Nelle prime due settimane di settembre, complice anche la pausa per le Nazionali, in Inghilterra si è dato grosso risalto all’ultimo colpo di mercato del Manchester United, l’acquisto di Anthony Martial dal Monaco. Il clamore mediatico non è arrivato per le qualità del giocatore, che pure sono evidenti, ma bensì per il prezzo che i Red Devils hanno pagato per portarlo via dal Principato: cinquanta milioni di euro subito più altri trenta maturabili tramite dei bonus (ci sono varie versioni sulle clausole e non è chiaro quanto siano difficili da raggiungere). Contando solo la parte fissa, il diciannovenne di Massy è stato il quarto trasferimento più caro dell’ultima sessione di calciomercato, dietro Kevin De Bruyne, Ángel Di María e Raheem Sterling, perciò la domanda sorge spontanea: vale davvero tutti quei soldi, considerato che solo due anni fa il Lione l’aveva ceduto per cinque milioni di euro? La risposta la dà il campo, e l’inizio è incoraggiante.

12 settembre 2015, a Old Trafford si gioca Manchester United-Liverpool, una delle partite più sentite in Inghilterra. Martial parte dalla panchina, debutta al 65′ sul punteggio di 1-0. Raddoppia Ander Herrera su rigore, Benteke dimezza lo svantaggio con una splendida rovesciata: ci sarebbero sei minuti di sofferenza per lo United, ma Martial decide di prendersi la scena nella maniera migliore possibile. Ashley Young lo serve sulla sinistra, lui si accentra e appena dentro l’area disorienta Škrtel con un gioco di gambe sublime presentandosi solo davanti a Mignolet, battuto con un destro piazzato sul palo lontano.

È il miglior biglietto da visita per il ragazzo da cinquanta milioni di sterline, e non è finita qui perché la settimana dopo fa anche meglio, con una doppietta nel 2-3 in casa del Southampton, mettendo in mostra nei due gol ai Saints la sua grande abilità nel dribbling sullo stretto e una freddezza notevole davanti alla porta. Contro l’Ipswich Town in Capital One Cup non si smentisce e ne fa un altro: quattro gol nelle prime quattro partite, indizio niente male sul suo valore.

L’inizio in Inghilterra è stato sfavillante, ma anche in Francia era stato così devastante? Non proprio. Aveva fatto bene, questo sì, ma nelle settanta presenze con la maglia del Monaco era andato a segno quindici volte, con la media di un gol ogni 251′. Nei due anni a Monte-Carlo è però cresciuto notevolmente, nel primo ha imparato da Radamel Falcao giocando solo qualche spezzone di partita, mentre nel secondo, complice la cessione del colombiano, è diventato titolare chiudendo con nove reti in trentacinque partite di Ligue 1, miglior marcatore dei monegaschi assieme a Bernardo Silva.

Il Manchester United ha visto in lui doti notevoli: è un centravanti forte fisicamente, a cui piace partire sull’out di sinistra per poi accentrarsi sfruttando l’ottima velocità, sa muoversi benissimo in area ed è glaciale nella finalizzazione, qualità di tutto rispetto per uno che farà vent’anni il prossimo 5 dicembre. Può ancora migliorare su diversi aspetti, dal colpo di testa agli assist, dovesse perfezionare anche queste caratteristiche diventerebbe uno dei migliori attaccanti al mondo.

Giudicando solo quanto fatto vedere fino al 31 agosto, non si può dire che a oggi valga davvero ottanta milioni di euro, ed è corretto far notare che la cifra spesa dal Manchester United sia stata dettata anche dall’urgenza di trovare un centravanti dopo un inizio di stagione con pochi gol segnati e le partenze di Falcao, Hernández e van Persie.

È diventato il teenager più pagato della storia del calcio, un’etichetta pesante che però pare non creargli nessun problema e anzi sembra lo stia motivando ulteriormente, per dimostrare di valere tutti quei soldi e diventare una colonna del club come Wayne Rooney o i tanti numeri 7 della storia dei Red Devils. A neanche vent’anni ha tutta la carriera davanti e dà l’impressione di poter sfondare anche in Premier League e in Nazionale maggiore, dove ha esordito lo scorso 4 settembre (quindi dopo il trasferimento record), perciò non è da escludere che in un futuro prossimo la cifra del suo cartellino non sia più ritenuta un’esagerazione.

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