La vera domanda da porsi oggi è: se fosse stato meno bello, forse avrebbe avuto una carriera più luminosa? Uno dei paradossi di Marco Borriello, dato per finito da tanti addetti ai lavori appena due mesi fa e oggi stella polare di un Cagliari quasi salvo – grazie anche alla corsa del gambero in atto nelle retrovie della serie A – è anche questo. Spesso in copertina per le sue storie d’amore, altrettanto spesso sulle bocche degli sportivi italiani (invidia?) ma raramente considerato per la sua efficacia in campo, dove pochi centravanti tricolore negli ultimi 15 anni hanno fatto meglio. Così, a 34 anni e mezzo,  dopo i due gol realizzati domenica contro il Genoa, Borriello ha messo la firma sul miglior rendimento della carriera: un centro ogni 145 minuti giocati in campionato, la media più alta dal 2002, da quando ha iniziato a giocare in serie A.

Marco Borriello, esultanza

Dica 100

È a un centro dalle 100 reti tra i professionisti, coppe escluse, e già in cinque occasioni è andato in doppia cifra: ha alzato al cielo due scudetti, uno giovanissimo con il Milan (2003/2004) e uno “maturo” nell’annata 2011/2012 con la Juventus (decisiva una sua rete a Cesena), festeggiato una Champions League (Milan, 2006/2007) e ha vestito 12 maglie, anche prestigiose come quelle di Roma, Sampdoria, Genoa e West Ham, sempre con il numero 22 sulla schiena. Quel numero che nella simbologia rappresenta la facoltà di applicare la somma consapevolezza ai problemi di ordine pratico, esaltando e accrescendo il significato del numero Quattro.

Infatti, tutto ciò che viene sentito dal Quattro a livello soggettivo viene esternato a livello universale dalla vibrazione del Ventidue. Reazione, la stessa che Borriello ha dovuto applicare nella vita, quando a 11 anni ha visto suo padre portato via dalla camorra a San Giovanni a Teduccio, in provincia di Napoli. “Non mi separavo mai dal pallone. Ma poi accade la tragedia: mio padre viene ucciso dalla camorra, avevo 11 anni. Vengo su coi miei due fratelli. Mia madre faceva tutto, anche da papà, e credeva che nel mio quartiere non potessi essere tranquillo. Vado allora in un collegio di giovani calciatori in Emilia Romagna. Lei veniva a trovarmi ogni due mesi. In quegli anni vivo solo, imparo a conoscere i miei mezzi, divento sicuro di me. Il campo era il luogo più bello in cui stare e il pallone la mia vita e la mia rivincita” ha raccontato orgoglioso 23 anni dopo.

Marco Borriello, Genoa

Borriello sorpassa Marco

L’urlo del gol, quell’emozione forte che ti permette di cancellare un’infanzia difficile. Ma torniamo ai giorni nostri. Domenica 15 gennaio 2017, di fronte un vecchio amore come il Genoa: Borriello batte Lamanna prima d’istinto e poi con un beffardo mancino al volo, propizia il centro di Joao Pedro e si conferma idolo del Sant’Elia. Due reti e un calcio al recente passato: quello che portava in prima pagina i dissidi con mister Rastelli e le voci su un possibile trasferimento, l’ennesimo.

Invece, guardando i numeri si scopre che Marco ha superato il rendimento della stagione 2009/10, quando vestiva il rossonero del Milan: allora furono 14 gol in 2209 minuti, uno ogni 157: 12 in più tra un gol e l’altro rispetto alla stagione in corso. E ha messo alle spalle anche i numeri registrati indossando un altro rossoblù, targato Genoa: 19 reti in 2.912 minuti, uno ogni 153.  Sentiva lontani gli amici e le persone fidate. Sentiva distante la sua Milano. Acqua passata. Borriello non è mai stato così goleador come in questa stagione.

Borriello in azione con la maglia del Cagliari

Fidanzato sempre, sposo mai

“Raramente ho avuto a disposizione un professionista così serio: era il primo a presentarsi in campo e l’ultimo a lasciare l’allenamento. La sua vita privata? Se ha avuto belle donne, che male c’è”. Il copyright è di Leonardo Nascimento de Araújo, uno dei geni del calcio moderno, che l’ha allenato al Milan: distinguere il Borriello calciatore dal Marco privato. È questa la lezione.

Marco Borriello e Belen Rodriguez

Così, dopo un’estate spesa più sulle pagine dei settimanali scandalistici per quel presunto ritorno di fiamma con Belen Rodriguez che a far parlare di tattica, Borriello si è confermato ancora una volta sul suo campo preferito: non la pista da ballo, ma il campo di calcio. Un avvio da top player, con 9 reti tra Coppa Italia e Serie A. Poi una pausa di riflessione. E ancora, il ritorno in copertina e nelle zone che contano della classifica cannonieri. La lezione è chiara: non chiedetegli di sposare una maglia e giurarle amore eterno, lasciatelo segnare in pace. Perché vive in funzione del gol. E se piace anche fuori dal campo, saranno anche fatti suoi.

Ventura, lei ci pensa?

Ex. Un concetto che torna spesso in voga quando si parla di quest’attaccante: domenica ha punito il Genoa, un’altra sua ex squadra, come già aveva fatto all’andata, e dopo Roma e Atalanta. Il premio? Un volo per due giorni di relax a Milano. Ma la Sardegna e il Cagliari si stanno confermando una miscela perfetta. E chissà che dall’isola Borriello non possa navigare verso la maglia azzurra: accarezzata appena 7 volte, l’ultima il 9 febbraio 2011, senza mai andare a segno.

Corre di meno,  è vero, ma ha imparato a gestirsi: ha le idee chiare e sfrutta una preparazione atletica specifica che lo porta spesso a uscire dal gruppo in settimana, per risultare letale sui pochi palloni giocabili in partita. “Se sono ancora un top player? No. Sono affidabile, so cosa significa avere esperienza in A e trovare ragazzini più veloci. Ma so anche che posso sbagliare meno” ha ammesso dopo la partita contro il Genoa.

E chissà che il Ct Ventura, alle spalle del tandem Belotti-Immobile, non possa pensare a lui. Che qualche gol in più di Pellè e Zaza, per citare due dei rigoristi dell’ultimo Europeo, l’ha messo insieme. Lui la sua risposta l’ha già data in tempi non sospetti: “La Nazionale? Perché non dovrei crederci? Tutti i calciatori devono ambire a vestire la maglia della propria nazione. Sino a quando il Ct non dirà che i 34enni non possono andare in Nazionale, io ci credo”.

Marco Borriello e Bobo Vieri

A un passo dalle vacanze

Sull’isola ha ritrovato energie, su un’altra isola andrà in vacanza quest’estate. E quasi certamente Borriello non lo farà a sue spese. Chi di voi non ricorda la promessa fatta via Facebook a inizio agosto da Bobo Vieri, durante la presentazione ufficiale di Borriello con i Quattro Mori sul petto? “Marco, in bocca al lupo per la tua nuova avventura al Cagliari. Facciamo una scommessa? Se farai più di 15 gol, la prossima estate ti pago io le vacanze”. La risposta era arrivata con un sorriso: “Lui 15 gol li faceva facilmente…”. Intanto, tra Coppa Italia e serie A, i numeri parlano chiaro: le reti stagionali sono già 13. Ma di andare in vacanza anticipata, Borriello non ne ha minimamente idea.

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