indomani della vittoria-qualificazione contro l’Armenia nello scorso ottobre. Il Normal One del calcio italiano (passando da Vasto, Carpi, Cosenza, Ferrara, Modena, Brescia, Torino, con Udine capofila dei suoi rimpianti e un’escursione spagnola al Levante) e il suo staff, composto tra gli altri da Paolo Tramezzani e Alberto Bellè, hanno messo la firma sulla prima storica qualificazione delle aquile a un Europeo di calcio. Una favola, nata a Sarmede, nella piana di Treviso, fino a strappare un pass che rappresenta il riscatto di un’intera carriera che l’ha visto convivere con la scomoda etichetta di vincente nelle categorie minori e comparsa senza fiducia nelle categorie più importanti. Passata poi da Yerevan, sede della vittoria-qualificazione, fino a Tirana, dove il premier Edi Rama ha voluto essere il primo ad abbracciarlo, al quale a marzo ha concesso la cittadinanza e poi consegnato una medaglia.

Dall’esonero di Torino nel 2008 alla nomina a commissario tecnico dell’Albania, arrivata il 14 dicembre 2011, sono passati tre anni, trascorsi tra esperienze da commentatore tv, corsi di aggiornamento e famiglia: lì è nato il De Biasi 2.0, che ha portato organizzazione da stratega e raffinato acume tattico a un paese in enorme crescita calcistica, capace di esportare talenti sull’altra sponda del Mar Adriatico e per l’Europa intera (come Cana, Hysaj, Djimisiti, Berisha, Memushaj, Xhaka, Cikalleshi fino al carneade Manaj, 19 anni e già in seno all’Inter), fino a toccare il 22esimo posto nel Ranking Fifa, punto apicale di una storia calcistica giovane.  È una storia di programmazione e consenso reciproco: nonostante la mancata qualificazione ai mondiali 2014, l’Albania gli ha rinnovato il contratto fino al 2016, apprezzandone il lavoro. Ed è lì che è maturata l’impresa: i rossi con aquila bicefala nello stemma conquistano la seconda posizione del proprio girone, sorpassando la Serbia in un doppio duello dall’accesa rivalità e dai contorni extra-calcistici, condito da droni, gesti non consentiti dal regolamento e toni eufemisticamente aspri.

Albania, il riscatto di una nazione con il calcio
Albania, il riscatto di una nazione con il calcio

Quella notte di ottobre, in cui tutto il Paese si è scatenato in festa fino a notte fonda, è lontano sul calendario ma vicino nella memoria. L’Albania oggi è totalmente diversa da quella raccontata nei libri di storia, e solo visitandola e vivendola per alcuni periodi si riesce a capire quali intricati meccanismi l’hanno resa ciò che è. Non è solo frutto di un difficile passato, di scelte sbagliate, di un popolo stanco che ha reagito impulsivamente; è influenzata anche, se non soprattutto, dalla storia dei Paesi vicini, da quell’imponente Occidente che in certi periodi è sembrato lontano e oggi, invece, è più prossimo che mai. I viaggi della speranza degli anni ’90 sono dietro l’angolo, ma la valigia oggi contiene un pallone e nuove leve calcistiche. “Koha e kaluar s’kthehet më”, “Il tempo passato non torna più”, recita un proverbio albanese, significativo per il futuro del Paese, che è entrato nel nuovo millennio sulla scia di un difficile passato e oggi vuole continuare a stupire l’Occidente. Perché la prima volta (all’Europeo) non si scorda mai.

 

Calendario dell’Albania ad Euro 2016

1^ giornata
Albania-Svizzera (sabato 11 giugno, ore 15.00) Stade Bollaert-Delelis di Lens

2^ giornata
Francia-Albania (mercoledì 15 giugno, ore 21.00) Velodrome di Marsiglia

3^ giornata
Romania-Albania (domenica 19 giugno, ore 21.00) Parc Olympique di Lione

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Per tornare a brillare, meglio una stella in meno e una maggiore armonia del gruppo. Da calciatore Didier Deschamps era un vincente, ma dal cuore dolce: in panchina non ha fatto sconti. Per la sua Francia vuole il meglio, sì, ma senza attriti: e in uno spogliatoio che spesso ha vissuto di clan, amicizie e rivalità, la querelle Benzema-Valbuena, nata da un ricatto dell’attaccante del Real Madrid nei confronti del fantasista del Lione per un video hard, rischiava di agire da miccia in una calda estate. E per una nazionale i cui “galletti” erano già stati protagonisti di un caro ammutinamento sotto la gestione Domenech nei mondiali sudafricani del 2010, la tranquillità appare il male minore da inseguire. In barba alla classe e in nome dell’égalité, almeno sul campo.

Lontani sul calendario appaiono i fasti della Belle Époque del calcio transalpino, quella vissuta tra gli anni ’90 e il nuovo millennio: quella nazionale, composta da campioni come Zidane e Thuram, leader quali Blanc e Barthez, ma anche da buoni gregari come Guivarc’h e Boghossian, raggiunse le semifinali del campionato europeo del 1996 e divenne campione del mondo in casa nel 1998. Due anni dopo conquistò il titolo di campione d’Europa in Belgio-Olanda grazie al successo in finale contro l’Italia per 2-1 al golden gol. Una vittoria restituita a tinte iridate dagli azzurri nel 2006, dopo che quattro anni prima i transalpini salutarono il mondiale coreano nel primo turno, surclassati da Senegal, Uruguay e Danimarca.

La maledizione del primo turno è proseguita con Euro 2008 e i Mondiali del 2010, fino all’arrivo di Blanc e al riavvio: stop ai quarti di finale contro la Spagna in Euro 2012, addio ai sogni iridati brasiliani ancora nei quarti contro la Germania nel 2014.

La Francia formato 2016 ricorda tanto un caleidoscopio: tanti frammenti, distinti e belli a vedersi, ma altrettanto abili nello specchiare e nello specchiarsi. Il rischio maggiore che Pogba e compagni corrono, dopo due anni di tour amichevoli, è proprio questo: piacersi ma non piacere. Con troppa libertè.

Il 4-2-3-1 è un marchio di fabbrica, la versatilità un dovere: succede per forza di cose se disponi di tante frecce a centrocampo e di onesti manovali lì davanti: non ce ne vogliano Giroud e Gignac, ma la velocità di Martial, il folle genio di Payet, le lunghe leve di Pogba, lo sprint di Griezmann, l’anarchia di Coman e la progressione di Sissoko sono trampolini di lancio troppo invitanti per non sognare nomi di livello planetario a completare l’opera. A centrocampo Kantè sogna di trascinare i bleus di casa dopo quelli del Leicester, accompagnato dalla geometria di Cabaye e dal frangiflutti Matuidi, mentre in difesa l’esperienza di Evra e Sagna fa la somma con l’esorbitante fisicità di Varane e Sakho (di questi tempi in altre vicende “difensive” affaccendato su sponda Liverpool). Tra i pali Lloris e Mandanda sono garanzie di costanza.

Il fattore-campo e un girone non proprio insormontabile rappresentano componenti troppo ghiotte per non puntare al massimo: il precedente casalingo del 1984 è legato a uno dei due europei vinti, con la seconda medaglia d’oro maturata a pochi passi da casa esattamente 16 anni dopo (Benelux), ma nel Vecchio Continente la Marsigliese non è certo l’inno più vincente del calcio. Dal 2000, però sono passati 16 anni: solo un caso?

 

Calendario della Francia ad Euro 2016

1^ giornata
Francia-Romania (venerdì 10 giugno, ore 21:00) Saint Denis

2^ giornata
Francia-Albania (mercoledì 15 giugno, ore 21.00) Velodrome di Marsiglia

3^ giornata
Svizzera-Francia (domenica 19 giugno, ore 21.00) Grand Stade Lille Metropole

Circa cinque mesi fa il mondo tremava, e con esso quello del calcio. Bataclan, Stade de France, Isis, Parigi e terrorismo hanno fatto parte di un quintetto di parole ormai indissolubilmente scolpite nella storia contemporanea del Vecchio Continente e del globo intero: 13 novembre 2015, Parigi sotto assedio, colpita nel cuore pulsante della sua quotidianità. Assistere a un concerto o a una partita di calcio, inutile nasconderlo, da allora sono eventi che non hanno più lo stesso significato: non può essere altrimenti quando la tragedia fa capolino nella normalità del relax e nella serenità dell’intimità.

Quella strage ci ha lasciato tutti allibiti e con il cordoglio e lo sbigottimento ha lasciato in eredità una serie di interrogativi in merito alla sicurezza. Inevitabile non pensare ad Euro 2016, la prima competizione calcistica continentale allargata a 24 squadre, per un totale di 51 partite, con oltre 500 giocatori coinvolti e 10 stadi impegnati dal 10 giugno al 10 luglio 2016.

Lo Stade de France il giorno di Francia-Germania, 13 novembre 2015
Lo Stade de France il giorno di Francia-Germania, 13 novembre 2015

Gli impianti e le città in questione sono Parigi (Parco dei Principi e Saint Denis), Marsiglia (Velodrome), Lione (Stade de Lumieres), Lilla (Stade Pierre-Mauroy), Bordeaux (Matmum Atlantique), Tolosa (Stadium Municipal), Lens (Stade Felix Bollaert), Nizza (Allianz Riviera), Saint-Etienne (Stade Geoffroy Guichard). Le misure di sicurezza saranno altissime. Il dato da cui ripartire è che nel venerdì nero di Parigi ad aver funzionato bene era stata proprio la sicurezza intorno allo Stade de France. I terroristi avrebbero voluto la strage in diretta tv, alla presenza nell’impianto del presidente francese Hollande, ma i filtri esterni all’impianto hanno respinto il kamikaze costringendolo ad allontanarsi per farsi esplodere altrove. Il bilancio fu drammatico, ma sicuramente inferiore a quello che sarebbe stato in caso di esplosione in mezzo alla folla.

Un giorno prima dei tragici fatti, è bene ricordarlo, allo stadio “Felix Bollaert” di Lens si era tenuta una simulazione -alla presenza di 830 persone- di attacco con armi chimiche, mentre pochi giorni prima allo stadio di Bordeaux era stata simulata un’evacuazione con 200 figuranti in seguito a incidenti in tribuna. Il passaggio da “rischio potenziale a rischio reale”, come l’aveva definito Jacques Lambert, ex-prefetto e presidente di Euro 2016 Sas, cioè la società incaricata dell’organizzazione della manifestazione, è avvenuto di lì a poco.

Cosa accadrà nel mese di calcio all’insegna dell’Europa? Su alcuni temi vige ancora la massima discrezione, ma dal 14 novembre l’attenzione sul tema sicurezza è stata incrementata: tra lo Stato e la Federcalcio francese è stato siglato un accordo che divide compiti e competenze per quello che riguarda la sicurezza. La Federcalcio francese si deve occupare di stadi, campi di allenamento, alberghi delle squadre e dell’Uefa; la sicurezza delle zone intorno invece sarà a carico dello Stato. “Siamo preoccupati, ma c’è tempo. Continueremo a fare il necessario affinché la sicurezza sia garantita, nonostante i rischi che questo comporta. È una questione permanente per la Federazione e per lo Stato” ha ammesso a più riprese Noel Le Graet, capo del calcio transalpino.

Noël Le Graet, numero uno della Fédération française de football
Noël Le Graet, numero uno della Fédération française de football

Perimetri di sicurezza ampliati, cordoni di controllo duplicati, maggiori verifiche sui tifosi e il contenuto di eventuali zaini trasportati negli impianti, aumento del numero di volontari.  Per quanto riguarda l’Italia, la Nazionale sarà scortata da 12 funzionari italiani collegati a 30 agenti locali. E l’Uefa?  Da oltre tre anni il Comitato organizzatore lavora a stretto contatto con le autorità competenti per garantire la protezione e la sicurezza del torneo.

“La vita deve riprendere il suo corso. Tutti devono mettersi in testa che la vita continua e penso che oggi bisogna soprattutto rassicurare” è il motto che campeggia sulla manifestazione.  Libertà di divertirsi, uguaglianza di trattamento, fratellanza per uno sport che deve unire. Ne abbiamo tanto bisogno.

Dalla Francia…alla Francia. L’edizione 2016 dell’Europeo di calcio, la numero 15 della storia, torna a varcare le Alpi, laddove si svolse nel 1960 al suo esordio: la coppa la conquistò l’Urss, e questo basterebbe a stilare una piena cesura con il passato. L’arrivederci si estende anche alla formula che fu: non più 16 nazionali qualificate, ma 24, per la prima volta nella storia. Numeri enormi se pensiamo che nella prima edizione erano 4, diventate 8 nel 1980 e allargate a 16 nell’edizione 1996 giocata in Inghilterra. La noblesse oblige del calcio cede il passo alla sua concezione pop, voluta fortemente dal presidente dell’Uefa Michel Platini, da sempre tra i promotori di un allargamento delle frontiere del calcio ai paesi minori.

E così sia fatta la volontà di “Le Roi”. Così nove gironi di qualificazione, 53 squadre in campo, per oltre 500 partite che si sono rincorse da un capo all’altro del continente hanno animato 14 mesi di sfide, fino alle qualificazioni dello scorso novembre.  Viene  meno così la possibilità di rintracciare una costante, un’unità, un’identità geografica o geopolitica delle 24 squadre ai nastri di partenza: chi ascrive alle forze speciali del calcio quella di essere uno sport avventuroso, lotteristico, quasi ribelle alle normali classificazioni fatte dal mondo, troverà grossi motivi di conforto scorrendo i nomi delle partecipanti alla kermesse continentale.

Perciò, salite a bordo con Betclic e “Le Rendez-Vous”-Road to Euro 2016: l’occasione giusta per conoscere aneddoti, curiosità, leggende, tradizioni e storia di 24 differenti capitali. Il biglietto si paga in attenzione e voglia di leggere: al termine di ogni puntata in luogo di un banale aperitivo, ci sarà un gol da non dimenticare firmato dalla nazionale di turno, in attesa di vederla in campo negli stadi francesi.

Gianni Infantino durante il sorteggio di Euro 2016
Gianni Infantino durante il sorteggio di Euro 2016

Albania, Austria, Belgio, Croazia, Francia, Galles, Germania, Inghilterra, Irlanda, Irlanda del Nord, Islanda, Italia, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Slovacchia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina, Ungheria. Questo l’elenco degli ammessi alla prova continentale, in scrupoloso ordine alfabetico. Ci sono 10 titoli continentali (non ce ne vogliano Unione Sovietica e Cecoslovacchia se inseriamo la Germania Ovest nel novero), 11 coppe mondiali sollevate e 718 milioni di abitanti interessati. Si prevede un torneo più lungo ma meno intenso e stancante: durerà almeno un mese e il pubblico avrà una portata paneuropea: “Divide et impera” in pieno stile Platini, insomma. Gloria quasi per tutti, ma competitività che presumibilmente tornerà a farla da padrona solo dai quarti in avanti: il pericolo squadre-materasso è dietro l’angolo nella fase a gironi, da cui usciranno qualificate tutte le prime e le seconde, nonché le migliori terze, per dar vita a un’altra novità per gli Europei, gli ottavi di finale.

Un’edizione che, inutile negarlo, strizza anche l’occhio agli interessi dello show-business: 24 squadre in campo equivalgono a un totale di 51 partite disputate, ben 20 in più dell’ultima edizione, e molti più introiti dai diritti televisivi, considerando che tutte le emittenti nazionali dei Paesi partecipanti pagheranno per trasmettere l’intera manifestazione. Dopo una lunga melina, anche in Italia la querelle si è sbloccata: sulla Rai andranno in chiaro 23 match, mentre su Sky, grazie a un accordo con la Rai, verranno trasmessi, esclusivamente in modalità pay tv, tutti i 51 incontri della manifestazione calcistica, per un pacchetto dal prezzo non molto superiore a 50 milioni di euro e quindi accessibile per entrambi i broadcaster.

Per gli italiani si riparte da quella notte del primo luglio 2012, quella finale raggiunta in Polonia superando lungo la strada Inghilterra e Germania prima che la Spagna presentasse il conto a una nazionale sì generosa ma anche in là con l’età: 4-0 finale, ma applausi per tutti. Proprio le Furie Rosse, inserite nel gruppo D con Repubblica Ceca, Turchia e Croazia, cercheranno di entrare nella storia con il triplete continentale (dopo Euro 2008 e Euro 2012) che mai a nessuno è riuscito prima. Missione difficile, ma non impossibile per chi ha realizzato già quello iridato vincendo anche i Mondiali del 2010.

Celebrare l’arte del calcio: è questa la scritta ideale presente alle porte transalpine a cinque mesi dal calcio d’inizio: “Credo che l’Europa abbia i mezzi per proporre 24 squadre di alto livello -aveva assicurato Platini prima della sospensione del Tas che l’aveva inibito per 90 giorni, sorteggio dicembrino incluso- quando una federazione nazionale partecipa a un torneo è orgogliosa di farlo e può sfruttare l’occasione per promuovere il calcio”.

Beau Jeu, il pallone di Euro 2016
Beau Jeu, il pallone di Euro 2016

Estendere il più possibile alla periferia del continente gli orizzonti del calcio europeo. È questo il diktat che ha accompagnato il percorso di qualificazione, è questo il pensiero che sorvolerà sull’Interrail di Betclic: un viaggio virtuale sulle rotaie di un calcio dorato e misterioso, inedito e luminoso. Vi condurremo alla scoperta delle nazionali e delle nazioni che daranno vita a Euro 2016, partendo dal girone A, dove la Francia e la Svizzera, cugini mai vicini, guardano a est con Romania e Albania; derby anche nel gruppo B, con Inghilterra e Galles esponenti diversi di una Gran Bretagna che incrocerà anche Russia e Slovacchia; il gruppo C pullula di storia, recente e meno, con Germania, Polonia, Irlanda del Nord e Ucraina.

Scritto del girone D con la Spagna testa di serie, risuona di calcio anni ’90 il gruppo E, con l’Italia opposta a Svezia, Belgio e Irlanda, avversari nel destino azzurro nei mondiali del 1986, 1990 e 1994. Austria e Ungheria cercheranno di dar filo da torcere al Portogallo nel gruppo F, dove dalla nazione dell’Europa continentale con il punto più a ovest (Cabo da Roca) ci spingeremo in Islanda, verso la nazione più piccola e occidentale con i suoi 323mila abitanti.

Perché equilibrio tecnico e equilibrio geografico quasi mai concordano: e se è vero che la palla è rotonda, l’imprevedibile è pane quotidiano.

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