Poco dopo le ore 20 di lunedì 4 gennaio è ufficialmente terminata l’avventura di Rafa Benítez come allenatore del Real Madrid, esonerato in una conferenza stampa convocata dal presidente Florentino Pérez che lo ha sostituito con Zinédine Zidane. Si chiude dopo appena sette mesi l’esperienza dell’ex allenatore del Napoli sulla panchina più rovente della storia del calcio, e come già successo all’Inter, nonostante sia rimasto poco tempo, ha lasciato macerie nello spogliatoio e malcontento diffuso fra i tifosi. Considerato questo nuovo fallimento forse bisognerebbe rivedere il giudizio su di lui e non ritenerlo più un grande allenatore.

Florentino Pérez con Zinédine Zidane, nuovo allenatore del Real Madrid.

DIECI ANNI D’INSUCCESSI

Il 25 maggio 2005 Rafa Benítez conquista in maniera rocambolesca la Champions League nella celebre finale di Istanbul fra Milan e Liverpool, che la sua squadra perdeva 3-0 all’intervallo e ha clamorosamente ripreso nel giro di sei minuti. Da lì in poi si può dire che il tecnico spagnolo abbia vissuto di rendita, venendo sempre ricordato per quell’exploit più che per il resto. Pur avendo allenato squadroni come Inter, Chelsea, Napoli e Real Madrid, spendendo oltre 500 milioni, non vince un campionato dalla stagione 2003-2004 (guidava il Valencia); si è limitato a qualche coppa nazionale, al Mondiale per club nel 2010 con l’Inter (quando tutti sapevano che sarebbe stato esonerato subito dopo) e l’Europa League con il Chelsea nel 2012-2013, anch’essa conquistata con molta fortuna visto che il gol decisivo arrivò nel recupero. Fuori da Liverpool le sue esperienze sono sempre state caratterizzate da grossi problemi di spogliatoio e da risultati sotto le aspettative, ma nonostante ciò ha goduto di un’infinita stima soprattutto da parte dei presidenti, che lo hanno scelto salvo poi pentirsene poco dopo.

La presentazione di Rafa Benítez al Napoli col presidente Aurelio De Laurentiis.

UN 2015 DA INCUBO

L’ultimo anno di Benítez è stato pieno di problemi e obiettivi non raggiunti. Dopo aver chiuso il 2014 vincendo la Supercoppa Italiana contro la Juventus si pensava che il suo Napoli potesse quantomeno arrivare nei primi tre posti e vincere l’Europa League, invece fra passi falsi imprevisti (zero vittorie in Serie A nel mese di marzo) ed errori arbitrali (la doppia sfida in semifinale col Dnipro) è crollato nel momento decisivo della stagione, con la gara del 31 maggio contro la Lazio, emblema dell’annata: sotto 0-2, poi 2-2 con rigore del vantaggio sbagliato da Gonzalo Higuaín e 2-4 finale che ha definitivamente sancito l’esclusione dalla Champions League, dove l’anno prima era stato eliminato ai play-off dall’Athletic Club.

Subito dopo ha avuto l’occasione di rifarsi al Real Madrid, ma le cose non sono andate meglio: avrà pure vinto diciassette volte in venticinque gare ufficiali, fra cui un 8-0 e un 10-2, ma ha perso 0-4 il Clásico col Barcellona, si è fatto eliminare in Copa del Rey per aver schierato un giocatore squalificato e ha litigato con mezza squadra. L’esonero dopo il 2-2 di Valencia è stato persino tardivo.

DIFFICOLTÀ A GESTIRE I CAMPIONI

Lo spogliatoio del Real Madrid non è certo l’ambiente più tranquillo del mondo, ma certo Benítez ha contribuito a gettare benzina sul fuoco aumentando i dissidi interni. Emblematiche due situazioni delle ultime ore: dopo il momentaneo 1-2 di Gareth Bale a Valencia l’intera squadra è andata a esultare in panchina ma ha evitato di festeggiare con l’allenatore; subito dopo l’esonero nessun giocatore ha dato il suo appoggio a Benítez, cosa che invece era successa dopo l’addio di Carlo Ancelotti, salutato con affetto da gran parte della rosa, Cristiano Ronaldo in primis. Gli scontri con i propri giocatori, che a Madrid sono stati ricorrenti e hanno riguardato le principali figure, si erano già visti all’Inter, dove aveva sostituito José Mourinho non senza polemiche (chiedere a Marco Materazzi, per fare un nome), e al Napoli, dove il presidente Aurelio De Laurentiis continua tuttora a criticarlo e a dire, fra le altre cose, di come Benítez non volesse uno come Higuaín. In Italia ha mostrato anche delle lacune tattiche, fossilizzandosi sul 4-2-3-1 come unico modulo ma senza raccogliere i risultati prefissati.

Rafa Benítez durante Valencia-Real Madrid del 3 gennaio 2016.

Adesso al Real Madrid toccherà a Zinédine Zidane, nell’ultimo anno e mezzo tecnico del Castilla, la seconda squadra. Zizou sarà pure stato uno dei migliori giocatori della storia nonché una leggenda del madridismo, però il passaggio a primo allenatore non potrà essere così semplice, e soprattutto è chiamato a correggere i danni fatti da Benítez, che lascia con quattro punti di distacco dall’Atlético Madrid capolista della Liga (e potenzialmente cinque dal Barcellona, che ha da recuperare una partita).

Ora però il Real Madrid non ha più alibi: dovesse fallire anche il francese la colpa principale non sarebbe tanto sua quanto di Florentino Pérez, che per quanto speso nei suoi anni di presidenza avrebbe dovuto dominare in Europa e invece viene costantemente battuto (e umiliato) dal Barça. E Benítez? Beh, dopo dieci anni mediocri forse sarebbe il caso di non riproporlo più ad alti livelli…

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