Il Bari ha scelto Stefano Colantuono per uscire dalle sabbia mobili di metà classifica. Dopo che, a detta di molti, a Latina la squadra pugliese ha toccato il fondo. Saluta Roberto Stellone, arrivato con grandi prospettive e obiettivi, ma esonerato dopo questa prima fase del campionato di serie B davvero poco brillante.

Colantuono nel curriculum ha due successi proprio nel campionato cadetto, con l’Atalanta, una volta facendo pure più punti del Siena di Antonio Conte. E in serie A, l’allenatore romano ha dato spesso prova di essere in grado di spremere il meglio dai suoi ragazzi. Proprio quello che serve al Bari, una piazza da serie A che rischia la serie C se non sta attenta.

Il bonus promozione e lo staff a misura di tecnico

Tifoseria barese

A Bari, nonostante la classifica, continuano a volare alto. Il che è un bene perché è la dimostrazione che la Società è ambiziosa, ma rischia di rivelarsi un boomerang se le cose non dovessero andare. Si sogna ancora la serie A, tanto è vero che Colantuono ha firmato fino al termine della stagione, con prelazione per il prossimo, più un sostanzioso bonus in caso di promozione. Il presidente Cosmo Giancaspro ha voluto accontentare in tutto Colantuono: per tentare l’impresa, un fedelissimo come Michele Armenise è passato dal settore giovanile allo staff del tecnico, dove rientra pure Giovanni Loseto, dopo la breve esperienza da team manager.

Con il mister romano, arriva anche il vice Roberto Beni, così come il preparatore dei portieri Mariano Coccia, il preparatore atletico Giambattista Venturati e il collaboratore tecnico Salvo Acella.

Stellone e quel contratto pesante

Roberto Stellone

In Stellone, il presidente ci aveva creduto tanto. Era stata la sua prima scelta, con un contratto biennale e l’opzione sul terzo anno. Adesso, però, quello stesso Stellone intrappola le prossime mosse del club: si cerca la risoluzione di un contratto pesante, da 300 mila euro a stagione circa. L’ex Frosinone è stato difeso fino all’ultimo da Giancaspro, cosa che non capita a molti allenatori. Latina, però, è stato il capolinea per un tecnico che ha provato soluzioni tattiche nuove, mai digerite dalla squadra.

Ecco, se una colpa ce l’ha Stellone è proprio quella di aver insistito troppo sulle sue idee, anche quando i risultati sul campo non premiavano questa cocciutaggine.

Colantuono e il 4-3-3

Riccardo Maniero

Cosa porterà il quinto allenatore in due anni al Bari? La capacità di cambiare modulo, senza pensare che quello standard sia l’unico possibile. Il 4-4-2 di Stellone, dunque, non verrà abbandonato, ma nel caso il nuovo Bari potrà giocare pure con il 4-3-3 o con il 3-5-2, come ai tempi di Udine. Poi, chiaramente, Colantuono dovrà agire sulla testa e sulle gambe di una squadra che a Latina è parsa non credere più nei propri mezzi.

La piazza spinge, le aspettative continuano a essere molto molto elevate. Colantuono, pur pensando in cuor suo di poter fare la scalata alla classifica, non dovrà gettare benzina sul fuoco delle ambizioni. Da persona realista, dovrà mostrare un foglio con la graduatoria attuale: metà classifica, 16 punti, -4 dal Carpi che al momento è l’ultima squadra che giocherebbe i playoff.

Già cinque le sconfitte in 13 match, quattro le vittorie e quattro anche i pareggi. Per una squadra partita tra le favorite, non un bel vedere.

I problemi societari

Gianluca Paparesta

Qualcuno dice che, alla fine, sono le diatribe societarie a star disturbando la squadra. Giancarlo Paparesta, a inizio novembre, è tornato sulla scena: “Voglio che un giudice mi dica se ho diritto a conservare le azioni di proprietario o se invece l’operazione di ricapitalizzazione era giusta. Non chiedo rimborsi, ma il ripristino della situazione societaria a come era prima di giugno”.

Quattro mesi fa, l’ex arbitro si dimise da presidente del Bari Calcio, Ma ora rivuole il pacchetto di maggioranza (oggi detiene appena l’1 per cento). Lui e Romeo, suo padre, hanno intrapreso un’azione legale contro l’attuale amministratore biancorosso, Cosmo Giancaspro. Vincenzo Donativi, a capo del pool di legali che rappresenta i Paparesta, precisa: “Se dovessimo vincere, avremmo comunque garanzie per mantenere la Società grazie a un gruppo solido di imprenditori, che sarebbe stato pronto già a giugno. Non vogliamo turbare la squadra e ostacolare gli obiettivi sportivi”.

Gli ‘stranieri’ spariti

dato

Un passo indietro, please. Conferenze stampe, titoli sui giornali: l’imprenditore malese Datò Noordin Ahmad così si era presentato. E ad aprile dello scorso anno aveva pure sottoscritto un preliminare di acquisto. Poi, però, nessuno ne ha più saputo nulla. “Io sono il primo a essere stato danneggiato da Noordin. Stiamo riflettendo su un’azione anche nei suoi confronti”. Ma il Bari, a quanto pare, faceva gola pure a imprenditori indiani e russi. Nessuno, poi, ha però fatto il passo decisivo. In particolare, l’accordo con Noordin sarebbe saltato per frizioni proprio tra Paparesta e Giancaspro, allora socio di minoranza: “A quelle condizioni, l’imprenditore malese mi disse di non voler proseguire e di aver bloccato qualsiasi passaggio di denaro”.

Gli allenatori iniziano e non finiscono

Davide Nicola

Per il terzo anno di fila, l’allenatore che inizia, non finisce la stagione sulla panchina del Bari. Da Mangia si passò a Nicola, da questi a Camplone, poi ecco Stellone e ora Colantuono. Ma Stellone e Sogliano, il direttore sportivo, non hanno mai lavorato in sintonia, fin dall’estate. L’ex Frosinone aveva chiesto Soddimo, Crivello, Gori, Gucher – calciatori che ben conosceva – ma non è arrivato nessuno di questi.

Il mercato faraonico

Franco Brienza

Non che il mercato del Bari sia stato impostato al risparmio. Anzi. Sono arrivati Brienza, Fedele, Ichazo, Capradossi, Furlan, Basha, Monachello, Martinho, Cassani, Daprelà, De Luca, Fedato, Moras e Sabelli. Alcuni come cavalli di ritorno. Ma il Bari ha pure perso il faro, Rosina (passato alla Salernitana). Di Noia è andato alla Ternana, così come Defendi. Del Grosso si è accasato all’Atalanta, Dezi al Napoli, Puscas al Benevento, Sansone al Novara. Insomma, una rivoluzione in tutti i reparti.

Forse bisognava avere ancora pazienza. Chiaro che una città come Bari mette pressione. Se si parte con l’obiettivo dichiarato di stare lassù, poi non si possono prendere malrovesci come quello subito al San Nicola contro il Benevento, alla sesta giornata. Un 4-0 che già aveva fatto traballare, e parecchio, la panchina di Stellone.

Lo stadio vuoto

Stadio San Nicola

Lo stadio di Bari è tanto grande. Ma ormai si riempie solo ogni tanto. È vero, in serie B, proprio i pugliesi sono quelli che hanno la maggior affluenza media (15.467), seguiti dal Verona (14.283), ma sono sempre di più le partite in cui non si arriva neanche a 14 mila (il record negativo della stagione è 13.872 presenze contro il Trapani). La gente è delusa, chiede una svolta. I galletti non sono mai riusciti a vincere due partite di seguito. Al San Nicola hanno battuto il Cesena (2-1), hanno perso con il Benevento (0-4), hanno pareggiato con l’Entella (1-1), hanno vinto nettamente con il Trapani (3-0), e con la Pro Vercelli (2-0). Un ruolino di marcia non esemplare, ma sicuramente migliore di quello esterno (una sola vittoria, alla prima, a Perugia, tre pareggi e tre sconfitte, le ultime tre).

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