ALTRI SPORT

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Domenica comincia il Mondiale di Formula 1 2015. L’attesa è forte: riuscirà la Ferrari a riprendersi il ruolo di macchina vincente con la coppia VettelRaikkonen? Sarà ancora una volta dominio Mercedes? La McLaren che farà? Tanti interrogativi che in Australia troveranno le prime risposte.

La F1, nella storia, ha vissuto di sfide emozionanti e tanti sono i Gran Premi che gli appassionati ricordano. Con sorpassi mozzafiato e imprese che hanno reso alcuni piloti leggendari. Abbiamo scelto i cinque più emozionanti. Sperando che, quest’anno, la classifica venga rivoluzionata con duelli all’ultimo giro e arrivi al fotofinish.

Gran Premio di Francia 1979

Sul primo gradino del podio va Digione 1979. È il Gp di Francia, si corre il primo luglio. Il duello più bello non riguarda la prima posizione, che sarà di Jean-Pierre Jabouille, ma il secondo posto. Se lo giocano la Renault di René Arnoux e la Ferrari dell’indimenticato Gilles Villeneuve. Gli ultimi giri sono al cardiopalma, con continui sorpassi tra i due. Alla fine, sarà il ferrarista a spuntarla. Uno che non smetteva mai di tenere pigiato il piede sull’acceleratore. A proposito, la Renault si prende comunque il primo e il terzo posto. Ed è la prima volta che un motore turbo vice in Formula 1.

Gran Premio d’Europa 1993

Questa volta siamo alla terza gara della stagione, si corre a Donington ed è l’11 aprile. Entra in scena Ayrton Senna, il brasiliano della McLaren. Nonostante una monoposto inferiore, approfitta della pioggia per superare – nel primo giro – tre del calibro di Damon Hill, Alain Prost e Michael Schumacher. Le prime sono due Williams, Schumi corre con la Benetton. Senna arriverà al traguardo con un vantaggio di un minuto e 23 secondi su Hill. Alain Prost, anche lui sul podio, viene addirittura doppiato dallo scatenato sudamericano.

Gran Premio d’Europa 1997

Siamo a Jerez, è il 26 ottobre del 1997 ed è l’ultima gara del Mondiale. La Ferrari di Michael Schumacher arriva con un punto di vantaggio sulla Williams di Jacques Villeneuve che, però, conquista la pole position, pur avendo finito con lo stesso tempo, al millesimo, del tedesco, e del compagno di squadra Heinz-Harald Frentzen. Questa volta sono i box a determinare sorpassi e contro sorpassi. Al 47 esimo giro, Schumi è davanti, ma viene superato dal canadese; la Ferrari scalpita e Michael sperona proprio Villeneuve, mettendo fine ai sogni di gloria. Sarà quest’ultimo a vincere il Mondiale. Schumacher e la Rossa si riscatteranno gli anni successivi.

Gran Premio d’Olanda 1973

Facciamo un salto indietro di 20 anni. Zandvoort, Olanda, fa caldo: è il 29 luglio. Emozioni e anche lacrime. All’ottavo giro del suo secondo Gp, Roger Williamson (March) esce di pista e muore per asfissia, intrappolato nel suo abitacolo in fiamme. Dei 19 piloti rimasti in gara, uno si ferma per soccorrerlo. È il compagno di marca, David Purley. I commissari di percorso, però, non hanno sufficienti estintori per spegnere il fuoco e impediscono all’eroe Purley di avvicinarsi al compagno.

Gran Premio di Monaco 1982

Non può mancare in questa classifica Montecarlo, la classicissima della Formula 1. A due giri dal termine, la gara si accende. Esplode letteralmente a causa della pioggia che comincia a cadere. Alain Prost, su Renault, è in testa al gran premio. Ma esce di pista. Al comando passa Riccardo Patrese, su Brabham, che però spegne il motore poco dopo. Arriva dunque Didieri Peroni, su Ferrari, a cui si spegne la batteria. È la volta di Andrea De Cesaris, su Alfa Romeo, che si ritrova senza benzina. Derek Daly, Williams, va a sbattere contro le barriere. A chiudere la corsa, l’unico, è Patrese, che è riuscito nel frattempo a ripartire. Vince. Era dal 1975 che un italiano non ci riusciva in Formula 1.

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Con la primavera e l’allungarsi delle giornate, arriva anche la stagione delle gare dedicate agli amanti della corsa. Che siate esperti maratoneti o corridori della domenica, anche quest’anno l’offerta è vastissima e soddisfa qualsiasi piede! Corse colorate, luminose, scenografiche, professionali, al buio o super mattutine: ce n’è per tutti i gusti e mettere a frutto i sacrifici invernali sarà decisamente facile. Abbiamo selezionato per voi 5 manifestazioni di running per 5 diverse tipologie di corridore. Scopriamole insieme:

Per i professionisti

I 42 km per eccellenza, quelli storici, i primi in assoluto, sono quelli della Maratona di Atene, dove quasi 500 anni prima di Cristo, Filippide arrivò partendo proprio dalla città di Maratona, per l’appunto! Il tempo di urlare la vittoria degli ateniesi sui persiani, per poi stramazzare al suolo. Una vicenda che spinse Pierre de Coubertin a far rinascere le antiche Olimpiadi.

Quest’anno la Maratona di Atene, giunta alla sua 33esima edizione, si svolgerà il prossimo 8 novembre. Il percorso prevede i primi 10 km in piano, i successivi 19 km un dislivello di 225 metri. Il percorso presegue toccando il War Memorial dedicato ai soldati morti durante la Battaglia di Maratona ed il sito Marathon Tombs. Dall’11esimo al 17esimo km aumentano i dislivelli fino ad arrivare al 20esimo km, punto in cui la gara diventa più difficile: dopo Pikermi infatti, iniziano alcuni saliscendi fino al 25esimo km (Agia Paraskevi).

Successivamente i runner correranno lungo Mesogeion Avenue, dove inizia l’ultimo ed il più facile tratto di gara. L’ultimo tratto di gara si svolge all’interno del Panathinaikon Stadium di Atene, il famoso stadio di marmo bianco costruito in occasione delle prime Olimpiadi moderne del 1896, dove i runner correranno per gli ultimi 170 metri fino a raggiungere la Finish Line. Il tempo limite è di 8 ore.

Per gli amanti del mezzofondo

La Vattenfall Berlin Half Marathon rappresenta una delle corse più belle al mondo: 21 km ideali per coloro che vogliono mettersi alla prova su una distanza un po’ più lunga, o prepararsi per le maratone primaverili, provando l’emozione di un grande evento. Uno scenario stimolante che prevede un pubblico sempre caloroso, gruppi musicali ed un percorso piatto e veloce tra grandi edifici classici con le avveniristiche strutture ultramoderne sorte negli ultimi anni, ed i suoi grandi spazi verdi.

Sport e natura

I paesaggi mozzafiato del lungo lago e le vie storiche ricche di monumenti e palazzi, fanno da cornice alla StraLugano, la corsa più suggestiva che mai, in scena il prossimo 26-27 settembre. 30 km panoramici con un tracciato di media difficoltà che, in gran parte, alterna tratti pianeggianti a salite e discese (con un dislivello totale di 160 m). Si costeggia quasi continuamente il Lago di Lugano, in mezzo alla vegetazione lussureggiante di parchi e giardini ornati di piante subtropicali, favorite dal clima mite. E per i concorrenti “neofiti” StraLugano offre il percorso più abbordabile: “City”, di soli 10 km o, in alternativa, la staffetta relay 3×10.

La corsa che fa bene anche agli altri

I runner hanno un grande cuore e la Wings for Life World Run è l’occasione giusta per dimostrarlo. Verona, la città dell’amore, il prossimo 3 maggio, correrà per le lesioni al midollo spinale. Oltre a percorrere le strade che hanno fatto da teatro alla tragedia di “Giulietta e Romeo”, i partecipanti alla gara arriveranno a specchiarsi nelle acque dell’Adige, per poi uscire dalle porte della città e attraversare i paesi limitrofi, potendo beneficiare del clima mite caratteristico del mese di maggio.

Un evento mondiale con un format unico: questa gara prevede una linea di partenza, ma nessuna linea di arrivo. La fine della gara per ognuno dei runner, infatti, è determinata dal sorpasso dell’atleta da parte della “Catcher Car”, presente su ogni percorso. La “catcher car” diventa così un vero e proprio traguardo che insegue i partecipanti. Esattamente alle 13.30 ora italiana, mezz’ora dopo il fischio d’inizio, la Catcher Car supererà la linea di partenza e procederà lungo il percorso di gara.

Per garantire risultati comparabili tra tutte le location nel mondo ogni Catcher Car comincerà a inseguire gli atleti nello stesso momento e manterrà esattamente la stessa andatura. Col passare del tempo, ogni auto aumenterà la velocità finché non verrà superato l’ultimo partecipante e non verrà dichiarato il campione di ogni location. I vincitori mondiali saranno i concorrenti di sesso maschile e femminile che tra tutti i paesi del mondo avranno percorso la maggiore distanza prima di essere superati dalla Catcher Car.

Divertimento puro

Impossibile scegliere una tra le tre gare in scena quest’anno in Italia. Si comincia con la Asus Electric Run il prossimo 25 aprile nel Parco di Monza (il 3 ottobre a Torino, a Parco Dora), che per l’occasione si illuminerà con luci fluo. Una 5 km con un percorso esperienziale dove ad ogni chilometro ci si immerge in un universo parallelo dove perdersi a ballare tra alberi fluorescenti che cambiano sfumature a ritmo di musica, tunnel di arcobaleni luminosi e giganteschi oggetti gommosi.

Si prosegue il prossimo 16 maggio a Torino con The Color Run, la corsa più colorata di sempre (a Firenze il 23 maggio), quest’anno più scintillante che mai con il “Shine Tour” ed un nuovo punto colore tutto glitterato che si va ad aggiungere ai quattro classici pit-stop dalle tinte forti.

Gli uomini che non devono chiedere mai (e non solo), non possono perdere la Fisherman’s Friend StrongmanRun, la corsa più forte di tutti i tempi, in scena a Bibione il prossimo 9 maggio, e poi ancora a San Vittore Olona (Mi) il 6 giugno e a Rovereto il 19 settembre.

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Il 5 settembre prossimo, in contemporanea a Montpellier, Berlino, Zagabria e Riga, prenderà il via la fase a girone degli Europei di basket. Un appuntamento molto atteso da appassionati e tifosi italiani che bramano per vedere finalmente all’opera una squadra capace di schierare tutto il suo potenziale, rappresentato in particolare – ma non completamente, si badi bene – dalla portaerei azzurra di scena in Nba. Salvo sorprese, infatti, Bargnani, Belinelli, Datome e Gallinari (in rigoroso ordine alfabetico) si metteranno  – per la prima volta al completo – agli ordini di coach Pianigiani per la complicata fase di qualificazione che vedrà l’Italia giocare a Berlino contro Spagna, Serbia, Turchia, Islanda e Germania. Il raggruppamento più competitivo dei quattro, ma che non vede gli azzurri battuti in partenza, anzi. Di certo non saranno le “figurine” a vincere le partite. La storia insegna che gruppi ben amalgamati, sia pure sulla carta meno dotati di talento, possono andare oltre limiti fisici e strutturali, ma l’assunto non è sempre verificato ed è altresì vero che il talento chi ce l’ha, deve saperlo sfruttare al meglio. Ecco perché i segnali che giungono da Oltreoceano invitano a un cauto ottimismo: da nefasti sono volti al bello.

Dopo un anno e mezzo trascorso perlopiù sul lettino del fisioterapista, nelle ultime settimane Andrea Bargnani, prima scelta del draft 2006, è tornato a dare notizie di sé sul campo di gioco: 25 punti e 12 rimbalzi contro Detroit, 19 contro Toronto, salvo poi patire qualche inevitabile battuta d’arresto dovuta anche a un contesto di gioco – quello di New York – tra i più disarmanti della Lega. Anche Danilo Gallinari ha finalmente risolto i problemi al ginocchio, che lo avevano costretto a un nuovo stop di due mesi nel bel mezzo della regular season. Nelle ultime settimane si è liberato anche di coach Brian Shaw – che lo ha capito poco e saputo sfruttare anche meno – e ha festeggiato insieme ai compagni di Denver interrompendo contro Milwaukee una striscia di 10 sconfitte consecutive, grazie alla sua miglior prestazione dell’anno (26 punti e 7 rimbalzi). Sempre in cerca d’autore, invece, Gigi Datome: ha cambiato franchigia passando da Detroit a Boston e dopo un inizio stentato, è già alla seconda doppia cifra (10 e 13 punti contro Orlando e Miami) ottenuta in risicatissime parentesi sul campo. Completa il quadro Marco Belinelli, reduce dalla vittoria dell’anello con i San Antonio Spurs e coinvolto insieme ai compagni nel classico down che spesso segue una stagione esaltante. Ha mancato la conferma nella gara dei tre punti, spazzato via da un superlativo Curry, ma il suo apporto nel contesto di gioco dei texani non manca mai. Suo, per esempio, il canestro quasi allo scadere che lo scorso febbraio ha a coach Popovich la vittoria numero 1000 in carriera.

Ma non è tutto. In Italia, infatti, non mancano altri azzurri pronti al grande salto. Su tutti Alessandro Gentile, già in orbita Houston e per ammissione del general manager dei Rockets in grado già di competere ad altri livelli; per non parlare del compagno di squadra a Milano, Daniel Hackett che, risolti i problemi ambientali, potrà dare un grosso contributo nel ruolo di playmaker, insieme all’ordinato Cinciarini. Insomma i presupposti per divertirci ci sono tutti e chissà che non si possano rinverdire i fasti di quella squadre del 1999 capace di imporsi nella rassegna iridata e di scrivere una grande pagina di storia dell’intero movimento.

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L’Italia del rugby è tornata a vincere al Sei Nazioni, torneo che la vede partecipare ufficialmente dal 2000 insieme a Inghilterra, Francia, Scozia, Galles e Irlanda. Gli Azzurri, pur non avendo mai vinto il torneo, hanno messo insieme alcune ottime prestazioni. Tra cui, appunto, l’ultima: la vittoria in Scozia. Qui ripercorriamo i successi italiani nelle 15 edizioni.

1. Italia-Scozia 34-20 (05/02/2000)

Un esordio da ricordare. L’Italia, invitata nel gotha europeo del Sei Nazioni, fa subito l’impresa al Flaminio contro la Scozia, campione in carica. Al Flaminio, il 5 febbraio del 2000, il 15 dell’ex neozelandese Brad Johnstone vince 34-20.  E’ Diego Dominguez, con un calcio piazzato, a rompere l’emozione che aveva bloccato gli Azzurri all’inizio. Alla fine, 30 dei 34 punti totali saranno suoi. C’è anche la meta di De Carli al 78′ a far esplodere il pubblico capitolino (21 mila gli spettatori presenti).

2. Italia-Galles 30-22 (15/02/2003)

Dopo 14 sconfitte consecutive, l’Italia torna a vincere al Sei Nazioni, evitando il cucchiaio di legno. La squadra è guidata da un altro ex neozelandese, John Kirwan, e il successo arriva di nuovo alla ‘prima’ nel catino del Flaminio. Il Galles perde 30-22 ed è la prima volta che la nostra Nazionale supera i gallesi. A fine primo tempo, il punteggio dice 20-17 per i padroni di casa. Ancora una volta, è Diego Dominguez sulla cresta dell’onda, allungando definitivamente nei secondi 40′. Il presidente del Coni, Gianni Petrucci, è estasiato: “E’ stata un’Italia straordinaria”.

3. Italia-Scozia 20-14 (06/03/2004)

La Scozia porta ancora bene all’Italia del rugby, che alla terza partita dei Sei Nazioni si sblocca, superando i britannici per 20-14.  Il successo viene salutato dall’invasione di campo e dal giro trionfale dei giocatori. Ongaro al 42′ realizza la prima meta del torneo. La panchina di Kirwan, traballante, viene piallata. “Ai ragazzi ho detto che voglio continuare a far bene nel torneo. Quest’Italia può crescere ancora”.

John Kirwan

4. Scozia-Italia 17-37 (24/2/2007)

Bisogna attendere tre anni per vedere un altro successo azzurro nel Sei Nazioni. Ma l’impresa è fantastica, ottenuta in trasferta. Murrayfield alla fine applaude i nostri ragazzi. Prima di questa data, 18 sconfitte e un pari fuori casa (in Galles) per la Nazionale italiana. Che supera nettamente, 37-17, i padroni di casa. E fa esultare i 6 mila tifosi al seguito.  Da raccontare i primi sei minuti: tre mete azzurre, la prima dopo 19 secondi, di Mauro Bergamasco. Siamo 0-21. La Scozia si avvicina (17-24), ma i leoni azzurri reagiscono (17-30) e fanno la quarta meta, con Troncon.

5. Italia-Galles 23-20 (10/03/2007)

Sono passate due settimane e l’Italia di Berbizier stupisce ancora. Batte in casa il Galles per 23-30, conquistando per la prima volta due successi nella stessa edizione del Sei Nazioni. Potendosi addirittura giocare il successo finale nel torneo nell’ultima partita. E’ Mauro Bergamasco a segnare la meta del sorpasso a pochi minuti dalla fine.

6. Italia-Scozia 23-20 (15/03/2008)

L’Italia del sudafricano Nick Mallet evita il cucchiaio di legno all’ultimo turno del Sei Nazioni 2008. Batte la Scozia 23-20 a trenta secondi dalla fine, grazie a un calcio piazzato di Andrea Marcato. Lo stadio Flaminio esulta come se fosse il successo del Sei Nazioni. Sei mesi prima, proprio gli scozzesi avevano eliminato l’Italia dai quarti del Mondiale francese.  L’Italia vince di rimonta, dopo aver chiuso in svantaggio per 17-10 il primo tempo.  Il capitano, Sergio Parisse, dice: “Voglio dedicare questa vittoria al Flaminio che, ancora una volta, ha risposto presente”.

7. Italia-Scozia 16-12 (27/02/2010)

L’Italrugby interrompe il digiuno, due anni dopo, ancora contro la sua vittima preferita, la Scozia. Gli azzurri vincono 16-12 al terzo turno del Sei Nazioni, in casa. Fondamentale la meta di Canavosio dopo una grande azione di Canale. L’Italia arriverà comunque ultima. Grande protagonista Mirco Bergamasco con 11 punti, frutto di una trasformazione e tre calci piazzati.

Mirco Bergamasco

8. Italia-Francia 22-21 (12/3/2011)

Altro Sei Nazioni, altro successo al Flaminio. Per la prima volta nella storia, gli Azzurri battono la Francia nel torneo.  Quattordici anni prima c’era stato il successo di Grenoble, decisivo per l’ammissione della nostra Nazionale al Sei Nazioni. Nick Mallet compie un capolavoro tattico, rovesciando una situazione quasi impossibile (6-18) e trionfando per un punto (22-21). Decisivo Andrea Masi, nominato Man of the Match.

9. Italia-Scozia 13-6 (17/3/2012)

Nel 2012, la vittoria tarda ad arrivare per l’Italia di Jacques Brunel. Ma ci pensa alla Scozia, all’ultima giornata, a salvare l’onore nostrano. Finisce 13-6 per gli Azzurri, che lasciano il cucchiaio di legno agli avversari. Si gioca all’Olimpico, davanti a 72 mila persone. Al riposo siamo 3-3, roba da calcio più che da rugby. Nella ripresa, Venditti (cognome che all’Olimpico non può che generare entusiasmo) va in meta. Standing ovation per Ongaro, che chiude la sua carriera con la Nazionale.

10. Italia-Francia 23-18 (03/02/2013)

Italia da amare, scrivono i giornali. L’Italia più bella di sempre batte i francesi, vice campioni del mondo, 23-18 all’Oimpico. E’ la prima del Sei Nazioni 2013. Lo stadio gode e canta “Ma il cielo è sempre più blu”, il punteggio è più stretto di ciò che dice il campo. Da Castrogiovanni a Parisse, tutti sono stati encomiabili. Ma l’uomo della partita, alla fine, risulterà Luciano Orquera.

11. Italia-Irlanda 22-15 (16/03/2013)

L’Italia di Brunel eguaglia il suo miglior risultato al Sei Nazioni, vincendo la seconda partita, ancora in casa, contro l’Irlanda. Quarto posto finale, Andrea Lo Cicero lascia l’azzurro e il pubblico lo applaude lungamente. Tanti gli errori arbitrali, ma di più la voglia italiana di conquistare un altro successo. Ancora sugli scudi Parisse, autentico leader.

12. Scozia-Italia 19-22 (28/02/2015)

Dopo un anno di digiuno, l’Italia del rugby torna a vincere al Sei Nazioni. E lo fa ancora una volta nel tempio di Edimburgo, Murrayfield. Esulta via twitter persino il premier Renzi: “Strepitosi gli azzurri, evitato il cucchiaio di legno”. Successo ottenuto in rimonta. Indovinate chi c’è in campo a orchestrare il gioco? Ancora capitan Parisse. Luke McLean, estremo azzurro di origine australiana, viene nominato Man of the Match. Al 79′ il punteggio va sul 20-19 per gli Azzurri grazie alla meta e poi alla trasformazione di Allan per il 22-19 finale.

Sergio Parisse

Si sta giocando a ritmi serrati il primo Grande Slam dell’anno, sui campi veloci del Melbourne Court. Stiamo parlando degli Australian Open, il torneo più avveniristico tra i major dell’era moderna. Uomini e donne si danno battaglia per trovare il successore di Stanislas Wawrinka e di Li Na. I vincitori si conosceranno il prossimo 1° febbraio. Il torneo ha più di un secolo di vita, con alcuni periodi particolarmente tormentati a causa della data di svolgimento e della lontananza dell’Australia. Tanti gli aneddoti e le curiosità: ne abbiamo scelti 10, quelli che in qualche modo hanno segnato la storia.

1. LE DATE, TRA BRISBANE E MELBOURNE

Quella che si sta disputando nel 2015 è la 47ª edizione degli Australian Open, ma in realtà prima si chiamava Australasian Championships (primo torneo nel 1905) e Australian Championships (dal 1927). Solo dal 1969 ha preso l’attuale nome di Australian Open. E la prima edizione è stata disputata a Brisbane. Dal 1987 è tornato a essere il primo torneo della stagione del Grande Slam, anche se più di un top player ha proposto di posticiparlo. Prima di diventare, nel calendario, fisso a gennaio, l’Open australiano è stato spesso giocato a dicembre, come ultimo torneo dell’anno. E per questo motivo spesso veniva snobbato dai giocatori migliori. Dal 1905 è stato organizzato in cinque città australiane e due della Nuova Zelanda: Melbourne (54 volte), Sydney (17), Adelaide (14), Brisbane (7), Perth (3), Christchurch (1906) e Hastings (1912).

2. DALL’ERBA AL VELOCE

Nel 1972 si è deciso di disputare il torneo al Kooyong Lawn Tennis Club di Melbourne perché la località aveva attratto il maggior numero di proventi rispetto alle altre. Il Kooyong diventerà mitico fino al 1988, quando si deciderà di passare alla superficie veloce (Rebound Ace). Dal 2008 si gioca su Plexicushion, ancora più veloce della Rebound Ace.

3. MELBOURNE PARK, SI GIOCA AL COPERTO

Oggi il torneo si disputa al Melbourne Park, ex Flinders Park, che dispone di tre stadi da 10 mila posti: Rod Laver Arena, Margaret Court Arena e Hisense Arena. Hanno tutti il tetto scorrevole per permettere di giocare al coperto ed evitare le temperature calde di questo periodo e le prime gocce di pioggia. I servizi sono all’avanguardia, altro motivo per cui oggi i campioni amano venire a disputare il torneo australiano. La prima finale di un torneo dello Slam a giocarsi indoor è stata, nel 1988, quella tra Steffi Graf e Chris Evert.

4. I VIAGGI IN NAVE DEI PIONIERI

Nel 1920 il viaggio in nave dall’Europa all’Australia durava 45 giorni. Normale che i principali protagonisti della contesa fossero tennisti locali. I primi a usare l’aereo furono i giocatori della Nazionale di Coppa Davis degli Stati Uniti, nel novembre del 1946.  Quando il torneo si è disputato a Perth, nessun giocatore si era potuto spostare da Victoria e Nuovo Galles del Sud con il treno perché la distanza tra le coste est e ovest è di 3 mila chilometri circa. Quando si giocò a Christchurch, nel 1906, tra i dieci partecipanti, solo due erano australiani. Il vincitore fu un neozelandese.

5. NIENTE TORNEO, TORNEO DOPPIO

Gli Australian Open hanno avuto il privilegio di giocarsi addirittura due volte in dodici mesi. È successo nel 1977, quando si è scesi sull’erba sia a gennaio, sia a dicembre. Nel periodo di maggiore decadenza del torneo, invece, non si è proprio giocato. Stiamo parlando del 1986. Da qui la decisione, due anni dopo, di trasferirsi e di costruire impianti all’avanguardia. Oltre al cambio di data.

6. AUSTRALIANI PROFETI IN PATRIO. O NO?

Se è vero che gli australiani hanno fatto la parte del leone per buona parte del secolo scorso, è altrettanto vero che la carestia di vittorie sta diventando troppo lunga. Tra gli uomini, bisogna andare indietro al 1976 per trovare l’ultimo successo di un ‘canguro’, Mark Edmonson, che superò in finale il connazionale (e ben più noto) John Newcombe. L’ultima apparizione in finale, da parte di Lleyton Hewitt, è del 2005: sconfitta contro il russo Marat Safin. Nel singolare femminile, invece, è del 1978 l’ultima affermazione. Vittoria per Chris O’Neil. E dobbiamo andare al 1980 per applaudire l’ultima australiana in finale, Wendy Turnbull. E’ anche vero che è un’australiana a detenere il maggior numero di vittorie in singolare: Margareth Smith (a cui è stato intitolato un campo): 11, tra il 1960 e il 1973. E pure nel singolare maschile è un ‘aussie’ a essersi aggiudicato più volte il torneo: Roy Emerson (6, 1961 e 1963 – 67).

7. IL VECCHIO E IL GIOVANE

Il più giovane trionfatore in Australia è Ken Rosewall: alzò il trofeo nel 1953 a 18 anni e due mesi. Curiosamente, è anche il più anziano ad aver vinto, nel 1972, quando aveva 37 anni e due mesi. Tra le donne, invece, la svizzera Martina Hingis ha vinto a 16 anni e tre mesi nel 1997, l’australiana Thelma Long la più vecchia (a 35 anni e otto mesi nel 1954).

8. L’ITALIA AGLI AUSTRALIAN OPEN

L’Italia non ha mai vinto il singolare maschile agli Australian Open. Ci dobbiamo accontentare dei quarti di finale, raggiunti da Cristiano Caratti nel 1991 (ko con Patrick McEnroe), degli ottavi di Omar Camporese (1992, battuto da Ivan Lendl), Renzo Furlan (1996, Enqvist), Andreas Seppi (2013, Chardy) e Fabio Fognini (l’anno scorso, Djokovic). Negli anni d’oro del tennis azzurro c’era stata davvero poco gloria e Melbourne per Panatta & Co.

9. LE CHICHIS ITALIANE

Va molto meglio per quanto riguarda il settore femminile italiano. Se in singolare, dobbiamo sempre accontentarci dei quarti di finale (2014, Flavia Pennetta battuta da Li Na; 2011, Schiavone sconfitta da Wozniacki; 2002, Adriana Serra Zanetti ko con Hingis), in doppio siamo una potenza mondiale grazie alle cichis, ossia Sara ErraniRoberta Vinci. Sono reduci da una doppietta, 2013 e 2014. Nel 2011, Flavia Pennetta aveva vinto il doppio in coppia con l’argentina Gisele Dulko.

10. MONTEPREMI RECORD

Chiudiamo con il montepremi record che quest’anno l’organizzazione della manifestazione ha deciso di mettere a disposizione: quello totale è di 40 milioni di dollari australiani, sette in più della scorsa edizione. I vincitori del singolare maschile e femminile porteranno a casa un assegno da 3,1 milioni di dollari australiani.

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Quattro milioni e mezzo. È il prezzo di uno spot al Super Bowl: un’enormità se pensiamo alle cifre di uno spot per la finale di Champions League, che può valere fino a 10 volte meno. Nemmeno uno spot durante la finale dei campionati Mondiali di calcio vale così tanto, anzi, può valere cinque volte meno. Come si spiega questo fenomeno? Innanzi tutto, il Super Bowl, non è solo un evento televisivo. Un biglietto per assistere alla partita costa fino a quattro mila dollari. Il motivo è molto semplice: gli americani non si curano, come noi italiani con il calcio, di vendere diritti televisivi e basta.

Gli americani vendono uno spettacolo nel quale il pubblico è parte integrante dello show. Tanto per fare un esempio pratico, è come se Sky offrisse più soldi alla Roma perché ha lo stadio pieno rispetto ad un’altra squadra che, al colpo d’occhio, offre il desolante spettacolo (sempre più frequente dalle nostre parti) degli spalti vuoti. Insomma, non solo tv: per la cronaca, ad aggiudicarsi il quarto Super Bowl della loro storia sono stati i New England Patriots battendo 28 a 24 i Seattle Seahawks. I brand hanno fatto a gara, tra un touchdown e un concerto di Kate Perry, a sfornare spot televisivi meravigliosi inaugurati per l’occasione. Ecco quelli che secondo noi sono stati i 10 migliori spot andati in onda durante il Super Bowl 2015!

Fiat 500x – The Fiat blue pill

Spot che molti di noi già conosceranno perché va in onda sui nostri schermi da un po’ di tempo. E vedere un pezzo di Italia tra gli spot trasmessi durante la manifestazione sportiva, la più importante d’America, ci riempie un po’ d’orgoglio. E poi, diciamocelo, questo spot ha il suo perché: ironia, splendida fotografia e scenari meravigliosi. Promosso, anche dagli americani.

Budweiser – Lost Dog

Come da qualche anno a questa parte, Budweiser si ripresenta al pubblico del Super Bowl con un nuovo episodio sul cavallo e il cucciolo di golden retriver. Una straordinaria ed emozionante storia di amicizia tra animali. Nello spot intitolato “Lost Dog” il cagnolino si perde e nel fare ritorno, a pochi metri da casa si imbatte in un lupo. Cosa succederà poi non vogliamo svelarvelo. Guardatelo direttamente voi. Budweiser si conferma protagonista dell’evento più atteso d’America, soldi ben investiti, a quanto pare.

P&G – Like a girl

Durante lo spot viene chiesto a persone, diverse per sesso ed età, “Cosa vuol dire fare qualcosa di simile a una ragazza?”. Il messaggio trasmesso è dare all’espressione “like a girl” (nell’accezione negativa di “come una femminuccia”) un significato di forza e femminile determinazione. Sorprendente.

T-MOBILE – Kim’s Data Stash

Chi meglio di Kim Kardashian, tra le attrici più conosciute a livello internazionale per la sua attiva sul web e sui social network, poteva essere la testimonial dello spot T-MOBILE che pubblicizza il salvataggio dei dati su Cloud? Un tripudio di selfie e foto in bikini, della serie “E se un giorno perdesse tutto ciò che avete salvato online”? Ironico.

McDonald’s – Pay with loving

Vi ricordate il vecchio slogan della catena di fast food “I’m lovin it”? Su questo concetto si basa il nuovo spot di McDonald che, realizzato come fosse una sorta di candid camera, ha deciso di proporre una una nuova forma di pagamento dai suoi clienti: l’amore. Uno spot emozionante e divertente allo stesso tempo, sebbene il tema centrale (l’amore) è qualcosa di già visto. Ma mai passato di moda. Evergreen (come l’azienda).

Mercedes-Benz AMG GT – The big race

Dopo un anno di assenza Mercedes torna al Super Bowl con uno spot costruito attorno al classico racconto per bambini : “La lepre e la tartaruga”, che racconta la sfida di velocità tra questi due animali. L’esito della sfida sarebbe facile da immaginare se non fosse che la tartaruga decide di cambiare le carte in tavola. Metaforico.

Carl’s Junior – Au naturel

Carl’s Junior, catena di fast food statunitense: siamo al classico binomio, un po’ becero e bislacco, della metafora tra bella ragazza – godimento. Ma lo spot nasconde una sorpresa alla fine, come nello stile dell’azienda, da sempre impegnata nel comunicare la genuinità dei propri prodotti. Sexy, ma con la morale.

Doritos – Middle seat

Nello spot delle patatine Doritos, per i telespettatori del Super Bowl, la scelta non è stata quella di concentrarsi particolarmente sul prodotto ma bensì quella di scherzare su un momento di “vita quotidiana”. La scena avviene in aereo e la protagonista è (probabilmente) una ragazza madre. E il suo rapporto con i bambini. Che in questo caso sono anche grandi. Intrigante.

Dove Men+Care – Forza reale

Cosa rende un uomo forte? Questa è la domanda a cui Dove risponde in questo spot. A differenza di quello che si potrebbe pensare la forza di cui si parla non è quella fisica ma la personalità. Aspetti come l’integrità, l’autenticità, e la cura di se stessi e delle persone intorno a lui sono parte integrante di come un uomo percepisce la propria virilità oggi. Lo spot celebra i papà che abbracciano il loro lato premuroso, che non è più in antitesi all’essere forte, ma è il segno distintivo della moderna virilità, a tutto tondo. Anti-maschilista.

Bud Light – Real life PacMan

Ispirato al celebre videogame della Namco, quelli della Bud Light hanno realizzato uno spot dove un gruppo di ragazzi dopo aver consumato la birra in un bar si ritrovano a giocare. Ma attenzione, sono proprio loro i protagonisti che dovranno muoversi all’interno del famoso labirinto cercando di “mangiare” tutti i punti disseminati lungo il percorso evitando di farsi prendere dai fantasmi. Insomma geniale questo PacMan in versione vita reale. Vintage.