Se al 93′ di una partita che vale molto di più di quello che vogliono farci pensare, hai la lucidità di alzare lo sguardo, tenere a bada l’istinto che porta a cercare la conclusione e identificare la migliore della possibilità, ovvero quella di mettere il pallone sulla testa di Ciro Immobile, vuol dire che hai un talento che in pochi giocatori nel calcio di oggi hanno: la pazienza. In un gioco sempre più muscolare, frenetico, quasi nevrotico, saper scegliere la soluzione più semplice, è davvero un’arte. Antonio Candreva, a quasi 30 anni, è il miglior artista della semplicità.

Antonio Candreva con la maglia dell'Inter

Prima il passaggio al centro per il 2-2, poi il pallonetto sul secondo palo per la rete del sorpasso, con il fare di chi sta giocando a calcetto con gli amici, e non una qualificazione ai Mondiali. Qualificazione che, in caso di sconfitta, sarebbe stata davvero complessa. Ma non pensiamoci, è andata bene così. Pensiamo piuttosto a quanto è diventato imprescindibile Antonio Candreva. Sia Conte che Ventura, pur di averlo sono venuti meno ad un loro credo. Gli esterni sono quelli che corrono, spendono, rientrano. Se sbagliano lo fanno per generosità, il tocco di palla non è la dote principale che devono avere.

Candreva invece, è l’uomo che andrebbe portato in tutte le scuole calcio d’Italia per una lezione sui fondamentali. De Boer, suo nuovo (e inaspettato, visto che per lui si è speso personalmente Mancini) allenatore all’Inter, l’ha capito e infatti chiede a Banega e a Joao Mario, di cambiare rapidamente il gioco sulla destra, con lunghi lanci che il buon Antonio deve addomesticare con il suo piede destro. Mettere giù e andare, fino alla linea di fondo. E crossare. Con incredibile precisione. E quando non crossa lui, ha anche la lucidità di spostarsi per lasciare Icardi nella condizione di farlo nella migliore maniera possibile (vedi gol di Perisic in Inter-Juventus).

Prima di Antonio Candreva, l’ultimo giocatore a fornire 2 assist in una partita dell’Italia era stato Andrea Pirlo nel 2012 (dato Opta), il che la dice lunga sul valore di un key pass in campo internazionale. Ventura ha sempre giocato con esterni che prediligono la corsa al piede, un suo uomo chiave è stato (sia al Pisa che al Bari) l’hondureno Alvarez, uno che buttava la palla avanti e iniziava a correre, a volte dimenticandosi dell’attrezzo della contesa. Dettagli. Al Torino ha avuto Stevanovic, e poi Cerci, che ha un piede meraviglioso, ma è più un uomo gol che un uomo assist. Ma a Candreva non si rinuncia. Nemmeno quando le cose non vanno bene.

Azzeccata la mossa di lasciarlo in campo, nonostante una prestazione non proprio indimenticabile, e anzi allargare il gioco con l’inserimento di Sansone. Con un piede così, Candreva, avrebbe dovuto fare tutt’altra carriera. Non è una bestemmia paragonare i suoi assist a quelli di David Beckham, uno che in comune con Antonio aveva una certa indolenza, ma con quella faccia (e con quei numeri nel campo del merchandising) gli si perdonava tutto molto volentieri. Candreva ha trovato la sua consacrazione solo a Roma, superati i 25 anni, dopo aver sfruttato male la sua occasione alla Juventus. Nei suoi sei mesi in bianconero Candreva non delude, ma neanche entusiasma, essendo praticamente impossibile entusiasmare in una Juventus che conclude il campionato al settimo posto e si fa sbattere fuori dall’Europa dal Fulham.

Candreva in maglia bianconera

Quando accetta la Lazio, Candreva ha venticinque anni e una carriera insolita. Nell’estate del 2007 l’Udinese lo preleva dalla Ternana, l’allenatore è Pasquale Marino, e Candreva è considerato un trequartista, ruolo che sta incamminandosi in quegli anni verso l’estinzione. La naturale conseguenza è che gli vengono riservati in un’intera stagione solamente dieci minuti di gioco spalmati su tre spezzoni di partita in campionato più qualche comparsata in Coppa Italia. Ruotolo, a Livorno, decide di valorizzare le sue capacità in fase di costruzione e lo prova per tutta la preparazione come vertice basso di un centrocampo a rombo, essendo l’altro vertice occupato da Diamanti. Ma quando negli ultimi giorni di mercato, a campionato già iniziato, Diamanti viene ceduto al West Ham, per Candreva si riaprono all’improvviso le porte della trequarti.

Candreva dopo un gol con la Lazio

Ma Candreva fa parte di quella ristretta cerchia di giocatori per i quali ha senso parlare di esplosione. Non è maturato, non è cresciuto, è esploso.  Un giorno, per caso, durante la sua prima vita alla Lazio, quella in cui veniva accusato di essere romanista, è stato messo a fare l’esterno offensivo di destra, un ruolo che neanche lui sapeva essere il suo. E improvvisamente tutto ha iniziato a funzionare, proiettando un calciatore normale a essere uno dei protagonisti del calcio italiano e internazionale. E oggi, con De Boer da una parte e Ventura dall’altra, per certi versi i due allenatori ideali per un calciatore come lui, si gode la sua vita da esterno. Imprescindibile.

SIMILAR ARTICLES

  • Super Pronostici

    Il prezzo pagato dall’Inter per un calciatore 30enne non vi sembra esagerato?