Girone F

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Vulcani, paesaggi marziani e geyser.  Benvenuti in Islanda, un posto dove è un’impresa anche prendere l’autobus: eppure il volo per la Francia non è sfuggito a quella che di diritto è la nazionale “più ignorante” tra le 24 ai nastri di partenza per Euro 2016. Uno stato con meno abitanti di Bologna (321mila abitanti nell’ultimo censimento), ricca di montagne, ghiacciai e vulcani, e con più barche che macchine, ha scritto pagine indelebili di un sogno inimmaginabile fino a 20 anni fa, quando erano davvero pochi a praticare la materia calcistica: basti pensare che Eidur Gudjohnsen, il simbolo degli Strákarnir okkar (i nostri ragazzi), oggi vincitore di due Premier League, una Liga ed una Eredivisie e passato anche da Chelsea e Barcellona, aveva esordito in nazionale nel 1996 sostituendo il padre Arnór nel secondo tempo di un’amichevole contro l’Estonia.

Islanda, Eidur Gudhjonsen
Eidur Gudhjonsen, stella islandese

Nel vecchio continente solo Andorra, Liechtenstein, Monaco, San Marino e Città del Vaticano hanno una popolazione più ristretta. In tanti pensavano che quella data avrebbe rappresentato l’acme del calcio di questa nazione, più vicina alla Groenlandia che all’Europa occidentale. Invece, tra altipiani sabbiosi e distese verdi, i rettangoli di gioco sono diventati arene sempre più ideali per un popolo nato sul mare e cresciuto pescando. Su Google, le ricerche su Sigurdsson e compagni hanno presto soppiantato quelle sui Sigur Ros, gruppo musicale post-rock formatosi a Reykjavík  che aveva toccato vette mondiali all’alba del nuovo millennio.

Invece il gruppo più forte della storia dell’isola, composto in gran parte da calciatori militanti in Premier League o in Ligue 1, nel 2013 ha messo a referto la qualificazione sfiorata al Mondiale, svanita solo nello spareggio contro la Croazia di Mandzukic. Che sarebbe stata solo questione di tempo, però, era ben chiaro: così i ragazzi allenati da Lars Lagerback hanno superato la Turchia dell’imperatore Terim, poi la Lettonia e infine hanno annullato l’Olanda, chiudendo in seconda posizione a due punti dalla Repubblica Ceca. Ghiaccio bollente, per un Paese in festa.

Islanda, la vittoria sull'Olanda
Islanda, la vittoria sull’Olanda

Le radici della crescita del calcio sull’Islanda bonita sono però lontane: per buona parte dell’anno le temperature sono sotto lo zero, e in inverno e in autunno le ore di luce durante il giorno sono pochissime. Anche per questo i principali campionati islandesi di calcio si tengono nel periodo più caldo dell’anno, fra maggio e ottobre:  a metà degli anni Novanta, la svolta. Grazie a un progetto mirabile della Federazione locale (la KSI, Karlalandslið Íslands í knattspyrnu) e in coincidenza con la crescita economica del PIL, fu avviata la costruzione di diversi campi al chiuso, e fu reso più professionale il corso per aspiranti allenatori. Oggi l’Islanda ha sette campi indoor e tantissimi campetti in erbetta sintetica: i figli di queste innovazioni sono stati affidati dal 2011 a un saggio volpone come Lars Lagerback, 67enne svedese che al termine della trasferta francese lascerà il posto al suo assistente Heimir Hallgrimsson. Docente di educazione fisica, entrato nei quadri federali svedesi nel 1990, Lagerback è diventato il braccio destro di Tommy Söderberg sulla panchina della Svezia, prima come suo secondo e poi condividendo con lui la responsabilità tecnica: nel suo curriculum anche la panchina della Nigeria.

Lars Lagerback

Nomi da vichinghi veri, talento europeo, con un pizzico d’Italia in rosa. Regolarmente presenti il centrocampista dell’Udinese, Emil Hallfreðsson ed il difensore del Cesena, Hörður Björgvin Magnússon, le chiavi del centrocampo sono affidate a Gilfy Sigurdsson, talento sopraffino che però tra Swansea, Hoffenheim e Tottenham non aveva mai convinto del tutto. Islandese vero, con i primi soldi guadagnati Gilfy aveva comprato una barca da pesca: è uno dei cavalli a briglie sciolte del mobile 4-3-1-2 con il quale Lagerback dispone i suoi, fondato su una difesa granitica comandata dal capitano Aron Gunnarsson, centrocampista del Cardiff -appena sei reti incassate nelle qualificazioni a Euro 2016- e una manovra offensiva che fa leva sull’attaccante del Nantes Kolbeinn Sightorsson e sugli inserimenti dell’ex Pescara e Sampdoria Birkir Bjarnason, oggi al Basilea.

L’Islanda è stata inserita nel Gruppo F ed affronterà il Portogallo di Cristiano Ronaldo nel primo match del 14 giugno a Saint-Etienne. Poi la sfida contro l’Ungheria il 18 giugno a Marsiglia, infine la terza gara il 22 giugno a Parigi contro l’Austria. Un antico proverbio locale recita così: “Se non ti piace il tempo islandese adesso, aspetta 5 minuti: probabilmente andrà peggio”. Ad attendere sono abituati, al parallelo di Reykjavík. Ora che hanno imparato la lezione a memoria, però, sarà dura fermare i calciatori-pescatori.

Islanda, festa per gol
Islanda, festa per gol
Lista dei convocati

Portieri: Hannes Halldorsson (Nec Nimega), Ogmundur Kristinsson (Hammarby), Ingvar Jonsson (Sandefjord).

Difensori: Ari Skulason (OB Odense), Hordur Magnusson (Cesena), Hjortur Hermannsson (Goteborg), Ragnar Sigurdsson (Krasnodar), Kari Arnason (Malmo), Sverrir Ingason (Lokeren), Birkir Saevarsson (Hammarby), Haukur Hauksson (AIK Solna).

Centrocampisti: Emil Hallfredsson (Udinese), Gylfi Sigurdsson (Swansea City), Aron Gunnarsson (Cardiff City), Theodor Bjarnason (AGF Aarhus), Arnor Traustason (Norkkoping), Birkir Bjarnason (Basilea), Johann Gudmundsson (Charlton Athletic), Eidur Gudjohnsen (Molde), Runar Sigurjonsson (GIF Sundsvall).

Attaccanti: Kolbeinn Sigborsson (Nantes), Alfred Finnbogason (Augsburg), Jon Bodvarsson (Kaiserslautern).

 

Calendario dell’Islanda ad Euro 2016

1^ giornata
Portogallo-Islanda (martedì 14 giugno, ore 21.00) stade Geoffroy Guichard, Saint-Ètienne.

2^ giornata
Islanda-Ungheria (sabato 18 giugno, ore 18.00) stade Vélodrome, Marsiglia.

3^giornata
Islanda-Austria (mercoledì 22 giugno, ore 18.00) Stade de France, Saint-Denis.

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Si scrive Austria, si potrebbe leggere…Germania. Ben 15 dei 23 convocati del Ct Marcel Koller sono infatti tesserati per società di Bundesliga o Zweite Liga: sinonimo di una realtà in crescita, che a otto anni di distanza dall’Europeo organizzato “in casa” con la Svizzera torna a rispondere “presente” a una kermesse continentale. Il sogno mondiale, invece, è tale dal 1998, quando il Das Team, come a Vienna e dintorni chiamano la loro nazionale, si fermò al girone eliminatorio, dando anche filo da torcere all’Italia di Cesare Maldini. Ma nell’ultimo lustro l’aria è cambiata, grazie a giovani talenti figli della globalizzazione come David Alaba -chiedere a Pep Guardiola per referenze sul suo conto- e cavalli pazzi del calibro di Marko Arnautović, passato per il nerazzurro dell’Inter prima di esplodere nello Stoke City.

Marcel Koller, Ct austriaco dal 2011
Marcel Koller, Ct austriaco dal 2011

Mancato di poco il pass per Brasile 2014, l’Austria di Koller ha dominato il girone di qualificazione per Francia 2016: battuta due volte la Russia, surclassata con un netto 4-1 la Svezia, e raggruppamento chiuso con 28 punti, figli di 9 vittorie e un pareggio. Numeri esaltanti, che hanno ricordato ai nostalgici i tempi in cui la Nazionale austriaca era conosciuta come Wunderteam (“squadra delle meraviglie”): era l’alba degli anni Trenta e a guidarla c’era Hugo Meisl, in seguito segretario generale della ÖFB, la federcalcio austriaca, e dirigente della FIFA. Koller non ha lo stesso cursus honorum: è stato una bandiera del Grasshopper, dove ha giocato dal 1978 al 1997 come centrocampista, e ha vestito per 56 volte la maglia della Svizzera. Nei quattro cantoni ha coltivato la sua esperienza in panchina, tra Wil, San Gallo e ancora Grasshopper, per poi rinnovare la simbiosi teutonica alla guida di Colonia e Bochum. Dal 2011 è il Ct dell’Austria, ricostruita dalle macerie della generazione post-Herzog e Polster, quasi incapace di uscire dai confini del (mediocre) calcio nazionale.

David Alaba, top player e capitano dell’Austria

Il paradosso, e ben venga, in una nazione che ha ribaltato grazie al voto per corrispondenza gli scenari amministrativi e politici, passando in un mese dalla maggioranza relativa dell’estrema destra capeggiata da Hofer ai 31mila voti di scarto in favore del “verde” Van der Bellen, è che il simbolo dell’Austria 3.0 è un 24enne nato a Vienna da madre filippina e padre nigeriano, cresciuto nei vivai di Aspern e Austria Vienna e tesserato con il Bayern Monaco dal 2008, quando aveva appena 16 anni. Identikit di David Alaba, capace di sorprendere tutti per versatilità, resistenza e intelligenza tattica, il prototipo del calciatore universale, abile nel ricoprire tutti i ruoli di difesa e centrocampo: ha esordito in nazionale a 17 anni e non ha più mollato quella maglia, della quale oggi è capitano, nonché rigorista designato. Undici reti in 45 presenze, con una carriera davanti, ne sono la prova provata: e pazienza se incappa in autoreti epiche come quella dell’ultima amichevole vinta per 2-1 contro Malta, nella quale ha stupito tutti, anche il suo compagno di squadra tra i pali, Robert Almer.

Se Alaba è la punta dell’iceberg di un team che arriva senza “alcuna pressione”, come ribadito a più riprese da Koller, ad Euro 2016, Klein, Harnik, Arnautovic e Janko ne sono le bocche da fuoco. I primi tre sono i trampolini di lancio, l’ultimo è il più esperto -33 primavere il 25 giugno- e il più prolifico (13 reti in 14 presenze nell’ultima annata a Basilea) grazie ai suoi 196 centimetri, arma letale sotto porta. In difesa le fasce sono affidate a Garics (ex Napoli) e Fuchs, fresco di titolo in Premier con il Leicester. Si balla al centro, dove Prödl, Hinteregger e Dragović non sono sinonimi di rapidità.

E fari puntati su Alessandro Schöpf, nome da predestinato artista del calcio: classe 1994, seconda parte di stagione da protagonista nella mediana dello Schalke 04 con 13 presenze e tre reti, ha stregato Koller che dopo sole tre apparizioni ha deciso di inserirlo nella lista per la trasferta francese. 4-2-3-1 o 4-4-1-1, poco cambierà: l’Austria si candida al ruolo di mina vagante, forte anche di un girone F apparentemente alla portata. Origini slave, radici tedesche e forte consapevolezza dei propri mezzi: Das Team è pronto a far parlare di sé.

Harnik in gol nel 4-1 alla Svezia
Harnik in gol nel 4-1 alla Svezia

 

Lista dei convocati

Portieri: Robert Almer (Austria Vienna), Heinz Lindner (Eintracht Francoforte), Ramazan Ozcan (Ingolstadt).

Difensori: Aleksandar Dragovic (Dinamo Kiev), Christian Fuchs (Leicester), Gyorgy Garics (Darmstadt), Martin Hinteregger (Borussia Moenchengladbach), Florian Klein (Stoccarda), Sebastian Prodl (Watford), Markus Suttner (Ingolstadt), Kevin Wimmer (Tottenham).

Centrocampisti: David Alaba (Bayern Monaco), Marko Arnautovic (Stoke City), Julian Baumgartlinger (Mainz), Martin Harnik (Stoccarda), Stefan Ilsanker (RB Lipsia), Jakob Jantscher (Lucerna), Zlatko Junuzovic (Werder Brema), Marcel Sabitzer (RB Lipsia), Alessandro Schopf (Schalke 04).

Attaccanti: Lukas Hinterseer (Ingolstadt), Rubin Okotie (Monaco 1860), Marc Janko (Basilea).

 

Calendario dell’Austria ad Euro 2016

1^ giornata
Austria-Ungheria (martedì 14 giugno, ore 18:00) stade Matmut Atlantique, Bordeaux.

2^ giornata
Portogallo-Austria (sabato 18 giugno, ore 21) Parc de Princes, Parigi.

3^ giornata
Islanda-Austria (mercoledì 22 giugno, ore 18) Stade de France, Saint-Denis.

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Leggere dei magiari, per gli addetti ai lavori storici del settore, ha sempre un certo fascino: post-it per i tifosi dell’Ungheria di oggi, però, è d’uopo. Non sfogliate vecchi album calcistici, potreste subire violenti attacchi di nostalgia canaglia. Ferenc Puskas, Nandor Hidegkuti, Gusztav Sebes e “Bamba” Deak sono solo lontani e affascinanti ricordi di un calcio in cui la parola “Sistema” suggeriva soltanto uno schema nel quale si affacciavano i centravanti di manovra e i terzini fluidificanti.

Oggi a guidare la truppa allenata da Bernd Storck è “l’ultimo romantico con il pigiamone”, come il portiere Gabor Kiraly è stato definito: omonimo dell’americano di origini ungheresi passato anche per Ravenna, il 40enne oggi tesserato per l’Haladas è noto per i suoi pantaloni da tuta formato scampagnata ancor più che per le parate distribuite in giro per l’Europa (Herta Berlino, Monaco 1860, Crystal Palace). Li usa di colore grigio, ma una volta erano neri: sua mamma non riuscì a lavarli per tempo, lui cambiò colore e dopo otto vittorie consecutive ha deciso di farne un marchio di fabbrica. Fino a farne il più “anziano” tra i convocati per Euro 2016, in un girone che annovera anche il 38enne portoghese Ricardo Carvalho e il coetaneo islandese Eidur Gudjohnsen.

Ungheria, Ferenk Puskas
Ferenk Puskas, mito ungherese

Sarà lui, Gabor da Szombathely -è nato l’1 aprile, ma quella mise non è uno scherzo- a difendere la porta dell’Ungheria ai prossimi Europei, con al seguito quel suo tutone che lo rende più genuino e chiaramente inconfondibile e che lo ha già fatto diventare l’idolo dei romantici e del web, che lo esaltano a suon di tweet. Il primo messaggio è chiaro: quest’Ungheria non sarà in grado di far impazzire gli esteti del calcio, ma catturerà l’occhio. Come ha fatto per qualche anno la sua stella attuale, l’attaccante del Bursaspor Balázs Dzsudzsák: capitano con quasi 80 presenze all’attivo, esterno d’attacco multiuso, messosi in luce in patria con il Debrecen e esploso nel Psv Eindhoven prima di abbracciare i rubli dell’Anzhi Makhachkala e della Dinamo Mosca, e che ha imboccato una graduale discesa di rendimento che l’ha condotto in Turchia.

Oltre a loro, ecco Zoltan Gera, mezz’ala nota al calcio inglese (una vita tra West Bromwich e Fulham) e oggi guida del blocco del Ferencváros, che rifornisce la rappresentativa magiara con ben 4 elementi. Dietro i tanti veterani, però, crescono anche giovani interessanti, da romanzo picaresco: uno di loro è il 22enne Barnabás Bese, difensore capace di giocare all’occorrenza in attacco, tesserato con il MTK Budapest e a secco di presenze in nazionale ma capace di meritare l’ingresso in lista, o il suo pari età László  Kleinheisler: esordiente nello spareggio con la Norvegia dopo una stagione ai box per dispute contrattuali, ha segnato subito una rete meritando la chiamata del Werder Brema.

Ungheria, Gabor Kiray
Gabor Kiray

A guidare un organico con tanti soldati -altrettanti nomi sconosciuti e difficilmente pronunciabili- e pochi comandanti è Bernd Storck: 53 anni, ex difensore di Bochum e Borussia Dortmund, alcune apparizioni con le nazionali giovanili della Germania Ovest nel curriculum, predilige un calcio pragmatico, con linee corte e lanci lunghi per il riferimento avanzato, Ádám Szalai, pilone dell’Hannover. Dopo le esperienze sulle panchine di Hertha Berlino, Wolfsburg, Partizan Belgrado e Borussia Dortmund e l’escursione kazaka, dove ha guidato l’Almaty, la nazionale under 21 e infine la nazionale maggiore nel vano tentativo di accedere ai Mondiali 2010, ha sostituito Pal Dardai nel luglio del 2015 chiudendo positivamente le qualificazioni agli Europei con la vittoria nello spareggio dei play-off contro la Norvegia. Il suo vice è ben noto all’Italia: si tratta dell’ex campione del mondo tedesco Andreas Moeller.

Ungheria, Balázs Dzsudzsák
Balázs Dzsudzsák, il capitano

Comunque vada, sarà già (stata) una piccola impresa: l’Ungheria parteciperà per la terza volta alla fase finale dei campionati europei. Nelle precedenti occasioni (1964 e 1972) il miglior risultato è stato il terzo posto del 1964. La nazionale dei “rossi” ha guadagnato il pass per Francia 2016 dopo essersi classificata al terzo posto nel girone F delle qualificazioni con 16 punti in 10 partite, frutto di 4 vittorie, 4 pareggi e 2 sconfitte, 11 gol fatti e 9 subiti, e aver poi vinto il play-off contro la Norvegia. La lettera “F” è nel destino: nello stesso gruppo gli eredi di terza generazione di Puskas e compagni dovranno vedersela con Portogallo, Austria e Islanda. Che non possa verificarsi, 62 anni dopo, un “Miracolo di Berna” a parti invertite?

Ungheria, il Ct Storck
Il Ct Storck

 

Lista dei convocati

Portieri: Gábor Király (Haladás), Dénes Dibusz (Ferencváros), Péter Gulácsi (Leipzig), Balázs Megyeri (Getafe).

Difensori: Attila Fiola (Puskás Akadémia), Gergő Lovrencsics (Lech Poznań), Barnabás Bese (MTK), Richárd Guzmics (Wisla Kraków), Roland Juhász (Videoton), Gergő Kocsis (Puskás Akadémia), Ádám Lang (Videoton), Ádám Pintér (Ferencváros), Zsolt Korcsmár (Vasas), Tamás Kádár (Lech Poznań), Mihály Korhut (Debrecen).

Centrocampisti: Ákos Elek (Diósgyőri), Zoltán Gera (Ferencváros), Ádám Nagy (Ferencváros), Máté Vida (Vasas), László Kleinheisler (Werder Bremen), Roland Sallai (Puskás Akadémia).

Attaccanti: Balázs Dzsudzsák (Bursaspor), Zoltán Stieber (Nürnberg), Ádám Gyurcsó (Pogoń), Ádám Szalai (Hannover), Krisztián Németh (al-Gharafa), Nemanja Nikolic (Legia Warszawa), Tamás Priskin (Slovan Bratislava), Dániel Böde (Ferencváros), László Lencse (Újpest).

 

Calendario dell’Ungheria ad Euro 2016

1^ giornata
Austria-Ungheria (martedì 14 giugno, ore 18:00) stade Matmut Atlantique, Bordeaux.

2^ giornata
Islanda-Ungheria (sabato 18 giugno, ore 18:00) stade Vélodrome, Marsiglia.

3^ giornata
Ungheria-Portogallo (mercoledì 22 giugno, ore 18:00) Parc Olympique lyonnais, Décines Charpieu-Lione.

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Avete in mente quella camicia che nel vostro armadio ruba l’occhio, ma che raramente indossate perché non trovate mai l’abbinamento giusto? Ecco, pensatela su un campo da calcio e otterrete il Portogallo. La nazione dalla quale Cristoforo Colombo è partito con regio patrocinio e vista su quelli che oggi conosciamo come Stati Uniti d’America, che ha dato i natali al dissacrante genio di Fernando Pessoa, ammantando d’oro la classe di Figo, Rui Costa e Eusebio -tanto per dirne tre- capace di alternare l’asprezza del Porto e la dolcezza delle paste di Belem, nel calcio non ha mai trovato la giusta via di mezzo.

Navigatori nella vita, altalenanti, anzi ondeggianti, nei risultati: i lusitani sono fatti così. Terra di confine, anche con i podi. Sarà per questo che il Ct Fernando Santos, uno dei pochi tecnici in grado di vantare la panchina dei 3 grandi club portoghesi (Benfica, Porto e Sporting) ha fissato come obiettivo finale la vittoria? “Ci dobbiamo credere. Non siamo i favoriti, ma, senza presunzione, abbiamo l’ambizione di arrivare fino in fondo” le parole di colui che ha già sfidato gli dei del futbol tra il 2012 e il 2014, superando il primo turno delle fasi finali con la Grecia negli Europei polacco-ucraini e nei Mondiali brasiliani.

Fernando Santos, Ct portoghese dal settembre 2014
Fernando Santos, Ct portoghese dal settembre 2014

Santos ha rilevato i panni di Commissario Tecnico del Portogallo da Paulo Bento: troppo intense le scorie della Coppa del Mondo per perdonare all’ex centrocampista dello Sporting Lisbona anche il ko casalingo con l’Albania nella prima gara di qualificazione per Euro 2016: per una nazionale spesso potente e prolifica ma narcisa come il suo simbolo, alias Cristiano Ronaldo, serviva un sergente di ferro. Ma Santos non è solo un amante della disciplina: è anche un tecnico che prepara molto bene la fase difensiva e non ha avuto paura di sperimentare nuovi giocatori, pescando soprattutto tra i giovani. Il 7 su 7 nelle successive partite delle eliminatorie, con 11 gol fatti e 5 centri subiti, confermano un processo di crescita in atto: il tutto condito dal valore non secondario degli avversari di turno, Danimarca, Serbia, Albania e Armenia.

Portogallo, foto di gruppo

C’è la consapevolezza di essere una grande squadra, ma all’orizzonte si paventa anche il rischio di giocare un altro Europeo e archiviarlo da incompiuta. A 12 anni di distanza dall’edizione organizzata in casa, c’è ancora l’amaro in bocca per quella finale persa contro la Grecia. La squadra è un mix tra giocatori giovani e d’esperienza, la ricetta di Fernando Santos sembra vincente. Poi c’è lui, Cristiano Ronaldo: contro Dellas e compagni finì il match in lacrime dopo essersi divorato il gol del possibile pareggio. Oltre un decennio dopo, il 20enne che iniziava a incantare il calcio mondiale è diventato una stella, incapace però di regalare gloria anche al suo Paese. Inutile ribadirlo, non solo per demeriti suoi: 56 gol in 125 partite con la nazionale lo dimostrano, ma CR7 lontano dal club spesso è venuto meno negli incroci decisivi.

Quello francese, però, appare l’ultimo treno utile per festeggiare qualcosa con la “Selecção das Quinas” e chissà che lo statuario attaccante totale che arriva dall’isola di Madeira non possa decidere di salirvi su, caricandosi sulle spalle i compagni. Durante la competizione staccherà Figo (distante oggi due presenze) come record-man lusitano e qualora segnasse anche in questo torneo, diventerebbe il primo giocatore a realizzare almeno un gol in quattro edizioni differenti. Per chi è abituato a collezionare Champions e campionati, spiccioli: ma ben guadagnati.

5 luglio 2004, la Grecia batte 1-0 il Portogallo e festeggia la vittoria dell'Europeo
5 luglio 2004, la Grecia batte 1-0 il Portogallo e festeggia la vittoria dell’Europeo

Cristiano non è il solo a ricordare i fantasmi di Charisteas e compagni: con lui in campo quella notte c’era anche Ricardo Carvalho. L’ex leader difensivo di Porto e Chelsea vuole salutare la nazionale al meglio e non gli pesa l’etichetta di “vecchietto” della competizione tra i calciatori di movimento (40 suonati per Kiraly, portiere ungherese) con i suoi 38 anni: a fargli degna compagnia nel girone c’è l’ex compagno di squadra ai tempi dei Blues, l’islandese Gudjohnsen (ne compirà 38 a settembre). Gli fanno da controcanto il 18enne Renato Sanches, protagonista di un trasferimento da 35 milioni di euro più bonus dal Benfica al Bayern Monaco (una sola presenza, in marzo, con la nazionale), e il 22enne Andrè Gomes, che nonostante la stagione nefasta vissuta dal Valencia ha gettato le basi per un futuro in qualche top club con le sue geniali giocate in mediana.

Il calcio di Santos arma gli esterni del 4-3-3, con Nani e uno tra Joao Mario e Quaresma a sgobbare e creare ai lati di Ronaldo. Le chiavi della porta sono di Rui Patricio, reduce da un’ottima annata tra le fila dello Sporting Lisbona; in difesa due esterni rapidi e offensivi come Vieirinha e Eliseu affiancano Pepe e Carvalho. Il centrocampo è il fiore all’occhiello: le geometrie di Joao Moutinho si abbinano al fisico dirompente di William Carvalho. Poi André Gomes, con Sanches jolly per l’occasione. Inseriti nel girone F, definito “il gruppo degli outsider”, con Austria, Ungheria e Islanda, i lusitani sono i favoriti per l’accesso alle fasi finali: il terzo posto iridato del 1966 e il secondo posto continentale del 2004 sono gli unici podi della storia. Troppo poco, perché la storia, alla fine è partita da questo lembo di terra nel quale il tempo sembra essersi fermato. È l’ora di tornare a scrivere.

Portogallo, Cristiano Ronaldo

 

Lista dei convocati

Portieri: Anthony Lopes (Lione), Eduardo (Dinamo Zagabria), Rui Patricio (Sporting);

Difensori: Bruno Alves (Fenerbahce), Cedric Soares (Southampton), Josè Fonte (Southampton), Eliseu (Benfica), Pepe (Real Madrid), Raphael Guerreiro (Lorient), Ricardo Carvalho (Monaco), Vieirinha (Wolfsburg);

Centrocampisti: Adrien Silva (Sporting Lisbona), Joao Mario (Sporting Lisbona), William Carvalho (Sporting Lisbona), Andrè Gomes (Valencia), Danilo Pereira (Porto), Renato Sanches (Benfica), Joao Moutinho (Monaco);

Attaccanti: Cristiano Ronaldo (Real Madrid), Eder (Lille), Nani (Fenerbahçe), Rafa Silva (Braga), Ricardo Quaresma (Besiktas).

 

Calendario del Portogallo ad Euro 2016

1^ giornata
Portogallo-Islanda (martedì 14 giugno, ore 21:00) stade Geoffroy Guichard, Saint-Ètienne

2^ giornata
Portogallo-Austria (sabato 18 giugno, ore 21:00) Parc de Princes, Parigi

3^ giornata
Ungheria-Portogallo (mercoledì 22 giugno, ore 18) Parc Olympique lyonnais, Décines Charpieu-Lione