CALCIO

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Db Recife (Brasile) 20/06/2014 - Mondiali di calcio Brasile 2014 / Italia-Costa Rica / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Paolo Bonolis PUBLICATIONxNOTxINxITA DB Recife BRASILE 20 06 2014 mondiali Tue Calcio BRASILE 2014 Italia Costa Rica Photo Daniele Buffa Image Sports Nella Photo Paolo Bonolis PUBLICATIONxNOTxINxITA

Sono trascorsi quattordici anni dallo spogliarello di Sabrina Ferilli al Circo Massimo per celebrare lo scudetto della Roma di Capello, eppure a molti sopra i 30 anni sembrerà ieri che con cupidigia si aspettava la bella showgirl ripercorrere dal vivo tutte le tappe del suo calendario di Max (attesa poi vanificata da una “sobria” passerella, ma questo è un altro discorso). Un amarcord che è solo uno degli esempi più fulgidi di tifosi vip, disposti a fare piccole pazzie pur di condividere con milioni di persone la gioia di un traguardo che, soprattutto in casa giallorossa, mancava da tanti anni. Ma la lista di personaggi celebri appassionati di calcio, anzi veri e propri ultras, potrebbe essere lunga; ecco perché oggi abbiamo provato a raccogliere una top 10 dei più accaniti.

1. Paolo Bonolis

Nel 2009 ha partecipato come presentatore alla festa del quindicesimo scudetto dell’Inter: un atto quasi “dovuto” da parte dell’allora presidente Moratti che, negli anni, ha trovato frequenti sponde e appoggi esterni da parte dell’influente personaggio Tv di Rai e Mediaset. A questo proposito, si segnalano nel 2013 alcune sue dichiarazioni, rilasciate ai microfoni di Inter Channel e riprese dal sito ufficiale del club, nelle quali criticava l’operato degli arbitri definendo la “corsa Champions una commedia”.

2. Carlo Verdone

Grande appassionato di calcio e della Roma, presenza fissa in tribuna all’Olimpico, ama la Maggica alla follia e non manca di rimarcarlo anche nei suoi film. Restando in giallorosso e in ambito cinema, val la pena citare anche Claudio Amendola, una volta finito nelle grinfie degli autori di “Scherzi a parte” che, facendo leva sulla sua passione e con la collaborazione di alcuni complici, gli fecero credere di avergli tatuato l’aquila della Lazio dietro la schiena, provocando la sua reazione del tutto fuori controllo.

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3. Diego Abatantuono

Il ras della Fossa, impersonato in “Eccezziunale veramente”, oggi veste i panni dell’innamorato ferito dal suo amato Milan. In una recente intervista rilasciata a Libero, ha dichiarato di aver abbandonato San Siro da due anni, in aperta “contestazione” con la piega presa dal nuovo corso rossonero alle prese con un “budget da rivedere”.

4. Massimo Giletti

Juventino doc, potrebbe essere considerato una sorta di nemesi di Paolo Bonolis, vista la storica rivalità tra le due formazioni. Spesso avvistato allo Juventus Stadium nei palchetti riservati alla famiglia Agnelli, amico personale di Del Piero, nei recenti anni faticosi post-Calciopoli non ha mancato di criticare la sua società del cuore, sempre però con garbo e fare costruttivo.

5. Anna Falchi

Ha interpretato Gioia, una giornalista sportiva senza scrupoli nel remake de “L’allenatore nel Pallone”, ma prima si era fatta notare – anche lei come la Ferilli – per un piccolo spogliarello improvvisato, dedicato all’ultimo scudetto della sua Lazio.

Bildnummer: 10145759  Datum: 04.03.2012  Copyright: imago/Ulmer/Lingria FUSSBALL INTERNATIONAL SERIE A SAISON 2011/2012 AS Rom - Lazio Rom 04.03.2012 Anna Falchi con il Marito PUBLICATIONxNOTxINxITA ; Fussball ITA Serie A 2011 2012 xcb x0x 2012 quer SPORTS FUSSBALL FUßBALL INTERNATIONAL SERIE A SERIE A TIM HERREN  Image number 10145759 date 04 03 2012 Copyright imago Ulmer Lingria Football International Series A Season 2011 2012 AS Rome Lazio Rome 04 03 2012 Anna Falchi Con Il Marito PUBLICATIONxNOTxINxITA Football ITA Series A 2011 2012  x0x 2012 horizontal Sports Football Football International Series A Series A Tim men

6. Aldo, Giovanni e Giacomo

Tre interisti al prezzo di uno. Celebri nei loro film e spettacoli teatrali gli sketch dedicati al calcio e soprattutto agli amati nerazzurri. Dalla maglia di Ciriaco Sforza come pigiama perché “quelle di Ronaldo erano finite”, al mitico Rolando, impersonato da Aldo, che nei primi anni 2000 approda all’Inter di Moratti prima dell’omonimo difensore visto sotto la prima gestione-Mazzarri.

7. Ficarra e Picone

Da un trio comico a un duo spostato più a Sud: palermitani doc e tifosi rosanero, vengono spesso avvistati al Barbera a sostenere la squadra di Iachini. I legami con il calcio, però, non finiscono qui: avete notato la somiglianza tra Ficarra e Marcelo, esterno del Real Madrid?

8. Fabio Fazio

Tifoso innamorato della Sampdoria, non ha mai fatto mistero della sua fede sin dai tempi di “Quelli che il calcio”. Di recente, il presidente Ferrero lo ha fregiato della maglia numero 1 blucerchiata e il presentatore ha mostrato in un tweet il suo camerino a tinte blucerchiate.

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9. Paolo Beldì

È abituato a lavorare dietro le quinte, lui che di professione fa il regista televisivo, ma la passione per la Fiorentina è spesso esondata durante le puntate di “Quelli che il calcio”. Chi non ricorda l’inno viola suonare ad alto volume ad ogni gol di Bati e soci?

10. Marika Fruscio

Le solite malelingue hanno bollato come “tifo di convenienza” la sua improvvisa passione per il Napoli, ma nessuno dei tifosi partenopei sembra averne a male per i suoi frequenti e generosi omaggi dedicati alle vittorie di Higuain e compagni.

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Bildnummer: 14965716 Datum: 05.11.2013 Copyright: imago/HochZwei/Syndication IPP20131105 Football - soccer: UEFA Champions League, Juventus Turin - Real Madrid, Marcelo xHOCHxZWEIx/xItalyxPhotoxPressx PUBLICATIONxINxGERxONLY; Champions League Fussball 2014 EC 1 x1x xkg 2013 quer IPP ITALYPHOTOPRESS Sports - sports Fussball - soccer Football UEFA Champions League Maenner - men Image number 14965716 date 05 11 2013 Copyright imago Syndication Football Soccer UEFA Champions League Juventus Turin Real Madrid Marcelo xHOCHxZWEIx xItalyxPhotoxPressx PUBLICATIONxINxGERxONLY Champions League Football 2014 EC 1 x1x xkg 2013 horizontal Sports Sports Football Soccer Football UEFA Champions League Men Men

La finale è ormai a un passo, Berlino e Varsavia cominciano a intravedersi all’orizzonte, ma c’è ancora un ostacolo da superare per le squadre ancora rimaste in gara nelle competizioni UEFA: si tratta chiaramente delle semifinali di Champions League ed Europa League, e a giudicare dalle reazioni dopo i sorteggi dello scorso 24 aprile le gare dovrebbero essere molto combattute e spettacolari, soprattutto in Champions. Si parte con Juventus-Real Madrid, si prosegue con Barcellona-Bayern Monaco e si finisce con Napoli-Dnipro e Siviglia-Fiorentina. Poi la settimana prossima il ritorno a campi invertiti: in una decina di giorni le finaliste saranno definite. In Champions è ancora possibile un primo storico bis: se il Real Madrid dovesse confermarsi, sarebbe la prima squadra capace di vincere per due anni di fila da quando la UEFA ha riformato la Coppa dei Campioni, nel 1994. Un’italiana non arriva in finale di Coppa UEFA o Europa League dal 1999, quando vinse il Parma: potrà esserci un derby?

JUVENTUS – REAL MADRID

(andata martedì 5 maggio, ritorno mercoledì 13 maggio) – LE QUOTE DEL MATCH

Dopo cinque anni un’italiana torna in semifinale di Champions League e la Juventus spera di ripetere quanto fatto dall’Inter del Triplete. Con lo scudetto in tasca, i bianconeri possono concentrarsi esclusivamente sulla doppia sfida con il Real Madrid, che invece sta battagliando col Barcellona per la Liga e nel weekend avrà uno scontro tutt’altro che agevole contro il Valencia. Carlo Ancelotti torna a Torino da ex e spera di regalare un altro dispiacere europeo ai bianconeri, già battuti nella finale di Manchester del 2003 col Milan. Dovrà farlo senza Karim Benzema (infortunato e out almeno per l’andata) ma con un ritrovato Gareth Bale, di nuovo in campo sabato col Siviglia e autore di un assist sul terzo gol di Cristiano Ronaldo, pericolo numero uno per la Juve che risponde con la solita difesa di ferro e il duo d’attacco Tévez-Morata (altro ex). Precedenti favorevoli ai bianconeri, sempre avanti negli ultimi tre incroci a eliminazione diretta (quarti 95-96, semifinale 2002-03, ottavi 2004-05), ma in finale nel 1998 vinsero i blancos per 1-0, con gol di Mijatović.

BARCELLONA – BAYERN MONACO

(andata mercoledì 6 maggio, ritorno martedì 12 maggio) – LE QUOTE DEL MATCH

Per la prima volta Pep Guardiola torna da avversario al Camp Nou, dove ha vinto tutto sia da giocatore che da allenatore, costruendo dal 2008 al 2012 un ciclo formidabile con due Champions vinte in quattro stagioni. L’accoglienza sarà sicuramente calorosa ma in campo il Barcellona non vorrà certo fare sconti al tecnico catalano. Nemmeno Lionel Messi, che proprio grazie a Pep è stato inventato centravanti diventando una mostruosa macchina da gol. Con il 6-0 al Getafe della scorsa settimana il trio offensivo del Barça Messi-Neymar-Suárez ha superato la clamorosa soglia dei cento gol stagionali. E sabato il Granada è stato demolito con un clamoroso 0-8: gli uomini di Luis Enrique sono in una condizione pazzesca. Bayern Monaco con diversi infortunati, su tutti David Alaba e Arjen Robben, per l’andata fuori anche Franck Ribéry mentre pare abbia recuperato in extremis dalla frattura al naso Robert Lewandowski, che agirà da punta con Thomas Müller. Due anni fa in semifinale fu trionfo bavarese, 4-0 all’andata 0-3 al ritorno.

Lionel Messi e Pep Guardiola ai tempi del Barcellona.

NAPOLI – DNIPRO

(andata giovedì 7 maggio, ritorno giovedì 14 maggio) – LE QUOTE DEL MATCH

Delle quattro semifinali europee, questa è senza dubbio la meno equilibrata: il valore del Dnipro non può essere minimamente paragonato a quello delle altre. Gli ucraini sono stati la grande sorpresa di questa Europa League, con il girone passato di pura fortuna per un gol regolare del Qarabağ annullato all’ultimo secondo. Poi la svolta a partire dai sedicesimi dove sono cadute nell’ordine Olympiakos, Ajax e Club Brugge, sulla carta favorite. Il Napoli è avversario molto più difficile e l’andata col Wolfsburg ha dimostrato come gli azzurri possano essere a tratti inarrestabili. Rafa Benítez punta molto su Higuaín e il ritrovato Hamšík delle ultime uscite, ma occhio anche alle mosse a gara in corso rappresentate da Manolo Gabbiadini e Lorenzo Insigne. Di contro, la difesa è il punto debole dei partenopei e in questo senso potrebbe approfittarne Yevhen Konoplyanka, unico vero elemento di spessore del Dnipro e dotato di un’ottima tecnica. Due anni fa si sfidarono nei gironi: 3-1 in Ucraina e 4-2 al San Paolo con poker di Edinson Cavani.

SIVIGLIA – FIORENTINA

(andata giovedì 7 maggio, ritorno giovedì 14 maggio) – LE QUOTE DEL MATCH

I campioni in carica del Siviglia puntano a ripetersi, cosa già successa quando l’Europa League si chiamava ancora Coppa UEFA nel 2005-06 e 2006-07. Trionfando a Varsavia gli spagnoli diventerebbero il club con più successi nella competizione: quattro. Unai Emery non dispone di grandi campioni ma di tanti giocatori integrati alla perfezione in un 4-2-3-1 equilibrato: il centravanti Carlos Bacca è lo strepitoso finalizzatore di una manovra piacevole che parte dalle fasce o dal centro, dove Éver Banega è tornato a buoni livelli e il polacco Grzegorz Krychowiak sta disputando una stagione superlativa (giocherà pur essendosi rotto il naso sabato col Real). Come può colpire la Fiorentina? Sfruttando le amnesie del portiere: Beto è tornato con lo Zenit da un lungo stop e ha commesso due papere incredibili, poi è tornato titolare Sergio Rico, ma i due sono in ballottaggio. Vincenzo Montella non potrà sbagliare come nelle ultime settimane, magari potrebbe preferire Joaquín (per lui è derby essendo ex Betis) a Mario Gómez, sperando che Mohamed Salah si ripeta.

Rovesciata di Gonzalo Higuaín durante Fiorentina-Napoli della Serie A 2014-2015.

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Una fase di gioco di River Plate-Boca Juniors del Torneo de Transición 2014.

Boca Juniors contro River Plate è una di quelle rivalità eterne che hanno scritto pagine di storia del calcio mondiale, e per un curioso scherzo del calendario l’inizio del mese di maggio proporrà il Superclásico per ben tre volte nell’arco di una decina di giorni, una Revolución come da definizione dal principale quotidiano sportivo argentino, Olé. Si comincia alla Bombonera domenica 3 alle 23.15, per l’undicesima giornata di Primera División, si prosegue al Monumental nella notte fra giovedì 7 e venerdì 8 alle 2 per l’andata degli ottavi di Copa Libertadores ed esattamente una settimana più tardi per il ritorno (ora italiana). Sono date da segnare sul calendario, perché nonostante il fischio d’inizio notturno queste partite valgono la pena di essere gustate in diretta, in modo da vivere a pieno l’adrenalina, il fascino e le emozioni di un derby che non ha eguali al mondo. L’ultimo precedente ufficiale (ci sono state delle amichevoli a gennaio, una finita 5-0 per il Boca) si è giocato a novembre, per le semifinali di Copa Sudamericana: all’andata alla Bombonera è finita 0-0 in una partita con tanti falli e poco gioco, ma al ritorno è successo di tutto, con un rigore fischiato in favore del Boca dopo appena sedici secondi e parato da Marcelo Barovero all’ex Siena Emmanuel Gigliotti, prima del gol decisivo di Leonardo Pisculichi che ha mandato il River alla finale poi vinta contro l’Atlético Nacional. Adesso si gioca per la Libertadores, e se possibile la tensione è anche superiore rispetto a cinque mesi fa.

I PROTAGONISTI STORICI

È inutile parlare di logica, citare dati statistici o azzardare pronostici, perché questa è una partita che sfugge a qualsiasi regola, dove le cose più impensabili possono accadere e lo spettacolo è garantito. Nella centenaria storia di uno dei derby più sentiti al mondo si sono viste sfide da antologia, con in campo alcuni tra i giocatori più illustri del fútbol sudamericano: Diego Armando Maradona contro Enzo Francescoli, Juan Román Riquelme contro Gonzalo Higuaín, Martín Palermo contro Pablo Aimar, e alla lista bisogna aggiungere anche altri grandi campioni che non si sono sfidati tra di loro, come Guillermo Barros Schelotto, Claudio Paul Caniggia e Carlos Tévez dalla parte del Boca oppure Alfredo Di Stéfano, Ramón Díaz e Omar Sívori dalla parte del River, giusto per citare alcuni tra i più conosciuti. Adesso i due giocatori principali sono da un lato l’ex di Inter, Juventus e Roma Pablo Daniel Osvaldo e dall’altro il colombiano Teófilo Gutiérrez, i principali attaccanti su cui i rispettivi allenatori (anch’essi ex giocatori, Rodolfo Arruabarrena e Marcelo Gallardo) puntano per vincere il lunghissimo campionato argentino a trenta squadre e andare avanti in Copa Libertadores. C’è persino chi ha giocato con entrambe le maglie, come Gabriel Omar Batistuta, oppure chi ha deciso il Superclásico con uno degli ultimi gol della sua carriera: è ancora il caso del Loco Palermo, autore di testa del 2-0 nel match del Torneo Clausura 2011, decisivo per la prima clamorosa retrocessione del River.

UN DERBY DA LEGGENDA

Ogni volta che si avvicina il giorno del Superclásico l’Argentina lascia da parte i terribili problemi economici e i tifosi Xeneizes (del Boca) e Millonarios (del River) passano le proprie giornate a pensare esclusivamente alla partita, col desiderio di battere gli odiati rivali. La tensione è così alta che il giorno della partita Buenos Aires si paralizza e spesso le partite non finiscono undici contro undici, mentre la violenza che purtroppo dilaga nel calcio argentino dovrebbe essere limitata dal divieto di accesso per i tifosi ospiti. Negli anni si sono visti innumerevoli episodi memorabili, ma alcune partite sono entrate nella storia più di altre: il già citato match del Clausura 2011 verrà ricordato come l’ultimo prima della retrocessione del River, uno dell’Apertura 2006 vide uno strepitoso gol di tacco dell’astro nascente dell’epoca Gonzalo Higuaín, mentre i quarti di finale della Copa Libertadores 2000 finirono nella memoria collettiva per lo spettacolare tunnel di Juan Román Riquelme a Mario Yepes. Su tutti, però, c’è senza dubbio la doppia sfida valida per le semifinali di Copa Libertadores 2004: all’andata alla Bombonera Rolando Schiavi segnò l’unico gol di un match chiuso dieci contro nove, al ritorno Lucho González portò avanti il River ma all’89’ Carlos Tévez riuscì a pareggiare ed esultò con il gesto della gallina (soprannome denigratorio dato ai tifosi del River, festeggiamento ripetuto di recente in Juventus-Lazio) che gli costò l’espulsione; al 95′ il difensore Cristian Nasuti fece esplodere il Monumental con il gol del 2-1 che mandò le due squadre ai rigori, dove l’unico errore fu di Maxi López. Alla fine però festeggiò il River: i Millonarios vinsero il campionato nazionale, mentre il Boca perse la finale contro l’Once Caldas.

La formula della Copa Libertadores è diversa da quella della Champions League e nella fase a eliminazione diretta non ci sono sorteggi ma bensì una sorta di tabellone tennistico dove agli ottavi le migliori prime affrontano le peggiori seconde dei gironi. Il Boca Juniors ha vinto tutte le partite del suo gruppo, mentre il River Plate ha dovuto sudare tantissimo per passare il turno, trovando il pass per gli ottavi al termine di un’epica ultima giornata grazie al 3-0 sul San José e al contemporaneo 4-5 dei messicani dei Tigres, già qualificati, sul Juan Aurich (vedi approfondimento). I biancorossi, con una sola vittoria in sei gare, sono risultati così la peggiore seconda, ed ecco che il Superclásico di coppa è diventato realtà, con l’aggiunta di un antipasto notevole in campionato, dove le due squadre sono appaiate in testa con ventiquattro punti dopo dieci giornate. Le premesse per vivere tre partite leggendarie ci sono tutte, e anche chi non è tifoso di una delle due squadre non potrà che essere trascinato dall’atmosfera unica del derby più sentito del mondo.

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Quattro quattro due, a volte tre cinque due, ma non è il modulo che importa. L’importante è esserci, alle semifinali di Champions, tanto meglio se ci arrivi imponendo il tuo gioco. Per il Bayern, il Barca e il Real si tratta di un obbligo istituzionale, un modo di intendere la vita, prima ancora che il calcio. La Juventus, vera sorpresa della Champions, si adegua, impone quando può. Quando non riesce stringe i denti e si rintana indietro, aspettando tempi migliori. Ma a chi si ispirano gli allenatori delle semifinali di Champions? Chi sono stati i loro mentori quando giocavano e a chi hanno “rubato” i loro segreti?

April 22, 2015 - Montecarlo, Monaco - Juventus coach Massimiliano Allegri during the Uefa Champions League quarter final football match JUVENTUS - MONACO on 22/04/15 at the Stade Louise II in Montecarlo, Monaco. Copyright 2015 Matteo Bottanelli Monaco vs Juventus PUBLICATIONxINxGERxSUIxAUTxONLY - ZUMAn230 April 22 2015 Monte Carlo Monaco Juventus Coach Massimiliano Allegri during The UEFA Champions League Quarter Final Football Match Juventus Monaco ON 22 04 15 AT The Stade Louise II in Monte Carlo Monaco Copyright 2015 Matteo  Monaco vs Juventus PUBLICATIONxINxGERxSUIxAUTxONLY ZUMAn230

Ancelotti è il più esperto dei quattro, e probabilmente il più contaminato da due scuole di pensiero molto forti, che negli anni ’80 hanno rivoluzionato il calcio. Il primo è Niels Liedholm, il barone che per primo sfidò i dogmi della marcatura a uomo alimentando l’epopea della zona; il secondo è ovviamente Arrigo Sacchi con il quale ha vinto tutto e imparato ancora di più. Di Liedholm e Sacchi, Ancelotti è stato allievo intelligente e non pedissequo. Ha preso il meglio dai loro insegnamenti ma non l’intransigenza, mettendo al centro dei suoi progetti sempre e comunque un giocatore, e che giocatore. Oggi, il suo Uomo Vitruviano, è Cristiano Ronaldo, uno che con Sacchi forse non sarebbe andato troppo d’accordo, ma che di Ancelotti ha detto “È stato il mio migliore allenatore, uno che sa parlare con i giocatori e prendersi il meglio da loro“.

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Pep Guardiola ha vinto meno di Carletto il grande ma solo perché la sua carta di identità dice 1971, con un anno sabbatico tra le imprese catalane e le campagne bavaresi. Pep ha reinventato il calcio, ma se è vero che da qualcuno devi imparare è inevitabile che il paragone cade sul Dream Team di Hendrik Johannes Cruijff, detto Johan. Di quel Barcellona Pep era un punto di riferimento, il cervello e la geometria. Quella squadra puntava su tre giocatori avanzati unici nel loro genere. Il bello (Laudrup), il brutto (Romario) e il cattivo (Stoichkov). Una squadra innerbata di baschi e che sopperiva alle carenze sui calci piazzati lasciando tre giocatori nella metà campo avversaria pronti a colpire. Il Bayern di Guardiola è la quintessenza di quella squadra. Sostituite i baschi con i palleggiatori spagnoli, ma il modo di occupare il campo, di dominarlo, è assolutamente identico, anche a 20 anni (e più) di distanza.

A Barcellona c’è Luis Enrique che di Cruijff è stato allievo, ma per poco tempo. Da lui ha imparato la filosofia Barcellona e a lui si deve, probabilmente, il modo di stare in campo dei tre marziani davanti. Solo che Suarez, Messi e Neymar non temono paragoni storici di qualsivoglia livello, e sono ad un passo dal poter essere considerato il più forte tridente d’attacco mai visto su un campo di calcio. Non era la classe che mancava al Barcellona, e perciò al buon Luis, che a Roma aveva vissuto una stagione non proprio esaltante, ma comunque preludio del buon lavoro fatto negli anni a seguire da Garcia (perché non tutto è da buttare). Luis Enrique ha lavorato sullo spirito di squadra, sul concetto di “non guardare in faccia a nessuno” regalando panchine e rimproveri a tutti, Messi e Suarez compresi, in momenti molto delicati della stagione. In questo, Enrique, ricorda molto un altro suo ex allenatore: Radomir Antic, l’ultimo a vincere lo scudetto all’Atletico prima di Simeone e allenatore non proprio rimpianto del Barca primi anni 2000. Ma da lui Luis Enrique dice di aver appreso tantissimo, circa la gestione del gruppo.

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E Allegri? Beh, se Max non ha avuto tra i suoi allenatori delle leggende del calcio mondiale, chiedete a qualcuno di Pescara chi è leggenda, da quelle parti. Vi risponderanno con un nome epico: Giovanni Galeone, inventore e profeta della zona. Dedito al culto dell’attaccare sempre e comunque, anche quando giochi con il Milan e sei in vantaggio per tre a zero (tratto da una storia vera). Galeone ha sempre affermato di aver avuto due allievi prediletti, Gasperini e Allegri, ma che Max era più matto, più vicino a lui. Strano, perché guardando questa Juve, sembra il trionfo della razionalità e del calcio. Ma Allegri, finora, ha sempre affrontato, alla guida dei bianconeri, squadre meno forti della sua. Ora che la Juventus non ha più nulla da perdere, è arrivato il momento di dimostrare la sua sana “follia”. Perché Galeone se la giocherebbe, anche allenando il Pescara contro il Real Madrid. E tu cosa farai Max?

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Ar Udine 28/04/2015 - campionato di calcio serie A / Udinese-Inter / foto Andrea Rigano/Image nella foto: esultanza a fine gara Carpi PUBLICATIONxNOTxINxITA Ar Udine 28 04 2015 Campionato Tue Calcio Series A Udinese Inter Photo Andrea Rigano Image Nella Photo Esultanza A Fine Gara Carpi PUBLICATIONxNOTxINxITA

Meno di due anni fa un piccolo comune della laboriosa Emilia Romagna, conosciuto più per le sue industrie nel settore della maglieria che per la sua storia in ambito sportivo, celebrava la prima storica promozione nella Serie B del calcio; a quella seguì un campionato travagliato, con numerosi cambi di panchina (tre in tutto), qualche errore di inesperienza, ma a margine di un’annata pur sempre conclusa in maniera dignitosa con il mantenimento della categoria. Oggi quello stesso comune, che risponde al nome di Carpi, è sceso in piazza con buona parte dei suoi 70mila abitanti, ebbri di felicità (e non solo di quella) per l’incredibile salto in alto, appena ufficializzato, nel più importante palcoscenico calcistico nazionale: la Serie A. Ma quali sono i segreti di un successo così netto da non essere mai stato messo in discussione, pur in presenza di corazzate del calibro di Bologna, Catania, Bari, Pescara (solo per citarne alcune)? Abbiamo provato a riassumerli in cinque punti.

Fabrizio Castori

L’uomo della provincia, sia per le sue origini (è di San Severino Marche) sia per l’abilità di attraversare trasversalmente l’intero panorama calcistico, dall’Eccellenza alla Serie B, con una costante: l’abilità nel conquistare salti di categoria. Con questa, sono otto le promozioni in carriera: due dalla B dopo l’impresa compiuta con il Cesena nel 2005/2006. Allenatore di polso, capace di lavorare con il materiale tecnico a disposizione e valorizzarlo, dotato della giusta umiltà ma al tempo stesso di una leadership in grado di far remare tutti dalla stessa parte. Eclettico tatticamente, ha trovato la giusta quadratura del cerchio sin dalle prime battute del campionato e stretto i denti nel momento di crisi a metà stagione, culminato con una serie infinita di pareggi.

Fabrizio Castori (Carpi), MARCH 28, 2015 - Football / Soccer : Italian Serie B match between Vicenza 1-2 Carpi FC at Stadio Romeo Menti in Vicenza, Italy. Noxthirdxpartyxsales PUBLICATIONxINxGERxSUIxAUTxHUNxPOLxRUSxSWExFRAxNEDxESPxONLY (ptmb072749) Fabrizio Castori Carpi March 28 2015 Football Soccer Italian Series B Match between Vicenza 1 2 Carpi FC AT Stadio Romeo Menti in Vicenza Italy  PUBLICATIONxINxGERxSUIxAUTxHUNxPOLxRUSxSWExFRAxNEDxESPxONLY ptmb072749

Cristiano Giuntoli

Se Castori è il braccio, Giuntoli è la mente del miracolo-Carpi. Un direttore sportivo emergente, bravo soprattutto a non perdere di vista quel bacino di talento che è la Lega Pro, da dove ha attinto a piene mani costruendo l’ossatura di una squadra che ha trovato in Mbakogu la ciliegina. Seguito con attenzione e cura, nonostante numerose sirene lo attirassero altrove, il nigeriano è stato prelevato in chiusura di mercato diventando subito la stella di una squadra di abili gregari, pronti a coniugare qualità e quantità.

Zero pressioni e tanta sfacciataggine

Tra gli elementi favorevoli all’impresa del Carpi vanno sicuramente ascritti alcuni fattori esterni. Da un lato la totale assenza di pressione per il risultato in una piazza sportivamente giovane, ma dimostratasi nel tempo molto competente e passionale; dall’altro la totale sottovalutazione da parte del mondo della Serie B. Erano in molti a giurare che la squadra si sarebbe sgonfiata al giro di boa e invece le lunghezze dalle prime inseguitrici sono quasi sempre rimaste al di sopra della doppia cifra. Al resto ci ha pensato un gruppo di giovani desiderosi di stupire e andare con la forza del gruppo oltre i propri limiti.

Un bomber coi fiocchi

Di Jerry Mbakogu abbiamo già parlato in passato inserendolo tra i giocatori pronti al salto nel calcio dei big. Se non sarà il mercato a portarlo su più grandi palcoscenici, ci penserà il Carpi. Quattordici gol in 28 presenze quest’anno e un’invidiabile capacità di far reparto da solo finalizzando la mole di gioco creata dai suoi compagni.

25/04/2015 - campionato di calcio serie B / Frosinone Calcio - Carpi FC  / foto Antonello xSammarco/Image Pictured:  Jerry Mbakogu PUBLICATIONxNOTxINxITA 25 04 2015 Campionato Tue Calcio Series B Frosinone Calcio Carpi FC Photo Antonello  Image Pictured Jerry  PUBLICATIONxNOTxINxITA

Tanti giovani intraprendenti

Gabriel, Gagliolo, Pasciuti, Di Gaudio, Lasagna: sono solo alcuni dei nomi di assoluti sconosciuti o quasi (fatta eccezione per il portiere che Allegri aveva provato a lanciare giovanissimo nel Milan), capaci di imporsi e far la differenza. Dall’estremo difensore in grado di blindare per lunghi tratti la sua porta risultando il meno battuto dell’intero campionato, ai polivalenti Gagliolo e Pasciuti in grado di interpretare tutti i ruoli rispettivamente di difesa e centrocampo, sino all’esterno completo e offensivo Di Gaudio, all’altra sorpresa dell’attacco modenese capace di sopperire alla lunga assenza per infortunio di Mbakogu. Scommettiamo che molti di loro saranno capaci di far bene anche al piano di sopra?

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La Juventus festeggia la conquista della Serie A 2013-2014.

Manca ormai soltanto la certezza dell’aritmetica, ma la Juventus si sta avviando verso il suo quarto scudetto consecutivo, risultato che potrebbe ottenere già domenica in caso di successo nel derby col Torino e di sconfitta delle due romane. Riuscire a rimanere al vertice per così tanto tempo non è una consuetudine nel panorama calcistico italiano: nei primi anni del Novecento ci riuscirono il Genoa (due volte) e la Pro Vercelli, ma dal 1929-1930, quando è stata istituita la Serie A a girone unico, soltanto in cinque occasioni una squadra è riuscita a diventare Campione d’Italia per almeno tre anni consecutivi.

JUVENTUS 1931-1935

È la prima vera grande striscia vincente del calcio italiano, cinque scudetti di fila dal 1931 al 1935. La Juventus dei primi anni Trenta dominava non solo in Italia ma anche in campo internazionale, e l’ossatura principale della rosa bianconera fu la base della nazionale di Vittorio Pozzo che conquistò i Mondiali del 1934 con ben nove juventini convocati. Allenata da Carlo Carcano e nell’ultimo anno da Carlo Bigatto (che da giocatore vinse il primo dei cinque scudetti) la Juve fu praticamente imbattibile per tutto il cosiddetto Quinquennio d’oro, con una formazione normalmente composta da Gianpiero Combi portiere di grande affidamento, Umberto Caligaris e Virginio Rosetta centrali difensivi nel 2-3-2-3 noto come WW o Metodo, il centromediano Luis Monti (tra i primi oriundi azzurri), le mezzali Renato Cesarini (famoso per i suoi gol allo scadere) e Giovanni Ferrari, l’ala Raimundo Orsi (pure lui oriundo) e il centravanti Felice Borel, capocannoniere nel 1933 e nel 1934. L’egemonia bianconera fu stoppata dal Bologna, che vinse quattro dei successivi sei tornei.

TORINO 1943-1949

Il Grande Torino continua a essere una leggenda a sessantasei anni di distanza, e questo fa capire quanto fosse straordinaria quella squadra che, se non fosse tragicamente scomparsa nel disastro aereo di Superga, avrebbe probabilmente superato il record di cinque campionati di fila. Il primo titolo arrivò nel 1943, poi la Serie A si fermò per la guerra e riprese nel 1946 con un torneo diviso in due: i granata demolirono tutti gli avversari spesso di goleada (125 gol nel 1947-48, record assoluto), e vederli giocare al Filadelfia era uno spettacolo. Cambiò tre allenatori ma non gli interpreti: la formazione Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Ossola, Loik, Gabetto, Mazzola e Ferraris (sostituito nel 1949 da Menti) rimase sempre la stessa fino al 4 maggio 1949, quando di ritorno da Lisbona dopo un’amichevole col Benfica l’aereo che riportava la squadra a Torino si schiantò sulla Basilica di Superga: morì l’intera rosa esclusi due giocatori non convocati, lo staff tecnico e tre giornalisti. La federazione assegnò ai granata il campionato del 1949 d’ufficio.

Una formazione del Grande Torino.

MILAN 1992-1994

L’equilibrio quarantennale in Serie A fu scosso dal Milan di Silvio Berlusconi, che rivoluzionò il concetto di ciclo vincente aggiungendo ai trionfi italiani anche quelli internazionali, prima con l’era di Arrigo Sacchi (otto titoli fra il 1988 e il 1991, su tutti uno scudetto e due Coppe dei Campioni) e poi con quella di Fabio Capello, con tre campionati di fila e la Champions League 93-94 con lo storico 4-0 sul Barcellona in finale. A guidare il primo esempio di squadra dalla rosa ampia e composta da giocatori di altissimo profilo erano i tre olandesi: Ruud Gullit, Frank Rijkaard e Marco van Basten erano i migliori al mondo nei propri ruoli, e nel 91-92 il Milan chiuse il campionato imbattuto. Il tricolore 92-93 fu l’ultimo degli olandesi, ma nel 93-94 i rossoneri rimasero competitiva anche grazie a una difesa strepitosa (Sebastiano Rossi non subì gol per 929 minuti di fila) formata da Franco Baresi, Alessandro Costacurta, Paolo Maldini e Mauro Tassotti, restando ben cinquantotto giornate senza perdere. Nel 94-95 vinse la Juventus, ma nel 1996 Capello trionfò ancora prima di andare al Real Madrid.

La rosa del Milan per la stagione 92-93.

INTER 2006-2010

L’inizio del ciclo vincente dell’Inter è dato dalla giustizia sportiva: nel 2006 lo scandalo di Calciopoli porta alla retrocessione della Juventus e alla penalizzazione del Milan, perciò i nerazzurri ottengono il primo scudetto a tavolino. Con i bianconeri in Serie B il 2006-2007 è una cavalcata quasi senza avversari, chiusa con diciassette vittorie consecutive, novantasette punti e +22 sulla Roma seconda, Roberto Mancini poi vince l’anno dopo all’ultima giornata a Parma e lascia la panchina a José Mourinho, campione nel 2008-2009 al primo tentativo. Zlatan Ibrahimović, protagonista dei tre scudetti “sul campo”, viene ceduto al Barcellona in cambio di Samuel Eto’o e soldi e da lì Massimo Moratti costruisce il capolavoro del Triplete: con il camerunense e Diego Milito i nerazzurri conquistano, fra il 5 e il 22 maggio 2010, Coppa Italia e Serie A a spese della Roma e soprattutto la Champions League, battendo 2-0 il Bayern Monaco al Bernabéu con doppietta dell’attaccante argentino. Il calo inizia con l’addio di Mourinho: Benítez e Leonardo vincono tre trofei nel 2010-11, poi finora più nulla.

JUVENTUS 2012-in corso

Dopo due anni deludenti la Juventus punta su Antonio Conte per riportare ai vertici la squadra e il tecnico leccese fa un’impresa sensazionale, diventando il primo a finire un campionato a venti squadre imbattuto oltre che campione. Il secondo anno arriva Paul Pogba a parametro zero dal Manchester United e lo scudetto viene bissato pur non avendo un attaccante da venti gol a stagione, lacuna colmata nel 2013 con gli arrivi di Fernando Llorente (pure lui a scadenza) e Carlos Tévez, con cui la Juve diventa ancor più una corazzata e stravince la stagione 2013-2014 toccando la mostruosa vetta dei centodue punti, cinque in più del record precedente dell’Inter 2006-2007, vincendo trentatré partite fra cui tutte quelle in casa. Le improvvise dimissioni di Conte al secondo giorno di ritiro fanno pensare alla fine del ciclo, arriva Massimiliano Allegri fra il malumore dei tifosi ma il risultato non cambia, e anzi i bianconeri oltre a essere a un passo dal quarto scudetto consecutivo sono anche tornati in semifinale di Champions League a dodici anni dall’ultima volta.