La Coppa Uefa ci riporta a pasti frettolosi e compiti finiti in fretta per potersi meritare il mercoledì di Coppa. All’inizio degli anni ’90 voleva dire fare zapping tra la Juventus e l’Inter ma anche tra il Genoa e il Torino, con l’immancabile Sampdoria a difendere l’Italia in Coppa delle Coppe e il Milan bello di notte a far conoscere pressing e fuorigioco in Coppa dei Campioni. All’epoca la Coppa Uefa era tutt’altro che una competizione di secondo piano. Prima di tutto perché in Coppa dei Campioni approdava solo una squadra per paese, e in secondo luogo perché l’Europa esigeva un rispetto che oggi molte squadre, chissà perché, non sentono più.

Quando Carlos Alberto Aguilera, una seconda punta agile, scattante e imprevedibile, con una passione sfrenata per dribbling e giocate ad effetto, arrivò a Genova, assieme agli altri due uruguagi, Perdomo (famoso più per le invettive di Boskov sul confronto tra le sue abilità e quelle di un cane che per il contributo in campo) e Ruben Paz, non immaginava minimamente che avrebbe giocato per l’Europa. Il Genoa di Spinelli era una neo-promossa e l’unica Europa immaginabile era la Mitropa Cup che sarebbe sfuggita a Bari nell’ultima partita in uno Stadio Della Vittoria stracolmo.

Poi succede che durante i Mondiali del ’90, nel nuovo stadio di Bari, il San Nicola, Osvaldo Bagnoli si innamora di Skuhravy che rifila 5 gol al Costarica e convince il presidente ad acquistarlo per poterlo schierare al fianco di Aguilera e formare una coppia molto ben assortita. Dopo un avvio di stagione abbastanza complicato il tandem d’attacco inizia ad intendersi alla perfezione: il funambolo uruguaiano crea superiorità numerica e innesca il panzer cecoslovacco, che sottoporta si dimostra sempre preciso e letale. Insieme sono una coppia da fumetto, da narrativa calcistica: uno piccolo e sgusciante, abile nel dribbling, l’altro alto e potente, fortissimo di testa.

Il Grifone, grazie anche al rendimento dell’esterno mancino Branco -precursore del tiro delle tre dita che ha reso famoso Roberto Carlos –  riesce inaspettatamente ad esprimere un calcio concreto e piacevole, e grazie ai 15 gol a testa della coppia d’attacco conclude la stagione al quarto posto, conquistando una storica qualificazione alla Coppa Uefa ai danni della Juventus di Maifredi.

Genoa-1990-1991

La cavalcata sarà entusiasmante e Pato, un papero ante-litteram prima del centravanti brasiliano che vestirà la maglia del Milan, sarà il grande protagonista di quella storia che, dalla parti di Marassi, ancora viene tramandata. La partita eroica contro l’Oviedo al primo turno, con la rimonta avvenuta solo nei minuti finali, la grandissima impresa contro il Liverpool, una delle partite più belle della storia del Genoa, e non solo di quella recente. Nel match di ritorno ad Anfield, accompagnato da 4 mila supporters, il Grifone supera i Reds grazie ad una doppietta del Pato, diventando la prima squadra italiana della storia ad aver violato Anfield e conquistandosi la standing ovation del pubblico di casa, colpito dalla passione e dall’intensità messa in campo dalla squadra di Bagnoli. Ma bellissima fu anche la semifinale contro l’Ajax, una partita giocata splendidamente (e persa) sia a Marassi che ad Amsterdam contro una squadra che sarebbe diventata negli anni a seguire una delle più forti al mondo. La allenava Van Gaal e tra le giovani promesse c’erano ragazzini chiamati Overmars, Blind, Finidi, Winter e Seedorf.

L’Ajax troverà il Torino in finale. Sarà la partita della sedia di Mondonico, quella dei grandi rimpianti. Anche Aguilera, dopo 39 gol in 101 presenze, troverà il Toro, pare addirittura a causa delle pressioni di Bettino Craxi, grande tifoso granata. La prima stagione in granata fu ottima, con 16 reti in 43 presenze. Tre di queste furono segnate alla Roma il 9 maggio 1993: Aguilera è stato l’ultimo granata a segnare una tripletta in Serie A, prima che Ciro Immobile il 22 marzo 2014 contro il Livorno rompesse l’incantesimo. La stagione successiva invece fu opaca: solo una rete in 11 presenze, prima del ritorno in patria al Penarol.

Nel ’94, per sfuggire ad una accusa, poi diventata condanna per sfruttamento della prostituzione e spaccio di cocaina, sostanza da cui è stato dipendente per molti anni per sua stessa ammissione, si rifugia in patria nel Penarol, con il quale vince quattro campionati di fila da assoluto protagonista. Oggi, “Pato” ha superato i suoi problemi e lavora come commentatore televisivo in Uruguay. E quando è tornato a Marassi assieme al suo amico Thomas per fare un giro di campo, nessuno ha pensato ai chili di troppo e ai problemi. I suoi tifosi si sono alzati in piedi e l’hanno applaudito come avevano fatto i tifosi del Liverpool quella volta ad Anfield. Perché Pato è la storia del Grifone. È un mercoledì di coppa, un cross per la testa di Skuhravy, un dribbling a Marco Lanna e un abbraccio a Signorini.

 

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