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Per la Roma non è un momento facile: senza vittorie dal 16 dicembre, con tre pareggi e tre sconfitte costate la discesa dal quarto al quinto posto, a -2 dall’Inter e a -5 dalla Lazio con cui pure aveva vinto il derby. Visto che Alisson Becker è costantemente fra i migliori in campo e che la difesa è la terza meno battuta del campionato il problema nei giallorossi va visto davanti: l’attacco segna poco, nonostante in estate Patrik Schick sia diventato l’acquisto più costoso della storia del club.

BOTTINO MAGRISSIMO

365 minuti, recuperi esclusi, sparsi in dieci partite di Serie A, di cui appena tre da titolare ma senza gol. Questo il rendimento di Patrik Schick fin qui, con l’aggiunta della rete in Coppa Italia nella sconfitta per 1-2 col Torino (dove ha giocato l’intera gara): poco, pochissimo per un giocatore che a fine agosto era stato definito il fiore all’occhiello della campagna romanista, strappato all’Inter dopo che la Juventus aveva rinunciato all’acquisto per i noti problemi al cuore ora superati.

Proprio quello stop in estate ha probabilmente condizionato la stagione dell’attaccante ceco classe 1996, che ha avuto diversi infortuni muscolari fra cui uno che lo sta tenendo fuori tuttora, una distrazione al terzo prossimale del muscolo retto femorale sinistro con quota di edema muscolo-fasciale. Un po’ troppi problemi (tornerà fra sette-dieci giorni) e un rendimento minimo per un giocatore pagato cinque milioni per il prestito più nove per l’obbligo di riscatto, otto di bonus e un minimo garantito di ulteriori venti che andrà alla Sampdoria entro l’1 febbraio 2020, sia in caso di trasferimento sia in caso di permanenza in giallorosso. Schick ha superato Gabriel Omar Batistuta, pagato settantasei miliardi di lire nell’estate del 2000, come acquisto più caro. A ora non ripagato.

Edin Džeko

AAA CERCASI GOL

Non può però essere Schick, che si sapeva potesse avere qualche stop fisico almeno nel primo periodo, la sola causa delle difficoltà realizzative della Roma. L’anno scorso i giallorossi hanno chiuso al secondo posto con ottantasette punti e novanta gol, quattro in meno del Napoli miglior attacco e ben tredici in più della Juventus campione. Dopo ventidue giornate, invece, la Roma ne ha fatti solo trentadue (media di 1.45, contro 2.37 della passata stagione e 2.00 della ventiduesima giornata del 2016-2017) ed è ottava in questa speciale classifica, con tre gare a secco e due mesi esatti dall’ultima con più di un gol segnato, il 3-1 alla SPAL dell’1 dicembre.

Questo è dovuto sia all’appannamento di Edin Džeko, che era partito fortissimo ma dopo la rete al Milan dell’1 ottobre si è fermato quasi del tutto (doppietta al Chelsea il 18 ottobre, poi appena tre in Serie A) e fino all’altro giorno sembrava sul punto di andare proprio ai Blues, sia ai gol mancanti di Radja Nainggolan (due), Kevin Strootman (uno), Grégoire Defrel (zero) e soprattutto Mohamed Salah, a ventisei al Liverpool in tutte le competizioni. Per andare in Champions League sarà necessario migliorare soprattutto questo dato.

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La Bundesliga è soltanto alla diciannovesima giornata ma è praticamente scontato che anche quest’anno vincerà il Bayern Monaco, e sarebbe la sesta volta consecutiva (record) e la ventottesima in generale (venti titoli in più del Borussia Dortmund, fermo a otto). In Germania ormai i bavaresi stanno monopolizzando il campionato, sia perché in questo inizio di 2018 le avversarie stanno facendo a gara per eliminarsi a vicenda sia perché continua la tradizione di prendere i migliori giocatori di Germania.

Bayern Monaco-Werder Brema

DISTACCO SIDERALE

Quando è arrivato Jupp Heynckes, il 6 ottobre al posto dell’esonerato Carlo Ancelotti, il Bayern Monaco aveva appena pareggiato per due volte di fila 2-2 facendosi rimontare, contro Wolfsburg e Hertha Berlino (nella seconda già senza il tecnico italiano), ed era a -5 dal Borussia Dortmund e a pari punti con l’Hoffenheim che aveva vinto 2-0 lo scontro diretto il 9 settembre. Ora la classifica dice Bayern Monaco 47 (undici vittorie su dodici con Heynckes allenatore), Bayer Leverkusen, Schalke 04, RB Lipsia e Borussia Mönchengladbach 31, Borussia Dortmund ed Eintracht Francoforte 30. Un gruppone di squadre tutte racchiuse in un punto ma con una situazione comune: nel 2018 non hanno praticamente mai vinto, conquistando rispettivamente tre, uno, tre, tre, due e quattro punti. Il Bayer Leverkusen ha vinto con l’Hoffenheim ma aveva perso coi bavaresi, il RB Lipsia ha vinto il big match con lo Schalke 04 ma poi ha perso col Friburgo, il Borussia Mönchengladbach si è fatto battere al 95′ dal Colonia ultimo e l’Eintracht Francoforte ha battuto il Wolfsburg dopo aver pareggiato col Friburgo. Vanno ancora peggio Borussia Dortmund e Schalke 04: i gialloneri, ormai senza Pierre-Emerick Aubameyang, sono reduci da due pari; la squadra di Gelsenkirchen ha perso a Lipsia e si è fatta riprendere quasi allo scadere dall’Hannover in casa. Con questo ritmo il Bayern Monaco può essere campione a marzo…

Leon Goretzka Bayern

SCIPPO IN PIENA REGOLA

Un’altra tradizione del Bayern Monaco, molto poco sopportata in Germania, è che più o meno ogni talento delle squadre che possono dare fastidio finisce inevitabilmente col diventare un suo giocatore. L’ultimo in ordine di tempo è Leon Goretzka, che dall’1 luglio si trasferirà in Baviera a parametro zero una volta scaduto il suo contratto con lo Schalke 04, cosa che ha fatto infuriare i tifosi con tanto di striscione domenica scorsa allo stadio. Poche settimane fa è stata la volta di Sandro Wagner, terzo “scippo” dall’Hoffenheim rivelazione della scorsa stagione dopo Sebastian Rudy e Niklas Süle presi in estate (il primo a parametro zero), ma la lista è lunghissima e prima ancora aveva visto il passaggio più o meno in blocco dei migliori del Borussia Dortmund (ultima squadra capace di vincere il titolo al suo posto, nel 2010-2011 e 2011-2012) con Mario Götze nel 2013, Robert Lewandowski a parametro zero nel 2014 e Mats Hummels nel 2016. Si tratta di una pratica pressoché standard: chi si avvicina troppo al Bayern Monaco finisce per scottarsi, nel senso che si vede privato dei propri migliori giocatori attratti dal suo strapotere. Corretto? Da un certo punto di vista non proprio, ma lo status di leader indiscusso in Germania lo rende possibile e gli permette di restare tale.

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Le tre giornate di Serie A durante le feste hanno determinato il progressivo allontanamento dalla vetta di Inter, Lazio e Roma (le due romane devono recuperare una partita, ma il distacco resta comunque pesante), riducendo così la corsa per il titolo alle sole Juventus e Napoli, come negli ultimi anni. Domenica riprende il campionato dopo la pausa, sarà un mese intenso prima che si rigiochi anche in campo internazionale e le due rivali possono ulteriormente fare il vuoto per poi gestire le energie.

Higuaín Dybala Napoli-Juventus

UNA CONTRO L’ALTRA, ANCORA UNA VOLTA

Napoli 51, Juventus 50. Il campionato ricomincia dalle prime due della classifica, che hanno conquistato centouno punti su centoventi disponibili nelle venti giornate fin qui disputate. Numeri strepitosi che rischiano di riscrivere i record assoluti della Serie A (quota 102 dei bianconeri nel 2013-2014, torneo dove la Roma finì seconda a ottantacinque).

Come due anni fa è la squadra di Maurizio Sarri ad arrivare a questo punto della stagione in testa: alla ventesima giornata del 2015-2016 aveva 44 punti contro i 42 della Juventus, che effettuò il sorpasso al venticinquesimo turno nello scontro diretto grazie al gol di Simone Zaza nel finale, chiudendo poi a +9. Stavolta però lo “spareggio” si disputerà molto più avanti, alla quintultima giornata nel weekend del 22 aprile, quando potrebbe davvero valere il tricolore in una sfida senza appello: il ricordo del gol di Gonzalo Higuaín è ancora freschissimo, in quella che a oggi resta l’unica sconfitta di un Napoli che per il resto ha fatto solo tre 0-0 (Chievo, Fiorentina e Inter) e poi tutte vittorie.

Koulibaly Napoli-Verona

CALENDARIO CHIAVE

Le coppe europee riprenderanno il 13 febbraio con Juventus-Tottenham di Champions League, due giorni dopo RB Lipsia-Napoli di Europa League. Prima ci sono quattro giornate di campionato che il duo di testa può sfruttare per ottenere vantaggi nei confronti dell’avversario, in modo da poter gestire meglio il doppio impegno (la Juventus ha in mezzo anche la Coppa Italia, semifinale d’andata con l’Atalanta).

Cruciale quindi il calendario del prossimo mese, che sembra dare una mano a Massimiliano Allegri: Genoa in casa, Chievo in trasferta e Sassuolo di nuovo all’Allianz Stadium sono avversari con cui questa Juventus raramente perde punti. I bianconeri hanno l’obbligo di fare bottino pieno perché poi ci sarà una serie di partite molto meno abbordabili contro Fiorentina, Torino, Atalanta e Lazio.

Il Napoli invece ha una prova di forza: riparte dall’Atleti Azzurri d’Italia, per vendicare la sconfitta in Coppa Italia di due settimane fa contro l’Atalanta, poi ha il Bologna al San Paolo, va in casa del Benevento e ospita la Lazio. Se gli azzurri dovessero essere ancora in testa dopo questo ciclo potranno cominciare a fare qualche calcolo a medio termine, con l’aggiunta del rientro di Arkadiusz Milik e Faouzi Ghoulam, due opzioni in più nella corsa a quel titolo che manca dal 1990.

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Diego Costa Lleida-Atlético Madrid

Lo scorso 31 dicembre l’Atlético Madrid ha presentato i suoi primi rinforzi per il 2018, complice la fine del blocco del mercato imposto dalla FIFA: il volto nuovo in tutti i sensi era Vitolo, al Las Palmas nella prima parte di stagione, ma l’attenzione principale era rivolta sul grande ritorno di Diego Costa, che ha potuto vestire nuovamente la maglia rojiblanca tre anni e mezzo dopo aver lasciato Madrid per il Chelsea. Un ritorno cercato fortemente dall’ispano-brasiliano, che dopo aver rotto con Antonio Conte in estate non ha avuto nessun’altra squadra in testa se non quella che l’ha consacrato nel grande calcio.

Diego Costa Atlético Madrid

ARRIVI E PARTENZE

La carriera di Diego Costa ruota fondamentalmente attorno all’Atlético Madrid. I colchoneros lo acquistano per la prima volta nel 2007, ma nella capitale spagnola non fa nemmeno in tempo a mettere piede che viene girato in prestito al Braga, in Portogallo. La parte iniziale della sua esperienza di proprietà dell’Atleti è segnata da trasferimenti successivi, sempre a titolo temporaneo: Celta Vigo, Albacete e Valladolid (le prime due in Segunda División, la terza nella Liga) sono le tappe che gli consentono, nel 2010, di tornare alla casa madre, ma dopo una stagione in cui è il primo cambio di Sergio Agüero e Diego Forlán si fa male al ginocchio e dopo aver recuperato è costretto a un altro prestito, al Rayo Vallecano.

La sua storia a Madrid però sta cambiando: dal 2012-2013 diventa titolare fisso, prima con Radamel Falcao e poi con David Villa, e nel 2013-2014 con trentasei gol in cinquantadue presenze trascina la squadra di Diego Pablo Simeone a vincere la Liga che mancava dal 1996 e in finale di Champions League, sfumata nel recupero a Lisbona contro il Real Madrid. Un infortunio lo toglie dal campo nei minuti iniziali dell’ultima partita di campionato col Barcellona (uno scontro diretto, poi finito 1-1) e del derby di coppa, il suo ultimo atto in biancorosso.

Diego Costa espulsione Atlético Madrid-Getafe

RITORNO COL ROSSO

Dopo un Mondiale non certo giocato da protagonista (reduce dall’infortunio e con la Spagna che esce al primo turno) va al Chelsea, squadra che aveva spazzato via nelle semifinali di Champions League pochi mesi prima, e dà ai Blues la Premier League con venti gol in ventisei partite. Si ripete nella scorsa stagione, con identico numero di reti, ma in Inghilterra si fa notare anche per comportamenti sopra le righe e qualche cartellino di troppo. Il benservito di Antonio Conte, arrivato a inizio giugno, è il segnale: Diego Costa da subito fa capire di voler tornare all’Atlético Madrid, resta qualche mese in Brasile e il 21 settembre arriva l’accordo fra i due club valido a partire dal 2018.

Dopo la presentazione c’è il debutto, da subentrato il 3 gennaio nell’andata degli ottavi di Copa del Rey col Lleida, e tempo cinque minuti è subito gol: Juanfran lo pesca con un cross basso come ai vecchi tempi e lui in scivolata dalla zona del dischetto del rigore fa centro. Si ripete pure tre giorni dopo in Liga col Getafe, dove gioca titolare e al 68′ con un facile tap-in firma il definitivo 2-0, ma la gioia si trasforma in pochi istanti in rabbia perché l’arbitro gli mostra il secondo giallo per essere andato a esultare in curva con i tifosi. Tutto Diego Costa in pochi minuti, una sorta di Bignami della sua carriera: ma all’Atleti va bene anche con i suoi eccessi, stavolta è tornato per restarci e per aiutare i colchoneros a vincere ancora.

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Nell’ultima giornata il Benevento ha battuto 1-0 il Chievo, riuscendo proprio alla fine del girone d’andata a conquistare la sua prima vittoria in Serie A, dopo aver perso diciassette delle altre diciotto giornate. La zona salvezza è ancora lontanissima, ma se non altro la squadra di Roberto De Zerbi è riuscita a togliere lo zero dalla casella vittorie e nel 2018 potrà almeno tentare una rimonta che avrebbe del miracoloso. Difficile che possa evitare la retrocessione, ma un altro risultato positivo contro la Sampdoria domani darebbe entusiasmo e, unito a un mercato di gennaio di spessore, potrebbe servire a qualcosa.

Alberto Brignoli Benevento-Milan

ATTESA (NON) RIPAGATA

Ci sono voluti oltre tre mesi di Serie A per vedere il primo punto del Benevento, arrivato peraltro in maniera rocambolesca con il pareggio del portiere Alberto Brignoli al 95′ della partita contro il Milan, il 3 dicembre alla quindicesima giornata. Non è stata però la svolta positiva, perché poi sono arrivate altre tre sconfitte in gare alla portata (l’Udinese non ancora in serie positiva, la SPAL con rimonta subita e il Genoa nel recupero) che hanno fatto sfumare l’effetto di quel risultato, ma l’1-0 al Chievo dello scorso 30 dicembre non dovrà restare un unico nella stagione dei sanniti se si vuole avere qualche realistica speranza di raggiungere la salvezza al primo anno nel massimo campionato.

L’impressione che si ha del Benevento è che non sia una squadra abituata a giocare in Serie A, con troppi giocatori ammassati senza una reale idea (la rosa è stata di fatto stravolta negli ultimi giorni della sessione estiva di mercato, dopo le prime due giornate) e questo non ha aiutato, perché una matricola avrebbe avuto bisogno intanto di certezze. Le quattro sconfitte allo scadere, più il gol (regolarmente) annullato dal VAR all’ultimo secondo col Bologna nel secondo turno (quando in panchina c’era ancora Marco Baroni) hanno fatto il resto: gennaio è mese della svolta o della rassegnazione.

Crotone-Lazio Davide Nicola

RICORSI POSITIVI E NEGATIVI

Nella storia del calcio italiano il record negativo di punti (contando sempre tre punti per vittoria, fino al 1993-1994 se ne davano due) è del Brescia 1994-1995: 12 in un campionato a 18 squadre. Il Benevento ha 19 giornate per farne 9 ed evitare di essere la peggior formazione di sempre, dopo averne già riscritti diversi fra cui il record europeo di sconfitte consecutive iniziali (13).

C’è però un precedente recentissimo sul quale i sanniti possono farsi forza: il Crotone dell’anno scorso. I calabresi girarono a quota 9, -8 dal quartultimo posto, e chiusero a 34 superando l’Empoli all’ultima giornata. Ora la classifica dice -11 dalla diciassettesima posizione, occupata dalla SPAL: il tempo per riprendersi c’è ancora, anche se è chiaro che servirebbe una rimonta ancor più formidabile di quella della squadra di Davide Nicola.

Altrimenti il rischio è di fare la fine dell’Ancona 2003-2004, che fece cinque punti nel girone d’andata e otto in quello di ritorno, facendo giocare ben quarantasei calciatori e rivoluzionando la squadra a gennaio, con l’arrivo fra gli altri di Mário Jardel, ex bomber del Porto passato nelle Marche lasciando tracce più per essersi presentato decisamente in sovrappeso che per quanto fatto in campo (appena tre presenze senza gol).

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Bale Iniesta Barcellona-Real Madrid

Prima di pensare ai regali e alle feste di Natale c’è un lunghissimo sabato di calcio da seguire, e la giornata si apre con una delle partite più sentite al mondo: alle ore 13 all’Estadio Santiago Bernabéu si gioca Real Madrid contro Barcellona, il Clásico della Liga che può dare un’indicazione su come le due squadre potranno affrontare la seconda parte di stagione non solo a livello nazionale. Ci sono undici punti di distacco in classifica, ma con i blancos che hanno una partita in meno c’è la possibilità di accorciare notevolmente e rimettere il campionato in discussione, senza contare che Atlético Madrid e Valencia (rispettivamente seconda e terza) guarderanno la sfida di Madrid con occhi decisamente interessati.

Barcellona-Deportivo La Coruña

CAMPIONATO DA CHIUDERE

Vincere al Bernabéu, come nell’ultimo precedente in campionato (2-3 all’ultimo secondo il 23 aprile), direbbe di fatto la parola fine sulla Liga. Con tredici vittorie e tre pareggi il Barcellona è ancora imbattuto, pur non essendo riuscito fin qui a vincere gli altri scontri diretti (0-0 in casa dell’Atlético Madrid e 1-1 a Valencia fra le polemiche arbitrali). Ernesto Valverde ha capovolto le difficoltà estive ed è riuscito a ricompattare il gruppo, facendo rendere al meglio pure chi sembrava un rincalzo (come Paulinho, che ha ridato linfa al centrocampo e fornito un contributo realizzativo decisamente inaspettato).

Il Barça ha il miglior attacco, quarantadue gol segnati, e il capocannoniere (Lionel Messi, quattordici reti ma solo tre negli ultimi due mesi), Neymar è un ricordo lontano e anche l’infortunio di Ousmane Dembélé è stato assorbito senza traumi. Avere il discorso titolo virtualmente chiuso a Natale permetterebbe di concentrarsi sulla Champions League, dove agli ottavi ci sarà l’ostacolo Chelsea, e cancellerebbe del tutto le perplessità avute in estate. È un’occasione forse unica.

Sergio Ramos Real Madrid FIFA Club World Cup

UN ANNO PRESSOCHÉ PERFETTO

Il Mondiale per club FIFA vinto sabato è stato il quinto trofeo alzato dal Real Madrid nel 2017, solo la Copa del Rey è sfuggita ai blancos che hanno lasciato le briciole agli avversari. Zinédine Zidane in neanche due anni è diventato il secondo allenatore più vincente della storia del club con otto titoli, dietro solo a Miguel Muñoz (quattordici). La squadra ha leggermente pagato il dazio di tutti questi impegni in autunno, con qualche inciampo costato il -11 dalla vetta e il secondo posto nel girone di Champions League dietro al Tottenham, ma nelle ultime settimane sembra aver ritrovato la forma migliore e in più è tornato Gareth Bale, decisivo in semifinale contro l’Al Jazira nemmeno un minuto dopo il suo ingresso in campo.

Le uniche sconfitte del Barcellona sono arrivate contro le merengues, nelle due partite di Supercopa de España ad agosto: il trionfo negli Emirati Arabi Uniti targato ovviamente Cristiano Ronaldo (suo l’1-0 al Grêmio in finale) dà lo slancio: tre punti nel Clásico riaprirebbero la Liga e chiuderebbero in bellezza un anno memorabile.