Un’estate in bilico tra le voci di Inter, la voglia di restare a Sassuolo e la Juve sempre incombente alle spalle. Quante se ne sono dette sul conto di Domenico Berardi: “Ha paura di fare il grande salto. Non sarà mai un campione”. Oppure: “La Juve continua a lasciarlo in provincia sperando che maturi di carattere”.

Poi ricomincia il calcio giocato e lui, il Golden Boy Mapei, che fa? Cinque reti in cinque partite. Sempre decisivo, in Europa League e all’esordio in campionato su rigore. Tanto che Eusebio Di Francesco si lucida gli occhi e ringrazia i tentennamenti del suo fuoriclasse che gli permettono di allenarlo anche quest’anno: “Berardi incontenibile? L’ho preso in primavera e vederlo così maturo, anche negli atteggiamenti, è molto bello per me. Deve migliorare perché può essere più lucido sotto porta”. Vero: ci sono pali e traverse che avrebbero potuto essere altri gol. Ma intanto il Sassuolo sta un passo dietro le grandi. Solo un passo. Proprio grazie a Berardi, l’uomo che può permettere agli emiliani di entrare pure nei gironi di Europa League. Respirando dunque l’aria di quell’Europa che, con la Juventus, l’attaccante avrebbe assaggiato eccome. Ma forse più dalla panchina che da protagonista.

IPP20150518 Football soccer Serie A Sassuolo Calcio AC Mailand Domenico Berardi Hinweis Ve

IL BOMBER, L’ESTERNO, LA TESTA CALDA

E’ un bomber, ma in realtà non un centravanti. E questo già la dice lunga sul talento di Domenico Berardi, capace di giocare dove vuole. Anarchico, pure di carattere, ma in grado di rovesciare le partite se con la testa sul pezzo (il Milan ne sa qualcosa). Talento infinito, attaccamento alla maglia. Sì, più che paura questo ha spinto il giocatore a rimanere al Sassuolo, nonostante il corteggiamento di Juve e Inter. “Questo club mi ha cresciuto quando ero nessuno”. Uno sgarbo? No, impossibile. Per ora. Quando avrà ripagato la fiducia, forse volerà davvero in una grande, a meno che nel frattempo Squinzi non abbia raggiunto pure questo obiettivo: diventare una grande in pianta stabile.

Ha fatto discutere, e tanto, il mancato passaggio di Berardi in bianconero, visto che da due anni è nell’orbita della Signora e da due anni non fa il grande salto. Ma questa sembrava la volta buona, in particolare dopo la partenza di Morata. Invece niente. Si era fatta avanti pure l’Inter, a suon di milioni. Ma forse Berardi, ai nerazzurri, non ci è mai stato davvero vicino. E dire che la Juve avrebbe rimpolpato eccome le casse neroverdi, con 25 milioni di euro. E i cinesi avevano offerto pure di più. Ma il patto è un patto. La parola data pure.

Io resto, evito i comportamenti sconvenienti e vi faccio andare in Europa. Voi, più avanti, mi fate andare dove desidero io. Che potrebbe non essere Torino, visto che si è parlato di un Domenico innamorato pazzo del Biscione.

berardi_espulsione

L’ASTA 2017

Insomma, nell’estate del 2017 per lui potrebbe scatenarsi un’asta. La Juve mantiene la corsia preferenziale, ma chissà. Il prezzo non sarà più di 25 milioni, non è fissato. Chiunque, anche una squadra estera, potrà far suo il talento. Ma sarebbe un peccato perderlo per un altro campionato (piedi buoni in fuga), come successo per Verratti. Si supereranno, prevedibilmente, i 30 milioni di euro. Se Berardi non farà colpi di testa in questa stagione e confermerà l’inizio da leader. E non sarà un investimento al buio perché, nel frattempo, lui di esperienza ne sta facendo tanta.

Alla lista delle pretendenti, già in questa estate, si è aggiunto il Tottenham, spaventato però dalla richiesta di 30 milioni del Sassuolo. Tra dodici mesi, presumibilmente, questa sarà solo la base d’asta. E pure il club di Pochettino si siederà a trattare.

Gigi Riva

IL GRAN RIFIUTO DI GIGI RIVA

Il rifiuto di Berardi alla Juve? C’è chi l’ha paragonato a quello illustre di un certo Gigi Riva, l’uomo che portò lo scudetto a Cagliari, rendendo felice e orgogliosa tutta la Sardegna. ‘Rombo di Tuono’ era il rinforzo che Gianni Agnelli aveva individuato per riportare la Signora ai fasti di un tempo dopo un decennio – quello ’60 – ’70 – in cui i bianconeri avevano visto gli altri vincere, accontentandosi delle briciole.

E proprio dopo il titolo del Cagliari, al termine della stagione 1969-70, si consuma lo sgarbo alla Vecchia. Agnelli rompe gli indugi e offre un miliardo di lire pur di assicurarsi l’attaccante. Cento milioni in più di quanto fu offerto, nove anni prima, per provare a portare Pelè in Piemonte (qui fu l’intervento del presidente brasiliano a bloccare il clamoroso trasferimento).

Nel caso di Riva, il numero uno del Cagliari Arrica vacillò. Ma fu proprio l’attaccante, con il suo gran rifiuto, a porre fine alle voci di un trasferimento: “Grazie no, voglio restare a Cagliari. Per sempre”. Dopo aver portato il tricolore in Sardegna, questa frase legò per sempre Rombo di Tuono alla terra una volta dimenticata da tutti (forse anche da Dio). Questa volta, nessuno osò parlare di ‘fifa’ da parte della punta, ma di amore per una città, per un’isola. Per una maglia, onorata sempre, seppure il Cagliari non arriverà più a simili vette. E la Juve, pochi anni dopo, riprenderà il suo ciclo vincente.

Pietro Paolo Virdis

SULLE ORME DI ROMBO DI TUONO

Pietro Paolo Virdis ci era proprio nato in Sardegna. E per qualcuno era il degno successore di Gigi Riva. Di sicuro, era una punta che piaceva tanto alla Juve. Tanto che Giampiero Boniperti, nel 1977, decise di andare sull’isola per convincere di persona Virdis a trasferirsi. Lo inseguì per tutta l’isola, pensate. “Io scappavo” racconta l’ex giocatore, ma fu il presidente Delogu a gelarlo: “Ti abbiamo ceduto alla Juventus”.

Lui non si arrese: “Io non ci volevo andare alla Juve e il motivo era molto semplice: giocavamo in B, aveva perso gli spareggi per la serie A, volevo rimanere nella mia squadra, nella mia città. Io sono nato per caso a Sassari, io sono di Sindia. Mio padre Pietrino era ispettore agrario a Cagliari, io ero l’unico maschio della famiglia. Poi babbo è morto e io non me la sono sentita di andare via da Cagliari”. Il paragone è presto fatto: “Anche Riva aveva detto no alla Juve. Ma quella è un’altra storia. Io volevo continuare nella mia squadra che era stata la squadra di Riva. Poi la mamma mi ha convinto: “Pietro vai vai. Altrimenti, non ti fanno più giocare”.

E lui andò alla Juve, vincendo due scudetti, ma ingrigendosi: “Non sono stato bene. Prima la mononucleosi, poi i reumatismi articolari. Mi allenavo poco, era tutto molto difficile”. Eppure, a Torino conoscerà Claudia, la futura moglie.

Matteo Politano esulta dopo il gol all'Inter nell'ultima giornata di Serie A 2015-2016.

BERARDI, IL FUTURO NESSUNO LO CONOSCE

Berardi farà come Riva o come Virdis? O come nessuno dei due? In un periodo in cui le bandiere non ci sono più, l’attaccante del Sassuolo rischia di diventarlo proprio per i neroverdi. Ma probabilmente finirà che si trasferirà in una grande. E a Sassuolo la prenderanno bene perché sanno che quello lì può fare davvero la differenza. E forse diventare un fuoriclasse. Che quel Berardi per ora si accontenta dell’Europa League, ma domani non più.

Oppure resterà a Sassuolo davvero, dove i soldi e le ambizioni comunque non mancano. Dove l’Europa League può essere il trampolino di lancio. Per diventare una provinciale di lusso prima, una ‘sorella’ di Juve e Inter poi. Con Berardi esempio di chi vuole essere grande senza per forza trasferirsi in una grande.