CALCIO

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SPLIT, June 11, 2015 -- Italy national team Nationalteam coach Antonio Conte attends a training session at Poljud stadium in Split, Croatia, June 11, 2015. Italy will play Euro 2016 Group H qualifying soccer match against Croatia on Friday. ) (SP)CROATIA-EURO 2016 QUALIFIERS-TEAM ITALY TRAINING SESSION MisoxLisanin PUBLICATIONxNOTxINxCHN Split June 11 2015 Italy National team National team Coach Antonio Conte Attends A Training Session AT Poljud Stage in Split Croatia June 11 2015 Italy will Play Euro 2016 Group H Qualifying Soccer Match Against Croatia ON Friday SP Croatia Euro 2016 Qualifiers team Italy Training Session MisoxLisanin PUBLICATIONxNOTxINxCHN

Il 12 giugno, a Spalato, si profila già un importante crocevia per l’Italia di Conte, sulla strada che conduce ai prossimi Europei. Staccata di due punti in classifica, proprio ad appannaggio degli avversari croati, la nostra Nazionale dovrà provare ad accorciare le distanze, onde evitare l’ulteriore avvicinamento della Norvegia, che occupa stabilmente la terza piazza del girone ed è attesa da impegni meno probanti. Per l’occasione gli azzurri si presenteranno in veste parecchio sperimentale, soprattutto per effetto delle defezioni di alcuni titolari, tra cui Barzagli, Chiellini e Zaza. Una situazione che potrebbe far salire le quotazioni di alcuni outsider e accelerare importanti svolte tattiche. Proviamo ad analizzare, dunque, le cinque possibili novità attese in terra croata.

IL MODULO

In assenza degli alfieri juventini in difesa, Conte potrebbe optare per una temporanea svolta dal 3-5-2 al 4-3-3 con Bonucci che tornerebbe a far coppia con Ranocchia (ex compagno ai tempi del Bari) nel cuore dell’area, sempre che Astori non bruci sul tempo il capitano interista. Sugli esterni potrebbe rivedersi Pasqual, o in alternativa il ritrovato De Silvestri, che viene da una buona stagione con la Samp (anche 4 gol per lui).

BERTOLACCI E SORIANO

Reduci da un’annata con i fiocchi sotto la Lanterna, entrambi quotati uomini mercato (a metà tra i rossoblu e la Roma il primo, della Sampdoria il secondo, seguiti molto da vicino dal Milan), sembrano ormai pronti a giocare da protagonisti anche in azzurro. Maggiori possibilità per il doriano che potrebbe trovare subito una maglia da interno nella mediana a tre o nell’eventuale rombo.

VAZQUEZ

L’italo-argentino del Palermo è solo alla seconda convocazione in azzurro, ma si muove e gioca già da veterano. La sua fantasia, le geometrie e la capacità di saltare l’uomo sono fondamentali per creare superiorità nella metà campo offensiva e servire le punte. Non giocasse dall’inizio, potrebbe comunque tornare utile per il cambio di passo in corso d’opera.

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CANDREVA ED EL SHAARAWY

Il primo non ha bisogno di preamboli o presentazioni: reduce da una stagione straordinaria (10 gol e 8 assist), è un tassello imprescindibile anche per la sua capacità di ricoprire indifferentemente i ruoli di interno ed esterno, con licenza di sganciarsi e inserirsi in area avversaria. Il secondo è un recupero importante per la nostra Nazionale sul quale Conte sta puntando parecchio: la disponibilità al sacrificio in copertura potrebbero garantirgli una maglia in caso di 4-3-3.

BUFFON A RIPOSO

Possibili novità anche tra i pali, dove le non perfette condizioni di Buffon potrebbero spianare la strada a Sirigu, da tempo in attesa di una chance da titolare, ma già con ottima esperienza internazionale. Alle sue spalle, un’altra sorpresa dell’ultima stagione: il torinese Padelli, al secondo campionato da titolare in granata.

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SANTIAGO, June 10, 2015 -- Alan, a grafitti artist paints a mural on a wall for 2015 Chile Copa America, in a neighborhood near to Julio Martinez Pradanos National Stadium, in Santiago, Chile, on June 10, 2015. The National Stadium will be the venue of the opening match of 2015 Chile Copa America between Chile and Ecuador. Pedro Mera) (jp) (SP)CHILE-SANTIAGO-COPA AMERICA-GRAFFITI e PedroxMera PUBLICATIONxNOTxINxCHN Santiago June 10 2015 Alan A Graffiti Artist Paints A Mural ON A Wall for 2015 Chile Copa America in A Neighborhood Near to Julio Martinez National Stage in Santiago Chile ON June 10 2015 The National Stage will Be The Venue of The Opening Match of 2015 Chile Copa America between Chile and Ecuador Pedro Mera JP SP Chile Santiago Copa America Graffiti E PedroxMera PUBLICATIONxNOTxINxCHN

Niente Mondiali ed Europei significa estate tranquilla? Ovviamente no, perché quest’anno il grande calcio si sposta in Cile, dove fino al 4 luglio si svolgerà la Copa América (qui il calendario completo). Come poche altre volte nella storia quasi centenaria della manifestazione (la prima edizione si giocò nel 1916 e l’anno prossimo dovrebbe esserci un torneo celebrativo negli Stati Uniti, messo però in dubbio dal noto scandalo FIFA) il divario tra il calcio europeo e il fútbol sudamericano sembra pendere dalla parte di quest’ultimo, per la presenza di una folta serie di grandi campioni che renderà il torneo entusiasmante nonostante la mancanza di alcuni pezzi da novanta, come Luis Suárez protagonista assoluto nel 2011 in Argentina e ancora squalificato per il morso a Chiellini.

LE FAVORITE

L’Argentina si presenta da finalista dei Mondiali ed è abbastanza affamata, perché non vince addirittura dal 1993 e nella scorsa edizione è stata superata dall’Uruguay nell’albo d’oro. Gerardo Martino, succeduto a Sabella dopo la finale del Maracanã, è stato scelto per far finire questo digiuno e lo farà puntando ovviamente tutto sul suo illustre concittadino, Leo Messi.

Dovrà fare di nuovo la voce grossa il Brasile, che nel 2011 è uscito col Paraguay sbagliando tutti i rigori e che ha l’onta dell’umiliante 1-7 contro la Germania da cancellare, in panchina è tornato Carlos Dunga e con lui si sono rivisti pure alcuni insospettabili, tipo Diego Tardelli e Robinho ripescati dal dimenticatoio: alla Seleção però mancano alcuni elementi chiave per infortunio (Oscar su tutti) e la rosa è molto diversa rispetto a quella dei Mondiali.

Da padrone di casa il Cile va di diritto nel lotto delle favorite pur non avendo ancora vinto il trofeo, e mai come quest’anno la Roja può definirsi tale: Jorge Sampaoli, allievo di Marcelo Bielsa, ha proseguito il lavoro del suo maestro e conta su un gruppo di valore caricato a mille dall’ambiente (occhio all’inno cileno), cosa che potrebbe essere un vantaggio assieme al girone piuttosto abbordabile. Potrebbe però essere l’anno buono per la Colombia, se non altro per consacrare la generazione attuale, che per ora in nazionale non ha vinto nulla e avrà poche altre occasioni per riprovarci.

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LE POSSIBILI SORPRESE

Pur essendo campione in carica l’Uruguay si presenta in Cile un gradino sotto rispetto alle quattro grandi favorite, perché il ciclo strepitoso iniziato col quarto posto a Sudafrica 2010 è arrivato alla fine e i senatori che avevano guidato la Celeste in questi anni, Diego Forlán e Diego Lugano, hanno lasciato, mentre Luis Suárez è squalificato. Óscar Washington Tabárez ha avviato il ricambio generazionale e alcuni giovani molto interessanti avranno la loro prima chance da titolari, ma l’impressione è che manchi qualcosa.

Le semifinali del 2011 furono Uruguay-Perù e Paraguay-Venezuela: possibile un replay? Difficile, perché il Perù pur avendo un ottimo CT, l’argentino Ricardo Gareca, non sembra all’altezza, il Paraguay riparte da Ramón Díaz ma è reduce da un pessimo girone di qualificazione ai Mondiali del 2014 (ultimo con la Bolivia) e la Vinotinto deve ancora dimostrare di poter fare il salto di qualità, fin qui sempre fallito.

Delle altre formazioni in gara, detto che Bolivia e Giamaica appaiono come le più deboli per distacco, c’è grande interesse per vedere cosa saprà fare l’Ecuador, atteso dalla gara inaugurale col Cile: mancherà per infortunio Felipe Caicedo ma l’attacco resta il punto di forza della Tri, guidata da Gustavo Quinteros campione nazionale nel 2013 e nel 2014 con l’Emelec. È un’incognita totale invece il Messico, che a causa dell’imminente Gold Cup (la coppa della sua federazione) ha una rosa sperimentale senza i migliori: il pittoresco CT Miguel Herrera dovrà compiere un mezzo miracolo.

I GRANDI CAMPIONI

Il tridente da favola del Barcellona è stato diviso dalla squalifica di Suárez, ma gli altri due promettono spettacolo. Lionel Messi arriva all’appuntamento caricato dal Triplete col Barcellona e non a mezzo servizio come un anno fa, accanto a lui si rivede Carlos Tévez e l’attacco comprende pure Sergio Agüero e Gonzalo Higuaín: difficile trovare di meglio, e dietro c’è il Jefecito Javier Mascherano.

Il Brasile è costruito attorno a Neymar, stella assoluta dei verde-oro con Thiago Silva, entrambi assenti nel Mineiraço del 2014: non è un caso, se la Seleção vuole vincere servono loro due. La squadra che, con l’Argentina, vanta il maggior numero di stelle è la Colombia: Radamel Falcao cerca il riscatto dopo i Mondiali persi ed è certo del posto, poi ci sono i vari Carlos Bacca, Juan Guillermo Cuadrado, Jackson Martínez e James Rodríguez a completare un magnifico fronte offensivo.

Da non sottovalutare il Cile, che vuole ripercorrere le gesta di Salas e Zamorano con Arturo Vidal, Alexis Sánchez e uno degli ultimi veri numeri 10, il Mago Jorge Valdivia; infine, complice la mancanza di Forlán e Suárez, Edinson Cavani avrà finalmente quel ruolo di spicco al centro dell’attacco mai ottenuto con l’Uruguay, e dovrà dimostare di essere una macchina da gol anche in nazionale per tenere in alto la Celeste.

Lionel Messi e Neymar in azione durante una partita fra Argentina e Brasile.

I VOLTI NUOVI

Questi tornei servono anche per scoprire nuovi giocatori, famosi in Sud America ma ancora poco conosciuti in Europa e dunque acquistabili a prezzi contenuti anche da squadre non di primo piano. È già in una grande dal 2013 l’uruguayano José María Giménez, difensore classe 1995 che farà coppia centrale con Godín, compagno anche all’Atlético Madrid, ma nella Celeste sono da seguire il fantasista del Cruzeiro Giorgian De Arrascaeta e la punta Diego Rolán, reduce da un’annata positiva al Bordeaux.

Roberto Firmino ha fatto vedere grandi cose all’Hoffenheim e dovesse ripetersi col Brasile avrebbe la strada spianata verso una carriera luccicante, stesso discorso può valere per i cileni Charles Aránguiz (l’Udinese ce l’aveva in pugno, poi è finito all’Internacional) ed Eugenio Mena, ottimo terzino sinistro del Cruzeiro. Ha talento da vendere il messicano Marco Fabián, che nel 2011 fece due gol pazzeschi al Barcellona in amichevole e in Europa non c’è finito solo per un carattere rivedibile, simile a quello del colombiano Teófilo Gutiérrez, che quando è in giornata fa la differenza ma a volte dà fuori di testa.

Due affaroni si potrebbero fare dall’Ecuador: Fidel Martínez è noto come il Neymar ecuatoriano e l’accostamento non è blasfemo, ma il nome da segnare è dell’attaccante Miller Bolaños, sei gol in nove partite di Copa Libertadores con l’Emelec. Dal Paraguay occhio a Derlis González, in gol al Real Madrid col Basilea in Champions League.

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Gigi Buffon ci ha riprovato per la seconda volta a Berlino, ma la Champions League gli è sfuggita ancora. Dopo Manchester 2003, con il ko ai calci di rigore contro il Milan, l’1-3 contro il Barcellona di una Juventus comunque orgogliosa. Ma, come si dice in questi casi, alla fine solo i vincitori vengono ricordati negli annali. E SuperGigi è uno di quei top player che hanno mancato la consacrazione a livello di club, dopo aver vinto tutto. Anche con la Nazionale.

Buffon può consolarsi scorrendo l’elenco dei grandissimi che non sono mai riusciti ad alzare la Coppa Campioni. Non sono pochi. E si fa fatica a capire come mai non ce l’abbiano fatta. Ma tant’è. Solo tra i portieri, ce ne sono tre: uno è Dino Zoff, caduto sotto il siluro di Felix Magath ad Atene nel 1983, quando la Juve era super favorita contro l’Amburgo. E 10 anni prima battuto da Rep, Ajax, con un altro tiro da lontano. Sorte avversa pure per l’unico portiere ad aver vinto il Pallone d’oro, vale a dire il sovietico Lev Yascin. Rispetto a questi due, il numero uno bianconero ha ancora la possibilità di vincere la Champions, ma dovrà fare in fretta.

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Spostandoci ai ruoli di campo, troviamo i ministri della Difesa. Il francese Lilian Thuram e il capitano di Berlino 2006, Fabio Cannavaro, hanno visto svanire il loro sogno nella stessa notte nera di Manchester, quando il Milan prevalse sulla Signora dagli undici metri. Era il 28 maggio 2003. Choc per Lothar Matthäus: dopo l’esperienza con l’Inter, nel 1999 andrà a un minuto (o forse meno) dalla vittoria. Il suo Bayern Monaco infatti viene clamorosamente superato dal Manchester United nei minuti di recupero, con uno-due che resterà per sempre negli annali del calcio. Lothar era stato appena sostituito.

A centrocampo, un certo Pavel Nedved vivrà la doppia beffa: salterà la finale di Manchester per squalifica e non potrà aiutare la Juve contro il Milan di Carlo Ancelotti. Circa 20 anni prima, il brasiliano Falcao aveva visto anche lui svanire il trofeo ai rigori. Vestiva la maglia della Roma, giocava all’Olimpico, ma tanto non bastò per esorcizzare il Liverpool. Tra l’altro, il sudamericano si tirò indietro alla richiesta di andare a calciare un rigore. Citiamo poi Juan Sebastian Veron (che si è consolato con una Libertadores) e Patrick Vieira (ceduto l’anno prima del Triplete nerazzurro), fantastici nella loro interpretazione del ruolo.

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Il reparto offensivo è ricco di golden boy. Prendete Éric Cantona, l’estroso esterno offensivo francese che, a fine carriera, si è riciclato nel ruolo di attore. Carisma, eleganza, colpi proibiti, ma mai una Coppa dei Campioni. Bruno Conti, campione del mondo nel 1982 al Bernabeu, sarà sulla stessa barca di Falcao in quella finale dell’Olimpico. Con una differenza: lui romano di Roma che perde davanti ai suoi tifosi la Coppa Campioni. Roba da piangere per giorni e giorni. Il più grande di tutti è probabilmente Diego Maradona. Ha portato l’Argentina sul tetto del mondo, ma non è riuscito a guidare il Napoli a quello che sarebbe stato un successo straordinario (due volte eliminato prima degli ottavi di finale). E nella sua bacheca manca anche la Coppa Libertadores, l’equivalente sudamericano della nostra Coppa Campioni.

Un altro numero 10 che ci sarebbe meritato questa gioia è Roberto Baggio. Ha vinto il Pallone d’oro, ha giocato una finale dei Mondiali, ma non ha avuto fortuna nelle Coppa dalle grandi orecchie. Lasciando la Juve proprio alla vigilia di Roma e del successo contro l’Ajax. Il Fenomeno Ronaldo, con le maglie di Barcellona, Inter e Real Madrid ha vinto tantissimo, ma non la Coppa. Due palloni d’oro (1997 e 2002) e due Mondiali da protagonista. Ha segnato un’epoca, ma ha fallito il traguardo della consacrazione europea.

In attacco si può schierare pure Zlatan Ibrahimovic, il collezionista di scudetti con una particolarità: andato via lui, i club l’anno dopo conquistavano l’agognata Champions League. Possiamo chiamarla maledizione? Non vanno dimenticati poi altri tre attaccanti da mille una notte: il brasiliano Romario, l’argentino Crespo e il francese Trezeguet, l’argentino Batistuta. L’hanno annusata o semplicemente giocata, ma se la sono vista sfuggire.

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A chi niente, a chi tanto: Gento l’ha vista sei volte, Maldini e Di Stefano cinque, Seedorf quattro, Paisley, Rijkaard e Cruijff tre. Merito anche dei club, naturalmente, non solo del singolo talento. Anche se quelli che abbiamo appena nominato stanno benissimo alla pari con i ‘perdenti’. E talvolta sono anche superiori. La fortuna ha baciato invece Darko Pancev, che la Coppa Campioni l’ha alzata al cielo, pur non avendo le stimmate del campione.

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Aktuell Fußball, Italien, Serie B Playoffs, FC Bologna gelingt Wiederaufstieg in die Serie A Db Bologna 09/06/2015 - play off Serie B / Bologna-Pescara / foto Daniele Buffa/Image nella foto: Bologna PUBLICATIONxNOTxINxITA current Football Italy Series B Playoffs FC Bologna succeeds Re-ascent in The Series A DB Bologna 09 06 2015 Play Off Series B Bologna Pescara Photo Daniele Buffa Image Nella Photo Bologna PUBLICATIONxNOTxINxITA

Avreste dovuto vederle le facce di Gianni Morandi, Cesare Cremonini, Alberto Tomba e persino quella apparentemente impassibile di Luca Cordero di Montezemolo, negli ultimi 20 minuti di Bologna – Pescara. Avrei voluto una telecamera esclusivamente sui loro volti e su quello di Joe Tacopina, Presidente tifoso poco incline alle formalità, per spiegare ad un marziano cos’è il calcio qui da noi, in Italia, tra la provincia e la metropoli, all’altezza di Bologna. Quando le ultime speranze di bellissimo Pescara si sono adagiate sulla traversa della porta di Da Costa, quasi sullo stesso angolo dove vi si erano adagiate quelle dell’Avellino, allo stesso minuto e con la stessa incredulità nel volto del centravanti di turno (prima Castaldo, poi Melchiorri) si è capito che il Bologna doveva andare in Serie A, perché così aveva deciso il destino.

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Ma il destino va aiutato e alimentato. E allora è bene ricordare sì gli episodi fortunati di questi playoff, ma anche il fatto che il Bologna si è piazzato meglio degli altri, ed ha potuto contare (giustamente) sui due risultati su tre e sul fattore campo. Fuori dai ragionamenti puramente regolamentari, va sottolineato anche che i rossoblu hanno potuto contare su un pubblico meraviglioso che nel momento della sofferenza si è stretto attorno ai propri giocatori incitandoli fino alla fine, nonostante la paura che attanagliava il Dall’Ara e i tanti illustri tifosi bolognesi. Enrico Brizzi, grande scrittore bolognese, ha mutuato il motto “Lo squadrone che tremare il mondo fa” in “Lo squadrone che tremare i suoi tifosi fa”, e mai come questa volta si è trattata di una sofferenza sportiva pura, indelebile, di quelle che non vorresti rivivere mai. Ma che si scioglie e ti accarezza nel momento in cui l’arbitro fischia la fine e puoi gridare al mondo tutta la tua felicità.

Il Bologna ha conquistato la Serie A strappandola con la forza, in una stagione in cui ci si aspettava le grandi, che invece non ci sono state. Non il Bari, piazzatosi lontano dai playoff, non il Catania che a stento è riuscito a salvare la stagione. In questo contesto nulla era dovuto a nessuno. Tantomeno ad una squadra partita con mille problemi e che solo a settembre ha trovato la sua stabilità societaria. La bravura di Tacopina è stata quella di creare il giusto entusiasmo, di puntare fin da subito, su un gruppo di giovani bolognesi da far crescere a grandi livelli (Casarini su tutti) accanto a senatori come Cacia, Matuzalem, Maietta e l’ultimo arrivato Gastaldello. Tacopina ha forse sbagliato la scelta dell’allenatore, ma non abbiamo la controprova dal momento che lo stesso Delio Rossi, con grande onestà intellettuale, ha riconosciuto il merito di chi c’era prima, Lopez, e che magari avrebbe ugualmente raggiunto il risultato. Non lo sapremo mai.

Aktuell Fußball Italien Serie B Playoffs FC Bologna gelingt Wiederaufstieg in die Serie A Bologna

Di certo sappiamo che la Serie A ritrova una grande protagonista, una piazza che sposta di molto gli equilibri geo-politici dell’intero campionato. Da Bologna sono passati scudetti e grandi campioni come Baggio, Signori, il mitico Villa, che forse non avrà i piedi dei due di cui sopra, ma chiedete ad un bolognese se non è stato amato quanto loro. Da Bologna passano (e restano) tifosi di grande prestigio intellettuale: scrittori, cantanti, attori, sportivi famosi: è un parterre molto bohémien quello rossoblu, sono immagini da esportare all’estero, tifosi veri di una squadra che sta tra le grandi e le piccole: una squadra che non vince da tanto ma che non smette di far batter il cuore. È il senso del calcio. Da Bologna, con tutto il rispetto per altre piazze, passano incassi importanti e bagni di entusiasmo e di folla come quello di ieri. Da Bologna passa anche il futuro, visto che l’intenzione dell’ambizioso presidente americano è quello di riportare i rossoblu in Europa. E se un giorno tutto questo dovesse accadere ci ricorderemo delle due traverse che hanno salvato i rossoblu ai playoff come ci ricordiamo della nebbia di Belgrado per il Milan di Sacchi, del gol annullato a Bojan per l’Inter di Mourinho, di tanti piccoli episodi che avrebbero potuto cambiare la storia ma che non l’hanno fatto, perché quello era il corso naturale delle cose.

Complimenti al Pescara, intanto, perché davvero aveva tutto per raggiungere Carpi e Frosinone in Serie A. Un grande centravanti, Federico Melchiorri, esploso tardi ma che ancora più fare benissimo a grandi livelli. Un centrale di prospettiva come Salamon, un centrocampista che unisce qualità e quantità: Memushaj. E certo è stato un peccato vedere questa finale senza uno dei protagonisti principali del campionato di serie B: quel Bjarnason (ieri impegnato con l’Islanda) che magari, con il Bologna in 10, stanco e in difficoltà, avrebbe potuto alzare i ritmi a modo suo e sfruttare meglio tutti quei palloni aerei transitati dalle parti dell’area rossoblu negli ultimi dieci minuti. Ma questo è il senno di poi. Resta il grande il merito e la base per fare un grande campionato da protagonisti con il bravissimo Massimo Oddo. In bocca a lupo.

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Il prossimo 6 giugno prendono il via, in Canada, i Mondiali di calcio femminile. Una manifestazione lunga un mese, come per l’edizione maschile e che si preannuncia particolarmente combattuta, in virtù di un livello cresciuto vertiginosamente rispetto alle precedenti edizioni. Passiamo in rassegna, dunque, tutto quello c’è da sapere sul principale evento del football in rosa.

NUMERO DI SQUADRE

Per l’edizione 2015 le squadre sono 24, otto in più rispetto alle precedenti. Sono suddivise in sei gironi e in sede di sorteggio è stato previsto che nazioni appartenenti allo stesso continente non potessero finire nello stesso raggruppamento, ad eccezione delle europee.

I GIRONI

Girone A: Canada, Cina, Nuova Zelanda, Olanda
Girone B: Germania, Costa d’Avorio, Norvegia, Thailandia
Girone C: Giappone, Svizzera, Camerun, Ecuador
Girone D: Stati Uniti, Australia, Svezia, Nigeria
Girone E: Brasile, Corea del Sud, Spagna, Costa Rica
Girone F: Francia, Inghilterra, Colombia, Messico

LE SEDI

Si giocherà a Vancouver, Edmonton, Winnipeg, Ottawa, Montreal e Moncton in stadi con una capienza che oscilla tra i 20mila scarsi del Moncton Stadium e gli oltre 66mila dell’Olimpico di Montreal.

I TERRENI DI GIOCO

Per la prima volta nella storia della manifestazione, la Fifa ha scelto di far disputare l’intero torneo su campi sintetici. Una decisione che ha spinto alcune giocatrici a far causa al massimo organismo mondiale accusandolo di discriminazione, rispetto ai tornei degli uomini. Il sintetico, infatti, renderebbe diversi rimbalzi e traiettorie, oltre a mettere a rischio maggiore di infortuni le atlete.

LE TESTE DI SERIE

Le nazioni scelte sono: Germania, Giappone, Stati Uniti, Brasile e Francia, con l’aggiunta del Canada, paese ospitante. Hanno fatto molto discutere le scelte di inserirne una per girone e soprattutto l’esclusione della Svezia dal novero delle formazioni più forti.

ITALIA

Trediscesima nel ranking Fifa ha mancato di un soffio la qualificazione alla fase finale perdendo i play off con l’Olanda.

LE FAVORITE

Gli Stati Uniti vincitori delle edizioni del 1991 e 1999 sembrano essere i favoriti, a condizione però che passino il loro raggruppamento, all’unanimità considerato il più impegnativo. Attenzione, però, alla Svezia e anche alla Germania.

LE PRECEDENTI EDIZIONI

Le ultime tre edizioni del 2011, 2007 e 2003 sono state vinte dalla Germania rispettivamente ai rigori (contro gli Stati Uniti), nei tempi regolamentari (contro il Brasile) e con golden goal ai supplementari (sulla Svezia). Nel 1995 l’ha spuntata la Norvegia (2-0 alla Germania), in mezzo ai due successi statunitensi.

OLIMPIADI

Dal risultato dei Mondiali dipenderanno anche le prossime rappresentanti europee alle Olimpiadi in Brasile

VIDEOGIOCO

La EA Sports ha di recente annunciato che nel prossimo FIFA 16 ci saranno, per la prima volta, anche 12 nazionali femminili. Queste le squadre comprese: Australia, Brasile, Canada, Cina, Inghilterra, Italia, Francia, Germania, Messico, Spagna, Svezia e Stati Uniti.

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Bildnummer: 13457113 Datum: 24.04.2013 Copyright: imago/Thomas Bielefeld Mittwoch, 24.04.2013, UEFA Champions League Halbfinale Hinspiel, Saison 2012/2013 im Dortmunder Signal Iduna Park, BVB Borussia Dortmund, Fanchoreografie der BVB-Fans auf der Südtribüne; Fussball Champions League Halbfinale 2012 BVB Sportstätte Totale xsp x1x 2013 quer 2012/2013 UEFA Champions League Fussball Fußball Herren Saison football soccer Westfalenstadion Stadion Dortmund Konfetti Fans Aktion Ultras Dortmund The Unity Supporters kreativ Choreografie bunt o0 Totale Fans Image number 13457113 date 24 04 2013 Copyright imago Thomas Bielefeld Wednesday 24 04 2013 UEFA Champions League Semi-finals Leg Season 2012 2013 in Dortmund Signal Iduna Park Borussia Borussia Dortmund Fanchoreografie the Borussia supporters on the South grandstand Football Champions League Semi-finals 2012 Borussia venues long shot x1x 2013 horizontal 2012 2013 UEFA Champions League Football Football men Season Football Soccer Westfalen Stadium Stadium Dortmund Confetti supporters Action shot Ultras Dortmund The Unity Supporters creative Choreography bunt o0 long shot supporters

Bundesliga prima della classe. I numeri dicono questo. Gli stadi sono praticamente sempre tutti pieni, che tu ti chiami Bayern MonacoPaderborn. La stagione 2014-2015 batte record su record, anche sull’onda dei Campionati del monto vinti dalla Germania in Brasile. La gente fa la coda per SchweinsteigerReus. E pazienza se in Europa, i panzer si sono fermati alle soglie delle finali.

Stadi pieni 

La percentuale di riempimento degli stadi fa paura. Diciotto le squadre di Bundesliga, totale spettatori 13.323.031, +11.500 rispetto alla passata stagione. Il 97,57% degli spalti è stato sempre riempito dai tifosi. Non solo: l’aumento di spettatori è arrivato nonostante in serie A siano arrivate Paderborn e Colonia e in seconda serie siano retrocesse Norimberga ed Eintracht Braunschweig (vale a dire, saldo negativo di 8 mila posti).  Ogni impianto ha avuto una media di 43.539 tifosi a partita. L’anno scorso erano stati 43.502. I sold out sono passati da 122 a 129. Nel 2013-2014. la percentuale di riempimento era stata del 91,64%.

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Dortmund, è qui la festa

Nonostante una stagione difficile – per un lungo periodo il Borussia Dortmund è stato addirittura in fondo alla classifica – è proprio il Signal Iduna Park il primo come numero di presenze, 80.463, con un totale di 1.367.871 tifosi che hanno accompagnato i gialloneri al settimo posto in classifica. La percentuale di riempimento è stata pari al 99,75%. Stiamo parlando di cifre in aumento rispetto alla scorsa stagione, quando la squadra di Klopp (anche lui al passo d’addio) si piazzò seconda in classifica dietro al Bayern di Monaco.

Retrocesse con amore

Sono retrocesse, ma quanto amore per Friburgo a Paderborn. I primi, arrivati penultimi al traguardo finale, sono stati i terzi come percentuale di posti occupati nel proprio stadio, dietro solo al Bayern e al Borussia Dortmund, con il 99,38%. Dieci i ‘tutto esaurito’, 23.850 spettatori a partita. Paderborn quinto con 14.859 di media spettatori e il 99,06% di riempimento. La matricola ha chiuso all’ultimo posto, dopo un inizio che aveva fatto sperare in qualcosa di meglio.

Il club dei 99%

Quindici squadre di Bundesliga su diciotto hanno chiuso la stagione con una percentuale di riempimento dello stadio superiore al 99%. Lo Schalke 04 è la quarta società per numero di spettatori (dal 99,35% è passata al 99,36%). Le uniche squadre che hanno chiuso con meno del 99% di riempimento sono state l’Hannover (88,69% la percentuale rispetto al 93,19% del 2014), lo Stoccarda (84,04%, +0,5% rispetto al 2013-2014) e l’Hertha di Berlino, penalizzata però dalla grandezza dello stadio (75 mila la capienza massima) e che sarebbe settima per numero di persone, 50.185 a partita.

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Il Bayern dei record

A Monaco di Baviera non dominano solo sul campo – è arrivato il terzo titolo consecutivo – ma anche sugli spalti. All’Allianz Arena si registra il 100% di presenze, fuori casa non va diversamente. Il 22 febbraio, nella trasferta con il Paderborn, la formazione bavarese ha fatto registrare le 275 gare consecutive con sold out tra casa e trasferta. La striscia si è allungata poi fino alle 289 di fine Bundesliga. L’anno prossimo è probabile che la squadra di Guardiola superi le 300 partite consecutive con stadi tutti esauriti.