Chissà che effetto fa Andrea. Scendere in campo in Quarto di finale di Champions League, sentire la musica degli dei del calcio e stringere la mano a Gianluigi Buffon “Piacere, Andrea Raggi”. “Dov’è che ci siamo già visti?” avrà pensato Gigi. Forse a Carrara, dove Buffon era proprietario di una squadra, quella della sua città, e Raggi mosse i primi passi come calciatore, poco più di 10 anni fa. O magari ad Empoli, dove Raggi ha disputato quella che, prima dell’attuale, è probabilmente la sua migliore stagione da professionista. Di certo non a Bari, dove ha giocato pochissimo e malissimo, passando dal campo all’ospedale prima di riprovarci a Bologna.

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Andrea Raggi, quello che un tempo indossava la maglia numero 46, in onore del suo idolo Valentino Rossi. Fino a quando, alla Sampdoria, non ha incontrato un’altro fan di Valentino, Mirko Pieri, ed ha dovuto scegliere l’84, il numero del suo anno di nascita. L’ultima volta che aveva giocato contro la Juve era stato in Coppa Italia, con la maglia del Bologna, quando si prese addirittura la soddisfazione di segnare. Ma a fine stagione i rossoblu non gli rinnovano il contratto e Raggi si ritrova senza squadra. Che se le cose vanno bene si legge “svincolato”, quando non girano, come ad Andrea vuol dire “disoccupato” e allora ti devi inventare qualcosa, abbassare le pretese, scegliere da dove ripartire. Da una neopromossa, oppure in B, dove è appena arrivata la squadra del cuore: lo Spezia. Ma la chiamata non arriva e allora c’è da andare oltre le Alpi.

Si è sempre transalpini di qualcuno. Per i francesi i transalpini siamo noi, per esempio. E il transalpino ligure Andrea viene a sapere che il Monaco cerca un terzino destro. Sì, proprio il Monaco, la squadra che era stata di Weah, Rui Barros, Evra, Giuly. E già, ma qui è un’altra musica. I campioni non ci sono più e Giuly, che nel frattempo si è messo a fare l’allenatore, se n’è andato perché il progetto non decolla e c’è da fare un altro anno di seconda divisione. In panchina c’è Ranieri e in porta Subasic, dal momento che Pletikosa, titolare della nazionale croata, non se l’è sentita di scendere in Ligue 2 ed ha fatto il nome del collega, che diventerà (se non lo è già) uno dei portieri migliori d’Europa. Raggi segna già alla prima, contro il Tours, il Monaco vene promosso in Ligue 1 e Andrea confermato. Dalla provincia al Principato il passo è breve, ma il bello deve ancora venire. I monegaschi arrivano secondi solo perché davanti c’è un PSG mostruoso, destinato a diventare una delle squadre migliori del mondo con l’obbligo di vincere una Champions nei prossimi due anni. Non questo, perché dopo la batosta contro il Barcellona la coppa delle grandi orecchie è andata, e Blanc pure, chissà.

Intanto la Champions la gioca, alla pari con le grandi d’Europa, il Monaco. Andrea è un titolare fisso, gioca da terzino o da centrale, è leader indiscusso dello spogliatoio e se esulta urla in italiano, a volte con espressioni non proprio consone al Principato. Ha giocato con Falcao e James Rodriguez, adesso da del tu a Carrasco e ad altri talentuosissimi ragazzi che gli danno del lei perché lui, in quello spogliatoio ci è arrivato per primo, quando c’erano i soldi (Raggi guadagna comunque 1,2 milioni, l’affare è tutto suo) ma non le ambizioni di oggi. Il Monaco è una squadra che vuole arrivare al risultato attraverso il gioco e la crescita dei giovani, non solo con i nomi altisonanti. Non per niente tra questi nomi c’è Raggi o Raggì, con l’accento francese, che ci mette cuore e grinta in abbondanza, tanto da essere adorato dai compagni. E tanto da diventare uno dei pochi capitani italiani all’estero, e non è un caso visto che si tratta sempre di lottatori: come Gianluca Vialli, che del Chelsea è stato anche allenatore quando Mourinho faceva ancora il traduttore, o i gladiatori di Glasgow. Il protestante cattolico, Tarzan Annoni, che in qualche occasione ha indossato (più per caso che per necessità) la fascia di capitano del Celtic o il cattolico protestante Lorenzo Amoruso che ha anche la sua bella targa ad Ibrox Park, dove ha alzato coppe e trofei con la fascia al braccio. Lui, da Palese alla Scozia, per abitare in un castello e indossare la maglia dei Rangers.

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Andrea Raggi non è un capitano per caso. È l’incarnazione dello spirito battagliero di questo Monaco. Se il PSG è costruito sui campioni e il Marsiglia sul regime illuminato del Loco Bielsa, il Monaco è la vera rivoluzione francese, perché è una squadra quadrata, difficile da affrontare, cattiva, eppure imprevedibile. Il Monaco ha eliminato l’Arsenal e comunque vada darà filo da torcere a questa Juventus, anche al ritorno. Quando Gigi Buffon si ritroverà Raggi davanti e questa volta non gli chiederà “Dove ci siamo già visti”, perché come lui Andrea è il capitano di una delle otto top d’Europa. E c’è poco da scherzare con chi viene dalla provincia, anche se oggi gioca nel Principato.

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