Il Brasile-Argentina di stanotte (fischio d’inizio a mezzanotte e 45 ora italiana) non sarà soltanto la sfida tra due delle principali rivali del calcio mondiale. È Neymar contro Messi, nemici per una notte, ma i tre punti in palio contano molto di più: si gioca un posto fra le partecipanti a Russia 2018, perché le due avversarie non sono certe della qualificazione e non possono più lasciar punti per strada.

A rischiare è soprattutto la Selección, perché un paio di settimane fa al Cile è stata assegnata a tavolino per 3-0 la partita contro la Bolivia (sul campo finita 0-0, ma con un giocatore boliviano senza i requisiti per essere naturalizzato) e la Roja ha raggiunto gli argentini al quinto posto, quello che garantisce lo spareggio contro la vincente del gruppo dell’Oceania. Non c’è margine d’errore per l’albiceleste ma nemmeno il Brasile può dormire sonni tranquilli poiché, pur avendo preso il primo posto, ha l’Uruguay alle spalle e le altre non troppo staccate. Vincere stanotte, oltre che mettere in crisi i rivali, darebbe una forte spinta verso la Russia.

Venezuela-Brasile dell'11 ottobre 2016

FIDUCIA RITROVATA

Solo quattro mesi fa il Brasile era una nazionale allo sbando. L’eliminazione prematura dalla Copa América, ultimo fallimento in ordine di tempo di una generazione da cui ci si aspettava molto di più, aveva lasciato la nazionale nel caos, col CT Carlos Dunga rimosso subito dopo la disfatta col Perù. Al suo posto è arrivato Tite, tecnico del Corinthians campione di Copa Libertadores e Mondiale per club nel 2012, e le cose sono svoltate in breve tempo.

La Seleção, sesta a marzo, è risalita fino al primo posto vincendo quattro partite di fila e non dà segni di cedimento, soprattutto perché assieme a Neymar (nel frattempo decisivo ai Giochi Olimpici con il rigore decisivo in finale sulla Germania) è esploso Gabriel Jesus, talento classe 1997 già prenotato dal Manchester City e autore di quattro gol nel nuovo ciclo. A loro due verrà chiesto di trovare le giocate giuste per mandare al tappeto i rivali, assieme a Philippe Coutinho diventato ormai leader in maglia Liverpool. Il merito principale di Tite, comunque, è aver ricompattato il gruppo sia in campo sia fuori: i favoriti stanotte sono loro.

Lionel Messi in finale di Copa América Centenario

AGGRAPPATI A LEO

Di contro l’Argentina è una polveriera. Rispetto al Brasile il cambio in panchina non ha sortito grandi effetti, con Edgardo Bauza che ha ottenuto solo cinque punti su dodici disponibili ed è crollato in casa contro il Paraguay nell’ultima uscita, sconfitta che ha mandato nel caos una nazionale devastata dai disastri commessi dalla federazione, senza una vera guida dalla morte di Julio Grondona avvenuta nel 2014. Sembra di rivedere il film del 2009, quando con Diego Armando Maradona CT alla Selección in crisi servì un miracolo, quello di Martín Palermo nel recupero dell’agonica partita col Perù, per non rischiare di mancare la qualificazione ai Mondiali sudafricani. Oggi se possibile la situazione è pure peggiore: Lionel Messi è rientrato in nazionale dopo il ritiro annunciato a seguito della finale di Copa América, ma senza di lui l’Argentina ha vinto una volta su sette nelle qualificazioni (contro tre successi su tre quando era in campo). Con Sergio Agüero e Gonzalo Higuaín ai minimi storici di fiducia (un rigore fallito col Paraguay dal Kun) servirà il guizzo del campione.

Si gioca al Mineirão di Belo Horizonte, stadio della disfatta del Brasile in semifinale ai Mondiali contro la Germania, e forse la scelta è un modo per esorcizzare e mettere definitivamente alle spalle quell’1-7 ancora vivo nella mente di tutto il paese. All’andata è finita 1-1, col vantaggio di Ezequiel Lavezzi (convocato a sorpresa cinque mesi dopo essersi fratturato il gomito, sarà in panchina) ripreso da Lucas Lima, ma erano due squadre molto diverse da quelle che scenderanno in campo stanotte, e quel match fu rinviato di un giorno per via di un nubifragio. Il nuovo capitolo di una delle partite più sentite della storia del calcio, con una rivalità che dura tutto l’anno, è pronto a essere scritto, e oggi più che mai vale la pena fare le ore piccole per seguire la partita fino al triplice fischio dell’arbitro Julio Bascuñán (cileno e quindi contestato dagli argentini).

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