Gli Europei Under 21 che si stanno giocando in Polonia finora hanno confermato la supremazia di una squadra ai limiti dell’illegalità calcistica per una competizione giovanile, che schiera ragazzi già in grado di fare la differenza anche nelle competizioni più importanti. La Spagna di Bellerin, Saul, Deulofeu, ma soprattutto Marco Asensio, colui che più di tutti rischia di rendere la competizione quasi a senso unico (noi, da italiani, speriamo vivamente di no) con delle giocate che appartengono solo alla nobiltà calcistica mondiale. Tripletta alla Macedonia all’esordio, migliore in campo nella difficile sfida con il Portogallo.

Asensio è un calciatore multidimensionale, uno dei pochi in grado di correre velocemente palla al piede, a testa alta, e osservare al meglio il campo senza perdere velocità. Un giocatore capace di essere pericoloso partendo da destra (la posizione preferita, potendo rientrare sul suo micidiale mancino) per spostarsi quando la situazione lo richiede anche dietro le punte (ruolo in cui è esploso nella stagione giocata con l’Espanyol) e sulla sinistra. Basta guardare le reti segnate agli sventurati macedoni, che ancora si stanno chiedendo cosa sia accaduto di preciso in quella partita.

Botta da 30 metri dal centro-sinistra, tiro a incrociare sempre dalla sinistra, staffilata dal centro dopo 50 metri di corsa sulla fascia destra. Asensio però non è mai stato un grande realizzatore, anzi, fin dagli esordi gli veniva rimproverata una scarsa prolificità. Che fosse un talento fuori dal comune, in ogni caso, era chiaro a tutti. Figlio di padre spagnolo e madre olandese, Marco Asensio Wiillemsen (questo il nome completo) si mette in luce fin da bambino, tanto che il suo nome era noto in tutta l’isola di Maiorca. A 9 anni giocava con quelli di 15, perché troppo forte per i pari età. Leggenda vuole che suo padre abbia incontrato Florentino Perez in quel periodo e gli abbia detto che un giorno suo figlio avrebbe giocato con la maglia del Real. Il confine tra realtà e fantasia in questi casi è labile, quel che è certo è che Asensio era troppo forte per poter rimanere relegato nel calcio giovanile. Esordisce proprio nel Maiorca, con cui a 17 anni inizia subito a fare la differenza già in Segunda division. In quelle due stagioni Asensio è puro talento grezzo, capace di accelerazioni devastanti ma un po’ fuori dal gioco in alcune circostanze.

La profezia del padre si realizza nel 2015, quando il Real Madrid lo acquista per poi girarlo in prestito all’Espanyol, dove impara a partecipare maggiormente al gioco. Anzi, spesso gioca lontano dalla porta per fare da raccordo tra centrocampo e attacco. Una visione di gioco naturale, che lo porta a essere il terzo giocatore con più passaggi medi effettuati per 90 minuti e il giocatore rivelazione della Liga. Con Cristiano Ronaldo, Isco, Bale, Lucas, James e Benzema già in squadra emergere è una mission impossible, ma Zidane vede in lui un talento raro unito alla voglia di migliorare sempre. Asensio è un ragazzo sempre umile, timido fuori dal campo, capace di commuoversi nel corso della conferenza stampa di presentazione ricordando sua madre, portata via da un tumore qualche anno prima. E proprio da quel dolore è nata una determinazione a farcela ancora più grande.

Il lavoro di quest’anno ha dato i suo frutti e il ragazzo maiorchino sta diventando sempre più costante, anche in zona gol: basti pensare alle 10 reti stagionali con i Blancos, nonostante tante partite in cui non è partito da titolare. Visto il tipo di gioco del Real ha dovuto fare un passo indietro, per tornare in parte il giocatore da transizione che era a Maiorca, con una maggiore capacità di incidere in zona gol. Oltre al numero di reti segnate, c’è da sottolineare un particolare che fa capire che Asensio è un giocatore destinato a fare la differenza nei prossimi 10-15 anni: con la casacca dei Blancos ha lasciato il segno all’esordio in tutte le competizioni, a partire della Supercoppa Europea vinta con il Siviglia fino ad arrivare al campionato (gol alla Real Sociedad il 21 agosto), alla Champions (gol al Legia Varsavia) e alla Copa del Rey. Ciliegina sulla torta è stato il gol realizzato alla Juve in finale di Champions, a chiudere la stagione straordinaria della squadra spagnola. Una stagione aperta da un suo gol e chiusa da un suo gol.

Ora c’è la Nazionale Under 21 da trascinare alla vittoria, e viste le prime due partite le possibilità sembrano decisamente alte. La nazionale maggiore lo aspetta, il Real è pronto a dargli ancora più spazio per lanciarlo definitivamente. Mamma Maria, da lassù, di sicuro sarà fiera del suo ragazzo.

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