Alle urne ha vinto il “Leave”, ma ad Euro 2016 domina il “Remain”. In tempi di Brexit e di analisi delle conseguenze della vittoria del fronte che ha sostenuto l’addio all’Europa e in tempi molto lenti anche agli accordi commerciali e i principi attualmente in vigore, nei giorni che avevano preceduto la scelta lo storico passaggio agli ottavi di finale di Inghilterra, Galles, Irlanda e Irlanda del Nord era suonato quasi come un invito alla riflessione ai cittadini del Regno Unito: vani sono stati gli appelli di personalità dello sport come Lewis Hamilton e David Beckham. E dire che, secondo uno schema semplificato, a preferire l’uscita dall’Europa sono state le fasce più povere e le aree più depresse del Nord-Est, quelle che però nel calcio sono i principali componenti del tifo: un paradosso, per gli inventori del dio pallone, in queste ore protagoniste di un contropiede che fa storia. Così, da oggi in poi, 62 milioni di tifosi (53 in Inghilterra, 5 in Irlanda, 1.8 in Irlanda del Nord e 3 in Galles) si troveranno a concorrere per un traguardo sportivo che molti dei loro abitanti non sentono entro i propri confini. Ma l’armata britannica in un grande torneo non è una novità. Al mondiale svedese del 1958 erano in quattro, Scozia compresa. Galles e Irlanda del Nord superarono la fase a gironi, ma furono eliminate nei quarti da Brasile e Francia; inglesi e scozzesi invece dissero addio al torneo dopo il primo turno.

Inghilterra, gol Jamie Vardy contro Galles

Inghilterra: un digiuno di 50 anni, isole contro

Per chi vanta una storia ultracentenaria nel calcio, il paradosso nel paradosso: al di là della Coppa Rimet 1966, vinta non senza polemiche in terra amica, e la semifinale raggiunta nell’Europeo 1996, gli inglesi raramente hanno recitato un ruolo da protagonista nelle competizioni “che contano”. Il girone eliminatorio li ha visti arrancare, al contrario di un campionato nazionale – per quanto ricco di stranieri – che per molti è il più bello del mondo. Lenti e spreconi contro la Russia, destati dalle sostituzioni contro il Galles, timorosi e sfortunati contro la Slovacchia. Due pareggi e una vittoria in extremis: magro bottino, valso il secondo posto. Ci si affida all’orgoglio di Jamie Vardy, fresco di rinnovo con il Leicester, e alla classe di Wayne Rooney, tuttocampista negli schemi di Hodgson: quasi 800 partite ufficiali non sono state sufficienti alla nazionale d’Albione per fregiarsi di un titolo continentale. Ora di fronte ci sarà l’Islanda: l’isola inquieta contro l’isoletta felice. 53 milioni di abitanti contro 300 mila, ma il calcio è una livella. Appuntamento lunedì alle 21 a Nizza.

Galles: indiavolati come pochi, con dedica

Alzino le mani quanti credevano che il Galles potesse chiudere in vetta il girone completato dai cugini ricchi dell’Inghilterra, dall’emergente Slovacchia e da una Russia vogliosa di mettersi in mostra verso il Mondiale 2018. Bene, avete vinto! Organizzati, affamati e compatti, gli uomini di Coleman, capeggiati da un Gareth Bale in forma olimpica (tre centri in altrettante partite) hanno superato le Colonne d’Ercole della loro storia. 5-3-2 votato alla ripartenza, un Ramsey faro e fabbro al tempo stesso e una difesa molto “british” capeggiata dal colosso Williams hanno rappresentato gli ingredienti di un cocktail che ha ubriacato gli avversari. La chiave del Galles è la leggerezza, caratteristica dell’angolo più sorridente del Regno Unito. E la dedica è speciale: è tutta per Gary Speed, l’allenatore sconfitto dalla depressione nel novembre 2011, quando fu trovato morto nel garage della sua casa di Huntington, dove viveva con la moglie Louise e i due figli, Edward e Thomas (14 e 13 anni): 42 anni, una carriera eccellente da calciatore e ben cinque vittorie in dieci incontri, l’ultima il 4-1 sulla Norvegia due settimane prima del suo suicidio, alla guida dei Dragoni. Bale e compagni corrono anche per lui, e domani al Parco dei Principi (ore 18) non vorranno farsi fermare dai cugini nordirlandesi.

Irlanda del Nord, festa

Irlanda del Nord: tanta lotta e McGovern

Tutti si aspettavano Kyle Lafferty, il gigante buono che durante le qualificazioni a Euro 2016 aveva indossato i panni del corpulento eroe: invece a portare “On fire” e tra le prime 16 della competizione Belfast e dintorni è stato un portiere 32enne, onesto gregario con un passato nell’Hamilton (Scottish League) e con sole 13 presenze all’attivo con la Green & White Army. È stato lui a permettere di limitare i danni stoppando Muller, Gomez e compagnia cantante nello 0-1 contro la Germania, sconfitta con distacco minimo decisiva per l’accesso tra le migliori terze. Un perfetto sconosciuto che approda in copertina, quasi una costante in questo Europeo a frontiere allargate: il presente di McGovern è da free agent, privo di contratto, ma qualche chiamata dalla Premier League è già arrivata, come il suo agente Andrew Evans ha raccontato alla Bbc. Una coppia da romanzo verghiano con il centrale McAuley, prossimo al ritiro e autore della prima storica rete nordirlandese nella manifestazione in apertura del 2-0 inflitto all’Ucraina. In migliaia hanno vissuto nei pub che circondano il Parco dei Principi la fine di Croazia-Spagna e Repubblica Ceca-Turchia: alla fine hanno festeggiato con litri di birra e cantando Will Grigg’s on fire, vera e propria colonna sonora della manifestazione. E chissà se in Galles conoscono Gala Rizzato…

Francia-Irlanda 2009

Repubblica d’Irlanda, lo ricordi quel 2009?

Il calcio è galantuomo, perché offre sempre una seconda chance. Chiedere conferme ai tifosi della Repubblica d’Irlanda, che grazie alla zuccata di Brady hanno agganciato in extremis il treno per gli ottavi anche gli uomini in verde che ora si toglieranno la soddisfazione di andare a sfidare i padroni di casa della Francia. Partita mai banale: ricordate quel 2009? Giovanni Trapattoni in panchina e un collettivo di qualità e quantità in campo. Gli spareggi per il Mondiale sudafricano oppongono gli irlandesi ai galletti francesi. Nella partita di andata successo Bleus per 0-1: nella partita di ritorno a Parigi capitan Robbie Keane buca i padroni di casa. Si va ai supplementari, e al minuto 13 del primo tempo spunta la mano de (a)dieu, come quella con la quale Titì Henry regalò l’assist per il pareggio a Gallas e il pass per i Mondiali sudafricani alla Francia in uno spareggio che ha fatto la storia, scritta da un arbitro e un guardalinee gabbati. Martin O’Neill, ex stregone sulla panchina del Celtic, ha allestito un collettivo solido ma povero di classe: questa volta non ci sarà l’acqua santa del Trap, ma a fischiare sarà un quintetto italiano guidato da Nicola Rizzoli. Si gioca a Lione, domenica alle 15. Per dimenticare quell’ultimo tango a Parigi?

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