Bentornato tra i Pro, al Parma. È durato solo un anno il purgatorio in D e siamo sicuri che adesso l’ambizione di Nevio Scala è quella di ritornare lì, dove lui aveva iniziato. Strana storia, quella di Scala. Arrivato dopo Zeman e Sacchi è stato l’uomo che ha sconfessato il 4-4-2 e il calcio champagne. Ma a Parma si sono divertiti eccome, anche prima delle spese folli (e dei buchi finanziari) di Tanzi. Il primo Parma di Nevio, quello del Sindaco Osio, di Melli, di Minotti e Apolloni, era una squadra pane e salame. Cinquetredue con gli esterni bassi. Terzini come Gambaro e Di Chiara (poi Mussi e Benarrivo) che fungono anche da ali.

Tifosi-Parma

I grandi nomi sarebbero arrivati in seguito, ma Scala non ha mai dimenticato come si fa a partire dalle fondamenta. Forse è per questo che è voluto tornare nelle vesti di Presidente, ed ha scelto uno dei suoi uomini per tornare subito in Lega Pro. Luigi Apolloni, uno che ha giocato i Mondiali, ma non lo va a dire in giro, non ama ripeterlo, preferisce ricordarsi da dove è venuto.

Ottantacinque punti in 35 partite. Venticinque vittorie conquistate, dieci pareggi ottenuti, nemmeno l’onta di una sconfitta. La solidità e la grinta di Alessandro Lucarelli, uno che l’anno scorso faceva il sindacalista, quest’anno è tornato a fare il difensore. Lui ha sposato la causa del Parma come il fratello, dieci anni fa, aveva sposato quella della loro città natale, Livorno. Poi Yves Baraye, senegalese di 23 anni, autore di 20 reti. Altri protagonisti: Davide Giorgino cuore del centrocampo e Francesco Corapi, a segno con il rigore promozione. Infine, Fabio Lauria, protagonista della rete più bella (e forse di una delle più importanti) del campionato del Parma: la sua rovesciata al 90′ della sfida sul Romagna Centro.

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Ma la vera protagonista è la città. Una media di 10.000 spettatori in serie D, 15.000 nella partita promozione. Come se il tempo non fosse mai passato, come se questa fosse ancora la squadra in grado di vincere la Coppa Italia al primo anno di Serie A e la Coppa delle Coppe, a Wembley nella prima partecipazione europea. La dimostrazione che a volte i fallimenti non fanno così male, se non si perde l’entusiasmo e la voglia di vivere il calcio per quello che è: un divertimento. Sarà una bella Lega Pro perché stanno salendo dalla D squadre storiche, piazze che mancano dal grande calcio da diverso tempo, come il Piacenza, che dopo anni di anonimato torna a respirare l’aria del calcio che conta. Il Piacenza che fu di Cagni è stata la prima squadra autarchica di un calcio in cui chi aveva gli stranieri vinceva. E ogni anno si salvava con le prodezze di Rastelli, Luiso, Hubner e Piovani.

Samb-Este

È tornata tra i Pro la Sambenedettese, che dieci anni fa giocava la semifinale per andare in B contro il Napoli. I professionisti ritrovano non solo una grande piazza, ma anche uno stadio tra i più belli in Italia, il San Siro della Riviera. E un pubblico appassionato, numeroso, dal palato buono. A San Benedetto ha giocato Walter Zenga ed ha mosso i primi passi come telecronista Maurizio Compagnoni di Sky. Manca pochissimo per la promozione del Venezia di Tacopina. Si può dire qualunque cosa dell’avvocato americano, ma non che non sia un vincente, dopo la promozione di Bologna dell’anno passato. Se poi scegli Perinetti come direttore sportivo e Barreto in attacco, puoi solo ambire a tornare dove ti compete. A rivivere i fasti di Novellino, Recoba e Maniero e dell’unica stagione in cui Zamparini non esonerò un allenatore. Ma questa è un’altra storia. Bentornati tra i pro.

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