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Federica Barbi

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Il Re non è più Ibra. Con il gol numero 157, messo a segno contro il Montpellier, Edinson Cavani supera lo svedese nella classifica dei marcatori del PSG, diventando il giocatore più prolifico nella storia del club francese. La rete l’ha messa a segno col piede meno raffinato, il sinistro, con un tocco a deviare il cross di Rabiot. Un gol semplice ed efficace. Cercato e ottenuto, ma soprattutto storico.

157 reti in 229 partite, un bottino incredibile per qualunque attaccante e ancor più per l’uruguaiano, che ha solo 31 anni. Una media impressionante di uno ogni 1,4 partite (anche se Ibra, prima di lui, le sue 156 reti le ha segnate in 180 gare).

Cavani al PSG è arrivato nel 2013, dal Napoli, per 64 milioni. Nella stagione d’esordio mise a segno 25 gol, poi 31, 25, 49 e (per ora) 27. Numeri stratosferici, per uno degli attaccanti più forti in circolazione. El Matador è un elemento completo, bravo nel gioco aereo e nelle finalizzazioni, ottimo realizzatore e bravo anche nei calci piazzati. Averlo in rosa è una fortuna e il Napoli ne sa qualcosa.

In questi anni è stato spesso oggetto di voci di mercato che lo hanno accostato anche alle italiane Milan, Inter e Juventus, ma è difficile credere ad un trasferimento proprio ora che sta vivendo un periodo d’oro in Francia. In ogni caso, anche se in estate dovesse partire e chiudere il suo ciclo al PSG, siamo a metà stagione e ha tutto il tempo per sigillare il suo record allungandolo ulteriormente.

Tutto questo, però, Neymar permettendo. Sì, perché oltre che delle prodezze dell’uruguaiano, in questo campionato i giornali sono stati pieni di “pettegolezzi” sul rapporto tra i due attaccanti. Una lotta continua fatta di tensioni, scaramucce e dispetti. Ultimo, in ordine di tempo, il rigore negato dal brasiliano a Cavani nella sfida di Ligue 1 vinta dal club parigino per ben 8 reti a 0 contro il Digione, rigore che se Cavani avesse segnato gli sarebbe valso il superamento del record poi infranto con il Montpellier.

In qualunque modo proseguirà la stagione, per Cavani è già indimenticabile. D’altronde, l’uruguaiano era un predestinato di cui la Serie A ha goduto per anni. Ora è il turno del PSG, con buona pace di Neymar, che deve dividere con lui la copertina.

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Dopo le partenze eccellenti di questa estate, su tutte quelle di Keita Balde e Lucas Biglia, volati rispettivamente verso il Principato di Monaco e Milano, sponda rossonera, si presentava molto difficile il compito di Simone Inzaghi, chiamato a ripetere quanto di buono si era visto nella passata stagione. Il tecnico piacentino non solo ha mantenuto le promesse ma si è addirittura superato. La sua Lazio, infatti, è una delle squadre più belle da vedere in tutta la Serie A e al bel gioco stanno seguendo anche risultati importanti ed una posizione di classifica invidiabile.

I biancocelesti hanno il migliore attacco nel massimo campionato italiano, con un totale di 53 gol, e sono tra i più prolifici in Europa, nonostante stasera abbiano ancora una partita da recuperare. Solo Manchester City, PSG e Barcellona hanno segnato di più. Punto di riferimento quasi imprescindibile dei biancocelesti è Ciro Immobile, che solo in campionato ha già gonfiato la rete 20 volte. Il segreto di questa squadra risiede nel fatto che non sono solo gli attaccanti ad andare in gol, ma sono ben 14 i giocatori che sono andati in rete almeno una volta. Dominatori di questo speciale dato sono i difensori che hanno dato il loro grande contributo alla causa, andando a segno ben 10 volte fino a questo punto della stagione.

Importantissimo anche l’apporto dei singoli: se le prestazioni da top player di Milinkovic-Savic non sono più una novità per tifosi ed addetti ai lavori, lo stesso non si può dire per Luis Alberto, che era arrivato l’anno scorso a Formello quasi come un oggetto misterioso. Dopo un anno di adattamento le capacità del giocatore sono esplose in tutto il loro potenziale. Il fantasista spagnolo, oltre che ad alzare il tasso tecnico del gruppo, non sta facendo mancare il suo apporto anche in fase realizzativa: sono, infatti, già 7 i suoi gol.

Non sappiamo dove questa Lazio potrà arrivare. Il sogno è il piazzamento in Champions League per l’anno prossimo, ma è giusto concentrarsi sul presente. La squadra è ancora in corsa sia in Coppa Italia che in Europa League. Ora col recupero di campionato contro l’Udinese si profila la possibilità di superare l’Inter e trovarsi sola al terzo posto. E dalla sfida col Milan in poi si aprirà una fase cruciale per la squadra di Simone Inzaghi, che però deve restare compatta e coi piedi per terra se vuole continuare a stupire come già sta facendo.

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A volte ritornano alla ribalta, e non per forza sul campo. O almeno, non ancora. Il calciomercato, infatti, fa salire agli onori della cronaca anche chi è in ombra da un po’, senza successi o prime pagine di giornali. È il caso di Gerard Deulofeu, che dopo l’esperienza al Milan e qualche mese senza lode al Barcellona, è sulla bocca di tutti, pronto a cambiare squadra già a gennaio.

Dove andrà? Il suo profilo fa gola a tanti in Italia. La sua stagione al Milan, con 17 presenze, 4 gol, e un’ottima impressione generale, ha lasciato bei ricordi, e la giovane età (classe ’94) fa il resto. Napoli, Inter, Roma e addirittura anche Milan lo hanno inserito nella lista della spesa per un eventuale assalto nel mese in corso. L’unica certezza, infatti, è che il Barcellona non lo vuole più, pronto a scaricarlo serenamente al miglior offerente.

Il nodo, però, è proprio questo, il costo. Perché i blaugrana valutano lo spagnolo circa 15 milioni di euro, e sono disposti a cederlo in prestito con obbligo di riscatto. Una formula, quella dell’obbligo, che frena in un colpo solo sia Inter e Roma, impossibilitate ad andare oltre un diritto di riscatto. Eppure, i giallorossi ne avrebbero un gran bisogno, essendo alla ricerca di qualcuno in grado di far dimenticare Salah. A Roma credevano di esserci riusciti con Defrel e Schick, ma le ultime gare hanno evidenziato un vuoto nel ruolo di esterno offensivo.

Resta in piedi anche l’ipotesi Napoli, soprattutto nel caso in cui saltasse l’affare Verdi. Più difficile, invece, il ritorno in rossonero, anche se al giocatore non dispiacerebbe l’idea. Ma lipotesi al momento è da scartare perché nonostante Gattuso sia tornato al 4-3-3 e ci sia bisogno di un rinforzo sull’esterno d’attacco, la nuova proprietà del Milan non è interessata a lui.

Attenzione, sullo sfondo, al Siviglia, dove Deulofeu ritroverebbe Montella, il tecnico che lo ha maggiormente valorizzato aprendogli in qualche modo le porte della nazionale spagnola.

E il punto è proprio questo, la Nazionale. Nazionale che Deulofeu vuole riconquistare per i Mondiali. Per questo l’addio al Barça è scontato, resta solo da capire chi avrà più piacere ad accoglierlo.

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Dopo una partenza a dir poco ottima che lo aveva portato in vetta alla classifica dei cannonieri di Serie A, Ciro Immobile aveva avuto una leggera flessione. Evento naturale, visto che per chi gioca a questi livelli avere meno smalto in un determinato periodo della stagione è normale. Tale battuta d’arresto, che aveva consentito a Mauro Icardi prima di raggiungere e poi superare l’attaccante di Torre Annunziata, era stata sicuramente determinata anche dalla terribile ed inaspettata eliminazione della nazionale italiana nello spareggio contro la Svezia, valido per l’accesso al mondiale di Russia della prossima estate. Superata la delusione e le sue scorie, il numero 17 della Lazio è tornato a segnare.

Col poker rifilato alla Spal nell’ultima partita di campionato, finita con uno scoppiettante 5-2 in favore della squadra allenata da Simone Inzaghi, Immobile si è reso protagonista di un’accelerazione fondamentale sotto molti punti di vista. Se il club capitolino, infatti, era riuscito ad ottenere buoni risultati anche senza l’apporto del suo bomber, con questi 4 gol segnati tutti in una sola partita, cosa mai capitatagli prima, Immobile non solo si è ripreso il titolo (provvisorio, ovviamente) di capocannoniere della massima divisione italiana con la bellezza di 20 reti in 18 apparizioni di campionato, ma è entrato anche nella storia del suo club segnando almeno 20 gol per due campionati di fila con la maglia della Lazio.

Raggiungendo questo traguardo detenuto finora da Signori, Immobile eguaglia un mito del suo club ma non solo: si pone infatti anche al vertice della classifica per l’assegnazione della scarpa d’oro con 40 gol, lasciandosi alle spalle grandissimi giocatori come Cavani secondo a 38 reti, Kane e lo stesso Icardi terzi a pari merito con 36 marcature.

Immobile è sempre stato un attaccante prolifico ed anche le annate precedenti lo confermano: 28 gol col Pescara di Zeman in serie B, 22 col Torino nel 2014 e 23 nello scorso campionato. Questa prima parte di stagione già lo avvicina alle sue annate migliori e se riuscisse a mantenere questo ritmo potrebbe davvero mettere le mani sulla scarpa d’oro, diventando il terzo italiano a compiere l’impresa dopo Toni e Totti.

È chiaro che ora l’attaccante campano non voglia fermarsi qui e che abbia grandi ambizioni. Oltre a quelle individuali già citate, come il titolo di capocannoniere e la Scarpa d’Oro, vorrebbe che i suoi gol portassero la Lazio in Champions League, cosa per niente impossibile viste le prestazioni e la qualità del calcio espresso dalla squadra biancoceleste.

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Buona la prima per Vincenzo Montella. L’Aeroplanino ha già messo le ali al suo Siviglia, fresco, appunto, del cambio di allenatore. Nessuna depressione post esonero, quindi, per il tecnico napoletano, che ieri ha esordito al Ramon de Carranza di Cadice nell’andata degli ottavi di Coppa del Re. Determinato ad iniziare bene la sua avventura in terra iberica, Montella si è affidato a un undici competitivo, con Muriel unico vero e proprio terminale offensivo.

Dopo 10 minuti i biancorossi si sono portati già avanti con Nolito, che accentrandosi ha trafitto Yañez con un velenoso destro. A metà frazione, poi, è arrivato il raddoppio dell’altro esterno alto, Jesus Navas, che ha ricevuto da Kjaer, è avanzato sulla fascia di competenza e concluso con un diagonale vincente. Nella ripresa il portiere del Siviglia, Sergio Rico, ha respinto un rigore calciato dal locale Salvi.

Punti fermi dell’ex rossonero anche il ripescaggio di Nzonzi e la velocità degli attaccanti, che hanno concesso al Siviglia di archiviare la pratica già nel primo tempo. La qualificazione sembra ormai cosa fatta e la gara di ritorno di giovedì prossimo sembra solo una semplice formalità.

Montella, quindi, può essere soddisfatto per l’inizio della sua nuova esperienza, dopo un avvio di stagione al Milan da dimenticare. E oltre al buonumore, l’Aeroplanino ha anche conservato la sua ironia pungente, visto che nella conferenza di presentazione ha lanciato una frecciatina neppure tanto velata ai rossoneri: “Il Milan è un club grandissimo. Negli ultimi trent’anni ha vinto tanti trofei, ma negli ultimi cinque ha vinto poco. Il Siviglia, negli ultimi 10 anni, ha vinto più del Milan. Gioca sempre in Europa ed è una squadra fortissima”.

Insomma, il Milan non lo rimpiange, lui non rimpiange il Milan. Ora ad attendere Montella ci sarà la prima gara in Liga, prevista per sabato in casa contro il Betis. I biancorossi sono quinti in classifica con 29 punti, dietro di 3 punti al Real che però ha una partita in meno.

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Col gol segnato contro la Sampdoria, sabato scorso, Marek Hamsik si è portato a ben 116 marcature in azzurro, diventando il miglior marcatore della storia del Napoli, superando la massima divinità del pantheon dei tifosi partenopei: Diego Armando Maradona. Una rincorsa cominciata 10 anni fa col primo gol segnato contro il Cesena in Coppa Italia e durata 478 partite.

E pensare che la stagione del centrocampista slovacco non era stata fino a questo momento eccessivamente esaltante. Sistematicamente sostituito nei secondi tempi da mister Sarri poiché appariva abulico e fisicamente fuori forma in un Napoli che invece stava incantando l’Italia e l’Europa col suo gioco rapido e spettacolare. Tutta l’attenzione mediatica concentrata sul tridente “leggero”, asso nella manica di Maurizio Sarri. I maligni parlavano di un calo fisico, di una carta d’identità che recitava già 30 primavere, forse un po’ troppe per continuare a rendere ai massimi livelli, per non parlare della maledizione del “Pibe de Oro” che si era abbattuta sul capitano azzurro. Dopo alcuni mesi di difficoltà oggettiva è arrivata la svolta. Due partite consecutive di campionato condite dalle reti tanto attese. Il gol 115 contro il Torino e, per l’appunto, il tap-in contro la Sampdoria che ha fatto entrare “Marekiaro” nella storia del club di Aurelio De Laurentiis.

Tanti sono stati i complimenti che Hamsik si è giustamente guadagnato. Il più bello e gradito è stato quello di Maradona che si è congratulato con lui tramite un sms. Ma il tempo per gioire è già finito. Il Napoli e il suo capitano non possono adagiarsi sugli allori. Domani mister Sarri e i suoi ragazzi sono attesi da un’insidiosa trasferta a Crotone che deve per forza portare alla causa partenopea i tre punti al fine di conquistare il titolo di campioni d’inverno.

Dopo anni di difficoltà e rincorse il Napoli si sta togliendo tante soddisfazioni. Dai complimenti di Guardiola all’essere la squadra che nell’anno solare 2017 ha conquistato più punti in Serie A, ma adesso l’asticella è stata fissata ancora più in alto. Non possono più bastare i record e gli apprezzamenti di avversari ed addetti ai lavori. Per la consacrazione finale serve il trionfo più importante. Quella conquista dello scudetto che manca proprio dai tempi dell’epopea maradoniana. Ora il Napoli sembra davvero pronto a guardare tutti dall’alto in basso e il guanto di sfida è stato lanciato alla Juventus già da inizio stagione. Solo il campo ed il tempo ci diranno se arriverà il risultato tanto sperato ed atteso o se ci si dovrà accontentare di avere un gioco brillantissimo ma non vincente.