EURO 2016

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È il Belgio più forte di sempre? Probabilmente sì. Di certo, però, i Diavoli Rossi di Marc Wilmots hanno già scritto la storia. Come? Diventando la prima squadra nella storia del ranking FIFA  a classificarsi in testa alla classifica pur senza aver mai vinto Europei o Mondiali.  È successo nello scorso novembre, al termine della tornata di qualificazioni ad Euro 2016: dati inimmaginabili per chi appena otto anni fa vivacchiava in 71^posizione, accanto a realtà da cercare sul mappamondo del dio pallone come Haiti e Zambia. Courtois, De Bruyne, Hazard, Nainggolan, Vermaelen e Kompany fanno parte così dell’ottava nazionale dopo Brasile, Argentina, Italia, Germania, Francia, Spagna e Olanda a sedersi in cima al trono intercontinentale, dimenticando così di colpo le premature eliminazioni a Euro 2000 e ai Mondiali del 2002.

Belgio, la divisa da trasferta per Euro 2016

Merito di calcoli cervellotici come quelli della federazione che governa il calcio su scala mondiale (il Belgio dal 7 settembre 2012 al 13 novembre 2015 ha perso contro la Colombia, il Giappone, la Romania, il Galles e l’Argentina, ma in sfide ufficiali nell’ultimo triennio hanno perso due partite, ne hanno pareggiate quattro e ne hanno vinte 19)? Non solo, anzi. Soprattutto merito di una generazione tecnica, affamata e arricchita dalle esperienze nei top club europei, basata su una programmazione meticolosa e un tecnico di grande qualità. Marc Wilmots: chi non lo ricorda a tessere assist e giocate di qualità ma a velocità ridotta con la maglia dello Schalke 04 e del Bordeaux? Ha fondato la sua rosa su un 4-1-4-1 in cui il quintetto avanzato ricorda più schemi da futsal che da calcio a 11. Tanto movimento, due tocchi e nessun riferimento.

epa05022311 Belgian national soccer team head coach Marc Wilmots during the press conference at Baudouin Stadium in Brussels, Belgium, 12 November 2015. Belgium will play a friendly soccer match against Italy on 13 November. EPA/LAURENT DUBRULE
Marc Wilmots, Ct del Belgio

Idee tattiche brillanti, assorbite in un quadriennio dalla rosa: chissà che Wilmots non abbia fatto leva sui suoi trascorsi politici (parla quattro lingue e nel 2003 divenne membro del Senato belga, per il partito liberale dei francofoni, il Mouvement Réformateur, dimettendosi nel 2005) per instillare nella “golden generation” del calcio belga un senso di appartenenza spesso dimenticato. Così nelle otto partite del girone di qualificazione per l’appuntamento francese il Belgio ha ottenuto 7 vittorie e un pareggio. Ha subito solo 2 gol, segnandone 15:  Courtois in porta e il suo sostituto Mignolet, Vermaelen, Vertonghen, Lombaerts, Alderweilerd in difesa, a centrocampo Witsel, De Bruyne, Dembelé, Nainggolan, Fellaini, Tielemans, e in attacco Hazard, Benteke, Origi, Lukaku. Nomi splendenti, la cui ascesa è stata agevolata da una strategia illuminata, messa a puntino dopo aver fallito la qualificazione al campionato d’Europa 2008 e al campionato del mondo 2010. Allora la federazione decise di investire di più nelle scuole calcio e negli impianti sportivi per ragazzi, dando vita a un progetto che incluse Anderlecht, Genk e Standard Liegi. Alla base un modulo di riferimento, il 4-3-3, da adottare urbi et orbi, e un atteggiamento offensivo.

Enzo Scifo, simbolo del calcio belga

I frutti sono maturati qualche anno dopo: il mondiale brasiliano, concluso con il ko nei quarti di finale contro l’Argentina dopo aver superato a punteggio pieno il girone eliminatorio e superato negli ottavi gli Usa, ha rappresentato un banco di prova generale. Per una nazione multietnica, protagonista delle cronache mondiali degli scorsi mesi,  il calendario offre un appuntamento che vale più di un titolo: è la possibilità di tornare nell’elìte del calcio mondiale, in un’epoca storica di vacatio legis. I tifosi di Gelsenkirchen omaggiarono Wilmots col soprannome di “Willi das Kampfschwein” -Willi il cinghiale da combattimento- a sottolineare l’indomita voglia di vincere del loro beniamino. A lui l’arduo compito di distribuire con saggezza tanto talento, senza perdere gli equilibri.

Confermata l’assenza di Vincent Kompany, il tecnico aveva deciso di convocare nove difensori: alla fine è stato Boyata a pagare con l’esclusione. Rimarranno a disposizione, in caso di necessità, anche sette giocatori: si trattano di Nacer Chadli (Tottenham), Laurent Ciman (Montreal), Laurens De Bock (Club Brugge), Guillaume Gillet (Nantes), Thorgan Hazard (Borussia Mönchengladbach), Kevin Mirallas (Everton), Matz Sels (Gent). La lista dei 24 preconvocati parla da sé: una Nazionale che non aveva giocatori di qualità sugli esterni, ora abbonda di talento sulle ali. Hazard, De Bruyne, Mirallas, Mertens, ai quali vanno aggiunti gli ultimi arrivati Divok Origi del Lille (19 anni) e Yannick Carrasco (Atletico Madrid), sono i nomi che hanno messo alle spalle la generazione di Scifo. Si parte dal girone E, con Italia, Svezia e Irlanda. I quarti di finale sono l’imperativo categorico, la coppa…non un miraggio.

 

 

Lista provvisoria dei convocati

Portieri: Thibaut Courtois (Chelsea), Jean-François Gillet (Mechelen), Simon Mignolet (Liverpool).

Difensori: Toby Alderweireld (Tottenham), Jason Denayer (Galatasaray), Bjorn Engels (Club Brugge), Nicolas Lombaerts (Zenit), Jordan Lukaku (Oostende), Thomas Meunier (Club Brugge), Thomas Vermaelen (Barcelona), Jan Vertonghen (Tottenham).

Centrocampisti: Marouane Fellaini (Manchester Utd), Radja Nainggolan (Roma), Axel Witsel (Zenit San Pietroburgo), Moussa Dembélé (Tottenham).

Attaccanti: Michy Batshuayi (Olympique Marsiglia), Christian Benteke (Liverpool), Yannick Carrasco (Atlético Madrid), Kevin De Bruyne (Manchester City), Eden Hazard (Chelsea), Romelu Lukaku (Everton), Dries Mertens (Napoli), Divock Origi (Liverpool).

 

Calendario del Belgio ad Euro 2016

1^ giornata
Belgio – Italia (lunedì 13 giugno ore 21:00) Stade de Lyon, Lione

2^ giornata
Belgio – Irlanda (sabato 18 giugno ore 15:00) Stade de Bourdeaux, Bordeaux

3^ giornata
Svezia – Belgio (mercoledì 22 giugno ore 21:00) Allianz Riviera, Nizza

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Non nascondiamoci dietro un dito: raramente come in questa edizione, l’Italia arriva agli Europei con le credenziali dell’outsider. I lampi di classe e qualità della mediana azzurra sono scesi dall’aereo diretto in Francia con i ko di Marchisio e Verratti, i nomi che popolano l’attacco addensano l’area di gladiatori coraggiosi, ma privi dell’autorità degli altri bomber europei, e le poche certezze si poggiano sul blocco Juventus che difenderà porta e difesa. Se aggiungiamo a questi dati un altro “dettaglio”, ovvero un Ct che comunque vada al termine della competizione guiderà altri Blues, quelli del Chelsea, allora è difficile essere ottimisti, anche per una nazione e una nazionale che si esalta principalmente nelle difficoltà.

Italia, il blocco Juve per la difesa
Blocco Juve per la difesa

La cabala, allora, forse diventa il miglior alleato di Buffon e compagni: come già accaduto prima dei successi mondiali del 1982 e del 2006, anche quest’anno l’Italia del calcio ha avuto il suo scandalo, sebbene in toni ridotti. I fari della Procura Federale su partite degli scorsi campionati di serie B, il nome di un difensore nel giro azzurro-Armando Izzo-che rimbalza sui giornali mentre il calciatore è in stage con la nazionale a Coverciano, quasi ci ricordano che sta per arrivare l’estate, come la prima tintarella e il primo mojito. Altro capitolo sempreverde è l’esaltazione nazional-popolare dell’”escluso” di turno:  questa volta il ruolo di “core grato” per la convocazione ma deluso dall’esclusione dai 30 è toccato a Leonardo Pavoletti, attaccante del Genoa al quale non sono bastate 14 reti in 24 partite per sognare il ruolo di carneade da mille e una notte, sull’eco di Pablito Rossi e Totò Schillaci.

Italia, allenamento
Un allenamento dell’Italia

Un commissario tecnico con la valigia in mano, quasi un inedito in casa azzurra. Eppure molte speranze poggiano proprio sulla sua capacità di spremere il meglio anche da raccolti non eccellenti. Antonio Conte, non lo scopriamo oggi, mette il gruppo al centro del suo mondo: i gregari, seppur non fossero nomi di primo piano, sono stati fondamentali nel triennio bianconero. Pepe, Padoin e Giaccherini sono stati i “soldati” per i quali l’allenatore salentino si è speso alla pari dei Vidal o Pirlo di turno. Patti chiari sin dal settembre 2014, esordio in azzurro a Bari contro l’Olanda: il 3-5-2 è stato il tema prediletto, il 3-4-3 la variazione imposta più dalla latenza di qualità nel cuore del campo che dalla convinzione nella svolta, la ricerca di una fisionomia tattica che cerchi profondità e intensità la stella polare di un progetto tattico con tanti manovali e pochi architetti. Il “capomastro” Pirlo, poi, dipinge ancora calcio, ma negli States, così le stelle son rimaste a guardare e il biglietto per il volo intercontinentale che l’ex Milan e Juventus ancora sognava in maggio è rimasto nel cassetto. “Niente primedonne” avverte il simbolico cartello affisso all’ingresso degli spogliatoi: Mario Balotelli ha letto e accolto di buon grado.

Italia, Gigi Buffon
Gigi Buffon, capitano azzurro

Il listone dei 30 preconvocati, tra i quali Conte ha dovuto operare 7 “tagli”, era variegato: si va da “peones” di ritorno dal Regno Unito come Ogbonna e Pellè, a rischi calcolati dopo i recenti guai fisici che rispondono ai nomi di Montolivo, Thiago Motta e Immobile, passando per comparse destinate a un immediato rientro in Italia come Rugani, Astori, Benassi, Jorginho e Zappacosta, fino a punti interrogativi dal punto di vista tattico seppur dotati tecnicamente (vedi alle voci Bonaventura, Bernardeschi e Insigne). Giocassimo a Monopoli (non il centro in provincia di Bari, ma il celebre gioco da tavolo creato da Elizabeth Magie all’inizio del XX secolo), il Ct non avrebbe che l’imbarazzo della scelta alla voce “imprevisti”.

Il Parco della Vittoria azzurra, invece regge sulla BBC juventina e sulle spalle larghe di Gigi Buffon, con Florenzi, Candreva e Darmian unici altri candidati a un destino da titolare. Per qualcuno potrebbe essere l’ultimo atto per arrivare in fondo a un grande appuntamento con la propria nazionale. Basterà? L’amichevole contro la Fiorentina Primavera, vinta per 6-0, ha rischiato concretamente di risultare un Pontedera bis, con riferimento al test perso dall’Italia di Sacchi alla vigilia di Usa ’94. Ma per un popolo di santi, navigatori e scaramantici, non sarebbe stato un dramma.

Una formazione dell’Italia

Scozia e Finlandia sono le cartine da tornasole prima dell’esordio ufficiale del 13 giugno contro il Belgio: le scelte per Conte sono già prese, o quasi (“Ho in mente 24/25 nomi, devo solo sciogliere due ballottaggi” ha ripetuto). E allora, mentre Bernardeschi scala posizioni, il grigio Eder milanese rischia di rimpiangere la naturalizzazione. Con il ko di Montolivo e il recupero di Thiago Motta, la corsa a eliminazione, scritto del poker di “esclusi”, ha coinvolto cinque nomi: Bonaventura, Jorginho, Sturaro, De Rossi e appunto Eder, in ordine graduale di saluti alle porte, con i primi due sacrificati all’altare dell’intensità. Sono invece salite le quotazioni di Bernardeschi e Insigne, freschezza e tecnica al servizio di gambe fresche. A marzo contro la Spagna fu spettacolo, qualche giorno dopo in Germania…fu cabaret, per gli altri. La tradizione nella competizione continentale non è brillante (una vittoria, nel 1968, con i secondi posti del 2000 e del 2012 a completare i podi) e l’atmosfera del Paese verso la nazionale è quella che si ha per il giubbotto di pelle che abbiamo nel nostro armadio: lo indossiamo raramente, ma se inizia a piacerci non lo togliamo più di dosso. Perché la pelle, alla fine, non passa mai di moda. Come l’azzurro, soprattutto d’estate.

 

Lista provvisoria dei convocati

Portieri: Gianluigi Buffon (Juventus), Federico Marchetti (Lazio), Salvatore Sirigu (Paris Saint Germain).

Difensori: Andrea Barzagli (Juventus), Leonardo Bonucci (Juventus), Giorgio Chiellini (Juventus), Angelo Obinze Ogbonna (West Ham),  Matteo Darmian (Manchester United), Mattia De Sciglio (Milan);

Centrocampisti:  Daniele De Rossi (Roma), Alessandro Florenzi (Roma), Emanuele Giaccherini (Bologna), Thiago Motta (Paris Saint Germain), Marco Parolo (Lazio), Stefano Sturaro (Juventus), Federico Bernardeschi (Fiorentina), Antonio Candreva (Lazio), Stephan El Shaarawy (Roma);

Attaccanti: Eder (Inter), Ciro Immobile (Torino), Lorenzo Insigne (Napoli), Graziano Pellè (Southampton), Simone Zaza (Juventus).

Riserve: Zappacosta (Torino), Rugani (Juventus), Benassi (Torino)

 

Calendario dell’Italia ad Euro 2016

1^ giornata
Belgio – Italia (lunedì 13 giugno, 21.00) Lione

2^ giornata
Italia – Svezia (venerdì 17 giugno, 15.00) Tolosa

3^ giornata
Italia – Repubblica d’Irlanda (mercoledì 22 giugno, 21.00) Lille

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Infortuni dell’ultim’ora, speranze cancellate a causa di lunghi stop già in inverno, cancellazioni eccellenti dalle liste nel rush finale. Non solo Olanda, Grecia, Serbia e Bosnia: tra le grandi assenti dal novero delle 24 nazionali partecipanti a Euro 2016 ci sono anche nomi di peso. Ecco la Top 11 degli esclusi dalla lista comprendenti i 552 nomi complessivi che saranno di scena in Francia. Li disponiamo in campo con un inedito 3-5-2 a trazione anteriore:

Kevin Trapp
Kevin Trapp

Kevin Trapp (Germania): nella rosa del Paris Saint Germain ha messo in secondo piano Salvatore Sirigu, meritando i galloni da titolare. Al 25enne tedesco, cresciuto nell’Eintracht Francoforte, non è bastato per convincere il ct tedesco Loew: i portieri della Germania saranno Neuer, Ter Stegen e Leno.

Raul Albiol
Raul Albiol

Raul Albiol (Spagna): l’ottima stagione alla guida della difesa del Napoli di Sarri e i trascorsi nel Real Madrid non gli sono stati sufficienti per scalzare il promettente ma acerbo Bartra dalla lista di Del Bosque per la Spagna. Eppure nei panni di riserva di Sergio Ramos e Piquè sembrava poter dire la sua.

Vincent Kompany
Vincent Kompany

Vincent Kompany (Belgio):  l’infortunio al polpaccio patito a marzo in Champions League contro la Dinamo Kiev ha messo fuori dai giochi il capitano del Manchester City e della sua nazionale. Questa stagione Kompany ha giocato solo 19 partite, non sufficienti per volare in Francia.

Leighton Baines
Leighton Baines

Leighton Baines (Inghilterra): in pochi in Europa sono dotati del mancino del numero 3 dell’Everton, ma Baines sembra aver pagato la stagione opaca dei Toffees e i recenti dissidi con l’allenatore Martinez. Hodgson gli ha preferito la freschezza di Rose e Bertrand.

Alan Dzagoev
Alan Dzagoev

Alan Dzagoev (Russia): con la maglia del Cska Mosca ha spesso incantato su scala europea, ma una fratttura al metatarso del piede destro lo costringerà a dare forfait. La “Sbornaya” dovrà fare a meno del suo curriculum, fatto di 46 presenze e 9 centri.

Claudio Marchisio
Claudio Marchisio

Claudio Marchisio (Italia): sarà un caso se con lui la percentuale di ko per Juventus e Italia cala del 300%, statistiche alla mano? Conte cerchi di non pensarci, ma il crack al ginocchio accusato in aprile contro il Palermo ha privato gli Azzurri di un riferimento fondamentale in mediana.

Marco Verratti
Marco Verratti

Marco Verratti (Italia): se non è zuppa, è…pan bagnato. A qualche settimana di distanza dal ko di Marchisio, ecco monsieur Verratti fuori dai giochi a causa di un intervento chirurgico per guarire la pubalgia che lo tormenta da mesi. Un infortunio gestito non al meglio dallo staff del Psg, che costa caro all’Italia.

Ilkay Gundogan
Ilkay Gundogan

Ilkay Gundogan (Germania): anche la stella tedesca del Borussia Dortmund (a lungo nel mirino della Juventus e del Napoli) salterà gli Europei per un infortunio al ginocchio. La sua assenza, però, era nota dall’inverno, così Loew ha avuto tempo e modi di cercare un sostituto.

Frank Ribery
Frank Ribery

Frank Ribery (Francia): dal rischio ritiro era passato in pochi mesi al centro del Bayern Monaco, con un finale di stagione positivo. Troppo poco per convincere Didier Deschamps, che gli ha preferito la freschezza del compagno di club Kingsley Coman.

Diego Costa
Diego Costa

Diego Costa (Spagna): la vera domanda è: quanto starà rimpiangendo il giorno in cui ha accettato la naturalizzazione, lui che è nato in Brasile? Del Bosque, dopo averne soppesato pregi e difetti, lo ha escluso dai piani della Roja, preferendogli Morata e Aduriz.

Kevin Gameiro
Kevin Gameiro

Kevin Gameiro (Francia): lui in Spagna invece è di casa, con i 39 centri in 92 partite nel triennio di Siviglia, concluso con il tris di Europa League messo in cascina: numeri e panni da leader, insufficienti per entrare nelle grazie dei Bleus, dove resta fermo a sole 8 presenze,

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Il tempo nel calcio ceco si è fermato a quella calda notte di mezza estate nel tempio del soccer, la cattedrale di Wembley, Londra. 30 giugno 1996, minuto 5 del primo tempo supplementare: Repubblica Ceca e Germania sono ferme sull’1-1 dopo una partita brutta, spigolosa, a tratti sonnolenta. Patrik Berger, capelluta mezz’ala che ricorderete con la maglia del Liverpool, aveva colpito dal dischetto Koepke in avvio di ripresa, ma una vecchia conoscenza del nostro calcio, Olivier Bierhoff, aveva mutato i piani di Nedved e compagni pareggiando i conti su assist di Ziege (alzi la mano chi lo ricorda giovane meteora con la maglia del Milan in A). In avvio di extra-time, altro tap-in vincente, primo Golden Goal della storia degli Europei e trofeo ai tedeschi di Berti Vogts.

Una formazione della Repubblica Ceca nei Mondiali 2006

Da 20 anni a questa parte, così, il calcio della giovane nazionale nata nel 1993, passando per una primavera a dir poco “calda” e da una rivoluzione di velluto politica molto prima che tecnica, ha di fatto ristagnato in un’aurea mediocrità, con punte di splendore rappresentate dall’arrivo nella Top 4 del calcio continentale in Euro 2004. Ha partorito calciatori “bionici” come Nedved, ali ferali come Karel Poborsky, giganti di porcellana come Jan Koller e talenti cristallini come Thomas Rosicky, senza mai trovare identità tra nazionale e…nazionali, intesi come i suoi rappresentanti. Un’accozzaglia di piedi buoni, spesso fondamentali per i loro club, ma mai capaci di creare più subbuglio o cortei nella Piazza dell’Orologio di Praga, come avvenuto per le notti inglesi di fine secondo millennio. Le apparizioni del Kosice in Champions League, i buoni cammini dello Sparta Praga e dello Slavia Praga nelle “ei furono” Coppa Uefa e Coppa delle Coppe rappresentano i topolini partoriti dalle montagne boeme.

Petr Cech, simbolo tra i pali
Petr Cech, simbolo tra i pali

La storia, alla vigilia della trasferta francese, non sembra destinata a mutare: un atto di forza va però riconosciuto al gruppo guidato da Pavel Vrba, discreto ex difensore centrale, capace di guidare in panchina prima lo Žilina al titolo slovacco nel 2007 e poi di dar vita al miracolo Viktoria Plzen, trasformandolo da provinciale a club leader del calcio ceco con due titoli nazionali, due accessi alla fase a gironi di Champions e una coppa nazionale. Dal novembre 2013, quando ha rilevato Karel Brückner, ha fornito un’impronta offensiva a una squadra priva di stelle, eccezion fatta per il monumento che domina i pali, Petr Čech, ultimo superstite della generazione d’oro del calcio ceco dello scorso decennio, che aveva portato la Nazionale a ben figurare al Mondiale 2006 e a spingersi fino alle semifinali di Euro 2004. Nonostante un livello complessivo medio-basso, la sua Repubblica Ceca ha ottenuto il primato nel girone di qualificazione e il pass per Euro 2016 con due turni di anticipo.

Pavel Vrba, il Ct
Pavel Vrba, il Ct

28 sono stati i preconvocati che Vrba ha valutato per il suo 4-2-3-1, solitamente disposto con Vydra, Lafata e Suaral alle spalle di Necid, attaccante del Busaspor. Rispetto alla distinta iniziale, il commissario tecnico ha lasciato a cas il difensore dello Sparta Praga Ondrej Zahustel, i centrocampisti Lukas Marecek e Jan Kovarik rispettivamente di Sparta Praga e Viktoria Plzen e gli attaccanti Matej Vydra del Reading e Patrik Schick di proprietà dello Sparta Praga ma in prestito al Bohemians 1905. Sarebbe stato un esordiente in nazionale maggiore, avrà tempo per rifarsi. Gli fà da contraltare in organico l’esperienza di Rosicky, al passo d’addio con l’Arsenal dopo un decennio e nuovamente centro del mondo rossoblù a 35 anni suonati: i suoi passi sono stati indossati con efficacia dall’eclettico Dočkal, ma la tecnica del “genio” può risultare ancora determinante, se supportata dalla gamba di una mediana folta. I cechi, inseriti nel gruppo D insieme a Spagna, Croazia e Turchia, partono da outsider. Ma in una nazione che fino agli anni ’90 non esisteva, il futuro non può far paura, per quanto in salita.

Thomas Rosicky, un recupero importante
Thomas Rosicky, un recupero importante
Lista provvisoria dei convocati

Portieri: Petr Cech (Arsenal), Tomas Koubek (Slovan Liberec), Tomas Vaclik (Basilea)

Difensori: Theodor Gebre Selassie (Werder Brema), Pavel Kaderabek (Hoffenheim), Michal Kadlec (Fenerbahce), Marek Suchy (Basilea), Tomas Sivok (Bursaspor), David Limbersky (Viktoria Plzen), Daniel Pudil (Sheffield Wednesday), Pavel Hubnik (Viktoria Plzen), Ondrej Zahustel (Sparta Praga)

Centrocampisti: Tomas Rosicky (Arsenal), Vladmir Darida (Herta Berlino), Borek Dockal (Sparta Praga), David Pavelka (Kasimpasa), Jaroslav Plasil (Bordeaux), Jiri Skalak (Brighton), Josef Sural (Sparta Praga), Daniel Kolar (Viktoria Plzen), Ladislav Krejci (Sparta Praga), Lukas Marecek (Sparta Praga), Jan Kovarik (Viktoria Plzen)

Attaccanti: David Lafata (Sparta Praga), Tomas Necid (Bursaspor), Milan Skoda (Slavia Praga), Matej Vydra (Reading), Patrik Schick (Sparta Praga)

 

Calendario della Repubblica Ceca ad Euro 2016

1^ giornata
Spagna-Rep. Ceca (lunedì 13 giugno, ore 15) Stadium de Toulouse di Tolosa

2^ giornata
Rep. Ceca-Croazia (venerdì 17 giugno, ore 18) Stade Geoffroy Guichard di Saint Etienne

3^ giornata
Rep. Ceca-Turchia (martedì 21 giugno, ore 21) Stade Felix Bollaert di Lens

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La musica balcanica? È cambiata e da qualche anno veste di nuovo scacchi bianchi, blu e rossi. La suona un’orchestra sapientemente guidata da un laureato alla facoltà di Educazione Fisica dell’Università di Zagabria, che di nome fa Ante e di cognome fa Čačić. È una banda giovane (età media 24,3 anni), smaliziata e ricca di qualità dal centrocampo in avanti, capace di far tremare l’Italia nelle qualificazioni europee pur chiudendo a -4 dagli azzurri. Sessantadue anni, il Ct tornato in sella alla panchina della nazionale in settembre nel suo passato ha allenato nazionale libica, under 21 croata, Zadar, Dinamo Zagabria, Radniki, Maribor e Lokomitiva. Accanto a lui siede il vulcanico ex difensore Josip Simunic, ritiratosi nel dicembre 201 dopo aver saltato il Mondiale brasiliano per una squalifica di dieci giornate: la punizione gli era stata inflitta per aver lanciato il grido di battaglia degli ustascia durante la seconda guerra mondiale per festeggiare la qualificazione dopo lo spareggio con l’Islanda.

Croazia, la nuova divisa per Euro 2016
Croazia, la nuova divisa per Euro 2016

L’ultimo Europeo ha lasciato l’amaro in bocca agli uomini allora guidati da Slaven Bilic, finiti in un girone di ferro con quelle che sarebbero poi state le due finaliste della competizione, Spagna e Italia. In quell’occasione la Croazia giocò comunque più che dignitosamente, concludendo il girone a 4 punti, con un bilancio di una vittoria contro l’Irlanda, un pareggio contro l’Italia e la sconfitta fatale contro le Furie Rosse. Due anni dopo, il risultato dell’eliminazione ai gironi si è ripetuto ai mondiali brasiliani, nel girone dei padroni di casa. Era dai tempi di Boban, Asanovic, Prosinecki e Suker, figli di una repubblica federale in cui erano messe insieme, come in un fritto misto, sei repubbliche, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni e due alfabeti, aggregate da un equilibrio precario, che la Croazia non aveva tanti piedi buoni: eppure quella nazionale non è andata “oltre” il terzo posto a Francia ’98 e i quarti di finale agli Europei del 2008.

Oggi Čačić punta principalmente su tre blocchi nel suo organico: quello degli “italiani” -ben 7, Vrsaljko (Sassuolo), Strinic (Napoli), Badelj e Kalinic (Fiorentina), Brozovic e Perisic (Inter), Mandzukic (Juventus)-  quello che proviene dal campionato spagnolo -Kovacic e Modric (Real Madrid), Rakitic (Barcellona), Cop (Malaga) e Halilovic (Sporting Gijon)- e i calciatori della Dinamo Zagabria, un pokerissimo guidato dal talento luminoso di Marko Pjaca, top player del campionato locale che fa gola a mezza Europa e non vede l’ora di mettersi in vetrina in Francia.

Ante Cacic, Ct della Croazia
Ante Cacic, Ct della Croazia

In campo, Čačić dovrebbe optare per un 4-2-3-1 molto elastico e con tanto “fosforo” in mezzo al campo. Rakitic, Modric e Brozovic a centrocampo, con l’interista ex Dinamo Zagabria ad allargarsi sulla fascia destra, a sinistra l’altro nerazzurro Ivan Perisic. In attacco spazio a Mario Mandzukic supportato da Marko Pjaca, con un “tale” Kalinic a fungere da alternativa. In avanti spesso i Vatreni (soprannome che fa riferimento alla passione che mettono i giocatori in campo e i loro tifosi quando osservano le gare) compongono un 4+1 che si basa su un solo riferimento centrale, Mandzukic, e su Modric davanti alla difesa, con Brozovic, Pjaca, Rakitic e Perisic pronti a coprire il terreno di gioco nell’intera ampiezza. Nei primi 16 metri, davanti a Subasic, una colonna tra i pali, Vida e Corluka saranno i difensori centrali con Vrsaljko e capitan Srna a completamento del pacchetto arretrato.

Mario Mandzukic, l'attacco croato poggia sulla sua fisicità
Mario Mandzukic, l’attacco croato poggia sulla sua fisicità

Tante pedine per trovare i giusti corridoi tra gli scacchi: non solo un legame grafico, ma anche tattico. La saggezza è la componente spesso mancata a questa giovane nazionale, indipendente da 25 anni: a Čačić toccherà trovare le giuste vie di mezzo tra una rosa abbondante di classe ma al tempo stessa ricca di anarchici del dio pallone. In campo, però non ci vanno otto pedine, come sulla scacchiera, ma 11 anime dal peso specifico rilevante: nel gruppo D Mandzukic e compagni avranno a che fare con la favorita Spagna, Repubblica Ceca e Turchia. Nella griglia di partenza però i croati sono un passo avanti rispetto a turchi e cechi, per talento e anche per abitudine a giocare competizioni pesanti. La musica è cambiata, il pallone non è più in fuga dai Balcani.

Luka Modric, stella del centrocampo croato

 

Lista provvisoria dei convocati

Portieri: Danijel Subasic (Monaco), Lovre Kalinic (Hajduk Spalato), Ivan Vargic (Rijeka), Dominik Livakovic (NK Zagabria).

Difensori: Darijo Srna (Shakhtar), Domagoj Vida (Dinamo Kiev), Gordon Schildenfeld (Panathinaikos), Tin Jedvaj (Bayer Leverkusen), Vedran Corluka (Lokomotiv Mosca), Ivan Strinic (Napoli), Sime Vrsaljko (Sassuolo), Duje Caleta-Car (RB Salisburgo).

Centrocampisti: Luka Modric (Real Madrid), Ivan Rakitic (Barcellona), Mateo Kovacic (Real Madrid), Milan Badelj (Fiorentina), Marcelo Brozovic (Inter), Alen Halilovic (Sporting Gijon), Ante Coric (Dinamo Zagabria), Marko Rog (Dinamo Zagabria), Domagoj Antolic (Dinamo Zagabria).

Attaccanti: Marko Pjaca (Dinamo Zagabria), Ivan Perisic (Inter), Mario Mandzukic (Juventus), Andrej Kramaric (Hoffenheim), Nikola Kalinic (Fiorentina), Duje Cop (Malaga).

 

Calendario della Turchia ad Euro 2016

1^ giornata
Turchia-Croazia (domenica 12 giugno, ore 15.00) Parco dei Principi, Parigi

2^ giornata
Rep. Ceca-Croazia (venerdì 17 giugno, ore 18.00) Stade Geoffroy Guichard di Saint Etienne

3^ giornata
Croazia-Spagna (martedì 21 giugno, ore 21.00) Stade de Bordeaux, Bordeaux