Girone C

0 805

No trouble, ci pensano i “Troubles”. Gli unici disordini che l’Irlanda del Nord ha causato nella tornata di qualificazioni a Euro 2016, però, sono stati quelli alla classifica: il soprannome, tutt’altro che legato al gergo sportivo, deriva dalla “guerra a bassa intensità” che il Paese ha vissuto tra gli anni ’60 e gli anni ’90,  con oltre 3000 morti e scontri che coinvolsero anche Inghilterra e Repubblica d’Irlanda. Oggi la squadra allenata da Michael O’Neill, rampante 47enne, già capace di portare per la prima volta una squadra di club irlandese (lo Shamrock Rovers) alle fasi finali di Europa League, si appresta alla prima competizione continentale della sua storia, ma il calcio che conta non è una novità dalle parti di Belfast. Tre Coppe del mondo disputate, nel 1958, nell’82 e nell’86; il primato di più piccola nazionale di tutti i tempi ad aver superato la fase a gironi, peraltro a spese dell’Italia nel mondiale svedese.

L’Irlanda del Nord festeggia la qualificazione a Euro 2016

In Irlanda del Nord tutto, o quasi, ha un significato politico: dai giornali che si leggono ai pub fino alla squadra di calcio per cui si fa il tifo. In questo contesto, ci si confronta giorno per giorno a due poli formati da identità contrapposte: cattolici contro protestanti, nazionalisti (fautori dell’unificazione dell’Irlanda) contro unionisti (decisi a rimanere legati al Regno Unito). E lo sport? Non evade certo la regola.

Dopo un buio ventennale a cavallo degli anni ’90 e il nuovo millennio, con l’IRFU (Federazione irlandese di rugby) a rappresentare l’intera isola e a gestire un’unica squadra nazionale, il calcio -introdotto dai coloni e diffuso principalmente nella provincia di Ulster- è tornato a identificarsi maggiormente nella classe lavoratrice. E laddove non era riuscito uno dei calciatori più “belli e maledetti” della storia, George Best, è riuscito un lungagnone che a Palermo non era ben visto dal presidente Zamparini per le sue avventure notturne e che dopo Palermo è rinato, passando per Norwich e Birmingham fino a caricarsi sulle spalle l’attacco della Green & White Army, arrivando a 16 reti in 45 partite (secondo marcatore della storia con David Healy): Kyle Lafferty.

Kyle Lafferty
Kyle Lafferty

Siamo vulnerabili in difesa, ma stuzzicanti in attacco? Proviamoci. È il mantra di O’Neill, che si copre con un solido 3-5-2, all’occorrenza 4-5-1, variante nella quale però due punte sono “mascherate” da centrocampisti. Grinta e contropiede sono le parole d’ordine di una formazione ricca di calciatori che arrivano dalle serie inferiori del calcio inglese, dalla Scottish League, dal campionato australiano (Aaron Hughes, Melbourne City) o da carriere in chiaroscuro come Jonny Evans (WBA, ex Manchester United) e Steve Davis (Southampton).

Il segreto? O’Neill li va a seguire tutti, in allenamento o con le squadre B. Una voragine si è aperta a sinistra: senza Chris Brunt per infortunio, chi schiererà O’Neill come esterno? Ad addolcire l’interrogativo è una scoperta, quella di Conor Washington, punta 24enne dei Queens Park Rangers: in tanti già parlano di lui come “il nuovo Vardy”. Madre scozzese, nonna nord irlandese, ma nato in Inghilterra. Fino a quattro anni fa era protagonista nella decima divisione inglese, al St. Ives Town, squadra di amatori. Calciatore part-time, per mantenersi Conor faceva consegne a domicilio. Esordio con gol al Galles a marzo, un posto tra i 23 prenotato.

Conor Washington festeggia la prima rete con l'Irlanda del Nord
Conor Washington festeggia la prima rete con l’Irlanda del Nord

Un record intanto l’Irlanda del Nord l’ha già messo alle spalle. Dieci partite senza sconfitta, meglio dei ragazzi allenati da Billy Bingham, che da novembre 1979 a ottobre 1980 e da marzo 1985 a giugno 1986, erano arrivati a nove: l’8 ottobre scorso, con il 3-1 sulla Grecia che consegnò il pass, fu scritta la storia calcistica di questa orgogliosa nazione di 1 milione e 800mila abitanti. Esattamente un mese dopo, a 43 anni di distanza da quella tragica domenica del 30 gennaio 1972, quando l’esercito britannico aprì il fuoco in Irlanda del Nord sui manifestanti per i diritti civili che marciavano per le strade di quella che è chiamata Derry dai repubblicani e Londonderry dai lealisti, è arrivato a sorpresa il primo fermo in merito ai fatti. La domenica, dopo quel “Sunday blooday Sunday”, sta lentamente tornando un giorno come gli altri in Irlanda del Nord.

O'Neill esulta con i suoi

 

Calendario dell’Irlanda del Nord ad Euro 2016

1^ giornata

Polonia–Irlanda del Nord (domenica 12 giugno, 18.00) Nizza

2^ giornata
Ucraina–Irlanda del Nord (giovedì 16 giugno, 18.00) Lione

3^ giornata
Irlanda del Nord–Germania (martedì 21 giugno, 18.00) Parigi

 

 

0 789

«Siamo una squadra di giovani calciatori, fino a pochi anni fa tutti condividevamo il sogno di giocare con i nostri colori, con un’aquila sul petto. Quest’estate vivremo questo sogno»

. Copyright di un marziano, che di nome fa Robert e di cognome Lewandowski, capace a settembre di realizzare 5 reti in 9 minuti con la maglia del Bayern Monaco: con la maglia della Polonia l’impresa non gli è ancora riuscita, ma i centri del capitano, 13 (eguagliato il primato nelle eliminatorie europee, sebbene contro avversari tutt’altro che irresistibili), -uniti alla compattezza di un gruppo voglioso di uscire dall’anonimato-sono stati sufficienti per regalare ai Biało-czerwoni il pass per l’Europeo francese. Con la partecipazione a Euro 2016, raggiunta grazie al secondo posto nel girone della Germania, la Polonia prende parte per la terza volta alla manifestazione continentale, dove ha esordito nell’edizione 2008. Una storia “giovane”, quella su scala continentale, alla quale fanno da contraltare le ben 7 partecipazioni alla Coppa del Mondo.

La nuova maglia della Polonia a Euro 2016
La nuova maglia della Polonia a Euro 2016

Le aquile hanno ripreso a volare, dunque? Parrebbe di sì, e il merito -ovviamente- non è solo di quel lungagnone di Varsavia, che partendo dalla terza divisione polacca in 10 anni prima è diventato capocannoniere di tutte e 3 le maggiori divisioni nazionali, poi è esploso in Germania con il Borussia Dortmund prima e il Bayern poi, sollevando Schale e sfiorando successi in Champions League (41 gol in stagione tra campionato e coppe con la maglia del Bayern Monaco). Alla guida di una macchina con tanti potenziali giri nel motore c’è Adam Nawalka: in tanti lo ricordano nel centrocampo polacco in Argentina ’78 e per una carriera finita anzitempo (a 27 anni) per una serie sfortunata di infortuni. Salutato il calcio, era rimasto…in corsa vendendo automobili fino al 1995. Allora avvenne il ritorno al primo amore, prima alla guida di Wisla Cracovia, Zaglebie Lubin, GKS Katowice e Gornik Zabrze, poi con la chiamata dell’ex compagno di Nazionale Boniek alla guida della selezione polacca. Ha centrato subito la qualificazione all’Europeo.

Polonia, il ct Adam Nowalka
Polonia, il ct Adam Nowalka

Durante le qualificazioni, pur favoriti da un girone che aveva tra le sue parecipanti il “materasso” Gibilterra, gli attaccanti polacchi hanno esibito il loro killer instinct, chiudendo a un solo punto dalla Germania: 33 centri messi a segno in 10 partite, tra le quali lo storico 2-0 rifilato ai teutonici -sfida che la storia non potrà mai rendere banale- nell’ottobre 2014 a Varsavia.

Se Lewandowski è la star, Arkadiusz Milik, punta dell’Ajax sui taccuini di mezza Europa, è una valida spalla: i due hanno fisico da granatiere e piedi da rifinitore, giocano in verticale e trasformano il 4-4-2 di partenza in un elastico 4-2-3-1. I loro non sono però gli unici nomi di caratura internazionale in una rosa arricchita da ben sette italiani: il portiere della Roma, Szczesny, i difensori Glik (Torino), Salamon (Cagliari) e Cionek (Palermo), i centrocampisti Zielinski (Empoli/Udinese, ma a un passo dal Liverppol), Kuba (Fiorentina) e Wszolek (Verona). Proprio quest’ultimo ha però salutato la lista dei 28 pre-convocati: ha infatti rimediato la frattura dell’avambraccio sinistro e verrà operato nei prossimi giorni.  La spina dorsale è completata da Łukasz Skukala, esperto centrale dell’Osmanlispor, e Grzegorz Kriychowiak, fresco di “triplete” in Europa League con il Siviglia.

Polonia, la formazione
Una formazione della Polonia
LA LISTA DEI 27 DELLA POLONIA

Portieri: Artur Boruc (Bournemouth), Lukasz Fabianski (Swansea City), Wojciech Szczesny (Roma), Przemyslaw Tyton (Stuttgart).

Difensori: Thiago Cionek (Palermo), Pawel Dawidowicz (Benfica), Kamil Glik (Torino), Artur Jedrzejczyk (Legia Warszawa), Michal Pazdan (Legia Warszawa), Lukasz Piszczek (Borussia Dortmund), Maciej Rybus (Terek Grozny), Bartosz Salamon (Cagliari), Jakub Wawrzyniak (Lechia Gdansk).

Centrocampisti: Jakub Blaszczykowski (Fiorentina), Kamil Grosicki (Rennes), Tomasz Jodlowiec (Legia Warszawa), Bartosz Kapustka (Cracovia), Grzegorz Krychowiak (Sevilla), Karol Linetty (Lech Poznan), Krzysztof Maczynski (Wisla Kraków), Slawomir Peszko (Lechia Gdansk), Filip Starzynski (Zaglebie Lubin), Piotr Zielinski (Empoli).

Attaccanti: Robert Lewandowski (Bayern München), Arkadiusz Milik (Ajax), Artur Sobiech (Hannover), Mariusz Stepinski (Ruch Chorzów).

Il calendario del girone C vedrà i biancorossi dell’Est impegnati con Germania, Ucraina e Irlanda del Nord, in quello che probabilmente è il raggruppamento maggiormente evocativo per gli amanti di sport, storia e politica. La nazione che ha dato vita a Solidarnosc e al Papa che ha cambiato la storia, vuole scrivere nuovi capitoli nel calcio. Con un marziano alla guida, si può fare.

 

Calendario della Polonia ad Euro 2016

1^ giornata
Polonia – Irlanda del Nord (domenica 12 giugno, 21.00) Lille

2^ giornata
Germania – Polonia (giovedì 16 giugno, 21.00) St-Denis

3^ giornata
Ucraina – Polonia (martedì 21 giugno, 18.00) Marsiglia

0 832

Quattro anni fa, quando in collaborazione con la Polonia e all’esordio nella massima competizione continentale per nazionali, organizzarono l’edizione 2012, si fermarono al primo turno. Quest’estate, forti di un gruppo giovane e ansioso di cancellare l’etichetta di eredi sbiaditi di Shevchenko e Rebrov, l’obiettivo dell’Ucraina allenata da Mykhaylo Fomenko è accedere almeno alla fase ad eliminazione diretta. E in panchina, accanto al Ct, chi ci sarà? Proprio lui, Sheva, che da tre mesi è ufficialmente nello staff come assistente allenatore. Un passo maturato con tre anni e mezzo di ritardo: già nel 2012 la federazione ucraina gli offrì l’incarico di selezionatore, ma lui rifiutò perché non ancora in possesso del patentino (“Credo che oggi l’opportunità di guidare la nazionale ucraina sia un passo un po’ affrettato per me”, aveva spiegato all’epoca l’attaccante).

Ucraina, Michail Fomenko
Michail Fomenko, ct dell’Ucraina

Con Serhij Rebrov, Sheva era stato la punta di diamante della Dinamo Kiev 3.0 di Valeri Lobanovsky, capace di umiliare in Coppa dei Campioni Real Madrid e Barcellona e fermandosi solo contro il Bayern Monaco nell’edizione 1998/1999. Come loro, nessuno mai. Shovkovskiy, Voronin: nomi di un passato vincente, che mancò però l’accesso a Euro 1996, Euro 2000, Euro 2004 e ai mondiali di Francia e Giappone. “Talentuosi ma poco uniti” raccontavano le cronache dell’epoca, smentite dai quarti di finale raggiunti nel mondiale tedesco del 2006.

Poi la generazione d’oro del calcio ucraino emigrò all’estero e tutto si concluse. Schivo, poco comunicativo, anche Rebrov è passato come vice-allenatore dalla panchina della “Zbirna”, come a Kiev chiamano la nazionale, ma la sua etnia russa, in un paese spaccato tra nazionalisti e filo-russi, finito in fiamme dopo l’Euromaidan, non l’ha aiutato a ricoprire il ruolo con serenità, fino all’addio consumato nel 2014.

Shevchenko e Rebrov coppia-gol della Dynamo Kiev di Valeri Lobanovsky

Fomenko è ripartito da un gruppo giovane, fondato sul blocco dei sette rappresentanti dello Shatkar Donetsk: non potrebbe essere altrimenti, visto che la formazione allenata da Mircea Lucescu si è spinta fino alle semifinali di Europa League, dove è stata eliminata da un Siviglia per la terza volta vincitore del torneo. Pyatov tra i pali, Kucher e Rakitskiy in difesa, Kovalenko e Stepanenko in mediana: a portare sostanza ci pensa il blocco-Shaktar, mentre la qualità media è elevata dalle giocate di Yevhen Konoplyanka, ala dal dribbling fulmineo di stanza proprio a Siviglia, dallo sregolato Yarmolenko, croce e delizia della Dynamo, dal vizio del gol in dote ad Artem Kravets, ansioso di riscattare la “storica” retrocessione incassata a Stoccarda, e dal bomber del Dnipro Zozulya.

Anello di congiunzione con il passato è Anatoliy Tymoshchuk, colonna della Dynamo e del Bayern Monaco che furono, oggi a 37 anni in campo con il Kairat Almaty e recordman di presenze con la sua nazionale. Sono attualmente 26 i giocatori chiamati a rispondere alla fase di preparazione che precede l’inizio del torneo e, come noto, entro il 31 maggio Fomenko dovrà scegliere i 23 che comporranno la rosa definitiva.

Ucraina, formazione
Una formazione della nazionale ucraina

Un cambio generazionale di non poco conto, per dimenticare l’amara uscita di scena del 2012, quando il pareggio di Devic, annullato maldestramente, contro l’Inghilterra, cancellò velleità di qualificazione e di rinascita. Pochi nomi e la mancanza di un vero leader potrebbero essere un problema per la nazionale ucraina, ma di cosa potrà avere paura uno stato il cui nome significa “sul confine” (u krajna)?

Uno spazio di frontiera, sempre conteso e conquistato dai potenti vicini: Russia, a est, e Polonia, a ovest (e anche, quando c’era, l’Impero Austro-ungarico). Centro dell’Europa per meridiani e paralleli (chi non ci crede, può curiosare su un piccolo monumento vicino al confine con la Slovacchia), ma non più al centro del calcio europeo. È inserita nel gruppo C, un vero e proprio girone di ferro, con Germania, Polonia e Irlanda del Nord. Tedeschi e polacchi partono certamente favoriti, ma Konoplyanka e compagni vorranno certamente giocarsi le loro carte.

 

Lista provvisoria dei convocati

Portieri: Denys Boyko (Besiktas), Andriy Pyatov (Shakhtar Donetsk), Nikita Shevchenko (Zorya Luhansk)

Difensori: Artem Fedetskiy (Dnipro), Mykyta Kamenyuka (Zorya Luhansk), Olexandr Kucher (Shakhtar Donetsk), Yevhen Khacheridi (Dynamo Kiev), Yaroslav Rakitskiy (Shakhtar Donetsk), Vyacheslav Shevchuk (Shakhtar Donetsk)

Centrocampisti: Denys Garmash (Dynamo Kyiv), Oleh Gusev (Dynamo Kiev), Oleksandr Karavayev (Zorya Luhansk), Viktor Kovalenko (Shakhtar Donetsk), Yevhen Konoplyanka (Siviglia), Maksym Malyshev (Shakhtar Donetsk), Ivan Petriak (Zorya Luhansk), Ruslan Rotan (Dnipro), Serhiy Rybalka (Dynamo Kiev), Serhiy Sydorchuk (Dynamo Kiev), Taras Stepanenko (Shakhtar Donetsk), Anatoliy Tymoshchuk (Kairat Almaty), Yevhen Shakhov (Dnipro Dnipropetrovsk)

Attaccanti: Pylyp Budkivskiy (Zorya Luhansk), Artem Kravets (Stoccarda), Andriy Yarmolenko (Dynamo Kiev), Roman Zozulya (Dnipro)

 

Calendario dell’Ucraina ad Euro 2016

1^ giornata
Germania-Ucraina (domenica 12 giugno, 21.00) Lille

2^ giornata
Ucraina-Irlanda del Nord (giovedì 16 giugno, 18.00) Lione

3^ giornata
Ucraina-Polonia (martedì 21 giugno, 18.00)

0 1182

Prendete un gruppo di calciatori validissimi, nati a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’alba degli anni ’90, metteteci alla guida un tecnico federale ossessionato dalla tattica, nel giro della Nazionale da 12 anni, e mischiate il tutto con un gioco fisico e offensivo. Otterrete la giovane vecchia Germania, fresca di vittoria nei Mondiali 2014,  determinata ad arrivare in fondo ad Euro 2016 e…già molto vicina a quella che potremmo vedere in campo in Russia nel 2018.

Sì, perché nel listone di 27 pre-convocati di Löw ci sono quattro giovani promesse, il cui “taglio” non è così scontato: si tratta di giovani alternative per la mediana come Joshua Kimmich (Bayern Monaco), Julian Weigl (Borussia Dortmund) e di talenti in erba pronti a spiccare il volo in corsia, come Leroy Sane (Schalke) e Julian Brandt (Bayer Leverkusen). Almeno uno di loro potrebbe approdare in Francia non da turista, soprattutto se le ginocchia malandate dell’acciaccato capitano Bastian Schweinsteiger -non gioca dal 20 marzo- non dovessero dare le certezze necessarie. D’altronde, Löw non è uno che ha paura di rischiare: dal 2001 in poi il calcio in Germania è cambiato radicalmente e non ha avuto vergogna o paura di sperimentare e seguire i cambiamenti sociali.

Altra importante decisione, infatti, è stata quella di seguire il processo di multiculturalità che l’intera società teutonica stava conoscendo, facilitando la naturalizzazione dei “nuovi tedeschi” (ragazzi con genitori di altri paesi ma che vivono da tempo in Germania o che ci sono nati) ed integrandoli nel miglior modo possibile nello sport così come negli altri settori. Da lì vengono alcuni dei campioni del mondo di oggi. E a guidarli c’è un uomo che non ha paura di rischiare. Ce l’ha scritto nel Dna: non potrebbe essere altrimenti per un giovane 56enne nato a Schönau im Schwarzwald, piccolo comune nella regione del Baden-Wurttemberg conosciuto soprattutto per essere stato il primo paese al mondo ad essere energeticamente indipendente.

Scotland vs Germany

Löw, dica 10

Discreto attaccante di Zweite Bundesliga con il Friburgo, Jogi ha appeso le scarpette al chiodo in Svizzera, avviando la carriera da allenatore a soli 32 anni: a 36 anni ha guidato lo Stoccarda di Balakov e Bobic, salvo tornare sulla terra con esperienze sfortunate tra Turchia, Germania e Austria. Nel 2004, in un momento di aurea mediocrità, la chiamata a sorpresa come vice-Klinsmann nella Germania che si leccava le ferite dopo il fallimentare girone europeo senza vittorie con Olanda, Repubblica Ceca e Lettonia. Il 12 luglio 2006 Klinsmann lasciò la guida della nazionale e fu sostituito dal suo vice, che durante Euro 2016 festeggerà 10 anni alla guida della “Mannschaft”, la squadra come i tedeschi chiamano la divisa indossata da Neuer e compagni.

Da allora, il podio gli è stato fido compagno: secondo posto negli Europei di Austria e Svizzera del 2008 (0-1 contro la Spagna), terzo posto ai Mondiali sudafricani, ancora un bronzo in Polonia-Ucraina 2012, complice il ko contro l’Italia di Balotelli (altri tempi…): Löw si prese la responsabilità della sconfitta. Malgrado le critiche si decise di andare avanti almeno fino al mondiale di Brasile e sappiamo tutti come è andata, con l’escalation completata in una notte di luglio del 2014 in Brasile, grazie al destro di Mario Götze nei supplementari contro l’Argentina. Il biennio da campioni del mondo chiede ora conferme: un sondaggio dell’Equipe tra i calciatori della Ligue 1 ha indicato i tedeschi come i favoriti. Avranno ragione?

Joachim Low

Assenti, vecchi amici e volti noti

Il ko più rilevante è quello di Ilkay Gundogan, mentre le alternative in difesa fanno passare in secondo piano il crack di Marcus Badstuber, noto da tempo. I “reduci” di Brasile 2014 sono 14: scomparsi dai radar Klose, Lahm e Mertesacker, che hanno salutato la Nazionale, mentre fuori dal giro sono Grosskreutz, Durm, Zieler, Weidenfeller e Ginter. Tra i volti di ritorno due “italiani” come Sami Khedira, ritrovato nella Juventus, e Antonio Rudiger, polivalente difensore della Roma sul cui fisico Low punta con decisione. Ai nastri di partenza del ritiro di Ascona, al via il 24 maggio, ci saranno anche Mario Gomez e Marco Reus, in pausa forzata due anni fa. In quattro, però, non saliranno sul volo che condurrà a Evian, quartier generale della Germania dal 7 giugno.  Weigl, Brandt, Sanè e Kimmich sono in lista con numeri che vanno dal 24 al 27: della serie, se non sarà per questa volta, sarà per il 2018.

Manuel Neuer, portiere della Germania

Girone abbordabile, formazione diesel

Tra le big d’Europa, la Germania si contraddistingue in campo per solidità difensiva e capacità di aumentare il suo fatturato (+36% di punti tra primo e secondo tempo) nei 45 minuti che seguono l’intervallo. Durante le qualificazioni Low ha testato anche la difesa a 3, così come il 4-1-4-1, chiudendo a quota 22 punti non senza qualche fatica in più del previsto. La spina dorsale è Made in Bayern: Neuer-Boateng-Hummels (fresco di passaggio dal Borussia ai bavaresi) e Muller sono quattro garanzie, mentre in fascia crescono Hector e Bellarabi. Podolski, tanto “principe” con la maglia della nazionale quanto “plebeo” con il club, è il dodicesimo uomo in campo, Özil e Kroos le menti sulle quali poggiano le geometrie teutoniche. Il calendario ripropone il curioso incrocio con la Polonia -nel gruppo C completato da Ucraina e Irlanda del Nord- quasi un derby per ben note ragioni extra-calcistiche: e si gioca in Francia, territorio mai banale nella storia per la Germania. Sarà terra di consacrazioni?

Reus e Ozil

 

LA LISTA DEI 27 DELLA GERMANIA

Portieri: Manuel Neuer (Bayern Monaco), Bernd Leno (Bayer Leverkusen), Marc-Andre ter Stegen (Barcellona);

Difensori: Jerome Boateng (Bayern Munaco), Emre Can (Liverpool), Jonas Hector (Colonia), Benedikt Howedes (Schalke), Mats Hummels (Borussia Dortmund), Shkodran Mustafi (Valencia), Sebastian Rudy (Hoffenheim), Antonio Rüdiger (Roma);

Centrocampisti: Karim Bellarabi (Bayer Leverkusen), Julian Brandt (Bayer Leverkusen), Julian Draxler (Wolfsburg), Mario Gotze (Bayern Munaco), Sami Khedira (Juventus), Joshua Kimmich (Bayern Monaco), Toni Kroos (Real Madrid), Mesut Özil (Arsenal), Marco Reus (Borussia Dortmund), Bastian Schweinsteiger (Manchester United), Julian Weigl (Borussia Dortmund);

Attaccanti: Thomas Müller (Bayern Monaco), Andre Schürrle (Wolfsburg), Lukas Podolski (Galatasaray), Mario Gomez (Besiktas) e Leroy Sane (Schalke).

Calendario della Germania ad Euro 2016

1^ giornata
Germania–Ucraina (domenica 12 giugno, 21.00) Lille

2^ giornata
Germania–Polonia (giovedì 16 giugno, 21.00) St-Denis

3^ giornata
Irlanda del Nord–Germania (martedì 21 giugno, 18.00) Parigi