Avreste dovuto vederle le facce di Gianni Morandi, Cesare Cremonini, Alberto Tomba e persino quella apparentemente impassibile di Luca Cordero di Montezemolo, negli ultimi 20 minuti di Bologna – Pescara. Avrei voluto una telecamera esclusivamente sui loro volti e su quello di Joe Tacopina, Presidente tifoso poco incline alle formalità, per spiegare ad un marziano cos’è il calcio qui da noi, in Italia, tra la provincia e la metropoli, all’altezza di Bologna. Quando le ultime speranze di bellissimo Pescara si sono adagiate sulla traversa della porta di Da Costa, quasi sullo stesso angolo dove vi si erano adagiate quelle dell’Avellino, allo stesso minuto e con la stessa incredulità nel volto del centravanti di turno (prima Castaldo, poi Melchiorri) si è capito che il Bologna doveva andare in Serie A, perché così aveva deciso il destino.

MC

Ma il destino va aiutato e alimentato. E allora è bene ricordare sì gli episodi fortunati di questi playoff, ma anche il fatto che il Bologna si è piazzato meglio degli altri, ed ha potuto contare (giustamente) sui due risultati su tre e sul fattore campo. Fuori dai ragionamenti puramente regolamentari, va sottolineato anche che i rossoblu hanno potuto contare su un pubblico meraviglioso che nel momento della sofferenza si è stretto attorno ai propri giocatori incitandoli fino alla fine, nonostante la paura che attanagliava il Dall’Ara e i tanti illustri tifosi bolognesi. Enrico Brizzi, grande scrittore bolognese, ha mutuato il motto “Lo squadrone che tremare il mondo fa” in “Lo squadrone che tremare i suoi tifosi fa”, e mai come questa volta si è trattata di una sofferenza sportiva pura, indelebile, di quelle che non vorresti rivivere mai. Ma che si scioglie e ti accarezza nel momento in cui l’arbitro fischia la fine e puoi gridare al mondo tutta la tua felicità.

Il Bologna ha conquistato la Serie A strappandola con la forza, in una stagione in cui ci si aspettava le grandi, che invece non ci sono state. Non il Bari, piazzatosi lontano dai playoff, non il Catania che a stento è riuscito a salvare la stagione. In questo contesto nulla era dovuto a nessuno. Tantomeno ad una squadra partita con mille problemi e che solo a settembre ha trovato la sua stabilità societaria. La bravura di Tacopina è stata quella di creare il giusto entusiasmo, di puntare fin da subito, su un gruppo di giovani bolognesi da far crescere a grandi livelli (Casarini su tutti) accanto a senatori come Cacia, Matuzalem, Maietta e l’ultimo arrivato Gastaldello. Tacopina ha forse sbagliato la scelta dell’allenatore, ma non abbiamo la controprova dal momento che lo stesso Delio Rossi, con grande onestà intellettuale, ha riconosciuto il merito di chi c’era prima, Lopez, e che magari avrebbe ugualmente raggiunto il risultato. Non lo sapremo mai.

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Di certo sappiamo che la Serie A ritrova una grande protagonista, una piazza che sposta di molto gli equilibri geo-politici dell’intero campionato. Da Bologna sono passati scudetti e grandi campioni come Baggio, Signori, il mitico Villa, che forse non avrà i piedi dei due di cui sopra, ma chiedete ad un bolognese se non è stato amato quanto loro. Da Bologna passano (e restano) tifosi di grande prestigio intellettuale: scrittori, cantanti, attori, sportivi famosi: è un parterre molto bohémien quello rossoblu, sono immagini da esportare all’estero, tifosi veri di una squadra che sta tra le grandi e le piccole: una squadra che non vince da tanto ma che non smette di far batter il cuore. È il senso del calcio. Da Bologna, con tutto il rispetto per altre piazze, passano incassi importanti e bagni di entusiasmo e di folla come quello di ieri. Da Bologna passa anche il futuro, visto che l’intenzione dell’ambizioso presidente americano è quello di riportare i rossoblu in Europa. E se un giorno tutto questo dovesse accadere ci ricorderemo delle due traverse che hanno salvato i rossoblu ai playoff come ci ricordiamo della nebbia di Belgrado per il Milan di Sacchi, del gol annullato a Bojan per l’Inter di Mourinho, di tanti piccoli episodi che avrebbero potuto cambiare la storia ma che non l’hanno fatto, perché quello era il corso naturale delle cose.

Complimenti al Pescara, intanto, perché davvero aveva tutto per raggiungere Carpi e Frosinone in Serie A. Un grande centravanti, Federico Melchiorri, esploso tardi ma che ancora più fare benissimo a grandi livelli. Un centrale di prospettiva come Salamon, un centrocampista che unisce qualità e quantità: Memushaj. E certo è stato un peccato vedere questa finale senza uno dei protagonisti principali del campionato di serie B: quel Bjarnason (ieri impegnato con l’Islanda) che magari, con il Bologna in 10, stanco e in difficoltà, avrebbe potuto alzare i ritmi a modo suo e sfruttare meglio tutti quei palloni aerei transitati dalle parti dell’area rossoblu negli ultimi dieci minuti. Ma questo è il senno di poi. Resta il grande il merito e la base per fare un grande campionato da protagonisti con il bravissimo Massimo Oddo. In bocca a lupo.

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