La sconfitta contro il Besiktas in Champions ha creato due precedenti (di cui tutto l’ambiente di parte avrebbe volentieri fatto a meno) nella gestione Sarri e nella storia recente delle partecipazioni del Napoli nell’Europa dei grandi. Da un lato il tecnico che, in riva al Golfo, non aveva mai perso più di due partite di fila (lo scorso anno contro Juventus e Villarreal), mentre quella coi turchi è stata la terza, dopo Atalanta e Roma in campionato; dall’altro i partenopei che si sono visti violare per la prima volta il San Paolo in Champions League. Se tre indizi fanno una prova, si può parlare di crisi per una formazione che, da dopo la sosta, si trova a fronteggiare diversi problemi tecnico-tattici.

gabbiadini

In primis l’infortunio di Albiol, leader silenzioso ma determinante della difesa, come dimostrano i dieci gol incassati in meno di cinque partite senza lo spagnolo e anche la perdita di centralità di Koulibaly, mai visto così smarrito e insicuro. Quindi l’evidente calo di forma di Jorginho, colpevole di uno dei gol del Besiktas e sostituito per la prima volta da Diawara. Infine la defezione di cui si è parlato più a lungo: Milik. L’attaccante polacco, con sette gol miglior realizzatore della squadra, ha lasciato il vuoto nel centro dell’attacco partenopeo. Il suo ko sembrava finalmente spianare la strada a un impiego più continuo di Gabbiadini, ma l’ex Atalanta è stato bocciato dopo un’ora di vuoto cosmico alla prima gara contro la Roma e in coppa è subentrato solo a match iniziato, trovando a dire il vero anche il gol dal dischetto; con il Crotone, infine, è sì partito titolare, ma si è fatto espellere per un fallo di reazione alla mezz’ora del primo tempo.

Sarri, appresa l’ufficialità dei 4 mesi di stop di Milik, era stato subito chiaro: non si torna sul mercato (degli svincolati), fiducia a Manolo, o in alternativa all’attacco con i tre piccoli. Ma sinora né l’una, né l’altra soluzione sembrano poter offrire garanzie di successo e il test contro il Crotone di ieri non sembra aver dato risposte a Sarri, società e ambiente tutto. A questo punto la domanda sorge spontanea: sicuri che uno come Klose (il più appetibile ancora a spasso) non potrebbe fare al caso del Napoli?

klose

Il secco “no”, che scaturirebbe da parte di alcuni alla vista della sua carta d’identità (38 anni), dovrebbe ammorbidirsi e lasciar spazio alla considerazione di altri aspetti non secondari. In primis le condizioni del tedesco: professionista esemplare è arrivato integro alla soglia dei 40, ha vinto un Mondiale da protagonista a 36 e ha giocato con continuità nella Lazio. Quindi le sue caratteristiche: nessuno nell’attacco del Napoli possiede la sua capacità di presidiare l’area, farsi trovare al momento giusto al posto giusto ed esaltare il gioco di esterni e compagni di reparto. Infine la leadership, in uno spogliatoio che ha visto l’arrivo di tanti giovani, un altro totem con Reina e Albiol potrebbe solo fare al caso della tenuta psicologica dei partenopei, alleviando anche la troppa pressione dalle spalle si Gabbiadini.

Insomma, se il ricorso fuori stagione al mercato degli svincolati è visto spesso come una sconfitta, quando non uno spreco, in quest’occasione forse Napoli ha bisogno di meno filosofia e più pragmatismo. Ci ripetiamo: proprio sicuri che Klose non serva?

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