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Federica Barbi

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Chi ben comincia è a metà dell’opera; chi comincia male, invece, come finisce? Dubbi e pensieri di Antonio Conte, dopo un avvio di campionato da incubo contro il Burnley. I campioni in carica, infatti, hanno inaugurato la nuova stagione con una pesante sconfitta casalinga, che ha lasciato strascichi, paure e polemiche.

Antonio Conte Chelsea

La squadra è incompleta? Il mercato oneroso ma insufficiente? Le domande in casa Blues sono soprattutto queste, mentre ancora si fatica a digerire il 2-3 allo Stamford Bridge. La modesta avversaria del Chelsea nell’esordio in Premier lo scorso anno aveva chiuso addirittura in 16esima posizione, eppure è uscita col bottino pieno dal tempio di Conte&Co.

La gara è stata un crescendo negativo per i Blues, ridotti in nove uomini per le espulsioni di Cahill e Fabregas. Qualche segnale positivo è arrivato solo da Morata, entrato nella ripresa, che però non è riuscito a scongiurare l’amaro risultato finale.

La sconfitta in Premier è arrivata una settimana dopo l’altro pesante KO, quello ai rigori con l’Arsenal nel Community Shield, rafforzando la convinzione di dover sistemare una rosa che attualmente appare incapace di bissare il successo dello scorso anno.

Il cash investito dai Blues, infatti, non corrisponde alla funzionalità ed efficienza degli acquisti: 140 milioni non sono pochi, ma i soli Rudiger, Bakayoko e Morata non bastano a colmare le insicurezze della squadra e del suo tecnico. A questo si aggiunge una condizione fisica ancora approssimativa, che non riesce a reggere il gioco scoppiettante del tecnico.

A risentire dei risultati negativi è sopratutto lo spogliatoio, dove il clima si è surriscaldato: nel post della gara col Burnley, Conte ha puntato il dito contro l’arbitraggio riservato ai Blues nelle ultime tre partite (“tutte queste espulsioni sono strane”, ha detto l’ex Juve), ed è stato a sua volta attaccato da Diego Costa, messo ai margini della rosa.

Diego Costa, attaccante del Chelsea.

L’attaccante ispano-brasiliano, infatti, ha parlato dello strappo con il club inglese, prendendosela proprio con Conte: “Ho visto che tipo di persona è: ha le proprie opinioni e non le cambia. Come allenatore lo rispetto, perché ha fatto un buon lavoro, ma come persona no”.

Insomma, è vero che è solo calcio d’agosto, ma è pur sempre calcio che conta. Il Chelsea lo sa e sta già pensando di correre ai ripari: si cercano almeno altri tre giocatori, tra cui anche un attaccante di peso. Che sia Belotti?

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Domenica 13 agosto, ore 20.45, primo appuntamento ufficiale della nuova stagione calcistica. Allo Stadio Olimpico di Roma andrà in scena la finale di Supercoppa italiana tra Juventus e Lazio. Bianconeri e biancocelesti si contendono il primo trofeo dell’annata 2017-2018.

Si prospetta una gara scoppiettante tra due compagini che vogliono iniziare l’anno col piede giusto in attesa degli ultimi colpi di mercato. La partita sarà il re-match della finale di Coppa Italia, per cui vedremo una Lazio vogliosa di rivincita e una Juve a caccia di conferme, dopo la sconfitta in finale di Champions League contro il Real Madrid e la partenza del leader difensivo Leonardo Bonucci.

Mister Massimiliano Allegri, dopo l’ennesima stagione esaltante in Italia e gli arrivi di Bernardeschi e Douglas Costa, può continuare a sorridere col recupero completo di un giocatore fondamentale per il suo centrocampo: Claudio Marchisio. Il numero 8 bianconero scalpita per un posto da titolare ed è pronto a sfidare i suoi compagni di reparto, Pjanic e Khedira, per una maglia da titolare.

Starà alla Lazio tentare di porre fine alla tirannia sportiva della Juventus in Italia, spezzando una sorta di maledizione. Sono infatti quattro le finali a livello nazionale tra le due squadre e tutte sono finite a favore della Vecchia Signora, uno score considerevole. Dopo la cessione al Milan di capitan Biglia, Simone Inzaghi si affiderà ai suoi uomini migliori, Immobile e Keita su tutti, nonostante le sirene di mercato vogliano il senegalese ad un passo dal vestire proprio la maglia bianconera.

Sono Juventus e Milan le squadre a poter vantare più Supercoppe italiane in bacheca, ben 7, ma al tempo stesso il club torinese detiene anche il record di finali perse: 5.

Queste le probabili formazioni.

Juventus (4-2-3-1): Buffon; Lichtsteiner, Barzagli, Chiellini, Alex Sandro; Khedira, Pjanic; Douglas Costa, Dybala, Mandzukic; Higuain. All. Allegri

Lazio (3-5-2): Strakosha; Wallace, De Vrij, Radu; Basta, Parolo, Leiva, Milinkovic-Savic, Lulic; Keita, Immobile.

Sarà possibile vedere la partita in chiaro su Rai 1 ed anche in streaming sul sito della Rai. La Lazio cerca vendetta, la Juve intravede l’ennesimo titolo nazionale: chi avrà la meglio?

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È questo il tempo che ha permesso a Federica Pellegrini di vincere il suo terzo oro in carriera nella categoria dei 200 metri, ai Mondiali di nuoto in corso a Budapest. Per Fede è il settimo podio consecutivo nei 200 in una rassegna iridata, la prova del suo dominio nell’ultimo decennio. Stavolta il trionfo era quasi impronosticabile, visto che alla vigilia l’agguerrita Katie Ledecky era data per forte favorita.

E invece la nuotatrice italiana ha interpretato la gara in maniera perfetta, sfoderando una prestazione straordinaria, dosando perfettamente forze, pause e sprint. Nel finale ha sovrastato le avversarie con ferocia, conquistando un oro da campionessa vera, nel senso più ampio del termine.

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E campionessa lo è non solo perché ha confermato in vasca di essere la sportiva italiana più grande di tutti i tempi, ma perché al talento ha aggiunto una forza d’animo che era tutto tranne che scontata. Questo perché quando vinci e convinci sei la migliore, ma quando perdi sei da buttare, diventi perfino antipatica, proprio come successo a lei, dopo le ultime due edizioni dei Giochi.  Dopo Londra e Rio, infatti, nessuno le ha risparmiato fango e critiche, per poi rimetterla sul piedistallo dopo i mondiali di Kazan e la vittoria appena arrivata.

Federica, con quella fenice tatuata sul suo collo a ricordare che dalle ceneri si risorge, ha avuto con l’acqua un rapporto altalenante, fatto di successi, vittorie, sconfitte e paure. L’ha odiata l’acqua, Federica, quando il panico le impediva di sentirsi libera nel suo habitat e quando ha pensato di mollare tutto, più di una volta.

Eppure ne è sempre uscita, anche da sommersa si è salvata, dimostrando che annaspare non significa per forza affogare. E ora ha riconquistato la copertina, che da 13 anni non l’abbandona, seguendola in ogni fase della sua vita, perché personaggi come lei, che fanno sempre e comunque parlare, non nascono certo ogni giorno.

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Ma dopo i festeggiamenti, inaspettati e meritati, per Fede è il tempo delle decisioni. Una vittoria così offre sul piatto d’argento la possibilità di dire basta conservando un ricordo incredibilmente grande, ma allo stesso tempo ingolosisce, e la tentazione di continuare è forte e non è facile mantenersi.

Certamente Federica continuerà a gareggiare su altre distanze, ma al momento l’intenzione ufficiale pare quella di appendere al chiodo i 200, per non togliere bellezza a quella che sarebbe una chiusura perfetta.

Ci vuole coraggio a dire basta dopo un oro così, ma anche questo significa essere campioni: capire quando abbandonare la scena.

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L’estate per un appassionato di calcio ha un duplice volto. Da un lato la nostalgia del calcio giocato e della stagione sportiva che scandisce il weekend, dall’altro il fervore del calciomercato che tutti i giorni regala sogni e speranze dei tifosi.

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Ad oggi la regina del calciomercato italiano è senza dubbio il Milan di Yonghong Li, che ha già rafforzato la rosa di mister Vincenzo Montella con ben 10 nuovi acquisti. La Roma. dopo le ricche cessioni di Salah, Rudiger e Paredes, promette grandi cose. La Juventus ha perso il suo leader difensivo Leonardo Bonucci, ma ha messo le ali grazie all’ingaggio di Douglas Costa e Bernardeschi. Tra le grandi si aspetta ancora un sussulto da parte dell’Inter, ma soprattutto del Napoli.

La scorsa stagione è stata proprio la squadra di Maurizio Sarri ad incantare di più sotto il profilo del gioco. Fino a questo momento, però, i principali innesti in entrata, Mario Rui ed Ounas, non hanno scaldato particolarmente una piazza ambiziosa ed esigente come quella di Napoli, nonostante sia stato fatto un passo importante dalla società trattenendo i principali protagonisti della passata stagione. Tra rinnovi e blindature, la squadra sarà a grandi linee la stessa che ha strappato il terzo posto lo scorso anno, con De Laurentiis ancora una volta deciso a confermare e puntare sullo zoccolo duro della squadra. Il presidente partenopeo è innamorato del suo bilancio e sta conducendo un’altra estate low cost, che non vivrà di colpi di scena.

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Ad oggi, comunque, vista l’incognita Milan, il Napoli si candida ancora come la principale rivale della Juventus per lo scudetto. Molti calciatori nelle interviste non hanno nascosto la loro ambizione, e i tifosi agognano questo risultato. Sembra davvero arrivato il momento di vincere qualcosa di importante dopo tanti anni, visto che i “big” hanno deciso di restare soprattutto per scrivere una pagina fondamentale per la storia del club.

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Cosa accadrebbe se nemmeno quest’anno arrivasse il desiderato scudetto? Se questa strategia “conservativa” si rivelasse fallimentare, si potrebbe parlare della fine del ciclo del Napoli come anti-Juve? Se a maggio dovesse trionfare di nuovo la Juventus o un’altra squadra, i calciatori azzurri più rappresentativi sarebbero disposti a rimettersi in gioco vestendo la stessa maglia, o tenterebbero l’avventura in un club più abituato a vincere? Domande legittime che è giusto porsi dopo molte stagioni ad alti livelli ma a zero trofei. È vero che è lusinghiero ricevere apprezzamenti da tutta Europa, ma fermarsi solo all’estetica è una strategia leziosa che alla lunga stanca.

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Milano vuole tornare protagonista. Milan e Inter, da qualche anno ormai, lottano contro una mediocrità che danneggia la loro immagine. Stagioni difficili, tanti cambi in panchina ma pochi in campo. Il risultato è stato un purgatorio di frustrazioni, con quasi totale assenza di gioie.

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Quest’anno, però, dopo Cardiff e l’ennesimo scudetto, la sensazione è che possa essersi chiuso anche il ciclo arrembante della Juventus e che si possa di nuovo giocare ad armi pari. Così, questa estate diventa passaggio cruciale per il futuro prossimo: le due milanesi sono chiamate a gettare solide basi per concorrere con Roma, Napoli e Juventus, appunto.

Ma come lo stanno facendo? Bisognerebbe chiederlo ai due tecnici, Montella e Spalletti, che con i ritiri estivi già partiti stanno testando i loro giocatori, vecchi e nuovi. E, se per il tecnico napoletano c’è soddisfazione, per quello toscano l’attesa è snervante.

montella

Il Milan sta conducendo una campagna acquisti faraonica, con 10 innesti e 200 milioni di euro già spesi. Sulla lista di Fassone&Co., però, c’è ancora mister X, un grande attaccante, che con ogni probabilità andrà a chiudere il cerchio e delineare anche gli ultimi contorni dello scacchiere di Montella.

Sulla sponda nerazzurra, invece, ci sono ancora lavori in corso. Solo 3 i giocatori arrivati alla corte di Spalletti, di cui uno svincolato, e sugli altri obiettivi c’è mistero. Tifosi e tecnico, però, si aspettano movimenti adeguati, la rosa ha bisogno di un mescolamento con forze nuove, non si può ripartire con la stessa Inter che è arrivata settima quest’anno.

Luciano Spalletti Inter

Ma a cosa puntano le formazioni meneghine? Sicuramente a tornare in Champions League, e quindi almeno a piazzarsi al quarto posto. Il Milan, in caso di superamento dei preliminari, dovrà dividersi tra campionato ed Europa League, la cui vittoria garantirebbe il salto diretto nella competizione massima per la stagione successiva. L’Inter potrà concentrarsi esclusivamente sul campionato e, come detto, puntare alle prime posizioni.

Per il Milan sarà sicuramente necessaria una fase di rodaggio, visti i tanti innesti. La società ha fatto il suo, ma starà a Montella dover assemblare i singoli e cercare la quadratura. Mettere insieme i pezzi è difficile almeno quanto il non averli a disposizione. Potenzialmente, però, la rosa è finalmente di livello, e con una punta centrale si potrà andare molto lontano.

Per l’Inter attuale, invece, sarebbe complicato puntare a grandi traguardi, nonostante l’ottimo acquisto di Borja Valero, che da solo può fare pochissimo. Da qui alla fine di agosto, però, c’è ancora tempo per ricostruire la squadra. Con le intuizioni giuste si può consegnare a Spalletti un undici competitivo.

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In un calcio dove le bandiere non ci sono più e dove a farla da padrone sono solo trasferimenti a suon di milioni ed ingaggi da capogiro, sembra davvero che non ci sia più posto per il romanticismo. Fortunatamente, anche in questo tempo cinico, c’è qualche eccezione che fa ancora sperare che il calcio non sia solo ed esclusivamente business ma ancora passione.

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È questo il caso di Wayne Rooney, che dopo 13 anni ha concluso il suo rapporto lavorativo col Manchester United, per tornare nel club nel quale è cresciuto calcisticamente e con il quale ha fatto il suo esordio in Premier League, l’Everton.  La carriera e i numeri di Rooney parlano da soli. Sono 253 le reti segnate con i Red Devils, score che gli ha permesso di diventare il giocatore più prolifico della storia del club, superando leggende del calibro di Bobby Charlton, George Best, Ruud Van Nistelrooy e altri. Col Manchester United ha vinto 4 Coppe di Lega, 5 Premier League, 6 Community Shield, una Coppa d’Inghilterra, una Champions League, un Mondiale per Club e l’ultima edizione dell’Europa League, per un totale di ben 19 trofei.

Numeri incredibili, che però non sono bastati per impressionare il tecnico José Mourinho, che già nella scorsa stagione ha avuto scarsa considerazione per il suo capitano. Come se non bastasse, Rooney si è visto chiuso dal recentissimo arrivo a Manchester di Romelu Lukaku, prelevato proprio dall’Everton. È stato così che, da semplice suggestione, il suo ritorno ai Toffees è divenuto realtà e come un moderno figliol prodigo Wayne è ritornato al luogo dal quale tutto è cominciato.

Una scelta non solo sportiva ma soprattutto di cuore quella dell’attaccante della nazionale inglese, che ha deciso di ritornare nella squadra che lo aveva ingaggiato da bambino a soli 9 anni e nella quale ha militato fino alla maggiore età.

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Ha firmato un biennale decidendo di ridursi l’ingaggio e di mettersi in discussione con l’umiltà tipica dei veri campioni. Rooney ha dimostrato tutto il suo entusiasmo per questo nuovo capitolo della sua vita calcistica (“Non sono qui in pensione”, ha precisato) e tra l’entusiasmo della tifoseria e del tecnico Koeman, sicuro di poter contare sulle su indiscusse qualità, ha dichiarato di non aver mai “abbandonato” il pigiama dell’Everton, portando un pezzo della sua squadra del cuore anche durante la sua esperienza al Manchester United.

LA PRIMA INTERVISTA DOPO IL SUO RITORNO ALL’EVERTON