MOTORI

0 734

Il mondo delle corse, che si tratti di auto, moto o anche di discipline senza l’ausilio del motore, è costellato di sfide fratricide e rapporti di scuderia/squadra molto tesi, sui quali si sono scritti interi capitoli di storia dello sport. Una storia che, dopo domenica, andrà aggiornata quanto prima. Il riferimento è rivolto alle vicende di Rio Hondo, in Argentina, nel corso del secondo Gran Premio della stagione 2016 del Motomondiale. Succede tutto all’ultimo giro di una gara molto controversa, ma facciamo prima un passo indietro per chi si fosse perso l’intera sceneggiatura.

Nella prima parte Marquez e Rossi battagliano alla pari lasciando intravedere la possibilità di un passo a due fino alle battute conclusive del Gp. E invece il cambio di gomme, esattamente a metà percorso, spariglia le carte e trasforma gli equilibri. All’uscita dai box Rossi perde terreno, rischia di cadere, è costretto a lasciar andare il rivale spagnolo venendo raggiunto dalla Suzuki di Vinales e dai ducatisti Dovizioso e Iannone, con quest’ultimi che sin dall’avvio dimostrano di non voler in alcun modo risparmiarsi, soprattutto nei confronti diretti. Il primo a tentare l’assalto al Dottore è proprio Vinales, ma l’asfalto bagnato lo tradisce e finisce per le terre. Un sinistro presagio che avrebbe dovuto far ragionare gli altri inseguitori e invece… Poche curve dopo, su un tentativo di assalto di Iannone a Rossi, Dovizioso beffa i due e si porta in seconda posizione. Anche l’altro ducatista passa il numero 46 e si mette all’inseguimento del compagno.

Si arriva così agli ultimi metri prima della bandiera a scacchi, ma quando sembra che le posizioni siano ormai cristallizzate ecco il tentativo in extremis di sorpasso da parte di Iannone. Il risultato è devastante: manovra azzardata, contatto inevitabile e caduta di coppia che spiana la strada all’impronosticabile secondo posto di Rossi. Lapidario ai box il commento della parte lesa Dovizioso: “Iannone? Non l’ho visto, né ci ho parlato, so che è stato convocato in Direzione Gara, ma non cambia tanto per me: quello che penso lo pensavo anche prima e questa è solo la conferma. Avevamo una grossa chance, ma chi ha provato l’attacco lo ha fatto nel modo sbagliato“.

Ecco, dunque, palesarsi all’orizzonte un altro box molto delicato da gestire e che al momento sembra popolato da parecchi fantasmi: in primis l’ombra di Stoner, nei panni di collaudatore, ma sempre considerato in procinto di tornare titolare, poi i ducatisti in cerca di una moto ufficiale Petrucci e Pirro, ma soprattutto il fantasma più grande, quello di Lorenzo. L’attuale compagno di Rossi in Yamaha, che a proposito di “fratelli coltelli” ne ha vissuti di scontri in famiglia lo scorso anno con il titolo soffiato in extremis al Dottore, sembra ormai in procinto di firmare per la casa italiana, stando a radiomercato; una circostanza che può solo accrescere ulteriormente la temperatura nei box con una sfida che ha tutta l’aria di protrarsi anche per i prossimi Gp.

Non sarà la prima e neanche l’ultima volta. Come dicevamo, la storia dei motori (e non solo) è costellata di duelli, spesso al limite, all’interno della stessa scuderia. Restando in ambito moto, come dimenticare l’episodio del 1996 a Eastern Creek con Criville che tocca il posteriore del mitico Doohan provocando la caduta di entrambi e la conseguente vittoria di Capirossi o, ancora in casa Honda, il tackle di Pedrosa ai danni di Hayden nel 2006 all’Estoril, che rischiò di costare caro all’americano, poi laureatosi ugualmente campione del Mondo, in virtù della caduta di Rossi all’ultimo gran premio di Valencia? Spostandoci in Formula Uno, il conflitto più celebre resterà per sempre quello tra Alain Prost e Ayrton Senna in McLaren nei campionati 1988 e 1989. Una rivalità senza esclusione di colpi, infarcita di mind games, frecciate a mezzo stampa e duelli in pista, sino al più celebre che portò al contatto tra i due al Gp di Suzuka, in Giappone, deciso poi dai giudici a discapito del brasiliano che, ripartendo dopo essere finito con Prost fuori pista, si era fatto aiutare dai commissari e aveva tagliato la chicane.

C’è anche questo negli scontri celebri, ovvero il ruolo di terzi esterni alla contesa che spesso finisce per indirizzare la stessa. E il passato recente della MotoGp insegna…

0 864

L‘Italia dovrà dire addio al Gran Premio di Formula Uno di Monza, uno dei più seguiti dell’intero circus? Pare di sì. Il contratto scade quest’anno e la trattativa è in stallo. Il 4 settembre del 2016 i bolidi di F1 potrebbero dunque sfilare per l’ultima volta sul tracciato brianzolo.

Le possibilità che la trattativa non riprenda positivamente sono talmente alte che già si pensa all’alternativa, ossia a riportare la Formula Uno a Imola, dove non si corre più dal 2006. Le parole del presidente di Aci Italia, Angelo Sticchi Damiani, non sono incoraggianti per quanti amano Monza e la sua veloce pista: “Io ho un mandato chiaro, dal Coni attraverso il Governo: che il GP d’Italia si faccia in Italia, meglio se a Monza. Ma se a Monza non è possibile, dobbiamo risolvere il problema in altro modo”.

La Romagna, da parte sua, è pronta a fare ponti d’oro per rivedere da vicino Hamilton, Rosberg, Vettel e Raikkonen. E in Italia non esistono alternative: il Mugello ha problemi di logistica praticamente impossibili da superare. Pure Imola avrebbe bisogno di un grande maquillage, ma la partita ormai si gioca qui. L’autodromo ‘Enzo e Dino Ferrari’ come sede per il Mondiale potrebbe essere il modo più veloce per cambiare i vertici della Sias, la società che gestisce il circuito di Monza.

Gp Monza

La battaglia politica

Una battaglia politica, insomma, che rischia di eliminare l’appuntamento che tutti aspettano. Bernie Ecclestone, patron della Fom, ha chiesto la testa del presidente Andrea Dell’Orto e del direttore generale Francesco Ferri. Le divergenze sono insanabili tra Ecclestone e il management monzese, che ha scelto di portare la Superbike e la Formula E in Brianza, nonostante il severo no da parte del tycoon. “La Formula Uno costa” ripete come un mantra quest’ultimo, pensando che invece Dell’Orto e Ferri distraggano fondi dalla F1 per avere altre gare.

E dire che l’accordo aveva portato a un maxi sconto. Sticchi Damiani aveva ottenuto una tariffa favorevole, 19 milioni di dollari l’anno, con due terzi pagati dall’Aci e un terzo dalla Sias. A fine 2015, Monza era praticamente salva, poi è successo qualcosa, riassumibile nelle parole di Sticchi Damiani: “Non è solo un problema di soldi”. Cosa? A fine dicembre è scaduto il contratto di consulenza di Federico Bendinelli, uomo di fiducia di Ecclestone che quest’ultimo vedrebbe bene proprio alla guida dell’autodromo. La decisione finale – e la ghigliottina per chi deve andare via – spetta all’Aci. Ma finora nulla si è mosso. E se le cose non cambieranno, a rimetterci saranno solo gli sportivi.

imago00745562h

La Sias tiene aperta la porta

Chissà se per convinzione o per necessità aziendale, la società che gestisce l’Autodromo di Monza tiene ancora aperta la porta alla speranza: “Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione relativa al fallimento della trattativa per rinnovare l’accordo con la Fom” si legge sulla pagina Facebook della Sias. “Non possiamo quindi che ribadire la nostra fiducia in Angelo Sticchi Damiani, che si sta impegnando per far sì che Monza possa continuare a essere la naturale sede delle gare di F1 nel nostro Paese. Noi stessi metteremo a disposizione parte delle nostre risorse economiche, portando avanti il piano di risanamento per cui abbiamo ricevuto mandato”.

Superbike

I politici monzesi ci tengono davvero?

La questione GP di Monza è ovviamente finita anche sui tavoli dei consiglieri comunali del capoluogo brianzolo. Roberto Scanagatti, il sindaco, ha però espresso dubbi lui stesso sull’opportunità di fare la guerra per mantenere la gara in città: “L’obiettivo è di mantenere il Gran Premio. Monza e l’Autodromo sono parte fondamentale della storia di questo sport. Il problema è di natura economica naturalmente: sono mutate una serie di condizioni e Sias ha dovuto trovare altri soggetti per corrispondere la cifra che viene richiesta. Ma bisogna capire se è vero che Ecclestone abbia chiesto un turnover del management di Sias”. E ancora: “È necessario inoltre comprendere se effettivamente le modifiche al tracciato, richieste per la Superbike, non siano in contrasto con il GP, modifiche che non hanno ancora avuto autorizzazione da parte di nessun ente”.

Chiude: “Io continuo a confidare che ci sarà il rinnovo del contratto a Monza. Ma fino a che punto le richieste di Ecclestone sono effettivamente compatibili? Si parla di cifre enormi e non possiamo non riflettere se alla fine le valga davvero la pena”.

Roberto Scanagatti

Dell’Orto: “Io non mi dimetto”

Il presidente di Sias, Andrea Dell’Orto, tiene duro e ribadisce: “Non ho intenzione di dimettermi. Faccio fatica a pensare che il rinnovo di una concessione dipenda dai rapporti personali tra me ed Ecclestone. Forse mi stanno attribuendo troppa importanza, forse sono il capro espiatorio”.

Prosegue il numero uno della Società: “Sono stato nominato un anno e mezzo fa. L’obiettivo era ristrutturare e rilanciare l’Autodromo. Ho ereditato una situazione pesante, economicamente parlando. Al 31 dicembre 2015 abbiamo registrato un risultato negativo di quasi un milione e mezzo, ma abbiamo presentato un ampio dossier che illustra la situazione in maniera dettagliata. Inoltre, quello dello scorso settembre è stato uno dei GP meglio riusciti degli ultimi tempi. Se vogliono allontanarmi, dovranno dare delle spiegazioni”.

Podio Monza

Rai sul piede di guerra

La cancellazione dal calendario del GP di Monza avrebbe ripercussioni serie pure sul palinsesto della Rai. Il neodirettore di RaiSport, Gabriele Romagnoli, potrebbe infatti decidere di non trasmettere più la Formula Uno in caso di assenza del circuito brianzolo o comunque del Gran Premio d’Italia.

L’inserimento del GP italiano nel calendario 2017 permetterebbe alla tv pubblica di contenere i costi anche il prossimo anno. Il budget non è alto per la Formula Uno, anche perché il Mondiale viene trasmesso solo parzialmente in diretta dalla tv di stato, che per metà dei gran premi si deve affidare alla differita. Se la Rai dovesse passare la mano, quasi sicuramente la trasmissione dei gran premi in chiaro finirà su Tv8, la tv in chiaro di Sky.

0 782

Un finale di stagione come l’ultimo vissuto dalla MotoGp sarà difficile da dimenticare o lasciare alle spalle senza colpo ferire. Veleni, polemiche, diffuso senso di ingiustizia e più di una storia senza lieto fine all’interno dello stesso racconto. Su tutte quella di Valentino Rossi, il campione 37enne, tornato leone pronto a ringhiare e a impadronirsi del decimo Mondiale di una carriera infinita, disarcionato a un passo dal traguardo proprio da chi, tra gli altri, aveva mostrato di avere il talento e la fame per avvicinarsi a lui. Almeno sino a quando Marc Marquez non ha deciso di ergersi a protagonista di una contesa, quella per il titolo, che lo vedeva da tempo fuori dai giochi.

yamaha

Da contendente, ormai lontano in classifica, si è trasformato in arbitro decidendo la sfida tutta Yamaha tra il Dottore e il compagno Lorenzo. E il paradosso di vedere due Honda (contando anche il compagno e connazionale Pedrosa) impegnarsi così a fondo per far trionfare la moto rivale (dello spagnolo Lorenzo) è forse l’immagine di una stagione avvincente conclusasi in modo assurdo. Marquez sarà dunque riuscito nel suo intento, ma non uscendo di certo indenne dal polverone mediatico che ne è conseguito. Il danno di immagine è difficile da riparare e guardando alle gare la storia di Valentino insegna che chiunque abbia provato a sbarrargli la strada, con le buone o con le cattive, ne sia uscito puntualmente con le ossa rotte. In termini sportivi s’intende.

Non è un caso quindi che, sin dall’avvio delle prove in Qatar, Rossi non abbia perso tempo per mettere le cose in chiaro. Lui non dimentica e non si sente vecchio pure alla vigilia della sua 21esima stagione da professionista: una “primavera” in più fa poca differenza e la M1 continua a essere la moto più affidabile del circuito. Ne vedremo delle belle, insomma e c’è curiosità soprattutto rispetto alle novità introdotte in vista della nuova stagione. Due su tutte potrebbero aumentare l’imprevedibilità: il cambio di fornitore di gomme (Michelin ha preso il posto di Bridgestone), ma soprattutto l’obbligo di software unico; se fino all’anno scorso ciascuna Casa motoristica sviluppava la propria elettronica, in questo gli organizzatori hanno scelto di ridurre gap in pista e spese di gestione uniformando la dotazione.

dovizioso

Guardando infine alle forze in gioco, detto del ruolo di favorita della Yamaha di Rossi e Lorenzo, che si conferma affidabile e dalla tenuta solida (con lo spagnolo un po’ più avanti del numero 46 nella preparazione), alle spalle arranca la Honda di Marquez e Pedrosa, ancora alle prese con problemi di tenuta del motore (il 4 cilindri sembra essere ancora troppo irruento e va domato a livello di tenuta); cresce invece a vista d’occhio la Ducati di Dovizioso e Iannone, sempre imprendibile sul lungo e con un’elettronica che sembra poter regalare il salto di qualità. Quanto alle altre, c’è curiosità per il ritorno dell’Aprilia e, restando in orbita tricolore, anche per la crescita di Danilo Petrucci con la sua Pramac.

0 1004

Alle 9 in punto, lo scorso 4 gennaio, è suonata la campanella che ha sancito l’inizio della quotazione a Piazza Affari della Ferrari. E c’erano davvero tutti all’evento: da John Elkann a Sergio Marchionne, al premier Matteo Renzi, che ha fatto i suoi personali auguri al Cavallino Rampante.

La Ferrari in Borsa non è soltanto una nuova azienda che si quota. Perché la Casa di Maranello raccoglie la storia, i gran premi vinti in Formula Uno, l’unicità del suo marchio, ma soprattutto un futuro tutto da scrivere. La Ferrari “è una fabbrica di capolavori da consegnare alla storia, icone d’arte senza prezzo come i quadri di Renoir e Picasso”. E invece, adesso, le azioni un prezzo ce l’hanno.

La Ferrari è ‘Made in Italy’ invidiato da tutti. Chi ne possiede una, la tratta come il figlio prediletto e la sfoggia come il sogno di una vita divenuto realtà. ‘Brand Finance’ così definisce la Rossa: “Fenomeno inimitabile perché il marchio è riconoscibile perfino dove non esistono le strade”. Brand come Coca Cola, Google, Rolex o Walt Disney devono inchinarsi. “Best in class per influenza a livello globale, riconoscibilità, desiderabilità, lealtà e fiducia dei consumatori”.

Enzo Ferrari

Enzo Ferrari, nasce il mito

Nel 1947 usciva dai garage di Maranello la prima 125S. L’intuizione di Enzo Ferrari ha avuto un seguito, 68 anni di capolavori a quattro ruote, 8 o 12 cilindri. Modelli stradali o da competizione, fino alla 488 Spider, presentata in autunno al Salone di Francoforte. “Voglio macchine perfette, ma soprattutto che diano emozioni” spiegò il Drake, che è rimasto sulla tolda di comando anche quando Gianni Agnelli, nel 1969, entrò con il 50 per cento delle azioni.

Start zum GP von Deutschland 1981 Alain Prost Frankreich Renault vor Carlos Reutemann Argentin

Il desiderio

“Produrremo sempre una vettura in meno di quelle richieste”. È questa la filosofia a Maranello, per preservare il desiderio. Il tetto annuale è di 10 mila unità. E sono lontani i tempi della crisi del 1993, il peggior anno per il Cavallino. Da allora, infatti, il fatturato si è moltiplicato per dieci, i dipendenti sono raddoppiati, le vendite triplicate.

Sepang International Circuit Sepang Kuala Lumpur Malaysia Sunday 29 March 2015 Sebastian Vette

La Formula Uno e il marketing

La Ferrari resta la più medagliata in Formula Uno, anche quando attraversa periodi di magra trova entusiasmo, fan e bandiere su ogni circuito. E sa cos’è il merchandising. Ogni anno, infatti, raccoglie 60 milioni dalle attività collaterali, dagli shop dedicati al marketing via internet. Non solo: ad Abu Dhabi c’è un parco tematico unico e visitatissimo, a Barcellona ne sorgerà presto un altro. Senza dimenticare i musei di Maranello e di Modena. In Asia, in particolare in Cina, la clientela cresce e ha un’età media di 35 anni; in California, la lista d’attesa è pazzesca.

Lo sbarco in Borsa

Davanti al Palazzo della Borsa, il 4 gennaio, sembrava di essere davanti al palco di un gran premio. Broker in cappellino rosso, il parco macchine schierato, i tifosi che hanno vissuto la giornata come qualcosa di storico, che proietta Maranello nel futuro. Non solo sportivo, ma anche della finanza.

“Io c’ero”

Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat Chrysler e presidente della Ferrari; John Elkann, presidente di Fca; Amedeo Felisa, amministratore delegato di Maranello; Piero Ferrari, figlio del fondatore Enzo. Tutti qui, tutti a battezzare il marchio ‘Race’, che apre a 43 euro e che comincia subito a oscillare. Il 4 gennaio la parola d’ordine era esserci. E i vertici c’erano, quando la campanella ha tintinnato.

Ferrari

Il futuro è adesso

Sergio Marchionne, sul libro della cerimonia, ha sintetizzato cosa vuol dire la Ferrari in Borsa: “È un nuovo traguardo e una nuova partenza”. Il premier Matteo Renzi è in prima fila: “La quotazione di Ferrari è una straordinaria occasione per gli investitori. È un gesto molto bello e importante e credo che debba essere seguito anche da altre realtà”. John Elkann raccoglie e rilancia: “Si apre una strada per Ferrari, oggi è l’inizio”.

Marchionne ci tiene anche a sgombrare il campo da possibili equivoci: “Ferrari non ha niente a che fare con l’automotive, è una grande forza. Non soffre dei problemi del settore auto, verrà trattata come un titolo del lusso e a essa saranno applicati i multipli delle aziende del lusso”. Addirittura, secondo Raffaele Jerusalmi, ad di Borsa Italia, Maranello sarà il biglietto da visita di Piazza Affari nel mondo, per stanare altre eccellenze, a partire da Prada.

Ferrari 158

Made in Italy sempre

Ferrari continuerà a essere un’eccellenza tutta italiana. “Non è pensabile una Ferrari creata e prodotta fuori dalle storiche mura della fabbrica di Maranello” dice chiaro e tondo Marchionne. Bene, benissimo se gli investitori arrivano, pure dall’estero, ma la Rossa non trasloca. “Se ci mettiamo a correre, siamo i più bravi del mondo” sottolinea Renzi. E a tanti viene in mente che la Ferrari – pure in Formula Uno – ha ricominciato a correre con un certo Sebastian Vettel. Piazza Affari potrebbe dare nuovo impulso pure alle velleità sportive. Ricordando i tempi di Michael Schumacher. Un tedesco che sapeva benissimo come maneggiare il ‘made in Italy’.

A proposito, il 19 febbraio dovrebbe svelarsi online la nuova F1 20165, quella che darà la caccia alla Mercedes e ad Hamilton.

0 1035

E adesso fuori (davvero) i secondi come nella boxe, ma anche i terzi, i quarti e chiunque voglia intromettersi e rendersi protagonista di una battaglia non sua. Che siano rispettati i valori dello sport di lealtà e correttezza. Che vinca lo spettacolo, qualunque sia il risultato finale che il campo…pardon, l’asfalto decreterà. L’ultimo atto del Motomondiale 2015 è ormai alle porte. Domenica, sul circuito di Valencia, Valentino Rossi e Jorge Lorenzo si contenderanno il successo finale. I due piloti Yamaha, mai stati amici, ma fino a qualche settimana fa reciprocamente rispettosi, hanno gettato la maschera. L’alta posta in palio ha spinto soprattutto lo spagnolo allo scoperto e sono venuti a galla sentimenti di antipatia, mal celati da manovre scomposte (vedi la richiesta – respinta – di essere parte in causa nel ricorso presentato al Tas da Rossi contro il provvedimento post-caduta di Marquez in Malesia) che hanno fatto saltare sulla sedia anche i vertici della casa motociclistica giapponese.

imago21227950h

Si riparte dai sette punti di vantaggio del Dottore, ma arrivati a questo punto e dopo gli ultimi venti giorni trascorsi – a cominciare dal dopo gara di Philip Island – il distacco in classifica è forse l’elemento di minor rilievo in questa partita. Gli effetti della battaglia di Sepang saranno ben visibili sin dai box (tensione e imbarazzo si taglieranno col coltello) e non mancheranno scorie e cicatrici. In griglia di partenza Valentino dovrà accomodarsi in ultima posizione (avendo il Tas confermato la decisione dei commissari sportivi della FIM) e sarà necessaria un’impresa se vorrà cucirsi al petto il decimo titolo di una strepitosa carriera. Un’impresa alla Rossi. Già in passato il campione di Tavullia è riuscito in portentose rimonte (proprio a Valencia nel 2005 dal 15° al 3° posto, o in Australia 2008 dal 12° al 2°), in nessun caso però si è trovato a dover partire con una ventina di posizioni da scalare.

Sì perché l’imperativo sarà: arrivare a ridosso dello spagnolo. Se Lorenzo si aggiudicasse la vittoria, Rossi non potrebbe andare oltre il secondo posto per mantenere due punti di vantaggio in classifica, idem in caso di seconda posizione. Discorso diverso se Jorge arrivasse terzo, con Vale infatti che potrebbe accontentarsi del sesto posto; del nono con l’avversario quarto e così via sino al quindicesimo piazzamento sempre con non più di cinque piloti frapposti tra loro. In tutto questo c’è da considerare la distanza siderale che separerà i due piloti al momento delle luci verdi dello start. Quanto impiegherà Rossi a portarsi all’inseguimento del gruppo di testa? E come si comporteranno gli altri piloti?

imago20920389h

Alla vigilia c’è chi si è azzardato a ipotizzare schieramenti pro-Rossi, pro-Marquez, pro-Lorenzo e neutrali. La battaglia di Valencia sarà tutt’altro che a due. Il coinvolgimento dello spagnolo della Honda è stato ben visibile già dall’Australia: un atteggiamento tale da spingere Rossi a denunciare comportamenti scorretti e sollevare un polverone, poi sfociato in quell’incredibile duello rusticano al via della gara di Sepang e concluso con la caduta di Marquez. Calcio sì o calcio no? Le riletture dell’episodio si sono susseguite e moltiplicate e anche Honda e Yamaha sono scese in singolar tenzone: la prima che afferma che i dati della moto di Marquez confermano l’azione scorretta del rivale, la seconda che va in difesa di Vale (“L’indagine della Direzione di gara non ha accertato alcun calcio“).

In tutto questo non sono da trascurare le condizioni degli altri piloti, a cominciare da quel Pedrosa che sta chiudendo in crescendo la stagione e ha dimostrato una forma invidiabile; c’è Iannone poi che, sia pure senza nascondere il suo appoggio a Rossi (ha subito pubblicato sulla sua pagina Facebook una foto in cui è abbracciato al Dottore nella festa post-podio), non ha mai concesso nulla puntando con decisione all’obiettivo del terzo posto in classifica generale; infine tutti gli altri, che Valentino per una volta dovrà incontrare e affrontare sul suo cammino. Insomma una sfida a 360 gradi che si preannuncia ricca di ingredienti e con tante variabili impazzite pronte a far saltare il banco.

Per una volta, però, che salti solo quello, insieme ai tifosi sulle poltrone e sugli spalti, trascinati dallo spettacolo dello sport. Quello vero.

0 969

Tre Gran Premi alla conclusione del Mondiale, 75 punti a disposizione, 18 a separare i due contendenti, una sola moto (la Yamaha) interessata dalla lotta per il titolo. Questi alcuni numeri salienti dell’entusiasmante finale di stagione che ci stiamo preparando a vivere nel Motomondiale 2015. Da una parte il vecchio leone, Valentino Rossi, a un passo dallo storico decimo titolo in carriera, dall’altro il compagno di squadra, Jorge Lorenzo, che di campionati ne ha vinti quattro e rispetto all’avversario ha anche otto anni in meno (classi ’79 e ’87). Una sfida venuta fuori alla distanza, per certi versi favorita dall’ammutinamento di Marc Marquez, il due volte campione in carica, quest’anno costretto a mangiare l’asfalto non solo degli avversari, ma anche quello che da solo si è propinato cadendo in cinque occasioni su 15 gare.

lorenzo

Anche Lorenzo, però, ci ha messo del suo: un mix di talento, determinazione e capacità di migliorarsi settimana dopo settimana. La sua stagione era cominciata decisamente male: quarto in Qatar, ancora quarto in America, addirittura quinto in Argentina, accumulando subito un gap importante. Non ci ha impiegato molto a frantumarlo, però, grazie a una reazione d’orgoglio che ha subito prodotto quattro vittorie consecutive (Spagna, Francia, Italia e Catalogna) dopo le quali, sia pure a fronte di un andamento altalenante e a tratti discontinuo (compresa la caduta di San Marino), è riuscito finanche ad appaiare il Dottore in vetta alla classifica, salvo poi essere ricacciato indietro.

rossi

E in effetti il 2015 di Valentino è stato da orologio svizzero: 14 podi con 4 vittorie (Qatar, Argentina, Olanda, Gran Bretagna), tre secondi posti (Francia, Catalogna, Giappone), sette terzi (America, Spagna, Italia, Germania, Indianapolis, Rep. Ceca, Aragona) e un solo quinto piazzamento a San Marino, dove è comunque riuscito a guadagnare sul rivale, in virtù del suo ritiro. Una macchina o come ha detto il suo primo manager, Carlo Pernat, un pilota con “un Mac al posto del cervello che entra in azione negli ultimi cinque giri e gli dice se vale la pena di rischiare o di accontentarsi e alla fine ha sempre ragione“.

Sono i numeri a confermarlo, ma anche la voglia che traspare, non solo in pista. Dopo il secondo posto in Giappone ha risposto per le rime a Lorenzo che aveva attribuito alla sfortuna le ragioni del suo insuccesso. Uno scatto d’orgoglio e – c’è da crederci -, uno scotto che il giovane avversario pagherà nel prossimo Gp, a Phillip Island. Proprio dell’Australia ha parlato sempre Pernat, rimarcando un incredibile legame tra il pilota di Tavullia e la pista: “È come se fosse in un mondo tutto suo – ha commentato in maniera efficace -. L’isola di Peter Pan. Farà di tutto per finire davanti, fregandosene di calcoli e statistiche“. Qui Vale ha vinto ininterrottamente dal 2001 al 2005, poi c’è stata l’era del padrone di casa Stoner (sei edizioni consecutive dal 2006 al 2012), il breve intermezzo di Lorenzo nel 2013 sino al ritorno alla vittoria dello scorso anno, sia pure a margine di una stagione piuttosto travagliata.

rossilollo

A seguire sarà la volta della Malesia dove, sul circuito di Sepang, Lorenzo non ha mai vinto, mentre Rossi ha collezionato sei primi posti (2001, 2003, 2004, 2006, 2008, 2010), con l’ultimo però che affonda le radici in un lustro fa. Si chiude a Valencia e qui gli spagnoli saranno per forza di cose favoriti. Valentino ha trionfato solo in due occasioni, nel 2003 e 2004, più di recente si sono imposti Pedrosa (in tre occasioni), Lorenzo (in due), Marquez (lo scorso anno), ma è anche vero che i giochi in terra iberica potrebbero essere già fatti. Insomma, non resta che puntare la sveglia (i Gp d’Australia e Malesia si correranno all’alba in Italia) e palpitare al ritmo del rombo delle due Yamaha. Ci sarà da divertirsi.