Un regno può avere solo un Re. E Manchester ne ha già uno: Eric Cantona. Perciò, caro Zlatan Ibrahimovic, dovrai stare attento a non scatenare una guerra di ‘successione’. Potrai diventare il beniamino dei tifosi dello United, segnare gol a raffica, ma quel titolo non lo avrai mai. E non cercare di andare a prendertelo. Proprio l’ex attaccante francese, in maglia United dal 1992 al 1997, soprannominato ‘The King’ dai tifosi, avverte Ibra.

A Manchester può esserci un solo re

Eric Cantona

Regolati di conseguenza, Ibracadabra. Vuoi essere il ‘mago’ che ogni Re che si rispetti tiene a corte? Bene. Ma non cercare di prenderti il trono di uno che dai tifosi Red Devils è ancora idolatrato come fosse in campo.

Eric Cantona

Del resto, qui sono abituati a non farsi influenzare dalle novità. Prendete Alex Ferguson, per 24 anni sulla panchina United. Ha smesso, ma è ancora ascoltatissimo nelle alte stanze della Società. E pure se in panchina è arrivato un certo Josè Mourinho, lo ‘Special One’, qui di manager speciale ce n’è uno soltanto. Anche il portoghese dovrà stare attento a non calpestare i piedi.

Due situazioni borderline. Il pubblico qui si aspetta di tornare a vincere grazie a questi due, ma come si dice ‘il Re è morto, viva il Re!”. C’è un City da riportare al suo posto (cioè, dietro ai cugini), c’è un Leicester da far cadere dal letto dopo il sogno dell’anno passato. C’è un Chelsea del tenente Conte da fronteggiare con le armi giuste. C’è un Tottenham che fa paura. Perciò, bisogna stare tutti uniti. Ibra e Mou, Mou e Ibra. Non solo loro, chiaro. Ma i nuovi profeti devono rispettare le icone. E questa è una cosa che vale più di una vittoria nel Paese che adora re e regine.

Cantona

CANTONA, NIENTE SCONTI

Cantona non fa sconti allo svedese: “Ho un messaggio personale per Zlatan. Tu hai deciso di andare ai Red Devils, e questa è la scelta migliore che potessi fare. Quando camminerai nel Teatro dei Sogni e sentirai i fantasmi delle leggende che ci sono state prima, quando segnerai un gol di fronte allo Stretford End, quando sentirai il pubblico che invoca il tuo nome, quando il tuo cuore batterà così forte da uscirti fuori dal petto, quando sentirai che amerai loro più di quanto loro amano te; a quel punto saprai, amico mio, che finalmente è diventata casa tua. Solo un’ultima cosa, Zlatan. Può esserci soltanto un re a Manchester. Tu puoi essere il principe se vuoi, e la numero 7 è tua, se ti interessa. Questo è il mio regalo di benvenuto. Il re è andato. Lunga vita al principe”.

Una maglia, meglio di niente. Un numero che è altrettanto importante da queste parti. Ma la corona no. Quella, Ibra, te la sei potuta prendere a suon di vittorie e di giocate a Torino, Milano, Barcellona e Parigi. A Manchester no. È già di Eric.

LO SCORPIONE E IL KUNG FU

Certo, facile innamorarsi di Ibrahimovic. Uno che sa fare alla perfezione il colpo dello scorpione e segnare pure grazie a questo movimento. Ma pure in questo caso, a Old Trafford, c’è chi ti ha preceduto con un’altra mossa. Quella di kung fu, che mandò ko un tifoso. Era il 1995, naturalmente l’autore fu Eric Cantona. Più esattamente, era il 25 gennaio di quell’anno. L’avversario dello United il Crystal Palace. Non importa se poi quel gesto è costato al francese otto turni di squalifica e 20 mila sterline di multa. I tifosi lo ricordano ancora. Del resto, quel tifoso avversario se l’era cercato, no? Insulti a Eric, appena espulso e cuore caldo mediterraneo. Che non se lo fece ripetere troppe altre volte, saltò oltre i cartelloni pubblicitari e, come se si trattasse di un Bruce Lee in pantaloncini e maglietta rossa, prese in pieno il malcapitato.

A proposito, un aneddoto che in qualche modo collega ancora Cantona a Ibra. Quel giorno, sulle tribune, c’era Massimo Moratti, in procinto di acquistare l’Inter: “E volevo prendere Cantona. Ma la cosa, a quel punto, saltò”. Tanto più che il Re si prese pure due settimane di carcere per aggressione, poi convertite in 120 ore di lavori sociali. Venti anni dopo, lungi dal chiedere scusa, Eric dirà: “Per alcuni forse è un sogno prendere a calci quel genere di persone”.

Poco regale come gesto, va bene. Ma, se possibile, ha accresciuto la popolarità del giocatore in tutto il mondo. E, naturalmente, pure nei circoli della tifoseria United. Probabile che il colpo dello scorpione sia meno violento e indirizzato verso qualcosa di meglio, verso un gol, chissà. Ma anche in questo caso, i tifosi canteranno per Ibra, lo ameranno, ma non sostituiranno mai ‘The King’.

IL PALMARES DEL RE

Facciamo una cosa: elenchiamo ciò che ha vinto Cantona con il Manchester United in cinque anni: quattro Premier League e due Coppe d’Inghilterra. Forse, Ibra, potrai scalfire il suo mito se arriverai vicino a questo record. O se porterai una certa Champions League in città. Anche se da questo punto di vista, finora hai sempre steccato. Perché, per il resto, pure la tua sala trofei è strapiena: titoli ovunque, classifiche cannonieri, numeri, record.

E va bene pure che Eric dica: “Non ascoltatemi, non sono un professore. La vita è un circo”. Al massimo, questa frase la potremo mettere tra quelle più famose dell’ex calciatore francese. Ma difficilmente qualcuno non lo ascolterà da quelle parti.

BecomingZlatan

IL CARATTERE DI IBRA

Certo, non si può dire che Ibra non abbia le spalle grosse per affrontare pure il fantasma del re. “Io sono un rompicoglioni” ha detto recentemente. E spesso rischia pure per questo suo carattere. Recentemente, Mido ha raccontato di aver quasi ucciso il compagno di squadra quando entrambi erano all’Ajax, lanciandogli contro delle forbici dopo una lite in spogliatoio.

Nel film–documentario che sta per uscire al cinema (il 16 agosto), ‘Becoming Zlatan’, l’attaccante dice: “Posso essere un dolore nel culo. È difficile andare d’accordo con me. Quando si tratta di calcio, mi piace dribblare. Così, a volte, invece di passare, palleggio. Certo che potrebbe infastidire gli altri giocatori, ma fa parte del gioco. Il calcio deve essere divertente. In caso contrario, non vale la pena di giocare”. Giocava nel Malmoe, qualcuno gli chiese se gli sarebbe piaciuto giocare nel calcio inglese: “No, fa schifo”.

Sarebbe interessante oggi vederli, palla al piede, uno contro l’altro. Ci dobbiamo limitare alle parole. Il Re contro il Mago. Chi vince?

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