Alla scoperta di Euro 2016

Ci sono cinque calciatori, altrettante nazionalità rappresentate, 73 titoli complessivi conquistati con i club di appartenenza e un preoccupante zero spaccato alla voce trofei sollevati in nazionale. Una barzelletta? No, la realtà dei tanti lucky loser che Euro 2016 ospiterà. Betclic.it ne ha selezionati cinque per voi: e non mancano nomi eccellenti.

Gareth Bale, basterà per spingere il Galles oltre il primo turno?

GARETH BALE (GALLES, Real Madrid): la rivelazione definitiva del successore “bionico” di Ryan Giggs ha un luogo, una data, un momento precisi. 13 aprile 2010, il 20enne gallese dall’aria bizzarra e dallo sguardo perso schianta l’Arsenal nel 2-1 del Tottenham: è la presentazione al mondo di #GarethBale, da pronunciare tutto d’un fiato, come fa il suo scatto quando rompe il suono di uno stadio. Nell’estate del 2013 si è trasferito al Real Madrid per una cifra complessiva di 100,7 milioni di euro, cifra che ne ha fatto l’acquisto più oneroso dell’anno e della storia del calcio.

Con i Blancos in 81 presenze ha bucato la rete avversaria 47 volte, segnando anche due gol fondamentali nelle vittoriose finali di Coppa del Re 2014 e di UEFA Champions League dello stesso anno. In Inghilterra ha messo a referto una Coppa di Lega nel 2008, con il Real sono arrivate due Champions League, una Supercoppa europea, una Coppa di Spagna e una coppa del mondo per club. I conti dei suoi 22 compagni di nazionale tutti insieme stentano a toccare il suo. In questi giorni ha festeggiato 10 anni dal suo esordio con il Galles (27 maggio 2006): come regalo vorrà regalarsi un cammino storico. D’altronde, come spiegato dal suo collega d’attacco King, “dobbiamo vincere solo sette partite rispetto alle 38 che si devono vincere in un campionato”.

Giorgio Chiellini, vice-capitano azzurro

GIORGIO CHIELLINI (ITALIA, Juventus): che ci fa uno stopper anni ’70 come il Chiello in questo pokerissimo di piedi raffinati, si chiederanno in tanti? Il parametro scelto è quello tra i trofei vinti in nazionale e quelli messi in bacheca dal club di appartenenza. E in questo il difensore toscano, cresciuto nel Livorno, dove ha conquistato una promozione in B, e transitato per la Fiorentina prima di 11 anni in bianconero, denota un certo squilibrio. Nei due Europei disputati (2008 e 2012) lo hanno fermato la Spagna e gli infortuni, mentre le due edizioni mondiali sono coincise con altrettante cocenti eliminazioni, condite dal “morso” di Suarez.

Con la “Vecchia Signora”, invece, dopo anni difficili tra serie B -vinta- e fallimenti tecnici, sono arrivati cinque scudetti, tre supercoppe e due Coppe Italia. Ora si presenta alla tappa francese nel pieno della maturità, a 32 anni, con i galloni di vice-capitano e la consapevolezza di essere uno dei pochi leader in dote ad Antonio Conte. Ah, l’esordio azzurro è datato novembre 2004, a 20 anni, in Italia-Finlandia (1-0): 12 anni dopo l’ultima amichevole pre-europea è stata giocata contro gli scandinavi. Segni del destino?

Ibrahimovic ancora una volta di fronte all’Italia

ZLATAN IBRAHIMOVIC (SVEZIA, Free agent): spesso è arrivato in un club da leggenda ed è andato via da re. Ci scusi la citazione, Zlatan.  Eppure uno dei calciatori più forti, moderni e completi del mondo non ha mai sorriso con la sua nazionale: spesso non per demeriti propri, sia chiaro. 62 reti in 112 presenze con la maglia svedese sono un bigliettino da visita eccellente, ma come potrebbe sfoderarlo l’unico calciatore ad aver vinto 13 campionati in quattro nazionali differenti (Eredivisie, Serie A, Primera División e Ligue 1), il record-man di reti con il Paris Saint Germain, il solo ad aver segnato in Champions League con sei squadre diverse e così via?

Il palmarès è impressionante: due campionati, una coppa e una supercoppa in Olanda, quattro scudetti e tre supercoppe in Italia, una Liga e due supercoppe in Spagna, poker di campionati e tris di supercoppe e coppe di Lega in Francia, con due coppe. Imbattibile nelle corse a tappe, meno nelle sfide secche, come una Uefa e una coppa del mondo per club testimoniano: si torna in Francia, dove l’attaccante che potrebbe presto ritrovare Mourinho a Manchester, sponda United,  ha incamerato il 40% dei trofei vinti in carriera. E di fronte ritroverà l’Italia che stregò nel 2004 con quel tacco vincente da taekwondo. Re Zlatan, è l’ultima chance per non deporre la corona.

Rakitic, motorino del centrocampo croato

IVAN RAKITIC (CROAZIA, Barcellona): una coppa di Svizzera, due vittorie nella Liga, altrettante coppe di Spagna, un’Europa League, una Champions, una Supercoppa europea e una Coppa del Mondo per club. Nove titoli alzati al cielo, spesso da protagonista. Rakitic è entrato nel centro del mondo della Croazia nell’epoca-Bilic, nel 2008, impressionando il continente in un 2-0 alla Germania durante l’Europeo di otto anni fa a Klagenfurt. Tra Klagenfurt e la finale di Berlino 2015, dove ha aperto le danze blaugrana contro la Juventus – perché la Germania è nel suo destino- sono trascorsi sette anni e mille chilometri scarsi.

Nato in Svizzera da padre di Sikirevci e madre bosniaca, è passato da Basilea e Gelsenkirchen prima di rivelarsi a Siviglia, dove ha anche trovato moglie: 149 presenze e 32 gol in tre stagioni e mezza ne sono la testimonianza. Ora è a Barcellona, dove vincere è quasi imperativo come una buona colazione. 76 presenze e 11 reti con la Croazia, ma senza medaglie a referto. A 28 anni, può essere la volta buona?

Cristiano Ronaldo avrà sulle spalle il peso di una nazione intera

CRISTIANO RONALDO (SPAGNA, Real Madrid): ma come? Può essere in questa lista chi nel corso della sua carriera, ha vinto una Supercoppa portoghese (2002), 3 campionati inglesi consecutivi (2007, 2008 e 2009), 1 FA Cup (2004), 2 Coppe di Lega inglesi (2006 e 2009), 2 Supercoppe inglesi (2007 e 2008), 1 campionato spagnolo (2012), 2 Coppe di Spagna (2011 e 2014), una Supercoppa spagnola (2012), 3 Champions League (2008, 2014 e 2016), una Supercoppa UEFA (2014) e 2 Mondiali per club (2008 e 2014)? Certo, soprattutto se con una rappresentativa non di secondo piano come quella lusitana, pur avendo accumulato 126 presenze e 56 reti, non ha mai toccato vette continentali o iridate: e quando lo ha fatto (Euro 2004) era ancora imberbe e 19enne per poterlo valutare.

Tre Mondiali (2006, 2010 e 2014) e altri due Europei (2008 e 2012) gli hanno portato in dote il bronzo di quattro anni fa e tante critiche. Oggi, in una kermesse che si prospetta livellata verso il basso, gli tocca caricarsi sulle spalle quell’orgogliosa lingua di terra e mare, vogliosa di superare i confini del calcio.

Infortuni dell’ultim’ora, speranze cancellate a causa di lunghi stop già in inverno, cancellazioni eccellenti dalle liste nel rush finale. Non solo Olanda, Grecia, Serbia e Bosnia: tra le grandi assenti dal novero delle 24 nazionali partecipanti a Euro 2016 ci sono anche nomi di peso. Ecco la Top 11 degli esclusi dalla lista comprendenti i 552 nomi complessivi che saranno di scena in Francia. Li disponiamo in campo con un inedito 3-5-2 a trazione anteriore:

Kevin Trapp
Kevin Trapp

Kevin Trapp (Germania): nella rosa del Paris Saint Germain ha messo in secondo piano Salvatore Sirigu, meritando i galloni da titolare. Al 25enne tedesco, cresciuto nell’Eintracht Francoforte, non è bastato per convincere il ct tedesco Loew: i portieri della Germania saranno Neuer, Ter Stegen e Leno.

Raul Albiol
Raul Albiol

Raul Albiol (Spagna): l’ottima stagione alla guida della difesa del Napoli di Sarri e i trascorsi nel Real Madrid non gli sono stati sufficienti per scalzare il promettente ma acerbo Bartra dalla lista di Del Bosque per la Spagna. Eppure nei panni di riserva di Sergio Ramos e Piquè sembrava poter dire la sua.

Vincent Kompany
Vincent Kompany

Vincent Kompany (Belgio):  l’infortunio al polpaccio patito a marzo in Champions League contro la Dinamo Kiev ha messo fuori dai giochi il capitano del Manchester City e della sua nazionale. Questa stagione Kompany ha giocato solo 19 partite, non sufficienti per volare in Francia.

Leighton Baines
Leighton Baines

Leighton Baines (Inghilterra): in pochi in Europa sono dotati del mancino del numero 3 dell’Everton, ma Baines sembra aver pagato la stagione opaca dei Toffees e i recenti dissidi con l’allenatore Martinez. Hodgson gli ha preferito la freschezza di Rose e Bertrand.

Alan Dzagoev
Alan Dzagoev

Alan Dzagoev (Russia): con la maglia del Cska Mosca ha spesso incantato su scala europea, ma una fratttura al metatarso del piede destro lo costringerà a dare forfait. La “Sbornaya” dovrà fare a meno del suo curriculum, fatto di 46 presenze e 9 centri.

Claudio Marchisio
Claudio Marchisio

Claudio Marchisio (Italia): sarà un caso se con lui la percentuale di ko per Juventus e Italia cala del 300%, statistiche alla mano? Conte cerchi di non pensarci, ma il crack al ginocchio accusato in aprile contro il Palermo ha privato gli Azzurri di un riferimento fondamentale in mediana.

Marco Verratti
Marco Verratti

Marco Verratti (Italia): se non è zuppa, è…pan bagnato. A qualche settimana di distanza dal ko di Marchisio, ecco monsieur Verratti fuori dai giochi a causa di un intervento chirurgico per guarire la pubalgia che lo tormenta da mesi. Un infortunio gestito non al meglio dallo staff del Psg, che costa caro all’Italia.

Ilkay Gundogan
Ilkay Gundogan

Ilkay Gundogan (Germania): anche la stella tedesca del Borussia Dortmund (a lungo nel mirino della Juventus e del Napoli) salterà gli Europei per un infortunio al ginocchio. La sua assenza, però, era nota dall’inverno, così Loew ha avuto tempo e modi di cercare un sostituto.

Frank Ribery
Frank Ribery

Frank Ribery (Francia): dal rischio ritiro era passato in pochi mesi al centro del Bayern Monaco, con un finale di stagione positivo. Troppo poco per convincere Didier Deschamps, che gli ha preferito la freschezza del compagno di club Kingsley Coman.

Diego Costa
Diego Costa

Diego Costa (Spagna): la vera domanda è: quanto starà rimpiangendo il giorno in cui ha accettato la naturalizzazione, lui che è nato in Brasile? Del Bosque, dopo averne soppesato pregi e difetti, lo ha escluso dai piani della Roja, preferendogli Morata e Aduriz.

Kevin Gameiro
Kevin Gameiro

Kevin Gameiro (Francia): lui in Spagna invece è di casa, con i 39 centri in 92 partite nel triennio di Siviglia, concluso con il tris di Europa League messo in cascina: numeri e panni da leader, insufficienti per entrare nelle grazie dei Bleus, dove resta fermo a sole 8 presenze,

Giovani, affamati di successo e in cerca di consacrazione. Euro 2016, nella sua versione “allargata”, amplia anche gli orizzonti degli Under 21 che prenderanno parte alla kermesse continentale: Betclic.it ha selezionato per voi i 10 talenti più attesi in terra francese. Conosciamoli insieme.

 

Dele Alli (Inghilterra, 1996)

Già maturo nonostante i suoi 20 anni, il mediano del Tottenham sa fare entrambe le fasi: 76 chilogrammi distribuiti su 188 centimetri ne fanno un interprete moderno del ruolo. Prodotto del settore giovanile del Milton Keynes Dons, al primo anno con gli Spurs ha messo insieme 33 presenze, risultando imprescindibile per gli schemi di Pochettino. Ben 10 le reti all’attivo: al netto di un carattere da limare, può diventare il nuovo Gerrard.

Dele Alli

Julian Brandt (Germania, 1996)

Il calcio lo aveva nel destino (suo padre Jurgen allena l’SC Borgfeld): fantasista di piede destro che ama partire da sinistra, è uno degli esterni alti più promettenti d’Europa. 27 gol in 48 partite al Wolfsburg e il passaggio nell’estate 2014 al Leverkusen. Grande visione di gioco, cosa che gli permette di verticalizzare rapidamente per i compagni o essere pericoloso in zona gol. 15 centri in due anni con le Aspirine. Si gioca le sue carte tra i pre-convocato di Low

Julian-Brandt

Breel-Donald Embolo (Svizzera, 1997)

Da grande attesa a grande assente? È di questi giorni la notizia dell’infortunio subìto dal 19enne di origini camerunensi: l’infortunio al tendine rotuleo della gamba destra accusato nella partita tra il suo Basilea e il Lucerna fa tremare Petkovic. Golden boy dei rossocrociati, tre campionati “pro” alle spalle, impiegato di commercio con zaino in spalla nei giorni di scuola: la prima rete in carriera è arrivata a 17 anni, 1 mese e 2 giorni. Da lì in poi non si è più fermato: con la nazionale maggiore 7 presenze e una rete. Bottino che potrà alimentare in Francia?

BASEL,SWITZERLAND,04.NOV.14 - SOCCER - UEFA Champions League, group stage, FC Basel vs PFC Ludogorets Razgrad. Image shows the rejoicing of Breel Embolo (Basel). Photo: GEPA pictures/ EQ Images / Melanie Duchene - ATTENTION - COPYRIGHT FOR AUSTRIAN CLIENTS ONLY

Aleksandr Golovin (Russia, 1996) 

Faccia d’angelo e piede velenoso, Golovin è uno dei “figliocci” di Slutsky, il sergente di ferro che ha rilevato Capello sulla panchina russa. Regista in un 4-4-2 o interno in un 4-3-3, nel 2013 è stato tra i protagonisti della “Sbornaya” che ha vinto gli Europei Under 17. L’impatto con la nazionale maggiore è stato forte per questo longilineo di 180 cm per 71 kg: 2 reti in 3 presenze e la voglia di strappare una maglia per Euro 2016.

Aleksandr Golovin

Alen Halilovic (Croazia, 1996)

Lo osservi distrattamente e lo confondi con uno dei suoi modelli, Modric. Poi ti concentri e noti quel mancino felpato che lavora tra le linee, scardina le difese e cerca la porta appena gli lasci un metro.  Acquistato dal Barcellona in tempi insospettabili, ha portato la giovane banda dello Sporting Gijon alla salvezza nella Liga. Di lui Monchi, ds del Siviglia, ha detto: “L’ho visto contro il Betis e negli ultimi minuti, quando lo Sporting stava soffrendo, quello che chiamava la palla era lui. E questo vale tanti soldi. Questo è veramente difficile da trovare e non si conquista con il lavoro”. Anche suo padre Sejad Halilović è stato calciatore, mentre il fratello Dino, classe 1998, gioca nella formazione Primavera dell’Udinese.

Alen Halilovic

Anthony Martial (Francia, 1995)

Nel 1998 aveva appena tre anni e non può ricordarsi del trionfo mondiale della Francia sul Brasile di Ronaldo: questo non gli ha impedito un acuto attacco di nostalgia e commissionare alla ‘Nike’ un paio di scarpe uguali a quelle indossate dal Fenomeno nei Mondiali del 1998. Lo United ha sborsato 60 milioni “cash” in estate per prelevarlo dal Monaco e il “nuovo Henry”, come lo dipingono in Francia, non ha sofferto l’impatto con la Premier con 5 reti nelle prime 9 partite stagionali (meglio di tale Cristiano Ronaldo con i Red Devils) e chiudendo l’anno in campionato con 11 reti in 30 presenze. Progressione e dribbling sono però da top player e il 4-2-3-1 di Deschamps potrebbe esaltarlo.

Divock Origi (Belgio, 1995) 

Ci vuole un fisico bestiale? Origi ce l’ha. 186 centimetri su spalle larghe e falcata ampia, formatosi nel vivaio del Genk, lanciato da Garcia ai tempi del Lille e approdato a Liverpool dopo tre anni di praticantato in Francia, dividerà con Lukaku il peso dell’attacco di Wilmots. Il gol nel Dna: suo padre è Mike Origi, attaccante del Kenya che ha giocato tutta la sua carriera in Belgio. Nei Mondiali 2014 aveva sostituito Benteke nel listone, mentre in Francia ci arriva con i galloni di titolare: che l’aria della Ligue 1 lo possa consacrare?

Divock Origi

Marcus Rashford (Inghilterra, 1997)

La wild card di Roy Hodgson ha il viso di un bambino e il killer instinct del bomber consumato. Carneade fino a febbraio, quando Louis Van Gaal gli fa smettere la tuta per l’infortunio muscolare di Martial e lui lo ripaga con una doppietta al Midtjylland nel 5-1 dell’Old Trafford, che vale il passaggio del turno in Europa League. È diventato il più giovane calciatore nella storia del Manchester United a segnare in una partita europea a soli 18 anni e 117 giorni, battendo il precedente record di George Best. Doppietta all’Arsenal e firma decisiva nel derby di Manchester: in 9 turni di Premier ha lasciato il segno. E l’esordio con i Leoni d’Albione nella competizione francese sarebbe un altro segno di predestinazione

Renato Sanches (Portogallo, 1997)

Il protagonista del recente passaggio dal Benfica al Bayern Monaco per 35 milioni, che con le sue treccine ricorda Edgar Davids, arriva dal settore giovanile delle Aquile e sa ricoprire diversi ruoli a centrocampo, dove può agire da centrocampista centrale o a supporto delle punte. Sogna una maglia da titolare e alle spalle ha una storia da libro Cuore: nel 2006 il Benfica l’ha pagato 25 palloni: il club portoghese firmò un accordo con la squadra in cui è cresciuto, l’Águias Musgueira, che se Sanches avesse firmato un contratto da professionista, sarebbero stati recapitati i palloni. Chissà se in caso di partecipazione a Euro 2016, dalle parti di Musgueira non arrivi un pallone firmato dalla Francia…

Renato Sanches

Raheem Sterling (Inghilterra, 1994)

Vulcanico, eclettico, fuori dalle righe. È il più “anziano” (22 anni a dicembre) del gruppo, ma ha già due vite alle spalle. Inglese di origini giamaicane,  scatenato dentro e fuori dal campo -sembra abbia già 3 figli- Sterling è la classica ala d’attacco velocissima, con baricentro basso e un dribbling fulminante. Sempre fuori dagli schemi, come quando nell’estate 2015 -al momento del passaggio al Manchester City per 68 milioni- salutò il Liverpool con parole dolci dopo due mesi ai ferri corti (“Sono in buoni rapporti con chiunque nel club, il manager, i giocatori e auguro loro il meglio per la nuova stagione. Ma sono davvero dispiaciuto per come è finita”). In campo, il suo cambio di passo potrebbe risultare devastante per le difese avversarie: con la nazionale sin qui 20 presenze e 2 reti

Circa cinque mesi fa il mondo tremava, e con esso quello del calcio. Bataclan, Stade de France, Isis, Parigi e terrorismo hanno fatto parte di un quintetto di parole ormai indissolubilmente scolpite nella storia contemporanea del Vecchio Continente e del globo intero: 13 novembre 2015, Parigi sotto assedio, colpita nel cuore pulsante della sua quotidianità. Assistere a un concerto o a una partita di calcio, inutile nasconderlo, da allora sono eventi che non hanno più lo stesso significato: non può essere altrimenti quando la tragedia fa capolino nella normalità del relax e nella serenità dell’intimità.

Quella strage ci ha lasciato tutti allibiti e con il cordoglio e lo sbigottimento ha lasciato in eredità una serie di interrogativi in merito alla sicurezza. Inevitabile non pensare ad Euro 2016, la prima competizione calcistica continentale allargata a 24 squadre, per un totale di 51 partite, con oltre 500 giocatori coinvolti e 10 stadi impegnati dal 10 giugno al 10 luglio 2016.

Lo Stade de France il giorno di Francia-Germania, 13 novembre 2015
Lo Stade de France il giorno di Francia-Germania, 13 novembre 2015

Gli impianti e le città in questione sono Parigi (Parco dei Principi e Saint Denis), Marsiglia (Velodrome), Lione (Stade de Lumieres), Lilla (Stade Pierre-Mauroy), Bordeaux (Matmum Atlantique), Tolosa (Stadium Municipal), Lens (Stade Felix Bollaert), Nizza (Allianz Riviera), Saint-Etienne (Stade Geoffroy Guichard). Le misure di sicurezza saranno altissime. Il dato da cui ripartire è che nel venerdì nero di Parigi ad aver funzionato bene era stata proprio la sicurezza intorno allo Stade de France. I terroristi avrebbero voluto la strage in diretta tv, alla presenza nell’impianto del presidente francese Hollande, ma i filtri esterni all’impianto hanno respinto il kamikaze costringendolo ad allontanarsi per farsi esplodere altrove. Il bilancio fu drammatico, ma sicuramente inferiore a quello che sarebbe stato in caso di esplosione in mezzo alla folla.

Un giorno prima dei tragici fatti, è bene ricordarlo, allo stadio “Felix Bollaert” di Lens si era tenuta una simulazione -alla presenza di 830 persone- di attacco con armi chimiche, mentre pochi giorni prima allo stadio di Bordeaux era stata simulata un’evacuazione con 200 figuranti in seguito a incidenti in tribuna. Il passaggio da “rischio potenziale a rischio reale”, come l’aveva definito Jacques Lambert, ex-prefetto e presidente di Euro 2016 Sas, cioè la società incaricata dell’organizzazione della manifestazione, è avvenuto di lì a poco.

Cosa accadrà nel mese di calcio all’insegna dell’Europa? Su alcuni temi vige ancora la massima discrezione, ma dal 14 novembre l’attenzione sul tema sicurezza è stata incrementata: tra lo Stato e la Federcalcio francese è stato siglato un accordo che divide compiti e competenze per quello che riguarda la sicurezza. La Federcalcio francese si deve occupare di stadi, campi di allenamento, alberghi delle squadre e dell’Uefa; la sicurezza delle zone intorno invece sarà a carico dello Stato. “Siamo preoccupati, ma c’è tempo. Continueremo a fare il necessario affinché la sicurezza sia garantita, nonostante i rischi che questo comporta. È una questione permanente per la Federazione e per lo Stato” ha ammesso a più riprese Noel Le Graet, capo del calcio transalpino.

Noël Le Graet, numero uno della Fédération française de football
Noël Le Graet, numero uno della Fédération française de football

Perimetri di sicurezza ampliati, cordoni di controllo duplicati, maggiori verifiche sui tifosi e il contenuto di eventuali zaini trasportati negli impianti, aumento del numero di volontari.  Per quanto riguarda l’Italia, la Nazionale sarà scortata da 12 funzionari italiani collegati a 30 agenti locali. E l’Uefa?  Da oltre tre anni il Comitato organizzatore lavora a stretto contatto con le autorità competenti per garantire la protezione e la sicurezza del torneo.

“La vita deve riprendere il suo corso. Tutti devono mettersi in testa che la vita continua e penso che oggi bisogna soprattutto rassicurare” è il motto che campeggia sulla manifestazione.  Libertà di divertirsi, uguaglianza di trattamento, fratellanza per uno sport che deve unire. Ne abbiamo tanto bisogno.

Dalla Francia…alla Francia. L’edizione 2016 dell’Europeo di calcio, la numero 15 della storia, torna a varcare le Alpi, laddove si svolse nel 1960 al suo esordio: la coppa la conquistò l’Urss, e questo basterebbe a stilare una piena cesura con il passato. L’arrivederci si estende anche alla formula che fu: non più 16 nazionali qualificate, ma 24, per la prima volta nella storia. Numeri enormi se pensiamo che nella prima edizione erano 4, diventate 8 nel 1980 e allargate a 16 nell’edizione 1996 giocata in Inghilterra. La noblesse oblige del calcio cede il passo alla sua concezione pop, voluta fortemente dal presidente dell’Uefa Michel Platini, da sempre tra i promotori di un allargamento delle frontiere del calcio ai paesi minori.

E così sia fatta la volontà di “Le Roi”. Così nove gironi di qualificazione, 53 squadre in campo, per oltre 500 partite che si sono rincorse da un capo all’altro del continente hanno animato 14 mesi di sfide, fino alle qualificazioni dello scorso novembre.  Viene  meno così la possibilità di rintracciare una costante, un’unità, un’identità geografica o geopolitica delle 24 squadre ai nastri di partenza: chi ascrive alle forze speciali del calcio quella di essere uno sport avventuroso, lotteristico, quasi ribelle alle normali classificazioni fatte dal mondo, troverà grossi motivi di conforto scorrendo i nomi delle partecipanti alla kermesse continentale.

Perciò, salite a bordo con Betclic e “Le Rendez-Vous”-Road to Euro 2016: l’occasione giusta per conoscere aneddoti, curiosità, leggende, tradizioni e storia di 24 differenti capitali. Il biglietto si paga in attenzione e voglia di leggere: al termine di ogni puntata in luogo di un banale aperitivo, ci sarà un gol da non dimenticare firmato dalla nazionale di turno, in attesa di vederla in campo negli stadi francesi.

Gianni Infantino durante il sorteggio di Euro 2016
Gianni Infantino durante il sorteggio di Euro 2016

Albania, Austria, Belgio, Croazia, Francia, Galles, Germania, Inghilterra, Irlanda, Irlanda del Nord, Islanda, Italia, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Slovacchia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina, Ungheria. Questo l’elenco degli ammessi alla prova continentale, in scrupoloso ordine alfabetico. Ci sono 10 titoli continentali (non ce ne vogliano Unione Sovietica e Cecoslovacchia se inseriamo la Germania Ovest nel novero), 11 coppe mondiali sollevate e 718 milioni di abitanti interessati. Si prevede un torneo più lungo ma meno intenso e stancante: durerà almeno un mese e il pubblico avrà una portata paneuropea: “Divide et impera” in pieno stile Platini, insomma. Gloria quasi per tutti, ma competitività che presumibilmente tornerà a farla da padrona solo dai quarti in avanti: il pericolo squadre-materasso è dietro l’angolo nella fase a gironi, da cui usciranno qualificate tutte le prime e le seconde, nonché le migliori terze, per dar vita a un’altra novità per gli Europei, gli ottavi di finale.

Un’edizione che, inutile negarlo, strizza anche l’occhio agli interessi dello show-business: 24 squadre in campo equivalgono a un totale di 51 partite disputate, ben 20 in più dell’ultima edizione, e molti più introiti dai diritti televisivi, considerando che tutte le emittenti nazionali dei Paesi partecipanti pagheranno per trasmettere l’intera manifestazione. Dopo una lunga melina, anche in Italia la querelle si è sbloccata: sulla Rai andranno in chiaro 23 match, mentre su Sky, grazie a un accordo con la Rai, verranno trasmessi, esclusivamente in modalità pay tv, tutti i 51 incontri della manifestazione calcistica, per un pacchetto dal prezzo non molto superiore a 50 milioni di euro e quindi accessibile per entrambi i broadcaster.

Per gli italiani si riparte da quella notte del primo luglio 2012, quella finale raggiunta in Polonia superando lungo la strada Inghilterra e Germania prima che la Spagna presentasse il conto a una nazionale sì generosa ma anche in là con l’età: 4-0 finale, ma applausi per tutti. Proprio le Furie Rosse, inserite nel gruppo D con Repubblica Ceca, Turchia e Croazia, cercheranno di entrare nella storia con il triplete continentale (dopo Euro 2008 e Euro 2012) che mai a nessuno è riuscito prima. Missione difficile, ma non impossibile per chi ha realizzato già quello iridato vincendo anche i Mondiali del 2010.

Celebrare l’arte del calcio: è questa la scritta ideale presente alle porte transalpine a cinque mesi dal calcio d’inizio: “Credo che l’Europa abbia i mezzi per proporre 24 squadre di alto livello -aveva assicurato Platini prima della sospensione del Tas che l’aveva inibito per 90 giorni, sorteggio dicembrino incluso- quando una federazione nazionale partecipa a un torneo è orgogliosa di farlo e può sfruttare l’occasione per promuovere il calcio”.

Beau Jeu, il pallone di Euro 2016
Beau Jeu, il pallone di Euro 2016

Estendere il più possibile alla periferia del continente gli orizzonti del calcio europeo. È questo il diktat che ha accompagnato il percorso di qualificazione, è questo il pensiero che sorvolerà sull’Interrail di Betclic: un viaggio virtuale sulle rotaie di un calcio dorato e misterioso, inedito e luminoso. Vi condurremo alla scoperta delle nazionali e delle nazioni che daranno vita a Euro 2016, partendo dal girone A, dove la Francia e la Svizzera, cugini mai vicini, guardano a est con Romania e Albania; derby anche nel gruppo B, con Inghilterra e Galles esponenti diversi di una Gran Bretagna che incrocerà anche Russia e Slovacchia; il gruppo C pullula di storia, recente e meno, con Germania, Polonia, Irlanda del Nord e Ucraina.

Scritto del girone D con la Spagna testa di serie, risuona di calcio anni ’90 il gruppo E, con l’Italia opposta a Svezia, Belgio e Irlanda, avversari nel destino azzurro nei mondiali del 1986, 1990 e 1994. Austria e Ungheria cercheranno di dar filo da torcere al Portogallo nel gruppo F, dove dalla nazione dell’Europa continentale con il punto più a ovest (Cabo da Roca) ci spingeremo in Islanda, verso la nazione più piccola e occidentale con i suoi 323mila abitanti.

Perché equilibrio tecnico e equilibrio geografico quasi mai concordano: e se è vero che la palla è rotonda, l’imprevedibile è pane quotidiano.