Il day after l’eliminazione dell’Italia è di quelli amari, in cui ripensi a quel che sarebbe potuto cambiare se i pezzi si fossero incastrati in maniera leggermente diversa. I tragicomici rigori di Zaza e Pellè, quello di un Darmian costretto a presentarsi sul dischetto perché ormai avevano già tirato quasi tutti, la quasi parata di Gigi Buffon su Hector, tutto contribuisce ad alimentare il rimpianto per quella che fino a un mese fa sarebbe stata una quasi impresa, ma che oggi sembra proprio una bella occasione persa.

Anche Bonucci ha sbagliato un rigore, forse l’unico tirato bene tra quelli non realizzati dagli azzurri, ma un altro lo aveva segnato in modo principesco nei tempi regolamentari. Quando c’è stato bisogno di prendersi la responsabilità di pareggiare i conti in una partita che sembrava compromessa, Leonardo non ha avuto esitazioni e si è presentato al cospetto del grande Neuer con lo sguardo di chi quel rigore lo avrebbe segnato a tutti i costi. In quella rincorsa con rallentamento prima della battuta è sembrato quasi di rivedere lo stile del miglior Balotelli, uno che almeno sui rigori ha ben poco da imparare. Andate a riguardarvi il rigore che Bonucci ha tirato tre anni fa, in una semifinale di Confederation Cup contro la Spagna, e guardate le differenze con quello segnato contro la Germania. Anzi, anche con quello sbagliato.

Anche da particolari come questi si capisce che giocatore sia diventato Bonucci, uno che non ha mai smesso di lavorare per migliorare quei difetti per cui è stato spesso oggetto di scherno in un passato nemmeno tanto lontano. Oggi non è più quel difensore che spesso perdeva l’uomo e sbagliava cose elementari, ma il leader tecnico ed emotivo di un trio difensivo quasi perfetto, quello che ha fatto le fortune della Juventus e che ha contribuito in modo determinante a fare dell’Italia una delle sorprese di questi Europei. Un trio, quello con Barzagli e Chiellini, in cui Bonucci è collante e leader. Uno scudo che è già entrato di diritto nell’Olimpo difensivo del calcio italiano, capace di ribattere tutto ciò che gli si para contro senza quasi mai scalfirsi.

Alla luce di ciò si può dire una volta per tutte, senza essere tacciati di essere incompetenti o juventini, che Bonucci è uno dei migliori difensori in circolazione in questo momento? O è sempre quello scarso, che ha successo per merito di Barzagli e Chiellini che gli coprono le spalle? Il giudizio sul suo reale valore è troppo spesso influenzato dagli atteggiamenti a volte sopra le righe del ragazzo di Viterbo. Per una volta però lasciamo perdere l’aspetto caratteriale, le sue proteste esagerate con gli arbitri, la sua “antipatia”. Guardiamo a ciò che è Bonucci come calciatore. Quanti sono capaci di essere allo stesso tempo difensori quasi insuperabili e playmaker capaci di lanci millimetrici che mettono in condizione gli attaccanti di segnare, oltre a lui? Pochi, di sicuro. È questo mix che fa del difensore azzurro un giocatore speciale, diverso dagli altri. Pique, Ramos, Boateng e altri dei top del ruolo al loro meglio sono superiori fisicamente, sono più veloci, saltano di più, ma nessuno di loro (a parte forse il miglior Thiago Silva) riesce ad essere allo stesso tempo un fine ricamatore di gioco, un marcatore efficace e un leader di reparto.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando retrocesse in Lega Pro col Pisa. Quel Pisa allenato nei primi due mesi da Giampiero Ventura, che nonostante il poco tempo concessogli aveva intravisto le qualità di Bonucci e che poi lo portò a Bari assieme a un altro giovane e promettente difensore lanciato da Antonio Conte nell’Arezzo: Andrea Ranocchia. Conte, Ranocchia, Bonucci, Ventura, storie che si intrecciano e che continuano a intrecciarsi ancora, come in un grande romanzo storico. Ranocchia, considerato il migliore tra i due, sembra aver perso la bussola, dopo annate buttate e una continua perdita di fiducia. Bonucci invece, quello considerato meno bravo, con il prossimo Ct della Nazionale è diventato grande e con il mister leccese (prima a Torino, poi in maglia azzurra) ha spiccato il volo definitivo, migliorando di anno in anno.

La sua personalità e le sue prestazioni a questi Europei hanno fatto ricredere parecchie persone, anche molti di quelli che non lo hanno mai apprezzato. Basta leggere i commenti di napoletani, interisti e sostenitori di altre squadre ad uno dei suoi ultimi post su Facebook per capire che Bonucci ha creato una breccia nei cuori di tanti tifosi, anche non juventini, per il suo modo di essere leader e difensore con pochi eguali. Chiamatelo scarso ora, se avete coraggio.