In questi due anni il Napoli ha avuto una sua identità. Squadra spettacolare nelle ripartenze, 4-2-3-1 qualsiasi cosa succeda e in qualsiasi situazione tattica, capacità di battere chiunque e soprattutto possibilità di perdere contro chiunque. È stato soprattutto questo, il problema. Le grandi squadre respirano, mangiano, bevono e si nutrono di un solo ingrediente: l’equilibrio. Esattamente quello che il Napoli non ha mai avuto, durante la gestione Benitez.

Una squadra che non ha un giocatore di livello internazionale importante prima che si sia arrivati ad elencare esterni offensivi o centravanti, in Serie A, non può andare lontano. E la costruzione della squadra, nel bene (Higuaín, Callejón) e nel male (Jorginho, Raúl Albiol, David López) l’ha fatta l’allenatore madrileno. Sicuramente adeguandosi al budget societario, ma scegliendo sempre in prima persona. Scegliendo anche di far investire, a gennaio, 12 milioni di euro per Gabbiadini, attaccante forte ma non da 4-2-3-1 ma soprattutto: avendo già Higuaín, Callejón, Mertens, Hamšík, Insigne, De Guzmán e Zapata non sarebbe stato meglio comprare un portiere, un difensore o un centrocampista con tutti quei soldi?

È solo una delle tante domande per Rafa. Come per esempio: che fine ha fatto Marek Hamšík? Per anni bandiera e leader tecnico della squadra, nella gestione Benitez pochi assist, pochissimi gol e tante, tantissime, troppe sostituzioni. E poi la regina delle domande: ma perché il turnover applicato come regola e non come eccezione? Messi fa il turnover? E Ronaldo? E allora perché Higuaín sì? O Hamšík? Ci sono giocatori che fanno le squadre e quelli non si tolgono se non una o due volte l’anno.

E poi la regina delle domande: ma perché il turnover applicato come regola e non come eccezione? Messi fa il turnover? E Ronaldo?

Benitez sembra sempre voler mandare un messaggio: il Napoli esiste a prescindere dagli interpreti. Non esiste più grande bugia. Nessuno può fare a meno dei suoi pezzi da novanta, nessuno. Specialmente chi non ha una rosa all’altezza. E invece per Benitez l’ossessione del turnover lo ha fatto diventare allenatore da coppa. Perché in campionati nazionali, spagnoli, inglesi o italiani che siano, non compete da 11 anni per vincere un titolo. E non ci va nemmeno vicino.

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Il Napoli sesto fa male agli occhi in un campionato così. Ha vinto molte coppe, gliene va dato atto. Ma la Coppa Italia, per esempio, sono appena 5 partite, la Supercoppa addirittura una. Le grandi squadre e i grandi allenatori combattono per i campionati, non vincendoli magari, ma almeno stando lì, sul pezzo, fino alla fine. Il Napoli avrebbe il dovere di arrivare terzo male che vada, e invece si ritrova aggrappato all’Europa League per entrare in Champions e salvare la stagione. E Napoli e la sua dirigenza avrebbero il diritto di sapere ad aprile se l’allenatore resta o no, perché è ad aprile che si formano le squadre per il futuro. La saudade di Liverpool e della Premier League fa sorridere, ma come direbbe Benitez: ci può stare. Se vuole andare vada, il Napoli con Mazzarri è arrivato secondo. Con Benitez mai in due anni. A proposito di ci può stare: ci può stare una stagione così? No don Rafè, non ci può stare. Napoli e il Napoli meritano di più.

  • Roberto Pagliano

    Come sempre una lucida e profonda disamina dei problemi di una squadra: complimenti!!

  • Fabrizio Buonavolontà

    Complimenti Riccardo analisi perfetta. Una domanda te la faccio,siamo sicuri che con un 4-3-3 spostando hamsik in mediana con jorginho e gargano e avanti con insigne gabbiadini e higuain saremmo stati nelle stesse condizioni?

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