È finalmente giunta l’ora dell’appuntamento più atteso dell’anno per quanto riguarda lo sport in generale: poco dopo la mezzanotte italiana fra venerdì e sabato al Maracanã di Rio de Janeiro prenderà il via la cerimonia d’apertura dei Giochi della XXXI Olimpiade (la ventottesima realmente disputata, le edizioni 1916, 1940 e 1944 sono saltate a causa della guerra), con le gare che andranno avanti fino al 21 agosto.

Prima dell’avvio ufficiale dei Giochi c’è però una disciplina che inaugura l’evento brasiliano: è il calcio, che oggi fa il suo debutto con la prima giornata del torneo femminile e domani vedrà in campo le squadre maschili. Rispetto a quanto accade di solito il calcio non è lo sport dominante: storicamente alle Olimpiadi sono altre le discipline che interessano maggiormente, ma nonostante ciò la corsa alla medaglia d’oro sarà senz’altro avvincente, come accaduto quattro anni fa a Londra dove a sorpresa il Messico superò proprio il Brasile nella finale di Wembley. Tempo di una rivincita o di un’altra delusione per la Seleção?

Neymar.

ULTIMA CHIAMATA PER IL RISCATTO

Dopo il fragoroso fallimento alla Copa América Centenario il Brasile ha un’occasione più unica che rara per rifarsi: vincere l’oro olimpico in casa e al Maracanã sarebbe il modo migliore per riprendersi dopo le tante (troppe) batoste degli ultimi anni, nonché una prima assoluta visto che la Seleção non ha mai conquistato l’oro, con tre argenti e due bronzi come migliori risultati a cinque cerchi. Saltato inevitabilmente Carlos Dunga il Brasile non riparte dal nuovo CT Tite bensì da Rogério Micale, tecnico dell’Under-20 finita seconda ai Mondiali in Nuova Zelanda un anno fa: toccherà quindi a lui cercare di sfatare una tradizione negativa, riportare i verdeoro ai fasti di un tempo e rilanciare il movimento calcistico del paese, ai suoi minimi storici.

Per non fallire pure quest’appuntamento l’unica vera grande stella di questa generazione brasiliana, Neymar, ha rinunciato alla Copa América con la nazionale maggiore per essere ancora una volta il leader del gruppo olimpico, com’era accaduto quattro anni fa in Inghilterra: assieme a lui nel tridente ci saranno i due prospetti più interessanti del paese, Gabriel Jesus (nuovo acquisto del Manchester City) e Gabigol (conteso da Inter e Juventus).

Dire che la nazionale olimpica sia più forte di quella vista due mesi fa negli Stati Uniti non è poi così sbagliato: oltre all’attacco invidiabile, la rosa è completa più o meno in tutti i reparti, dalla difesa (dove spicca l’ex Roma Marquinhos) al centrocampo con il più esperto Renato Augusto (uno dei tre fuoriquota, con Neymar e il portiere Weverton) e Walace del Grêmio, senza dimenticare Felipe Anderson (che ha fortemente voluto la convocazione rischiando lo scontro con Lotito) e Rafinha Alcántara, figlio di Mazinho. Basterà?

Oribe Peralta nella finale delle Olimpiadi 2012 Messico-Brasile.

LE AVVERSARIE PIÙ ACCREDITATE

Può essere l’Argentina l’ostacolo principale verso l’oro brasiliano? Per tradizione sì, per come la Selección si è avvicinata ai Giochi un po’ meno. Si è arrivati al rischio di un vergognoso ritiro, perché fino a inizio luglio non c’era né un CT (dopo le dimissioni di Gerardo Martino è stato nominato lunedì Edgardo Bauza, ma in Brasile ci sarà Julio Olarticoechea, campione del mondo in Messico nel 1986) né una squadra, perché molti giocatori non hanno avuto il permesso dai rispettivi club e c’era la possibilità di non raggiungere il numero minimo. Alla fine la situazione è rientrata a fatica e nei diciotto sono rientrati alcuni talenti di assoluto valore, come Ángel Correa dell’Atlético Madrid, Giovanni Simeone (figlio del Cholo) e Jonathan Calleri chiamato in extremis, più il nuovo acquisto del PSG Giovani Lo Celso in mezzo al campo e il portiere Gerónimo Rulli.

Anche il Messico campione in carica ha molte carte in regola per confermarsi. Della squadra che superò 2-1 il Brasile a Wembley ne è rimasto solo uno ma si tratta del fuoriquota Oribe Peralta, colui che realizzò i due gol della finale. Fra i più giovani c’è l’imbarazzo della scelta in quanto a qualità, perché il duo del Pachuca composto da Erick Gutiérrez e soprattutto Hirving Lozano, campioni della Liga MX, è destinato a una grande carriera e il possente difensore centrale César Montes si è messo in luce con il Monterrey, non solo perché fino a giugno vestiva l’insolita (almeno per chi non segue il calcio messicano) maglia numero 286.

Fra le sudamericane la Colombia vuol sfruttare il calo delle due big già visto a livello di club (l’Independiente Santa Fe ha vinto la Copa Sudamericana, l’Atlético Nacional si è aggiudicato la settimana scorsa la Copa Libertadores e ha mandato in Nazionale il bomber di semifinali e finali Miguel Borja, ex Livorno, e il pilastro di centrocampo Sebastián Pérez) per diventare una rivelazione, ma non avrà il talentissimo Marlos Moreno per via del suo passaggio al City, tra le europee la Germania ha un campione del mondo (Matthias Ginter), i gemelli Lars e Sven Bender, la coppia dello Schalke 04 Leon Goretzka e Max Meyer e l’altro grande talento Julian Brandt.

Un gradino sotto la Svezia campione degli Europei Under-21 (c’è Robin Quaison del Palermo e non molto altro), mentre il Portogallo si presenta senza nessun trionfatore in Francia ma con un gruppo già rodato da anni di Under-20 e Under-21. Vedere una delle altre nazioni in fondo sarebbe un grosso exploit.

Jonathan Calleri, attaccante dell'Argentina.

Si parte alle 18 di giovedì con Iraq-Danimarca, poi il calendario prevede gare fino alla sera del 20 agosto, quando al Maracanã si chiuderà il sipario con la finalissima. Non avrà l’appeal di Mondiali ed Europei, visto che ci partecipano formazioni Under-23 con i fuoriquota, e non essendo competizione FIFA non c’è l’obbligo di rilascio da parte delle squadre di club, però vincere l’oro ai Giochi olimpici ha un valore inestimabile.

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