Girone E

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L’Ulisse di James Joyce nacque tra i banconi del Bailey, storico pub di Dublino che lo scrittore era solito frequentare, l’Ercole che ha permesso a Martin O’Neill e la sua banda di superare le colonne di qualificazione a Euro 2016 ha invece radici…inglesi. Viene da Moreton, piccola cittadina nei pressi di Liverpool, e si chiama Jonathan Walters: è stato lui, un trentaduenne brizzolato che gioca nello Stoke City, non proprio la squadra più fashion d’Inghilterra, a regalare un sogno ai tifosi della Repubblica d’Irlanda. Riavvolgiamo il nastro fino a novembre 2015: dopo l’1-1 dell’andata, all’Aviva Stadium arriva la Bosnia per gara-2 degli spareggi di accesso alla kermesse francese. Ed è allora che Walters, mai a segno più di otto volte in stagione con le maglie di club (Hull City, Crewe Alexandra, Barnsley, Scunthorpe United, Wrexham, Chester City e Ipswich Town), trova la doppietta che cambia la storia recente dei Boys in Green, e del generoso attaccante classe 1983.

Irlanda, festa
La festa irlandese alla qualificazione

Spirito di sacrificio, consapevolezza delle proprie qualità, ma soprattutto dei propri limiti. Walters è il manifesto calcistico della nuova Repubblica d’Irlanda. Collettivo frutto di un percorso di crescita avviato con Giovanni Trapattoni in panchina, passato per stop imposti da mani de (a)dieu, come quella con la quale Titì Henry regalò il pass per i Mondiali sudafricani alla Francia in uno spareggio che ha fatto la storia, fino a una ripresa sportiva andata di pari passo con quella economica del Paese: la squadra operaia si è conquistata la propria fetta di gloria a modo suo, con fatica, sacrificio e perseveranza. Un deciso passo in avanti rispetto alle ombre sul prestito di 5 milioni concesso dalla Fifa alla federazione irlandese per il caso-Henry e alle prospettive calcistiche del terzo millennio, dove la Nazionale aveva centrato sin qui solo l’accesso a Euro 2012, competizione salutata al primo turno.

La storia calcistica della Repubblica d’Irlanda è sicuramente meno appassionante di quella politica: sin qui ha partecipato a tre edizioni del Campionato del mondo (1990, 1994, 2002), raggiungendo come miglior risultato i quarti di finale nel 1990. Tre sono anche le partecipazioni agli Europei, tra le quali spicca quella ottenuta nel 1988: essa si concluse nel primo turno, col terzo posto conquistato nel Gruppo B alle spalle di URSS e Paesi Bassi, poi finaliste del torneo. I fasti dei primi anni ’90, quando la nazionale toccò addirittura il sesto posto nel ranking FIFA, sono lontani, ma ancor più distante è il 70esimo posto toccato nel giugno 2014, peggior risultato della storia.

Irlanda, Shay Given
Shay Given, una sicurezza tra i pali

A guidare Robbie Keane, immarcescibile bomber passato anche per l’Italia, e compagni, è…un nordirlandese: Martin O’Neill, passato tra le altre per il Leicester di inizio secolo, Celtic, Aston Villa e Sunderland, prima dell’esperienza da Ct avviata nel novembre 2013. È il terzo “straniero” della storia della Repubblica d’Irlanda dopo il Trap e Jack Charlton, decimo tra i 24 allenatori in lizza in Euro 2016 per stipendio (un milione all’anno), che ama disporre i suoi con un pragmatico 4-4-2: pochi svolazzi e tanti muscoli al servizio di una rosa che non brilla per tecnica e si fonda sull’esperienza di O’Shea, Given e Keane per nascondere le lacune di un centrocampo con poco fosforo. In avanti tutto si reggerà sulle spalle di Shane Long, mentre in difesa spicca la gamba di Seamus Coleman dell’Everton.  A  pagare le precarie condizioni fisiche è stato Marc Wilson, “tagliato” dalla lista dei 23, mentre arrivano al rettilineo di partenza con qualche acciacco di troppo Daryl Murphy e Jeff Hendrick, di ritorno da lunghi stop.

Irlanda, Martin O'Neill
Martin O’Neill, ct dell’Irlanda

I dubbi in sede di convocazione non sono stati pochi, come il numero di pre-allertati (ben 35) ha dimostrato: alla fine O’Neill ha evitato scommesse rischiose -vedi alla voce Callum O’Dowda, nazionale Under 21 che gioca in quarta divisione inglese con l’Oxford United- e ha puntato sull’esperienza e l’orgoglio di chi viene da un cammino aspro e lungo. Di certo, chi partirà per la Francia potrà stare vicino anche alla sua compagna, nonostante lo scivolone sessista nel quale lo stesso O’Neill è incappato a marzo (“Le Wags in ritiro? Se sono donne attraenti, sono assolutamente le benvenute. Per quelle brutte, invece, ho paura che non ci sia spazio”). Il girone E, con Belgio, Italia e Svezia, vede i Green partire in quarto piano. Ma a Dublino sono abituati a sconvolgere le gerarchie: nel 2015 l’economia del Paese è cresciuta del 7,8%, accelerando nell’ultimo trimestre dell’anno addirittura al 9. Per il secondo anno consecutivo (era cresciuta del 7% nel 2014), è la ripresa più forte d’Europa; e ora ha superato perfino Cina e India. E mentre in campo interno il pericolo maggiore si chiama “Brexit”, sul campo da calcio Keane e compagni mirano a restare in Europa il più possibile.

Lista dei convocati

Portieri: Shay Given (Stoke City), Darren Randolph (West Ham United),  Keiren Westwood (Sheffield Wednesday)

Difensori: Seamus Coleman (Everton), Cyrus Christie (Derby County), Ciaran Clark (Aston Villa), Richard Keogh (Derby County), John O’Shea (Sunderland), Stephen Ward (Burnley), Shane Duffy (Blackburn).

Centrocampisti: Aiden McGeady (Sheffield Wednesday), James McClean (West Bromwich Albion), Glenn Whelan (Stoke City), James McCarthy (Everton), Jeff Hendrick (Derby County), David Meyler (Hull City), Stephen Quinn (Reading),  Wes Hoolahan (Norwich City), Robbie Brady (Norwich).

Attaccanti: Robbie Keane (LA Galaxy), Shane Long (Southampton), Daryl Murphy (Ipswich Town), Jonathan Walters (Stoke City).

 

Calendario dell’Irlanda ad Euro 2016

1^ giornata
Repubblica d’Irlanda-Svezia (lunedì 13 giugno, ore 18:00) Parco dei Principi, Parigi

2^ giornata
Belgio-Repubblica d’Irlanda (sabato 18 giugno, ore 15:00) Stade de Bordeaux, Bordeaux

3^ giornata
Italia-Repubblica d’Irlanda (mercoledì 22 giugno, ore 21:00) Stade Pierre Mauroy, Lille

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Anno 1523. C’era una volta in Svezia Gustav Vasa, un monarca tirannico e dispotico, incoronato e acclamato come il liberatore della patria dalla dominazione danese. C’era un’altra volta, il 6 giugno 1809, una riforma costituzionale che abolì la monarchia assoluta di stampo gustaviano per adottare un sistema di governo più democratico. Anno 2016. C’era e c’è ancora Zlatan Ibrahimovic, re del calcio nazionale che vive “da leggenda” (ipse dixit).

Chi, se non Ibracadabra per raccontare al meglio la Svezia multietnica che ha staccato il pass ai playoff contro i cugini danesi, recidendo definitivamente i cordoni con quel pareggio “biscottato” del 2004 in Portogallo? Nato a Malmö, cittadina nel sud del Paese, il 3 ottobre 1981 da padre bosniaco e madre croata, per Ibra Euro 2016 rappresenta con ogni probabilità il passo d’addio ai colori della Blågult. Acrobatico, recordman, lentamente infiammabile e rapidamente eiettabile -dagli schemi comuni- Zlatan è il centro del mondo gialloblù, completato da una rosa esperta alla quale sono stati integrati i migliori talenti dell’Under 21 che ha vinto l’Europeo di categoria nel 2015.

La maglia celebrativa indossata da Zlatan Ibrahimovic al 50esimo gol con la Svezia
La maglia celebrativa indossata da Zlatan Ibrahimovic al 50esimo gol con la Svezia

Sebbene non vi fosse bisogno di conferme, il centravanti più moderno del terzo millennio ha voluto mettere la sua firma anche sul doppio atto che ha condotto i ragazzi di Hamren in Francia. Nel gruppo G, quello dominato dall’Austria, gli scandinavi sono stati scavalcati anche dalla Russia e questo li ha costretti a confrontarsi con i cugini della Danimarca in una doppia sfida nella quale il solito Ibrahimovic ha realizzato tre gol tra andata e ritorno. D’altronde non si vincono 11 campionati in 4 leghe differenti e le 3 supercoppe di Italia, Spagna e Francia per caso, così come 62 reti all’attivo con la maglia del proprio paese non cadono dal pero, e forse smentiscono parzialmente la diffamante fama di “attaccante buono per il campionato”.

Per Zlatan quello di Parigi sarà dunque…l’ultimo tango. Ma sarà in ottima compagnia: al termine di Euro 2016 saluterà la nazionale, cedendo la panchina a Janne Andersson, anche il Ct Erik Hamren. Colui che ha definito Ibra «l’unico giocatore di valore mondiale a nostra disposizione». Vincitore di 3 Coppe di Svezia con AIK e Örgryte, campione di Danimarca con l’Aalborg nel 2008 e di Norvegia con il Rosenborg nel biennio successivo, è stato nominato selezionatore della Svezia nel novembre 2009, trovando l’accesso a Euro 2012 (eliminato al primo turno) ma mancando il pass per i Mondiali brasiliani. Lasciare il segno è la parola d’ordine. Per entrambi.

Svezia, squadra
Una formazione della Svezia

Per farlo, Ibra e Hamren si avvarrano di una robusta dose di “italiani”, in una rosa ad alto tasso caratteriale, tanto da ricordare più il Mezzogiorno d’Europa che il vento gelido del Mar Baltico: Jansson del Torino, Hijemark del Palermo, l’ex Juventus Isaksson (127 presenze, recordman svedese), l’ex Genoa Granqvist e Ekdal (ex Cagliari e Juventus). Proprio il centrocampista dell’Amburgo, che ha collezionato otto presenze nelle qualificazioni, si è procurato un profondo taglio alla schiena in un incidente domestico ed è stato a lungo in forse per la kermesse transalpina.

Disposta con un pragmatico 4-4-2, la Svezia poggia su reparti vicini e un prolungato possesso palla: il centro della manovra, inutile dirlo, è Zlatan, l’unico privo di compiti di copertura e pressing sul primo portatore avversario. Il 73% dei centri realizzati nelle qualificazioni è passato dai suoi piedi: non a caso, nel recente test contro la Slovenia la sua presenza in panchina a causa di un polpaccio malandato è coincisa con l’assenza di pericoli concreti alla porta di Belec.

Erik Hamren, Ct svedese
Erik Hamren, Ct svedese

Ad affiancare Ibra, l’attaccante del Celta Vigo John Guidetti, protagonista con l’Under 21 un anno fa. Altro “promosso” è Victor Lindelöf, poderoso centrale del Benfica che potrebbe scalzare Olsson accanto a Granqvist, con Lustig e Durmaz certi di una maglia in corsia davanti a Isaksson. In mediana Wernbloom e Hiljemark si giocano un posto accanto all’elegante Ekdal, idolo delle folle femminili sul web, con Forsberg e Larsson larghi…ma non troppo. A vestire i panni di possibile rivelazione sarà Oscar Lewicki (Malmö), regista 23enne già di proprietà del Bayern Monaco.

Un calciatore di livello intercontinentale e un buon collettivo: se non basterà, ci si può appellare sempre alla cabala. Quando hanno incrociato la Danimarca, infatti, gli svedesi sono sempre andati lontano: nel 1992 la Svezia crollò in semifinale e quell’Europeo lo vinse la Danimarca, nel 2004 quel chiacchierato 2-2 condusse entrambe le rivali ai quarti. Altri 12 anni dopo, la squadra di Erik Hamren ha trovato il pass per la Francia sconfiggendo agli spareggi gli stessi danesi. Questa volta l’Italia sarà avversaria nella seconda sfida del girone E, prima della chiusura contro il Belgio. Per la Svezia, arrivarci in corsa per il passaggio del turno è l’obiettivo: già decisiva potrebbe essere la sfida d’esordio, contro l’Irlanda. Un Re contro la Repubblica. Il calcio è anche questo.

Croatia v Sweden - International Friendly

Lista dei convocati

Portieri: Andreas Isaksson (Kasimpasa), Robin Olsen (København), Patrik Carlgren (AIK).
Difensori: Ludwig Augustinsson (København), Erik Johansson (København), Pontus Jansson (Torino), Victor Lindelöf (Benfica) Andreas Granqvist (Krasnodar), Mikael Lustig (Celtic), Martin Olsson (Norwich).
Centrocampisti: Jimmy Durmaz (Olympiakos), Albin Ekdal (Hamburg), Oscar Hiljemark (Palermo), Sebastian Larsson (Sunderland), Pontus Wernbloom (CSKA Moskva), Erkan Zengin (Trabzonspor), Oscar Lewicki (Malmö), Emil Forsberg (Leipzig), Kim Källström (Grasshoppers).
Attaccanti: Marcus Berg (Panathinaikos), John Guidetti (Celta), Zlatan Ibrahimovic (Paris), Emir Kujovic (Norrköping).

 

Calendario della Svezia ad Euro 2016

1^ giornata
Repubblica d’Irlanda-Svezia (lunedì 13 giugno, ore 15:00) Parco dei Principi, Parigi

2^ giornata
Italia-Svezia (venerdì 17 giugno, 15:00) Tolosa

3^ giornata
Svezia-Belgio (martedì 22 giugno, 21:00) Nizza

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È il Belgio più forte di sempre? Probabilmente sì. Di certo, però, i Diavoli Rossi di Marc Wilmots hanno già scritto la storia. Come? Diventando la prima squadra nella storia del ranking FIFA  a classificarsi in testa alla classifica pur senza aver mai vinto Europei o Mondiali.  È successo nello scorso novembre, al termine della tornata di qualificazioni ad Euro 2016: dati inimmaginabili per chi appena otto anni fa vivacchiava in 71^posizione, accanto a realtà da cercare sul mappamondo del dio pallone come Haiti e Zambia. Courtois, De Bruyne, Hazard, Nainggolan, Vermaelen e Kompany fanno parte così dell’ottava nazionale dopo Brasile, Argentina, Italia, Germania, Francia, Spagna e Olanda a sedersi in cima al trono intercontinentale, dimenticando così di colpo le premature eliminazioni a Euro 2000 e ai Mondiali del 2002.

Belgio, la divisa da trasferta per Euro 2016

Merito di calcoli cervellotici come quelli della federazione che governa il calcio su scala mondiale (il Belgio dal 7 settembre 2012 al 13 novembre 2015 ha perso contro la Colombia, il Giappone, la Romania, il Galles e l’Argentina, ma in sfide ufficiali nell’ultimo triennio hanno perso due partite, ne hanno pareggiate quattro e ne hanno vinte 19)? Non solo, anzi. Soprattutto merito di una generazione tecnica, affamata e arricchita dalle esperienze nei top club europei, basata su una programmazione meticolosa e un tecnico di grande qualità. Marc Wilmots: chi non lo ricorda a tessere assist e giocate di qualità ma a velocità ridotta con la maglia dello Schalke 04 e del Bordeaux? Ha fondato la sua rosa su un 4-1-4-1 in cui il quintetto avanzato ricorda più schemi da futsal che da calcio a 11. Tanto movimento, due tocchi e nessun riferimento.

epa05022311 Belgian national soccer team head coach Marc Wilmots during the press conference at Baudouin Stadium in Brussels, Belgium, 12 November 2015. Belgium will play a friendly soccer match against Italy on 13 November. EPA/LAURENT DUBRULE
Marc Wilmots, Ct del Belgio

Idee tattiche brillanti, assorbite in un quadriennio dalla rosa: chissà che Wilmots non abbia fatto leva sui suoi trascorsi politici (parla quattro lingue e nel 2003 divenne membro del Senato belga, per il partito liberale dei francofoni, il Mouvement Réformateur, dimettendosi nel 2005) per instillare nella “golden generation” del calcio belga un senso di appartenenza spesso dimenticato. Così nelle otto partite del girone di qualificazione per l’appuntamento francese il Belgio ha ottenuto 7 vittorie e un pareggio. Ha subito solo 2 gol, segnandone 15:  Courtois in porta e il suo sostituto Mignolet, Vermaelen, Vertonghen, Lombaerts, Alderweilerd in difesa, a centrocampo Witsel, De Bruyne, Dembelé, Nainggolan, Fellaini, Tielemans, e in attacco Hazard, Benteke, Origi, Lukaku. Nomi splendenti, la cui ascesa è stata agevolata da una strategia illuminata, messa a puntino dopo aver fallito la qualificazione al campionato d’Europa 2008 e al campionato del mondo 2010. Allora la federazione decise di investire di più nelle scuole calcio e negli impianti sportivi per ragazzi, dando vita a un progetto che incluse Anderlecht, Genk e Standard Liegi. Alla base un modulo di riferimento, il 4-3-3, da adottare urbi et orbi, e un atteggiamento offensivo.

Enzo Scifo, simbolo del calcio belga

I frutti sono maturati qualche anno dopo: il mondiale brasiliano, concluso con il ko nei quarti di finale contro l’Argentina dopo aver superato a punteggio pieno il girone eliminatorio e superato negli ottavi gli Usa, ha rappresentato un banco di prova generale. Per una nazione multietnica, protagonista delle cronache mondiali degli scorsi mesi,  il calendario offre un appuntamento che vale più di un titolo: è la possibilità di tornare nell’elìte del calcio mondiale, in un’epoca storica di vacatio legis. I tifosi di Gelsenkirchen omaggiarono Wilmots col soprannome di “Willi das Kampfschwein” -Willi il cinghiale da combattimento- a sottolineare l’indomita voglia di vincere del loro beniamino. A lui l’arduo compito di distribuire con saggezza tanto talento, senza perdere gli equilibri.

Confermata l’assenza di Vincent Kompany, il tecnico aveva deciso di convocare nove difensori: alla fine è stato Boyata a pagare con l’esclusione. Rimarranno a disposizione, in caso di necessità, anche sette giocatori: si trattano di Nacer Chadli (Tottenham), Laurent Ciman (Montreal), Laurens De Bock (Club Brugge), Guillaume Gillet (Nantes), Thorgan Hazard (Borussia Mönchengladbach), Kevin Mirallas (Everton), Matz Sels (Gent). La lista dei 24 preconvocati parla da sé: una Nazionale che non aveva giocatori di qualità sugli esterni, ora abbonda di talento sulle ali. Hazard, De Bruyne, Mirallas, Mertens, ai quali vanno aggiunti gli ultimi arrivati Divok Origi del Lille (19 anni) e Yannick Carrasco (Atletico Madrid), sono i nomi che hanno messo alle spalle la generazione di Scifo. Si parte dal girone E, con Italia, Svezia e Irlanda. I quarti di finale sono l’imperativo categorico, la coppa…non un miraggio.

 

 

Lista provvisoria dei convocati

Portieri: Thibaut Courtois (Chelsea), Jean-François Gillet (Mechelen), Simon Mignolet (Liverpool).

Difensori: Toby Alderweireld (Tottenham), Jason Denayer (Galatasaray), Bjorn Engels (Club Brugge), Nicolas Lombaerts (Zenit), Jordan Lukaku (Oostende), Thomas Meunier (Club Brugge), Thomas Vermaelen (Barcelona), Jan Vertonghen (Tottenham).

Centrocampisti: Marouane Fellaini (Manchester Utd), Radja Nainggolan (Roma), Axel Witsel (Zenit San Pietroburgo), Moussa Dembélé (Tottenham).

Attaccanti: Michy Batshuayi (Olympique Marsiglia), Christian Benteke (Liverpool), Yannick Carrasco (Atlético Madrid), Kevin De Bruyne (Manchester City), Eden Hazard (Chelsea), Romelu Lukaku (Everton), Dries Mertens (Napoli), Divock Origi (Liverpool).

 

Calendario del Belgio ad Euro 2016

1^ giornata
Belgio – Italia (lunedì 13 giugno ore 21:00) Stade de Lyon, Lione

2^ giornata
Belgio – Irlanda (sabato 18 giugno ore 15:00) Stade de Bourdeaux, Bordeaux

3^ giornata
Svezia – Belgio (mercoledì 22 giugno ore 21:00) Allianz Riviera, Nizza

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Non nascondiamoci dietro un dito: raramente come in questa edizione, l’Italia arriva agli Europei con le credenziali dell’outsider. I lampi di classe e qualità della mediana azzurra sono scesi dall’aereo diretto in Francia con i ko di Marchisio e Verratti, i nomi che popolano l’attacco addensano l’area di gladiatori coraggiosi, ma privi dell’autorità degli altri bomber europei, e le poche certezze si poggiano sul blocco Juventus che difenderà porta e difesa. Se aggiungiamo a questi dati un altro “dettaglio”, ovvero un Ct che comunque vada al termine della competizione guiderà altri Blues, quelli del Chelsea, allora è difficile essere ottimisti, anche per una nazione e una nazionale che si esalta principalmente nelle difficoltà.

Italia, il blocco Juve per la difesa
Blocco Juve per la difesa

La cabala, allora, forse diventa il miglior alleato di Buffon e compagni: come già accaduto prima dei successi mondiali del 1982 e del 2006, anche quest’anno l’Italia del calcio ha avuto il suo scandalo, sebbene in toni ridotti. I fari della Procura Federale su partite degli scorsi campionati di serie B, il nome di un difensore nel giro azzurro-Armando Izzo-che rimbalza sui giornali mentre il calciatore è in stage con la nazionale a Coverciano, quasi ci ricordano che sta per arrivare l’estate, come la prima tintarella e il primo mojito. Altro capitolo sempreverde è l’esaltazione nazional-popolare dell’”escluso” di turno:  questa volta il ruolo di “core grato” per la convocazione ma deluso dall’esclusione dai 30 è toccato a Leonardo Pavoletti, attaccante del Genoa al quale non sono bastate 14 reti in 24 partite per sognare il ruolo di carneade da mille e una notte, sull’eco di Pablito Rossi e Totò Schillaci.

Italia, allenamento
Un allenamento dell’Italia

Un commissario tecnico con la valigia in mano, quasi un inedito in casa azzurra. Eppure molte speranze poggiano proprio sulla sua capacità di spremere il meglio anche da raccolti non eccellenti. Antonio Conte, non lo scopriamo oggi, mette il gruppo al centro del suo mondo: i gregari, seppur non fossero nomi di primo piano, sono stati fondamentali nel triennio bianconero. Pepe, Padoin e Giaccherini sono stati i “soldati” per i quali l’allenatore salentino si è speso alla pari dei Vidal o Pirlo di turno. Patti chiari sin dal settembre 2014, esordio in azzurro a Bari contro l’Olanda: il 3-5-2 è stato il tema prediletto, il 3-4-3 la variazione imposta più dalla latenza di qualità nel cuore del campo che dalla convinzione nella svolta, la ricerca di una fisionomia tattica che cerchi profondità e intensità la stella polare di un progetto tattico con tanti manovali e pochi architetti. Il “capomastro” Pirlo, poi, dipinge ancora calcio, ma negli States, così le stelle son rimaste a guardare e il biglietto per il volo intercontinentale che l’ex Milan e Juventus ancora sognava in maggio è rimasto nel cassetto. “Niente primedonne” avverte il simbolico cartello affisso all’ingresso degli spogliatoi: Mario Balotelli ha letto e accolto di buon grado.

Italia, Gigi Buffon
Gigi Buffon, capitano azzurro

Il listone dei 30 preconvocati, tra i quali Conte ha dovuto operare 7 “tagli”, era variegato: si va da “peones” di ritorno dal Regno Unito come Ogbonna e Pellè, a rischi calcolati dopo i recenti guai fisici che rispondono ai nomi di Montolivo, Thiago Motta e Immobile, passando per comparse destinate a un immediato rientro in Italia come Rugani, Astori, Benassi, Jorginho e Zappacosta, fino a punti interrogativi dal punto di vista tattico seppur dotati tecnicamente (vedi alle voci Bonaventura, Bernardeschi e Insigne). Giocassimo a Monopoli (non il centro in provincia di Bari, ma il celebre gioco da tavolo creato da Elizabeth Magie all’inizio del XX secolo), il Ct non avrebbe che l’imbarazzo della scelta alla voce “imprevisti”.

Il Parco della Vittoria azzurra, invece regge sulla BBC juventina e sulle spalle larghe di Gigi Buffon, con Florenzi, Candreva e Darmian unici altri candidati a un destino da titolare. Per qualcuno potrebbe essere l’ultimo atto per arrivare in fondo a un grande appuntamento con la propria nazionale. Basterà? L’amichevole contro la Fiorentina Primavera, vinta per 6-0, ha rischiato concretamente di risultare un Pontedera bis, con riferimento al test perso dall’Italia di Sacchi alla vigilia di Usa ’94. Ma per un popolo di santi, navigatori e scaramantici, non sarebbe stato un dramma.

Una formazione dell’Italia

Scozia e Finlandia sono le cartine da tornasole prima dell’esordio ufficiale del 13 giugno contro il Belgio: le scelte per Conte sono già prese, o quasi (“Ho in mente 24/25 nomi, devo solo sciogliere due ballottaggi” ha ripetuto). E allora, mentre Bernardeschi scala posizioni, il grigio Eder milanese rischia di rimpiangere la naturalizzazione. Con il ko di Montolivo e il recupero di Thiago Motta, la corsa a eliminazione, scritto del poker di “esclusi”, ha coinvolto cinque nomi: Bonaventura, Jorginho, Sturaro, De Rossi e appunto Eder, in ordine graduale di saluti alle porte, con i primi due sacrificati all’altare dell’intensità. Sono invece salite le quotazioni di Bernardeschi e Insigne, freschezza e tecnica al servizio di gambe fresche. A marzo contro la Spagna fu spettacolo, qualche giorno dopo in Germania…fu cabaret, per gli altri. La tradizione nella competizione continentale non è brillante (una vittoria, nel 1968, con i secondi posti del 2000 e del 2012 a completare i podi) e l’atmosfera del Paese verso la nazionale è quella che si ha per il giubbotto di pelle che abbiamo nel nostro armadio: lo indossiamo raramente, ma se inizia a piacerci non lo togliamo più di dosso. Perché la pelle, alla fine, non passa mai di moda. Come l’azzurro, soprattutto d’estate.

 

Lista provvisoria dei convocati

Portieri: Gianluigi Buffon (Juventus), Federico Marchetti (Lazio), Salvatore Sirigu (Paris Saint Germain).

Difensori: Andrea Barzagli (Juventus), Leonardo Bonucci (Juventus), Giorgio Chiellini (Juventus), Angelo Obinze Ogbonna (West Ham),  Matteo Darmian (Manchester United), Mattia De Sciglio (Milan);

Centrocampisti:  Daniele De Rossi (Roma), Alessandro Florenzi (Roma), Emanuele Giaccherini (Bologna), Thiago Motta (Paris Saint Germain), Marco Parolo (Lazio), Stefano Sturaro (Juventus), Federico Bernardeschi (Fiorentina), Antonio Candreva (Lazio), Stephan El Shaarawy (Roma);

Attaccanti: Eder (Inter), Ciro Immobile (Torino), Lorenzo Insigne (Napoli), Graziano Pellè (Southampton), Simone Zaza (Juventus).

Riserve: Zappacosta (Torino), Rugani (Juventus), Benassi (Torino)

 

Calendario dell’Italia ad Euro 2016

1^ giornata
Belgio – Italia (lunedì 13 giugno, 21.00) Lione

2^ giornata
Italia – Svezia (venerdì 17 giugno, 15.00) Tolosa

3^ giornata
Italia – Repubblica d’Irlanda (mercoledì 22 giugno, 21.00) Lille