Se fosse un’opera d’arte, sarebbe la Gioconda: enigmatica, imperscrutabile, dalle origini incerte, ma di una bellezza che non ha bisogno di troppe spiegazioni; se fosse un animale, sarebbe probabilmente un gatto: sfuggente, capace di guizzi improvvisi, non sempre comprensibile dai più. E invece è un calciatore e di nome fa Domenico Berardi: calabrese di nascita, ma ormai sassolese d’adozione, sin da quando per un assoluto caso fortuito è stato adocchiato da un osservatore della società di Squinzi mentre dispensava meraviglie su un campo di calcetto, in compagnia di un cugino a cui aveva fatto visita dal profondo Sud.

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Lì è cominciata la storia incredibile di questo ragazzo del ’94, nato qualche settimana dopo il rigore sbagliato da Baggio a Pasadena, che a 22 anni ancora da compiere (il prossimo 1 agosto) ha già giocato quattro stagioni da professionista, contribuito alla storica promozione in A dei neroverdi con 11 gol, realizzandone altri 38 nei successivi tre campionati, fino alla storica qualificazione in Europe League. Ma non è tutto. Con quei numeri e il talento mostrato in maniera così sfacciata era inevitabile che arrivasse anche l’azzurro: prima le selezioni giovanili, poi la rapida scalata in Under21 di cui è un tassello imprescindibile e quindi in Nazionale maggiore, dove da settembre è atteso al salto di qualità con Ventura.

Ma nonostante il talento, i numeri e una carriera da top su cui sono in molti a giurarci, c’è qualcosa che non torna nella storia di questo ragazzo di Cariati. Una sorta di lato oscuro che sta facendo parecchio discutere. È il suo carattere che a una conoscenza più superficiale può apparire scostante, introverso, scorbutico, ma ad un approccio più profondo sembra più probabilmente una posa dietro la quale si cela molta riservatezza e un filo di timidezza. Almeno così spiega chi lo conosce davvero. Eppure questo atteggiamento, funzionale da un lato a resistere agli scossoni di una vita lontano da casa e non sempre facile, dall’altro gli è costato più di qualcosa.

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Prima la squalifica per nove mesi dalle Nazionali per non aver risposto alla convocazione dell’Under19, poi i complicati inizi con Di Biagio, infine qualche scintilla anche con Conte che pure stravede per lui e lo avrebbe voluto subito nella sua Juve, per tacere delle squalifiche collezionate in serie nelle tre stagioni di A. E adesso sono gli intrecci di calciomercato a riportare in primo piano gli spigoli della sua personalità. Il nuovo “no” alla promessa sposa Juventus, che da tempo lo controlla a distanza sulla base di un accordo col Sassuolo, ha fatto parecchio discutere. Si dice che Domenico sia poco incline a separarsi dal suo mentore Di Francesco, che preferisca un impiego continuo e sicuro all’anticamera a cui sarebbe costretto in una big, ma c’è chi sospetta che dietro queste motivazioni di comodo ci sarebbe anche una certa debolezza caratteriale (o un eccesso di personalità?).

Una situazione che l’AD del Sassuolo, Gianni Carnevali, ha motivato con altre argomentazioni. A suo dire, infatti, Berardi sarebbe un ragazzo poco incline ai cambiamenti e che troverebbe le sue certezze in facce amiche, persone stimate e ambienti conosciuti (si spiegherebbe il cattivo rapporto con Malesani nel breve periodo di allontanamento di Di Francesco al primo anno del Sassuolo in A). Un ragazzo allegro e molto partecipe alla vita dello spogliatoio, peraltro. All’orizzonte delle trattative di mercato, però, ecco stagliarsi una nuova variabile rappresentata dall’interessamento dell’Inter, la squadra del cuore di Domenico e nella quale avrebbe un posto quasi assicurato. Come reagirà adesso?

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