EURO 2016

Ci sono cinque calciatori, altrettante nazionalità rappresentate, 73 titoli complessivi conquistati con i club di appartenenza e un preoccupante zero spaccato alla voce trofei sollevati in nazionale. Una barzelletta? No, la realtà dei tanti lucky loser che Euro 2016 ospiterà. Betclic.it ne ha selezionati cinque per voi: e non mancano nomi eccellenti.

Gareth Bale, basterà per spingere il Galles oltre il primo turno?

GARETH BALE (GALLES, Real Madrid): la rivelazione definitiva del successore “bionico” di Ryan Giggs ha un luogo, una data, un momento precisi. 13 aprile 2010, il 20enne gallese dall’aria bizzarra e dallo sguardo perso schianta l’Arsenal nel 2-1 del Tottenham: è la presentazione al mondo di #GarethBale, da pronunciare tutto d’un fiato, come fa il suo scatto quando rompe il suono di uno stadio. Nell’estate del 2013 si è trasferito al Real Madrid per una cifra complessiva di 100,7 milioni di euro, cifra che ne ha fatto l’acquisto più oneroso dell’anno e della storia del calcio.

Con i Blancos in 81 presenze ha bucato la rete avversaria 47 volte, segnando anche due gol fondamentali nelle vittoriose finali di Coppa del Re 2014 e di UEFA Champions League dello stesso anno. In Inghilterra ha messo a referto una Coppa di Lega nel 2008, con il Real sono arrivate due Champions League, una Supercoppa europea, una Coppa di Spagna e una coppa del mondo per club. I conti dei suoi 22 compagni di nazionale tutti insieme stentano a toccare il suo. In questi giorni ha festeggiato 10 anni dal suo esordio con il Galles (27 maggio 2006): come regalo vorrà regalarsi un cammino storico. D’altronde, come spiegato dal suo collega d’attacco King, “dobbiamo vincere solo sette partite rispetto alle 38 che si devono vincere in un campionato”.

Giorgio Chiellini, vice-capitano azzurro

GIORGIO CHIELLINI (ITALIA, Juventus): che ci fa uno stopper anni ’70 come il Chiello in questo pokerissimo di piedi raffinati, si chiederanno in tanti? Il parametro scelto è quello tra i trofei vinti in nazionale e quelli messi in bacheca dal club di appartenenza. E in questo il difensore toscano, cresciuto nel Livorno, dove ha conquistato una promozione in B, e transitato per la Fiorentina prima di 11 anni in bianconero, denota un certo squilibrio. Nei due Europei disputati (2008 e 2012) lo hanno fermato la Spagna e gli infortuni, mentre le due edizioni mondiali sono coincise con altrettante cocenti eliminazioni, condite dal “morso” di Suarez.

Con la “Vecchia Signora”, invece, dopo anni difficili tra serie B -vinta- e fallimenti tecnici, sono arrivati cinque scudetti, tre supercoppe e due Coppe Italia. Ora si presenta alla tappa francese nel pieno della maturità, a 32 anni, con i galloni di vice-capitano e la consapevolezza di essere uno dei pochi leader in dote ad Antonio Conte. Ah, l’esordio azzurro è datato novembre 2004, a 20 anni, in Italia-Finlandia (1-0): 12 anni dopo l’ultima amichevole pre-europea è stata giocata contro gli scandinavi. Segni del destino?

Ibrahimovic ancora una volta di fronte all’Italia

ZLATAN IBRAHIMOVIC (SVEZIA, Free agent): spesso è arrivato in un club da leggenda ed è andato via da re. Ci scusi la citazione, Zlatan.  Eppure uno dei calciatori più forti, moderni e completi del mondo non ha mai sorriso con la sua nazionale: spesso non per demeriti propri, sia chiaro. 62 reti in 112 presenze con la maglia svedese sono un bigliettino da visita eccellente, ma come potrebbe sfoderarlo l’unico calciatore ad aver vinto 13 campionati in quattro nazionali differenti (Eredivisie, Serie A, Primera División e Ligue 1), il record-man di reti con il Paris Saint Germain, il solo ad aver segnato in Champions League con sei squadre diverse e così via?

Il palmarès è impressionante: due campionati, una coppa e una supercoppa in Olanda, quattro scudetti e tre supercoppe in Italia, una Liga e due supercoppe in Spagna, poker di campionati e tris di supercoppe e coppe di Lega in Francia, con due coppe. Imbattibile nelle corse a tappe, meno nelle sfide secche, come una Uefa e una coppa del mondo per club testimoniano: si torna in Francia, dove l’attaccante che potrebbe presto ritrovare Mourinho a Manchester, sponda United,  ha incamerato il 40% dei trofei vinti in carriera. E di fronte ritroverà l’Italia che stregò nel 2004 con quel tacco vincente da taekwondo. Re Zlatan, è l’ultima chance per non deporre la corona.

Rakitic, motorino del centrocampo croato

IVAN RAKITIC (CROAZIA, Barcellona): una coppa di Svizzera, due vittorie nella Liga, altrettante coppe di Spagna, un’Europa League, una Champions, una Supercoppa europea e una Coppa del Mondo per club. Nove titoli alzati al cielo, spesso da protagonista. Rakitic è entrato nel centro del mondo della Croazia nell’epoca-Bilic, nel 2008, impressionando il continente in un 2-0 alla Germania durante l’Europeo di otto anni fa a Klagenfurt. Tra Klagenfurt e la finale di Berlino 2015, dove ha aperto le danze blaugrana contro la Juventus – perché la Germania è nel suo destino- sono trascorsi sette anni e mille chilometri scarsi.

Nato in Svizzera da padre di Sikirevci e madre bosniaca, è passato da Basilea e Gelsenkirchen prima di rivelarsi a Siviglia, dove ha anche trovato moglie: 149 presenze e 32 gol in tre stagioni e mezza ne sono la testimonianza. Ora è a Barcellona, dove vincere è quasi imperativo come una buona colazione. 76 presenze e 11 reti con la Croazia, ma senza medaglie a referto. A 28 anni, può essere la volta buona?

Cristiano Ronaldo avrà sulle spalle il peso di una nazione intera

CRISTIANO RONALDO (SPAGNA, Real Madrid): ma come? Può essere in questa lista chi nel corso della sua carriera, ha vinto una Supercoppa portoghese (2002), 3 campionati inglesi consecutivi (2007, 2008 e 2009), 1 FA Cup (2004), 2 Coppe di Lega inglesi (2006 e 2009), 2 Supercoppe inglesi (2007 e 2008), 1 campionato spagnolo (2012), 2 Coppe di Spagna (2011 e 2014), una Supercoppa spagnola (2012), 3 Champions League (2008, 2014 e 2016), una Supercoppa UEFA (2014) e 2 Mondiali per club (2008 e 2014)? Certo, soprattutto se con una rappresentativa non di secondo piano come quella lusitana, pur avendo accumulato 126 presenze e 56 reti, non ha mai toccato vette continentali o iridate: e quando lo ha fatto (Euro 2004) era ancora imberbe e 19enne per poterlo valutare.

Tre Mondiali (2006, 2010 e 2014) e altri due Europei (2008 e 2012) gli hanno portato in dote il bronzo di quattro anni fa e tante critiche. Oggi, in una kermesse che si prospetta livellata verso il basso, gli tocca caricarsi sulle spalle quell’orgogliosa lingua di terra e mare, vogliosa di superare i confini del calcio.

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Si scrive Austria, si potrebbe leggere…Germania. Ben 15 dei 23 convocati del Ct Marcel Koller sono infatti tesserati per società di Bundesliga o Zweite Liga: sinonimo di una realtà in crescita, che a otto anni di distanza dall’Europeo organizzato “in casa” con la Svizzera torna a rispondere “presente” a una kermesse continentale. Il sogno mondiale, invece, è tale dal 1998, quando il Das Team, come a Vienna e dintorni chiamano la loro nazionale, si fermò al girone eliminatorio, dando anche filo da torcere all’Italia di Cesare Maldini. Ma nell’ultimo lustro l’aria è cambiata, grazie a giovani talenti figli della globalizzazione come David Alaba -chiedere a Pep Guardiola per referenze sul suo conto- e cavalli pazzi del calibro di Marko Arnautović, passato per il nerazzurro dell’Inter prima di esplodere nello Stoke City.

Marcel Koller, Ct austriaco dal 2011
Marcel Koller, Ct austriaco dal 2011

Mancato di poco il pass per Brasile 2014, l’Austria di Koller ha dominato il girone di qualificazione per Francia 2016: battuta due volte la Russia, surclassata con un netto 4-1 la Svezia, e raggruppamento chiuso con 28 punti, figli di 9 vittorie e un pareggio. Numeri esaltanti, che hanno ricordato ai nostalgici i tempi in cui la Nazionale austriaca era conosciuta come Wunderteam (“squadra delle meraviglie”): era l’alba degli anni Trenta e a guidarla c’era Hugo Meisl, in seguito segretario generale della ÖFB, la federcalcio austriaca, e dirigente della FIFA. Koller non ha lo stesso cursus honorum: è stato una bandiera del Grasshopper, dove ha giocato dal 1978 al 1997 come centrocampista, e ha vestito per 56 volte la maglia della Svizzera. Nei quattro cantoni ha coltivato la sua esperienza in panchina, tra Wil, San Gallo e ancora Grasshopper, per poi rinnovare la simbiosi teutonica alla guida di Colonia e Bochum. Dal 2011 è il Ct dell’Austria, ricostruita dalle macerie della generazione post-Herzog e Polster, quasi incapace di uscire dai confini del (mediocre) calcio nazionale.

David Alaba, top player e capitano dell’Austria

Il paradosso, e ben venga, in una nazione che ha ribaltato grazie al voto per corrispondenza gli scenari amministrativi e politici, passando in un mese dalla maggioranza relativa dell’estrema destra capeggiata da Hofer ai 31mila voti di scarto in favore del “verde” Van der Bellen, è che il simbolo dell’Austria 3.0 è un 24enne nato a Vienna da madre filippina e padre nigeriano, cresciuto nei vivai di Aspern e Austria Vienna e tesserato con il Bayern Monaco dal 2008, quando aveva appena 16 anni. Identikit di David Alaba, capace di sorprendere tutti per versatilità, resistenza e intelligenza tattica, il prototipo del calciatore universale, abile nel ricoprire tutti i ruoli di difesa e centrocampo: ha esordito in nazionale a 17 anni e non ha più mollato quella maglia, della quale oggi è capitano, nonché rigorista designato. Undici reti in 45 presenze, con una carriera davanti, ne sono la prova provata: e pazienza se incappa in autoreti epiche come quella dell’ultima amichevole vinta per 2-1 contro Malta, nella quale ha stupito tutti, anche il suo compagno di squadra tra i pali, Robert Almer.

Se Alaba è la punta dell’iceberg di un team che arriva senza “alcuna pressione”, come ribadito a più riprese da Koller, ad Euro 2016, Klein, Harnik, Arnautovic e Janko ne sono le bocche da fuoco. I primi tre sono i trampolini di lancio, l’ultimo è il più esperto -33 primavere il 25 giugno- e il più prolifico (13 reti in 14 presenze nell’ultima annata a Basilea) grazie ai suoi 196 centimetri, arma letale sotto porta. In difesa le fasce sono affidate a Garics (ex Napoli) e Fuchs, fresco di titolo in Premier con il Leicester. Si balla al centro, dove Prödl, Hinteregger e Dragović non sono sinonimi di rapidità.

E fari puntati su Alessandro Schöpf, nome da predestinato artista del calcio: classe 1994, seconda parte di stagione da protagonista nella mediana dello Schalke 04 con 13 presenze e tre reti, ha stregato Koller che dopo sole tre apparizioni ha deciso di inserirlo nella lista per la trasferta francese. 4-2-3-1 o 4-4-1-1, poco cambierà: l’Austria si candida al ruolo di mina vagante, forte anche di un girone F apparentemente alla portata. Origini slave, radici tedesche e forte consapevolezza dei propri mezzi: Das Team è pronto a far parlare di sé.

Harnik in gol nel 4-1 alla Svezia
Harnik in gol nel 4-1 alla Svezia

 

Lista dei convocati

Portieri: Robert Almer (Austria Vienna), Heinz Lindner (Eintracht Francoforte), Ramazan Ozcan (Ingolstadt).

Difensori: Aleksandar Dragovic (Dinamo Kiev), Christian Fuchs (Leicester), Gyorgy Garics (Darmstadt), Martin Hinteregger (Borussia Moenchengladbach), Florian Klein (Stoccarda), Sebastian Prodl (Watford), Markus Suttner (Ingolstadt), Kevin Wimmer (Tottenham).

Centrocampisti: David Alaba (Bayern Monaco), Marko Arnautovic (Stoke City), Julian Baumgartlinger (Mainz), Martin Harnik (Stoccarda), Stefan Ilsanker (RB Lipsia), Jakob Jantscher (Lucerna), Zlatko Junuzovic (Werder Brema), Marcel Sabitzer (RB Lipsia), Alessandro Schopf (Schalke 04).

Attaccanti: Lukas Hinterseer (Ingolstadt), Rubin Okotie (Monaco 1860), Marc Janko (Basilea).

 

Calendario dell’Austria ad Euro 2016

1^ giornata
Austria-Ungheria (martedì 14 giugno, ore 18:00) stade Matmut Atlantique, Bordeaux.

2^ giornata
Portogallo-Austria (sabato 18 giugno, ore 21) Parc de Princes, Parigi.

3^ giornata
Islanda-Austria (mercoledì 22 giugno, ore 18) Stade de France, Saint-Denis.

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Leggere dei magiari, per gli addetti ai lavori storici del settore, ha sempre un certo fascino: post-it per i tifosi dell’Ungheria di oggi, però, è d’uopo. Non sfogliate vecchi album calcistici, potreste subire violenti attacchi di nostalgia canaglia. Ferenc Puskas, Nandor Hidegkuti, Gusztav Sebes e “Bamba” Deak sono solo lontani e affascinanti ricordi di un calcio in cui la parola “Sistema” suggeriva soltanto uno schema nel quale si affacciavano i centravanti di manovra e i terzini fluidificanti.

Oggi a guidare la truppa allenata da Bernd Storck è “l’ultimo romantico con il pigiamone”, come il portiere Gabor Kiraly è stato definito: omonimo dell’americano di origini ungheresi passato anche per Ravenna, il 40enne oggi tesserato per l’Haladas è noto per i suoi pantaloni da tuta formato scampagnata ancor più che per le parate distribuite in giro per l’Europa (Herta Berlino, Monaco 1860, Crystal Palace). Li usa di colore grigio, ma una volta erano neri: sua mamma non riuscì a lavarli per tempo, lui cambiò colore e dopo otto vittorie consecutive ha deciso di farne un marchio di fabbrica. Fino a farne il più “anziano” tra i convocati per Euro 2016, in un girone che annovera anche il 38enne portoghese Ricardo Carvalho e il coetaneo islandese Eidur Gudjohnsen.

Ungheria, Ferenk Puskas
Ferenk Puskas, mito ungherese

Sarà lui, Gabor da Szombathely -è nato l’1 aprile, ma quella mise non è uno scherzo- a difendere la porta dell’Ungheria ai prossimi Europei, con al seguito quel suo tutone che lo rende più genuino e chiaramente inconfondibile e che lo ha già fatto diventare l’idolo dei romantici e del web, che lo esaltano a suon di tweet. Il primo messaggio è chiaro: quest’Ungheria non sarà in grado di far impazzire gli esteti del calcio, ma catturerà l’occhio. Come ha fatto per qualche anno la sua stella attuale, l’attaccante del Bursaspor Balázs Dzsudzsák: capitano con quasi 80 presenze all’attivo, esterno d’attacco multiuso, messosi in luce in patria con il Debrecen e esploso nel Psv Eindhoven prima di abbracciare i rubli dell’Anzhi Makhachkala e della Dinamo Mosca, e che ha imboccato una graduale discesa di rendimento che l’ha condotto in Turchia.

Oltre a loro, ecco Zoltan Gera, mezz’ala nota al calcio inglese (una vita tra West Bromwich e Fulham) e oggi guida del blocco del Ferencváros, che rifornisce la rappresentativa magiara con ben 4 elementi. Dietro i tanti veterani, però, crescono anche giovani interessanti, da romanzo picaresco: uno di loro è il 22enne Barnabás Bese, difensore capace di giocare all’occorrenza in attacco, tesserato con il MTK Budapest e a secco di presenze in nazionale ma capace di meritare l’ingresso in lista, o il suo pari età László  Kleinheisler: esordiente nello spareggio con la Norvegia dopo una stagione ai box per dispute contrattuali, ha segnato subito una rete meritando la chiamata del Werder Brema.

Ungheria, Gabor Kiray
Gabor Kiray

A guidare un organico con tanti soldati -altrettanti nomi sconosciuti e difficilmente pronunciabili- e pochi comandanti è Bernd Storck: 53 anni, ex difensore di Bochum e Borussia Dortmund, alcune apparizioni con le nazionali giovanili della Germania Ovest nel curriculum, predilige un calcio pragmatico, con linee corte e lanci lunghi per il riferimento avanzato, Ádám Szalai, pilone dell’Hannover. Dopo le esperienze sulle panchine di Hertha Berlino, Wolfsburg, Partizan Belgrado e Borussia Dortmund e l’escursione kazaka, dove ha guidato l’Almaty, la nazionale under 21 e infine la nazionale maggiore nel vano tentativo di accedere ai Mondiali 2010, ha sostituito Pal Dardai nel luglio del 2015 chiudendo positivamente le qualificazioni agli Europei con la vittoria nello spareggio dei play-off contro la Norvegia. Il suo vice è ben noto all’Italia: si tratta dell’ex campione del mondo tedesco Andreas Moeller.

Ungheria, Balázs Dzsudzsák
Balázs Dzsudzsák, il capitano

Comunque vada, sarà già (stata) una piccola impresa: l’Ungheria parteciperà per la terza volta alla fase finale dei campionati europei. Nelle precedenti occasioni (1964 e 1972) il miglior risultato è stato il terzo posto del 1964. La nazionale dei “rossi” ha guadagnato il pass per Francia 2016 dopo essersi classificata al terzo posto nel girone F delle qualificazioni con 16 punti in 10 partite, frutto di 4 vittorie, 4 pareggi e 2 sconfitte, 11 gol fatti e 9 subiti, e aver poi vinto il play-off contro la Norvegia. La lettera “F” è nel destino: nello stesso gruppo gli eredi di terza generazione di Puskas e compagni dovranno vedersela con Portogallo, Austria e Islanda. Che non possa verificarsi, 62 anni dopo, un “Miracolo di Berna” a parti invertite?

Ungheria, il Ct Storck
Il Ct Storck

 

Lista dei convocati

Portieri: Gábor Király (Haladás), Dénes Dibusz (Ferencváros), Péter Gulácsi (Leipzig), Balázs Megyeri (Getafe).

Difensori: Attila Fiola (Puskás Akadémia), Gergő Lovrencsics (Lech Poznań), Barnabás Bese (MTK), Richárd Guzmics (Wisla Kraków), Roland Juhász (Videoton), Gergő Kocsis (Puskás Akadémia), Ádám Lang (Videoton), Ádám Pintér (Ferencváros), Zsolt Korcsmár (Vasas), Tamás Kádár (Lech Poznań), Mihály Korhut (Debrecen).

Centrocampisti: Ákos Elek (Diósgyőri), Zoltán Gera (Ferencváros), Ádám Nagy (Ferencváros), Máté Vida (Vasas), László Kleinheisler (Werder Bremen), Roland Sallai (Puskás Akadémia).

Attaccanti: Balázs Dzsudzsák (Bursaspor), Zoltán Stieber (Nürnberg), Ádám Gyurcsó (Pogoń), Ádám Szalai (Hannover), Krisztián Németh (al-Gharafa), Nemanja Nikolic (Legia Warszawa), Tamás Priskin (Slovan Bratislava), Dániel Böde (Ferencváros), László Lencse (Újpest).

 

Calendario dell’Ungheria ad Euro 2016

1^ giornata
Austria-Ungheria (martedì 14 giugno, ore 18:00) stade Matmut Atlantique, Bordeaux.

2^ giornata
Islanda-Ungheria (sabato 18 giugno, ore 18:00) stade Vélodrome, Marsiglia.

3^ giornata
Ungheria-Portogallo (mercoledì 22 giugno, ore 18:00) Parc Olympique lyonnais, Décines Charpieu-Lione.

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Avete in mente quella camicia che nel vostro armadio ruba l’occhio, ma che raramente indossate perché non trovate mai l’abbinamento giusto? Ecco, pensatela su un campo da calcio e otterrete il Portogallo. La nazione dalla quale Cristoforo Colombo è partito con regio patrocinio e vista su quelli che oggi conosciamo come Stati Uniti d’America, che ha dato i natali al dissacrante genio di Fernando Pessoa, ammantando d’oro la classe di Figo, Rui Costa e Eusebio -tanto per dirne tre- capace di alternare l’asprezza del Porto e la dolcezza delle paste di Belem, nel calcio non ha mai trovato la giusta via di mezzo.

Navigatori nella vita, altalenanti, anzi ondeggianti, nei risultati: i lusitani sono fatti così. Terra di confine, anche con i podi. Sarà per questo che il Ct Fernando Santos, uno dei pochi tecnici in grado di vantare la panchina dei 3 grandi club portoghesi (Benfica, Porto e Sporting) ha fissato come obiettivo finale la vittoria? “Ci dobbiamo credere. Non siamo i favoriti, ma, senza presunzione, abbiamo l’ambizione di arrivare fino in fondo” le parole di colui che ha già sfidato gli dei del futbol tra il 2012 e il 2014, superando il primo turno delle fasi finali con la Grecia negli Europei polacco-ucraini e nei Mondiali brasiliani.

Fernando Santos, Ct portoghese dal settembre 2014
Fernando Santos, Ct portoghese dal settembre 2014

Santos ha rilevato i panni di Commissario Tecnico del Portogallo da Paulo Bento: troppo intense le scorie della Coppa del Mondo per perdonare all’ex centrocampista dello Sporting Lisbona anche il ko casalingo con l’Albania nella prima gara di qualificazione per Euro 2016: per una nazionale spesso potente e prolifica ma narcisa come il suo simbolo, alias Cristiano Ronaldo, serviva un sergente di ferro. Ma Santos non è solo un amante della disciplina: è anche un tecnico che prepara molto bene la fase difensiva e non ha avuto paura di sperimentare nuovi giocatori, pescando soprattutto tra i giovani. Il 7 su 7 nelle successive partite delle eliminatorie, con 11 gol fatti e 5 centri subiti, confermano un processo di crescita in atto: il tutto condito dal valore non secondario degli avversari di turno, Danimarca, Serbia, Albania e Armenia.

Portogallo, foto di gruppo

C’è la consapevolezza di essere una grande squadra, ma all’orizzonte si paventa anche il rischio di giocare un altro Europeo e archiviarlo da incompiuta. A 12 anni di distanza dall’edizione organizzata in casa, c’è ancora l’amaro in bocca per quella finale persa contro la Grecia. La squadra è un mix tra giocatori giovani e d’esperienza, la ricetta di Fernando Santos sembra vincente. Poi c’è lui, Cristiano Ronaldo: contro Dellas e compagni finì il match in lacrime dopo essersi divorato il gol del possibile pareggio. Oltre un decennio dopo, il 20enne che iniziava a incantare il calcio mondiale è diventato una stella, incapace però di regalare gloria anche al suo Paese. Inutile ribadirlo, non solo per demeriti suoi: 56 gol in 125 partite con la nazionale lo dimostrano, ma CR7 lontano dal club spesso è venuto meno negli incroci decisivi.

Quello francese, però, appare l’ultimo treno utile per festeggiare qualcosa con la “Selecção das Quinas” e chissà che lo statuario attaccante totale che arriva dall’isola di Madeira non possa decidere di salirvi su, caricandosi sulle spalle i compagni. Durante la competizione staccherà Figo (distante oggi due presenze) come record-man lusitano e qualora segnasse anche in questo torneo, diventerebbe il primo giocatore a realizzare almeno un gol in quattro edizioni differenti. Per chi è abituato a collezionare Champions e campionati, spiccioli: ma ben guadagnati.

5 luglio 2004, la Grecia batte 1-0 il Portogallo e festeggia la vittoria dell'Europeo
5 luglio 2004, la Grecia batte 1-0 il Portogallo e festeggia la vittoria dell’Europeo

Cristiano non è il solo a ricordare i fantasmi di Charisteas e compagni: con lui in campo quella notte c’era anche Ricardo Carvalho. L’ex leader difensivo di Porto e Chelsea vuole salutare la nazionale al meglio e non gli pesa l’etichetta di “vecchietto” della competizione tra i calciatori di movimento (40 suonati per Kiraly, portiere ungherese) con i suoi 38 anni: a fargli degna compagnia nel girone c’è l’ex compagno di squadra ai tempi dei Blues, l’islandese Gudjohnsen (ne compirà 38 a settembre). Gli fanno da controcanto il 18enne Renato Sanches, protagonista di un trasferimento da 35 milioni di euro più bonus dal Benfica al Bayern Monaco (una sola presenza, in marzo, con la nazionale), e il 22enne Andrè Gomes, che nonostante la stagione nefasta vissuta dal Valencia ha gettato le basi per un futuro in qualche top club con le sue geniali giocate in mediana.

Il calcio di Santos arma gli esterni del 4-3-3, con Nani e uno tra Joao Mario e Quaresma a sgobbare e creare ai lati di Ronaldo. Le chiavi della porta sono di Rui Patricio, reduce da un’ottima annata tra le fila dello Sporting Lisbona; in difesa due esterni rapidi e offensivi come Vieirinha e Eliseu affiancano Pepe e Carvalho. Il centrocampo è il fiore all’occhiello: le geometrie di Joao Moutinho si abbinano al fisico dirompente di William Carvalho. Poi André Gomes, con Sanches jolly per l’occasione. Inseriti nel girone F, definito “il gruppo degli outsider”, con Austria, Ungheria e Islanda, i lusitani sono i favoriti per l’accesso alle fasi finali: il terzo posto iridato del 1966 e il secondo posto continentale del 2004 sono gli unici podi della storia. Troppo poco, perché la storia, alla fine è partita da questo lembo di terra nel quale il tempo sembra essersi fermato. È l’ora di tornare a scrivere.

Portogallo, Cristiano Ronaldo

 

Lista dei convocati

Portieri: Anthony Lopes (Lione), Eduardo (Dinamo Zagabria), Rui Patricio (Sporting);

Difensori: Bruno Alves (Fenerbahce), Cedric Soares (Southampton), Josè Fonte (Southampton), Eliseu (Benfica), Pepe (Real Madrid), Raphael Guerreiro (Lorient), Ricardo Carvalho (Monaco), Vieirinha (Wolfsburg);

Centrocampisti: Adrien Silva (Sporting Lisbona), Joao Mario (Sporting Lisbona), William Carvalho (Sporting Lisbona), Andrè Gomes (Valencia), Danilo Pereira (Porto), Renato Sanches (Benfica), Joao Moutinho (Monaco);

Attaccanti: Cristiano Ronaldo (Real Madrid), Eder (Lille), Nani (Fenerbahçe), Rafa Silva (Braga), Ricardo Quaresma (Besiktas).

 

Calendario del Portogallo ad Euro 2016

1^ giornata
Portogallo-Islanda (martedì 14 giugno, ore 21:00) stade Geoffroy Guichard, Saint-Ètienne

2^ giornata
Portogallo-Austria (sabato 18 giugno, ore 21:00) Parc de Princes, Parigi

3^ giornata
Ungheria-Portogallo (mercoledì 22 giugno, ore 18) Parc Olympique lyonnais, Décines Charpieu-Lione

 

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L’Ulisse di James Joyce nacque tra i banconi del Bailey, storico pub di Dublino che lo scrittore era solito frequentare, l’Ercole che ha permesso a Martin O’Neill e la sua banda di superare le colonne di qualificazione a Euro 2016 ha invece radici…inglesi. Viene da Moreton, piccola cittadina nei pressi di Liverpool, e si chiama Jonathan Walters: è stato lui, un trentaduenne brizzolato che gioca nello Stoke City, non proprio la squadra più fashion d’Inghilterra, a regalare un sogno ai tifosi della Repubblica d’Irlanda. Riavvolgiamo il nastro fino a novembre 2015: dopo l’1-1 dell’andata, all’Aviva Stadium arriva la Bosnia per gara-2 degli spareggi di accesso alla kermesse francese. Ed è allora che Walters, mai a segno più di otto volte in stagione con le maglie di club (Hull City, Crewe Alexandra, Barnsley, Scunthorpe United, Wrexham, Chester City e Ipswich Town), trova la doppietta che cambia la storia recente dei Boys in Green, e del generoso attaccante classe 1983.

Irlanda, festa
La festa irlandese alla qualificazione

Spirito di sacrificio, consapevolezza delle proprie qualità, ma soprattutto dei propri limiti. Walters è il manifesto calcistico della nuova Repubblica d’Irlanda. Collettivo frutto di un percorso di crescita avviato con Giovanni Trapattoni in panchina, passato per stop imposti da mani de (a)dieu, come quella con la quale Titì Henry regalò il pass per i Mondiali sudafricani alla Francia in uno spareggio che ha fatto la storia, fino a una ripresa sportiva andata di pari passo con quella economica del Paese: la squadra operaia si è conquistata la propria fetta di gloria a modo suo, con fatica, sacrificio e perseveranza. Un deciso passo in avanti rispetto alle ombre sul prestito di 5 milioni concesso dalla Fifa alla federazione irlandese per il caso-Henry e alle prospettive calcistiche del terzo millennio, dove la Nazionale aveva centrato sin qui solo l’accesso a Euro 2012, competizione salutata al primo turno.

La storia calcistica della Repubblica d’Irlanda è sicuramente meno appassionante di quella politica: sin qui ha partecipato a tre edizioni del Campionato del mondo (1990, 1994, 2002), raggiungendo come miglior risultato i quarti di finale nel 1990. Tre sono anche le partecipazioni agli Europei, tra le quali spicca quella ottenuta nel 1988: essa si concluse nel primo turno, col terzo posto conquistato nel Gruppo B alle spalle di URSS e Paesi Bassi, poi finaliste del torneo. I fasti dei primi anni ’90, quando la nazionale toccò addirittura il sesto posto nel ranking FIFA, sono lontani, ma ancor più distante è il 70esimo posto toccato nel giugno 2014, peggior risultato della storia.

Irlanda, Shay Given
Shay Given, una sicurezza tra i pali

A guidare Robbie Keane, immarcescibile bomber passato anche per l’Italia, e compagni, è…un nordirlandese: Martin O’Neill, passato tra le altre per il Leicester di inizio secolo, Celtic, Aston Villa e Sunderland, prima dell’esperienza da Ct avviata nel novembre 2013. È il terzo “straniero” della storia della Repubblica d’Irlanda dopo il Trap e Jack Charlton, decimo tra i 24 allenatori in lizza in Euro 2016 per stipendio (un milione all’anno), che ama disporre i suoi con un pragmatico 4-4-2: pochi svolazzi e tanti muscoli al servizio di una rosa che non brilla per tecnica e si fonda sull’esperienza di O’Shea, Given e Keane per nascondere le lacune di un centrocampo con poco fosforo. In avanti tutto si reggerà sulle spalle di Shane Long, mentre in difesa spicca la gamba di Seamus Coleman dell’Everton.  A  pagare le precarie condizioni fisiche è stato Marc Wilson, “tagliato” dalla lista dei 23, mentre arrivano al rettilineo di partenza con qualche acciacco di troppo Daryl Murphy e Jeff Hendrick, di ritorno da lunghi stop.

Irlanda, Martin O'Neill
Martin O’Neill, ct dell’Irlanda

I dubbi in sede di convocazione non sono stati pochi, come il numero di pre-allertati (ben 35) ha dimostrato: alla fine O’Neill ha evitato scommesse rischiose -vedi alla voce Callum O’Dowda, nazionale Under 21 che gioca in quarta divisione inglese con l’Oxford United- e ha puntato sull’esperienza e l’orgoglio di chi viene da un cammino aspro e lungo. Di certo, chi partirà per la Francia potrà stare vicino anche alla sua compagna, nonostante lo scivolone sessista nel quale lo stesso O’Neill è incappato a marzo (“Le Wags in ritiro? Se sono donne attraenti, sono assolutamente le benvenute. Per quelle brutte, invece, ho paura che non ci sia spazio”). Il girone E, con Belgio, Italia e Svezia, vede i Green partire in quarto piano. Ma a Dublino sono abituati a sconvolgere le gerarchie: nel 2015 l’economia del Paese è cresciuta del 7,8%, accelerando nell’ultimo trimestre dell’anno addirittura al 9. Per il secondo anno consecutivo (era cresciuta del 7% nel 2014), è la ripresa più forte d’Europa; e ora ha superato perfino Cina e India. E mentre in campo interno il pericolo maggiore si chiama “Brexit”, sul campo da calcio Keane e compagni mirano a restare in Europa il più possibile.

Lista dei convocati

Portieri: Shay Given (Stoke City), Darren Randolph (West Ham United),  Keiren Westwood (Sheffield Wednesday)

Difensori: Seamus Coleman (Everton), Cyrus Christie (Derby County), Ciaran Clark (Aston Villa), Richard Keogh (Derby County), John O’Shea (Sunderland), Stephen Ward (Burnley), Shane Duffy (Blackburn).

Centrocampisti: Aiden McGeady (Sheffield Wednesday), James McClean (West Bromwich Albion), Glenn Whelan (Stoke City), James McCarthy (Everton), Jeff Hendrick (Derby County), David Meyler (Hull City), Stephen Quinn (Reading),  Wes Hoolahan (Norwich City), Robbie Brady (Norwich).

Attaccanti: Robbie Keane (LA Galaxy), Shane Long (Southampton), Daryl Murphy (Ipswich Town), Jonathan Walters (Stoke City).

 

Calendario dell’Irlanda ad Euro 2016

1^ giornata
Repubblica d’Irlanda-Svezia (lunedì 13 giugno, ore 18:00) Parco dei Principi, Parigi

2^ giornata
Belgio-Repubblica d’Irlanda (sabato 18 giugno, ore 15:00) Stade de Bordeaux, Bordeaux

3^ giornata
Italia-Repubblica d’Irlanda (mercoledì 22 giugno, ore 21:00) Stade Pierre Mauroy, Lille

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Anno 1523. C’era una volta in Svezia Gustav Vasa, un monarca tirannico e dispotico, incoronato e acclamato come il liberatore della patria dalla dominazione danese. C’era un’altra volta, il 6 giugno 1809, una riforma costituzionale che abolì la monarchia assoluta di stampo gustaviano per adottare un sistema di governo più democratico. Anno 2016. C’era e c’è ancora Zlatan Ibrahimovic, re del calcio nazionale che vive “da leggenda” (ipse dixit).

Chi, se non Ibracadabra per raccontare al meglio la Svezia multietnica che ha staccato il pass ai playoff contro i cugini danesi, recidendo definitivamente i cordoni con quel pareggio “biscottato” del 2004 in Portogallo? Nato a Malmö, cittadina nel sud del Paese, il 3 ottobre 1981 da padre bosniaco e madre croata, per Ibra Euro 2016 rappresenta con ogni probabilità il passo d’addio ai colori della Blågult. Acrobatico, recordman, lentamente infiammabile e rapidamente eiettabile -dagli schemi comuni- Zlatan è il centro del mondo gialloblù, completato da una rosa esperta alla quale sono stati integrati i migliori talenti dell’Under 21 che ha vinto l’Europeo di categoria nel 2015.

La maglia celebrativa indossata da Zlatan Ibrahimovic al 50esimo gol con la Svezia
La maglia celebrativa indossata da Zlatan Ibrahimovic al 50esimo gol con la Svezia

Sebbene non vi fosse bisogno di conferme, il centravanti più moderno del terzo millennio ha voluto mettere la sua firma anche sul doppio atto che ha condotto i ragazzi di Hamren in Francia. Nel gruppo G, quello dominato dall’Austria, gli scandinavi sono stati scavalcati anche dalla Russia e questo li ha costretti a confrontarsi con i cugini della Danimarca in una doppia sfida nella quale il solito Ibrahimovic ha realizzato tre gol tra andata e ritorno. D’altronde non si vincono 11 campionati in 4 leghe differenti e le 3 supercoppe di Italia, Spagna e Francia per caso, così come 62 reti all’attivo con la maglia del proprio paese non cadono dal pero, e forse smentiscono parzialmente la diffamante fama di “attaccante buono per il campionato”.

Per Zlatan quello di Parigi sarà dunque…l’ultimo tango. Ma sarà in ottima compagnia: al termine di Euro 2016 saluterà la nazionale, cedendo la panchina a Janne Andersson, anche il Ct Erik Hamren. Colui che ha definito Ibra «l’unico giocatore di valore mondiale a nostra disposizione». Vincitore di 3 Coppe di Svezia con AIK e Örgryte, campione di Danimarca con l’Aalborg nel 2008 e di Norvegia con il Rosenborg nel biennio successivo, è stato nominato selezionatore della Svezia nel novembre 2009, trovando l’accesso a Euro 2012 (eliminato al primo turno) ma mancando il pass per i Mondiali brasiliani. Lasciare il segno è la parola d’ordine. Per entrambi.

Svezia, squadra
Una formazione della Svezia

Per farlo, Ibra e Hamren si avvarrano di una robusta dose di “italiani”, in una rosa ad alto tasso caratteriale, tanto da ricordare più il Mezzogiorno d’Europa che il vento gelido del Mar Baltico: Jansson del Torino, Hijemark del Palermo, l’ex Juventus Isaksson (127 presenze, recordman svedese), l’ex Genoa Granqvist e Ekdal (ex Cagliari e Juventus). Proprio il centrocampista dell’Amburgo, che ha collezionato otto presenze nelle qualificazioni, si è procurato un profondo taglio alla schiena in un incidente domestico ed è stato a lungo in forse per la kermesse transalpina.

Disposta con un pragmatico 4-4-2, la Svezia poggia su reparti vicini e un prolungato possesso palla: il centro della manovra, inutile dirlo, è Zlatan, l’unico privo di compiti di copertura e pressing sul primo portatore avversario. Il 73% dei centri realizzati nelle qualificazioni è passato dai suoi piedi: non a caso, nel recente test contro la Slovenia la sua presenza in panchina a causa di un polpaccio malandato è coincisa con l’assenza di pericoli concreti alla porta di Belec.

Erik Hamren, Ct svedese
Erik Hamren, Ct svedese

Ad affiancare Ibra, l’attaccante del Celta Vigo John Guidetti, protagonista con l’Under 21 un anno fa. Altro “promosso” è Victor Lindelöf, poderoso centrale del Benfica che potrebbe scalzare Olsson accanto a Granqvist, con Lustig e Durmaz certi di una maglia in corsia davanti a Isaksson. In mediana Wernbloom e Hiljemark si giocano un posto accanto all’elegante Ekdal, idolo delle folle femminili sul web, con Forsberg e Larsson larghi…ma non troppo. A vestire i panni di possibile rivelazione sarà Oscar Lewicki (Malmö), regista 23enne già di proprietà del Bayern Monaco.

Un calciatore di livello intercontinentale e un buon collettivo: se non basterà, ci si può appellare sempre alla cabala. Quando hanno incrociato la Danimarca, infatti, gli svedesi sono sempre andati lontano: nel 1992 la Svezia crollò in semifinale e quell’Europeo lo vinse la Danimarca, nel 2004 quel chiacchierato 2-2 condusse entrambe le rivali ai quarti. Altri 12 anni dopo, la squadra di Erik Hamren ha trovato il pass per la Francia sconfiggendo agli spareggi gli stessi danesi. Questa volta l’Italia sarà avversaria nella seconda sfida del girone E, prima della chiusura contro il Belgio. Per la Svezia, arrivarci in corsa per il passaggio del turno è l’obiettivo: già decisiva potrebbe essere la sfida d’esordio, contro l’Irlanda. Un Re contro la Repubblica. Il calcio è anche questo.

Croatia v Sweden - International Friendly

Lista dei convocati

Portieri: Andreas Isaksson (Kasimpasa), Robin Olsen (København), Patrik Carlgren (AIK).
Difensori: Ludwig Augustinsson (København), Erik Johansson (København), Pontus Jansson (Torino), Victor Lindelöf (Benfica) Andreas Granqvist (Krasnodar), Mikael Lustig (Celtic), Martin Olsson (Norwich).
Centrocampisti: Jimmy Durmaz (Olympiakos), Albin Ekdal (Hamburg), Oscar Hiljemark (Palermo), Sebastian Larsson (Sunderland), Pontus Wernbloom (CSKA Moskva), Erkan Zengin (Trabzonspor), Oscar Lewicki (Malmö), Emil Forsberg (Leipzig), Kim Källström (Grasshoppers).
Attaccanti: Marcus Berg (Panathinaikos), John Guidetti (Celta), Zlatan Ibrahimovic (Paris), Emir Kujovic (Norrköping).

 

Calendario della Svezia ad Euro 2016

1^ giornata
Repubblica d’Irlanda-Svezia (lunedì 13 giugno, ore 15:00) Parco dei Principi, Parigi

2^ giornata
Italia-Svezia (venerdì 17 giugno, 15:00) Tolosa

3^ giornata
Svezia-Belgio (martedì 22 giugno, 21:00) Nizza