CALCIO

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Gigi Buffon ci ha riprovato per la seconda volta a Berlino, ma la Champions League gli è sfuggita ancora. Dopo Manchester 2003, con il ko ai calci di rigore contro il Milan, l’1-3 contro il Barcellona di una Juventus comunque orgogliosa. Ma, come si dice in questi casi, alla fine solo i vincitori vengono ricordati negli annali. E SuperGigi è uno di quei top player che hanno mancato la consacrazione a livello di club, dopo aver vinto tutto. Anche con la Nazionale.

Buffon può consolarsi scorrendo l’elenco dei grandissimi che non sono mai riusciti ad alzare la Coppa Campioni. Non sono pochi. E si fa fatica a capire come mai non ce l’abbiano fatta. Ma tant’è. Solo tra i portieri, ce ne sono tre: uno è Dino Zoff, caduto sotto il siluro di Felix Magath ad Atene nel 1983, quando la Juve era super favorita contro l’Amburgo. E 10 anni prima battuto da Rep, Ajax, con un altro tiro da lontano. Sorte avversa pure per l’unico portiere ad aver vinto il Pallone d’oro, vale a dire il sovietico Lev Yascin. Rispetto a questi due, il numero uno bianconero ha ancora la possibilità di vincere la Champions, ma dovrà fare in fretta.

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Spostandoci ai ruoli di campo, troviamo i ministri della Difesa. Il francese Lilian Thuram e il capitano di Berlino 2006, Fabio Cannavaro, hanno visto svanire il loro sogno nella stessa notte nera di Manchester, quando il Milan prevalse sulla Signora dagli undici metri. Era il 28 maggio 2003. Choc per Lothar Matthäus: dopo l’esperienza con l’Inter, nel 1999 andrà a un minuto (o forse meno) dalla vittoria. Il suo Bayern Monaco infatti viene clamorosamente superato dal Manchester United nei minuti di recupero, con uno-due che resterà per sempre negli annali del calcio. Lothar era stato appena sostituito.

A centrocampo, un certo Pavel Nedved vivrà la doppia beffa: salterà la finale di Manchester per squalifica e non potrà aiutare la Juve contro il Milan di Carlo Ancelotti. Circa 20 anni prima, il brasiliano Falcao aveva visto anche lui svanire il trofeo ai rigori. Vestiva la maglia della Roma, giocava all’Olimpico, ma tanto non bastò per esorcizzare il Liverpool. Tra l’altro, il sudamericano si tirò indietro alla richiesta di andare a calciare un rigore. Citiamo poi Juan Sebastian Veron (che si è consolato con una Libertadores) e Patrick Vieira (ceduto l’anno prima del Triplete nerazzurro), fantastici nella loro interpretazione del ruolo.

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Il reparto offensivo è ricco di golden boy. Prendete Éric Cantona, l’estroso esterno offensivo francese che, a fine carriera, si è riciclato nel ruolo di attore. Carisma, eleganza, colpi proibiti, ma mai una Coppa dei Campioni. Bruno Conti, campione del mondo nel 1982 al Bernabeu, sarà sulla stessa barca di Falcao in quella finale dell’Olimpico. Con una differenza: lui romano di Roma che perde davanti ai suoi tifosi la Coppa Campioni. Roba da piangere per giorni e giorni. Il più grande di tutti è probabilmente Diego Maradona. Ha portato l’Argentina sul tetto del mondo, ma non è riuscito a guidare il Napoli a quello che sarebbe stato un successo straordinario (due volte eliminato prima degli ottavi di finale). E nella sua bacheca manca anche la Coppa Libertadores, l’equivalente sudamericano della nostra Coppa Campioni.

Un altro numero 10 che ci sarebbe meritato questa gioia è Roberto Baggio. Ha vinto il Pallone d’oro, ha giocato una finale dei Mondiali, ma non ha avuto fortuna nelle Coppa dalle grandi orecchie. Lasciando la Juve proprio alla vigilia di Roma e del successo contro l’Ajax. Il Fenomeno Ronaldo, con le maglie di Barcellona, Inter e Real Madrid ha vinto tantissimo, ma non la Coppa. Due palloni d’oro (1997 e 2002) e due Mondiali da protagonista. Ha segnato un’epoca, ma ha fallito il traguardo della consacrazione europea.

In attacco si può schierare pure Zlatan Ibrahimovic, il collezionista di scudetti con una particolarità: andato via lui, i club l’anno dopo conquistavano l’agognata Champions League. Possiamo chiamarla maledizione? Non vanno dimenticati poi altri tre attaccanti da mille una notte: il brasiliano Romario, l’argentino Crespo e il francese Trezeguet, l’argentino Batistuta. L’hanno annusata o semplicemente giocata, ma se la sono vista sfuggire.

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A chi niente, a chi tanto: Gento l’ha vista sei volte, Maldini e Di Stefano cinque, Seedorf quattro, Paisley, Rijkaard e Cruijff tre. Merito anche dei club, naturalmente, non solo del singolo talento. Anche se quelli che abbiamo appena nominato stanno benissimo alla pari con i ‘perdenti’. E talvolta sono anche superiori. La fortuna ha baciato invece Darko Pancev, che la Coppa Campioni l’ha alzata al cielo, pur non avendo le stimmate del campione.

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Aktuell Fußball, Italien, Serie B Playoffs, FC Bologna gelingt Wiederaufstieg in die Serie A Db Bologna 09/06/2015 - play off Serie B / Bologna-Pescara / foto Daniele Buffa/Image nella foto: Bologna PUBLICATIONxNOTxINxITA current Football Italy Series B Playoffs FC Bologna succeeds Re-ascent in The Series A DB Bologna 09 06 2015 Play Off Series B Bologna Pescara Photo Daniele Buffa Image Nella Photo Bologna PUBLICATIONxNOTxINxITA

Avreste dovuto vederle le facce di Gianni Morandi, Cesare Cremonini, Alberto Tomba e persino quella apparentemente impassibile di Luca Cordero di Montezemolo, negli ultimi 20 minuti di Bologna – Pescara. Avrei voluto una telecamera esclusivamente sui loro volti e su quello di Joe Tacopina, Presidente tifoso poco incline alle formalità, per spiegare ad un marziano cos’è il calcio qui da noi, in Italia, tra la provincia e la metropoli, all’altezza di Bologna. Quando le ultime speranze di bellissimo Pescara si sono adagiate sulla traversa della porta di Da Costa, quasi sullo stesso angolo dove vi si erano adagiate quelle dell’Avellino, allo stesso minuto e con la stessa incredulità nel volto del centravanti di turno (prima Castaldo, poi Melchiorri) si è capito che il Bologna doveva andare in Serie A, perché così aveva deciso il destino.

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Ma il destino va aiutato e alimentato. E allora è bene ricordare sì gli episodi fortunati di questi playoff, ma anche il fatto che il Bologna si è piazzato meglio degli altri, ed ha potuto contare (giustamente) sui due risultati su tre e sul fattore campo. Fuori dai ragionamenti puramente regolamentari, va sottolineato anche che i rossoblu hanno potuto contare su un pubblico meraviglioso che nel momento della sofferenza si è stretto attorno ai propri giocatori incitandoli fino alla fine, nonostante la paura che attanagliava il Dall’Ara e i tanti illustri tifosi bolognesi. Enrico Brizzi, grande scrittore bolognese, ha mutuato il motto “Lo squadrone che tremare il mondo fa” in “Lo squadrone che tremare i suoi tifosi fa”, e mai come questa volta si è trattata di una sofferenza sportiva pura, indelebile, di quelle che non vorresti rivivere mai. Ma che si scioglie e ti accarezza nel momento in cui l’arbitro fischia la fine e puoi gridare al mondo tutta la tua felicità.

Il Bologna ha conquistato la Serie A strappandola con la forza, in una stagione in cui ci si aspettava le grandi, che invece non ci sono state. Non il Bari, piazzatosi lontano dai playoff, non il Catania che a stento è riuscito a salvare la stagione. In questo contesto nulla era dovuto a nessuno. Tantomeno ad una squadra partita con mille problemi e che solo a settembre ha trovato la sua stabilità societaria. La bravura di Tacopina è stata quella di creare il giusto entusiasmo, di puntare fin da subito, su un gruppo di giovani bolognesi da far crescere a grandi livelli (Casarini su tutti) accanto a senatori come Cacia, Matuzalem, Maietta e l’ultimo arrivato Gastaldello. Tacopina ha forse sbagliato la scelta dell’allenatore, ma non abbiamo la controprova dal momento che lo stesso Delio Rossi, con grande onestà intellettuale, ha riconosciuto il merito di chi c’era prima, Lopez, e che magari avrebbe ugualmente raggiunto il risultato. Non lo sapremo mai.

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Di certo sappiamo che la Serie A ritrova una grande protagonista, una piazza che sposta di molto gli equilibri geo-politici dell’intero campionato. Da Bologna sono passati scudetti e grandi campioni come Baggio, Signori, il mitico Villa, che forse non avrà i piedi dei due di cui sopra, ma chiedete ad un bolognese se non è stato amato quanto loro. Da Bologna passano (e restano) tifosi di grande prestigio intellettuale: scrittori, cantanti, attori, sportivi famosi: è un parterre molto bohémien quello rossoblu, sono immagini da esportare all’estero, tifosi veri di una squadra che sta tra le grandi e le piccole: una squadra che non vince da tanto ma che non smette di far batter il cuore. È il senso del calcio. Da Bologna, con tutto il rispetto per altre piazze, passano incassi importanti e bagni di entusiasmo e di folla come quello di ieri. Da Bologna passa anche il futuro, visto che l’intenzione dell’ambizioso presidente americano è quello di riportare i rossoblu in Europa. E se un giorno tutto questo dovesse accadere ci ricorderemo delle due traverse che hanno salvato i rossoblu ai playoff come ci ricordiamo della nebbia di Belgrado per il Milan di Sacchi, del gol annullato a Bojan per l’Inter di Mourinho, di tanti piccoli episodi che avrebbero potuto cambiare la storia ma che non l’hanno fatto, perché quello era il corso naturale delle cose.

Complimenti al Pescara, intanto, perché davvero aveva tutto per raggiungere Carpi e Frosinone in Serie A. Un grande centravanti, Federico Melchiorri, esploso tardi ma che ancora più fare benissimo a grandi livelli. Un centrale di prospettiva come Salamon, un centrocampista che unisce qualità e quantità: Memushaj. E certo è stato un peccato vedere questa finale senza uno dei protagonisti principali del campionato di serie B: quel Bjarnason (ieri impegnato con l’Islanda) che magari, con il Bologna in 10, stanco e in difficoltà, avrebbe potuto alzare i ritmi a modo suo e sfruttare meglio tutti quei palloni aerei transitati dalle parti dell’area rossoblu negli ultimi dieci minuti. Ma questo è il senno di poi. Resta il grande il merito e la base per fare un grande campionato da protagonisti con il bravissimo Massimo Oddo. In bocca a lupo.

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Il prossimo 6 giugno prendono il via, in Canada, i Mondiali di calcio femminile. Una manifestazione lunga un mese, come per l’edizione maschile e che si preannuncia particolarmente combattuta, in virtù di un livello cresciuto vertiginosamente rispetto alle precedenti edizioni. Passiamo in rassegna, dunque, tutto quello c’è da sapere sul principale evento del football in rosa.

NUMERO DI SQUADRE

Per l’edizione 2015 le squadre sono 24, otto in più rispetto alle precedenti. Sono suddivise in sei gironi e in sede di sorteggio è stato previsto che nazioni appartenenti allo stesso continente non potessero finire nello stesso raggruppamento, ad eccezione delle europee.

I GIRONI

Girone A: Canada, Cina, Nuova Zelanda, Olanda
Girone B: Germania, Costa d’Avorio, Norvegia, Thailandia
Girone C: Giappone, Svizzera, Camerun, Ecuador
Girone D: Stati Uniti, Australia, Svezia, Nigeria
Girone E: Brasile, Corea del Sud, Spagna, Costa Rica
Girone F: Francia, Inghilterra, Colombia, Messico

LE SEDI

Si giocherà a Vancouver, Edmonton, Winnipeg, Ottawa, Montreal e Moncton in stadi con una capienza che oscilla tra i 20mila scarsi del Moncton Stadium e gli oltre 66mila dell’Olimpico di Montreal.

I TERRENI DI GIOCO

Per la prima volta nella storia della manifestazione, la Fifa ha scelto di far disputare l’intero torneo su campi sintetici. Una decisione che ha spinto alcune giocatrici a far causa al massimo organismo mondiale accusandolo di discriminazione, rispetto ai tornei degli uomini. Il sintetico, infatti, renderebbe diversi rimbalzi e traiettorie, oltre a mettere a rischio maggiore di infortuni le atlete.

LE TESTE DI SERIE

Le nazioni scelte sono: Germania, Giappone, Stati Uniti, Brasile e Francia, con l’aggiunta del Canada, paese ospitante. Hanno fatto molto discutere le scelte di inserirne una per girone e soprattutto l’esclusione della Svezia dal novero delle formazioni più forti.

ITALIA

Trediscesima nel ranking Fifa ha mancato di un soffio la qualificazione alla fase finale perdendo i play off con l’Olanda.

LE FAVORITE

Gli Stati Uniti vincitori delle edizioni del 1991 e 1999 sembrano essere i favoriti, a condizione però che passino il loro raggruppamento, all’unanimità considerato il più impegnativo. Attenzione, però, alla Svezia e anche alla Germania.

LE PRECEDENTI EDIZIONI

Le ultime tre edizioni del 2011, 2007 e 2003 sono state vinte dalla Germania rispettivamente ai rigori (contro gli Stati Uniti), nei tempi regolamentari (contro il Brasile) e con golden goal ai supplementari (sulla Svezia). Nel 1995 l’ha spuntata la Norvegia (2-0 alla Germania), in mezzo ai due successi statunitensi.

OLIMPIADI

Dal risultato dei Mondiali dipenderanno anche le prossime rappresentanti europee alle Olimpiadi in Brasile

VIDEOGIOCO

La EA Sports ha di recente annunciato che nel prossimo FIFA 16 ci saranno, per la prima volta, anche 12 nazionali femminili. Queste le squadre comprese: Australia, Brasile, Canada, Cina, Inghilterra, Italia, Francia, Germania, Messico, Spagna, Svezia e Stati Uniti.

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Bildnummer: 13457113 Datum: 24.04.2013 Copyright: imago/Thomas Bielefeld Mittwoch, 24.04.2013, UEFA Champions League Halbfinale Hinspiel, Saison 2012/2013 im Dortmunder Signal Iduna Park, BVB Borussia Dortmund, Fanchoreografie der BVB-Fans auf der Südtribüne; Fussball Champions League Halbfinale 2012 BVB Sportstätte Totale xsp x1x 2013 quer 2012/2013 UEFA Champions League Fussball Fußball Herren Saison football soccer Westfalenstadion Stadion Dortmund Konfetti Fans Aktion Ultras Dortmund The Unity Supporters kreativ Choreografie bunt o0 Totale Fans Image number 13457113 date 24 04 2013 Copyright imago Thomas Bielefeld Wednesday 24 04 2013 UEFA Champions League Semi-finals Leg Season 2012 2013 in Dortmund Signal Iduna Park Borussia Borussia Dortmund Fanchoreografie the Borussia supporters on the South grandstand Football Champions League Semi-finals 2012 Borussia venues long shot x1x 2013 horizontal 2012 2013 UEFA Champions League Football Football men Season Football Soccer Westfalen Stadium Stadium Dortmund Confetti supporters Action shot Ultras Dortmund The Unity Supporters creative Choreography bunt o0 long shot supporters

Bundesliga prima della classe. I numeri dicono questo. Gli stadi sono praticamente sempre tutti pieni, che tu ti chiami Bayern MonacoPaderborn. La stagione 2014-2015 batte record su record, anche sull’onda dei Campionati del monto vinti dalla Germania in Brasile. La gente fa la coda per SchweinsteigerReus. E pazienza se in Europa, i panzer si sono fermati alle soglie delle finali.

Stadi pieni 

La percentuale di riempimento degli stadi fa paura. Diciotto le squadre di Bundesliga, totale spettatori 13.323.031, +11.500 rispetto alla passata stagione. Il 97,57% degli spalti è stato sempre riempito dai tifosi. Non solo: l’aumento di spettatori è arrivato nonostante in serie A siano arrivate Paderborn e Colonia e in seconda serie siano retrocesse Norimberga ed Eintracht Braunschweig (vale a dire, saldo negativo di 8 mila posti).  Ogni impianto ha avuto una media di 43.539 tifosi a partita. L’anno scorso erano stati 43.502. I sold out sono passati da 122 a 129. Nel 2013-2014. la percentuale di riempimento era stata del 91,64%.

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Dortmund, è qui la festa

Nonostante una stagione difficile – per un lungo periodo il Borussia Dortmund è stato addirittura in fondo alla classifica – è proprio il Signal Iduna Park il primo come numero di presenze, 80.463, con un totale di 1.367.871 tifosi che hanno accompagnato i gialloneri al settimo posto in classifica. La percentuale di riempimento è stata pari al 99,75%. Stiamo parlando di cifre in aumento rispetto alla scorsa stagione, quando la squadra di Klopp (anche lui al passo d’addio) si piazzò seconda in classifica dietro al Bayern di Monaco.

Retrocesse con amore

Sono retrocesse, ma quanto amore per Friburgo a Paderborn. I primi, arrivati penultimi al traguardo finale, sono stati i terzi come percentuale di posti occupati nel proprio stadio, dietro solo al Bayern e al Borussia Dortmund, con il 99,38%. Dieci i ‘tutto esaurito’, 23.850 spettatori a partita. Paderborn quinto con 14.859 di media spettatori e il 99,06% di riempimento. La matricola ha chiuso all’ultimo posto, dopo un inizio che aveva fatto sperare in qualcosa di meglio.

Il club dei 99%

Quindici squadre di Bundesliga su diciotto hanno chiuso la stagione con una percentuale di riempimento dello stadio superiore al 99%. Lo Schalke 04 è la quarta società per numero di spettatori (dal 99,35% è passata al 99,36%). Le uniche squadre che hanno chiuso con meno del 99% di riempimento sono state l’Hannover (88,69% la percentuale rispetto al 93,19% del 2014), lo Stoccarda (84,04%, +0,5% rispetto al 2013-2014) e l’Hertha di Berlino, penalizzata però dalla grandezza dello stadio (75 mila la capienza massima) e che sarebbe settima per numero di persone, 50.185 a partita.

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Il Bayern dei record

A Monaco di Baviera non dominano solo sul campo – è arrivato il terzo titolo consecutivo – ma anche sugli spalti. All’Allianz Arena si registra il 100% di presenze, fuori casa non va diversamente. Il 22 febbraio, nella trasferta con il Paderborn, la formazione bavarese ha fatto registrare le 275 gare consecutive con sold out tra casa e trasferta. La striscia si è allungata poi fino alle 289 di fine Bundesliga. L’anno prossimo è probabile che la squadra di Guardiola superi le 300 partite consecutive con stadi tutti esauriti.

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L'Uruguay festeggia la vittoria della Copa América 2011.

Con la finale di Champions League in programma sabato tra Juventus e Barcellona calerà il sipario sulla stagione calcistica 2014-2015, questo però non significa che da domenica fino all’inizio dei prossimi campionati ad agosto si rimarrà in astinenza dalle partite: ci sono infatti tanti altri appuntamenti da seguire che riusciranno a coprire le settimane estive, dando così una continuità con i classici ritmi seguiti durante la stagione.

GIUGNO

La già citata finale di Champions League è un evento decisamente imperdibile, ma non è affatto l’unico: come ormai tradizione nell’anno che segue i Mondiali si gioca la Copa América, quest’anno di scena in Cile, con gara inaugurale nella notte fra giovedì 11 e venerdì 12. Per quanto riguarda gli impegni delle nazionali da segnalare anche un turno di qualificazioni a EURO 2016 (12-13-14, l’Italia gioca il 13 in Croazia) ma soprattutto due competizioni a livello giovanile: una è già iniziata il 30 maggio, i Mondiali Under-20 (finale il 20 giugno), l’altra è l’Europeo Under-21 (Italia presente) e si disputerà in Repubblica Ceca da mercoledì 17 a martedì 30. Alcuni campionati proseguiranno durante tutto il mese, come il Brasileirão e la Major League Soccer, altri invece si fermeranno per la Copa América come la Primera División argentina, mentre la Serie B è arrivata all’atto conclusivo con le finali dei play-off (Pescara-Bologna, 5 e 9 giugno) e il ritorno dei play-out (Modena-Virtus Entella sabato 6, andata 2-2). Da martedì 9, infine, partiranno le fasi finali del Campionato Primavera, con finale il 16 giugno.

EZEIZA June 2 2015 Argentina s Gonzalo Higuain R attends a training session in Ezeiza Argent

LUGLIO

La Copa América chiude appena iniziato il mese di luglio, con la finale in programma sabato 4, poi per le nazionali c’è la Gold Cup (8-27). Una volta terminata la principale competizione sudamericana per nazionali riprenderà la Primera División argentina (dal secondo weekend di luglio in poi, ma il calendario potrebbe subire variazioni), che si affiancherà a Brasileirão e Major League Soccer (non fanno pausa estiva). Pur essendo piena estate si ripensa già alle coppe europee: la Champions League inizia col primo turno (30 giugno-1 luglio andata, 7-8 luglio ritorno) e prosegue con secondo (14-15 e 22-23) e terzo turno (andata 28 e 29), l’Europa League è invece prevista per tutti i giovedì del mese (2-9 primo turno, 16-23 secondo turno, 30 andata terzo turno con una squadra italiana in campo, probabilmente la Sampdoria). Si gioca pure in Sud America ma per la chiusura dell’edizione 2015 della Copa Libertadores, ferma da fine maggio e pronta a ripartire con le semifinali River Plate-Guaraní (notte tra il 14 e il 15, ritorno una settimana più tardi) e Internacional-Tigres (notte fra il 15 e il 16, ritorno sette giorni dopo), poi nella notte del 29 l’andata della finale. Prime amichevoli per le squadre di Serie A, alcuni club come Inter e Milan saranno di scena in una tournée in Cina. Riparte qualche campionato: oltre ai classici tornei scandinavi, previsti per metà mese, l’ultimo weekend di luglio inizia la Jupiler Pro League belga.

Il gol di Alessandro Matri nella finale di Coppa Italia 2014-2015 Juventus-Lazio.

AGOSTO

Il mese si apre con un trofeo da assegnare, la DFL-Supercup (Supercoppa di Germania) tra Bayern Monaco e Wolfsburg, il giorno dopo in palio la Supercoppa di Francia (Trophée des Champions) PSG-Lione, quella olandese (Johan Cruijff Schaal) PSV Eindhoven-Groningen e il Community Shield Chelsea-Arsenal. Dalla settimana successiva partono via via tutti i campionati: venerdì 7 primi anticipi di Eredivisie e Ligue 1, sabato 8 e domenica 9 incomincia la Premier League, per la Bundesliga invece bisogna aspettare venerdì 14, stesso weekend dell’inizio della Liga. Come sempre la Serie A è l’ultima a partire, il campionato italiano inizierà sabato 23 agosto con i primi anticipi, in concomitanza con la Serie B. Un assaggio di calcio italiano si potrà vedere già dall’inizio del mese con i primi turni di Coppa Italia (nei tre weekend prima della Serie A) e con la Supercoppa Italiana Juventus-Lazio: per ora la data di quest’ultima è l’otto agosto in Cina, ma se i bianconeri dovessero vincere la Champions League verrebbe spostata perché l’undici a Tbilisi si gioca la Supercoppa Europea. Il 4 e il 5 si disputano le gare di ritorno del terzo turno preliminare di Champions League, che completerà il tabellone dei play-off (18-19 andata, 25-26 ritorno) dove sarà presente la Lazio; il 6 si chiude il rispettivo turno di Europa League con play-off il 20 e 27. Nella notte fra mercoledì 5 e giovedì 6 ritorno della finale di Copa Libertadores, ancora da definire le date della Supercopa de España.

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Entrenamiento del Real Madrid. En la imagen, Carlo Ancelotti en la rueda de prensa posterior. Real Madrid training session. In this picture, Carlo Ancelotti at press conference PK Pressekonferenz xJOSExA.xGARCIAx PUBLICATIONxINxGERxAUTxHUNxONLY Entrenamiento DEL Real Madrid en La imagen Carlo Ancelotti en La Rueda de Prensa posterior Real Madrid Training Session in This Picture Carlo Ancelotti AT Press Conference press conference Press conference xJOSExA xGARCIAx PUBLICATIONxINxGERxAUTxHUNxONLY

Il no di Ancelotti, nel giorno della festa della Repubblica, ha evitato un clamoroso ritorno al passato per le squadre di Milano. Avremmo avuto la possibilità di rivedere un derby tra Roberto Mancini e Carletto Ancelotti con qualche capello bianco in più, qualche campione in meno e un budget ridotto al minimo. Carletto non se l’è sentita. Passare da Florentino Perez e Cristiano Ronaldo al mercato attuale del Milan sarebbe stato troppo anche per lui, nonostante i ricordi. Resta da capire piuttosto se ci abbia pensato o se l’idea non gli sia balenata in testa nemmeno per un secondo. Con affetto ha preferito declinare, chiedendo del tempo per riposare al riparo da pericolosi ritorni, che quasi mai giovano nel calcio.

Si era presentato più rampante che mai Roberto Mancini, alla sua seconda avventura nerazzurra. Convinto che peggio di Mazzarri non si potesse fare. Ma non era vero, almeno questo è quello che dicono i risultati. Fuori dall’Europa e con l’aggravante di un bilancio appesantito dai prestiti onerosi e tutt’altro che impattanti (in campo) di Podolsky e Shaqiri. Mazzarri è riuscito, in questo finale di stagione, a prendersi due grandi soddisfazioni pur senza allenare: fare meglio di Mancini all’Inter e di Benitez al Napoli. Fatto sta che quest’ultimo allenerà il Real Madrid, Pecchia farà il vice e lui dovrà cercarsi una panchina. Magari accontentandosi di ricominciare dal basso, visto che il suo nome non circola nel giro che conta.

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Quello tra Mancini e Ancelotti sarebbe stato un derby dimesso, e allora per fortuna che non è andata. Non ce l’avremmo fatta a passare da annate in cui i due si contendevano la Champions e gli scudetti ad una misera lotta per nono posto. Non sarebbe stato giusto per loro e non sarebbe stato giusto per noi. Resta, di fondo, un grande problema: la crisi di idee e di identità che appare evidente anche quando c’è da scegliere l’uomo del rilancio, il condottiero da cui ripartire. L’hombre nuevo che non c’è. Si guarda indietro, anziché guardare avanti. Strano perché a Milano accade l’esatto contrario. La città dell’Expo sta catturando l’attenzione del mondo intero per spirito imprenditoriale, sensibilità e attenzione alla sostenibilità. È la città che si rimbocca le maniche e anziché aspettate l’intervento di chicchessia scende in strada a pulire i danni provocati da altri.

Milano è in ascesa come non mai, eppure nel calcio non sa fare nulla di meglio che guardarsi indietro, chiedendo a due grandi allenatori di fare le nozze con i fichi secchi. Berlusconi, colui che inventò Arrigo Sacchi e gli mise a disposizione tutto il suo budget si ritrovò a doversi chiedere perché l’uomo di Fusignano avesse puntato su Angelo Colombo e non sul suo pupillo Borghi. E perché avesse insistito su Ancelotti palesemente rotto e finito. Semplice: perché Arrigo Sacchi aveva delle grandi idee e sapeva metterle davanti agli interessi personali. In questo senso Sinisa Mihajlovic ci sembra la scelta giusta, non solo per il Milan, ma paradossalmente anche per l’Inter. Perché invece di un derby stanco e ribollito vedremo un’affascinante sfida nuova, tra due amici, tanto cordiali fuori dal campo, quanto ambiziosi sulle panchine. L’allievo e il maestro, il gentlemen e il sergente di ferro. E chissà che Mancini non si metta in testa che questo è il momento di puntare dritto su quei giovani che ha in rosa e che con un paio di anni di esperienza (e pazienza) potrebbero trasformare le gerarchie del campionato. Uno langue in panchina (Kovacic), l’altro si è appena laureato capocannoniere del campionato. Si chiama Mauro Icardi, ed ha realizzato 27 gol in stagione.

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Se c’è una cosa che gli allenatori delle milanesi possono fare è darsi degli obiettivi. Nessuno gli chiede di vincere subito, ma far crescere dei talenti e far tornare a ribollire San Siro di entusiasmo è un obbligo. Che ci si chiami Ancelotti, Mancini, Brocchi, Mazzarri o Mihajlovic . Più che un allenatore serve un condottiero. Ma che non sia stanco, per carità. Che di stanchi ci sono già i tifosi. E allora avanti con Sinisa il grande, uno che di derby se ne intende, eccome. Ne ha vissuti a Roma, su entrambe le sponde, e adesso avrà il privilegio di prendersi la soddisfazioni di bissare con quello di Milano. Paura nemmeno a parlarne visto che Mihajlovic ha disputato quello che è stato il derby più sentito della storia, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, ovvero quello tra la sua Stella Rossa, orgoglio serbo, e il Partizan di Belgrado, la squadra degli yugoslavi. Di questa verve ne gioverà anche Roberto Mancini, che non vorrà certo sfigurare davanti al suo allievo prediletto. Buon derby ritrovato.