MOTORI

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Hanno terminato in parata, primo Sebastian Vettel e secondo Kimi Raikkonen. All’Hungaroring la Ferrari ha piazzato la doppietta prima della vacanze. Un po’ come ottenere un 10 l’ultimo giorno di scuola, staccando chi era considerato a inizio anno il ‘secchione’ del circus. Ossia la Mercedes di Bottas e, soprattutto di Hamilton, terzo e quarto.

Il tedesco di Maranello adesso ha 14 punti di vantaggio sul britannico, dopo undici Gran Premi. A fine agosto si tornerà dentro le monoposto, a Spa, replicando poi a Monza. Due piste che, sulla carta, sono più adatte alle Frecce d’Argento. Ma il morale, i continui miglioramenti nella meccanica e un Vettel mai così centrale come ora nelle scelte della scuderia italiana possono davvero rovesciare la situazione. Senza contare che, a Monza, Hamilton e gli altri correranno in trasferta.

Ferrari ferma

Come ha fatto Maranello, in nove mesi, a colmare la distanza da una Mercedes che pareva irraggiungibile anche quest’anno? Lavorando, in silenzio. Come avrebbe chiesto di fare – era nel suo stile – un certo Enzo Ferrari. La SF170H ha fatto il resto, dimostrando di sapersi adattare su tutti i circuiti, proprio come un cavallo che ora sa correre. A scapito di una Mercedes che, nell’ultimo triennio, ha dominato. E che forse si è un po’ seduta sugli allori.

E ancora: la Ferrari in questo anno sta sfruttando meglio le gomme da qualifica, il che non la porta a dover sempre fare gara di rincorsa: entrano prima in temperatura, fanno il ‘tempo’, come in Ungheria. Ma non solo. Maranello ha creato una monoposto dal passo più corto, che ha permesso alla Rossa di dominare su piste più piccole e dove bisogna essere bravi a guidare più che ad accelerare (Montecarlo e Budapest).

Se da una parte ci sono stati tanti miglioramenti, dall’altra (ovvero in casa Mercedes) è venuta fuori qualche magagna. Le gomme, per esempio. Problemi in parte risolti proprio negli ultimi GP. La power unit anglo-tedesca resta la migliore e ha fatto la differenza in Austria, Spagna e Russia.

Lewis Hamilton

Vettel e Raikkonen scontano le caratteristiche delle loro auto quando si trovano su tracciati o su tratti veloci di pista. In casa Mercedes, invece, ci sarà un mese per cercare di sfruttare al meglio le gomme più morbide. Ciò che è chiaro a tutti è che il Mondiale è ancora apertissimo perché la scuderia campione del mondo non è abituata ad abbattersi, ma anzi a reagire prontamente.

A favore della Ferrari c’è la chiarezza nella gerarchia tra i due piloti. È stato chiarissimo a Budapest, con Raikkonen che ha fatto da perfetto guardaspalle al compagno Vettel mentre Hamilton tentava la rimonta: è il tedesco il deputato a correre per il Mondiale, il finlandese gli fa da scudiero. C’è invece competizione tra Lewis Hamilton e Valtteri Bottas. Certo, la Mercedes ha dato la sensazione di spalleggiare di più il primo, ma in Ungheria ha preso una decisione piuttosto cervellotica, facendo passare il finlandese all’ultima curva e togliendo così punti fondamentali per la classifica finale a Lewis (3 per la precisione). Una decisione andrà presa, questo è chiaro.

Fino a questo momento, Bottas ha fatto meglio di Raikkonen e questo ha permesso alla Mercedes di ritrovarsi spesso due contro uno. È stato così più facile gestire la strategia di gara, sacrificando a volte Valtteri. All’Hungaroring non pochi si sono stupiti del rallentamento di Hamilton a favore del compagno di squadra. Forse una scelta per poter avere ancora il finlandese nelle migliori condizioni mentali alla ripresa del campionato. Ma la Ferrari, a Budapest, ha ritrovato pure Raikkonen e così il gioco di squadra, questa volta, l’ha fatto proprio Maranello.

Kimi Raikkonen

Sul Mondiale peserà, e molto, il rendimento dei piloti da qui alla fine. La Ferrari può contare su un Vettel capace, anche nelle giornate peggiori, di fare prestazioni eccellenti, grazie al feeling con la macchina e alle grandi motivazioni. Fin qui, ha mancato solo Silverstone. Hamilton, di contro, a volte è sembrato distratto e senza un po’ di determinazione. Le seconde guide sono a favore della Mercedes, per ora, con Bottas che continua ad avere un ottimo rendimento, fatta eccezione per la Cina e, se non è riuscito a vincere, ha permesso al compagno di scuderia di farlo, bloccando le Ferrari. Raikkonen non ha la stessa capacità: ce l’ha fatta esclusivamente a Montecarlo prima dell’Ungheria e, se nelle libere ha spesso fatto benissimo, si è perso nelle prove e in gara. Il suo rendimento deve assolutamente salire perché la Ferrari possa avere aspirazioni legittime di vittoria finale.

Valtteri Bottas

La classifica al momento dice: Vettel 202 punti, Hamilton 188, Bottas 169. Perché il sogno iridato possa essere tutto rosso, serve che Vettel prosegua con questo passo e che Raikkonen rosicchi qualche posizione al duo Mercedes. Sempre che non sia lo stesso Bottas a farlo ai danni del suo compagno di squadra.

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Due Mondiali, un anno e mezzo e 532 giorni dall’ultima volta. È il lasso di tempo che appassionati e tifosi hanno dovuto attendere per rivedere Valentino Rossi sul gradino più alto della classifica della MotoGp. Spente 38 candeline sull’ultima torta e alla 22esima stagione da pro nel motociclismo, il campione di Tavullia è stato protagonista dell’ennesimo exploit, proprio quando in molti erano pronti a scommettere su un campionato a far da chioccia al talentuoso compagno di squadra, Maverick Vinales, sostituto del mai amato Lorenzo in Yamaha. E invece il vecchio leone è tornato e ruggisce a pieni polmoni.

Dai fattacci di Valencia 2015, con il decimo Mondiale soffiato all’ultimo atto da un Lorenzo agevolato dalla squalifica del Dottore post-Sepang (Rossi ultimo in griglia e quarto sul traguardo, alle spalle dello spagnolo e dei due connazionali della Honda, Marquez e Pedrosa), alla felicità di Austin: l’esperto pilota si scopre costante anche fuori dai confini europei e con 23 punti in più rispetto allo scorso anno.

Passano gli anni, insomma, ma Rossi migliora come fosse un buon vino. Più maturo, paziente, forse meno veloce di un tempo, ma con la stessa capacità di leggere le gare e risultare spietato per i suoi avversari con la gara in bilico e quando più conta. Si veda l’ultimo sorpasso ad Austin su Pedrosa e in generale tutta la gestione delle tre gare. Ancora una volta Vale è stato bravo a scardinare certezze, pronostici e convinzioni. L’inizio con i fiocchi (terzo in Qatar e secondo in Argentina e ad Austin) ha permesso in particolare di lasciarsi alle spalle una fase di preparazione parecchio complicata. Come da sua stessa ammissione: “Me lo avessero detto in inverno non ci avrei assolutamente creduto – ha spiegato -. Anche se già in Qatar, non so perché, ero ottimista. Forse perché ero talmente disperato che, come i matti, mi ripetevo ‘va tutto bene, va tutto bene’“.

Adesso quindi può gridarlo a gran voce. Ha 6 punti più del compagno di squadra Maverick, vincitore dei primi due Gran Premi ma fuori al secondo giro in America, e 18 più di Marquez, confermatosi dominatore sulla pista americana. Ora si va in Europa, a cominciare da Jerez in Spagna, dove proprio lo scorso anno il numero 46 ha interrotto il predominio iberico. “Essere primo è un gran risultato – ha commentato ancora Rossi – anche se so che sarà difficilissimo restarci. Il mio primo obiettivo all’inizio di ogni stagione è provare a vincere una gara e quest’anno è lo stesso. Jerez, Le Mans, Mugello, Barcellona, Assen… ho sempre avuto un gran feeling su quelle piste, ho memorie fantastiche, lì si respira la vera atmosfera del Mondiale“.

rossi-marquez-vinales

Quanto ai suoi avversari: “Tra Maverick e Marquez c’è una grandissima rivalità e cercheranno di fare il massimo. Hanno una grande motivazione, ma anche se sono favoriti penso che da adesso in poi un’occhiata me la daranno“. E lo stesso farà la marea gialla che ad ogni gara colora le tribune dei Gp. I tifosi di Rossi pregustano un’altra stagione di primo piano, pronti a palpitare per l’obiettivo “decimo Mondiale”. Ancora presto per dire se sarà la sua ultima stagione, ma laddove lo fosse sarebbe un finale all’altezza del suo essere Fenomeno. Con la F maiuscola.

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Il più grande risultato della Ferrari in quest’avvio di Mondiale 2017 non è arrivato in pista, ma è una conseguenza dei risultati che gli ultimi Gran Premi di Melbourne e Bahrain hanno certificato. Ci riferiamo alla perdita del sorriso e del solito atteggiamento brillante e scanzonato di Lewis Hamilton. La Rossa e Sebastian Vettel (primo dopo tre gare, a +7 sull’inseguitore più vicino) sono tornati a far paura e la macchina di Maranello sta rapidamente recuperando credibilità per la gioia e i sogni dei tifosi di tutto il mondo. Una doccia gelata per il talento inglese della Mercedes che, dopo essersi liberato del bizzoso compagno di squadra Nico Rosberg, campione in carica 2016, pensava forse di potersi godere una stagione in “pantofole” per raggiungere il poker di titoli solo sfiorato lo scorso anno.

E invece no. I fallimentari test estivi della Rossa hanno lasciato spazio a una SF70H, per gli amici “Gina“, scattante, reattiva, strepitosa in frenata (merito della nuova tecnologia firmata Brembo, per maggiori dettagli si guardi alla “staccata” su Hamilton dell’ultimo Gp) e in grado di fornire tutto il necessario supporto al talento di Sebastian, il cui rapporto con la casa di Maranello sembrava ai titoli di coda dopo le ultime due difficili stagioni che avevano messo a dura prova la promessa di fedeltà reciproca.

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Coraggio, determinazione e un pizzico di follia“: la ricetta della nuova Ferrari, secondo l’analisi del team principal, Maurizio Arrivabene, che comincia a raccogliere i frutti della sua azione volta anche a “liberare il talento” che la casa automobilistica covava al suo interno. Proprio come da desiderata del presidente Marchionne. In quest’ambito rientra la scelta di Arrivabene, che nel frattempo evita confronti con la Mercedes e fa opera di pompiere invitando alla calma (“Il campionato è lungo e dobbiamo continuare così senza mai mollare“),  di promuovere Mattia Binotto direttore tecnico della Rossa, al posto di quel James Allison reduce dall’esperienza fallimentare dello scorso anno.

Binotto, ingegnere svizzero naturalizzato italiano, è il papà della nuova monoposto e a lui va ascritto il merito di aver predicato calma nei momenti più complicati della preparazione, tenuto la barra a dritta e nel contempo essere riuscito a infondere fiducia e quel pizzico di spregiudicatezza che consentisse alla squadra di ridurre rapidamente il gap dalle avversarie. Si guardi, per esempio, alla scelta dei pit stop anticipato in Bahrain: decisione rischiosa, ma meditata e che alla lunga ha pagato costringendo Hamilton a perdere secondi preziosi dietro il compagno di squadra Bottas.

Insomma quest’inizio dai più inimmaginabile sembra lasciare aperte le porte del sogno di un Vettel sulle orme di Schumacher, ma la strada è lunga e i titoli si vincono ad ottobre. Le premesse sono ottime e risiedono per la maggior parte nel sorriso e nelle parole di Vettel dopo Sakhir: “C’è stato un momento, mentre ero là fuori avevo appena tagliato il traguardo e i fuochi d’ artificio illuminavano la pista, e insomma sì, ho pensato, ‘io amo quello che faccio’. Così ho pensato e non mi venivano in mente altre parole per quello che stavo provando“.

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Restituire il sorriso al campione tedesco e farlo perdere al rivale inglese: la ricetta del successo per la Ferrari è forse tutta qui.

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Un anno e mezzo di digiuno, un anno e mezzo lontano dal gradino più alto del podio. Dopo Singapore 2015, sono stati tempi duri per la Ferrari, che non ha più vinto un Gran Premio di Formula 1. Fino a ieri mattina, poco prima delle 9. A Melbourne, nel Gp d’Australia, Sebastian Vettel ha trionfato, anticipando di 10 secondi la Mercedes di Lewis Hamilton e di 11 secondi l’altra Freccia d’Argento di Valtteri Bottas.

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Una vittoria, quella del tedesco, di tattica e grinta, che prima ha usato l’arma del pressing su Hamilton, e poi quella della sosta ai box, per lui posticipata, per guadagnare tempo prezioso e la vetta della corsa, allungando fino al traguardo.

La gara per Vettel era iniziata in salita, con Hamilton partito bene e in testa fino al 17° giro. L’inglese poi si ferma per montare le soft e lascia il comando a Vettel, ma rientra in quinta posizione, alle spalle di Verstappen, che lo rallenta nel duello a distanza con il tedesco.

La svolta arriva al 23° passaggio: Vettel effettua il pit stop e rientra davanti all’olandese, che fa da cuscinetto su Hamilton. La chiave è qui, e lo capiscono anche ai box Mercedes, dove il tavolo ancora è dolente per i pugni di disappunto sbattuti dallo staff.

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Vettel ed Hamilton tornano al primo e al secondo posto e la gara termina così.

La Ferrari non vinceva il Gp inaugurale dal 2010, con Alonso trionfante in Bahrain, e da 10 anni non lo faceva in Australia.

Per Vettel è il 43esimo successo in carriera, il quarto con la Ferrari.

Dopo un 2016 da abbuffate sportive – Europei di calcio e Olimpiadi brasiliane su tutti – il 2017, come la maggior parte degli anni dispari, lascia tirare un po’ il fiato, non proponendo eventi planetari come possono essere la manifestazione continentale del pallone e i cinque cerchi. Ci sono, però, alcuni avvenimenti sportivi che ci terranno compagnia lungo tutto l’arco dell’anno appena iniziato.

Partendo dal calcio – noblesse oblige – a giorni inizierà la Coppa delle nazioni africane. È il Gabon a ospitare una manifestazione che, con il tempo, ha smesso di essere la cenerentola delle competizioni calcistiche e che oggi gode anche della copertura televisiva integrale (Fox Sports per il nostro Paese). Si comincia il 14 gennaio, con finale il 5 febbraio. Inutile dire che tanti protagonisti del campionato italiano e dei principali tornei europei saranno in Gabon. Due anni fa, la vittoria è andata alla Costa d’Avorio, alla seconda affermazione della sua storia.

Sempre per quanto riguarda il calcio, dal 17 giugno al 2 luglio ecco le prove generali del Mondiale in programma nel 2018, con la Confederations Cup ospitata dalla Russia. Partecipano i padroni di casa, la Germania campione del mondo in carica, l’Australia che ha vinto il Campionato asiatico 2015, il Cile che ha conquistato la Coppa America, il Messico quale detentore della Concacaf, la Nuova Zelanda che ha vinto la Coppa delle nazioni oceaniche, il Portogallo campione d’Europa e la squadra che vincerà la prossima Coppa d’Africa.

Ancora per il pallone, dal 7 al 21 giugno Europei Under 21 in Polonia; dal 16 luglio al 6 agosto Campionati europei femminili in Olanda. Proseguiranno, naturalmente, le qualificazioni ai Mondiali maschili del 2018.

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Tutto da seguire anche il Campionato europeo maschile di pallacanestro, dal 31 agosto al 17 settembre. Se Istanbul ospiterà la fase finale, la prima fase avrà più sedi: Helsinki (Finlandia), Cluj (Romania), Tel Aviv (Israele) e la stessa Istanbul. Ci sarà anche l’Italia, a caccia di un buon risultato. La pallavolo, altro sport di squadra seguitissimo, vedrà svolgersi sia gli Europei maschili (in Polonia), sia quelli femminili (in Azerbaigian e Georgia). Altre manifestazioni di sicuro richiamo: le Universiadi invernali di Almaty, dal 28 gennaio all’8 febbraio, i Giochi del Mediterraneo di Tarragona (dal 30 giugno al 9 luglio), le Universiadi di Taipei (dal 19 al 30 agosto), i Giochi dei piccoli Stati d’Europa di San Marino dal 29 maggio al 3 giugno.

L’Atletica leggera vivrà il suo clou a Londra, dal 5 al 13 agosto, con i Campionati del mondo 2017, ma l’antipasto ci sarà già a marzo, dal 3 al 5, con gli Europei di atletica indoor a Belgrado. Lo Sci alpino attende tutti al varco con i Mondiali di Saint Moritz dal 6 al 19 febbraio; quello Nordico di Lahti dal 22 febbraio al 5 marzo.

Pure il Rugby a 13, nel 2017, vedrà scendere in campo le nazionali più forti nella Coppa del mondo, ospitata da Australia, Nuova Zelanda e Papua Nuova Guinea. Appuntamento dal 26 ottobre al 2 dicembre; le donne saranno impegnate nel torneo a 15 in Irlanda e Irlanda del Nord dal 9 al 26 agosto. Tempo di Mondiali per la pallamano maschile dall’11 al 29 gennaio in quel della Francia.

Il bob vivrà sia gli Europei (14 e 15 gennaio a Winterberg) sia i Mondiali (17–26 febbraio a Schonau am Konigssee). Svezia e Danimarca ospiteranno le qualificazioni al Campionato europeo di football americano 2018. Per la Ginnastica artistica doppio appuntamento: 19–23 aprile XVII Campionati europei individuali (a Cluj – Napoca), 2–8 ottobre Mondiali e Montreal. La Ginnastica ritmica, dal 30 agosto al 3 settembre, assegnerà il titolo iridato a Pesaro.

E ancora, ecco lo Skeleton: 14–15 gennaio a Winterberg Campionati europei 2017, 19–26 febbraio Campionati mondiali 2017 a Schonau am Konigsee; e il Trampolino elastico, Mondiali dal 9 al 12 novembre a Sofia.

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Formula Uno e MotoGp vivranno, come tutti gli anni, i Mondiali. Il ciclismo affronterà le grandi corse a tappe, Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta di Spagna, e i Mondiali, dal 17 al 24 settembre a Bergen, in Norvegia. Il rugby avrà il consueto appuntamento con i fiocchi del Sei Nazioni. Il Nuoto vivrà gli Europei in vasca corta a dicembre, dal 13 al 17, a Copenaghen. Dal 23 al 30 luglio ci saranno invece i Mondiali a Budapest. Mondiali pure per la pallanuoto, dal 15 al 30 luglio, sempre in Ungheria. Dal 17 al 27 giugno, alle Bermuda, spettacolo assicurato con la America’s Cup di Vela.

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Un finale di carriera in Formula 1. Che sia questo il futuro a breve termine di Valentino Rossi? Una sorta di deja-vù per chi ha seguito la lunga carriera del Dottore, reduce dal secondo posto al Motomondiale. La suggestione è stata prodotta dalle parole del team principal Mercedes, Toto Wolf, alle prese con la non facile sostituzione del campione del Mondo, Nico Rosberg, che ha comunicato a sorpresa il suo ritiro dalle scene a 31 anni, a pochi giorni dalla conquista del tanto sospirato titolo iridato.

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Potremmo offrire la macchina a Valentino“, si è lasciato sfuggire parlando con alcuni giornalisti italiani ufficializzando l’inserimento di Rossi nella short-list in corso di valutazione e che, al momento, comprende anche Fernando Alonso, il più papabile del novero secondo i media. Un’ipotesi che il numero 46, reduce dal successo al Rally di Monza a conferma della sua abilità anche con le quattro ruote, non ha respinto al mittente, tutt’altro. “Non lo sapevo, sarebbe bello – ha risposto a chi lo ha informato della dichiarazione del tedesco -. Se vogliono chiamarmi, il mio numero ce l’hanno. Avendo pilotato la Ferrari ed essendo amico di tanti uomini di Maranello sarebbe come un mezzo tradimento, ma come fai a non provare se la Mercedes te lo chiedesse?

Molto prima della Mercedes, infatti, era stata la rossa di Maranello a provare a calare l’asso. Di qui la sensazione di deja-vù. Tra il 2004 e il 2006, Stefano Domenicali, allora braccio destro di Jean Todt, mise a disposizione una monoposto e una squadra di tecnici per alcuni test (poi ripetuti nel 2008 come premio per il Mondiale vinto), che oggi ricorda così: “Rossi diede conferma di avere un talento e una capacità tecnica tale da non sfigurare neppure con le quattro ruote. Allora lui era pronto per correre in F1, poi decise diversamente e la storia finì lì“. Dieci anni prima no, adesso chissà. Ma non sono pochi quelli che hanno catalogato la notizia a una boutade.

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Altri, invece, come l’ex campione Giacomo Agostini hanno fornito una valutazione ad ampio spettro: “Per correre a un livello così alto ci vuole tempo per imparare, e il tempo in F1 è proprio l’unica cosa che non c’è“, è la sintesi di un suo recente editoriale per la Gazzetta dello Sport, nel quale ha anche ricordato l’occasione offertagli da Enzo Ferrari: “Ci ho pensato seriamente tre giorni e tre notti, poi mi sono detto che Dio mi aveva dato questo dono delle moto, perché avrei dovuto lasciare qualcosa di certo per molto di incerto?“. Un discorso che si cala alla perfezione anche nella realtà di Valentino che, alla soglia dei 38 anni (li compirà a febbraio), deve decidere se far partire l’ultimo assalto a quel Mondiale sfuggito negli ultimi due anni chiusi al secondo posto, oppure lanciarsi in una nuova sfida senza la garanzia di successo.

Una tedesca per il pesarese…o forse no!